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Psicobiologia e Neuroscienze
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IL TEMPO DEL CERVELLO
(Direttore del Laboratorio di Ricerca Educativa - Facoltà
di Scienze Mat. Fis. e Nat. Università degli Studi di Firenze - http://www.chim1.unifi.it/group/education/)
BRAIN -TIMES
ABSTRACT:
On Time: The approach of the millenium has heightened awareness of the
conventions and cultures of time. But what is time? This question has been
of growing interest amongst educational constructivism of creativity in
science . The Educational Laboratory of University of Firenze (ITALY),
starting from some historical and scientific considerations propose a new
way of thinking about time's perception of the brain.
TERNI - 18/03/98
Rispose S. Agostino a colui che gli chiese cosa è il Tempo?
<Sinceramente se nessuno mi fa tale domanda sono sicuro di sapere
cosa sia il tempo, se per' qualcuno me lo domanda non so' cosa
rispondergli.>
Sul problema del "Tempo nella Storia della Scienza" il Laboratorio di
Ricerca Educativa (LRE) ha prodotto un libretto che si può reperire anche
come ipertesto all'indirizzo:
<http://www.ips.it/musis/ecocrea/storia.html/>.
Certamente come intuì S.Agostino la nostra natura sa cosa sia il Tempo
dato che esso sembra essere prestabilito per molte manifestazioni
biologiche come la nascita dei bambini e quella di ciascuna specie animale
ed altri numerosi fenomeni naturali che sono ciclici rispetto al tempo.
Forse a partire da tali osservazioni Agostiniane oggi possiamo meglio
precisare la natura del tempo proponendoci una ricerca finalizzata a
dissipare preconcetti e luoghi comuni che bloccano il progresso cognitivo
della scienza.
Con tali propositi il LRE, inizianto ad affrontare una ricerca
cognitiva sulla tematica relativa alla natura del tempo, ha considerato la
necessita' di individuare i limiti concettuali della scienza, superati i
quali, sara' possibile dare un nuovo significato scientifico al passare
irreversibile del tempo.
Le nostre concezioni meccaniche hanno fatto sì che la scienza
tradizionalmente consideri il tempo come "reversibile", quest'ultima
approssimazione cognitiva, è evidentemente falsa, a meno che non si
ritenga che il tempo sia solo un fatto soggettivo ed illusorio, in tal
caso la risposta di San Agostino rimane l'unica risposta sensata. Se
invece si ritiene che tutto sia in trasformazione evolutiva,allora il
significato reale del tempo si può ricercare proprio superando la
separazione dualistica tra soggetto ed oggetto reimpostata da Cartesio
alle origini della scienza moderna.
Si ricorda che René Descartes nel suo libro edito nel 1637 sul tema:
"Discours de la Methode" distinse la realtà materiale (res-extensa) dalla
realta' cognitiva ( res -cogitans); il punto di unione tra pensiero e
realtà visiva fu indicativamente collocato da Cartesio nella zona
cerebrale dove è situata la "ipofisi". Tale area sub-talamica fu detta già
dall'antichità "Occhio del Cervello", proprio in quanto si sapeva che tale
zona cerebrale, se danneggiata, produce alterazioni della regolazione di
alcune funzioni vitali, quali il sonno, la fame ed altri fenomeni di
correlazione mente/corpo.
Oggi si riconosce che tale area cerebrale è responsabile di produrre
neuro-trasmettitori e neuro-ormoni, peptidi che catalizzano i metabolismi
cellulari sia neuronali che fisiologici, come la Melatonina e la
Somatostatina, attualmente ben noti per gli effetti che sembrano avere
nella cura del cancro proposta del Prof. Di Bella di Modena. Oggi si
discute molto sulla azione di tali peptidi per la loro capacità ad agire
sui cicli di sviluppo cellulare ritardando la crescita delle cellule
cancerogene.
Sappiamo infatti che tali neuro-ormoni possono interagire con la
produzione dell'enzima Telomerasi. Durante la riproduzione delle cellule,
nella apertura e chiusura dei cromosomi del DNA, vengono eliminate
gradualmernte alcune parti terminali protettive della cromatina (Acido
Desossi ribo-Nucleico) dette Telomeri. La Telomerasi è un enzima
ricostruttore della erosione dei Telomeri che agisce in modo proporzionale
al numero di suddivisioni cellulari, così che la caduta dei Telomeri, che
avviene ad ogni apertura e chiusura dei geni ereditari, e la relativa
concentazione maggiore o minore della Telomerasi agiscono come un sistema
segna-tempo della riproduzione biologica delle cellule. Si è constatato
che la diminuizione della concentazione dell' enzima Telomerasi determina
invecchiamento fisiolgico, mentre una azione di inibizione neuro-ormonale
della Melatonina e della Somatostatina, sembra agire selettivamente su
fenomeni di normalizzazione o disattivazione degli orologi biologici,
quali quello determinato dal sistema di controllo,Telomeri/Telomerasi.
Ancora non abbiamo capito a pieno la complessa azione/retroazione di
tali sistemi biologici segna-tempo e delle loro relazioni di regolazione
neuro-ormonali, comunque proprio per migliorare le nostre conoscenze sul
significato del tempo-biologico, dato che non esiste in natura un organo
temporale specifico, ma una complessa regolazione biologica del tempo, ci
sembra opportuno concepire un superamento della logica meccanicista
Cartesiana, ancora comunemente acquisita nell'ambito della educazione
scientifica, proprio in quanto essa gerando credibilita' sulla
reversibilita' temporale della fisica-meccanica, funziona da deterrente
concettuale rispetto alla necessità di un moderno sviluppo creativo capace
di ampliare le nostre conoscenze di comprensione dei fenomeni di sviluppo
temporale e della evoluzione biologica.
La linearità del tempo nella successione <passato - presente -
futuro>, come è concepito dalla fisica-classica, è ingannevole proprio
in quanto conduce a concepire il tempo come un mistero. Risulta quindi'
evidente la necessità della costruzione di un "nuovo paradigma cognitivo"
capace di significare la bio-temporalità, nella quale l'uomo vive come
parte integrante della trama biologica della natura.
Albert Einstein già ha posto una pietra miliare relativa al superamento
della classica separazione della scienza Newtoniana dove spazio e tempo
sono stati considerati entità assolute non relativizzabili dicendo: <se
combini il tempo con lo spazio in modo tale che niente possa viaggiare più
velocemente della luce allora la massa è uguale alla energia; ovverosia la
massa di qualsiasi particella che si muove con velocità prossima a quella
della luce, tende a zero>.
Pertanto per Einstein le interazioni tra Energia/Materia incurvano e/o
deformano la struttura del quadrivettore spazio-temporale e cioè agiscono
nel determinare trasformazioni tra spazio e tempo.
Le trasformate spazio/tempo, su cui si fonda la relatività di Einstein,
sono effetto della posizione dell'osservatore rispetto alla velocità
costante della luce nel vuoto. Ad esempio un osservatore su mercurio vedrà
la luce del sole alcuni minuti prima di un uomo sulla terra; quindi in
relazione al presente dell'osservazione della luce sulla terra, per il
primo osservatore ciò costituisce un evento passato, mentre per chi fosse
sbarcato su marte, tale percezione della luce sarebbe un evento futuro.
Queste riflessioni di Einstein espresse nell'ambito della così detta
"Teoria della Relativita' Ristretta (1905)" hanno condotto ad un indubbio
passo avanti la scienza contemporanea, ma hanno ancora lasciato insoluto
il problema della simmetria dello spazio/tempo tra passato e futuro poiché
gli osservatori sui diversi pianeti possono cambiare, rendendo reversibili
a piacimento, le loro posizioni reciproche; ciò conduce ancora ad ignorare
la freccia irreversibile del tempo.
Il Premio Nobel per la Chimica (1977) Ilya Prigogine ha sottolineato
che l'anello mancante per la comprensione della irreversibilità del tempo
va ricercato nel fatto che in natura non esiste una unica scala temporale.
Le considerazioni di Prigogine si possono così riassumere: stante il fatto
che il tempo di un orologio è valutabile facendo solo ricorso ad un altro
orologio, e cioè che nessun orologio di per sé può misurare il tempo
reale, bisogna ammettere che (+t ) cioe' il tempo misurato da un primo
processo fisico utilizzato come orologio nella misura di un evento e (- t)
misurato per l' evento inverso da un secondo processo, non siano identici,
altresì la misura dell'intervallo di tempo si azzererebbe annullando
l'orientamento irreversibile della freccia del tempo; di conseguenza in
natura i sistemi biologici "segna-tempo" non controllerebbero il loro
divenire evolutivo.
La conclusione del LRE sul problema del significato della
"irreversibilita' del tempo" segue la constatazione che risultando
necessaria l'esistenza di una asimmetria della misura del tempo, proprio
al fine di ottenere informazione sul tempo, diviene necessario spostare
prioritariamente l'attenzione sul significato dell'informazione in natura
ed in particolare diviene essenziale cercare di capire la elaborazione di
informazione operata dal nostro cervello, al fine di definire il problema
dell' evoluzione irreversibile del tempo.
Il cervello è infatti l'organo di ricezione ed elaborazione della
informazione che ormai dobbiamo prendere in considerazione per capire il
ruolo fisico della percezione dell' osservatore nella determinazione del
tempo.
Fino ad oggi abbiamo pensato che la percezione fosse una sorta di
replica pressoché simultanea di ciò che osserviamo.
Quanto sopra è errato e pertanto genera incomprensione sulla
significazione del tempo quale conseguenza della concezione cartesiana che
separa nettamente l'oggetto osservato dal soggetto osservatore. Infatti
tale separazione arbitraria tra soggetto vedente ed oggetto veduto,
conduce a non prendersi cura minimamente del fatto che, ad es. nella
percezione visiva noi riceviano informazione dalla radiazione luminosa e
che trasformiamo in dati di intensità e frequenza luminosa, registrati da
una reazione fotochimica che avviene sulla retina, mutandoli in sensazioni
che sono il frutto di una complessa elaborazione cerebrale, la quale ci
rende capaci di generare immagini statiche ed in movimento, proprio per il
fatto che il primo fattore di analisi degli eventi esterni consiste nella
capacità cerebrale di collocarli e significarli nello spazio/tempo.
Tramite tale complesssa elaborazione della informazione il cervello non
replica immagini fotografiche del mondo esterno, ma elabora i dati
percettivi realizzazo un visione del presente quale confronto tra dati
mnemonici e anticipazioni dell'andamento degli eventi.
Se non fossimo dotati di capacità anticipativa degli eventi, saremmo
colpiti da ogni tegola che ci cade addosso. La capacità di previsione
consegue al fatto che il cervello, con i suoi miliardi di neuroni può
essere considerato in guisa di una "macchina probabilistica", che
confronta sistematicamente dati conosciuti con pre-cognizioni
anticipative: pertanto ciò che consideriamo presente è frutto di una
combinazione tra passato mnemonico e l'immaginario cognitivo che elabora
il pronostico del proseguire dell' evento osservato.
Per comprendere le nostre capacità cerebrali di previsione è facile
sperimentare come una serie di lampadine accese in successione con un
intertempo di pochi millisecondi generino un movimento continuo di un
unico segnale luminoso in movimento; tale risultato continuativo si
verifica anche per gli altri sistemi sensoriali dei quali siamo dotati, ad
esempio nel tatto, una serie di colpetti, spazialmente intervallati con un
periodo costante lungo l'avanbraccio ed interrotti prima di arrivare al
gomito, generano la sensazione che un ultimo segnale abbia già raggiunto
tale collacazione finale in vero non ancora toccata.
Simili esperimenti possono convincerci del fatto che ciò che percepiamo
e vediamo è la rappresentazione sensoriale ed iconografica della
probabilità delle nostre possibili interazioni con l'ambiente esterno.
Quanto affermiamo sopra era stato già approssimativamente intuito da
Platone, il quale considerò l'occhio non tanto come una trappola di
"eidolà " (forme senza sostanza emanate dagli oggetti esterni), come
ritennero gli "Atomisti" e neppure come un faro di raggi dell'anima, come
volevano i "Pitagorici", ma come una interfaccia attiva tra le forme
imperfette del mondo esterno e gli archetipi ideali.
Se pertento rileggiamo gli insegnamenti Platonici e consideriamo
l'insieme occhio-cervello come un sistema probabilistico di interpolazione
tra dati percettivi e di previsione futura degli eventi, allora la
successione del tempo, anziché essere lineare, risulta avere due
componenti: quella relativa al passato della memoria (t) e quella relativa
all' immaginario della previsione (T); le due coordinate temporali
rappresentano la condizione binaria (t.,T) per cui il tempo può divenire
una informazione proprio in quanto in tal modo viene considerato come
assimmetrico, ed orientato verso il futuro.
Da tali considerazioni il LRE ha proposto le linee direttrici per
realizzare un nuovo paradigma cognitivo (detto Paradigma delle relazioni
Energia/Informazione/Matreria -*) che include la elaborazione di
informazione del cervello; quest'ultimo viene considerato come elemento
oggettivo che completa la globalità del fenomeno osservato/osservatore. Le
riflessioni qui riportate sul tempo del cervello ne sono state la
premessa.
(-*) P.Manzelli "Life Chemistry : the principle of fertile evolution",
Anuario latino americano de Educacion quimica, ALDEQ , University of San
Luis, vol Io (VIII) ,114-122, 1995-96
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