| PSYCHOMEDIA |
SCIENZE E PENSIERO
Psicobiologia e Neuroscienze |
Psicoanalisi, Poesia della Fisica (parte prima)
di Fabrizio Marcolongo (famarlon@tin.it)
...Hoffe der Leser, der sonst auch an Langweile vieler Abschnitte
gemerkt hat, wie sehr alles auf sorgfältiger u mühseliger Beobachtg
aufgebaut, wird Nachsicht üben, wenn auch einmal die kritik vor der
Phantasie zurücktritt u ungesicherte Dinge vorgetragen werden blos weil
sie anregend sind und Blick in die Ferne eröffnen....
S.Freud,1915 - Übersicht Der Übertragungsneurosen
...Spero che il lettore, il quale abbia altrimenti notato, pure nella
noia di molti brani, quanto tutto sia costruito su accurata e laboriosa
osservazione, sarà ora indulgente se per una volta la critica recede di
fronte alla fantasia, e se cose insicure vengono esposte, semplicemente
perché sono suggestive e stimolanti e danno la possibilità di guardare
lontano. ...
S. Freud, 1915 - Sintesi generale delle nevrosi di traslazione.
...Voi ricordate bene la nostra ultima discussione relativa alle
opinioni del celebre Accademico sull'origine delle maree. Oggi sappiamo
quanto lontano egli fosse dalla verità, ma s'egli non avesse avuto il
coraggio di sostenere un punto di vista nuovo, originale e fecondo per
il successivo sviluppo della scienza, oggi saremmo ancora qui a
discutere se la Luna sia fatta di una quinta sostanza cristallina e
perfetta.
J. M. Jauch, Are Quanta Real? A Galilean Dialogue, Indiana University
Press, 1973
Premessa
Prima di dare la descrizione più particolareggiata di questa teoria
"vera" e non metaforica, volevo soffermarmi "con
attenzione fluttuante, ... senza memoria e desiderio"
sull'atteggiamento della "utilizzazione metaforica del
modello". Nel libro di Rugi e Gaburri, "Il Campo Gruppale"
sono citate le teorie di Roger Penrose rispetto alla conduzione
quantistica del pensiero e del funzionamento della coscienza e lo
scritto di Rugi "La mente estesa e il modello di Campo"
consiglia la lettura dei libri di questo fisico "...straordinari ed
inquietanti." (1998, p. 49). Proprio su questa emozione
"inquietante", o perturbante potremmo dire, dei saggi di
Penrose vorrei soffermare l'attenzione del lettore, che così si
appropinqua alla lettura di questo mio articolo. In uno scritto di Lucio
Sarno, vengono trattati i meccanismi di difesa, non più come
automatismi ma come "metodi":"...processi complicati,
connessi a determinati contenuti e legati a giudizi su questi
contenuti..." (Sarno L., 1997, p. 70). In quel saggio troviamo la
citazione di "Un disturbo della memoria sull'Acropoli" (Freud,
1936), cioè l'emozione "to good to be true" ("troppo
bello per essere vero"). L'episodio narrato da Freud della sua
visita all'Acropoli di Atene potrebbe descrivere la sensazione di
disagio indotta nel lettore "incredulo" e che non considera
reale la conduzione quantistica dell'impulso nervoso e quindi la
validazione, questa volta non più metaforica, delle teorie del Campo di
Corrao. Come Freud alla vista dell'Acropoli ha pensato, con lo sguardo
al paesaggio: "Dunque tutto questo esiste veramente, proprio come
l'abbiamo imparato a scuola?!" (Freud S. Opere p. 474) così
potremo considerare gli scritti di Hameroff, Jibu, Albrecht-Buehler ed
affermare, parafrasando l'analisi freudiana1 dell'emozione inquietante:
"secondo la testimonianza di questi scritti sono verificate le
teorie di Corrao, solo che non posso crederlo.". E' forse questa
sensazione di disagio ciò che Rugi descriveva come
"inquietante"? La sensazione inquietante di essere di fronte
non alla metafora della mente, ma alla sua essenza reale. Questo lavoro
è durato qualche anno dalla sua prima stesura molto ridotta, (prima
basandomi sulle teorie di Penrose e del " Progetto per una
psicologia", poi su quelle del Campo). Uno dei modi per irretire la
sorte è notare qualcosa che varia nel tempo, costantemente. Notarlo e
considerarlo come un descrittore della realtà è stato come notare un
guizzo argenteo sotto il pelo dell'acqua dell'oceano in una tersa
giornata di pesca. Tutto il resto è venuto dopo. Come è naturale, la
cosa più semplice e più importante, ad un tempo, è stato considerare
le stesse solite cose da un punto di vista diverso.
Introduzione
La produzione in letteratura di modelli della mente ha interessato in
questi anni l'editoria mondiale. Uno stimolo crescente negli anni è
stato il mondo della ricerca nel campo della coscienza, cioè delle
neuroscienze.
Gli argomenti di fiction e di ricerca in questo campo sono numerosi. Le
sceneggiature cinematografiche come "Matrix", "Sliding
Doors", "Lost in Space", romanzi e racconti, serial
televisivi riportano l'alta tecnologia che supera i limiti
dell'inanimato e del biologico, accarezzando il sogno di generare, in un
futuro, macchine fornite di una certa autoconsapevolezza. Inoltre
studiando i meccanismi attraverso i quali sarebbe possibile "un
simile prodigio", si sono scritte opere come "GEB", di
Hofstaedter, "L'Io della mente", dello stesso autore in
collaborazione con Dennett, "La mente nuova dell'imperatore" e
"Ombre della Mente" di Penrose, e tutta la produzione
letteraria di Edelman iniziando da "Topobiology".
E' stato un viaggio tortuoso che ha attraversato i campi di ingegneria
elettronica, informatica, fisica, immunologia, neurofisiologia e da
questi argomenti ho tratto alcune idee che possono aiutare lo psichiatra
sia dal punto di vista epistemologico, che nella pratica clinica,
seguendo "...il paradigma della complessità, secondo il quale il
modo migliore di vedere e agire nel mondo è attraverso una rete di
teorie. In altri termini, a volte usciamo dalla nostra ortodossia per
pascolare su altri prati, che in quelle circostanze si manifestano più
fertili. Ciò che è importante è essere consapevoli di quando entriamo
e usciamo dall'ortodossia, e tenere ben presenti le differenze fra le
premesse teoriche e la prassi del modello a cui si attinge..." (Boscolo
L., Bertrando P., 1993, p.183)
Nel 1995 sono stato ad una conferenza organizzata al World Trade Center
di Genova, che vedeva la partecipazione di Penrose e Tullio Regge.
Ho cercato di trovarmi in quel luogo quella sera perché si trattava di
un incontro significativo con una persona per la quale è importante la
conoscenza, ... e la coscienza. Fu un momento emozionante per me. Ma
capii dopo di essere stato "un tipo un po' originale", quanto
meno per la totale assenza di colleghi psichiatri a quella conferenza.
Pensavo che fosse una occasione unica sentire Penrose e Tullio Regge
discutere sui problemi della velocità del trasporto delle informazioni.
Dopo queste rivelazioni che Penrose aveva fatto non solo in quella
conferenza (suffragate dalle argomentazioni di Jibu ed Hameroff) ma
anche nelle ultime sue pubblicazioni (Penrose, 1996; Hameroff, Penrose,
1998) avevo cominciato a pensare alla metapsicologia della psicoanalisi.
Partirò dalla descrizione della struttura della mente che si basa
essenzialmente sulla rete "Neurale" e sulla rete "Microtubulare"
per poi considerare i progressi della psicoanalisi, quella che prende le
mosse dalla teoria di Edelman nonché degli aspetti legati all'arte, cioè
le varie interpretazioni psicoanalitiche che hanno a che vedere con il
concetto di campo ed infine considererò le radici relativistiche,
quantistiche nei primi scritti di Freud, cioè gli aspetti quantistici
legati al processo primario e, successivamente, affronterò alcuni
argomenti della psicoanalisi del campo in rapporto ai principi della
fisica quantistica e alle ultime scoperte a livello nanocellulare.
Sunto del lavoro è che la psicoanalisi è la poesia della fisica, cioè
un sistema formale come qualsiasi altra scienza basata su principi
analizzabili scientificamente, ma i principi di questo sistema formale
sono stati espressi con figure metaforiche, quasi mitologiche, per
rappresentare il pensiero, o meglio le radici dei nostri pensieri: i
protopensieri, ora descrivibili in termini matematici. E' come se gli
psicoanalisti avessero sempre capito il sistema logico - formale ma non
avessero avuto gli strumenti per fare aderire il modello alla realtà,
se non con modelli - simboli.
La teoria metapsicologica della mente
Oggetto di questo capitolo è una sintesi estremamente parziale, non
tanto degli aspetti strutturali della mente quanto dell'evoluzione delle
acquisizioni degli aspetti funzionali.
La metapsicologia della mente intesa in termini psicodinamici potrebbe
subire alcune variazioni da queste teorie, dal fatto cioè di
considerare due strutture funzionali legate alla conduzione dell'impulso
nervoso; da un lato abbiamo le teorie funzionali di Edelman (mappa
neurale, rientro, e qualia) e dall'altro le teorie di Penrose ed
Hameroff legate alla conduzione quantistica dell'impulso nervoso. Queste
ultime teorie sono nate per spiegare alcuni fenomeni all'interno dei
microtubuli dei neuroni, ipotizzati accadere durante l'effetto di
sostanze anestetiche, le quali impedirebbero la coscienza all'individuo
perché bloccherebbero la trasmissione quantistica di particelle
subatomiche all'interno di queste strutture.
Si può dire come conseguenza intuitiva che, se sono corrispondenti a
misure ripetibili, queste due ipotizzate realtà indicano la presenza di
due strutture funzionali della mente: una parte neurale la cui rete è
costituita dalle strutture funzionali qualia, mappa neurale e rientro,
ed una parte microneurale, costituita dai microtubuli: entrambe le parti
sarebbero responsabili dello stato di coscienza.
Queste considerazioni aprono successivamente la strada non solo ad una
nuova psicopatologia, come ha tentato di descrivere Edelman (1993), ma a
nuove metapsicologie. Sia Penrose che Edelman hanno scritto snobbando
Freud e la psicoanalisi, discutendo solo della coscienza, inciampandosi
su alcune affermazioni riguardo il tempo che intercorre tra l'impulso a
muovere un arto ed il tempo impiegato ad una effettiva elicitazione
neuronale. Citando Libet (1979) questi autori immettono una dimensione
di "non awareness" e quindi comunque ricadono nell'esigenza di
spiegare, almeno da un punto di vista cognitivo, la presenza di qualcosa
che non è ancora cosciente, ma che è quantificabile in termini di
eccitazione neuronale (microtubulare o non). Leggendo bene Freud si
scopre che aveva intuito qualcosa di ciò e lo aveva espresso con una
"prosodia" più poetica che fisico - cognitiva, lontano dalle
teorie quantistiche, come vedremo in seguito.
Struttura neurale
Mauro Mancia (1998), in un suo libro espone la teoria di Eccles, la
teoria dello psicone, a cui rimando il lettore. (Eccles, 1994, Beck F.,
Eccles J.C., 1992). All'interno dello spessore della corteccia vi sono
le strutture dendritiche che si organizzano in fascicoli ricchi di
sinapsi che Eccles individua come "microunità strutturali della
corteccia" che chiama "dendroni". Il meccanismo alla base
della trasmissione dell'impulso all'interno dei dendroni è l'esocitosi,
un meccanismo che secondo Eccles arriverebbe a velocità dell'ordine dei
femtosecondi (1 fs = 10-15 s) e che Mancia dettaglia nel suo libro
citando Eccles:" ...Ne consegue che un evento mentale, ad esempio
una idea o un desiderio o qualsiasi unità di funzionamento mentale, che
Eccles chiama psicone è in grado di agire sul dendrone e aumentare la
probabilità di esocitosi di vescicole sinaptiche con un meccanismo
rapidissimo (dell'ordine dei femtosecondi) che appartiene alla chimica
quantistica della membrana prima selezionata..." (Mancia M., 1998;
p. 36).
Una reazione chimica comunque ingenera un sistema di trasferimento di
energia che determina "thermal noise and loss" 2 (Jibu M.,
1994) cosa che il trasporto di energia in forma di quanto non comporta.
Esso può anche svolgersi per frazioni di tempo più brevi e sappiamo
che gli eventi quantistici hanno dimensioni temporali per le quali
eventi distinti possono sovrapporsi in un gap spazio-temporale indotto
dai tempi di reazione subatomica e non molecolare. Inoltre la mole di
interazioni molecolari ed il loro collaterale "thermal noise"
determinerebbe, a conti fatti, un aumento di temperatura.
Si deve inoltre considerare il passare del tempo come lungo o breve a
seconda del nostro stato mentale. Tempi che durano
1.000.000.000.000.000/secondo (un milionesimo di miliardesimo di
secondo) sono per la mente umana brevissimi, ma potrebbero essere
considerati molto lunghi paragonati agli intervalli di tempo
dell'energia quantistica. Infatti si espone qui "l'intervallo di
tempo" come una "misura discreta" di tempo, cosa che per
la teoria quantistica non è. La teoria dei quanti segue per esempio il
principio della "compresenza di eventi" (l'evento è e non è
allo stesso tempo) ed il principio degli "eventi controfattuali"
(un evento può verificarsi senza la causa che lo ha determinato). Il
tempo non può essere misurato, non è più umanamente quantificabile,
perché il cronografo quantistico non ha "intervalli di tempo
quantificabili". Quindi, ritornando alla teoria di Eccles,
qualsiasi pensiero o idea che Eccles chiama psicone, agirebbe sul
dendrone che determinerebbe l'azione attraverso le vescicole sinaptiche,
e questo senza scomodare nessun microtubulo. Eccles non riesce a
spiegare però, se non in termini di trascendenza, il mondo degli
psiconi, mentre è possibile spiegare la trasmissione di energia
all'interno dei microtubuli con la fisica, senza ricorrere a nessun
"noumeno" laico o non.
Sempre riguardo ai tempi possiamo ricordare una notazione di Hameroff:
"...Le nozioni convenzionali a livello sinaptico riportano che il
cervello compie circa 1018 operazioni al secondo, mentre il sistema
microtubulare potrebbe svolgere fino a 1027 operazioni al secondo (~1011
neuroni con ~107 microtubuli/neuroni, che si de/polarizzano ogni ~109
sec-1). Infatti, il fatto che tutte le cellule biologiche contengono
tipicamente approssimativamente 107 microtubuli potrebbe spiegare il
comportamento adattivo degli organismi unicellulari che non hanno
sistema nervoso o sinapsi. Piuttosto che semplici interruttori i neuroni
sembrano essere (complex computers) nanocomputers. (n.d.a.)...." (Hameroff,
Penrose, ipertesto, 1998)
Computabilità, cablaggio
Si è attenti qui a ricordare al lettore la estrema complessità dei
problemi affrontati e in verità la poca rispondenza a tutt'oggi, sul
piano sperimentale, delle teorie microneurali finora esposte. In termini
cibernetici, il problema della coscienza è un problema di computabilità.
Macchine in grado di osservare con un certo rigore eventi delle
dimensioni numeriche della coscienza non sono state ancora costruite e
per questo motivo dovremo attendere o la capacità di costruire macchine
con tale performance, o la "scoperta" di nuovi principi fisici
e matematici che siano in grado di costruire macchine decodificatrici di
questo intricato problema, scritto su un supporto biologico non stabile.
(Penrose, 1994) Edelman nei suoi scritti ricorda le dimensioni del
problema del "cablaggio" della "macchina Sistema Nervoso
Centrale". Il termine cablaggio si riferisce all'esame delle varie
connessioni che compongono un circuito. Del circuito di un campanello è
molto semplice studiare il cablaggio, anche se Bateson ci ha illustrato
la complessità del suo funzionamento rispetto al tempo. Poiché le
connessioni cerebrali arrivano a miliardi di miliardi, se fosse
possibile paragonare il S.N.C. ad un cablaggio simile a quello che è
presente in qualsiasi macchina a transistor (p.es. un P.C.) e
individuando una connessione al secondo, in un anno sarebbe possibile
contare, 31.536.000 di connessioni. Il lettore potrà constatare la
difficoltà di arrivare a decodificare una sola connessione. Il numero
di connessioni possibili (calcolando le varie probabilità statistiche
delle "possibili" connessioni) è incommensurabile,
dell'ordine di dieci seguito da milioni di zeri, un numero che supera le
particelle con carica positiva presenti nell'universo, calcolate
nell'ordine di dieci seguito da ottanta zeri. Immaginando l'elettricista
che col cercafase verificasse l'ipotetica connessione n. X*109 e
ipotizzando che tale ricerca inizi all'anno 0, questi diventerebbe
senz'altro il protagonista di un racconto di Italo Calvino mai scritto,
...impiegato per un tempo astrale di 3,125 *1073 anni!!! Il nostro
elettricista, vista l'età, potrebbe essere "Dio". Impegnato a
verificare tale connessione avrebbe visto la caduta dell'impero romano,
l'intero medio evo, l'età moderna fino al 1907 circa, assicurando vita
nei secoli sia all'elettricista che al cervello preso in esame. Ma
abbiamo considerato solo in parte il problema. Non potremo certo pensare
che un cervello sia "identico" ad un altro, cioè che presenti
le stesse connessioni (punto a punto) di un altro. Ogni individuo avrà
le proprie modalità di connessione. A parte la capacità di
sopravvivenza (la sua vita avrebbe dovuto iniziare al momento del Big
Bang o giù di lì), il nostro elettricista dovrebbe essere inoltre
fornito di una certa pazienza e tenacia per più di tutte le ere
zoologiche o, abbracciando per questo calcolo la cultura orientale, per
molti eoni. E questo per un solo cervello: attualmente in vita ce ne
sono circa sei miliardi. http://www.unfpa.org/swp/1999/intro/preview.htm
La neuroanatomia clinica (lo studio anatomico delle vie nervose e delle
modalità di connessione dei vari centri nervosi) è una scienza che si
è basata in larga parte sull''Istochimica (la scienza che studia le
reazioni dei tessuti biologici all'esposizione a sostanze chimiche).
Freud iniziò la sua attività di ricercatore proprio su questa attività.
Erano gli anni delle scoperte di Ramon y Cajal, Golgi ed altri
scienziati. Particolari colorazioni hanno permesso di individuare con
tecniche immunologiche gruppi di cellule nervose che ricevono afferrenze
ed emettono efferenze solo di un certo tipo di vie selettive per un
certo tipo di neurotrasmettitore. Neurologi e psichiatri biologici
conferiscono al nome di queste vie la desinenza -ergiche, poiché si
riferiscono al neurotrasmettitore che le contraddistingue. Così
esistono vie adrenergiche, dopaminergiche , serotoninergiche, etc. Ma
tutta l'attività che riguarda lo studio delle connessioni dei centri
nervosi non può considerare la mole delle connessioni inibitorie e
facilitatorie, che sono alla base di circuiti feedforward e feedback,
per non parlare dei circuiti di riverberazione. Credo che sia una gran
fatica cercare di carpire un senso in questo groviglio di fili, anche
perché sono proprio tanti, e ci vorrebbe molto tempo solo per
districarne uno, e se anche potessimo percorrere tutta la lunghezza di
un unica via, ci perderemmo strada facendo nel seguire affluenti e rami
collaterali inibitori, eccitatori e riverberanti. Anche qui credo
potremo fermarci a meditare piuttosto che proseguire. Attualmente sono
molto alla ribalta gli studi sulle dipendenze e sui nuclei della base
deputati al controllo di stimoli verso sistemi corticali che controllano
la dismissione di DOPA, neurotrasmettitore della sensazione di piacere,
che è così legata alle esperienze di dipendenza. Altri studi
riguardano il funzionamento dell'amigdala, il centro delle emozioni
fondamentali per quanto concerne il controllo di emozioni che
determinano il passaggio all'azione. Goleman, afferma l'esistenza di una
sorta di "vicolo" neurale che invierebbe all'amigdala come
centro delle reazioni emotive, il messaggio di una reazione, per esempio
violenta, in un tempo più breve, di quanto impiegherebbe la via
"più ufficiale" (dal talamo alla corteccia) che percorrerebbe
invece la strada ad una velocità più lenta. (Goleman, 1995, p. 37;
LeDoux, J., 1986, 1992; 1993). Risultato, ci si arrabbia prima di
elaborare. Tuttavia, pensare che non esistano altre vie se non queste
due che portano stimoli per reazioni emotive violente, è una pura
opinione che non può avere valore di certezza scientifica. Credo che
questo modo di intendere i problemi emotivi possa sì far aumentare la
quota di consenso del pubblico basandosi sulla suggestione che un
processo mentale così complesso come, ad esempio, un'esplosione di
rabbia, possa essere dovuto all'attivazione precoce di una via nervosa e
quindi possa essere coscientemente bloccato, una volta riconosciuto il
meccanismo, ma ritengo renda poca considerazione alle teorie di Edelman
del rientro, delle mappe neurali, etc. Per cui il cablaggio è legato
indissolubilmente all'altro problema di questo capitolo: la computabilità.
Nella esposizione di Eccles (ibidem) si afferma che l'organizzazione
strutturale dei 4 milioni di unità modulari di diametro di 200-300
della corteccia, sia sistematizzata in moduli: "the Module -
concept in cerebral cortex architecture" (Szentágothai J., Arbib
M.A., 1975), come se al concetto dell' "homunculus
topografico" si affiancasse l'idea di un "homunculus
intenzionale" con una serie di idee - psiconi.
La attuale neurologia ha cancellato da tempo dai propri manuali di
"fisiatria" il concetto di homunculus, poiché la memoria
della fisiatria ha a che fare non solo con il Fattore di Crescita
Neuronale (NGF). In un recente lavoro, (Tononi G, et al., 1999), si
distingue, all'interno di un sistema di elementi, la
"degenerazione" cioè l'abilità degli elementi che sono
strutturalmente differenti ad eseguire la stessa funzione, abilità che
gli autori riferiscono a molti sistemi biologici (geni, reti neurali e
la stessa evoluzione). Oltre alla degenerazione, gli autori distinguono
la "ridondanza", che ricorre quando la stessa funzione è
eseguita da elementi identici. Dopo aver sviluppato un sistema di
elaborazione della misura di queste due caratteristiche, ridondanza e
degenerazione, all'interno di un sistema (simulazione al computer di
sistemi neurali che differiscono in connettività), la loro esperienza
evidenzia che la "degenerazione" è bassa sia in sistemi in
cui ogni elemento incide sul risultato indipendentemente, sia per i
sistemi ridondanti nei quali molti elementi possono influire sul
risultato in modo simile, ma non avere effetti indipendenti. Al
contrario la degenerazione è alta per sistemi in cui molti elementi
differenti possono incidere sul risultato in modo simile e nello stesso
tempo possono avere effetti indipendenti. Le reti selezionate per
degenerazione hanno un alto valore di complessità del grado di mutua
informazione fra i substati di un sistema. Quello che si dà per
scontato nel suddetto lavoro è che un neurone necrotico dovrebbe essere
sostituito da altri che avevano in precedenza una specificità
funzionale diversa. Lo studio della degenerazione e ridondanza illustra
che questi processi sono meno immediati di quanto si possa pensare.
Visto così, il problema della sostituzione di funzionalità cerebrale
in caso di ictus, per esempio, il riconoscimento di volti familiari e
non (prosopoagnosia), può essere un po' più complicato. In questo
senso il NGF potrebbe essere considerato come una declinazione biologica
di un sistema formale molto più complesso.
Infatti è facile considerare il paragone fra computer e cervello se si
considera solo l'aspetto macroscopico, neurale di interconnessione delle
unità funzionali. In questo modo potremmo paragonare il cervello ad un
computer, ma vedremo in seguito che siamo ancora molto lontani dal
produrre una tecnologia in grado di mimare gli aspetti computeristici
dell'attività cerebrale alla luce delle applicazioni della teoria
quantistica.
Computer e cervelli
Già Hofstadter (1979) alla fine degli anni Settanta discuteva sulla
difficoltà di ritrovare termini che descrivessero i computer non come
"cervelli elettronici", definizione da lui considerata adatta
ai tempi di Madrake o Flash Gordon. Ancora adesso il timore reverenziale
verso un prodigio come una macchina che calcola non è del tutto
svanito.
Nell'ottobre del 1996 è scomparso per un incidente stradale Seymour
Cray, pioniere dell'informatica e l'ideatore di uno dei primi computers
a transistor. Ora gran parte della nostra vita quotidiana si trova
memorizzata all'interno di sistemi computerizzati di vario tipo:
anagrafe sanitaria, sistemi bancari e di credito, compagnie aeree, etc.
e la nostra attività lavorativa comporta un certo numero di byte
(lettere commerciali, presenze e assenze acquisti, telefonate, etc.) ed
ormai nessuno pensa a scrivere con la leggendaria Olivetti M32, o pochi
possono pensare di usare la matita, come consigliava Hemingway. Dai
tempi del "Commodore 64" o dello "ZX Spectrum" il
commercio dei computer in Italia, come in tutti gli Stati, si è evoluto
e si sono avuti sensibili miglioramenti nel comfort dello scrittore
"computerizzato". Quando al computer scopro, utilizzando
versioni aggiornate di programmi già conosciuti, che alcune funzioni
vengono automaticamente eseguite senza comando, come invece succede per
la versione del mio vetusto programma, subito penso al programmatore:
molto cortese, ha pensato a me, utente, che ora, con la nuova versione
del programma evito di compiere noiose digitazioni, e di aspettare tempi
di computo a volte eccessivamente lunghi. Ma è difficile che pensi che
il computer ha intuito qualcosa dei miei desideri e li ha realizzati
senza che io glieli rivelassi, né posso pensare che il mio vecchio
computer non compia certe funzioni perché è frustrato del mio uso,
basato quasi sempre su programmi di elaborazione di testi, perché non
sfrutto mai le sue capacità rispetto a programmi di analisi matematica.
Ciò non succede perché fortunatamente il mio computer non possiede
coscienza né in questo momento mi interrompe chiedendomi se sto
scrivendo di lui. Attraverso questo criterio, come dire, di "animismo
cibernetico", alcuni pionieri dell'informatica hanno posto le basi
per una formulazione dei problemi della coscienza in termini fisici.
L'animismo non è un approccio percettivo così poco appetibile, non
tanto da un punto di vista scientifico, quanto da quello commerciale. I
programmi di ricerca riguardo le attività computerizzate ormai hanno
compiuto da tempo il giro di boa. Infatti mentre gli anni '80 sono stati
caratterizzati dalla spinta della creazione di compagini lavorative con
competenze di programmazione o con eccellenze nel campo del lavoro ad
ambientazione Mac o Win', etc., alle porte del terzo millennio, si offre
invece una generazione di elaboratori che sono sempre più friendly, cioè
riescono, con i loro programmi ad arrivare a fasce di popolazione sempre
meno "alfabetizzate" ciberneticamente, e quindi con
potenzialità di mercato elevatissime. Il MIT ha fatto molti passi in
avanti nella direzione dell'interfaccia "friendly", cioè è
ormai prossima la frontiera di relazione con PC non forniti di tastiera
ma di schermo con espressioni mimiche che corrispondono a messaggi in
output, per varie applicazioni. http://www.media.mit.edu/affect/
Oltre a questa frontiera entusiasmante, potremo vedere la
rappresentazione tridimensionale di concetti complessi (vedi il video
sui microtubuli sul sito di Hameroff (http://www.u.arizona.edu/~hameroff/
) attraverso programmi che trasformano in 3D tutti i dati che
comunemente, all'interno di un'azienda, girano sul web, nei sistemi
gestionali di qualunque tipo. Charles Wang è amministratore delegato
della Computer Associates; ad una fiera pubblicitaria sui mezzi
telematici, ha spiegato che capire una situazione complessa attraverso
la sua rappresentazione grafica richiede trenta secondi, contro i 30
minuti della stessa spiegazione scritta. Se infatti i dati di un certo
problema fossero tridimensionalizzati, si avrebbe un ologramma del
problema da affrontare e potremmo, nel caso, vivere il problema in una
realtà virtuale. Pensate come sarebbe più utile navigare in
architetture costruite sui dati del vostro Servizio di Salute Mentale e
come sarebbe più facile individuare per esempio "i grandi
utilizzatori". (Tansella M, 1985; Macciò L.. et al., 1989; Gibson
J., 1986; Benedikt M., 1991)
Edelman
Nel 1972 è Premio Nobel per le sue ricerche nel campo
dell'immunologia. Aveva compiuto ricerche importanti nel campo della
biologia molecolare e nella struttura degli anticorpi. Il Sistema
immunitario era stato quindi l'oggetto delle sue ricerche. Forse non è
un caso se il sistema di cui si è occupato successivamente è stato il
Sistema Nervoso Centrale. TGSN (Teoria Generale dei Sistemi Neuronali) o
Darwinismo Neurale, Rientro, mappa neurale, qualia, molecole
morforegolatrici sono alcune delle sue teorizzazioni che riguardano la
fisiologia della coscienza, descritta puntualmente.
Nella descrizione di tale sistema di mappe si fa menzione alle modalità
di "interfaccia" dei sistemi "Mondo" e "S.N.C.".
Si considera infatti la situazione in cui sia il mondo che i repertori
neurali riguardino due diversi ambiti di variazione stocastica. Mi
sembra che questa considerazione possa avere un certo fascino per la
modalità con la quale tale idea avrebbe potuto avere origine. Edelman
ha ben presente un altro sistema che funziona attraverso modalità di
interfaccia con due diversi ambiti di variazione stocastica. Si tratta
infatti, come avrete intuito, del Sistema Nervoso Centrale. Infatti,
come nel sistema immunitario esistono da un lato il mondo non self e
dall'altro le cellule immunitarie totipotenti, così nel sistema nervoso
centrale esiste da una parte il mondo reale all'esterno dell'organismo e
dall'altra i neuroni, che si organizzano attraverso i principi descritti
da Edelman, che appartengono al Darwinismo Neurale (la Teoria della
Selezione dei Gruppi Neuronali).
Forse l'essersi occupato così brillantemente di sistemi aperti (come
nel caso del sistema immunitario) può aver dato a quest'Autore la
modalità di approccio migliore per le ulteriori ricerche sul S.N.C.
Riguardo la definizione di rientro (Edelman G.H,, 1991) leggiamo:
"... non è una semplice retroazione: esso implica la campionatura
parallela in vie multiple da varie mappature e può variare
statisticamente sia nel tempo sia nello spazio...", (ivi, p. 73) la
classificazione dei vari tipi di rientro è costituita attraverso la
funzione tempo, che nel caso di connessione triangolare, convergente o
divergente, implica una possibile spiegazione della sensazione di
compressione e dilatazione del tempo; la classificazione risulta
pertanto:"...periodico (ciclico), intermittente (a fasi), sincrono,
asincrono. Ciò implica che i caratteri del rientro dipendono da varie
latenze e proprietà temporali dei neuroni e delle sinapsi...".
(ivi, p. 94)
La realtà quindi si organizzerebbe in Qualia, cioè percezioni,
sensazioni costituenti collettivamente "ciò che si prova ad essere
X",3 stati della mente descritti in termini di terza persona con
varietà di correlazioni di proprietà: discriminabilità, modalità,
intensità, continuità, proprietà temporali e spaziali. (ivi, p. 45)
La teoria di Edelman implica anche la presenza delle "Mappature
Globali": "...molteplici mappe locali (sia motorie sia
sensoriali) rientranti, le quali interagiscono con regioni non dotate di
mappe come quelle del tronco encefalico, dei gangli basali,
dell'ippocampo e di parti del cervelletto.". L'attività di queste
mappature globali..."... connette gruppi neuronali selezionati in
un insieme di mappe locali (in conseguenza dell'attività di rivelatori
di caratteri) a gruppi neuronali selezionati in altri insiemi di tali
mappe (in conseguenza della correlazione di caratteri che si stabilisce,
per esempio, in conseguenza della continuità di movimento). ...La
selezione dei gruppi neuronali nelle mappature globali si verifica in un
anello dinamico che accoppia di continuo gesto e postura a vari tipi di
segnali sensoriali...". (1991, p. 80)
La teorizzazione successiva ha determinato la progettazione di automi
che sono governati da processi di implementazione di dati, con questi
criteri strutturali. Ne sono nati computers con sistemi boot-strapping,
come Darwin III e Darwin IV. Dai principi attraverso i quali è stato
possibile creare automi come Darwin III e Darwin IV, è stato inoltre
possibile dedurre i meccanismi attraverso i quali si ragiunge la
simbolizzazione e successivamente il linguaggio. Ovviamente, le
implicazioni cognitivo-comportamentali che sono connesse con la
acquisizione di una funzione complessa come il linguaggio, rendono
l'argomento ancora poco spiegabile in termini cibernetici, ma è
possibile che una parte dei processi di acquisizione del linguaggio
abbiano a che fare con l'acquisizione delle funzioni motorie e della
sintesi di queste con la sensazione dello spazio e del tempo. (Marcolongo
F., 1999) http://www.psychomedia.it/pm/answer/addiction/marclon2.htm
Hofstadter
Impegnato, durante questi pensieri, nella lettura di Gödel, Escher,
Bach, un'eterna ghirlanda brillante, un concetto fra tutti mi colpisce:
quello di ricorsività. La ripetizione di elementi gli uni all'interno
di altri. Un racconto all'interno di un racconto, una commedia
all'interno di una commedia, un quadro dentro un quadro, scatole cinesi
dentro scatole cinesi...(Hofstaedter, 1979). Questa idea è assai vicina
a situazioni da me notate in molti pazienti con disturbi del
comportamento. Ogni tipo di patologia sembra essere costituita da
piccole parti che sono costituite da parti progressivamente più
piccole, rappresentanti, con modalità inversamente proporzionale, forme
sempre più ampie dell'elemento patologico radice. Pare forse sia una
definizione molto complessa, ma questo punto di vista offre una
applicabilità di questa classificazione a più classi di eventi e
situazioni.
La patologia schizofrenica, quella dei deliri sistematizzati con una
logica minuta e coerente, e l'iperinclusività di alcuni pazienti
maniacali e logorroici può essere illustrata come un frattale. Questo
concetto del ritorno può essere qualcosa che ha a che fare anche con
"la ritrascrizione della memoria", il Nachträglichkeit. Anche
nel racconto del paziente "il ritorno a posteriori", riguardo
un ricordo, menzionato alle prime sedute, più in là nel lavoro diventa
sempre più emotivamente capito, elaborato. Qualcosa che ricorda il
"...ricordare, ripetere, rielaborare...".
La ricorsività è una caratteristica presente nell'arte, nella musica,
nella letteratura. L'idea che ne scaturisce è il grande senso che ha la
saggezza popolare nel descrivere nel folklore il folle come la classica
figura di Napoleone, con feluca e panciotto. Questa dimensione per
alcuni induce il ricordo dell'aspetto del doppio libro dei conti: la
persona malata è ad un tempo folle ed Imperatore, da una parte del
foglio gli aspetti positivi dell'imperatore e dall'altra la personalità
delirante, qui ha il valore appunto di un messaggio nel messaggio, di
una scatola cinese in una scatola cinese.
Questo aspetto che potremo definire stratificazione per contesti di più
unità di informazione, è presente anche nella situazione di Cherazade
ne "Le Mille e una Notte": per evitare la sua condanna a morte
racconta una storia che finisce iniziando la storia di un personaggio
della storia precedente; ciò invoglia a lasciare a Cherazade un altro
giorno di vita per poterne ascoltare il seguito, e così via, come la
linea di un frattale. E' infatti molto suggestiva l'analogia con la
relazione analitica. La ricorsività insomma è un composito scrigno,
con scomparti segreti che contengono chiavi che aprono altri scomparti,
etc.
Quest'idea che ricorda il disvelarsi lento del Umheimlich (perturbante)
nel territorio dell'Umbewust (Inconscio) nel processo analitico, ricorda
la concezione a brattee di cipolla dell'inconscio. L'elemento ricorsivo
è anche l'aspetto che induce la persona ad accorgersi che ricade nello
stesso comportamento maladattivo e che sprona al cambiamento.
La struttura microneurale (Nanobiology)
Le recenti ricerche nel campo della rodopsina hanno dimostrato che
attraverso questa molecola, che è sintetizzata all'interno di batteri,
è possibile immagazzinare energia (come succede per i pannelli solari)
e utilizzare la polarizzazione con un comportamento tale e quale alle
unità di memoria, solo con economie di spazio enormi, (Nicolini, C.,
1996).Queste e altre "phantasie" sono state realizzate
attraverso il progredire della "Nanotechnology". Questo
prefisso indica le dimensioni del mondo subcellulare,
(http://www.foresight.org/) , in cui le dimensioni sono quelle del
miliardesimo di milllimetro 1 nm = 10-9 m.
Le cellule presentano due elementi fondamentali: il nucleo e il
citoplasma. All'interno del citoplasma esistono delle strutture che
costituiscono il citoscheletro, cioè la struttura portante della
cellule, responsabile degli eventuali spostamenti, del trasporto di
sostanze citoplasmasmatiche, dei processi di movimento come la
fagocitosi, o la divisione cellulare: questa struttura è costituita dai
microtubuli.
http://www.u.arizona.edu/~hameroff/slideshow.html
I microtubuli hanno un ordine ciclico, sono infatti polimeri formati da
due ordini di tubulina: - tubulina, - tubulina; insieme costituiscono un
dimero che può assumere, a seconda dello stato di polarizzazione, due
conformazioni, ... proprio come le molecole di rodopsina esposte
all'energia dei fotoni. Sia le molecole di rodopsina (prodotto sintetico
della nanotechnology) che i microtubuli (naturale organulo
citoplasmatico che, insieme ai microfilamenti, costituiscono lo
scheletro delle cellule) determinano il mezzo attraverso il quale
sarebbe organizzato il trasporto di informazioni in forma di energia.
Quindi accanto alla struttura "neurale" che è di dimensioni
cellulari (1 m = 10-3), alla quale corrisponde la trasmissione di
informazioni in forma di de/polarizzazione della membrana plasmatica,
esiste un altro modo di trasmettere informazioni cioè, quello che si
esplica all'interno dei microtubuli. Ma questo è il campo di ricerca di
Hameroff, l'anestesista dell'Arizona Health Sciences Center di Tucson.
Hameroff
I microtubuli sono formazioni cilindriche costituite da subunità di
tubulina -tubulina e -tubulina, che si organizzano a formare un dimero
di tubulina che è l'unità costitutiva del microtubulo che ha un
diametro esterno di circa 25 nm e un diametro interno di 14 nm.
L'assemblarsi di numerose subunità di tubulina determina il microtubulo.
E' stato inoltre dimostrato che esistono due conformazioni differenti di
tubulina (una inclinata di 30o rispetto alla direzione del microtubulo)
e che corrisponderebbero a due differenti stati di polarizzazione
elettrica del dimero (Penrose, 1996; Hameroff S., Penrose R.,1998).
http://www.u.arizona.edu/~hameroff/movie.html
Questo lavoro ha messo in correlazione gli stati del dimero di tubulina
con l'effetto dei gas anestetici generali.
Questi anestetici, secondo Hameroff, impedirebbero la trasmissione
dell'impulso all'interno dei microtubuli dei neuroni e si avrebbe così
l'anestesia. L'innovazione di questo clinico riguarda quindi l'idea che
gli anestetici impediscono la veglia perché queste sostanze
interagiscono con le strutture che fanno parte dei microtubuli,
l'architettura funzionale dei neuroni. Penrose riporta che gli
anestetici generali come il protossido d'azoto (N2O), etere
(CH3CH2OCH2CH3), il cloroformio (CHCl3), l'alotano (CFR3CHClBr),
isofluorano (CHF2OCHClCF3), etc, potrebbero interagire con le forze di
interazione debole come le forze di van der Waals, che costituiscono con
i dimeri di tubulina momenti di dipolo elettrico (nei termini di momento
di una forza). Hameroff suggerisce che gli anestetici generali agiscono
tramite le loro interazioni di van der Waals in regioni idrofobiche, che
interferiscono con i passaggi di elettroni tra i dimeri di tubulina.
Si ipotizza che all'interno dei microtubuli sia presente la trasmissione
di energia in forma di quanti. Al centro di una regione della molecola,
priva di acqua, si troverebbe un elettrone, il quale può occupare due
distinte posizioni, e la forma globale del dimero dipende dalla
posizione di questo elettrone.
La coscienza sarebbe quindi mediata dalle interazioni dei dimeri di
tubulina.
Da questa teoria Hameroff fa ricadere sui microtubuli l'esistenza della
coscienza, proprio perché questa viene eliminata con l'impiego di
questi anestetici. http://www.u.arizona.edu/~hameroff/
Altri esperimenti in questo senso sono stati eseguiti da circa dieci
anni a questa parte riguardo la funzione dei microtubuli e non hanno
smentito che all'interno dei microtubuli potrebbero passare
informazioni. Ma in che forma?
Penrose
La struttura dei microtubuli, spiega Penrose (1994), sarebbe in grado
di contenere al suo interno un ambiente atto al trasporto di particelle
subatomiche. L'interno dei microtubuli conterrebbe acqua allo stato
molecolare e quindi in grado di rendere l'ambiente ideale agli scambi di
energia in forma di quanti. Jibu e Hameroff (1994) conforterebbero
l'ipotesi che all'interno dei microtubuli sia possibile far passare
quanti di energia in forma di fotoni, attraverso conferme sperimentali.
Parte della umanità dei ricercatori si muove critica su questa teoria,
esprimendo più di un dubbio rispetto al trasporto di energia
quantistica all'interno dei microtubuli. Lauro Galzigna, che negli anni
Settanta si è occupato di questo argomento ha scritto recentemente
delle ricerche di un altro scienziato, Linus Pauling,
http://www.paulingexhibit.org/bio/index.html " ... Un tipico
esempio è la teoria della fase acquosa per spiegare l'azione degli
anestetici proposta da Linus Pauling ed a cui io stesso ho dato un
contributo nei primi anni '70. " Lauro Galzigna illustra infatti
che il meccanismo d'azione degli anestetici non è argomento nuovo alla
ricerca e spiega che Pauling sosteneva che gli anestetici generali
bloccano la conduzione formando dei sali con l'acqua cellulare
(microcristalli di idrati). (Pauling L., 1961).
Inoltre Galzigna afferma che un suo lavoro non confermerebbe la presenza
di idrati tra acqua e gli anestetici generali a temperature fisiologiche
(L.Galzigna e J.Méry, 1971) ... "... in presenza di biomolecole
che stabilizzano tali idrati a temperature superiori al punto di fusione
del ghiaccio, ma non così alte come la temperatura fisiologica. Per le
concezioni più recenti, secondo le quali gli anestetici generali hanno
come bersaglio molecolare le proteine piuttosto che i lipidi, si veda
N.P. Franks e W.R.Lieb in Nature vol.367, pag.607, 1994. Secondo le
concezioni più recenti, l'azione anestetica non coinvolge la fase
acquosa dei neuroni e questo indebolisce ulteriormente la tesi di
Penrose..." (Galzigna, 1998) http://www.pol-it.org//ital/docuneuro3.htm
.
Altre fonti bibliografiche affermano invece che la cellula sarebbe in
grado di orientarsi attraverso i segnali che attraversano strutture di
vetro, segnali che appartengono alla radiazione elettromagnetica. La
lunghezza d'onda di tali radiazioni elettromagnetiche è compresa tra il
rosso e l'infrarosso. L'abilità delle cellule ad orientarsi attraverso
segnali elettromagnetici indicherebbe una rudimentale forma di visione
cellulare. (Albrecht-Buehler G., 1992).
Dal Giappone fa eco un altro lavoro di Jibu, in cui si afferma che
prendendo spunto dalla interazione fra il campo di dipolo elettrico
dell'acqua molecolare ed il campo quantico elettromagnetico, la regione
dinamicamente orientata di acqua intorno alla cellula dello spessore
inferiore ai 50 micron avrebbe funzioni di dispositivo ottico di
coerenza non lineare attraverso il quale le cellule ricevono segnali
elettromagnetici da distanti sorgenti di luce. I segnali
elettromagnetici che Albrecht-Buehler G. ha scoperto sono quindi fotoni
evanescenti 4 che attraversano la regione dinamicamente orientata di
acqua fra la cellula e la distante origine del punto di luce. In
contrasto con la normale visione degli animali che sono in grado di
percepire fotoni normali, la visione cellulare percepisce fotoni
evanescenti. (Jibu M et al., 1997).
Dopo questo importante tassello per il completamento del puzzle sulla
funzione dei microtubuli da parte del gruppo di ricerca di Jibu, l'anno
successivo il gruppo di Albrecht-Buehler pubblica un articolo nel quale
si afferma che il centrosoma, dal quale si irradiano i microtubuli di
qualsiasi cellula, risponde alla luce mandando segnali lungo la rete
radiale dei microtubuli, e il risultato è un esempio della più
generale funzione del centrosoma per l'integrazione di segnali esogeni e
per l'invio di segnali di risposta lungo i microtubuli ai vari siti
all'interno della cellula. (Albrecht-Buehler G., 1998).
Questa affermazione dunque può farci suggerire una funzione
organizzatrice e di controllo dei segnali in imput ed output per la
cellula, e quindi la possibilità che la rete microtubulare possa
svolgere funzioni di Nano - Sistema Nervoso Centrale. Da questi recenti
lavori, si sta considerando l'attività "cibernetica" dei
microtubuli svincolata dal problema dell'influenza che i gas hanno su
queste strutture che inducono la perdita di coscienza. Si sta guardando
alla struttura microtubulare come ad un "quantum-device" che
determina la verifica di alcune esperienze di laboratorio, la più
importante delle quali è l'insorgenza e la quantificazione di
polaritoni (fotoni evanescenti) ; http://bloch.leeds.ac.uk/~ircph/maze/polariton.html
.
Per spiegare più dettagliatamente questo tipo di trasmissione
dell'impulso rimando i lettori all'articolo di Hameroff in rete. Il
frammento più importante dell'articolo di Hameroff è quello che spiega
nelle due conformazioni assumibili di tubulina la compresenza di due
eventi opposti nello stesso tempo, e successivamente il risultato è il
passaggio o il non passaggio dell'energia attraverso il microtubulo.
In questo intervallo spazio-temporale si materializza la curvatura del
campo tra due differenti disposizioni dei dimeri di tubulina, che
potrebbero corrispondere a due idee, due alternative di due opposti.
Come le molecole di rodopsina batterica costruiscono unità di memoria o
dispositivi di accumulo di energia, così i dimeri di tubulina,
orientandosi in tempi molto più brevi dei tempi di elicitazione
dendronica della teoria di Eccles, sarebbero il corrispettivo biologico
dei nostri "proto-pensieri".
Freud
In "Progetto di una psicologia" del 1895, Freud aveva
mutuato i concetti acquisiti dalla fisica per spiegare i fenomeni
psichici in termini "energetici". Freud risente ancora degli
ambienti della filosofia e della fisica viennese intorno a quel
trentennio. Ricordiamo infatti che Freud frequentò le conferenze di
filosofia di Brentano e seguì le lezioni di Brücke. Nelle pagine della
biografia di Freud scritta da Jones, si legge che Du Bois-Reymond, Ernst
Brücke, Herman Helmholtz e Carl Ludwig si riunirono in club che poi
estesero in una: "Società Fisica di Berlino". Quest'atmosfera
nasceva dall'illuminismo e dalla esplorazione sperimentale della
verifica del principio di conservazione dell'energia, scoperto da Robert
Mayer nel 1842.
La verità diffusa dai sostenitori di questo movimento detto scuola di
Helmholtz, proclamava: "...Nell'organismo non agiscono altre forze
al di fuori di quelle fisico-chimiche. In tutti i casi che per il
momento non possono essere spiegati con l'azione di queste forze bisogna
trovare la modalità o il tipo specifico della loro azione servendosi
del metodo fisico-matematico, oppure bisogna introdurre nuove forze di
dignità pari alle forze fisico-chimiche insite nella materia, e
riconducibili alla forza di attrazione e repulsione. ..." (Jones,
1961, 1973 p.63)
Scrive ancora Brücke:"...Gli organismi differiscono dalle entità
materiali mobili prive di vita - le macchine - in quanto sono capaci di
assimilazione, tuttavia si tratta in entrambi i casi di fenomeni del
mondo fisico, cioè di sistemi di atomi, animati da forze... ...Tutto ciò
si riferisce anche all'organismo Uomo". (Jones, 1973 p.63). Freud
avrebbe potuto pensare forse già da quegli anni dell'Università a
qualcosa di fisico-chimico che spiegasse il funzionamento della mente, e
l'impianto dell' "entwurf" di una psicologia che si basa
essenzialmente su flussi di energia e di gruppi di neuroni distinti,
potrebbe corrispondere a tale anelito scientifico.
Come se Freud fosse sulla buona strada della descrizione puntuale della
mente ma gliene mancasse un mezzo teorico. Come nelle indicazioni del
manifesto della scuola di Helmholtz, così Freud cominciò a teorizzare,
introducendo forze di pari dignità alle forze fisico-chimiche, le
topiche, i meccanismi di difesa, etc.
Rugi afferma che nel 1911 "... Freud firmò insieme ad Einstein,
Ernst Mach, David Hilbert, Felix Klein lo sviluppo di una Weltanschauung
onnicomprensiva, ...". (Rugi G., Gaburri E., 1998; p. 48; Holton
G., 1997).
La strutturazione delle teorizzazioni psicoanalitiche freudiane, che ha
ricevuto un'indubbia influenza da questo "club", sono in parte
dovute ad una necessità di rigore per fare in modo che la sua teoria
potesse essere considerata come avente una base ripetibile e
verificabile. Ma gran parte delle ragioni per le quali Freud si
richiamava al principio di conservazione dell'energia credo siano da
ritrovarsi nella ricerca di un modello fisico che riproducesse con
ragionevole errore, leggi ragionevole approssimazione, (e in questa
battuta credo che i fisici saranno d'accordo) ciò che può capitare
nella mente, intesa qui come "scambiatore d'energia" in forma
d'informazione.
L'idea di flusso ha molto a che fare con la spiegazione di eventi che
avvengono in dimensioni temporali brevissime e per grandi categorie di
elementi. La fisica dei fluidi aveva scoperto il numero di Avogadro che
per certi versi è una approssimazione (è un numero molto grande ma non
infinito) che ha però in sé la caratteristica della computabilità.
Con le teorizzazioni che derivano dall'applicazione di queste costanti,
è stato possibile predire il futuro, rendere attuabile il ripetersi di
elementi naturali ed imprevedibili, come per esempio i gas. La fisica di
queste teorizzazioni, la meccanica dei fluidi e delle leggi che derivano
dal principio di conservazione dell'energia, hanno potuto predire il
futuro di una certa quantità di molecole nello spazio e quindi di
poterle classificare tutte in un certo modo. Poiché il loro moto
caratterizzava un certo numero di traiettorie future (non infinite
traiettorie future) è stato possibile classificare così gli eventi del
Tubo di Flusso, della legge di Bernoulli, del ciclo di Carnot, la legge
di Boyle-Mariot, Henry, et.
Mauro Mancia mostra nell'Appendice de "Il modello mente - cervello
di Sigmund Freud": Il Progetto di una Psicologia del 1895", di
un Freud che usa "metafore idrodinamiche che mutua da un trattato
di Bernoulli sull'idrodinamica dei fluidi del 1726." (1998, p.159).
In questo senso Mancia pare ci suggerisca che il modello fisico al quale
Freud si riferiva è ora poco adeguato. Ma quello su cui il lettore deve
essere messo in guardia, non è tanto sulla attualità del modello, ma
sulla qualità del sistema logico. Pare evidente infatti che questa
annotazione di Mancia ci faccia pensare come tutto lo scritto sull'
"Entwurf" possa comunque non contraddire che Freud scriveva
della Psicoanalisi tendendo a formulare un "Sistema Formale":
piuttosto che la teoria per una terapia, un sistema formale che spieghi
il funzionamento mentale. Freud nel "Progetto di una
psicologia" istituisce un modello teorico che ripercorre relazioni
tra realtà dimensionali in termini "fisici", entità
dimensionali che possono iscriversi in un modello di teoria fisica. Si
fa qui riferimento al processo logico che porta Freud a considerare
gruppi neuronici con alcune caratteristiche funzionali la cui attività
può essere riconosciuta in Q5, o altre entità fisiche (gruppi
neuronici con diverse caratteristiche denominati di tipo percettivo, di
tipo mnemonico ed di tipo coscienziale). In quest'opera emerge, in nuce,
in uno dei postulati: "...considerare come ciò che distingue
l'attività dalla quiete una quantità (Q), soggetta alle "leggi
generali del movimento"... inoltre si afferma che il trasferimento
di energia da un neurone all'altro "...deve anche avere un altro
carattere, di ordine temporale; infatti anche ai movimenti delle masse
del mondo esterno la meccanica dei fisici ha assegnato questa
caratteristica temporale..." 6, che Freud chiama periodo. Pare che
le teorizzazioni susseguenti indichino il periodo come elemento
specifico per ogni gruppo neuronico e discriminante la sua attività e
qualità di energia trasportata: "...Gli organi di senso non
agiscono solo come schermi di Q, come ogni apparato nervoso terminale,
ma anche come setacci, in quanto lasciano passare solo gli stimoli che
provengono da certi processi aventi un particolare periodo..."7. Il
periodo, inteso qui come quantità di tempo in cui avvengono i fenomeni
percettivi, mnemonici, e coscienziali, rimane in questa accezione sempre
ancorato ad una ciclicità costante, ripetizione di quantità di tempo
comunque costanti, dal setaccio delle quali è possibile l'attivazione
ed inibizione di varie classi neuroniche.
Questo schema dell'attività cerebrale in termini sinusoidali è ora
scientificamente dimostrato. Si è scoperto infatti che l'attenzione e
la coscienza sono processi che funzionano con un andamento ciclico.
I processi attentivi riguardano il porsi degli obbiettivi dalla
osservazione dell'ambiente. Ora è stato dimostrato che i processi di
attivazione neuronale che portano al perseguimento di un obbiettivo
seguono uno sviluppo di polarizzazioni neuronali di neuroni sia
percettivi che associativi, che ha un ciclo che si rinnova ogni 25
millisecondi. Cioè ogni quarantesimo di secondo l'individuo è in grado
di elaborare sempre nuove alternative o di permanere nella costanza di
un obiettivo precedente. (D. Servan - Schreiber, 1998)
Un altro esempio di una certa esattezza delle intuizioni di Freud
riguardo all'attività ciclica della mente è il flusso di coscienza. Si
è infatti dedotto, da sperimentazioni strumentali e funzionali che il
flusso di elementi percettivi che riverbera dal talamo alla corteccia e
viceversa ha una attività ciclica che ha un periodo misurabile. La
coscienza è quindi un elemento ciclico che si rinnova alla frequenza di
40 Hz.
Per contro possiamo anche affermare che sembra riduttivo lo schema
temporale di attivazione coscienziale paragonata ad una specie di faro
che illumina la notte della nostra esistenza ad una frequenza precisa.
Le teorie che prendono spunto dalla relatività per spiegare la
coscienza inducono a pensare che in effetti il tempo rappresenta una
costante "relativamente" ai contesti di osservazione della
funzione.
Si nota quindi la fissità della quantità di tempo, non suscettibile di
dilatazione e contrazione, come potrà chiarire in seguito non
l'elettrologia e il magnetismo, né la fisica newtoniana, ma la fisica
quantistica. I progressi della logica e della fisica relativistica hanno
avuto modo di scalzare "i pregiudizi" di un tempo costante su
cui poggiano le leggi della fisica newtoniana. Il principio della
costanza del tempo quindi è un principio assoluto su cui poggiano tutte
le teorizzazioni successive sul funzionamento psichico.
Siamo di fronte allora ad una possibile applicazione del teorema di Gödel
che vale se noi l'applichiamo al sistema formale
"psicoanalisi", come ad un qualsiasi altro modello fisico che
possa "spiegare" entità naturali come le funzioni della
mente, quali memoria, coscienza, etc.
Il sistema formale psicoanalisi pareva essere basato sulla concezione
del tempo in termini lineari.8 Nel progredire della teoria
psicoanalitica durante gli anni della ricerca freudiana, man mano si
evidenzia che il trauma si fissa nello psichismo in forma di carica
affettiva, sessuale che, non abreagita, si mantiene intatta. La carica
psichica associata non può defluire poiché sono compresenti idee,
emozioni ugualmente importanti ma inconciliabili (in una visione in
senso di cariche di energia, per seguire il suggerimento di
"Progetto di una Psicologia", stesso modulo, ma di verso
opposto), legate alla vita sessuale, accettate solo attraverso uno
sdoppiamento della coscienza "double conscience" (Freud S.,
1892-95, p. 182-183; 207).
Successivamente Freud si convincerà della possibilità che il trauma in
sé, spesso di origine sessuale, non sia solo reale, ma per più casi,
appartenente al mondo fantastico del paziente. (lettera a Fliess del
05/1897). In questo senso pare in nuce un altro concetto della fisica
relativista, cioè quello di "evento controfattuale" (Penrose
R., 1996; p.300) in cui di un evento è rintracciabile l'effetto ma non
la causa.
Curvatura del campo
Quando mi è venuta l'idea di questo scritto, avevo già avuto una
specie di "momento intuitivo", di "illuminazione",
vedendo le illustrazioni del libro di Hofstaedter, soprattutto le
riproduzioni di Escher. Poi ho scritto qualcosa sulla prospettiva ed il
modo in cui essa influenza la coscienza. Mi affascinava l'idea di
pensare a come poteva essere lo stato d'animo di una persona semplice,
un contadino o un pastore del 1400 nel momento dell'osservazione di un
quadro di Piero della Francesca, o di Van Eyck o di qualsiasi altro
artista di quell'epoca dopo l'acquisizione della tecnica pittorica della
prospettiva. Non credo fosse possibile allora avere dimensioni
coscienziali del "come se", ma la gente comune poteva in larga
maggioranza non avere presente la funzione "del ciò che
appare". Un modo di leggere questa incapacità di allora era il
successo dei maghi, illusionisti, prestidigitatori di quei tempi per lo
"stupor" della coscienza che riuscivano ad ottenere nella
gente. L'illusione era sì considerata, ma c'era poi tutta l'atmosfera
del meraviglioso che la contornava.
Modell
Nel 1990 Arnold H. Modell, psicoanalista didatta, docente di
psichiatria, scrive un libro nella cui bibliografia sono citati Edelman
e Hofstadter. Con mia sorpresa mi imbatto, al primo capitolo, nel
paragrafo "Nachträglichkeit: retranscription of the memory",
in questa battuta:"...Thus Freud's concept of Nachträglichkeit
receives a neurophysiological backing from Edelman...".(1990; p.18)
Questa affermazione è da Modell preceduta da una frase:"...
l'importanza del concetto di Nachträglichkeit non è stata
sufficientemente riconosciuta. ..." (1994, p. 21)..
L' affermazione è accompagnata da una nota in cui si spiega la
differenza delle posizioni teoriche che la psicoanalisi negli Stati
Uniti presenta rispetto alla Società Psicoanalitica Argentina. In una
nota dell'edizione italiana del libro di Modell (introduzione di Cesare
Maffei e Nadia Fina) infatti vengono puntualizzate le posizioni dei
Baranger, citando un lavoro del 1983 scritto in collaborazione con J.M.
Mom. Quindi una revisione del concetto lineare del tempo implicito nella
dimensione dell'inserimento a posteriori implicherebbe una invalidazione
delle teorie dello sviluppo come quelle di Melanie Klein. Ma in questo
lavoro dei Baranger si ha l'impressione che ciò che viene affermato da
Modell come una acquisizione derivante da una "nuova"
traduzione del Nachträglichkeit (Thomä, 1989) pare ormai una stabile
acquisizione già dal 1983 e ribadito in un altro loro lavoro del 1987,
e, per giunta, dando per scontato che Freud per Nachträglichkeit
intendesse, implicitamente nella situazione analitica, una dimensione
non lineare del tempo. Fatto sta che sia nell'opera di Modell che
nell'opera dei Baranger viene ribadito in più punti l'aspetto non
lineare del tempo nella situazione analitica nonché il fatto che questa
funzione assume una forma a spirale (Baranger, 1983).
A veder bene i confini di questa scienza, "il tempo in
psicoanalisi", pare non avere gli stessi principi e le stesse
misurazioni in ogni parte del mondo, anzi i pazienti di alcuni analisti
sono più "bidimensionali" di altri, con un "campo-bipersonale"
un po' più curvo, e stando così le cose appare un sistema formale (la
psicoanalisi) poco rispondente a contraddizioni di misura, come quelle
di una scienza esatta, se non si introducono altre variabili, che non
inficiano le visioni particolari, ma le arricchiscono di nuovi punti di
vista
.
Nachträglichkeit
Nel suo libro "Other times, Other realities, toward a theory of
psychoanalytic treatment" Modell (1990, p. 9) scrive: "...in
his letters to Fliess and in the paper 'Futher Remarks on the
neuro-psychoses of Defense' Freud introduced the idea of Nachträglichkeit,
...the term does not mean 'deferred action', as Strachey misleadingly
translated it, but rather that subsequent experience results in a
retranscription of memory or a retrospective attribution..."(Thomä,
1989). Il modo di intendere una traduzione ha determinato una così
grande variazione della prassi psicoanalitica. La percezione
dell'andamento a spirale del tempo, il percorrere a ritroso nel tempo
segue una bibliografia che nel lavoro dei Baranger e Mom cita Pichon
Riviere per il quale "...qui, ora e con me..." della
situazione analitica, si aggiunge il "...come là, prima con
altri..." oltre al "...come più avanti, in un altro posto e
in un altro modo...".
Nel lavoro dei Baranger si sottolinea che questa spirale del tempo fa in
modo che ogni curva prosegua dalla precedente in una prospettiva
diversa. Così com'è, questa battuta sembrerebbe non avere niente di
speciale rispetto alla costruzione semantica; ma mi pare importante
porre attenzione al termine "prospettiva", in particolare al
modo in cui la coscienza accoglie, come una gestalt, l'aspetto del
setting, sia come ambiente concreto, la stanza d'analisi, sia come
ambiente emotivo, e la possibilità che questo vari attraverso la
variazione del rapporto transferale - controtransferale, nel processo di
progressione - regressione del paziente. La prospettiva è stata in
passato uno degli elementi percettivi che più di altri rendono ragione
delle teorizzazioni precedentemente riportate. Esporrò al riguardo
alcune osservazioni. A proposito della stanza d'analisi come elemento
cognitivo e come aspetto emotivo nella relazione della coppia analitica,
Ferro (1996) ha parlato di punti semaforici, come situazioni
interpretative di snodo, che assumono vitale importanza come la capacità
negativa dell'analista. Credo che il termine "semaforizzazione"
non renda ragione della tridimensionalità dell'evento analitico
trasformativo del racconto - interpretazione. Il campo analitico ha una
tridimensionalità che non riguarda solo la circolazione di Veicoli =
Interpretazioni su un campo bidimensionale (la strada semaforizzata,
lunga o larga) ma riguarda anche la profondità basata su un elemento
prospettico temporale, del come allora ma diverso da allora, l'hic et
nunc della seduta, la durata della seduta, gli anticipi, i ritardi.
Questi elementi costituiscono il percorrere, da parte del paziente, la
striscia snodata di un "nastro di Möebius", la vita nevrotica
del paziente, che incalza e aumenta il desiderio di consapevolezza.
Arte e nachtraglichkeit
Molti aspetti dell'arte, della psicoanalisi e dell'attività
psicoterapeutica in genere si sono influenzati a vicenda nel corso della
storia di questo ultimo secolo. Un brillante saggio di Fausto Petrella
esemplifica per tutti, a mio avviso, questo fervore interdisciplinare. (Petrella,
1992, 1993)
Rileggendo lo scritto di Petrella mi è stato possibile trovare un altro
sistema di lettura delle stesse opere d'arte citate e quindi arrivare,
ovviamente, ad altre conclusioni. Vi esporrò lo scritto dando per
scontata la lettura della pubblicazione di Petrella alla quale,
comunque, invito il lettore.
Uno degli artisti che più hanno colto alcuni aspetti dei processi
cognitivi e del funzionamento dello psichismo in generale fu Mauritius
Cornelius Escher.
Mi è sembrato, nel corso di una approfondita osservazione dei suoi
quadri, di cogliere più di un suggerimento per la comprensione del
ruolo psicoterapeutico dell'operatore, del comportamento del paziente
psichiatrico, ed in particolare dell'utente dei Servizi pubblici di
Psichiatria del Territorio. Nella descrizione del rapporto terapeutico
si legge di ciò che colpisce l'emotività del terapeuta, quando questi
si domanderà: "Che cosa provo qui ed in questo momento rispetto a
ciò che il paziente porta in seduta: il suo atteggiamento, la postura,
l'inflessione e tono di voce, la mimica, l'abbigliamento e tutto ciò
che può apprezzarsi.". Altro è ciò che si forma pian piano,
ascolto dopo ascolto, nel preconscio del terapeuta, della
"storia" emotiva del paziente; messaggi frammentati, che come
in un puzzle, "costruiscono" tutti insieme una sequenza di
eventi emotivi che danno origine alla "costruzione" in
analisi. Perché la "costruzione" possa essere utilizzata,
bisogna che il terapeuta abbia "coscienza" di chi rappresenta
nella condizione riattualizzata del transfert.
Ritorna allora utile nuovamente la posizione neutrale del terapeuta che
vede il paziente arrovellarsi in un palcoscenico di personaggi che hanno
trovato in lui l'autore; la descrizione delle relazioni di nuove
conoscenze e di nuovi legami delle ultime sedute si sovrappongono alla
descrizione di quelle portate in seduta in un "remoto
passato": la verbalizzazione di questo contenuto emotivo al
paziente potrebbe determinare ciò che può essere considerato come
"falso riconoscimento": "...Ma questo gliel'ho già
raccontato...". Ecco che il paziente dipinge un quadro delle sue
vicende, ma un quadro particolare, in cui proporzioni e prospettiva
potrebbero ricordare i quadri di Escher. Pare che allora il lavoro sia
quello di modificare alcune "distorsioni" che il paziente si
porta dentro, attraverso chiarificazioni, interpretazioni, la
comprensione comune delle metonimie e metafore del sogno, etc.
In questo senso il "già veduto" (dèjà vu) sta per tutta una
serie di fenomeni analoghi, per un "già udito" (dèjà
entendu), un " già vissuto" (dèjà èprouvé), un "già
sentito" (dèjà senti)". Questa sensazione di rivedere il
paziente seguire "lo stesso copione" con persone diverse e la
tecnica che guida il terapeuta a sostituirsi a genitori non "good
enough", potrebbe essere descritta attraverso un modello che ha che
fare con la prospettiva ed il mondo pittorico.
La prospettiva in campo pittorico e le funzioni coscienziali
Il concetto della creazione di uno spazio tridimensionale all'interno
di un campo bidimensionale (la tela) è il grande "spiraglio"
che si apre all'epoca rinascimentale. Lo spirito del gioco percettivo
anima tutta l'arte pittorica e architettonica dell'epoca.
Un esempio di ciò che può essere considerato come "gioco
percettivo" è ciò che si coglie visitando il Palazzo Ducale di
Urbino. Tra le varie disposizioni degli ambienti vi è in particolare
"Lo studiolo". Federico II, Duca di Urbino, aveva letto
"Il Principe" del Macchiavelli e forse avrebbe potuto scrivere
"La lettera rubata" di E.A. Poe: la strutturazione dei
cassetti "a scomparsa" è lì tuttora di fronte al visitatore,
...e chi si fosse precipitato trafelato, per carpire un documento
importante, leggerlo o sottrarlo, si sarebbe chiesto: quale cassetto
aprire? a quale dedicare le attenzioni, quale sportello aprire tra
quelli che si lasciano vedere come socchiusi? In un articolo di M.E.
Spotti (1990) leggiamo "...Vediamo ora più da vicino la parola
<prospettiva> (Devoto G. '68): si compone di pro (davanti, a
vantaggio, a favore) + specto, che deriva dalla radice indoeuropea
-spek- (osservare, guardare intenzionale e durativo) da cui spettacolo e
anche specchio. E' significativo che la stessa radice visiva e spaziale
sia alla base anche di un termine che rimanda alla dimensione temporale
: "aspettare" incrocio di ex-specto (guardare ad un oggetto e
in senso traslato "indugiare") + "a-specto"
(intensivo di aspicio - guardare con attenzione, guardar fisso, stare
attento, attendere)...".
In questa pur breve, ma esaustiva, descrizione possiamo notare,
riassunta in poche righe non solo la fatica di chi, in pochi tratti,
come appunto il pittore, sintetizza una scena, ma anche di chi
tratteggia, durante il lavoro analitico, "le costruzioni",
quel lavoro "archeologico" di ricostruzione della storia
passata e dimenticata del paziente a partire da frammenti, associazioni,
sogni, falsi ricordi (Freud S. 1937). Anche nell'analisi si costruisce,
quindi, un gioco pittorico di prospettive, di metafore e allegorie. Il
gioco, per alcuni pittori non finiva sulla tela, ma continuava anche
nella vita. Antonio di Tuccio Manetti, biografo del Brunelleschi narra
nel 1489 la Novella del Grasso legnaiuolo, (novella che di solito viene
citata anonima poiché incerta è la paternità del Manetti), resoconto
della beffa architettata intorno al 1409 da Filippo Brunelleschi ai
danni dell'intarsiatore Manetto Ammannatini, con la collaborazione di
Donatello e di Giovanni Rucellai. Brunelleschi decide di punire
l'intarsiatore perché assente ad una cena organizzata da una brigata di
artisti fiorentini: la beffa consisterà nel far credere al Manetto di
essere diventato un'altra persona. Cercando complicità negli amici e
conoscenti, inizia la "derealizzazione e depersonalizzazione"
del "grasso legnaiuolo", che tutti salutano come Matteo
Mannini. Poi comincia il corteo dei creditori di questo tal Matteo che
mettono in difficoltà il ns. Manetto, che addirittura ripara in
Ungheria. Ritornato, la beffa non finisce qui: il beffato viene
contattato dal Brunelleschi e sollecitato più volte a raccontare ogni
particolare della beffa vissuta. Ne è che ..."la maggior parte
della cose da ridere erano state, come si dice, nella mente del
Grasso": senza questo racconto delle trasformazioni subite dalla
coscienza del povero malcapitato la beffa non sarebbe completa. Forse
questo progetto di "decostruzione esistenziale" è in linea
con gli stili "architettonici", e "pittorici" del
tempo. Nel quadro "I coniugi Arnolfini", di Van Eyck
(Maastricht? 1390 - Bruges 1441), un pittore fiammingo, possiamo vedere
accanto al soggetto principale, lo specchio che rappresenta la coppia
vista da dietro con un punto di fuga che corrisponde al pittore stesso.
L'osservatore è quindi posto a colloquiare percettivamente con l'autore
del quadro condividendone "il suo punto di vista". (D V E fuit
hic)
Di epoca più recente ('600) sono le "anamorfosi" dove
l'osservatore si uniforma al punto di fuga. Questo tipo di pitture
sfruttano l'ottavo teorema dell'ottica euclidea che recita: "La
differenza apparente tra due grandezze uguali viste da distanze
disuguali è determinata non dal rapporto tra queste distanze, bensì
dal rapporto (la cui discrepanza è assai minore) degli angoli visivi
corrispondenti...." ... "La prospettiva lineare nasce quindi
dall'aver trasformato gli angoli visivi in intervalli di distanze o, se
si preferisce, dall'aver ridotto la composizione di molteplici angoli
visivi ad uno solo, immobile... ". (Spotti, 1990).
La prospettiva artificiale si basa su due presupposti
neurofisiologicamente errati:
1) che lo sguardo sia immobile (che si guardi con un solo occhio,
immobile)
2) che l'intersezione piana della piramide visiva sia il corrispondente
dell'immagine retinica.
Si è sempre stati usi a considerare la dimensione umana come lineare,
in termini newtoniani, e la prospettiva classica secondo il predetto
ottavo teorema dell'ottica euclidea. Se invece consideriamo lo studio
matematico di B. Ernst della prospettiva utilizzata da Escher possiamo
notare che in molte opere "... tutte le linee verticali...non ci
pare strano che siano curve, e non rette, come richiederebbe la teoria
della prospettiva tradizionale...queste linee curve concordano meglio,
che non le linee rette, con la percezione spaziale che noi
abbiamo..." (Ernst B., 1990, p. 49). Ernst sostiene che lo
"scambio" di linee da rette a curve riguarda l'analisi
"infinitesimale" dei punti di vista che porta a considerare
l'immagine che l'occhio umano riceve come se fosse osservata proiettata
sulla faccia interna di un enorme cilindro su cui
"virtualmente" appare la realtà esterna.
Quindi la prospettiva per esempio di due fili del telegrafo visti da
terra non è, come la prospettiva classica determinerebbe, un rombo, ma
due linee curve con l'incontro nei due punti di fuga, ed il foglio, la
tela, come apparentemente all'emisuperficie di un cilindro il cui
baricentro corrisponde al punto di vista dell'osservatore.
Osservando ora "Casa di scale" di Escher si possono
considerare più punti di fuga e più coppie di Zenit - Nadir in cui le
pareti e le scale seguono linee curve come se tutta la superficie del
cilindro su cui si proietta l'immagine fosse svolta in senso lineare
(cioè tagliata la superficie del cilindro e dispiegata su una
superficie piana). Allora in questo caso le linee curve possono apparire
come "sinusoidi". Ora, se diamo spazialità alla sinusoide,
cioè le diamo un'altra dimensione su cui dispiegarsi, (che segue il
movimento del protagonista del quadro: wentelteefjes = nome olandese che
potrebbe suonare come "animaletto girevole") allora otterremo
un andamento spiraliforme.
Ma quale dimensione emotiva e reale potrebbe onorare l'analisi
dimensionale della percezione ora esposta all'interno di questo sistema
di riferimento?
In molta produzione cinematografica degli anni cinquanta vi era un
artificio scenico-tecnico in cui la scena in svolgimento veniva pervasa
da una specie di vortice, che, in dissolvenza, appariva pian piano, fino
ad aumentare a 'tutto campo' per sparire e cedere l'immagine ad un altra
scena che poteva svolgersi lì, in quel luogo od in un altro; questo
artificio dava a tutti gli spettatori la sensazione del passare del
tempo.
Questa sensazione non apparteneva alla generazione degli spettatori del
cinema americano degli anni cinquanta, ma credo sia stata una sensazione
di base, come quella della vertigine, sensazione che è servita a
rendere "storica" l'esposizione delle gesta degli imperatori
romani, come la colonna traiana, aureliana, o la storia del Vaticano (le
scale d'entrata al museo vaticano), ed ogni forma d'arte che ha a che
fare con la Storia, il movimento, lo spazio ed il tempo.
Penso che questa capacità di rendere la storia delle vicende e delle
imprese in termini "spiraliformi", sia una sensazione di base
dell'uomo ed è proprio riguardo queste nuove leggi della prospettiva
"cilindrica", che B. Ernst ha scoperto in maniera innovativa
le rappresentazioni di Escher.
Quindi è possibile che l'esperire del tempo nella "riattualizzazione"
di affetti sia vissuto all'interno di "coordinate spazio -
temporali curve" e la progressione riguarda aspetti
"sinusoidali" che comprendono le dimensioni emotive del
"come allora, ma diverso da allora": il tempo e lo spazio
hanno funzioni emotive sinusoidali. In questo senso il ripetersi degli
elementi nella "poetica" delle opere artistiche (si pensi a T.
Mann: amore, madre, mare, morte) è paragonabile agli aspetti "poco
sublimati" della malattia mentale.
La produzione artistica di Escher è un riferimento continuo a questa
condizione. B. Ernst ha descritto il metodo attraverso il quale è stato
possibile ad Escher "dilatare e deformare" lo spazio ed il
tempo, utilizzando disegni preparatori costruiti su "reticoli"
dai quali possono essere estrapolate alcune linee curve che individuano
punti di fuga e coppie di Zenit - Nadir.
Lo stesso discorso riguarda il quadro "Galleria di stampe",
litografia del 1956, che è ripresa da Petrella per significare il
setting. Non addentrandosi in nozioni tecniche, egli conclude:
"...la commistione di interno ed esterno....che richiede specifici
artifici e conduce ad un punto cieco, un ombelico vuoto. Un ombelico
che, rappresentando il non visibile, simboleggia subito l'ignoto o il
"...vortice dove tutti i livelli si intersecano...".(Petrella,
1993, p.140)
Ma ciò che sembra sfuggire qui è il contesto
"crono-teoretico" in cui è possibile compiere questa
annotazione. Infatti ci troviamo di fronte alla conoscibilità di questa
dimensione "relazionale" del rapporto tra paziente e analista.
Al contrario, mi sento di affermare che non ci troviamo di fronte ad un
"ombelico", e questo ombelico, questo spazio bianco non è
"...un artificio tecnico..." ma l'incontro tra le rette sulle
quali si regge la prospettiva del quadro, che con un andamento a spirale
si spingerebbero al di qua e al di là del piano prospettico. Questo
cerchio bianco è il centro di curvatura del campo. Il modello
elettromagnetico può essere utile a descrivere i "campi di
forze" esistenti tra pz. e terapeuta ma la teoria del
"Campo" non riesce a rappresentare il modello degli elementi
temporali. La condizione del campo elettromagnetico è sempre legato al
modello tratto dalla definizione in fisica di "forza", che è
un concetto della fisica classica. Come tale mi sembra inadeguata a
descrivere gli elementi sempre dinamici nel tempo. Gli elementi emotivi
flottano in sistemi di riferimento spazio temporali con una loro
direzione, verso e modulo in prospettive che sono dettate dalla
"posizione emotiva" del paziente, ma anche da quella del
terapeuta. I vari elementi di distorsione sono quelli che costruiscono
questa sorta di cronotopo attraverso il quale tutto risulta distorto.
Questa è una distorsione "ordinata", che ha un senso e può
essere letta da un terapeuta che segua la situazione emotiva del
paziente.
Ma ancora il disegno di queste linee, per un fisico e per un matematico,
non rappresenta un ombelico, un punto cieco, il non visibile, ma è
inscrivibile in una geometria che è in grado di descrivere questo
andamento: questa geometria è la geometria degli Spazi di Hilbert. Non
a caso un altro psicoanalista parla della pittorica di Escher in altra
forma, ispirandosi, per l'immagine psicodinamica dei "punti
semaforici", a "Relatività" (Ferro, 1996). Rimando il
lettore al capitolo che riguarda la definizione dei "punti
semaforici" nei termini della geometria degli spazi di Hilbert.
Goriano Rugi in un seminario pubblicato su Psychomedia
http://www.psychomedia.it/neuro-amp/98-99-sem/rugi.htm parla dei vari
autori che si sono cimentati nel costruire una visione del concetto di
campo. Considerando la teoria del campo magnetico, ha individuato un
autore, Lewin, che ha influenzato il carattere innovativo della visione
di campo arricchendolo dei connotati relativistici che aggiungono un
allure eretica alla questione. Ma Rugi aggiunge la chiave di lettura
bioniana, che quindi distoglie il lettore dalla attenzione alla fisica
dell'"Entwurf". Lo scritto complesso di Rugi prende le mosse
da una dettagliata storia del concetto di "Campo" in
psicoanalisi descrivendo l'episodio di Kurt Lewin (1935), in cui annota
il tentativo di applicazione della teoria del Campo elettromagnetico
alle dinamiche dei gruppi.
Soffermandosi sullo schema di Corrao, (1981) afferma che nella
situazione analitica di gruppo i vari elementi su cui opera il pensiero
(idee, emozioni, fantasie) di ognuno dei partecipanti vanno a formare un
"campo comune". Corrao postula quindi una "funzione
gamma", che è l'analogo della funzione alfa nella struttura
personale.
Il pittore (sia Escher o van Eyck) fornisce una mente che è al di fuori
di se stesso e dell'astante, di chi guarda l'opera d'arte, perché è la
mente che viene costruita con la prospettiva, con il proporre un punto
di vista diverso. Così è per chi vive, da paziente o da analista,
l'esperienza analitica, che, per dirla con Corrao, vive di un campo
mentale condiviso, che, per gli esempi pittorici citati, è costituito
da tutti gli astanti che vedono "galleria di stampe" o "I
coniugi Arnolfini". Questa visione dell'arte è un modo per
considerare il lavoro psicoanalitico.
Dante, la letteratura, Bachtin, Pierelli
E' un po' difficile pensare alle strutture spiraliformi della cultura
e dell'architettura senza pensare all'opera più famosa della poesia
della lingua italiana. Guarda caso generazioni di esegeti e critici
hanno scritto e considerato la struttura dell'Inferno, Purgatorio e
Paradiso, a cerchi concentrici. Il cammino del Poeta è inevitabilmente
spiraliforme. Una struttura poetica che ritorna molte volte nel tempo e
che ritorna anche come modalità mnemonica del ricordare, ripetere,
elaborare anche nella struttura psicoanalitica.
Sottolineare il valore di questi punti di vista è ben poca cosa
rispetto alla grandezza dell'opera in sé, ma mi piace qui focalizzare
l'aspetto coscienziale del vagare di Dante di girone in girone, con la
dimensione di chi tende a vedere, svincolata dal tempo, ad opera
dell'eternità, la storia del genere umano, citando quasi
esclusivamente, per Dante, solo il genere umano fiorentino e italiano in
generale.
Il tempo qui scorre attraverso il cammino di Dante, e gli eventi che
accadono intorno al poeta dilatano il tempo attorno alle sue vicende,
alle sue richieste, ai racconti delle anime interlocutorie, poiché
eterno è il tempo senza tempo fra le anime. Infatti anche per Dante, la
struttura che intuitivamente accoglie immanente la struttura del tempo
è quella a spirale.
Altri esempi nell'arte possono essere rappresentati in Escher, in
Calvino, in Borges, in Eco, avendo come guida il saggio di M. Bachtin,
Estetica e romanzo, (Bachtin, 1979) in cui l'arte della memoria è
l'impadronirsi dello spazio - tempo da parte della letteratura in senso
artistico. Per fare questo Bachtin parla del concetto di cronotopo, come
una categoria che riguarda la forma ed il contenuto della letteratura.
Nel lungo capitolo "Le forme del tempo e del cronotopo" nel
romanzo, descrive il romanzo greco, il romanzo d'avventure e di costume,
la metamorfosi, eventi extraquotidiani eccezionali: colpa, nemesi,
espiazione, felicità, il processo penale, la biografia e
l'autobiografia antica (le confessioni di Sant'Agostino, di J.J. Rousseu),
il cronotopo folclorico e l'inversione storica, il romanzo cavalleresco,
il cronotopo rabelesiano, , idillico.
Per Borges il paradosso è esposto con la stessa capacità descrittiva
di Escher, ma qui in termini letterari: come infatti a chi guarda
"Galleria di Stampe" succede di vedersi identificato nel
visitatore ritratto di spalle, così in Mille e Una notte:
"nessuna [interpolazione] ci turba quanto quella notte 602, magica
fra tutte. In quella notte il re ode dalla bocca della regina la propria
storia. Ode il principio della storia, che comprende tutte le altre, e
anche - in modo mostruoso - se stessa. Intuisce chiaramente il lettore
la vasta possibilità di codesta interpolazione, il curioso pericolo che
essa nasconde? Che la regina persista, e l'immobile re udrà per sempre
la tronca storia delle Mille e una notte, ora infinita e
circolare...".(P. Odifreddi, 1999 pp. 106-107)
Pierelli scultore segue la stessa poetica dei "cronotopi", che
segue la geometria degli spazi di Hilbert. La luce materializza i corpi
attraverso le geometrie infinite degli spazi di Hilbert.
http://www.icra.it/MG/awards/test.htm; http://www.merzweb.com/viterbo/welcome/laboratorio/realizzazioni/old/iniziative/pier/welcome.htm
.
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NOTE
1 Freud S., Opere Vol.11 pag.477: "... Secondo la testimonianza
dei miei sensi mi trovo sull'Acropoli, solo che non posso crederlo.
..."
2 effetto termico con perdita di energia
3 Nagel T., Che cosa si prova ad essere un pipistrello? In Dennet D.C.,
Hofstadter, D.R., 1981
4 "... soft polaritons ... "
5 "... Abbiamo supposto con Freud che, attraverso salti quantici di
energia (Q, la presentazione delle immagini si converta in
rappresentazione di oggetti di desiderio e di rappresentazioni verbali
simboliche. ..." (Corrao, 1986; Gaburri E.1998 p. 33)
6 al paragrafo sette del cap. I (op. cit. pag. 215)
7 Freud S. Opere Vol. 2, pag. 215
8 Trauma (esperienza sessuale da rimuovere); la rimozione è scalzata da
un'occasione posteriore che ne ridesta il ricordo e la formazione di un
sintomo primario; fase di difesa riuscita che assomiglia alla salute con
compresenza di sintomo primario; fase del "Ritorno del
Rimosso" con formazione di nuovi sintomi con la lotta tra le
rappresentazioni rimosse e l'Io
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