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Descrizione
sintetica delle procedure di cura, dei più diffusi Disturbi d'Ansia,
trattati nello Studio PSIMED
- le descrizioni
fornite, inclusa l'indicazione della durata media della psicoterapia
negli specifici casi, sono indicazioni generali e non possono tenere
conto delle moltissimi variabili individuali e personali -
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Cura dei disturbi di:
-
ANSIA GENERALIZZATA
(senza depressione)
-
ANSIA
SOCIALE
e
FOBIA SOCIALE
-
ANSIA RELAZIONALE
(quando si esprime in
occasione della vita sociale, incontri nuovi, esami, ecc.)
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I passi della
terapia, per i disturbi d'ansia generalizzata, sociale e
relazionale, sono:
- Definizione
e analisi dei sintomi e del disturbo specifico per la
data persona.
- Anamnesi
storica e familiare (si individuano gli elementi causali
che risalgono al passato della persona).
- Questa fase richiede
circa 3 sedute di psicoterapia. In questa fase, se
il paziente dà il consenso, si effettua anche una visita con uno
degli specialisti dello studio, diversi dallo psicoterapeuta (il
neurologo o lo psichiatra).
- Con specifiche tecniche
iniziali, consentire alla persona di diventare consapevole di
come certi suoi automatici sistemi di pensiero e
interpretazione, provocano i sintomi d'ansia, spesso in forma di
"pensiero previsionale". Occorrono circa 2 sedute
di psicoterapia.
- A questo punto si possono
cominciare ad applicare i metodi e le procedure di cura per
risolvere i disturbi d'ansia. I metodi e le procedure di cura,
più frequentemente usati, sono:
-
tecniche di
psicoterapia cognitiva della serie RET (Rational-Emotive
Therapy), con prevalenza d'uso dei metodi RSA (Rational
Self-Analysis) e DIB (Disputing Irrational Beliefs). Lo
psicoterapeuta insegna al paziente cosa/come applicare su di sè
queste tecniche, con riferimento alla metodologia originale di
Albert Ellis. Nel corso di circa 4 sedute di psicoterapia
in genere il paziente ottiene già, grazie a questo metodo, un
decremento dell'ansia di circa il 30/40% rispetto all'intensità
dei sintomi che accusava all'ingresso in psicoterapia.
-
in alcuni casi, prescrizione e somministrazione di psicofarmaci,
quali alprazolam (alcune volte in combinazione con venlafaxina o
paroxetina), a seguito della valutazione di uno dei nostri
specialisti (neurologo o psichiatra), se ha precedentemente
visitato il paziente.
-
tecniche di psicoterapia transazionale e/o psicoterapia
gestaltica: applicazione in seduta della confrontazione
frontale (2 sedie contrapposte), dove lo psicoterapeuta aiuta il
paziente a "spurgare", "proiettare fuori di sè", le
consapevolezze che ha imparato a conseguire nelle sedute
precedenti. Questa fase richiede di solito circa 3 sedute
di psicoterapia.
-
tecniche di analisi transazionale e gestaltiche: lo
psicoterapeuta può usare diversi modi, uno dei quali si fonda
sull'alleanza e la fiducia che intanto il paziente ha
conquistato nei confronti dello psicoterapeuta. Si adopera
allora una tecnica (3 sedie: due occupate dal paziente e il
terapeuta e una terza vuota), nella quale il paziente avrà un
potente guadagno di liberazione e crescita di assertività,
"collocando" sulla sedia vuota chi o ciò per lui/lei è
necessario, a secondo la propria storia personale. Questa fase
richiede di solito altre 3 sedute di psicoterapia.
-
tecniche di analisi transazionale: con procedure
analitiche specifiche + tecniche di rilassamento + tecniche
ipnotiche (quando necessario), il paziente può adesso
approfondire l'analisi del Se' (analisi dei "giochi psicologici"
e del proprio "copione di vita"), imparando a conoscere ea
dominare, in parte, il proprio sistema inconscio. Questa fase
richiede mediamente 5 sedute di psicoterapia.
-
tecniche di psicoterapia cognitiva-comportamentale: lo
psicoterapeuta assegna al paziente degli "homeworks" (compiti a
casa) e insegna al paziente i modi per diventare potente
nell'apprendimento di nuovi comportamenti. Si applicano alcune
tecniche di desensibilizzazione dell'ansia residua. Questa fase
richiede mediamente 5 sedute di psicoterapia.
La durata media dell'intero
ciclo di psicoterapia, per la cura dei disturbi d'ansia
generalizzata, sociale e relazionale, è di 25 sedute di
psicoterapia.
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Cura dei disturbi di:
-
ANSIA
COLLEGATA A FOBIA SPECIFICA
- Nota:
per vedere i dettagli dei sintomi di questa forma di ansia,
clicca sul nome e vedrai la descrizione sintetica o
dettagliata.
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I passi della
terapia per il disturbo d'ansia collegato a fobie specifiche, sono:
- Analisi
accurata della correlazione fra: situazione - oggetto del
quale si sente la fobia - comportamenti di evitamento, da parte
del paziente. Occorrono circa 2 sedute di psicoterapia.
In questa fase, se il paziente dà il consenso, si effettua anche
una visita con uno degli specialisti dello studio, diversi dallo
psicoterapeuta (il neurologo o lo psichiatra).
- Inizio dell'applicazione
delle tecniche e delle procedure terapeutiche specifiche per le
fobie e l'ansia collegata alle fobie. I metodi e le procedure di
cura, più frequentemente usati, sono:
-
addestramento alle tecniche di rilassamento psico-somatico
-
in alcuni casi, prescrizione e somministrazione di psicofarmaci,
quali alprazolam (alcune volte in combinazione con venlafaxina o
paroxetina), a seguito della valutazione di uno dei nostri
specialisti (neurologo o psichiatra), se ha precedentemente
visitato il paziente.
-
applicazione di tecniche di psicoterapia cognitiva abbinate a
modalità RET (in assetto covert), quali la tecnica REI (Rational-Emotive
Imagery). Lo psicoterapeuta addestra e accompagna il paziente in
assetto "covert", alla rappresentazione in studio, della
situazione fobica. Analisi e consapevolezza degli stili
cognitivi adoperati per la propria rappresentazione della
realtà. Analisi delle correlazioni causa-effetto fra pensiero e
risposta ansiosa-fobica. Occorrono circa 6 sedute di
psicoterapia.
- inizio
della fase della psicoterapia comportamentale:
desensibilizzazione semplice e sistematica; flooding in covert
e/o oggettuale; ecc. Occorrono circa 4 sedute di
psicoterapia.
-
tecniche di psicoterapia analitica transazionale, per
consolidare e concludere la terapia: il paziente viene aiutato a
divenire consapevole del "significato simbolico" della fobia;
viene aiutato a divenire assertivo, per mezzo delle tecniche
specifiche AT adatte per questo; viene aiutato a saper
"sostituire" la fobia con nuovi comportamenti decisionali.
Occorrono mediamente 8/10 sedute di psicoterapia.
La durata media dell'intero
ciclo di psicoterapia, per la cura dei disturbi d'ansia
generalizzata, sociale e relazionale, è di 22 sedute di
psicoterapia.
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Cura dei disturbi di:
-
ANSIA
collegata a
PANICO
-
DISTURBO DI PANICO
(con Agorafobia)
-
AGORAFOBIA
(senza Panico)
- Nota:
per vedere i dettagli dei sintomi di ciascuno di queste forme di
ansia, clicca sui loro nomi e vedrai la descrizione
sintetica o dettagliata.
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I passi della
terapia per il disturbo d'ansia collegato a Panico e ad Agorafobia,
sono:
- Analisi
accurata della situazione familiare e di appartenenza del
paziente. In questa fase, se il paziente dà il
consenso, si effettua anche una visita con uno degli specialisti
dello studio, diversi dallo psicoterapeuta (il neurologo o lo
psichiatra).
- Lo psicoterapeuta informa
il paziente che potrebbe essere utile convocare le persone a
lui/lei vicine, per spiegare elementi del panico/agorafobia:
spesso, infatti, questi disturbi risultano molto ostici e
incomprensibili alle persone e nella terapia, a volte, serve la
collaborazione di alcune persone prossime al paziente.
- Inizio dell'applicazione
delle tecniche e delle procedure terapeutiche specifiche per il
disturbo di panico e/o l'agorafobia e l'ansia collegata. I
metodi e le procedure di cura, più frequentemente usati, sono:
-
tecniche di terapia
cognitivo-comportamentale: lo psicoterapeuta
avvia il paziente ai metodi di "monitoraggio continuo del
panico"; tecniche di "ristrutturazione cognitiva focalizzata".
-
tecniche di rilassamento
psico-somatico e addestramento al riconoscimento delle
somatizzazioni; rieducazione della respirazione
-
prescrizione e
somministrazione degli adeguati psicofarmaci: la
cura del panico e dell'agorafobia, spesso richiede la
combinazione integrata fra psicoterapia e psicofarmaci
-
psicoterapia analitica
transazionale: vengono dedicate alcune sedute
analitiche, per consentire al paziente di acquisire la
consapevolezza dei paradossali "vantaggi secondari" della
sindrome panico/agorafobia; questa consapevolezza è spesso
necessaria per prevenire le ricadute
-
psicoterapia in gruppo:
spesso le persone affette da panico/agorafobia, giovano della
psicoterapia in gruppo, per guarire definitivamente dalla loro
patologia.
La durata dell'intero ciclo di
psicoterapia è, nel caso di panico e agorafobia, molto variabile da
soggetto a soggetto.
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Cura dei disturbi di:
-
ANSIA collegata a
OSSESSIONI e
COMPULSIONI
-
DISTURBO OSSESSIVO-COMPULSIVO
-
Nota:
per vedere i dettagli dei sintomi di ciascuno di queste forme di
ansia, clicca sui loro nomi e vedrai la descrizione
sintetica o dettagliata.
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I passi della
terapia per il disturbo d'ansia collegato a Ossessioni e Compulsioni,
sono:
- Analisi
accurata della costellazione ossessiva e/o compulsiva del
paziente: il paziente viene addestrato a compilare un
"diario comportamentale", più un "diario dei rituali"; quando la
sindrome è resa invasiva a causa di forti implicazioni del
"dubbio" e della "incertezza", alla persona vengono fornite
specifiche tecniche di intervento.
- Contestualmente
il paziente viene visitato anche da uno dei nostri specialisti -
neurologo o psichiatra - per l'anamnesi medica da
abbinare a quella psicodiagnostica.
- Si fanno poche
sedute di
psicoterapia iniziale per stabilire, fra paziente e
psicoterapeuta, le migliori modalità: cioè quelle che sono più
sintoniche con le "necessità" del paziente di
evitare qualcosa o di
preferire qualcosa altro, a secondo l'ansia che certe
situazioni possono provocargli, a causa delle sue ossessioni. Lo
psicoterapeuta nella fase iniziale terrà in gran conto la
sensibilità di questo tipo di paziente.
- Inizio dell'applicazione
delle tecniche e delle procedure terapeutiche specifiche per il
disturbo ossessivo-compulsivo e l'ansia collegata. I metodi e le
procedure di cura, più frequentemente usati, sono:
-
psicoterapia
comportamentale: di solito si inizia con la
psicoterapia comportamentale, per verificare la resistenza dei
sintomi alle tecniche che tendono alla riduzione dei
comportamenti compulsivi e delle idee ossessive collegate
(tecniche di mantenimento/attacco ai rituali; tecniche di
immissione di nuovi comportamenti neutralizzanti; tecniche di
gestione degli impulsi ossessivi; tecniche specifiche elaborate
nella nostra esperienza clinica, applicate ai comportamenti
superstiziosi, perfezionisti, ripetitivi dell'ordine e della
pulizia ossessiva.
-
psicoterapia
cognitivo-comportamentale: in questa sindrome
l'esperienza clinica ha favorito la "desensibilizzazione
sistematica", il "flooding" e il "modeling"; le tecniche
cognitive applicate riguardano specialmente il repertorio
relativo alla "prevenzione della risposta", aiutando la persona
ad acquisire progressivamente sempre più potere decisionale e
diminuendo il penoso "sentirsi obbligato a fare".
-
psicoterapia cognitiva:
vengono fornite al paziente modelli tecnici che progressivamente
lo aiutano a sapere "arrestare il pensiero" e a farlo
"ripartire", con la propria volontà; con altre tecniche
cognitive e analitiche transazionali combinate, lo aiutiamo a
imparare a "ritardare progressivamente la risposta
comportamentale dovuta al comando ossessivo"; a volte
applichiamo le tecniche "blow-up".
-
psicoterapia analitica:
accompagniamo il paziente a sapere decidere rituali obbligati e
paradossali, man mano che con l'analisi comprende il significato
dei suoi sintomi.
-
prescrizione e
somministrazione degli adeguati psicofarmaci: la
cura del disturbo ossessivo-compulsivo, molto spesso, se non
sempre, richiede la combinazione integrata fra psicoterapia e
psicofarmaci
La durata dell'intero ciclo di
psicoterapia è, nel caso del disturbo ossessivo-compulsivo, molto
variabile da soggetto a soggetto.
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Ansia, Panico,
Agorafobia: considerazioni diagnostiche
ELEMENTI DI DIAGNOSI NEI
DISTURBI D'ANSIA
- la seguente tabella elenca i più
diffusi Disturbi d'Ansia -

Come meglio descritto nella
sezione
diagnosi
di questo sito, per ciò che riguarda i disturbi psichici difficilmente è
applicabile la normale procedura medica per la diagnosi.
Infatti, poichè la
manifestazione psicopatologica per mezzo dei sintomi non esprime la presenza di
una causa aggredibile, essa esprime, invece, il disagio complessivo della
persona e della storia della sua vita.
Quindi classificare i disturbi
psicologici per mezzo dei sintomi è più che altro una procedura utile a
snellire le comunicazioni fra gli addetti ai lavori. Molto meno utile è,
invece, al fine di stabilire la terapia.
A differenza delle normali malattie
mediche, i disturbi psicologici sono incurabili rispetto ai sintomi, nel senso
che nelle malattie mediche generali riconoscendo i sintomi si riconoscono spesso
anche le cause, quindi diagnosticare per mezzo dei sintomi è corretto ai fini
della cura. Nei disturbi psichici per mezzo dei sintomi non si riconoscono le
cause, quindi la diagnosi sintomatica è da sola inefficace ai fini della cura.
Di conseguenza la classificazione e l'etichettatura diagnostica per mezzo dei
sintomi, se utilizzata da sola, rischia di scimmiottare, in psichiatria, la
procedura medica generale, commettendo un errore clinico non indifferente.
Nei
disturbi psichici si deve diagnosticare ben oltre i sintomi, non una malattia
che spesso non c'è, ma una persona che sempre c'è con tutto il carico della
sua storia di vita ed è infine la persona che va curata, nel senso che va
aiutata a ridecidere e a indirizzarsi verso nuove scelte, mentre frattanto la
solleviamo sintomaticamente per mezzo degli psicofarmaci. Tutto ciò rende la
psicopatologia e la psichiatria qualcosa di molto differente rispetto alla
medicina generale.
"Uno dei principali problemi della psichiatria moderna - ci
dice il Prof. Pellegrino, medico psichiatra - è quello della classificazione dei disturbi mentali che oggi, grazie ai
due sistemi diagnostici maggiormente in uso - DSM-IV edizione Masson, Milano, 1996), dell'American
Psychiatric Association (APA) e I'ICD-10 (Masson, Milano-
dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) - è stato affrontato con attenzione
nell'intento di fornire al clinico precisi criteri diagnostici utili per la gestione del paziente con disturbi psichici."
Non è sempre facile far rientrare un
paziente in un preciso ambito diagnostico, soprattutto per la variabilità dei
quadri clinici che contrastano con l'apparente rigidità dei sistemi diagnostici; un criterio valido consiste
nell'identificazione del sintomo
chiave e nella comprensione graduale della natura del disturbo in esame.
Tale percorso è particolarmente utile in medicina generale in quanto può
contribuire, secondo quanto suggerisce I' OMS, ad identificare e trattare gran
parte dei disturbi psichici al pari di altre patologie, come per esempio
l'ipertensione e il diabete, rinviando allo psichiatra l'esame e la gestione
di quadri clinici più complessi e difficili."
Si
capisce da quanto scrive il Prof. Pellegrino che si tenta di equiparare le
procedure mediche generali e le procedure cliniche in psicologia e psichiatria,
pur ammettendo frattanto che questa operazione in ambito della psicopatologia
non equivale all'ambito medico generale.
CONSIDERAZIONI
DIAGNOSTICHE
Recenti
indagini indicano che oltre il 50% dei pazienti psicopatologici soddisfa la
diagnosi di almeno un secondo disturbo, ed il 75% dei soggetti in trattamento
per abuso o dipendenza da sostanze presenta almeno un altro disturbo mentale.
Per molti soggetti, inoltre, risulta difficile identificare la categoria
diagnostica dì appartenenza, come evidenziato da alcuni studi epidemiologici
che indicano la presenza di un'elevata percentuale di pazienti in cui è
possibile utilizzare solo delle categorie diagnostiche residue, "non meglio
specificate".
Tali
difficoltà, presenti in tutta la medicina, in psicopatologia assumono un
particolare significato, con notevoli conseguenze sul piano terapeutico e
sottolineano l'importanza di un approccio psicosomatico al paziente: bisogna
attingere informazioni dal suo percorso storico, dalle sue difficoltà, dal suo
modo di affrontare i problemi della vita, dalla sua personalità, dal suo
disagio manifesto, dalle tante variabili extracliniche (compresi gli eventi
della vita) che condizionano a volte in modo determinante l'evoluzione del
quadro clinico.
La
presenza di un quadro depressivo in soggetti con disturbi d'ansia è un evento
costante, tanto che alcuni studi sottolineano come oltre il 70% degli stati
d'ansia presenti una sintomatologia depressiva.
Le
problematiche relative al rapporto ansia-depressione appaiono tutt'altro che
risolte, come si rileva dalla presenza di numerosi studi sull'argomento. In
letteratura d'altra parte è noto che, nonostante il termine "nevrosi"
sia ritenuto superato, la diagnosi più frequente che ancora oggi viene fatta,
sia a livello specialistico che dal medico di famiglia, è quella di
"nevrosi ansioso-depressiva".
Dal punto di vista clinico il riconoscimento del tipo di depressione è
fondamentale per l'elaborazione della prognosi e per la corretta gestione
terapeutica del paziente. Una condizione di scoraggiamento, o demoralizzazione
in cui prevalgono vissuti di tristezza e di rabbia per Io stato di salute,
per non sentirsi in forma, è strettamene collegata ai disturbi d'ansia. In
questi casi il soggetto conserva l'interesse per l'ambiente circostante, per la
vita, e riesce a provare piacere per ciò che ama («Fra quattro mesi devo
sposarmi, sono contenta, sto preparando ciò che serve, ho solo la
preoccupazione di non riuscire a gestire la mia ansia»); nei confronti del
futuro si è preoccupati ma fiduciosi («Potrei vivere felice se riuscissi a
liberarmi di questi sintomi»). Non prevale la paura della morte, l'ideazione
suicidaria ed i sensi di colpa non hanno un'intensità rilevante, non vi è la
sensazione di essere dei falliti o di aver commesso errori imperdonabili, si è
comunque in grado di progettare il proprio futuro, anche se con molto timore.
Viceversa, la diagnosi di depressione come entità clinica a se stante (episodio
depressivo maggiore) è prevalentemente caratterizzata dai seguenti sintomi:
1. umore depresso (sentirsi
giù di tono, demotivati, vuoti, tristi e pessimisti);
2. disinteresse per
l'ambiente circostante e per tutto ciò che può dare piacere;
3. significativa perdita o
aumento di peso;
4. problemi di insonnia (è
tipico il risveglio precoce mattutino);
5.
rallentamento psicomotorio o stato di agitazione;
6. perdita di energie
(sensazione di stanchezza e prostrazione);
7. pensieri di morte (vissuti
spesso con un sentimento liberatorio rispetto all'angoscia del vivere);
8. sentimenti di colpa, di
autosvalutazione, di fallimento totale;
9. difficoltà a
concentrarsi, a gestire il quotidiano, tutto sembra difficile e impossibile da
realizzare.
Naturalmente
solo l'esperienza clinica aiuta lo specialista a cogliere l'aspetto
"qualitativo" della depressione, ad individuare nel corso del
colloquio clinico la disperazione dell'esperienza depressiva come vuoto
assoluto, incolmabile e devastante («Deve nascere mio figlio, ma non mi
interessa, non provo alcun piacere, soffro per la mia insensibilità, per il
vuoto che ho dentro, riconosco la grandezza dell'evento, ma mi sento
completamente disinteressato») che si differenzia dall'esperienza ansiosa in
cui prevale la preoccupazione per il futuro ed uno stato di allarme.
Valutare la
diagnosi dei disturbi dello spettro ansioso comporta, per definizione,
l'esclusione di una patologia organica
che possa giustificare i sintomi ed in ogni caso va valutato il quadro fisico
generale del paziente e l'importanza che può assumere la consistenza di un
qualsiasi disturbo
fisico. Dietro ogni sintomo ansioso può infatti mascherarsi un disturbo
organico che va identificato e trattato, anche se nella pratica clinica occorre
valutare di volta in volta il reale significato da attribuire alla componente
psicologica e a quella organica.
In
particolare:
1.
Il sintomo può essere eziologicamente correlato a fattori fisici (ansia
secondaria). Alcune patologie organiche e l'assunzione di sostanze
medicamentose o di abuso (Tabella 7) possono infatti causare sintomi simili a
quelli che si osservano nei disturbi d'ansia; in questi casi vi è un rapporto
diretto tra disturbo fisico, che va identificato e trattato, e lo sviluppo
e il decorso dei sintomi mentali.
2. In uno stesso soggetto disturbi fisici o psichici possono coesistere,
avere pari importanza e influenzarsi reciprocamente (comorbidità). Nella
pratica clinica l'osservazione della frequente associazione di alcune patologie
(ad esempio il prolasso della mitrale con il disturbo da attacchi di panico) non
ha ancora consentito di chiarire il problema, che resta oggetto di osservazione
e di ulteriori studi. Particolarmente interessante è in tale ambito è lo
studio della comorbidità dei disturbi di panico con l'epilessia, i disturbi
vestibolari, l'emicrania, l'amnesia globale transitoria o con le disfunzioni
tiroidee; pari interesse riveste la comorbidità del disturbo
ossessivo-compulsivo con il disturbo di Tourette e altri disturbi da tic, con
l'epilessia del lobo temporale e, occasionalmente, con le complicazioni dei
traumi e delle encefaliti. Si tratta di quadri clinici complessi in cui è
opportuna una collaborazione tra il medico di medicina generale ed altri
specialisti. Inoltre, soprattutto in medicina generale, è frequente il
riscontro di patologie croniche, quali l'ipertensione, il diabete, la
cardiopatia ischemica, l'artrite, l'enfisema, tutte condizioni che possono avere
un ruolo nello sviluppo
o
nell'evoluzione di un disturbo d'ansia. In tali circostanze è opportuno
considerare anche il fatto che si tratta per lo più di soggetti anziani spesso
sottoposti a trattamenti con più farmaci che possono ulteriormente influenzare
il quadro clinico.
3.
Il disturbo psichico rappresenta una reazione al disagio causato da una
patologia organica (ansia reattiva). Oggi si parla di psicooncologia,
psicogeriatria, di assistenza psicologica al paziente infartuato o affetto da
AIDS; in realtà si riscopre l'importanza di valutare le difese del soggetto di
fronte alla gestione di una patologia cronica, invalidante o che conduce alla
morte. La valutazione e la gestione degli aspetti psicologici reattivi ad una
patologia organica può contribuire alla migliore gestione della patologia
stessa; molti studi dimostrano che tale valutazione migliora il decorso della
patologia fisica, riduce ad esempio il tempo di degenza medio di un paziente
infartuato, favorisce l'adesione al programma terapeutico e l'adozione di
misure igieniche di vita, come avviene nel diabetico che oltre all'assunzione
regolare dei farmaci deve attenersi ad una particolare dieta o nell'infartuato
che deve assumere farmaci ed astenersi dal fumo di sigaretta.
La morte di una persona cara, un tracollo
economico, una crisi coniugale, una violenza come lo stupro, o
qualsiasi esperienza che comporta un grave sconvolgimento della vita affettiva
di un soggetto possono avere un significato clinico manifestandosi come quadri
ansiosi che richiedono un intervento deciso da parte del
medico.
In
tali circostanze, in cui è privilegiato il ricorso al medico di famiglia, alla
guardia medica o al pronto soccorso, emerge in primo piano una profonda
sofferenza in relazione ad una perdita di sicurezza: l'individuo non riesce a
padroneggiare la realtà, è completamente disarmato di fronte ad un'esperienza
non tollerabile e vissuta con dolorosa impotenza.
L'
importanza di affrontare in modo adeguato queste circostanze, sia con interventi
farmacologici che psico-terapeutici, è importante per risolvere sia
l'emergenza, sia il cristallizzarsi della sintomatologia in quadri psichiatrici
cronici.
Altre
informazioni e approfondimenti su diagnosi e cura dell' Ansia
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