|
skipped
a
Tabelle diagnostiche per i disturbi
d'ansia
|

PALERMO - Via
Leonardo da Vinci, 111 - Tel. 091.6820331 - 331.2058233 -
Email
§
Descrizione
sintetica delle nostre procedure di cura nei Disturbi d'Ansia
- le descrizioni
fornite, inclusa l'indicazione della durata media della psicoterapia
negli specifici casi, sono indicazioni generali e non possono tenere
conto delle moltissimi variabili individuali e personali -
- Cliccare qui per accedere alla nostra
"Psicoterapia Convenzionata" |
|
Cura dei disturbi di:
-
ANSIA GENERALIZZATA
(senza depressione)
-
ANSIA
SOCIALE
-
FOBIA SOCIALE
-
ANSIA RELAZIONALE
(quando si esprime in
occasione della vita sociale, incontri nuovi, esami, ecc.)
|
I passi della
terapia, per i disturbi d'ansia generalizzata, sociale e
relazionale, sono:
- Definizione
e analisi dei sintomi e del disturbo specifico per la
data persona.
- Anamnesi
storica e familiare (si individuano gli elementi causali
che risalgono al passato della persona).
- Questa fase richiede
circa 3 sedute di psicoterapia. In questa fase, se
il paziente dà il consenso, si effettua anche una visita con uno
degli specialisti dello studio, diversi dallo psicoterapeuta (il
neurologo o lo psichiatra).
- Con specifiche tecniche
iniziali, consentire alla persona di diventare consapevole di
come certi suoi automatici sistemi di pensiero e
interpretazione, provocano i sintomi d'ansia, spesso in forma di
"pensiero previsionale". Occorrono circa 2 sedute
di psicoterapia.
- A questo punto si possono
cominciare ad applicare i metodi e le procedure di cura per
risolvere i disturbi d'ansia. I metodi e le procedure di cura,
più frequentemente usati, sono:
-
tecniche di
psicoterapia cognitiva della serie RET (Rational-Emotive
Therapy), con prevalenza d'uso dei metodi RSA (Rational
Self-Analysis) e DIB (Disputing Irrational Beliefs). Lo
psicoterapeuta insegna al paziente cosa/come applicare su di sè
queste tecniche, con riferimento alla metodologia originale di
Albert Ellis. Nel corso di circa 4 sedute di psicoterapia
in genere il paziente ottiene già, grazie a questo metodo, un
decremento dell'ansia di circa il 30/40% rispetto all'intensità
dei sintomi che accusava all'ingresso in psicoterapia.
-
in alcuni casi, prescrizione e somministrazione di psicofarmaci,
quali alprazolam (alcune volte in combinazione con venlafaxina o
paroxetina), a seguito della valutazione di uno dei nostri
specialisti (neurologo o psichiatra), se ha precedentemente
visitato il paziente.
-
tecniche di psicoterapia transazionale e/o psicoterapia
gestaltica: applicazione in seduta della confrontazione
frontale (2 sedie contrapposte), dove lo psicoterapeuta aiuta il
paziente a "spurgare", "proiettare fuori di sè", le
consapevolezze che ha imparato a conseguire nelle sedute
precedenti. Questa fase richiede di solito circa 3 sedute
di psicoterapia.
-
tecniche di analisi transazionale e gestaltiche: lo
psicoterapeuta può usare diversi modi, uno dei quali si fonda
sull'alleanza e la fiducia che intanto il paziente ha
conquistato nei confronti dello psicoterapeuta. Si adopera
allora una tecnica (3 sedie: due occupate dal paziente e il
terapeuta e una terza vuota), nella quale il paziente avrà un
potente guadagno di liberazione e crescita di assertività,
"collocando" sulla sedia vuota chi o ciò per lui/lei è
necessario, a secondo la propria storia personale. Questa fase
richiede di solito altre 3 sedute di psicoterapia.
-
tecniche di analisi transazionale: con procedure
analitiche specifiche + tecniche di rilassamento + tecniche
ipnotiche (quando necessario), il paziente può adesso
approfondire l'analisi del Se' (analisi dei "giochi psicologici"
e del proprio "copione di vita"), imparando a conoscere ea
dominare, in parte, il proprio sistema inconscio. Questa fase
richiede mediamente 5 sedute di psicoterapia.
-
tecniche di psicoterapia cognitiva-comportamentale: lo
psicoterapeuta assegna al paziente degli "homeworks" (compiti a
casa) e insegna al paziente i modi per diventare potente
nell'apprendimento di nuovi comportamenti. Si applicano alcune
tecniche di desensibilizzazione dell'ansia residua. Questa fase
richiede mediamente 5 sedute di psicoterapia.
La durata media dell'intero
ciclo di psicoterapia, per la cura dei disturbi d'ansia
generalizzata, sociale e relazionale, è di 25 sedute di
psicoterapia.
|
Cura dei disturbi di:
-
ANSIA
COLLEGATA A FOBIA SPECIFICA
- Nota:
per vedere i dettagli dei sintomi di questa forma di ansia,
clicca sul nome e vedrai la descrizione sintetica o
dettagliata.
|
I passi della
terapia per il disturbo d'ansia collegato a fobie specifiche, sono:
- Analisi
accurata della correlazione fra: situazione - oggetto del
quale si sente la fobia - comportamenti di evitamento, da parte
del paziente. Occorrono circa 2 sedute di psicoterapia.
In questa fase, se il paziente dà il consenso, si effettua anche
una visita con uno degli specialisti dello studio, diversi dallo
psicoterapeuta (il neurologo o lo psichiatra).
- Inizio dell'applicazione
delle tecniche e delle procedure terapeutiche specifiche per le
fobie e l'ansia collegata alle fobie. I metodi e le procedure di
cura, più frequentemente usati, sono:
-
addestramento alle tecniche di rilassamento psico-somatico
-
in alcuni casi, prescrizione e somministrazione di psicofarmaci,
quali alprazolam (alcune volte in combinazione con venlafaxina o
paroxetina), a seguito della valutazione di uno dei nostri
specialisti (neurologo o psichiatra), se ha precedentemente
visitato il paziente.
-
applicazione di tecniche di psicoterapia cognitiva abbinate a
modalità RET (in assetto covert), quali la tecnica REI (Rational-Emotive
Imagery). Lo psicoterapeuta addestra e accompagna il paziente in
assetto "covert", alla rappresentazione in studio, della
situazione fobica. Analisi e consapevolezza degli stili
cognitivi adoperati per la propria rappresentazione della
realtà. Analisi delle correlazioni causa-effetto fra pensiero e
risposta ansiosa-fobica. Occorrono circa 6 sedute di
psicoterapia.
- inizio
della fase della psicoterapia comportamentale:
desensibilizzazione semplice e sistematica; flooding in covert
e/o oggettuale; ecc. Occorrono circa 4 sedute di
psicoterapia.
-
tecniche di psicoterapia analitica transazionale, per
consolidare e concludere la terapia: il paziente viene aiutato a
divenire consapevole del "significato simbolico" della fobia;
viene aiutato a divenire assertivo, per mezzo delle tecniche
specifiche AT adatte per questo; viene aiutato a saper
"sostituire" la fobia con nuovi comportamenti decisionali.
Occorrono mediamente 8/10 sedute di psicoterapia.
La durata media dell'intero
ciclo di psicoterapia, per la cura dei disturbi d'ansia
generalizzata, sociale e relazionale, è di 22 sedute di
psicoterapia.
|
|
Cura dei disturbi di:
-
ANSIA
collegata a
PANICO
-
DISTURBO DI PANICO
(con Agorafobia)
-
AGORAFOBIA
(senza Panico)
- Nota:
per vedere i dettagli dei sintomi di ciascuno di queste forme di
ansia, clicca sui loro nomi e vedrai la descrizione
sintetica o dettagliata.
|
I passi della
terapia per il disturbo d'ansia collegato a Panico e ad Agorafobia,
sono:
- Analisi
accurata della situazione familiare e di appartenenza del
paziente. In questa fase, se il paziente dà il
consenso, si effettua anche una visita con uno degli specialisti
dello studio, diversi dallo psicoterapeuta (il neurologo o lo
psichiatra).
- Lo psicoterapeuta informa
il paziente che potrebbe essere utile convocare le persone a
lui/lei vicine, per spiegare elementi del panico/agorafobia:
spesso, infatti, questi disturbi risultano molto ostici e
incomprensibili alle persone e nella terapia, a volte, serve la
collaborazione di alcune persone prossime al paziente.
- Inizio dell'applicazione
delle tecniche e delle procedure terapeutiche specifiche per il
disturbo di panico e/o l'agorafobia e l'ansia collegata. I
metodi e le procedure di cura, più frequentemente usati, sono:
-
tecniche di terapia
cognitivo-comportamentale: lo psicoterapeuta
avvia il paziente ai metodi di "monitoraggio continuo del
panico"; tecniche di "ristrutturazione cognitiva focalizzata".
-
tecniche di rilassamento
psico-somatico e addestramento al riconoscimento delle
somatizzazioni; rieducazione della respirazione
-
prescrizione e
somministrazione degli adeguati psicofarmaci: la
cura del panico e dell'agorafobia, spesso richiede la
combinazione integrata fra psicoterapia e psicofarmaci
-
psicoterapia analitica
transazionale: vengono dedicate alcune sedute
analitiche, per consentire al paziente di acquisire la
consapevolezza dei paradossali "vantaggi secondari" della
sindrome panico/agorafobia; questa consapevolezza è spesso
necessaria per prevenire le ricadute
-
psicoterapia in gruppo:
spesso le persone affette da panico/agorafobia, giovano della
psicoterapia in gruppo, per guarire definitivamente dalla loro
patologia.
La durata dell'intero ciclo di
psicoterapia è, nel caso di panico e agorafobia, molto variabile da
soggetto a soggetto.
|
|
Cura dei disturbi di:
-
ANSIA collegata a
OSSESSIONI e
COMPULSIONI
-
DISTURBO OSSESSIVO-COMPULSIVO
-
Nota:
per vedere i dettagli dei sintomi di ciascuno di queste forme di
ansia, clicca sui loro nomi e vedrai la descrizione
sintetica o dettagliata.
|
I passi della
terapia per il disturbo d'ansia collegato a Ossessioni e Compulsioni,
sono:
- Analisi
accurata della costellazione ossessiva e/o compulsiva del
paziente: il paziente viene addestrato a compilare un
"diario comportamentale", più un "diario dei rituali"; quando la
sindrome è resa invasiva a causa di forti implicazioni del
"dubbio" e della "incertezza", alla persona vengono fornite
specifiche tecniche di intervento.
- Contestualmente
il paziente viene visitato anche da uno dei nostri specialisti -
neurologo o psichiatra - per l'anamnesi medica da
abbinare a quella psicodiagnostica.
- Si fanno poche
sedute di
psicoterapia iniziale per stabilire, fra paziente e
psicoterapeuta, le migliori modalità: cioè quelle che sono più
sintoniche con le "necessità" del paziente di
evitare qualcosa o di
preferire qualcosa altro, a secondo l'ansia che certe
situazioni possono provocargli, a causa delle sue ossessioni. Lo
psicoterapeuta nella fase iniziale terrà in gran conto la
sensibilità di questo tipo di paziente.
- Inizio dell'applicazione
delle tecniche e delle procedure terapeutiche specifiche per il
disturbo ossessivo-compulsivo e l'ansia collegata. I metodi e le
procedure di cura, più frequentemente usati, sono:
-
psicoterapia
comportamentale: di solito si inizia con la
psicoterapia comportamentale, per verificare la resistenza dei
sintomi alle tecniche che tendono alla riduzione dei
comportamenti compulsivi e delle idee ossessive collegate
(tecniche di mantenimento/attacco ai rituali; tecniche di
immissione di nuovi comportamenti neutralizzanti; tecniche di
gestione degli impulsi ossessivi; tecniche specifiche elaborate
nella nostra esperienza clinica, applicate ai comportamenti
superstiziosi, perfezionisti, ripetitivi dell'ordine e della
pulizia ossessiva.
-
psicoterapia
cognitivo-comportamentale: in questa sindrome
l'esperienza clinica ha favorito la "desensibilizzazione
sistematica", il "flooding" e il "modeling"; le tecniche
cognitive applicate riguardano specialmente il repertorio
relativo alla "prevenzione della risposta", aiutando la persona
ad acquisire progressivamente sempre più potere decisionale e
diminuendo il penoso "sentirsi obbligato a fare".
-
psicoterapia cognitiva:
vengono fornite al paziente modelli tecnici che progressivamente
lo aiutano a sapere "arrestare il pensiero" e a farlo
"ripartire", con la propria volontà; con altre tecniche
cognitive e analitiche transazionali combinate, lo aiutiamo a
imparare a "ritardare progressivamente la risposta
comportamentale dovuta al comando ossessivo"; a volte
applichiamo le tecniche "blow-up".
-
psicoterapia analitica:
accompagniamo il paziente a sapere decidere rituali obbligati e
paradossali, man mano che con l'analisi comprende il significato
dei suoi sintomi.
-
prescrizione e
somministrazione degli adeguati psicofarmaci: la
cura del disturbo ossessivo-compulsivo, molto spesso, se non
sempre, richiede la combinazione integrata fra psicoterapia e
psicofarmaci
La durata dell'intero ciclo di
psicoterapia è, nel caso del disturbo ossessivo-compulsivo, molto
variabile da soggetto a soggetto.
|
Introduzione
L' ansia si
presenta in diverse situazioni, differenti fra loro.
Essa può essere sia
sintomo di una più complessa situazione clinica e sia sintomo di un disturbo d'
ansia a se stante.
Come spiegato più estesamente in altri documenti di questo
sito, la diagnosi per i disturbi psicologici e mentali, deve essere fatta con
grande attenzione verso la persona, non solo limitandosi alla sintomatologia.
Tuttavia, al fine di semplificare l' elencazione dei sintomi che si possono
presentare in una persona disturbata, è prassi clinica, come si fa anche in
medicina generale, prestabilire quadri sintomatici, chiamati sindromi, ai quali
si attribuisce un titolo diagnostico, per cui ad un certo titolo deve
corrispondere la copresenza di determinati sintomi. Esistono manuali che
raccolgono questi titoli, o raggruppamenti di sintomi, in modo che tutti gli
operatori sanitari siano omogenei fra loro quando occorre stabilire l'etichetta
diagnostica a fronte di una persona che presenta un' associazione di sintomi.
Conviene comunque sempre insistere nel sottolineare che in campo psicologico la
diagnosi sintomatica deve essere subordinata alla ben più significativa
psicodiagnosi, che include la persona ben oltre i sintomi che presenta. Infatti
i disturbi psicologici non possono essere curati con riguardo ai sintomi, come
nella maggior parte delle altre malattie mediche, ma con riguardo alla persona
globale. Per questo, per la terapia, abbiamo a disposizione sia mezzi
sintomatici, che mezzi curativi.
Le tabelle che
seguono sono quelle ufficialmente stabilite dall' APA, American Psychiatric
Association, pubblicate nei manuali DSM, oggi giunto alla 4a edizione, e
internazionalmente adottate dalla maggior parte degli organismi scientifici a
livello ineternazionale. Il DSM è praticamente il manuale ufficiale cui si
rivolge lo specialista per codificare l'etichetta diagnostica in presenza di
sintomi, secondo un linguaggio ufficialmente adottato dagli specialisti.
Possono presentarsi accoppiati, oppure
autonomamente.
|
 |
Un attacco di panico è un periodo discreto di timore o di disagio
intenso che è associato con numerosi sintomi somatici e cognitivi (DSM-IV). Questi sintomi includono le palpitazioni, sudarazione intensa,
tremori, difficoltà respiratorie, sensazioni di soffocamento, dolore toracico, la nausea
e l' afflizione, capogiri o vertigini, le sensazioni di formicolio e sensazioni di caldo-freddo, l'
arrossimento e disturbi gastrointestinali.'
Gli attacchi hanno tipicamente un inizio brusco, raggiungendo l' intensità massima in 10 - 15 minuti.
La maggior parte della gente segnala un timore di impazzire, morire e di perdere il controllo delle emozioni o del comportamento. Le
esperienze provocano generalmente uno stimolo forte a evitare o sfuggire il posto in cui l' attacco comincia e, quando il disturbo è connesso con
dolore toracico o la difficoltà respiratoria, ciò provoca frequentemente l'impulso
a cercare l'intervento di emergenza dell' ospedale o altro tipo di assistenza urgente. Tuttavia un attacco dura raramente
più di 30 minuti.
La pratica diagnostica in vigore specifica che un attacco di panico
deve essere caratterizzato almeno da quattro dei sintomi somatici e cognitivi collegati descritti precedentemente. L' attacco di panico
è distinto da altre forme di ansia dalla relativa intensità e dalla relativa natura improvvisa e episodica. Gli attacchi di panico
possono più ulteriormente essere caratterizzati dal rapporto fra l' inizio dell' attacco e la presenza o l' assenza dei fattori
situazionali. Per esempio, un attacco di panico può essere descritto come inatteso, collegato alla situazione del momento, o favorito dalla situazione (
insorgendo solitamente, ma non invariabilmente, in una situazione particolare). Inoltre vi sono forme attenuate o con sintomi ridotti, degli
attacchi di panico.
Gli attacchi di panico non sono sempre indicativi di un disturbo
mentale e, al contrario, fino al 10 per cento della gente in buona salute avvertono un attacco isolato di panico all' anno
(Barlow, 1988;Klerman ed altri, 1991). Gli attacchi di panico inoltre non sono sempre indicativi del disturbo di panico. Si presentano
comunemente nel corso della fobia sociale, del disturbo generalizzato di ansia e del disturbo depressivo principale
(DSM-IV).
Il disturbo di panico è diagnosticato quando una persona ha avvertito almeno due attacchi inattesi di panico e sviluppa la
preoccupazione o la preoccupazione persistente circa avere ulteriori attacchi o cambia il suo comportamento per evitare o minimizzare tali
attacchi. Considerando che il numero e la severità degli attacchi varia ampiamente, il comportamento di evitamento e di preoccupazione, sono
caratteristiche essenziali. La diagnosi è inapplicabile quando gli attacchi sono presunti essere stati causati da una droga o un farmaco o
un disordine medico generale, quale ipertiroidismo.
I tassi, nel corso della vita, d'un disordine di panico di 2 - 4
per cento ed i tassi di un anno di circa 2 per cento sono documentati costantemente negli studi epidemiologici
(Kessler ed altri, 1994; Weissman ed altri, 1997) (tabella 4-1). Il disordine di panico è complicato frequentemente da disordine depressivo principale
(comorbidità di corso della
vita di 50 - 65 per cento) e da alcolismo e da disordini di abuso della sostanza (una comorbidità del 20- 30 per cento)
(Keller & Hanks, 1994; Magee ed altri, 1996;Liebowitz, 1997). Il disordine di panico inoltre simultaneamente è
diagnosticato, o coesiste, con altri disordini specifici di ansia, compresa la fobia sociale (fino a 30 per cento), disordine
generalizzato di ansia (fino a 25 per cento), la fobia specifica (fino a 20 per cento) ed il disordine ossessivo e ossessivo-compulsivo
(fino a 10 per cento) (DSM-IV). Come discusso successivamente, circa la metà delle persone con disordine di panico ad un certo punto sviluppa talmente il comportamento di
evitamento, da richiedere una descrizione separata,
disordine di panico con o senza agorafobia.
Il disordine di panico è circa due volte più comune fra le donne quanto fra gli uomini
(Associazione Psichiatrica Americana, 1998). L' età dell'
insorgenza è più comune fra l'adolescenza e la vita medio-adulta.
Relativamente rara oltre i 50 anni. Vi è continuità inerente allo sviluppo, fra le sindromi di ansia della
gioventù, quale disordine di ansia di separazione. Tipicamente, un' età giovane all' inizio del disordine di panico, include i rischi
più grandi di comorbidità, di cronicità e di danno. Il disordine di panico è una condizione familiare e può essere distinto dai disordini
depressivi dagli studi della famiglia.
Vedi altre
informazioni su: Panico
e Agorafobia
|
Torna
su
|
 |
L' agorafobia, termine antico, è tradotto dal greco come "timore d'un mercato aperto". L' agorafobia oggi descrive l' ansia severa e
dominante circa essere nelle situazioni da cui la fuga potrebbe risultare difficile o l' evitare le situazioni come essere da soli
fuori casa, viaggiare in automobile, in un bus, o in
un aeroplano, o stare in una zona affollata (DSM-IV).
La maggior parte della gente che si presenta agli specialisti di salute mentale, sviluppa l' agorafobia dopo l' inizio di disordine di panico
(Associazione Psichiatrica Americana, 1998). L' agorafobia è intesa come un negativo risultato degli attacchi ripetuti di panico e la preoccupazione del comportamento di evitamento
successivo (Barlow, 1988). Quindi, la diagnosi convenzionale di disturbo di panico con agorafobia è stata stabilita. Tuttavia, per
quella persone che non rispondono ai test di verifica completi per disturbo di panico, la
diagnosi convenzionale di agorafobia senza storia di disturbo di panico è usata (DSM-IV).
La prevalenza di un anno di agorafobia è circa 5 per cento
(tabella 4-1). L' agorafobia è presente più comunemente circa il doppio fra le
donne rispetto agli uomini (Magee ed altri, 1996). La differenza fra i due sessi
può essere attribuibile ai fattori socio-culturali che consentono l' espressione delle
strategie di evitamento alle donne (DSM-IV), anche se altre spiegazioni sono possibili.
|
Torna
su

Torna
su

Torna
su
|
 |
Queste circostanze comuni, sono caratterizzate da profondo timore di oggetti o di situazioni specifiche
(DSM-IV). L' esposizione all'
oggetto della fobia, nella vita reale o nell' immaginazione, o per mezzo di video, suscita invariabilmente ansia intensa, che può includere l' attacco di panico, limitatamente alla situazione. Gli adulti
riconoscono generalmente che questo timore intenso è irrazionale.
Tuttavia, evitano tipicamente lo stimolo fobico, o resistono all' esposizione con grande difficoltà. Le fobie specifiche più
comuni includono i seguenti stimoli o situazioni temuti: animali (particolarmente serpenti, roditori, uccelli e cani); insetti
(particolarmente ragni ed api o calabroni); altezze; ascensori; volo; azionamento dell' automobile; acqua; tempeste; e sangue o
iniezioni.
Circa 8 per cento della popolazione adulta soffre da una a più fobie specifiche durante 1 anno (tabella 4-1). Tassi molto
più alti sarebbero registrati, se fossero impiegati requisiti diagnostici meno rigorosi relativi al comportamento di evitamento e patologie funzionali.
Tipicamente le fobie specifiche cominciano nell' infanzia, anche se c'è un secondo picco dell' insorgenza nel 20s centrale dell' età
adulta (DSM-IV). La maggior parte delle fobie persiste spontaneamente per anni o persino decenni e relativamente poche guariscono spontaneamente o senza
trattamento.
Le fobie specifiche non derivano generalmente da esposizione ad un singolo evento traumatico (per esempio, se morsi da un cane o
annegamento) (Marks, 1969). Piuttosto, vi è prova di fobie in altri membri della
famiglia e di apprendimento sociale o di fobie vicarie di altre fobie. Gli attacchi spontanei e inattesi di panico inoltre sembrano svolgere un ruolo nello sviluppo di fobie
specifiche, anche se il modello particolare dell' evitamento è molto più focale e circoscritto.
Le fobie possono
riguardare diversi oggetti. Ecco alcuni esempi:

|
Torna
su
|
 |
La fobia sociale, anche conosciuta come disturbo sociale di ansia, descrive la persona con ansia profonda e persistente nelle situazioni
sociali, comprese le prestazioni e il parlare in pubblico (Ballenger ed altri, 1998). L' elemento critico del terrore è la possibilità
di imbarazzo o di apparire ridicolo. Come le fobie specifiche, la paura è riconosciuta dagli adulti come eccessiva o irragionevole, ma la
situazione sociale temuta è evitata o è tollerata con grande disagio. Molta gente con
fobia sociale è oppressa da preoccupazioni che altri vedranno i loro sintomi di ansia (cioè,
tremore, sudorazione, o arrossimento); o noteranno le loro pause o il parlare veloce; o li giudicheranno come timorosi e deboli, stupidi, o pazzi. La paura
dello svenimento e di perdita del controllo intestinale o della funzione della vescica, o di perdita della coscienza, o vuoti di memoria, non sono inoltre rari. Le fobie sociali sono associate generalmente
con ansia anticipatoria significativa nei giorni o settimane precedenti l' evento temuto, che a sua volta può più ulteriormente handicappare le prestazioni ed intensificare l' imbarazzo.
La prevalenza di un anno di fobia sociale varia da 2 a 7 per cento (tabella 4-1), anche se la cifra più bassa includa probabilmente
il maggior numero di persone che avverte il danno e l' afflizione più significativi. La fobia sociale è più comune nelle donne (Wells ed altri, 1994). La fobia sociale comincia tipicamente nell' infanzia o
adolescenza e, per molte, è associato con le caratteristiche di vergogna, di umiliazione in pubblico e di inibizione
(Kagan ed altri, 1988). L' imbarazzo severo, o altre esperienze stressanti possono provocare un' intensificazione delle difficoltà
(Barlow, 1988). Una volta che il disordine è stabilito, le remissioni complete sono rare senza trattamento. Più comunemente, la severità
dei sintomi ed i peggioramenti tendono ad oscillare rispetto alle richieste lavorative o scolastiche ed alla stabilità dei rapporti sociali. I
dati preliminari suggeriscono che la fobia sociale sia familiare. |
Torna
su
Possono presentarsi in una sindrome autonoma, oppure in
un quadro di disturbo di personalità, oppure anche in altre situazioni più
complesse, come alcune malattie mentali psicotiche. Qui segue soltanto il quadro
del DOC, Disturbo Ossessivo Compulsivo.
|
 |

|
|
Le ossessioni sono pensieri, impulsi, o immagini ricorrenti e intrusive che sono percepite come inadeguate, grottesche, o sono proibite
(DSM-IV). Le ossessioni, che producono ansia e profonda afflizione, sono chiamate ego-alien o ego-dstoniche perché
il loro contenuto è abbastanza diverso dai pensieri che la persona ha solitamente. Le ossessioni sono percepite spesso come incontrollabili
ed i timori del sofferente sono che perderà il controllo e si comporterà secondo tali pensieri o impulsi. I temi comuni includono la
contaminazione con i germi o fluidi fisiologici, dubbi (cioè, la
preoccupazione che qualche cosa di importante è stato trascurato o che il sofferente involontariamente ha creato danno a qualcuno), ordine
o simmetria, o perdita di controllo degli impulsi violenti o sessuali.
Le compulsioni sono comportamenti ripetuti o atti mentali che riducono l' ansia che accompagna un'ossessione o una previsione che possa accadere un certo evento
temuto (DSM-IV). Le compulsioni includono sia i comportamenti evidenti, come il lavaggio delle mani, o il controllo, che
gli atti mentali compreso il conteggio o pregare. Non insolitamente, i rituali compulsivi prendono lunghi periodi di tempo, persino ore,
per essere completati. Per esempio, il lavaggio ripetuto delle mani, progettato per rimediare l' ansia circa la contaminazione, è una causa
comune della dermatite da contatto.
Anche se una volta si riteneva che il disturbo fosse raro, ora è
stato documentato che abbia una prevalenza di un anno di 2,4 per cento. Il disturbo ossessivo-compulsivo è ugualmente comune fra gli uomini e
le donne.
Il disturbo ossessivo-compulsivo comincia tipicamente nell' adolescenza, o nel giovane adulto (maschi) o nella giovane
adulta (femmine) (Burke ed altri, 1990; DSM-IV). Per la maggior parte, il decorso è oscillante e, come il disordine generalizzato
di ansia, le esacerbazioni dei sintomi sono associate solitamente con lo stress
della vita. Le comorbidità comuni includono il disordine depressivo principale ed altri disordini di ansia. Circa il 20 - 30 per
cento della gente in campioni clinici con disordine ossessivo-compulsivo segnalano una storia di tics e circa un quarto dell'insieme di questa gente corrisponde ai test di verifica completi
per il disturbo di Tourette (DSM-IV). Per contro, fino a 50 per cento della gente con disordine di Tourette sviluppano il disordine
ossessivo-compulsivo (Pitman ed altri, 1987).
Il disordine ossessivo-compulsivo ha un modello familiare libero e una specificità familiare piuttosto più alta che la
maggior parte degli altri disordini di ansia. Ancora, c'è un rischio aumentato di disordine ossessivo-compulsivo fra i
parenti di primo-grado con disordine di Tourette. Altri disturbi mentali che possono fare parte dello spettro del disordine
ossessivo-compulsivo includono la tricotillomania (tirarsi compulsivamente i capelli), taccheggio
compulsivo, il gioco ed i disordini del comportamento sessuale (Hollander, 1996). Le ultime
circostanze sono in qualche modo discrepanti perché i comportamenti
compulsivi sono meno ritualistici e rendono alcuni risultati piacevoli o gratificanti. Il disordine dismorfico del corpo è una
circostanza circoscritta in cui il comportamento compulsivo ed ossessivo verte su una preoccupazione circa l' apparenza di sè (cioè,
la sindrome della bruttezza immaginaria) (Phillips, 1991). |
Torna
su
|
 |
Il disordine acuto di stress si riferisce all' ansia ed ai disturbi del comportamento che si sviluppano entro il primo mese
dopo esposizione ad un trauma estremo. In generale, i sintomi d'un disordine acuto di
stress cominciano durante o subito dopo il trauma.
Tali eventi traumatici estremi includono la violenza o l' aggressione fisica severa, esperienze di prossimità di morte, incidenti,
testimonianza di un omicidio ed il combattimento. Il sintomo di
dissociazione, che riflette una separazione percepita nella mente, dalla condizione
impressionante, o persino dal corpo, è una caratteristica critica. La dissociazione inoltre è caratterizzata da
un senso del mondo come in uno stato sognante, o posto irreale, e può essere
accompagnata da difficoltà di memoria circa gli eventi specifici, che nella forma severa è conosciuta come amnesia dissociativa. Altre
caratteristiche d'un disordine acuto di stress includono i sintomi di ansia generalizzata e
ipervigilanza, dell' evitare le situazioni o gli
stimoli che richiamano la memoria del trauma e dei ricordi persistenti e intrusivi dell' evento, dei
sogni, o delle immagini visive ricorrenti o di pensiero.
Se i sintomi e disturbi del comportamento del disordine acuto di stress persistono per più di 1 mese e se queste caratteristiche sono
associate con danno funzionale o afflizione significativa del sofferente,
la diagnosi cambia a disordine post-traumatico di stress. Il disordine post-traumatico di
stress più precisamente è definito in DSM-IV come avente tre sottoforme: acuta (< una durata dei 3
mesi), cronici (> una durata dei 3 mesi) ed insorgenza ritardata (sintomi sono cominciati almeno 6 mesi dopo l'esposizione al trauma).
In virtù della natura più continua del disordine post-traumatico
di stress (riguardante disordine acuto di stress), un certo numero di cambiamenti, compresa la autostima diminuita, perdita di fiducia
circa la gente o la società, disperazione, un senso permanente di essere danneggiato e le difficoltà nei rapporti
precedentemente stabiliti, sono osservati tipicamente. L' abuso di sostanze si sviluppa spesso, particolarmente coinvolgendo l' alcool,
la marijuana e le droghe sedativo-ipnotiche.
Circa il 50 per cento dei casi del disturbo post-traumatico di disordine di stress, recede entro 6 mesi. Per il resto, il disordine persiste
tipicamente per gli anni e può dominare lo studio longitudinale della vita dei pazienti. Il 15 per cento dei veterani del Vietnam, per esempio, ha sofferto del disordine
post-traumatico di stress, per 19 anni dopo l'esposizione al combattimento (citata in MFARLANE & in
Yehuda, in 1996). Nella
popolazione in genere, la prevalenza di un anno è quasi due volte circa 3,6 per cento, con le donne che hanno la prevalenza sugli uomini
(Kessler ed altri, 1995). I più alti tassi di
disordine post-traumatico di stress sono stati trovati fra le donne che sono vittime del crimine, particolarmente violenza, così come fra i
superstiti dei campi di concentramento e di tortura (Yehuda, 1999). In generale, fra quelli esposti al trauma estremo, circa 9 per cento sviluppano il disordine post-traumatico di
stress (Breslau ed altri, 1998).
La subforma acuta del disordine post-traumatico di stress è distinto dal disordine acuto di
stress, poiché quest'ultimo si risolve entro la fine del primo mese, mentre il precedente persiste
fino a 3 mesi. Se la circostanza persiste oltre 3 mesi di durata, la diagnosi è cambiata di nuovo alla subforma post-traumatica cronica
di disordine di stress (DSM-IV).
|

Torna
su

Torna
su

Ansia generalizzata: vedi descrizione, diagnosi e terapia
Torna
su
11-
Disturbo d'ansia
dovuto a condizioni e malattie mediche generali

Torna
su


Torna
su
|