Considerazioni
introduttive
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Le condizioni di disturbo d' ansia che si presentano alla nostra
attenzione, sono, come spesso accade, molto variabili e intimamente correlate
alla persona nella sua unicità.
Questi disturbi non hanno, come la maggior
parte dei disturbi psicologici, un andamento monotono e prevedibile, come accade
nella maggior parte delle malattie mediche, proprio perchè la loro causa non
è, come nelle vere malattie mediche, ricinoscibile in un agente indipendente
dalla storia della persona.
Poichè ogni persona ha avuto ed ha una storia
personalmente unica ed irripetibile, di conseguenza anche il disturbo d' ansia
di volta in volta assume caratteristiche uniche e individuali e così anche la
cura deve essere stabilita sulla unicità della persona.
In realtà il controllo
dei sintomi per mezzo degli psicofarmaci può anche avvenire secondo uno
standard terapeutico, ma la cura vera e propria che tenda ad andare sino alla
sorgente intima e personale del disturbo, non può essere standardizzata e deve
invece essere tagliata, dallo specialista psicoterapeuta, esattamente sulle
caratteristiche della data persona,volta per volta. |
Il
Prof. Ferdinando Pellegrino, specialista in psichiatria ed esperto in medicina
psicosomatica, ha riportato i seguenti esempi riferiti ad alcuni suoi pazienti,
che noi riproduciamo qui di seguito:
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Giulia:
«Mi sento molto
nervosa, non ho pazienza. Quando cammino ho
l'impressione di non mantenermi in equilibrio, di barcollare; mi sento
frastornata. Mio figlio deve operarsi di adenoidi, ma è già la seconda volta
che arriviamo all'ospedale e costringo mio marito a riportarci indietro.
Gli occhi
mi bruciano continuamente, come se avessi la febbre. Cerco di reagire e mi sento
in continuo allenamento per convincermi di potercela fare.
Otto mesi
fa ho sospeso la terapia farmacologica e mi sentivo benissimo .Avevo la sensazione di essere rinata, ma
mi ero illusa, ora sono al punto di partenza, e mi sento scoraggiata».
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Il
Prof. Pellegrino ha scritto il seguente commento, in seguito al suddetto esempio:
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" Giulia è una
mia paziente.
La sua storia è simile a quella di tanti
altri pazienti che giungono alla mia osservazione e testimonia come l'inquadramento e la terapia dei disturbi d'ansia è tutt'altro che semplice, quanto
piuttosto un percorso lungo, "un braccio di ferro", come Giulia lo ha
definito, tra la forza di reagire per migliorare la qualità della vita e
"la forza oscura dell'ansia", non sempre definibile, non sempre
comprensibile.
E' sposata da oltre cinque anni, ha
recentemente acquistato una casa, ha due figli "meravigliosi" ed un
marito di cui "non si può lamentare". I primi sintomi sono iniziati
tre anni fa - ora ne ha 26 -, dopo la nascita del secondo figlio, con un
attacco di panico a cui è seguito l'instaurarsi di un quadro psicopatologico
caratterizzato da una condizione di ansia generalizzata con una parti colare
tendenza alla somatizzazione che l'ha indotta a chiedere più volte l'intervento
del proprio medico e a praticare diverse indagini clinico-strumentali (TAC
EEG, ecografia epato-biliare ... ). Solo con l'inizio di un terapia con
antidepressivi e benzodiazepine si è avuto un miglioramento progressivo dei
sintomi che ha portato al la sospensione del trattamento in sette mesi. La
riacutizzazione attuale del quadro clinico senza apparenti motivi, in una
condizione di discreto benessere personale familiare, ripropone la necessità di
valutare la ripresa del trattamento farmacologico. Al momento ho preferito
rassicurarla e le ho consigliato di attendere qualche giorno per
mettere alla prova la sua capacità di far fronte alla situazione.
In
ogni caso il paziente va sempre visto in un'ottica psicosomatica che consente di tracciare la
storia del
paziente, di osservarlo nel corso degli anni - approccio preferenziale per il
medico di famiglia - e di evidenziare le principali modalità di espressione
del soggetto (lo stile di vita): le sue emozioni, il suo modo di ragiona
re, il suo comportamento. Ciò favorisce la conoscenza de gli "elementi
chiave" (la sintomatologia) attraverso cui procedere per arrivare ad
una diagnosi clinica ben definita e la possibilità di intraprendere un
trattamento che possa risultare il più efficace possibile. "
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Vediamo
altri esempi e altri commenti riportati dal Prof. Pellegrino:
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Pensieri
tratti dall'organizzazione cognitiva di pazienti trattati per
sintomi d'ansia:
«Penso che possa
succedere qualcosa di spiacevole a me o a qualche mio
familiare, sono preoccupato per il futuro».
«Mi
considero un soggetto apprensivo, che si preoccupa facilmente per cose di scarsa
importanza».
«Mi
capita di sentirmi interiormente teso, nervoso, di non riuscire a rilassarmi».
«Mi
capita di sentirmi veramente "distrutto", "esaurito" delle
mie energie».
«Avverto
una sensazione di malessere interno, di inquietudine».
«Provo
sensazioni di disagio, mi sento irrequieto e non riesco a concentrarmi».
«L'ansia
mi impedisce di essere attivo, produttivo, di prendere iniziative».
«Mi
sento in preda al panico, ma non so cosa fare».
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Commento:
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"
Uno stato d'ansia si
caratterizza essenzialmente per la presenza di una condizione di apprensione
più o meno cronica con episodi ricorrenti di ansia acuta.
Ciò che va subito
definito al momento della prima visita è l'esatta collocazione dei sintomi
presentati all'interno di una specifica categoria diagnostica, considerando la
possibilità che gli stessi sintomi possono essere significativi per diverse
condizioni cliniche (Figura 1).
Ci
si chiede allora:
a.
Sono espressione di uno stato di apprensione
fisiologico? Possono essere espressione di una condizione di preoccupazione
ansiosa legata ai ritmi della vita odierna? Vi sono dei particolari motivi che
possono giustificare i sintomi presentati? (ansia fisiologica);
b.
Rappresentano
"uno stile di vita disfunzionale", sta bile nel tempo e
caratteristico di quel singolo soggetto? (personalità ansiosa);
c. I sintomi sono da mettersi in correlazione ad eventi
traumatici recenti? Possono essere espressione di un "contraccolpo"
rispetto ad un evento stressante? (ansia di adattamento o situazionale);
d.
Possono essere secondari a disturbi di natura
organica o psichiatrica? (ansia secondaria);
e. Questi sintomi sono tali da essere considerati entità
cliniche? Sono "strutturati" e indicativi di un disturbo
clinicamente significativo, "primario"? (disturbo d'ansia).
La risposta a questi interrogativi indirizza il
clinico verso un esatto inquadramento del disturbo; è importante valuta re
l'intensità dei sintomi e quanto essi interferiscono nella vita quotidiana e
sul funzionamento globale del soggetto.
Il periodo di insorgenza dei
sintomi, eventuali precedenti o attuali trattamenti farmacologici, la tendenza ad
assumere di
propria iniziativa farmaci (ad esempio analgesici), il modo di porsi nei
confronti di questi sintomi e la presenza all'anamnesi di quadri
sintomatologici di di versa natura sono tutti elementi che vanno raccolti per
avere un'idea precisa del quadro clinico; ciò consente anche una migliore
definizione del programma terapeutico. Alcune considerazioni possono
ulteriormente agevolare il percorso clinico:
• la diagnosi di un disturbo psichico comporta
l'esclusione di una patologia organica; in particolare l'esordio di quadri clinici in
età adulta, laddove l'esordio si ha mediamente in età adolescenziale, impone
sempre un approfondimento sulle condizioni fisiche del soggetto;
• è possibile la presenza di più
disturbi ("comorbidità"), come ad esempio quadri misti
ansioso-depressivi. In questo caso vi sono importanti implicazioni sia in termini di prognosi che di terapia;
• la struttura di personalità di un
soggetto è un elemento da prendere sempre in considerazione; la conoscenza del
suo "stile di vita", può essere di notevole aiuto ai fini diagnostici
e terapeutici;
• esistono espressività cliniche
monosintomatiche o "sotto-soglia"; si tratta di quadri clinici
sfumati che, pur comportando elevati livelli di sofferenza soggettiva e
disabilità - oltre che frequenti cause di assenza dal lavoro e di richieste
di visite mediche - non soddisfano completamente i criteri diagnostici previsti
dai sistemi nosografici attualmente in uso. Riuscire a dare una giusta
risposta anche a questi pazienti contribuisce a migliorare la loro qualità di
vita e previene la possibilità di insorgenza di quadri clinici di maggiore
entità."
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Alcuni
altri esempi illustrano
ancora meglio le diverse possibili manifestazioni dell'ansia nella vita di
tutti i giorni:
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Sara ha appena
superato il concorso per magistrato; a soli 26 anni è riuscita ad ottenere
quanto desiderava ma ha trascorso più di un anno a studiare, senza concedersi
un attimo di pausa. Ora dovendo affrontare un altro esame, di scarsa importanza e indipendente dagli altri, è in preda al panico: «Non riesco a
concentrarmi, ho paura, non voglio fare brutta figura, non riesco a studiare.
Non dormo, sento il cuore battere in go la, ho un continuo mal di testa, tremo
tutta». Le "energie" di Sara si sono momentaneamente esaurite, è
presente in questo momento uno stato
d'allarme conseguente allo stato di attivazione che l'ha tenuta impegnata nei
mesi precedenti il concorso. Non è in grado di rilassarsi. Pur inibendo
completamente la funzionalità di Sara, i sintomi presentati meritano attenzione ma non sono da considerare patologici, bensì legati a particolari
circostanze e ad una struttura di personalità tendenzialmente ansiosa. Un
breve ciclo di psicoterapia, mirato a rafforzare le difese di Sara, ha
consentito la remissione dei sintomi.
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Antonio ha 58 anni, è
pensionato da circa un anno, sposato e con due figli. Ha sempre lavorato come
manovale nell'edilizia ed ora non accetta l'idea di dover restare a casa ed è
alla continua ricerca di piccole occupazioni; l'anamnesi è negativa per
patologie somatiche di rilevanza clinica, ha sempre goduto di buona salute. Da
al cune settimane si sente "stanco e affaticato". Di notte non dorme
ed ha dei "vuoti di memoria", «è come se mi sentissi preoccupato per
qualcosa, sono teso, non riesco più a concentrarmi, sono sempre stanco. Penso
ai miei figli, sono preoccupato per loro». Una richiesta di esami di
laboratorio ha evidenziato una alterazione dei parametri comuni, in
particolare una marcata ipoalbuminemia. Ricoverato in ospedale gli è stato
diagnosticato un tumore polmonare. L'anamnesi negativa, la solida
struttura di personalità, l'assenza di valide motivazioni che potessero
giustificare tale quadro clinico, l'esordio dei sintomi in età adulta, hanno
orientato verso la richiesta di esami clinici. La sintomatologia psichica può
ritenersi in questo caso strettamente collegata al processo neoplastico, avendo
come punto di partenza la progressiva astenia.
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Ilda è alla sua terza
gravidanza, ha un figlio di sette anni ed una bimba di quattro. «Sono al terzo
mese, ma non so cosa mi stia succedendo. Non dormo, sono terrorizzata dall'idea
di avere un altro figlio, anche se al tempo stesso lo desidero, mi sento in
colpa e soprattutto sono preoccupata di non essere in grado di accudirlo, pur
avendo già allevato due figli. Non riesco a concentrarmi e non sto andando a
lavoro, ho chiesto a mio marito di starmi vicino e di non lasciarmi sola. Non mi
è mai successo niente di simile».
Per Ilda l'adattamento a
questa nuova situazione appare più difficile dei previsto. Anche le "buone
notizie" possono essere fonte di stress: tutto ciò che determina un
cambiamento e un riadattamento può infatti essere motivo di ansia. E'stato
sufficiente rassicurare Ilda che progressivamente ha ritrovato l'equilibrio.
Diversamente è stato, nella medesima situazione, per Amelia, alla cui anamnesi
ritroviamo episodi di attacchi di panico e periodici trattamenti farmacologici.
In tale circostanza sono stati
programmati controlli clinici più frequenti, ed è stato necessario l'utilizzo
di farmaci, anche se in modo occasionale e sotto controllo medico.
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Commento:
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"
Ogni soggetto ha una sua storia e la sofferenza
psichica ne rappresenta l'epilogo. Indubbiamente l'ansia patologica, nelle sue
diverse manifestazioni cliniche, rappresenta una condizione disadattiva quale
espressione di un modo di reagire disfunzionale dell'individuo nei con fronti
dei propri conflitti: è una soluzione inadeguata ai problemi della vita, un
tentativo nevrotico di sopravvive re alle difficoltà dei quotidiano, una
risposta inappropriata agli eventi della vita in rapporto alla loro intensità
e durata.
Nei Disturbi d'ansia (Tabella 1) i sintomi
dello spettro ansioso assumono caratteristiche di entità cliniche di stinte,
ciascuna delle quali con una storia evolutiva a se stante e con precise
caratterizzazioni diagnostiche e terapeutiche.
Si tratta di quadri clinici ben definiti, pur nella
molteplicità delle loro manifestazioni, che assumono una parti colare
rilevanza per il loro carattere invalidante e per la tendenza a cronicizzare;
essi richiedono una diagnosi accurata e trattamenti specifici."
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Esempi, commenti e tabelle, a
cura del Prof. Ferdinando Pellegrino specialista in psichiatria e medicina
psicosomatica, edite in "I segreti dell' ansia", ed. Ariete Salute,
1999, Milano |
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