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Disse
Amiel:
"La terza età
è la fase critica per l'individuo con le caratteristiche delle grandi svolte.
Il saper invecchiare è il capolavoro della vita"
Nell'anzianità
e nella vecchiaia, che è una condizione umana in continua crescita nel
mondo occidentale, la psicologia clinica e la psicoterapia devono
continuamente specializzarsi per prendere in carico sanitario e sociale
una popolazione in aumento e questo va fatto in stretta coordinazione con
le altre discipline coinvolte, come l' assistenza sociale, la medicina
generale e di base delle Asl, la neurologia per tutti quei casi di demenza
e patologia psico-organica e, talvolta, anche la psichiatria per i casi di
vere malattie mentali nell' anziano. Il paziente anziano
depresso non differisce quantitativamente o qualitativamente da un paziente
depresso di età media e dato che la percentuale di pazienti anziani è minore
rispetto a quella della popolazione adulta o giovanile, è necessario considerare la depressione dell'anziano nell'ambito di un momento del percorso della
vita.
Per approfondire i
confini e le caratteristiche distintive di questa sintomatologia va valutata
l'eventuale correlazione sintomatologica di una depressione dell'età media con
quella a esordio in un paziente più anziano. Inoltre per affrontare quesiti
prognostici nei pazienti in età avanzata è anche utile considerare l'essere
anziani non solo in qualità di un declino progressivo, ma come una fase di
apprendimenti e acquisizioni derivabili dalla rielaborazione di eventi passati e
dall'emergenza di aspetti che nell'adolescenza non si erano potuti esprimere.
Con l'anziano
occorre che lo psicoterapeuta sappia intervenire in modo eclettico,
padroneggiando con grande competenza la psicoterapia, facendo ricorso alle
diverse tecniche e modelli, sia di tipo classicamente analitico, che di
tipo cognitivo-comportamentale. L'
importanza e
l'utilità di un intervento psicodinamico in un paziente anziano dovrebbe
essere pertanto compresa e proposta nell'ambito di una "globalizzazione"
della depressione di questo particolare paziente, quindi il rapporto terapeutico
prevede attenzioni particolari che nel paziente di età media non sono
necessarie.
Un anziano depresso
è da considerarsi ai limiti del processo di compenso psicopatologico e quindi
poco tollerante gli stressor e più suscettibile a scompensi. L' utilità di
sottoporre un paziente anziano alla psicoterapia dinamica è da valutare attentamente e l'efficacia di questo intervento dipende da molte variabili
quali la motivazione
alla psicoterapia, la capacità introspettiva, il tipo di patologia psichica,
l'intollerabile immagine della morte, carico fondamentale in questo periodo della vita. Si tratta quindi di riparare il
mondo interno di un paziente anziano, danneggiato da tutte le perdite che nel
corso della vita non ha mai elaborato a livello mentale. Si devono analizzare i
molteplici aspetti del lutto in tutte le sue sfaccettature, i ricordi da quelli
più remoti a quelli per i progetti che l'anziano continua a sognare perché non
in grado di realizzare, e le perdite specialmente quelle mai superate che
tendono ad aumentare col trascorrere degli anni.
Il paziente
anziano spesso presenta, insieme al disturbo depressivo e psicologico, un
corollario di vere malattie organiche, quindi la motivazione alla psicoterapia per un
paziente anziano risulta più debole se esiste una comorbidità sul versante
somatico e, dato che la psiche al di là di una conoscenza razionale della
morte non sembra essere capace di aderire con intima e profonda condizione alla
rappresentazione mentale della propria fine, è allora possibile che si
consolidino le negazioni e gli spostamenti. La vecchiaia è infatti l'età dei
bilanci della vita che difficilmente possono essere ignorati a causa dei
cambiamenti di ruolo a cui le persone vanno incontro sul piano somatico,
psichico e sociale e il sommarsi di una interferenza patofisiologica influisce
nella richiesta di un sostegno psicologico.
In un rapporto terapeutico dinamico l'elaborazione dei lutti e
delle perdite ha lo scopo di eliminarne la loro concretezza, liberare i desideri dai loro aspetti di sogno per trasformarli in rappresentazioni la cui
funzione è di arricchire, rendere viva e continuativa l'esistenza di ogni
persona.
La parte vecchia della personalità può essere costituita da aree
della mente congelate in un passato da cui non è facile distaccarsi, sia perché
è stato idealizzato, sia perché gli affetti che fanno rivivere i fatti della
vita sono stati reificati da un controllo di tipo ossessivo e trattati alla
stregua di oggetti di cui impossessarsi. Questo rimanda pertanto alla
possibilità di analizzare la personalità del paziente anziano senza
limitarsi solamente alla realtà depressiva, ma a rapportarla a una personalità
che in età giovanile probabilmente era predisposta all'insorgenza di que sto
disturbo al fine di creare un parallelo tra personalità "vecchia" e i
corrispettivi clinici di una sintomatologia simile ma vissuta in tempi
differenti.
Nella vecchiaia viene a plasmarsi
l'identità sociale e viene messa a dura prova quella personale, una buona e
felice introiezione delle immagini genitoriali è determinante e importante
nella vita psichica e propone un modello soddisfacente per una buona identificazione a livello di costituzione e di mantenimento dell'identità
psicofisica.
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Esperienze
nelle strutture pubbliche |
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La salute mentale
dell'anziano deve essere oggi un obiettivo clinico e sociale prioritario. Sintomi
ansiosi e depressivi possono precedere o accompagnare Alzheimer, Parkinson, ictus; frequente è la depressione mascherata dalle cosiddette lamentele
somatiche. Ma, in generale, il disagio psico-affettivo influisce su tutti gli
eventi patologici in età avanzata complicando la gestione del paziente. A
questo tipo di sofferenza risponde un approccio nuovo, che integra competenze
geriatriche, psicologiche, neurologiche e psichiatriche. A esso si ispira la neo
costituita Associazione italiana di psicogeriatria (Aip), che in tende favorire
questo atteggiamento interdisciplinare attraverso formazione, ricerca
clinica e sui servizi, educazione sanitaria; intanto è attivo un numero verde
per pazienti, parenti e operatori. E grazie all'Aip ha preso il via alla Asl 3
di Torino il primo Servizio territoriale di psicogeriatria in Italia, con il
coinvolgi mento dei medici di Medicina generale, sul modello di quelli nati
in Svizzera e poi diffusi in Europa e Stati Uniti.
Dopo
l'allungamento
della vita e un maggiore benessere fisico, è la salute mentale del l'anziano
a imporsi sempre più come obiettivo sanitario e sociale: soprattutto in una
realtà come quella italiana, che conta già il 30 per cento di ultra 60enni. In
quest'ottica si è costituita l' Associazione Italiana di psicogeriatria
(Aip), scienza recente che integra le competenze geriatriche, psicologiche,
neurologiche e psichiatriche per contrastare le patologie mentali e
cerebrali nell'età avanzata. Grazie all'Aip è nato anche il primo Servizio
di psicogeriatria territoriale in Italia, alla Asl 3 Torino.
Si tratta di una task force
di collegamento tra psicologia e geriatria,
che individua un percorso terapeutico assistenziale per pazienti avviati al
consulto dai medici di famiglia (ricorrendo a seconda dei casi a day hospital,
strutture residenziali, assistenza domiciliare, ospedalizzazione). Servizi di
questo tipo, nati in Svizzera e poi diffusi in Europa e Stati Uniti, sorgeranno
in altre città: per prime, a Palermo e Macerata.
Come
è nata l'esperienza di Torino? «Ci si è posti l'obiettivo di evitare sia
risposte mediche inadeguate per disturbi psichici dell'età avanzata, sia la
psichiatrizzazione del paziente geriatrico» spiega Elvezio Pirfo, direttore
del Dipartimento di salute mentale Giulio Maccacaro dell'Università di
Torino. «Perciò si è pensato di realizzare insieme con i medici di Medicina
generale un'attività di filtro sui pazienti anziani. Dopo una sperimentazione di un anno, il Servizio è ora pienamente operativo: quattro
operatori dei Dipartimento di Salute mentale si recano a tempo parziale negli
ambulatori polispecialistici dei due distretti esistenti della Asl 3 (direttore
generale Giuseppe De Intinis), collegati al Dipartimento di Geriatria, ed
effettuano una visita psicogeriatrica sui pazienti ultra 65enni lì indirizzati
dai Gp. Se risulta prevalente la patologia psichiatrica, il soggetto
diventa di pertinenza del Dipartimento di salute mentale e vengono individuati
gli interventi da attuare attraverso il raccordo con strutture come il centro
Alzheimer semi-residenziale, le residenze sanitarie assistite, il reparto di lungodegenza ospedaliero. Se invece il paziente non è
psichiatrico, prosegue la collaborazione con l'ambito geriatrico. Tutti i medici di famiglia
dell'Asl sono stati
informati dell'iniziativa, che mostra già i suoi frutti: infatti le
prenotazioni, attraverso il Cup, sono superiori alle aspettative» conclude
Pirfo.
«Diversamente dall'adulto l'anziano non vive la
malattia come un incidente di per corso, un'aggressione
esterna, bensì
come un evento intrinseco all'invecchiamento e quindi ineluttabile: si innesca
così un atteggiamento di rinuncia rispetto alle possibilità di guarigione»
spiega Umberto Senin, presidente della Società italiana di geriatria
all'Università di Perugia. «Questo complica il quadro
clinico e di conseguenza i procedimenti dia gnostici e terapeutici, in
quanto ai sintomi fisici si aggiungono segni di disagio psico-affettivo
(soprattutto ansia e depressione)». «Nel caso dell'anziano- è irrilevante definire se
prevalga la patologia mentale o quella fisica. Infatti, malattie
somatiche frequenti nell'età avanzata possono esordire con sintomi depressivi
oppure esserne accompagnate, come nel caso di Alzheimeir, demenza
vascolare, morbo di Parkinson, tumori cerebrali. Nell'anziano poi è frequente il fenomeno opposto, cioè la
depressione mascherata, che si esprime prevalentemente con le cosiddette lamentele somatiche: astenia, perdita di appetito e di peso, dolori articolari o
addominali, difficoltà digestive». La depressione in effetti è tre
volte più frequente nei soggetti in età avanzata che nel resto della
popolazione, raggiungendo circa il 30 per cento dopo i 65 anni di età. Oltre
alle patologie, cerebrali e non, nell'invecchiamento questo disturbo è
favorito da lutti, solitudine, perdita di ruolo sociale, povertà. «In questi
anni è stato evidenziato il ruolo che lo stato psico-affettivo riveste ai
fini prognostici nelle patologie dell'anziano» prosegue Senin. «Tra gli
studi che hanno dimostrato questo influsso è significativo per esempio uno
condotto su soggetti in età avanzata colpiti da infarto miocardico, nel quale
la mortalità a 6 mesi dal ricovero in ospedale è stata del 50 per cento
inferiore nei pazienti che avevano ricevuto un adeguato supporto psico-affettivo. Risulta che anche il recupero della deambulazione dopo intervento per frattura del femore può essere influenzato dal sostegno psicologico e
sociale fornito, così come dall'eventuale presenza di depressione. «Tutto questo implica la
necessità di una nuova
cultura» conclude Senin «in cui l'anziano con problemi psicologici non può
essere gestito soltanto dal geriatra.- occorre un intervento combinato e
contemporaneo con lo psicologo».
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Esperienza clinica
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Nell'ambito della valutazione
clinica di un gruppo di venti pazienti anziani de pressi afferiti presso l'Unità
operativa per disturbi d'ansia e dell'umore si è osservata la prevalenza di
episodi depressivi maggiori, di depressione ansiosa a esordio in età avanzata.
Alcuni pazienti presentano tratti di personalità di tipo ossessivo, abbandonica
e ipocondriaca, sono rari i casi di depressione psicotica pertanto prevalgono
fattori psicogenetici mentre sono rari i casi di depressione endogena.
Tra
i pazienti di sesso maschile e femminile non risultano differenze rilevanti ne
gli aspetti diagnostici se non per quel corpo fisico che rimane ad avvolgere una
mente più anziana e irrigidita per il depositarsi di idee che appesantiscono il
somatico e a volte anche in maniera solo localizzata.
I
sintomi comuni del paziente senza una soddisfacente integrazione dell'io comprendono l'assenza di speranze, l'atrofia dei desideri, il vuoto interiore, la
mancanza di immaginazione, l'indisponibilità per il futuro. L'anziano è così
più esposto a quel tipo di depressione caratterizzata da sentimenti di sfiducia
e di disperazione frammisti a sentimenti di protesta che protettivamente
assumono spesso una coloritura persecutoria e negli estremi più gravi, può
arrivare a rallentamenti ideomotori, affettivi e relazionali.
Nell'ambito
psicoterapico in alcuni casi è stato possibile individuare alcuni punti nodali,
ovviamente a prevalente sfondo affettivo, utili per disintegrare il blocco della
negazione ovvero l'elemento su cui si fonda la sofferenza psichica dell'anziano
cioè la negazione al dramma della morte con l'impossibilità di approfondire l'insight
e di elaborare la separazione.
Dalla osservazione clinica risulta che
questi aspetti caratterizzano il maggior numero di pazienti anziani depressi
trattati.
Si
sono valutati dieci pazienti di età compresa tra i 70 e 91 anni e rispetto ai
pazienti anziani di età inferiore è emersa una maggior rigidità somatica,
aspetti abbandonici, con sentimenti di sfiducia e di disperazione frammisti a
sentimenti di protesta che protettivamente assumono una coloritura persecutoria
e appaiono poco malleabili risultando pertanto in una maggior richiesta di
attenzione per il terapeuta a esplorare le parti più sane.
Il paziente anziano depresso sembra
incontrare difficoltà ad abbandonarsi in un rapporto in cui cerca di esercitare
un controllo per cui ne depaupera la spinta vitale e rigenerativa. Nei casi più
regrediti (due pazienti su venti) non è stato possibile dinamicizzare le
correnti libidiche quasi esistesse una maggior rigidità nell'empatia della
coppia terapeuta-paziente.
La rigidità somatica che porta a quel
contenitore difficile da abbattere perché appesantito dalla vicinanza della
morte, può essere affievolita dai ricordi dell'adolescenza dal rievocare alla
memoria un sé più giovane che può rimodellare la perdita, la disgregazione e
lo sparpagliamento di un corpo idealizzato e terminale.
Dalla
nostra esperienza risulta che anche la fase di accoglimento del paziente e le
sedute iniziali della terapia sono momenti importanti del rapporto terapeutico,
entro certi limiti il terapeuta deve essere disponibile ad accogliere le
richieste del paziente che, pur essendo motivate da fattori psichici, vengono di
solito presentate come dettagli pratici riguardanti il cosiddetto contratto
terapeutico.
E'
importante favorire la formazione di una coppia che, per il solo fatto di costituirsi con lo scopo di analizzare la realtà psichica e le sue dinamiche. Ha già
di per se una funzione psicoterapica.
Non
è possibile individuare un locus definito. Nel sé mutevole di questo particolare
setting, che permetta quelle modificazioni dinamiche dello stato umorale
che facilitano la conversione dell' essenza dell'umore depresso in
un umorismo catartico utile
per lo sviluppo di quelle lievi modulazioni necessarie per stimolare un riequilibrio dell'affettività, evitando quelle traslazioni che tendono a
perpetuare una risonanza e a mantenere quella remota e "immodificabile
implosione affettiva".
In
assenza di insight l'intervento farmacologico può essere d'aiuto, specialmente
nei casi più gravi dove tendono ad affiorare tratti psicotici, dove sono più
imponenti gli elementi di dipendenza dal terapeuta e dove il peso della
conflittualità dei lutti, delle perdite, degli insuccessi del paziente è così
notevole da conferirgli quella avidità che non permette il dissolvimento
della coppia paziente terapeuta.
Il paziente che arriva al colloquio già con una
terapia farmacologica spesso chiede consigli sul loro uso e la richiesta
pertanto va valutata al fine di riequilibrare e ripartire le cariche libidiche
disorganizzate dalla realtà depressiva.
Conclusioni
L'
intervento con una terapia dinamica o a orientamento analitico per il paziente anziano depresso si è dimostrato utile
ed efficace, questo ha il suo riferimento nella tecnica e nella teoria
psicoanalitica seppur differenziandosene per determinati aspetti metodologici
quali il setting e l'uso di farmaci.
Per la maggior parte dei pazienti trattati si è
evidenziato un miglioramento della sintomatologia e dell'espressività somatica
specialmente nel trattamento a breve termine. Il trattamento è risultato più
efficace per quei pazienti con precedenti esperienze di psicoterapie,
necessitano comunque ulteriori studi per monitorare follow up a lungo termine
anche se è necessario aver chiaro continuativamente i limiti della de finita temporalità del rapporto paziente-terapeuta per l'irrevocabile avanzare
dell'età.
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