Eiaculazione precoce e disfunzione erettiva


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 Si precisa che tutto ciò che è contenuto in questo sito è di mero carattere divulgativo. Gli  aggiornamenti  sono  aperiodici. Tutti i diritti sono riservati  (legge 62/2001)

Trattamento dell’eiaculazione precoce


L’eiaculazione precoce è un frequente disturbo sessuale maschile che è mediato principalmente da alterazioni della neurotrasmissione serotoninergica ed in parte dalla neurotrasmissione ossitocinergica a livello del sistema nervoso centrale.

Nel corso dell’ultimo decennio sono stati valutati diversi farmaci nel trattamento dell’eiaculazione precoce.
Una meta-analisi di questi studi non ha mostrato differenze di efficacia con gli antidepressivi serotoninergici, Paroxetina ( Seroxat ), Clomipramina ( Anafranil ), Sertralina ( Zoloft ) e Fluoxetina ( Prozac ).

Tuttavia, è stato osservato che il trattamento giornaliero con i farmaci SSRI ( inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina ) non è associato ad un significativo ritardo nell’eiaculazione.

Studi con un nuovo farmaco SSRI, Dapoxetina, hanno mostrato un debole effetto ritardante l’eiaculazione dopo 1-2 ore dall’assunzione del farmaco.

L’eiaculazione precoce può essere ritardata dall’impiego di anestetici per uso topico e dal Tramadolo ( Contramal, Fortradol ).

Il trattamento con gli inibitori della fosfodiesterasi 5 non dovrebbe essere prescritto agli uomini che soffrono di eiaculazione precoce, ma possono essere impiegati se l’eiaculazione precoce è associata a difficoltà nell’erezione.

Non c’è supporto scientifico all’impiego di iniezioni intracavernose di farmaci vasoattivi nel trattamento dell’eiaculazione precoce. ( Xagena_2007 )

Waldinger MD, Drugs 2007; 67: 547-568

Fonte: www.xagena.it




 

 

EIACULAZIONE PRECOCE  (di Tullio Ferrante)

 

Definizione

L'eiaculazione precoce è l'eiaculazione che avviene prima che il paziente abbia toccato la sua partner; e/o prima che abbia penetrato la sua partner; e/o in breve tempo dopo l'inserimento del pene.
Non è possibile quantizzare questo "tempo breve" scientificamente; certamente è un tempo tale da non consentire alla partner del paziente di raggiungere l'orgasmo.

Notizie e basi scientifiche

Fin quando il coito è finalizzato solo all'atto della procreazione, piuttosto che per scopi di rapporto o divertimento, anche se l'eiaculazione è precoce, è sufficiente, salvo che avvenga prima della penetrazione.
Quando, invece, il coito è finalizzato a stabilire un rapporto o al divertimento, l'eiaculazione precoce non è più funzionale né sufficiente.
Masters e Johnson hanno definito 4 fasi del ciclo di risposta sessuale: eccitazione, "plateau", orgasmo e risoluzione.
Nella prima fase vengono raggiunti alti livelli di tensione sessuale; nella seconda tali livelli vengono mantenuti per un certo periodo; nella terza vi è un improvviso aumento della tensione verso una punta massima chiamata orgasmo; nella quarta la tensione sessuale decresce fino a tornare alla condizione di partenza.
Gli uomoni con eiaculazione precoce hanno una fase di rapido eccitamento, che procede direttamente verso l'orgasmo con una scarsa o nulla fase di plateau.
Il ciclo si conclude quasi subito dopo aver avuto inizio.

Approccio terapeutico

L'eiaculazione è un processo a due stadi.
Il primo comporta contrazioni dei vasi deferenti, delle vescicole seminali e della prostata; nello stesso tempo si chiude lo sfintere della vescica.
Un quantitativo di liquido seminale con spermatozoi viene così spinto nell'uretra prostatica.
Il secondo stadio consiste in contrazioni ritmiche dei muscoli genitali, che spingono il liquido seminale fuori dall'uretra in zampilli.
Quando il primo stadio dell'eiaculazione ha avuto inizio, essa è inevitabile e non può essere arrestata dalla volontà.
Questo concetto è fondamentale per la comprensione della cura dell'eiaculazione precoce, che è una terapia comportamentale.
Gli uomini affetti da questa disfunzione, infatti, vengono istruiti a distinguere tra gli alti livelli di tensione sessuale ed eiaculazione imminente, interrompendo il ciclo della tensione crescente, prima che il primo stadio dell'eiaculazione abbia avuto inizio.
Due sono le tecniche maggiormente utilizzate allo scopo: lo "stop-start" e lo "squeeze". Con la prima l'interruzione può essere praticata desistendo dalla stimolazione genitale, finchè vien meno il bisogno imperioso di eiaculare; con lo squezee lo stesso scopo può essere raggiunto con una compressione del glande da parte della partner sessuale, quando l'orgasmo si avvicina.

Una storia tipica

Inizialmente, in una relazione matrimoniale, la donna è portata a sentirsi lusingata dal supposto ardore di suo marito, considerando le sue rapide eiaculazioni come un tributo alle proprie attrattive. Presto però questa sensazione comincia a scolorire e i loro rapporti sessuali cominciano ad essere meno gratificanti.
In questo periodo cominciano ad arrivare i bambini, e la moglie si sente distratta da gestazione, gravidanza, allattamento e crescita dei figli.
Ella è portata ad essere cronicamente affaticata e significativamente distratta dal bisogno di provare piacere (una differenza nello stile di vita delle donne moderne può cambiare qualcosa in questa storia….).
Quando finalmente i bambini vanno a scuola e lasciano la casa per buona parte del giorno, la moglie, tipicamente, comincia a dare maggiore importanza alle sue esigenze, suggerendo al marito che il rapporto sessuale sarebbe più piacevole se durasse più a lungo.
Il marito è stato consapevole per alcuni anni di avere un problema e, classicamente, ha tentato una serie di tecniche per controllarlo, senza alcun successo.
Dapprima prova a distrarsi pensando ad altre cose durante il rapporto, poi spesso si consulta con gli amici ricevendo consigli insoddisfacenti; molti provano sostanze reclamizzate su riviste per uomini, fino a giungere a vietare alla moglie di toccare i suoi genitali e a ridurre drasticamente i giochi preliminari.
Ovviamente, questo comportamento irrita la moglie, la cui richiesta di resistere più a lungo diventa più vivace e meno gentile. Alla fine lo accusa di essere un amante inadeguato. Si arriva a questo punto ad una situazione paradossale in cui il marito sviluppa una tecnica di spinta del pene che ha come traguardo un minimo contatto e una scarsa frizione con le pareti vaginali, mentre la moglie, che ha scoperto che se vuole ottenere un maggiore piacere dall'esperienza sessuale deve spingere il più possibile con la sua pelvi, aumenta al massimo grado il rapporto pene-vagina. Pur avendo entrambi i partner lo stesso scopo, prolungare l'esperienza e dare gratificazione alla moglie, i loro metodi sono esattamente all'opposto. Si giunge così ad un circolo vizioso: cominciano a litigare, diminuisce la frequenza del coito, l'alto livello di tensione sessuale causa una sempre più rapida eiaculazione in occasione del coito.

Prevenzione

Bisogna insegnare a tutti i giovani, uomini e donne, che l'eiaculazione precoce è comune e correggibile senza difficoltà; in tal modo, forse, essi andrebbero alla ricerca di aiuto più presto, quando la terapia può essere breve e minimo il periodo della disfunzione.

Conclusioni

Alle coppie dovrebbe essere detto che l'eiaculazione precoce non è un disturbo della personalità o una nevrosi.
Il problema è il risultato dell'apprendimento, e la terapia è un nuovo apprendimento.
Le donne devono capire che la soddisfazione del maschio è gravemente menomata dalla eiaculazione precoce, proprio come lo è la soddisfazione femminile.
Va quindi insegnato loro che la cessazione del problema dipende da un programma di allenamento al quale devono partecipare attivamente entrambi i partner.

Fonte: www.salus.it

 


 

EIACULAZIONE PRECOCE

A cura del Dott. Fabrizio Quattrini

 

 

Introduzione

Le disfunzioni sessuali maschili legate alla fase dell’orgasmo sono considerate ad oggi molto frequenti; dagli ultimi convegni internazionali emerge infatti un notevole incremento delle patologie eiaculatorie e una maggiore attenzione degli esperti in materia alla diagnosi e alla terapia risolutiva.
Dati recenti riportano una classificazione precisa dei vari disordini dell’eiaculazione con le rispettive percentuali d’incidenza nella popolazione italiana: eiaculazione precoce (27.3%), riduzione del volume dell’eiaculato (27.6%) eiaculazione ritardata (fino all’anorgasmia) 4.4%. (Corona et al., 2005).

Classicamente un disordine come l’eiaculazione precoce è stato considerato una disfunzionalità di tipo psicologico, solo recentemente la sessuologia medica è riuscita ad individuare anche eventuali cause organiche, quindi aprendo l’orizzonte ad una terapia più di tipo farmacologico (Jannini et al., 2007).
Cercare di individuare una responsabilità fisiologica a tutti i costi per un sintomo molto più in linea con gli stati emotivi, ansiosi e relazionali, quindi psicologici è particolarmente esagerato a fronte alla forte tendenza degli ultimi anni da parte della categoria dei medici di risolvere le disfunzionalità sessuologiche in generale, essenzialmente con l’ausilio dei farmaci. Il rischio a cui siamo già sottoposti è sicuramente la tendenza di un forte abuso. La migliore strada, come al solito, si trova solamente in una via d’incontro, quindi in una maggiore e migliore integrazione delle discipline medico-psicologiche.
Prima di addentrarci nella descrizione della patologia dell’eiaculazione precoce e affrontare le possibili risoluzioni psicosessuologiche e mediche è necessario fare un breve ma fondamentale inciso sulla fisiologia del processo eiaculatorio.
È necessario ricordare che i disturbi dell’orgasmo maschile a differenti livelli sono particolarmente invalidanti, portano l’individuo che ne soffre ad una condizione di forte insicurezza, disagio relazionale, abbassamento della stima di sé e in alcuni casi più gravi ad uno stato depressivo.

Fisiologia del processo eiaculatorio
Cercando di rendere più semplice e chiaro quello che avviene durante la fase orgasmica maschile e considerando che il processo eiaculatorio è il risultato di una complessa interazione psiconeuroendocrina, è utile ricordare che l’eiaculazione consiste di due fasi precise e distinte: l’emissione e l’eiaculazione vera e propria.
L’orgasmo in sé è il risultato dell’elaborazione cerebrale (mentale) di tutti quegli stimoli “sensitivi” originati direttamente sul pene (nervo pudendo), amplificati dalle forti sensazioni dovute alla contrattilità involontaria della fase eiaculatoria stessa.
La fase di emissione, tenuta sotto il controllo volontario dell’individuo, è il risultato di un riflesso spinale (sistema nervoso simpatico) che innesca una serie di contrazioni sequenziali di quegli organi definiti “sessuali accessori”, ovvero le principali strutture contribuenti alla formazione del liquido seminale (vescicole seminali, prostata, ghiandole bulbo-uretrali e testicoli).
Ricordiamo che per attivare la fase di emissione sono necessari stimoli erotici genitali (tattili, orali) e stimoli erotici centrali risultanti dall’elaborazione di immagini visive, uditive, olfattive, fantasie, ricordi). La componente visiva per gli uomini è particolarmente importante. La maggior parte degli individui di sesso maschile, rispetto a quelli di sesso femminile, è particolarmente attratta dalla stimolazione di tipo visivo e tattile.
Anche la fase di eiaculazione è determinata da un riflesso spinale del sistema nervoso simpatico, ma a discapito della precedente ha un limitato controllo volontario. Infatti, nel momento in cui l’uomo percepisce l’inevitabilità eiaculatoria difficilmente può rientrare in uno stato di eccitazione iniziale, precipita direttamente nel passaggio definito anche di non ritorno, avviandosi alle contrazioni orgasmiche e facendo fuoriuscire dall’orifizio uretrale una consistente quantità di “sperma”. Responsabili della propulsione del liquido seminale in uretra sono i muscoli ischio-cavernoso e bulbo-cavernoso (muscolatura del pavimento pelvico), mentre le contrazioni ritmiche involontarie dello sfintere uretrale esterno, agendo come una pompa suzione-eiezione, aspirano lo sperma dall’uretra posteriore in fase di rilassamento espellendolo vigorosamente nell’uretra bulbare in fase di contrazione.
Durante la fase di eiaculazione, quindi orgasmica, anche lo sfintere anale produce delle contrazioni involontarie determinando intense sensazioni di piacere.


Eiaculazione Precoce
L’eiaculazione precoce (EP) rispetto ad altre disfunzionalità sessuologiche come ad esempio la disfunzione erettile, viene ancora oggi “autodiagnosticata” dai soggetti che presumibilmente ne soffrono. Questo rende non facile la possibilità di creare criteri utili e stabili per individuare i possibili confini della forma più patologica.
Utilizzando la definizione del DSM IV TR (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) l’EP viene definita come “una persistente o ricorrente eiaculazione a seguito di una minima stimolazione sessuale prima, durante, o poco dopo la penetrazione e prima che il soggetto lo desideri”. Di recente alcuni autori hanno cercato di classificare il disagio dell’EP associandolo all’Intravaginal Ejaculation Latency Time (IELT), ovvero il lasso di tempo che intercorre fra l’intromissione in vagina e l’eiaculazione intravaginale (Fratantonio, et al., 2007). La classificazione ottenuta evidenzia un grado severo: prima della penetrazione o ≤ 15 sec; un grado moderato: ≤ 1 minuto e un grado lieve: ≤ 2 minuti. Considerando che l’attività penetrativa non è necessariamente indirizzata al solo rapporto vaginale è utile ricordare quanto i tempi possano essere variabili e individuali a prescindere dalla stessa disfunzione.
Il disagio dell’EP è senza dubbio molto più comprensibile se associato alla forte e irrefrenabile sensazione di perdita del controllo durante la fase eccitatoria, penetrativa o meno, che è contestualmente responsabile di un forte distress psicologico e dei disagi nelle relazioni interpersonali.
Per una maggiore chiarezza diagnostica è necessario ricordare che l’EP deve essere osservata anche in base all’epoca d’insorgenza:
EP primaria, quando è presente sin dalle prime esperienze sessuali (pubertà-adolescenza) e non si è mai modificata;
EP secondaria, quando compare improvvisamente dopo un periodo che il soggetto descrive accettabile dal punto di vista del controllo eiaculatorio. In questi casi i motivi dell’improvvisa disfunzione eiaculatoria sono solitamente sconosciuti al soggetto e tendenzialmente destrutturanti.
Ancora, è necessario comprendere il momento dell’insorgenza:
EP ante portas, quando il sintomo si manifesta ancor prima della penetrazione. Ci sono uomini che spesso, presi dalla troppa eccitazione, non riescono neppure a spogliarsi completamente!
EP intra moenia, quando si manifesta esclusivamente durante la penetrazione.
Infine è necessario osservare anche la frequenza e l’occasione d’insorgenza:
EP assoluta, il soggetto manifesta il sintomo sempre a prescindere dal partner
EP relativa o situazionale, quando si manifesta solo con un determinato partner.

Dall’esperienza clinica è facile osservare un’improvvisa eiaculazione precoce con la partner abituale (moglie, fidanzata, compagna) e una non precocità con eventuali partner occasionali (amanti, prostitute…).
Come già accennato in precedenza l’EP è la più frequente patologia sessuale maschile, con incidenza superiore pari al 20% della popolazione adulta, anche se la maggior parte delle consultazioni sessuologiche avviene per la disfunzione erettile. A volte molti uomini che richiedono una consulenza specialistica sono convinti che i loro disagi siano legati ad un disturbo dell’erezione, oppure ad un calo del desiderio, omettendo la vera responsabile: l’EP, solitamente primaria, intra moenia e assoluta.
La distribuzione dell’EP a livello geografico appare omogenea anche se in alcuni paesi sembra più elevata rispetto ad altri. Negli Stati Uniti è stata stimata una prevalenza intorno al 24%; in Europa invece è presente un ampio range di 3,7-66%; in Estremo Oriente la stima è del 29,1% e nei paesi medio orientali e africani invece è del 17,3% (Jannini, Lenzi, 2005; Laumann et al, 1999; Papaharitou, 2005).
Sicuri del fatto che l’EP non può essere considerata una “malattia”, bensì un particolare sintomo psicosomatico che procura nel soggetto disagi e disfunzionalità psicologico-emotive e relazionali, è necessario accennare le possibili cause o concause di ordine psicologico e medico responsabili dell’evento indesiderato.
Ancor prima è utile rammentare che ogni essere umano di sesso maschile è “in potenza” un eiaculatore precoce, nel senso che fisiologicamente il tempo utile dal momento in cui un uomo si eccita al momento in cui raggiunge l’orgasmo (egoismo sessuale maschile) non è strettamente funzionale al processo anatomo-fisiologico della risposta sessuale! Il fatto di prolungare la sensazione di piacere (preorgasmica), ovvero di rimanere in linea con i tempi orgasmici femminili (differenti e molto più prolungati) sviluppano necessari cambiamenti di controllo eiaculatorio socialmente condivisibili. Un uomo allora non “deve” dare sfogo al suo istintuale piacere sessuale, ma conformarsi con la società di appartenenza.
L’EP ha sempre fatto parte dell’essere umano. Storicamente ha cambiato dimensione ed è risultata disfunzionale compromettendo il buon (anche se egoistico) principio del piacere maschile.

Un piccolo aneddoto: molto probabilmente 50-60 anni fa i nostri avi, vivevano l’esperienza erotico sessuale con una certa precocità, ma questo non sembrava preoccuparli più di tanto: non percepivano la rapida conclusione del rapporto come disfunzionale. Le donne di quel periodo storico vivevano però una situazione alquanto chiusa e succube della loro sessualità: ignoravano in maggioranza il piacere orgasmico, non si conoscevano a livello corporeo e la sessualità veniva vissuta come un “piacere” da dare al proprio compagno e solitamente finalizzata alle gravidanze.
Solamente dopo il “femminismo” e la rivoluzione sessuale degli anni 60-70 si è osservato un forte cambiamento della sessualità e soprattutto del piacere femminile (ritrovato). Questo ha fatto fare un balzo in avanti rispetto alla liberalizzazione sessuale, alla parità dei diritti, ma forse molti uomini non sono riusciti ad adeguarsi, sono rimasti incastrati in quelle “regole interne” che a parer loro sembravano, potremo dire sembrano, del tutto naturali!

Quando l’EP viene diagnosticata su base psicologica possono incidere le seguenti cause in riferimento a differenti approcci psicoterapeutici:
interpretazioni psicodinamiche:
a) eccessiva masturbazione durante l’adolescenza (eccessivo narcisismo) senza apprendere il possibile controllo delle sensazioni preorgasmiche;
b) ira/aggressività repressa (misoginia inconscia/sadismo del “furto dell’orgasmo femminile”)
fattori comportamentali:
a) prime esperienze sessuali traumatiche;
b) apprendimento di adattamento (condizionamento di raggiungere l’orgasmo in breve tempo per paura di essere scoperto)
fattori cognitivi:

a) ansia da prestazione (stato ansioso superficiale legato al desiderio di dimostrare la propria potenzialità sessuale; mancato utilizzo di metodi contraccettivi; paura dei fallimenti) che attraverso un’ipereccitazione determinerebbe una riduzione del controllo delle sensazioni pre-eiaculatorie;
b) senso di colpa (attività sessuale prematrimoniale, attività sessuale extra coniugale);
c) paura (gravidanza non programmata, timore di malattie trasmesse sessualmente).

Quando l’EP viene diagnosticata su base organica si osservano le seguenti teorie biologiche e cause organiche responsabili: a) alterati meccanismi ormonali (ipotestosteronemia);
b) alterazioni riflessogene (disturbi muscolo-tensivi a carico del pavimento pelvico;
c) alterazioni neurologiche;
d) alterazioni vascolari.
Malattie endocrine:
a) ipogonadismi e/o ipotiroidismi.
Malattie Urologiche:
a) prostatiti;
b) fimosi;
c) frenulo corto del prepuzio.
Cause Iatrogene: Amfetamine.
Cause Voluttuarie: assunzione di droghe (cocaina).

La terapia
Come già premesso nell’introduzione il migliore approccio terapeutico alla disfunzione dell’eiaculazione precoce deve integrare perfettamente la componente psicologica e quella medico-farmacologica. Ecco la necessità, quindi di un inquadramento diagnostico il più possibile preciso, che evita di indirizzare il paziente in percorsi confusi e poco produttivi. Spesso il paziente che arriva dallo psicosessuologo ha già “provato” troppi trattamenti terapeutici, a volte solo psicologici, ma nella maggior parte dei casi solo medico-farmacologici. Questo porta il soggetto ad un forte abbassamento della propria stima di sé e ad una motivazione per la risoluzione del sintomo di tipo “magico”.
Se la diagnosi iniziale è esclusivamente di tipo organico sarà necessario indirizzare il soggetto verso i seguenti trattamenti:
- terapia antibiotica mirata (nel caso di prostatiti e infezioni delle ghiandole accessorie maschili);
- farmaci antinfiammatori (nel caso in cui le infezioni delle ghiandole accessorie maschili siano di tipo cronico);
- metimazolo e/o β-bloccanti (ipertiroidismi);
- terapia ormonale sostitutiva (nelle forme di ipoganadismo);
- trattamento chirurgico (fimosi e frenulo corto).
Nel caso invece la diagnosi sia di tipo psicologico è necessario intervenire con un approccio psicosessuologico integrato.
Nella terapia psicosessuale è importante lavorare insieme al partner (quando presente), oppure scegliere un intervento mirato alla riformulazione della percezione ed educazione del sé corporeo con il singolo.
Alcune delle tecniche comportamentali utilizzate nella terapia psicosessuale sono: la tecnica dello squeeze pausa (compressione), che consiste nell’esercitare una leggera compressione sul glande (3-4 secondi) quando il pene è in erezione e immediatamente prima dell’eiaculazione. La tecnica dello Stop-Start che consiste nel fermarsi e ritrarre il pene durante il rapporto sessuale quando l’uomo sente di essere prossimo all’eiaculazione e quindi non più in grado di controllare il riflesso eiaculatorio. Gli Esercizi di Kegel che si basano su un progressivo controllo da parte dell’uomo dei muscoli pubo-coccigei della zona del pavimento pelvico.
Queste tecniche sono solamente una piccola parte dell’approccio psicosessuale integrato. L’approccio prevede una vera e propria rieducazione alla corporeità e al piacere sessuale, nonché il migliorare le proprie modalità relazionali abbattendo falsi miti e sciocchi tabù sessuali.

Conclusioni
L’importanza di una diagnostica accurata, ovvero di linee guida precise in tema dell’inquadramento diagnostico dell’Eiaculazione Precoce, come rimarcato anche in un recente articolo scientifico americano di Sharlip (2006), sono alla base del successo terapeutico del sintomo sessuologico e della miglioria della qualità della vita degli stessi soggetti affetti da sintomo stesso.
Le ricerche prevalentemente di ordine medico hanno messo in evidenza una buona risposta risolutiva associata all’utilizzo di alcuni farmaci, anche se non sono pochi gli effetti collaterali evidenziati. Inoltre, sembra che nessuno di questi farmaci possa assicurare una persistenza dei risultati ottenuti dopo la sospensione del trattamento (La Vignera et al, 2007). Per quanto riguarda invece le terapie psicosessuologiche, da molto tempo diffuse, sono purtroppo carenti dal punto di vista dei dati scientifici. Infatti, non vi sono studi precisi sulla reale efficacia a fine trattamento.
La sperimentazione in corso con farmaci antidepressivi a lungo termine e una maggiore e migliore scientificità apportata dagli studi di carattere psicosessuologico potranno garantire una migliore comprensione della risoluzione del sintomo Eiaculazione Precoce in una visione neuro-psico-endocrinologico e sociale integrata. Sarebbe decisamente incomprensibile scindere psiche e corpo in una risposta di “vitale” importanza come quella dell’orgasmo.

Bibliografia

- Corona G., et al. (2005) Disordini dell’Eiaculazione, in Fedele D., et al., La disfunzione erettile in medicina generale, Editrice Kurtis, Milano, pp 131-147.
- Fratantonio E., La Vignera, S., Vicari E., (2007) Classificazione e diagosi di eiaculazione precoce, in Jannini et al, Sessuologia Medica, Elsiever Masson, Milano, pp 319-323.
- Jannini E., Lenzi A., (2005), “Ejaculatory disorders: epidemiology and current approaches to definition, classification and subtyping”, World Journal of Urology, 23: 68-75.
- Jannini E., Lenzi A., Maggi M., (2005), Sessuologia Medica, Elsiever Masson, Milano.
- La Vignera S., Bonaffini C., Calogero AE., (2007) “ Terapia dell’eiaculazione precoce” in Jannini et al, Sessuologia Medica, Elsiever Masson, Milano, pp 324-328.
- Laumann E O., Paik A., Rosen RC., (1999), Sexual dysfunction in the United States: prevalence and predictors, JAMA, 281: 537-544.
- Papaharitou S., et al. (2005), “Erectile dysfunction and premature ejaculation are the mosto frequently self reported sexual concerns: profiles of 9,536 men calling a helpline”, Eur Urol Epub, dec, 13.

Fonte: www.benessere.com


 

Prevalenza della prostatite cronica negli uomini con eiaculazione precoce

L'eziologia dell'eiaculazione precoce è considerata essere di natura psicologica. Tuttavia è possibile che fattori neurologici, ormonali o neurologici abbiano un ruolo in questa condizione.
Sono stati esaminati i campioni di urina prima e dopo il massaggio prostatico e campioni di secrezioni prostatiche in 46 uomini affetti da eiaculazione precoce ed in 30 soggetti di controllo.
L'infiammazione prostatica è stata trovata nel 56,5% e la prostatite batterica cronica nel 47,8% dei soggetti con eiaculazione precoce. Queste differenze erano statisticamente significative.
Gli Autori della Divisione di Medicina della Riproduzione e di Sessuologia, dell'Università dell'Aquila, hanno ipotizzato, che in base al ruolo svolto dalla prostata nel meccanismo di eiaculazione, è probabile che l'infiammazione cronica della prostata sia in alcuni soggetti una causa di eiaculazione precoce.
Inoltre, per il fatto che l'incidenza di prostatite cronica è elevata negli uomini con eiaculazione precoce, un esame prostatico dovrebbe essere eseguito prima di prescrivere una terapia psicologica o farmacologica in questi soggetti.

Screponi C et al, Urology 2001; 58; 198-2002

Fonte:  http://www2.xagena.it/xagena/eurologiait.htm



L'IMPOTENZA: disturbo maschile dell'erezione

A cura del prof. Fabrizio Iacono
Urologo e Andrologo
Università degli Studi "Federico II"
- Napoli

L'impotenza, intesa come "incapacita' dell'uomo nel raggiungere e mantenere l'erezione, al fine di iniziare e portare a termine con soddisfazione il rapporto sessuale", é il sintomo di una alterazione organica o di natura psicologica del meccanismo erettivo. Colpisce circa l'8 -10 % della popolazione maschile tra i 18 e i 60 anni ed è un sintomo sempre risolvibile alle soglie del terzo millennio.

La maggiore informazione e la caduta di vecchi tabù "medioevali" ha fatto si' che tali pazienti non popolino più un sottobosco buio, facile preda di medici-stregoni e falsi terapeuti o di intriganti messaggi promozionali, ma che si rivolgano con crescente disinvoltura agli specialisti della materia: andrologi o urologi . D'altra parte, la possibilità di avere a disposizione un elevato numero di pazienti, ha consentito ai ricercatori la standardizzazione di nuovi metodi di diagnosi e di terapia.

LE CAUSE

La ricerca applicata ha permesso l'identificazione di quelli che vengono definiti i fattori di rischio-impotenza:

  • il fumo
  • l'alcolismo
  • l'uso di alcuni farmaci
  • alcune malattie croniche come il diabete o l'insufficienza renale
  • interventi chirurgici particolarmente demolitivi sul piccolo bacino , etc.

 

Inoltre, l'aumento della vita media, ha fatto si' che il desiderio di vivere una sessualita' integra si protragga anche nella cosiddetta terza età, per cui alcune patologie tipiche dell'invecchiamento (aterosclerosi, deficit ormonali, etc.) possono divenire fattori di rischio per la funzione sessuale maschile.

 

Fumo

Che il fumo sia un fattore di rischio nell'impotenza è stato confermato già nei primi anni 80 da alcuni ricercatori statunitensi. Nel 44% dei fumatori si ha infatti una riduzione della velocità del flusso ematico nelle arterie che irrorano i corpi cavernosi del pene. Tale riduzione di flusso potrebbe, nei casi più gravi, essere così marcata da mandare in tilt il meccansimo erettivo.

 

Alcol

L'alcol ha un effetto disinibente e socializzante, ma in realtà deprimente sulla funzione sessuale. Spesso, una prestazione avuta sotto l'effetto dell'alcol può sembrare "eccezionale" in quanto esaltata dallo stato di alterazione sensoriale. In effetti si tratta della "solita performance" . L'importante è far bere anche la partner!

 

Farmaci

Alcuni farmaci impiegati per la cura di altre malattie possono, talvolta, riportare tra gli effetti collaterali l'impotenza. Gli anti-ipertensivi beta-bloccanti , gli anti H2 (cimetidina e ranitidina) impiegati per la cura dell'ulcera gastrica, la finasteride usata nella terapia dell'adenoma prostatico, i tranquillanti minori , gli anti-epilettici , alcuni antidepressivi , sono tra i più noti appartenenti a questo gruppo.

 

Malattie croniche

Tra le malattie croniche predisponenti all'impotenza vanno ricordate il diabete e l'insufficienza renale . I pazienti diabetici, infatti, specie se ammalati da più di 10 anni e insulino-dipendenti , vanno incontro ad impotenza nel 50% dei casi. Le cause vanno ricercate nelle alterazioni nervose periferiche e vascolari che caratterizzano le complicanze dei diabetici di lunga data. L'insufficienza renale è causa di una condizione definita "uremia cronica". L'impotenza da uremia cronica ritrova la sua causa in una molteplicita' di fattori: dal calo degli ormoni androgenici circolanti ad una aterosclerosi precoce che provoca un ipoafflusso sanguigno ai corpi cavernosi. Il deficit di zinco e l'intossicazione da alluminio sono valide concause di impotenza nei dializzati. Ogni uomo affetto da una malattia cronica debilitante vive spesso un grave stato depressivo che può a sua volta essere causa di scarse prestazioni sessuali che a loro volta esasperano lo stato depressivo: si viene cosi' a creare un circolo vizioso autoalimentato . Solo la ripresa di una funzione sessuale soddisfacente riuscirà a spezzare tale circolo ridando all'ammalato una maggiore dignità di maschio nei confronti della propria partner.

La sessualita' nella terza eta' La sessualita' nella terza età é oggi una realtà molto spesso messa da parte da una società maggiormente protesa verso un modello di maschio-macho giovane ed atletico. In realtà circa il 10% degli uomini oltre gli ottanta anni hanno un rapporto sessuale alla settimana.Il sensibile allungarsi della vita media contemporaneamente all'abbattimento degli ultimi tabu' sessuali e ad una sempre maggiore liberalizzazione del comportamento femminile ha fatto sì che la richiesta di una normale funzione sessuale sia sempre più frequente da parte di arzilli ultrasettantenni spesso accompagnati da giovani partners. Il 55% dei maschi oltre i 75 anni è però affetto da una spesso insopportabile impotenza. Molte delle patologie che accompagnano un invecchiamento fisiologico possono essere causa di una sensibile riduzione della potenza sessuale nel maschio : un ruolo rilevante hanno sia l'insufficienza arteriosa peniena legata a fenomeni aterosclerotici che modificazioni microstrutturali del tessuto erettivo. Inoltre, l'anziano, fa spesso uso, per la cura di malattie concomitanti, di alcuni di quei farmaci che presentano tra gli effetti collaterali una depressione sia della libido che della potenza erettiva.

DIAGNOSTICA

La diagnostica dell'impotenza ha avuto un sorprendente sviluppo negli ultimi venti anni. Si è passati quindi progressivamente dal considerare il 90% dei casi di impotenza di tipo psicologico all'inizio del '900 fino alle soglie del terzo millennio, dove il rapporto si è praticamente invertito. Possiamo affermare infatti che, malgrado ogni caso di impotenza abbia una indiscussa sovrapposizione psicologica, la maggior parte dei casi oggi studiati ritrovano in una causa organica l'eziologia (la causa) del loro problema.La diagnostica strumentale ci offre un test standardizzato, praticato ormai in tutto il mondo, capace di distinguere con una elevata attendibilità un caso di impotenza psicogenica da uno di natura organica: la rigidometria notturna con Rigiscan . Il rationale di questo test si basa sul fenomeno fisiologico, a cui vanno incontro tutti gli uomini, dalla nascita in poi (addirittura dalla vita fetale), delle erezioni notturne durante il sonno. Tali episodi erettivi, che si verificano nella fase R.E.M. (rapid eyes moviments) del sonno, cioè nella fase di sogno, non dipendono dal tipo di sogno che si sta facendo e sono assolutamente indipendenti dallo stato emotivo. 

Le prime osservazioni in questo senso furono fatte negli anni 40 da Ohlme Yer che descrisse una sequenza erettiva ricorrente nel sonno che Aserinsky (1955) notò essere correlata alle fasi REM del sonno, quelle nelle quali, di solito, si producono i sogni. Le ricerche successive, fatte a cavallo tra gli anni 60 e 70 da Fisher (1965), Karakan (1966 e 1972) e Jovanovic (1972), dimostrarono poi che nel maschio normale, dalla nascita fino alla tarda età e con un massimo alla pubertà, sono presenti cicli di erezione associati in notevole percentuale alle fasi REM del sonno. In più, Fisher nel 1983, potè dimostrare che anche nella donna si verifica una simile correlazione, anche se con minore costanza, attraverso cicli di vasocongestione pelvica durante le stesse fasi del sonno.Su queste basi teoriche si sono sviluppati vari tentativi di monitorare l'erezione durante il sonno. Il primo tentativo fu fatto con lo "stamp test" (testi dei francobolli). Al soggetto veniva infatti applicata una striscia di francobolli attorno al pene in stato di riposo. Durante la notte, se la zigrinatura che li divideva era lacerata significava che il pene aveva raggiunto l'erezione. Questa metodica piuttosto naif fu sostituita, alla fine degli anni 70, dal monitoraggio della tumescenza peniena notturna (NPTm). Tecnicamente l'esame consisteva nel collocare due anellini di gomma sul pene a riposo. Durante la notte, tramite il loro collegamento che un apparecchio di registrazione a penna, le variazioni di volume del pene inducevano le variazioni del tracciato. Il suo significato clinico era certamente superiore a quello di tutte le tecniche diagnostiche usate fino a quel periodo. Era possibile riconoscere soprattutto la patologia neurovascolare periferica e differenziarla dai disturbi su base psicogena. Tuttavia anche questa metodica, a causa dei molti falsi positivi e negativi non potè essere considerata attendibile. Il problema più grave era costituito dall'equivoco tra le registrazioni della rigidità, rispetto a quelle della tumescenza del pene, condizioni che esprimono un differente stato di eccitamento e di afflusso di sangue ai corpi cavernosi. Fu quindi messa a punto una nuova metodica, più raffinata e computerizzata, per lo studio delle erezioni notturne, la rigidometria. Basata sul medesimo principio e su una sostanziale identità tecnica con il NPTm ha avuto il pregio di monitorare la rigidità del pene.

Il test, di facile esecuzione, viene eseguito a domicilio del paziente per tre notti consecutive grazie all'impiego di un microcomputer collegato al pene tramite due anelletti sensoriali. Dopo tre notti, il paziente riporterà il microcomputer dal proprio medico che sarà in grado di decodificare la registrazione. Se per le tre notti di registrazione è presente almeno un fenomeno erettivo della rigidità superiore all'80% e della durata superiore a 12 minuti il test viene considerato normale. Si tratterà, infatti, di una impotenza psicogenica. In caso di assenza o deficit di rigidità dei fenomeni erettivi si potrà ipotizzare un problema di natura organica.

Studi condotti da ricercatori italiani e pubblicati sulle più autorevoli riviste scientifiche internazionali (F.Iacono e coll. J. Urol. 1993) hanno dimostrato che probabilmente anche alla base di una impotenza oggi definita psicogenica potrebbe esistere un substrato organico.

Tali studi hanno evidenziato come nei soggetti affetti da impotenza psicogenica si abbia un significativo decremento della velocità di circolazione sanguigna nelle arterie principali del pene. Lo stress del semplice test ecografico indurrebbe in taluni soggetti una così forte reazione emozionale in grado di stimolare la produzione di adrenalina e inibire la circolazione sanguigna. Lo stesso, se non peggio, potrebbe avvenire al momento del rapporto sessuale con ovvie conseguenze! Inoltre, gli stessi ricercatori hanno evidenziato, in un ulteriore studio, come anche in molti soggetti affetti da impotenza oggi definita psicogenica si abbiano delle alterazioni microstrutturali dei corpi cavernosi del pene.Probabilmente alla base di alcuni casi di impotenza definita psicogenica esisterebbe una causa organica, forse lieve, e ancora al di sotto del potere di riconoscimento delle attuali procedure diagnostiche . Alcuni pazienti potrebbero spontaneamente compensare tali deficit lievi ipertrofizzando dei meccanismi compensativi e riuscire quindi a portare a termine l'atto sessuale, altri invece andrebbero inesorabilmente incontro a continui fallimenti.

La diagnostica strumentale prevede, una volta ipotizzata una causa organica, lo studio funzionale della vascolarizzazione arteriosa e venosa del pene . Ciò é possibile tramite l'impiego dell'ecocolordoppler , strumento che ci consente in un unico tempo sia la visualizzazione del ramo arterioso indagato che lo studio della velocità del sangue nel suo interno. Possono così essere messi in evidenza tutti i casi di stenosi o ipoplasie delle arterie cavernose del pene. L'ecocolordoppler dei corpi cavernosi del pene consente anche una visione ecografica del tessuto erettile e l'evidenziazione di altre patologie come la malattia di La Peyronie (induratio penis plastica) di per se stessa spesso causa di impotenza.Infine, la diagnostica piu' attuale prevede l'esecuzione della biopsia dei corpi cavernosi . Tale metodica può mettere in evidenza la malattia degenerativa-disfunzionale della Tunica Albuginea del pene che potrebbe essere la causa di molti casi di impotenza. (F. Iacono e coll. J. Urol. e Eur. Urol. 1994).

TERAPIA

La terapia dell'impotenza ha visto l'inizio di una nuova era nel 1982 quando il francese R. Virag e l'inglese Brindley hanno aperto la strada alla terapia autoiniettiva con farmaci vasoattivi. L'impiego di farmaci vaso-attivi nella cura dell'impotenza prevede da parte del paziente, sotto rigoroso controllo medico, l'esecuzione di una autoiniezione nel pene di una dose personalizzata di farmaco. Dall'impiego iniziale della sola papaverina si è passati successivamente alla associazione con la fentolamina e quindi alla prostaglandina E1 , usata attualmente, che sembrerebbe priva di effetti collaterali.Ultimamente sono stati proposti, nei casi più resistenti, l'impiego di veri e propri "coktail" di farmaci vaso-attivi.
E' molto importante che il paziente venga seguito dallo specialista nella messa a punto della giusta concentrazione di farmaco e che lo specialista rimanga reperibile una volta che il paziente sia divenuto autonomo nella gestione delle proprie erezioni farmaco-indotte.

Più attuale è l'impiego della terapia orale. La soluzione più "gradevole", che non prevede l'uso del bisturi e dell'ago è oramai una realtà ben consolidata e priva di significativi effetti collaterali. La "magica" molecola si chiama Sildenafil (Viagra) , ed è la nuova panacea per l'uomo in "tilt"! Il meccanismo di erezione del Sildenafil sembra agire direttamente sulla muscolatura liscia dei corpi cavernosi determinando un aumento del flusso sanguigno nel pene e quindi l'erezione. I risultati ottenuti dimostrerebbero l'efficacia della molecola in oltre l'80% dei pazienti trattati con scarsi e sopportabili effetti collaterali (emicrania , bruciore di stomaco,vampate di calore al viso,).
Da pochi mesi la terapia orale della impotenza può avvalersi anche di una nuova molecola l'"apomorfina " che con il nome commerciale di Ixsense o Taluvian , alla dose di 2 o 3 mg. da assumere 15 minuti prima del rapporto sessuale per via sublinguale sembra avere una buona efficacia nel 53% dei casi e in particolar modo nei soggetti giovani con "inconvenienti" di natura psicologica. Questa molecola è quasi del tutto priva di effetti collaterali e può essere assunta anche a stomaco pieno, a differenza del Sildenafil (Viagra) e fino a 3 volte al giorno (ogni 8 ore!).

La terapia chirurgica dell'impotenza, dedicata a chi non risponde alla terapia orale o autoiniettiva, si articola tra un rationale conservativo (vascolare) e uno sostitutivo (protesico).
La rivascolarizzazione microchirurgica dei corpi cavernosi del pene, nei casi di insufficiente afflusso sanguigno ha visto il suo momento di gloria circa 10 anni or sono. Tali metodiche sono però risultate per lo più fallimentari nei risultati a distanza. Inoltre, i recenti studi ultrastrutturali sull'architettura del tessuto erettivo nel normale e nell'impotente hanno evidenziato come alla base di una impotenza arteriogenica ci sia sempre una alterazione microstrutturale del corpo cavernoso. Sarebbe quindi inutile rivascolarizzare un organo incapace di funzionare.
La chirurgia venosa trovava il suo motivo di applicazione nella diagnosi di "fuga venosa" (venous leakage). Si tratterebbe infatti di una fuoriuscita troppo veloce di sangue dal pene con una perdita di pressione e quindi impotenza. La chirurgia prevedeva la legatura di un certo numero di vene del pene per impedire tale dispersione pressoria nel momento erettivo. I risultati ottenuti si sono pero' dimostrati anche qui per lo piu' transitori o fallimentari.

L'unica realta' terapeutica chirurgica rimangono ancora oggi le protesi peniene . La ricerca di un sostegno per il proprio pene "incapace" risale al 1000 a.C., quando i Cinesi proponevano l'infissione di bacchettine di bambu' nel pene dello sventurato di turno! Bisogna pero' attendere lo sviluppo dei materiali plastici per avere i primi tentativi validi di impianti protesici. Negli anni '50-'60 vennero proposte le prime protesi rigide in teflon. La costante rigidità del pene costringeva però i pazienti impiantati ad un risultato cosmetico poco accettabile. Fu l'americano Scott nel 1964 ad ideare la prima protesi peniena idraulica, cioè gonfiabile e sgonfiabile. Da allora ad oggi tale modello si é estremamente evoluto fino ad assicurare, una volta impiantato chirurgicamente una funzione erettiva del tutto sovrapponibile a quella fisiologica.L'intervento viene eseguito routinariamente nei centri urologici più attrezzati e prevede una degenza di pochi giorni.

Fonte: www.benessere.com

 

 

 
 

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-Dott. Sergio Angileri - aut. san. N.2573/95 , 7/8/95 - Ordine Psicologi Sicilia N°480-
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