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INDICE
- Procedure della diagnosi e della terapia
multimodale dei disturbi della sessualità -
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a che tutto
ciò che è contenuto in questo sito
EIACULAZIONE
PRECOCE (di
Tullio
Ferrante)
Definizione
L'eiaculazione precoce è l'eiaculazione che
avviene prima che il paziente abbia toccato la sua partner; e/o prima che abbia
penetrato la sua partner; e/o in breve tempo dopo l'inserimento del pene.
Non è possibile quantizzare questo "tempo breve" scientificamente;
certamente è un tempo tale da non consentire alla partner del paziente di
raggiungere l'orgasmo.
Notizie e basi scientifiche
Fin quando il coito è finalizzato solo all'atto
della procreazione, piuttosto che per scopi di rapporto o divertimento, anche se
l'eiaculazione è precoce, è sufficiente, salvo che avvenga prima della
penetrazione.
Quando, invece, il coito è finalizzato a stabilire un rapporto o al
divertimento, l'eiaculazione precoce non è più funzionale né sufficiente.
Masters e Johnson hanno definito 4 fasi del ciclo di risposta sessuale:
eccitazione, "plateau", orgasmo e risoluzione.
Nella prima fase vengono raggiunti alti livelli di tensione sessuale; nella
seconda tali livelli vengono mantenuti per un certo periodo; nella terza vi è
un improvviso aumento della tensione verso una punta massima chiamata orgasmo;
nella quarta la tensione sessuale decresce fino a tornare alla condizione di
partenza.
Gli uomoni con eiaculazione precoce hanno una fase di rapido eccitamento, che
procede direttamente verso l'orgasmo con una scarsa o nulla fase di plateau.
Il ciclo si conclude quasi subito dopo aver avuto inizio.
Approccio terapeutico
L'eiaculazione è un processo a due stadi.
Il primo comporta contrazioni dei vasi deferenti, delle vescicole seminali e
della prostata; nello stesso tempo si chiude lo sfintere della vescica.
Un quantitativo di liquido seminale con spermatozoi viene così spinto
nell'uretra prostatica.
Il secondo stadio consiste in contrazioni ritmiche dei muscoli genitali, che
spingono il liquido seminale fuori dall'uretra in zampilli.
Quando il primo stadio dell'eiaculazione ha avuto inizio, essa è inevitabile e
non può essere arrestata dalla volontà.
Questo concetto è fondamentale per la comprensione della cura dell'eiaculazione
precoce, che è una terapia comportamentale.
Gli uomini affetti da questa disfunzione, infatti, vengono istruiti a
distinguere tra gli alti livelli di tensione sessuale ed eiaculazione imminente,
interrompendo il ciclo della tensione crescente, prima che il primo stadio
dell'eiaculazione abbia avuto inizio.
Due sono le tecniche maggiormente utilizzate allo scopo: lo
"stop-start" e lo "squeeze". Con la prima l'interruzione può
essere praticata desistendo dalla stimolazione genitale, finchè vien meno il
bisogno imperioso di eiaculare; con lo squezee lo stesso scopo può essere
raggiunto con una compressione del glande da parte della partner sessuale,
quando l'orgasmo si avvicina.
Una storia tipica
Inizialmente, in una
relazione matrimoniale, la donna è portata a sentirsi lusingata dal supposto
ardore di suo marito, considerando le sue rapide eiaculazioni come un tributo
alle proprie attrattive. Presto però questa sensazione comincia a scolorire e
i loro rapporti sessuali cominciano ad essere meno gratificanti.
In questo periodo cominciano ad arrivare i bambini, e la moglie si sente
distratta da gestazione, gravidanza, allattamento e crescita dei figli.
Ella è portata ad essere cronicamente affaticata e significativamente
distratta dal bisogno di provare piacere (una differenza nello stile di vita
delle donne moderne può cambiare qualcosa in questa storia….).
Quando finalmente i bambini vanno a scuola e lasciano la casa per buona parte
del giorno, la moglie, tipicamente, comincia a dare maggiore importanza alle
sue esigenze, suggerendo al marito che il rapporto sessuale sarebbe più
piacevole se durasse più a lungo.
Il marito è stato consapevole per alcuni anni di avere un problema e,
classicamente, ha tentato una serie di tecniche per controllarlo, senza alcun
successo.
Dapprima prova a distrarsi pensando ad altre cose durante il rapporto, poi
spesso si consulta con gli amici ricevendo consigli insoddisfacenti; molti
provano sostanze reclamizzate su riviste per uomini, fino a giungere a vietare
alla moglie di toccare i suoi genitali e a ridurre drasticamente i giochi
preliminari.
Ovviamente, questo comportamento irrita la moglie, la cui richiesta di
resistere più a lungo diventa più vivace e meno gentile. Alla fine lo accusa
di essere un amante inadeguato. Si arriva a questo punto ad una situazione
paradossale in cui il marito sviluppa una tecnica di spinta del pene che ha
come traguardo un minimo contatto e una scarsa frizione con le pareti
vaginali, mentre la moglie, che ha scoperto che se vuole ottenere un maggiore
piacere dall'esperienza sessuale deve spingere il più possibile con la sua
pelvi, aumenta al massimo grado il rapporto pene-vagina. Pur avendo entrambi i
partner lo stesso scopo, prolungare l'esperienza e dare gratificazione alla
moglie, i loro metodi sono esattamente all'opposto. Si giunge così ad un
circolo vizioso: cominciano a litigare, diminuisce la frequenza del coito,
l'alto livello di tensione sessuale causa una sempre più rapida eiaculazione
in occasione del coito.
Prevenzione
Bisogna insegnare a tutti i giovani, uomini e
donne, che l'eiaculazione precoce è comune e correggibile senza difficoltà; in
tal modo, forse, essi andrebbero alla ricerca di aiuto più presto, quando la
terapia può essere breve e minimo il periodo della disfunzione.
Conclusioni
Alle coppie dovrebbe essere detto che
l'eiaculazione precoce non è un disturbo della personalità o una nevrosi.
Il problema è il risultato dell'apprendimento, e la terapia è un nuovo
apprendimento.
Le donne devono capire che la soddisfazione del maschio è gravemente menomata
dalla eiaculazione precoce, proprio come lo è la soddisfazione femminile.
Va quindi insegnato loro che la cessazione del problema dipende da un programma
di allenamento al quale devono partecipare attivamente entrambi i partner.
Vedi fonte articolo
Introduzione
Le disfunzioni sessuali maschili legate alla fase dell’orgasmo sono
considerate ad oggi molto frequenti; dagli ultimi convegni internazionali emerge
infatti un notevole incremento delle patologie eiaculatorie e una maggiore
attenzione degli esperti in materia alla diagnosi e alla terapia risolutiva.
Dati recenti riportano una classificazione precisa dei vari disordini
dell’eiaculazione con le rispettive percentuali d’incidenza nella
popolazione italiana: eiaculazione precoce (27.3%), riduzione
del volume dell’eiaculato (27.6%) eiaculazione ritardata (fino
all’anorgasmia) 4.4%. (Corona et al., 2005).
Classicamente un disordine come l’eiaculazione precoce è stato considerato
una disfunzionalità di tipo psicologico, solo recentemente la sessuologia
medica è riuscita ad individuare anche eventuali cause organiche, quindi
aprendo l’orizzonte ad una terapia più di tipo farmacologico (Jannini et
al., 2007).
Cercare di individuare una responsabilità fisiologica a tutti i costi per un
sintomo molto più in linea con gli stati emotivi, ansiosi e relazionali, quindi
psicologici è particolarmente esagerato a fronte alla forte tendenza degli
ultimi anni da parte della categoria dei medici di risolvere le disfunzionalità
sessuologiche in generale, essenzialmente con l’ausilio dei farmaci. Il
rischio a cui siamo già sottoposti è sicuramente la tendenza di un forte abuso.
La migliore strada, come al solito, si trova solamente in una via d’incontro,
quindi in una maggiore e migliore integrazione delle discipline
medico-psicologiche.
Prima di addentrarci nella descrizione della patologia dell’eiaculazione
precoce e affrontare le possibili risoluzioni psicosessuologiche e mediche è
necessario fare un breve ma fondamentale inciso sulla fisiologia del processo
eiaculatorio.
È necessario ricordare che i disturbi dell’orgasmo maschile a differenti
livelli sono particolarmente invalidanti, portano l’individuo che ne soffre ad
una condizione di forte insicurezza, disagio relazionale, abbassamento della
stima di sé e in alcuni casi più gravi ad uno stato depressivo.
Fisiologia del processo eiaculatorio
Cercando di rendere più semplice e chiaro quello che avviene durante la fase
orgasmica maschile e considerando che il processo eiaculatorio è il risultato
di una complessa interazione psiconeuroendocrina, è utile ricordare che
l’eiaculazione consiste di due fasi precise e distinte: l’emissione e
l’eiaculazione vera e propria.
L’orgasmo in sé è il risultato dell’elaborazione cerebrale (mentale) di
tutti quegli stimoli “sensitivi” originati direttamente sul pene (nervo
pudendo), amplificati dalle forti sensazioni dovute alla contrattilità
involontaria della fase eiaculatoria stessa.
La fase di emissione, tenuta sotto il controllo volontario dell’individuo, è
il risultato di un riflesso spinale (sistema nervoso simpatico)
che innesca una serie di contrazioni sequenziali di quegli organi definiti
“sessuali accessori”, ovvero le principali strutture contribuenti alla
formazione del liquido seminale (vescicole seminali, prostata, ghiandole
bulbo-uretrali e testicoli).
Ricordiamo che per attivare la fase di emissione sono necessari stimoli erotici
genitali (tattili, orali) e stimoli erotici centrali risultanti
dall’elaborazione di immagini visive, uditive, olfattive, fantasie, ricordi).
La componente visiva per gli uomini è particolarmente importante. La maggior
parte degli individui di sesso maschile, rispetto a quelli di sesso femminile,
è particolarmente attratta dalla stimolazione di tipo visivo e tattile.
Anche la fase di eiaculazione è determinata da un riflesso spinale del sistema
nervoso simpatico, ma a discapito della precedente ha un limitato controllo
volontario. Infatti, nel momento in cui l’uomo percepisce l’inevitabilità
eiaculatoria difficilmente può rientrare in uno stato di eccitazione iniziale,
precipita direttamente nel passaggio definito anche di non ritorno, avviandosi
alle contrazioni orgasmiche e facendo fuoriuscire dall’orifizio uretrale una
consistente quantità di “sperma”. Responsabili della propulsione del
liquido seminale in uretra sono i muscoli ischio-cavernoso e bulbo-cavernoso
(muscolatura del pavimento pelvico), mentre le contrazioni ritmiche involontarie
dello sfintere uretrale esterno, agendo come una pompa suzione-eiezione,
aspirano lo sperma dall’uretra posteriore in fase di rilassamento espellendolo
vigorosamente nell’uretra bulbare in fase di contrazione.
Durante la fase di eiaculazione, quindi orgasmica, anche lo sfintere anale
produce delle contrazioni involontarie determinando intense sensazioni di
piacere.
Eiaculazione Precoce
L’eiaculazione precoce (EP) rispetto ad altre disfunzionalità sessuologiche
come ad esempio la disfunzione
erettile, viene ancora oggi “autodiagnosticata” dai soggetti che
presumibilmente ne soffrono. Questo rende non facile la possibilità di creare
criteri utili e stabili per individuare i possibili confini della forma più
patologica.
Utilizzando la definizione del DSM IV TR (Manuale Diagnostico e
Statistico dei Disturbi Mentali) l’EP viene definita come “una
persistente o ricorrente eiaculazione a seguito di una minima stimolazione
sessuale prima, durante, o poco dopo la penetrazione e prima che il soggetto lo
desideri”. Di recente alcuni autori hanno cercato di classificare il
disagio dell’EP associandolo all’Intravaginal Ejaculation Latency Time
(IELT), ovvero il lasso di tempo che intercorre fra l’intromissione in vagina
e l’eiaculazione intravaginale (Fratantonio, et al., 2007). La
classificazione ottenuta evidenzia un grado severo: prima della
penetrazione o ≤ 15 sec; un grado moderato: ≤ 1
minuto e un grado lieve: ≤ 2 minuti. Considerando che
l’attività penetrativa non è necessariamente indirizzata al solo rapporto
vaginale è utile ricordare quanto i tempi possano essere variabili e
individuali a prescindere dalla stessa disfunzione.
Il disagio dell’EP è senza dubbio molto più comprensibile se associato alla
forte e irrefrenabile sensazione di perdita del controllo durante la fase
eccitatoria, penetrativa o meno, che è contestualmente responsabile di un forte
distress psicologico e dei disagi nelle relazioni interpersonali.
Per una maggiore chiarezza diagnostica è necessario ricordare che l’EP deve
essere osservata anche in base all’epoca d’insorgenza:
EP primaria, quando è presente sin dalle prime esperienze
sessuali (pubertà-adolescenza) e non si è mai modificata;
EP secondaria, quando compare improvvisamente dopo un periodo
che il soggetto descrive accettabile dal punto di vista del controllo
eiaculatorio. In questi casi i motivi dell’improvvisa disfunzione eiaculatoria
sono solitamente sconosciuti al soggetto e tendenzialmente destrutturanti.
Ancora, è necessario comprendere il momento dell’insorgenza:
EP ante portas, quando il sintomo si manifesta ancor prima
della penetrazione. Ci sono uomini che spesso, presi dalla troppa eccitazione,
non riescono neppure a spogliarsi completamente!
EP intra moenia, quando si manifesta esclusivamente durante la
penetrazione.
Infine è necessario osservare anche la frequenza e l’occasione
d’insorgenza:
EP assoluta, il soggetto manifesta il sintomo sempre a
prescindere dal partner
EP relativa o situazionale, quando si manifesta solo con un
determinato partner.
Dall’esperienza clinica è facile osservare un’improvvisa eiaculazione
precoce con la partner abituale (moglie, fidanzata, compagna) e una non precocità
con eventuali partner occasionali (amanti, prostitute…).
Come già accennato in precedenza l’EP è la più frequente patologia sessuale
maschile, con incidenza superiore pari al 20% della popolazione adulta, anche se
la maggior parte delle consultazioni sessuologiche avviene per la disfunzione
erettile. A volte molti uomini che richiedono una consulenza specialistica sono
convinti che i loro disagi siano legati ad un disturbo dell’erezione, oppure
ad un calo del desiderio, omettendo la vera responsabile: l’EP, solitamente
primaria, intra moenia e assoluta.
La distribuzione dell’EP a livello geografico appare omogenea anche se in
alcuni paesi sembra più elevata rispetto ad altri. Negli Stati Uniti è stata
stimata una prevalenza intorno al 24%; in Europa invece è presente un ampio
range di 3,7-66%; in Estremo Oriente la stima è del 29,1% e nei paesi medio
orientali e africani invece è del 17,3% (Jannini, Lenzi, 2005; Laumann et
al, 1999; Papaharitou, 2005).
Sicuri del fatto che l’EP non può essere considerata una “malattia”, bensì
un particolare sintomo psicosomatico che procura nel soggetto disagi e
disfunzionalità psicologico-emotive e relazionali, è necessario accennare le
possibili cause o concause di ordine psicologico e medico responsabili
dell’evento indesiderato.
Ancor prima è utile rammentare che ogni essere umano di sesso maschile è “in
potenza” un eiaculatore precoce, nel senso che fisiologicamente il tempo utile
dal momento in cui un uomo si eccita al momento in cui raggiunge l’orgasmo
(egoismo sessuale maschile) non è strettamente funzionale al processo
anatomo-fisiologico della risposta sessuale! Il fatto di prolungare la
sensazione di piacere (preorgasmica), ovvero di rimanere in linea con i tempi
orgasmici femminili (differenti e molto più prolungati) sviluppano necessari
cambiamenti di controllo eiaculatorio socialmente condivisibili. Un uomo allora
non “deve” dare sfogo al suo istintuale piacere sessuale, ma conformarsi con
la società di appartenenza.
L’EP ha sempre fatto parte dell’essere umano. Storicamente ha cambiato
dimensione ed è risultata disfunzionale compromettendo il buon (anche se
egoistico) principio del piacere maschile.
Un piccolo aneddoto: molto probabilmente 50-60 anni fa i nostri avi, vivevano
l’esperienza erotico sessuale con una certa precocità, ma questo non sembrava
preoccuparli più di tanto: non percepivano la rapida conclusione del rapporto
come disfunzionale. Le donne di quel periodo storico vivevano però una
situazione alquanto chiusa e succube della loro sessualità: ignoravano in
maggioranza il piacere orgasmico, non si conoscevano a livello corporeo e la
sessualità veniva vissuta come un “piacere” da dare al proprio compagno e
solitamente finalizzata alle gravidanze.
Solamente dopo il “femminismo” e la rivoluzione sessuale degli anni 60-70 si
è osservato un forte cambiamento della sessualità e soprattutto del piacere
femminile (ritrovato). Questo ha fatto fare un balzo in avanti rispetto alla
liberalizzazione sessuale, alla parità dei diritti, ma forse molti uomini non
sono riusciti ad adeguarsi, sono rimasti incastrati in quelle “regole
interne” che a parer loro sembravano, potremo dire sembrano, del tutto
naturali!
Quando l’EP viene diagnosticata su base psicologica possono incidere le
seguenti cause in riferimento a differenti approcci psicoterapeutici:
interpretazioni psicodinamiche:
a) eccessiva masturbazione durante l’adolescenza (eccessivo narcisismo) senza
apprendere il possibile controllo delle sensazioni preorgasmiche;
b) ira/aggressività repressa (misoginia inconscia/sadismo del “furto
dell’orgasmo femminile”)
fattori comportamentali:
a) prime esperienze sessuali traumatiche;
b) apprendimento di adattamento (condizionamento di raggiungere l’orgasmo in
breve tempo per paura di essere scoperto)
fattori cognitivi:
a) ansia da prestazione (stato ansioso superficiale legato al desiderio di
dimostrare la propria potenzialità sessuale; mancato utilizzo di metodi
contraccettivi; paura dei fallimenti) che attraverso un’ipereccitazione
determinerebbe una riduzione del controllo delle sensazioni pre-eiaculatorie;
b) senso di colpa (attività sessuale prematrimoniale, attività sessuale extra
coniugale);
c) paura (gravidanza non programmata, timore di malattie trasmesse
sessualmente).
Quando l’EP viene diagnosticata su base organica si osservano le seguenti
teorie biologiche e cause organiche responsabili: a) alterati meccanismi
ormonali (ipotestosteronemia);
b) alterazioni riflessogene (disturbi muscolo-tensivi a carico del pavimento
pelvico;
c) alterazioni neurologiche;
d) alterazioni vascolari.
Malattie endocrine:
a) ipogonadismi e/o ipotiroidismi.
Malattie Urologiche:
a) prostatiti;
b) fimosi;
c) frenulo corto del prepuzio.
Cause Iatrogene: Amfetamine.
Cause Voluttuarie: assunzione di droghe (cocaina).
La terapia
Come già premesso nell’introduzione il migliore approccio terapeutico alla
disfunzione dell’eiaculazione precoce deve integrare perfettamente la
componente psicologica e quella medico-farmacologica. Ecco la necessità, quindi
di un inquadramento diagnostico il più possibile preciso, che evita di
indirizzare il paziente in percorsi confusi e poco produttivi. Spesso il
paziente che arriva dallo psicosessuologo ha già “provato” troppi
trattamenti terapeutici, a volte solo psicologici, ma nella maggior parte dei
casi solo medico-farmacologici. Questo porta il soggetto ad un forte
abbassamento della propria stima di sé e ad una motivazione per la risoluzione
del sintomo di tipo “magico”.
Se la diagnosi iniziale è esclusivamente di tipo organico sarà necessario
indirizzare il soggetto verso i seguenti trattamenti:
- terapia antibiotica mirata (nel caso di prostatiti e infezioni delle
ghiandole accessorie maschili);
- farmaci antinfiammatori (nel caso in cui le infezioni delle ghiandole
accessorie maschili siano di tipo cronico);
- metimazolo e/o β-bloccanti (ipertiroidismi);
- terapia ormonale sostitutiva (nelle forme di ipoganadismo);
- trattamento chirurgico (fimosi e frenulo corto).
Nel caso invece la diagnosi sia di tipo psicologico è necessario intervenire
con un approccio psicosessuologico integrato.
Nella terapia psicosessuale è importante lavorare insieme al partner (quando
presente), oppure scegliere un intervento mirato alla riformulazione della
percezione ed educazione del sé corporeo con il singolo.
Alcune delle tecniche comportamentali utilizzate nella terapia psicosessuale
sono: la tecnica dello squeeze pausa (compressione), che
consiste nell’esercitare una leggera compressione sul glande (3-4 secondi)
quando il pene è in erezione e immediatamente prima dell’eiaculazione. La
tecnica dello Stop-Start che consiste nel fermarsi e ritrarre
il pene durante il rapporto sessuale quando l’uomo sente di essere prossimo
all’eiaculazione e quindi non più in grado di controllare il riflesso
eiaculatorio. Gli Esercizi di Kegel che si basano su un
progressivo controllo da parte dell’uomo dei muscoli pubo-coccigei della zona
del pavimento pelvico.
Queste tecniche sono solamente una piccola parte dell’approccio psicosessuale
integrato. L’approccio prevede una vera e propria rieducazione alla corporeità
e al piacere sessuale, nonché il migliorare le proprie modalità relazionali
abbattendo falsi miti e sciocchi tabù sessuali.
Conclusioni
L’importanza di una diagnostica accurata, ovvero di linee guida precise in
tema dell’inquadramento diagnostico dell’Eiaculazione Precoce, come
rimarcato anche in un recente articolo scientifico americano di Sharlip (2006),
sono alla base del successo terapeutico del sintomo sessuologico e della
miglioria della qualità della vita degli stessi soggetti affetti da sintomo
stesso.
Le ricerche prevalentemente di ordine medico hanno messo in evidenza una buona
risposta risolutiva associata all’utilizzo di alcuni farmaci, anche se non
sono pochi gli effetti collaterali evidenziati. Inoltre, sembra che nessuno di
questi farmaci possa assicurare una persistenza dei risultati ottenuti dopo la
sospensione del trattamento (La Vignera et al, 2007). Per quanto
riguarda invece le terapie psicosessuologiche, da molto tempo diffuse, sono
purtroppo carenti dal punto di vista dei dati scientifici. Infatti, non vi sono
studi precisi sulla reale efficacia a fine trattamento.
La sperimentazione in corso con farmaci antidepressivi a lungo termine e una
maggiore e migliore scientificità apportata dagli studi di carattere
psicosessuologico potranno garantire una migliore comprensione della risoluzione
del sintomo Eiaculazione Precoce in una visione neuro-psico-endocrinologico e
sociale integrata. Sarebbe decisamente incomprensibile scindere psiche e corpo
in una risposta di “vitale” importanza come quella dell’orgasmo.
Bibliografia
- Corona G., et al. (2005) Disordini dell’Eiaculazione, in Fedele
D., et al., La disfunzione erettile in medicina generale, Editrice
Kurtis, Milano, pp 131-147.
- Fratantonio E., La Vignera, S., Vicari E., (2007) Classificazione e
diagosi di eiaculazione precoce, in Jannini et al, Sessuologia Medica,
Elsiever Masson, Milano, pp 319-323.
- Jannini E., Lenzi A., (2005), “Ejaculatory disorders: epidemiology and
current approaches to definition, classification and subtyping”, World
Journal of Urology, 23: 68-75.
- Jannini E., Lenzi A., Maggi M., (2005), Sessuologia Medica, Elsiever
Masson, Milano.
- La Vignera S., Bonaffini C., Calogero AE., (2007) “ Terapia
dell’eiaculazione precoce” in Jannini et al, Sessuologia Medica,
Elsiever Masson, Milano, pp 324-328.
- Laumann E O., Paik A., Rosen RC., (1999), Sexual dysfunction in the United
States: prevalence and predictors, JAMA, 281: 537-544.
- Papaharitou S., et al. (2005), “Erectile dysfunction and premature
ejaculation are the mosto frequently self reported sexual concerns: profiles of
9,536 men calling a helpline”, Eur Urol Epub, dec, 13.
Vedi fonte articolo
Prevalenza
della prostatite cronica negli uomini con eiaculazione precoce
L'eziologia
dell'eiaculazione precoce è considerata essere di natura psicologica. Tuttavia
è possibile che fattori neurologici, ormonali o neurologici abbiano un ruolo in
questa condizione.
Sono stati esaminati i campioni di urina prima e dopo il massaggio prostatico e
campioni di secrezioni prostatiche in 46 uomini affetti da eiaculazione precoce
ed in 30 soggetti di controllo.
L'infiammazione prostatica è stata trovata nel 56,5% e la prostatite batterica
cronica nel 47,8% dei soggetti con eiaculazione precoce. Queste differenze erano
statisticamente significative.
Gli Autori della Divisione di Medicina della Riproduzione e di Sessuologia,
dell'Università dell'Aquila, hanno ipotizzato, che in base al ruolo svolto
dalla prostata nel meccanismo di eiaculazione, è probabile che l'infiammazione
cronica della prostata sia in alcuni soggetti una causa di eiaculazione precoce.
Inoltre, per il fatto che l'incidenza di prostatite cronica è elevata negli
uomini con eiaculazione precoce, un esame prostatico dovrebbe essere eseguito
prima di prescrivere una terapia psicologica o farmacologica in questi soggetti.
Screponi C et al, Urology 2001; 58; 198-2002
Vedi fonte
L’eiaculazione precoce è un frequente disturbo sessuale maschile che è
mediato principalmente da alterazioni della neurotrasmissione serotoninergica
ed in parte dalla neurotrasmissione ossitocinergica a livello del sistema
nervoso centrale.
Nel corso dell’ultimo decennio sono stati valutati diversi farmaci nel
trattamento dell’eiaculazione precoce.
Una meta-analisi di questi studi non ha mostrato differenze di efficacia con
gli antidepressivi serotoninergici, Paroxetina ( Seroxat ), Clomipramina (
Anafranil ), Sertralina ( Zoloft ) e Fluoxetina ( Prozac ).
Tuttavia, è stato osservato che il trattamento giornaliero con i farmaci SSRI
( inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina ) non è associato
ad un significativo ritardo nell’eiaculazione.
Studi con un nuovo farmaco SSRI, Dapoxetina, hanno mostrato un debole effetto
ritardante l’eiaculazione dopo 1-2 ore dall’assunzione del farmaco.
L’eiaculazione precoce può essere ritardata dall’impiego di anestetici
per uso topico e dal Tramadolo ( Contramal, Fortradol ).
Il trattamento con gli inibitori della fosfodiesterasi 5 non dovrebbe essere
prescritto agli uomini che soffrono di eiaculazione precoce, ma possono essere
impiegati se l’eiaculazione precoce è associata a difficoltà
nell’erezione.
Non c’è supporto scientifico all’impiego di iniezioni intracavernose di
farmaci vasoattivi nel trattamento dell’eiaculazione precoce. ( Xagena_2007
)
Waldinger MD, Drugs 2007; 67: 547-568
Vedi fonte articolo
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L'IMPOTENZA: disturbo maschile dell'erezione
A cura del
prof.
Fabrizio Iacono Urologo e Andrologo Università degli Studi "Federico II" - Napoli
L'impotenza, intesa come "incapacita' dell'uomo nel
raggiungere e mantenere l'erezione, al fine di iniziare e portare a
termine con soddisfazione il rapporto sessuale", é il sintomo di
una alterazione organica o di natura psicologica del meccanismo
erettivo. Colpisce circa l'8 -10 % della popolazione maschile tra i 18
e i 60 anni ed è un sintomo sempre risolvibile alle soglie del terzo
millennio.
La maggiore informazione e la caduta di vecchi tabù
"medioevali" ha fatto si' che tali pazienti non popolino
più un sottobosco buio, facile preda di medici-stregoni e falsi
terapeuti o di intriganti messaggi promozionali, ma che si rivolgano
con crescente disinvoltura agli specialisti della materia: andrologi
o urologi . D'altra parte, la possibilità di avere a disposizione
un elevato numero di pazienti, ha consentito ai ricercatori la
standardizzazione di nuovi metodi di diagnosi e di terapia.
LE CAUSE
La ricerca applicata ha permesso l'identificazione di quelli che
vengono definiti i fattori di rischio-impotenza:
-
il fumo
-
l'alcolismo
-
l'uso di alcuni farmaci
-
alcune malattie croniche come il diabete o
l'insufficienza renale
-
interventi chirurgici particolarmente demolitivi sul piccolo
bacino , etc.
Inoltre, l'aumento della vita media, ha fatto si' che il desiderio
di vivere una sessualita' integra si protragga anche nella cosiddetta
terza età, per cui alcune patologie tipiche dell'invecchiamento (aterosclerosi,
deficit ormonali, etc.) possono divenire fattori di rischio per la
funzione sessuale maschile.
Fumo
Che il fumo sia un fattore di rischio nell'impotenza è
stato confermato già nei primi anni 80 da alcuni ricercatori
statunitensi. Nel 44% dei fumatori si ha infatti una riduzione
della velocità del flusso ematico nelle arterie che irrorano
i corpi cavernosi del pene. Tale riduzione di flusso potrebbe,
nei casi più gravi, essere così marcata da mandare in tilt
il meccansimo erettivo.
Alcol
L'alcol ha un effetto disinibente e socializzante, ma in
realtà deprimente sulla funzione sessuale. Spesso, una
prestazione avuta sotto l'effetto dell'alcol può sembrare
"eccezionale" in quanto esaltata dallo stato di
alterazione sensoriale. In effetti si tratta della
"solita performance" . L'importante è far bere
anche la partner!
Farmaci
Alcuni farmaci impiegati per la cura di altre malattie
possono, talvolta, riportare tra gli effetti collaterali
l'impotenza. Gli anti-ipertensivi beta-bloccanti , gli
anti
H2 (cimetidina e ranitidina) impiegati per la cura
dell'ulcera gastrica, la finasteride usata nella
terapia dell'adenoma prostatico, i tranquillanti minori
, gli anti-epilettici , alcuni antidepressivi ,
sono tra i più noti appartenenti a questo gruppo.
Malattie croniche
Tra le malattie croniche predisponenti all'impotenza
vanno
ricordate il diabete e l'insufficienza renale . I pazienti
diabetici, infatti, specie se ammalati da più di 10 anni e
insulino-dipendenti , vanno incontro ad impotenza nel 50% dei
casi. Le cause vanno ricercate nelle alterazioni nervose
periferiche e vascolari che caratterizzano le complicanze dei
diabetici di lunga data. L'insufficienza renale è causa di
una condizione definita "uremia cronica".
L'impotenza da uremia cronica ritrova la sua causa in una
molteplicita' di fattori: dal calo degli ormoni androgenici
circolanti ad una aterosclerosi precoce che provoca un
ipoafflusso sanguigno ai corpi cavernosi. Il deficit di zinco
e l'intossicazione da alluminio sono valide concause di
impotenza nei dializzati. Ogni uomo affetto da una malattia
cronica debilitante vive spesso un grave stato depressivo che
può a sua volta essere causa di scarse prestazioni sessuali
che a loro volta esasperano lo stato depressivo: si viene
cosi' a creare un circolo vizioso autoalimentato . Solo la
ripresa di una funzione sessuale soddisfacente riuscirà a
spezzare tale circolo ridando all'ammalato una maggiore
dignità di maschio nei confronti della propria partner.
La sessualita' nella
terza eta'
La sessualita' nella terza
età é oggi una realtà molto spesso messa da parte da una società
maggiormente protesa verso un modello di maschio-macho giovane ed
atletico. In realtà circa il 10% degli uomini oltre gli ottanta anni
hanno un rapporto sessuale alla settimana.Il sensibile allungarsi
della vita media contemporaneamente all'abbattimento degli ultimi
tabu' sessuali e ad una sempre maggiore liberalizzazione del
comportamento femminile ha fatto sì che la richiesta di una normale
funzione sessuale sia sempre più frequente da parte di arzilli
ultrasettantenni spesso accompagnati da giovani partners. Il 55% dei
maschi oltre i 75 anni è però affetto da una spesso insopportabile
impotenza. Molte delle patologie che accompagnano un invecchiamento
fisiologico possono essere causa di una sensibile riduzione della
potenza sessuale nel maschio : un ruolo rilevante hanno sia
l'insufficienza arteriosa peniena legata a fenomeni aterosclerotici
che modificazioni microstrutturali del tessuto erettivo. Inoltre,
l'anziano, fa spesso uso, per la cura di malattie concomitanti, di
alcuni di quei farmaci che presentano tra gli effetti collaterali una
depressione sia della libido che della potenza erettiva.
DIAGNOSTICA
La diagnostica dell'impotenza ha avuto un sorprendente sviluppo
negli ultimi venti anni. Si è passati quindi progressivamente dal
considerare il 90% dei casi di impotenza di tipo psicologico
all'inizio del '900 fino alle soglie del terzo millennio, dove il
rapporto si è praticamente invertito. Possiamo affermare infatti che,
malgrado ogni caso di impotenza abbia una indiscussa sovrapposizione
psicologica, la maggior parte dei casi oggi studiati ritrovano in una
causa organica l'eziologia (la causa) del loro problema.La diagnostica
strumentale ci offre un test standardizzato, praticato ormai in tutto
il mondo, capace di distinguere con una elevata attendibilità un caso
di impotenza psicogenica da uno di natura organica: la rigidometria
notturna con Rigiscan . Il rationale di questo test si basa sul
fenomeno fisiologico, a cui vanno incontro tutti gli uomini, dalla
nascita in poi (addirittura dalla vita fetale), delle erezioni
notturne durante il sonno. Tali episodi erettivi, che si verificano
nella fase R.E.M. (rapid eyes moviments) del sonno, cioè nella fase
di sogno, non dipendono dal tipo di sogno che si sta facendo e sono
assolutamente indipendenti dallo stato emotivo.
Le prime osservazioni in questo senso
furono fatte negli anni 40 da Ohlme Yer che descrisse una
sequenza erettiva ricorrente nel sonno che Aserinsky
(1955) notò essere correlata alle fasi REM del sonno,
quelle nelle quali, di solito, si producono i sogni. Le
ricerche successive, fatte a cavallo tra gli anni 60 e 70
da Fisher (1965), Karakan (1966 e 1972) e Jovanovic
(1972), dimostrarono poi che nel maschio normale, dalla
nascita fino alla tarda età e con un massimo alla
pubertà, sono presenti cicli di erezione associati in
notevole percentuale alle fasi REM del sonno. In più,
Fisher nel 1983, potè dimostrare che anche nella donna si
verifica una simile correlazione, anche se con minore
costanza, attraverso cicli di vasocongestione pelvica
durante le stesse fasi del sonno.Su queste basi teoriche
si sono sviluppati vari tentativi di monitorare l'erezione
durante il sonno. Il primo tentativo fu fatto con lo
"stamp test" (testi dei francobolli). Al
soggetto veniva infatti applicata una striscia di
francobolli attorno al pene in stato di riposo. Durante la
notte, se la zigrinatura che li divideva era lacerata
significava che il pene aveva raggiunto l'erezione. Questa
metodica piuttosto naif fu sostituita, alla fine degli
anni 70, dal monitoraggio della tumescenza peniena
notturna (NPTm). Tecnicamente l'esame consisteva nel
collocare due anellini di gomma sul pene a riposo. Durante
la notte, tramite il loro collegamento che un apparecchio
di registrazione a penna, le variazioni di volume del pene
inducevano le variazioni del tracciato. Il suo significato
clinico era certamente superiore a quello di tutte le
tecniche diagnostiche usate fino a quel periodo. Era
possibile riconoscere soprattutto la patologia
neurovascolare periferica e differenziarla dai disturbi su
base psicogena. Tuttavia anche questa metodica, a causa
dei molti falsi positivi e negativi non potè essere
considerata attendibile. Il problema più grave era
costituito dall'equivoco tra le registrazioni della
rigidità, rispetto a quelle della tumescenza del pene,
condizioni che esprimono un differente stato di
eccitamento e di afflusso di sangue ai corpi cavernosi. Fu
quindi messa a punto una nuova metodica, più raffinata e
computerizzata, per lo studio delle erezioni notturne, la
rigidometria. Basata sul medesimo principio e su una
sostanziale identità tecnica con il NPTm ha avuto il
pregio di monitorare la rigidità del pene.
Il test, di facile esecuzione, viene eseguito a
domicilio del paziente per tre notti consecutive grazie all'impiego di
un microcomputer collegato al pene tramite due anelletti sensoriali. Dopo tre notti, il
paziente riporterà il microcomputer dal proprio medico che sarà in
grado di decodificare la registrazione. Se per le tre notti di
registrazione è presente almeno un fenomeno erettivo della rigidità
superiore all'80% e della durata superiore a 12 minuti il test viene
considerato normale. Si tratterà, infatti, di una impotenza
psicogenica. In caso di assenza o deficit di rigidità dei fenomeni
erettivi si potrà ipotizzare un problema di natura organica.
Studi condotti da ricercatori italiani e pubblicati sulle più
autorevoli riviste scientifiche internazionali (F.Iacono e coll. J.
Urol. 1993) hanno dimostrato che probabilmente anche alla base di una
impotenza oggi definita psicogenica potrebbe esistere un substrato
organico.
Tali studi hanno evidenziato come nei soggetti affetti da impotenza
psicogenica si abbia un significativo decremento della velocità di
circolazione sanguigna nelle arterie principali del pene. Lo stress
del semplice test ecografico indurrebbe in taluni soggetti una così
forte reazione emozionale in grado di stimolare la produzione di
adrenalina e inibire la circolazione sanguigna. Lo stesso, se non
peggio, potrebbe avvenire al momento del rapporto sessuale con ovvie
conseguenze! Inoltre, gli stessi ricercatori hanno evidenziato, in un
ulteriore studio, come anche in molti soggetti affetti da impotenza
oggi definita psicogenica si abbiano delle alterazioni
microstrutturali dei corpi cavernosi del pene.Probabilmente alla
base di alcuni casi di impotenza definita psicogenica esisterebbe una
causa organica, forse lieve, e ancora al di sotto del potere di
riconoscimento delle attuali procedure diagnostiche . Alcuni
pazienti potrebbero spontaneamente compensare tali deficit lievi
ipertrofizzando dei meccanismi compensativi e riuscire quindi a
portare a termine l'atto sessuale, altri invece andrebbero
inesorabilmente incontro a continui fallimenti.
La diagnostica strumentale prevede, una volta ipotizzata una causa
organica, lo studio funzionale della vascolarizzazione arteriosa e
venosa del pene . Ciò é possibile tramite l'impiego dell'ecocolordoppler
, strumento che ci consente in un unico tempo sia la visualizzazione
del ramo arterioso indagato che lo studio della velocità del sangue
nel suo interno. Possono così essere messi in evidenza tutti i casi
di stenosi o ipoplasie delle arterie cavernose del pene. L'ecocolordoppler
dei corpi cavernosi del pene consente anche una visione ecografica del
tessuto erettile e l'evidenziazione di altre patologie come la
malattia
di La Peyronie (induratio penis plastica) di per se stessa spesso
causa di impotenza.Infine, la diagnostica piu' attuale prevede
l'esecuzione della biopsia dei corpi cavernosi . Tale metodica
può mettere in evidenza la malattia degenerativa-disfunzionale della
Tunica Albuginea del pene che potrebbe essere la causa di molti casi
di impotenza. (F. Iacono e coll. J. Urol. e Eur. Urol. 1994).
TERAPIA
La terapia dell'impotenza ha visto l'inizio di una nuova era nel
1982 quando il francese R. Virag e l'inglese Brindley hanno aperto la
strada alla terapia autoiniettiva con farmaci vasoattivi. L'impiego di
farmaci vaso-attivi nella cura dell'impotenza prevede da parte del
paziente, sotto rigoroso controllo medico, l'esecuzione di una
autoiniezione nel pene di una dose personalizzata di farmaco.
Dall'impiego iniziale della sola papaverina si è passati
successivamente alla associazione con la fentolamina e quindi
alla prostaglandina E1 , usata attualmente, che sembrerebbe
priva di effetti collaterali.Ultimamente sono stati proposti, nei casi
più resistenti, l'impiego di veri e propri "coktail" di
farmaci vaso-attivi. E' molto importante che il paziente venga seguito dallo specialista
nella messa a punto della giusta concentrazione di farmaco e che lo
specialista rimanga reperibile una volta che il paziente sia divenuto
autonomo nella gestione delle proprie erezioni farmaco-indotte.
Più attuale è l'impiego della terapia orale. La soluzione più
"gradevole", che non prevede l'uso del bisturi e dell'ago è
oramai una realtà ben consolidata e priva di significativi effetti
collaterali. La "magica" molecola si chiama Sildenafil (Viagra)
, ed è la nuova panacea per l'uomo in "tilt"! Il meccanismo
di erezione del Sildenafil sembra agire direttamente sulla muscolatura
liscia dei corpi cavernosi determinando un aumento del flusso
sanguigno nel pene e quindi l'erezione. I risultati ottenuti
dimostrerebbero l'efficacia della molecola in oltre l'80% dei pazienti
trattati con scarsi e sopportabili effetti collaterali (emicrania ,
bruciore di stomaco,vampate di calore al viso,). Da pochi mesi la terapia orale della impotenza può avvalersi anche di
una nuova molecola l'"apomorfina " che con il nome
commerciale di Ixsense o Taluvian , alla dose di 2 o 3 mg. da
assumere 15 minuti prima del rapporto sessuale per via sublinguale
sembra avere una buona efficacia nel 53% dei casi e in particolar modo
nei soggetti giovani con "inconvenienti" di natura
psicologica. Questa molecola è quasi del tutto priva di effetti
collaterali e può essere assunta anche a stomaco pieno, a differenza
del Sildenafil (Viagra) e fino a 3 volte al giorno (ogni 8 ore!).
La terapia chirurgica dell'impotenza, dedicata a chi non
risponde alla terapia orale o autoiniettiva, si articola tra un
rationale conservativo (vascolare) e uno sostitutivo (protesico). La
rivascolarizzazione microchirurgica dei corpi cavernosi del
pene, nei casi di insufficiente afflusso sanguigno ha visto il suo
momento di gloria circa 10 anni or sono. Tali metodiche sono però
risultate per lo più fallimentari nei risultati a distanza. Inoltre,
i recenti studi ultrastrutturali sull'architettura del tessuto
erettivo nel normale e nell'impotente hanno evidenziato come alla base
di una impotenza arteriogenica ci sia sempre una alterazione
microstrutturale del corpo cavernoso. Sarebbe quindi inutile
rivascolarizzare un organo incapace di funzionare. La chirurgia venosa trovava il suo motivo di applicazione
nella
diagnosi di "fuga venosa" (venous leakage). Si
tratterebbe infatti di una fuoriuscita troppo veloce di sangue dal
pene con una perdita di pressione e quindi impotenza. La chirurgia
prevedeva la legatura di un certo numero di vene del pene per impedire
tale dispersione pressoria nel momento erettivo. I risultati
ottenuti si sono pero' dimostrati anche qui per lo piu' transitori o
fallimentari.
L'unica realta' terapeutica chirurgica rimangono ancora oggi le
protesi
peniene . La ricerca di un sostegno per il proprio pene
"incapace" risale al 1000 a.C., quando i Cinesi proponevano
l'infissione di bacchettine di bambu' nel pene dello sventurato di
turno! Bisogna pero' attendere lo sviluppo dei materiali plastici per
avere i primi tentativi validi di impianti protesici. Negli anni
'50-'60 vennero proposte le prime protesi rigide in teflon. La
costante rigidità del pene costringeva però i pazienti impiantati ad
un risultato cosmetico poco accettabile. Fu l'americano Scott nel 1964
ad ideare la prima protesi peniena idraulica, cioè gonfiabile e
sgonfiabile. Da allora ad oggi tale modello si é estremamente evoluto
fino ad assicurare, una volta impiantato chirurgicamente una funzione
erettiva del tutto sovrapponibile a quella fisiologica.L'intervento
viene eseguito routinariamente nei centri urologici più attrezzati e
prevede una degenza di pochi giorni.
Vedi fonte
|
ORGANIZZAZIONE DELLA DIAGNOSI
E DELLA CURA
della disfunzione
erettile
(equipe medico-psicologica e modalità integrata)
La disfunzione erettile ( quando l'uomo
dichiara di non avere mai goduto di una piena e soddisfacente erezione peniena o di
averne goduto raramente o
comunque con modalità alterne e insoddisfacenti ), come molte altre
condizioni psico-fisiche ( che nel loro esistere richiedono la convergenza di
funzionamenti adeguati psicologici e organici ), devono essere valutate
simultaneamente dalle due angolazioni: psicologica e somatica. Quindi, nel caso
della disfunzione erettile, occorre una sinergica coordinazione specialistica dello
psicoterapeuta e dell'andrologo, innanzi tutto. Altre volte si rende necessaria
una valutazione endocrinologica.
Nella nostra organizzazione a Palermo (
PSICOTERAPIA MEDICINA PSICOSOMATICA
- Palermo - Via leonardo da vinci, 111 -
tel. 091.6820331), l'uomo che si presenti per diagnosi e cura della sua condizione erettiva,
sarà subito accolto dallo psicoterapeuta per la condivisione dei disagi emotivi
e psicologici collegati a quella condizione e per l'immediata psicodiagnosi
sessuologica del problema.
Nei casi in cui la condizione rientra nelle disfunzioni francamente
psicogene, si avvierà subito il procedimento della
"Terapia Sessuale Psicologica". Spesso, comunque, verrà consigliata
la visita e la diagnosi differenziale medica-andrologica. Quando
ritenuto indispensabile, invece, tale visita verrà non solo consigliata, ma
prescritta. L'intervento dello specialista andrologo avverrà in alcuni casi
presso lo studio clinico di psicoterapia, oppure presso il nostro
Centro Medico dove normalmente visitiamo
e diagnostichiamo per la medicina generale
e valutiamo le funzioni endocrinologiche per le diagnosi psicosomatiche o
presso lo specialista
andrologo,
a noi
collegato, oppure presso l'altro nostro Centro collegato, per la
ginecologia e la
sessuologia clinica.
In tutti i casi, comunque, la prima
visita e valutazione sarà effettuata dallo psicologo, il quale sulla base
della sua psicodiagnosi avvierà il paziente ai successivi interventi
specialistici, se necessari. Per quel che riguarda
la parte psicologica-sessuologica della cura, il paziente sarà seguito dal
dott. Angileri o da una
psicoterapeuta-sessuologa donna.
INDICE DEGLI ARGOMENTI
-
Introduzione alla "Disfunzione
Erettile"
-
Le cause psicologiche
della disfunzione erettile
-
Tabella
delle cause psicologiche
-
La psicodiagnosi della
disfunzione erettile
-
La terapia
psicosessuale
-
La disfunzione erettile da cause organiche
-
Le cause organiche della
disfunzione erettile
-
La diagnosi medica
andrologica
-
La terapia medica
●
INTRODUZIONE
La disfunzione
erettile (De), patologia dal crescente impatto sociale, affligge in Europa occidentale circa 35 milioni di
individui, di cui 3 milioni soltanto in Italia. E il disturbo, che colpisce
soprattutto dopo i 40 anni, sarebbe destinato a crescere nei paesi
industrializzati, anche per l'aumento dell'età media. A sottolinearlo è Andrea
Fabbri, endocrinologo all'Università La Sapienza di Roma, in occasione della
campagna informativa "Quando la sessualità delude", presentata a
Milano. Una campagna promossa con il sostegno di Pfizer ( società farmaceutica
) nell'ambito del progetto "Uomo e donna in salute", il cui obiettivo è diffondere
maggiori informazioni sulle patologie sociali. Secondo dati recenti, infatti, il
90 per cento degli italiani ignora che, spesso, il disturbo dell'erezione sottende altre patologia: nel 60
per cento dei
casi si tratta di malattie circolatorie, arteriosclerosi, ipertensione e diabete, più frequenti con
l'avanzare dell'età; mentre nei giovani
risultano più diffuse le cause psicogene, principalmente la depressione. I
disturbi di natura psicologica possono insorgere anche dopo un esordio di
natura organica: stress e ansia da prestazione sono un corollario inevitabile
della De, che può coinvolgere anche la partner.
Alla luce di
tali considerazioni il medico di famiglia emerge come interlocutore ideale
per la maggior parte di questi pazienti, malgrado disinformazione e vergogna
spesso ostacolino la diagnosi: non è raro che il problema sia riferito
soltanto dietro esortazione della compagna. Occorre ricordare
che anche l'equilibrio psicologico di quest'ultima dipende dal trattamento
scelto. Sì, quindi, a un accurato iter diagnostico preventivo, seguito
dalla scelta delle terapie di prima, seconda o terza linea; delle prime fanno
parte i farmaci per os (tra i più usati il sildenafil), anche coadiuvati da
psicoterapia. Terapie di seconda linea comprendono agenti erettogenici per
via trans o intrauretrale,.quali le prostaglandine; quelle di terza linea, ultime,
prevedono l'inserimento chirurgico di protesi peniene.
La disponibilità delle nuove opzioni,
meno invasive, ha determinato un aumento di richieste da parte dei pazienti e ha
indotto i Mmg all'aggiornamento continuo; da qui la nascita di istituzioni internazionali quali la "European society for impotence
research" (Esir), che dal 1995 coinvolge specialisti e medici di base di paesi diversi
in un confronto su questo disturbo che si configura sempre più come patologia
sociale.
§
INSUFFICIENZA ERETTILE
trattata
integralmente ( psicologico + organico )
§
I disturbi dell'erezione la maggior parte
delle volte non riconoscono cause organiche, come quelle descritte
prima, ma cause psicologiche, talvolta insieme a concause organiche.
§.1-
LE CAUSE PSICOLOGICHE DEI DISTURBI
DELL'EREZIONE
La più frequente causa psicologica del
disturbo erettivo, è l' ansia anticipatoria. Questa, a sua
volta, è causata dalla più complessiva struttura psicologica dell'uomo,
sia a livello caratteriale che di personalità. A sua volta, la struttura
psicologica dell'uomo, è stata determinata dalle numerosissime variabili
formative, come per tutte le persone, che hanno partecipato alla
crescita psicologica negli anni evolutivi ( orientativamente dalla
nascita ai 16 anni).
Quello che di solito si riscontra nei
maschi che presentano disturbi erettivi con ansia anticipatoria, è uno o
più episodi pregressi, nei quali quella persona ha esperimentato la
penosa frustrazione nel percepirsi insoddisfacente, per la donna e per
se stesso, nell'atto sessuale. Praticamente ha già sperimentato il fatto
di non avere ottenuto una buona erezione o di averla persa e, in
seguito, nei successivi incontri sessuali, involontariamente anticiperà
con ansia ciò che ha già sperimentato con frustrazione, perpetuando così
l'esperienza per lui penosa e alimentandola nella spiacevolezza.
Quando il disturbo erettivo è determinato
dall'ansia anticipatoria, gli interventi terapeutici devono essere
quelli propri per risolvere questa causa, come viene descritto oltre.
Tuttavia in molti casi più di un fattore
determina il problema sessuale. Di conseguenza, durante il primo
colloquio che il paziente avrà con lo psicologo sessuologo, verranno
esaminate diverse angolature e prospettive della situazione personale,
per potere stabilire la migliore terapia per quella data persona.
Quando necessario si farà un secondo o un terzo incontro preliminare,
per perfezionare l'individuazione delle cause psicologiche, giovandosi
anche della somministrazione di tests o questionari psicologici. In
linea del tutto indicativa, si è constatato, nella nostra esperienza di
psicologia sessuologica, che le cause psicologiche, la maggior parte
delle volte, rientrano nelle seguenti categorie:
Tabella delle cause
psicologiche
|
FATTORI DI PREDISPOSIZIONE |
I "fattori di predisposizione"
sono quelli che riguardano la formazione psicologica dell'individuo
e la sua storia personale, ontologica. |
|
Educazione etica-morale repressiva |
|
|
Tensioni/disturbi nelle relazioni familiari negli anni di
formazione |
|
|
Inadeguata informazione sessuale |
|
|
Esperienze sessuali precoci e/o traumatiche |
|
|
Insufficiente sviluppo della identità psicosessuale |
|
|
FATTORI DI PRECIPITAZIONE |
I "fattori di precipitazione"
sono quelli che coincidono con eventi, fatti e situazioni, nella
vita recente o attuale dell'individuo |
|
Nascita di un figlio |
|
|
Disaccordi significanti nella coppia |
|
|
Infedeltà, gelosia invasiva, incapacità di gestire bigamia o
poligamia |
|
|
Complessi di aspettative irrealistiche |
|
|
Casuale "fallimento" interpretato in modo distimico |
|
|
Reazioni improprie a fattori organici |
|
|
Invecchiamento naturale o precoce |
|
|
Stati depressivi/ansiosi generici |
|
|
Recenti esperienze sessuali traumatiche |
|
|
FATTORI DI MANTENIMENTO |
I "fattori di mantenimento"
sono quelli che, nella vita recente o attuale dell'individuo,
fungono da attivatori, alimentatori o di rinforzo, rispetto al
problema |
|
Ansia anticipatoria di performance ideale |
|
|
Ansia anticipatoria del "fallimento" |
|
|
Invasivi sensi di colpa |
|
|
Diminuzione fisiologica dell'attrazione per il partner |
|
|
Cessazione dell'attrazione per il partner |
|
|
Stile comunicativo disturbato fra i partners |
|
|
Generici disaccordi che ricadono nel momento sessuale |
|
|
Paura dell'intimità |
|
|
Disturbi della rappresentazione dell'immagine di se stessi |
|
|
Idee e/o informazioni improprie sulla sessualità |
|
|
Idee mitologiche sulla sessualità |
|
|
Preliminari impropri |
|
|
Presenza di veri disturbi psichiatrici |
|
| |
|
*
§.2-
LA PSICODIAGNOSI ( con riferimento
alla valutazione delle cause psicologiche )
Nella nostra organizzazione, il
paziente con disturbo erettile, viene ascoltato nel primo colloquio dallo
psicologo sessuologo. In quella occasione si svolge la prima indagine per
valutare l'incidenza delle cause psicologiche (vedi
sopra) e delle cause organiche (vedi sotto).
Se da parte dello specialista
viene individuata una condizione che suggerisce la necessità
dell'accertamento organico, il paziente viene avviato alla visita
medica/andrologica. Altrimenti la procedura di psicodiagnosi del disturbo
erettile viene conclusa e viene spiegata al paziente la procedura di
terapia.
*
§.3-
LA TERAPIA PSICOSESSUALE (
con riferimento alle cause psicologiche ).
La terapia sessuale della
disfunzione erettile ad eziologia psicogena - cioè quando le cause sono
esclusivamente psicologiche - sarà diversa a secondo di quale cause
psicologiche sono prevalentemente responsabili del disturbo.
In generale si può dire che:
-
quando sono prevalenti i
"fattori di predisposizione", la terapia sarà formata
necessariamente da una parte di psicoterapia analitica, oltre che dalle
tecniche comportamentali proprie della terapia sessuale.
-
quando sono prevalenti i
"fattori di precipitazione", la terapia sarà formata in parte da
sedute con la coppia (quando possibile), da tecniche di terapia
cognitiva/comportamentale breve e situazionale, dalla somministrazione
di psicofarmaci (quando necessario), tecniche decondizionanti, oltre che
dalle tecniche comportamentali specifiche della terapia sessuale.
-
quando sono prevalenti i
"fattori di mantenimento", si interverrà su di essi con le modalità
e le tecniche specifiche, a secondo di quali dei fattori di mantenimento
sono più attivi.
-
quando insieme alle cause
psicologiche sono state individuate dall'andrologo anche cause
organiche, la terapia medica sarà affiancata e coordinata alla terapia
psicosessuale. In questi casi lo psicologo sessuologo e l'andrologo
lavorano coordinati nell'interesse del paziente.
●
LA DISFUNZIONE
ERETTILE DA CAUSE ORGANICHE
-diagnosi, cause e terapia-
|
*
| |
L'IMPOTENZA:
disturbo maschile dell'erezione, (nei casi
esclusivamente organici)
|
|
|
|
L'impotenza, intesa come "incapacita'
dell'uomo nel raggiungere e mantenere l'erezione, al fine di
iniziare e portare a termine con soddisfazione il rapporto
sessuale", é il sintomo di una alterazione organica o di natura
psicologica del meccanismo erettivo. Colpisce circa l'8 -10 %
della popolazione maschile tra i 18 e i 60 anni ed è un sintomo
sempre risolvibile alle soglie del terzo millennio.
La maggiore informazione e la
caduta di vecchi tabù "medioevali" ha fatto si' che tali
pazienti non popolino più un sottobosco buio, facile preda di
medici-stregoni e falsi terapeuti o di intriganti messaggi
promozionali, ma che si rivolgano con crescente disinvoltura
agli specialisti della materia: andrologi o urologi.
D'altra parte, la possibilità di avere a disposizione un elevato
numero di pazienti, ha consentito ai ricercatori la
standardizzazione di nuovi metodi di diagnosi e di terapia.
La ricerca applicata ha permesso l'identificazione di quelli che
vengono definiti i fattori di rischio-impotenza:
-
il fumo
-
l'alcolismo
-
l'uso di alcuni farmaci
-
alcune malattie croniche
come il diabete o l'insufficienza renale
-
interventi chirurgici
particolarmente demolitivi sul piccolo bacino, etc.
Inoltre, l'aumento della vita
media, ha fatto si' che il desiderio di vivere una sessualita'
integra si protragga anche nella cosiddetta terza età, per cui
alcune patologie tipiche dell'invecchiamento (aterosclerosi,
deficit ormonali, etc.) possono divenire fattori di rischio per
la funzione sessuale maschile.
|
Fumo |
|
Che il fumo sia un fattore di rischio
nell'impotenza è stato confermato già nei
primi anni 80 da alcuni ricercatori
statunitensi. Nel 44% dei fumatori si ha
infatti una riduzione della velocità del
flusso ematico nelle arterie che irrorano i
corpi cavernosi del pene. Tale riduzione di
flusso potrebbe, nei casi più gravi, essere
così marcata da mandare in tilt il
meccansimo erettivo. |
|
|
Alcol |
|
L'alcol ha un effetto disinibente e
socializzante, ma in realtà deprimente sulla
funzione sessuale. Spesso, una prestazione
avuta sotto l'effetto dell'alcol può
sembrare "eccezionale" in quanto esaltata
dallo stato di alterazione sensoriale. In
effetti si tratta della "solita performance"
. L'importante è far bere anche la partner! |
|
|
Farmaci |
|
Alcuni farmaci impiegati per la cura di
altre malattie possono, talvolta, riportare
tra gli effetti collaterali l'impotenza. Gli
anti-ipertensivi beta-bloccanti, gli
anti H2 (cimetidina e ranitidina)
impiegati per la cura dell'ulcera gastrica,
la finasteride
usata nella terapia dell'adenoma prostatico,
i tranquillanti minori, gli
anti-epilettici, alcuni
antidepressivi, sono tra i più noti
appartenenti a questo gruppo. |
|
|
Malattie croniche |
|
Tra le malattie croniche predisponenti
all'impotenza vanno ricordate il diabete
e l'insufficienza renale. I pazienti
diabetici, infatti, specie se ammalati da
più di 10 anni e insulino-dipendenti , vanno
incontro ad impotenza nel 50% dei casi. Le
cause vanno ricercate nelle alterazioni
nervose periferiche e vascolari che
caratterizzano le complicanze dei diabetici
di lunga data. L'insufficienza renale è
causa di una condizione definita "uremia
cronica". L'impotenza da uremia cronica
ritrova la sua causa in una molteplicita' di
fattori: dal calo degli ormoni androgenici
circolanti ad una aterosclerosi precoce che
provoca un ipoafflusso sanguigno ai corpi
cavernosi. Il deficit di zinco e
l'intossicazione da alluminio sono valide
concause di impotenza nei dializzati.
Ogni uomo affetto da una malattia cronica
debilitante vive spesso un grave stato
depressivo che può a sua volta essere causa
di scarse prestazioni sessuali che a loro
volta esasperano lo stato depressivo: si
viene cosi' a creare un circolo vizioso
autoalimentato. Solo la ripresa di una
funzione sessuale soddisfacente riuscirà a
spezzare tale circolo ridando all'ammalato
una maggiore dignità di maschio nei
confronti della propria partner. |
|
La sessualita' nella terza eta'
La sessualita' nella terza età é oggi una realtà molto spesso
messa da parte da una società maggiormente protesa verso un
modello di maschio-macho giovane ed atletico. In realtà circa il
10% degli uomini oltre gli ottanta anni hanno un rapporto
sessuale alla settimana.
Il sensibile allungarsi della vita media contemporaneamente
all'abbattimento degli ultimi tabu' sessuali e ad una sempre
maggiore liberalizzazione del comportamento femminile ha fatto
sì che la richiesta di una normale funzione sessuale sia sempre
più frequente da parte di arzilli ultrasettantenni spesso
accompagnati da giovani partners. Il 55% dei maschi oltre i 75
anni è però affetto da una spesso insopportabile impotenza.
Molte delle patologie che accompagnano un invecchiamento
fisiologico possono essere causa di una sensibile riduzione
della potenza sessuale nel maschio: un ruolo rilevante hanno
sia l'insufficienza arteriosa peniena legata a fenomeni
aterosclerotici che modificazioni microstrutturali del tessuto
erettivo. Inoltre, l'anziano, fa spesso uso, per la cura di
malattie concomitanti, di alcuni di quei farmaci che presentano
tra gli effetti collaterali una depressione sia della libido che
della potenza erettiva.
La diagnostica dell'impotenza ha avuto un sorprendente sviluppo
negli ultimi venti anni. Si è passati quindi progressivamente
dal considerare il 90% dei casi di impotenza di tipo psicologico
all'inizio del '900 fino alle soglie del terzo millennio, dove
il rapporto si è praticamente invertito. Possiamo affermare
infatti che, malgrado ogni caso di impotenza abbia una
indiscussa sovrapposizione psicologica, la maggior parte dei
casi oggi studiati ritrovano in una causa organica l'eziologia
(la causa) del loro problema.
La diagnostica strumentale ci offre un test standardizzato,
praticato ormai in tutto il mondo, capace di distinguere con una
elevata attendibilità un caso di impotenza psicogenica da uno di
natura organica: la rigidometria notturna con Rigiscan.
Il rationale di questo test si basa sul fenomeno fisiologico, a
cui vanno incontro tutti gli uomini, dalla nascita in poi
(addirittura dalla vita fetale), delle erezioni notturne durante
il sonno. Tali episodi erettivi, che si verificano nella fase
R.E.M. (rapid eyes moviments) del sonno, cioè nella fase di
sogno, non dipendono dal tipo di sogno che si sta facendo e sono
assolutamente indipendenti dallo stato emotivo.
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Le prime osservazioni in questo senso furono
fatte negli anni 40 da Ohlme Yer che
descrisse una sequenza erettiva ricorrente
nel sonno che Aserinsky (1955) notò essere
correlata alle fasi REM del sonno, quelle
nelle quali, di solito, si producono i
sogni. Le ricerche successive, fatte a
cavallo tra gli anni 60 e 70 da Fisher
(1965), Karakan (1966 e 1972) e Jovanovic
(1972), dimostrarono poi che nel maschio
normale, dalla nascita fino alla tarda età e
con un massimo alla pubertà, sono presenti
cicli di erezione associati in notevole
percentuale alle fasi REM del sonno. In più,
Fisher nel 1983, potè dimostrare che anche
nella donna si verifica una simile
correlazione, anche se con minore costanza,
attraverso cicli di vasocongestione pelvica
durante le stesse fasi del sonno.
Su queste basi teoriche si sono sviluppati
vari tentativi di monitorare l'erezione
durante il sonno. Il primo tentativo fu
fatto con lo "stamp test" (testi dei
francobolli). Al soggetto veniva infatti
applicata una striscia di francobolli
attorno al pene in stato di riposo. Durante
la notte, se la zigrinatura che li divideva
era lacerata significava che il pene aveva
raggiunto l'erezione. Questa metodica
piuttosto naif fu sostituita, alla fine
degli anni 70, dal monitoraggio della
tumescenza peniena notturna (NPTm).
Tecnicamente l'esame consisteva nel
collocare due anellini di gomma sul pene a
riposo. Durante la notte, tramite il loro
collegamento che un apparecchio di
registrazione a penna, le variazioni di
volume del pene inducevano le variazioni del
tracciato. Il suo significato clinico era
certamente superiore a quello di tutte le
tecniche diagnostiche usate fino a quel
periodo. Era possibile riconoscere
soprattutto la patologia neurovascolare
periferica e differenziarla dai disturbi su
base psicogena. Tuttavia anche questa
metodica, a causa dei molti falsi positivi e
negativi non potè essere considerata
attendibile. Il problema più grave era
costituito dall'equivoco tra le
registrazioni della rigidità, rispetto a
quelle della tumescenza del pene, condizioni
che esprimono un differente stato di
eccitamento e di afflusso di sangue ai corpi
cavernosi. Fu quindi messa a punto una nuova
metodica, più raffinata e computerizzata,
per lo studio delle erezioni notturne, la
rigidometria. Basata sul medesimo principio
e su una sostanziale identità tecnica con il
NPTm ha avuto il pregio di monitorare la
rigidità del pene. |
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Il test, di facile esecuzione, viene eseguito a domicilio del
paziente per tre notti consecutive grazie all'impiego di un
microcomputer collegato al pene tramite due anelletti
sensoriali. Dopo tre notti, il paziente riporterà il
microcomputer dal proprio medico che sarà in grado di
decodificare la registrazione. Se per le tre notti di
registrazione è presente almeno un fenomeno erettivo della
rigidità superiore all'80% e della durata superiore a 12 minuti
il test viene considerato normale. Si tratterà, infatti, di una
impotenza psicogenica. In caso di assenza o deficit di rigidità
dei fenomeni erettivi si potrà ipotizzare un problema di natura
organica.
Studi condotti da ricercatori
italiani e pubblicati sulle più autorevoli riviste scientifiche
internazionali (F.Iacono e coll. J. Urol. 1993) hanno dimostrato
che probabilmente anche alla base di una impotenza oggi definita
psicogenica potrebbe esistere un substrato organico.
Tali studi hanno evidenziato come
nei soggetti affetti da impotenza psicogenica si abbia un
significativo decremento della velocità di circolazione
sanguigna nelle arterie principali del pene. Lo stress del
semplice test ecografico indurrebbe in taluni soggetti una così
forte reazione emozionale in grado di stimolare la produzione di
adrenalina e inibire la circolazione sanguigna. Lo stesso, se
non peggio, potrebbe avvenire al momento del rapporto sessuale
con ovvie conseguenze! Inoltre, gli stessi ricercatori hanno
evidenziato, in un ulteriore studio, come anche in molti
soggetti affetti da impotenza oggi definita psicogenica si
abbiano delle alterazioni microstrutturali dei corpi cavernosi
del pene.
Probabilmente alla base di alcuni casi di impotenza definita
psicogenica esisterebbe una causa organica, forse lieve, e
ancora al di sotto del potere di riconoscimento delle attuali
procedure diagnostiche. Alcuni pazienti potrebbero
spontaneamente compensare tali deficit lievi ipertrofizzando dei
meccanismi compensativi e riuscire quindi a portare a termine
l'atto sessuale, altri invece andrebbero inesorabilmente
incontro a continui fallimenti.
La diagnostica strumentale
prevede, una volta ipotizzata una causa organica, lo studio
funzionale della vascolarizzazione arteriosa e venosa del pene.
Ciò é possibile tramite l'impiego dell'ecocolordoppler,
strumento che ci consente in un unico tempo sia la
visualizzazione del ramo arterioso indagato che lo studio della
velocità del sangue nel suo interno. Possono così essere messi
in evidenza tutti i casi di stenosi o ipoplasie delle arterie
cavernose del pene. L'ecocolordoppler dei corpi cavernosi del
pene consente anche una visione ecografica del tessuto erettile
e l'evidenziazione di altre patologie come la
malattia di La Peyronie (induratio penis plastica) di per se
stessa spesso causa di impotenza.
Infine, la diagnostica piu' attuale prevede l'esecuzione della
biopsia dei corpi cavernosi. Tale metodica può mettere in
evidenza la malattia degenerativa-disfunzionale della Tunica
Albuginea del pene che potrebbe essere la causa di molti casi di
impotenza. (F. Iacono e coll. J. Urol. e Eur. Urol. 1994).
La terapia dell'impotenza ha visto l'inizio di una nuova era nel
1982 quando il francese R. Virag e l'inglese Brindley hanno
aperto la strada alla terapia autoiniettiva con farmaci
vasoattivi. L'impiego di farmaci vaso-attivi nella cura
dell'impotenza prevede da parte del paziente, sotto rigoroso
controllo medico, l'esecuzione di una autoiniezione nel pene di
una dose personalizzata di farmaco. Dall'impiego iniziale della
sola papaverina si è passati successivamente alla associazione
con la fentolamina e quindi alla prostaglandina E1,
usata attualmente, che sembrerebbe priva di effetti
collaterali.Ultimamente sono stati proposti, nei casi più
resistenti, l'impiego di veri e propri "coktail" di farmaci
vaso-attivi.
E' molto importante che il paziente venga seguito dallo
specialista nella messa a punto della giusta concentrazione di
farmaco e che lo specialista rimanga reperibile una volta che il
paziente sia divenuto autonomo nella gestione delle proprie
erezioni farmaco-indotte.
Più attuale è l'impiego della
terapia orale. La soluzione più "gradevole", che non prevede
l'uso del bisturi e dell'ago è oramai una realtà ben consolidata
e priva di significativi effetti collaterali. La "magica"
molecola si chiama Sildenafil (Viagra), ed è la nuova
panacea per l'uomo in "tilt"! Il meccanismo di erezione del
Sildenafil sembra agire direttamente sulla muscolatura liscia
dei corpi cavernosi determinando un aumento del flusso sanguigno
nel pene e quindi l'erezione. I risultati ottenuti
dimostrerebbero l'efficacia della molecola in oltre l'80% dei
pazienti trattati con scarsi e sopportabili effetti collaterali
(emicrania , bruciore di stomaco,vampate di calore al viso,).
Da pochi mesi la terapia orale della impotenza può avvalersi
anche di una nuova molecola l'"apomorfina" che con il
nome commerciale di Ixsense o Taluvian, alla dose di 2 o
3 mg. da assumere 15 minuti prima del rapporto sessuale per via
sublinguale sembra avere una buona efficacia nel 53% dei casi e
in particolar modo nei soggetti giovani con "inconvenienti" di
natura psicologica. Questa molecola è quasi del tutto priva di
effetti collaterali e può essere assunta anche a stomaco pieno,
a differenza del Sildenafil (Viagra) e fino a 3 volte al giorno
(ogni 8 ore!).
La terapia chirurgica
dell'impotenza, dedicata a chi non risponde alla terapia orale o
autoiniettiva, si articola tra un rationale conservativo
(vascolare) e uno sostitutivo (protesico).
La rivascolarizzazione microchirurgica dei corpi
cavernosi del pene, nei casi di insufficiente afflusso sanguigno
ha visto il suo momento di gloria circa 10 anni or sono . Tali
metodiche sono però risultate per lo più fallimentari nei
risultati a distanza. Inoltre, i recenti studi ultrastrutturali
sull'architettura del tessuto erettivo nel normale e
nell'impotente hanno evidenziato come alla base di una impotenza
arteriogenica ci sia sempre una alterazione microstrutturale del
corpo cavernoso. Sarebbe quindi inutile rivascolarizzare un
organo incapace di funzionare .
La chirurgia venosa trovava il suo motivo di applicazione
nella diagnosi di "fuga venosa" (venous leakage). Si
tratterebbe infatti di una fuoriuscita troppo veloce di sangue
dal pene con una perdita di pressione e quindi impotenza. La
chirurgia prevedeva la legatura di un certo numero di vene del
pene per impedire tale dispersione pressoria nel momento
erettivo. I risultati ottenuti si sono pero' dimostrati anche
qui per lo piu' transitori o fallimentari.
L'unica realta' terapeutica chirurgica rimangono ancora oggi le
protesi peniene. La ricerca di un sostegno per il proprio
pene "incapace" risale al 1000 a.C., quando i Cinesi proponevano
l'infissione di bacchettine di bambu' nel pene dello sventurato
di turno! Bisogna pero' attendere lo sviluppo dei materiali
plastici per avere i primi tentativi validi di impianti
protesici. Negli anni '50-'60 vennero proposte le prime protesi
rigide in teflon. La costante rigidità del pene costringeva però
i pazienti impiantati ad un risultato cosmetico poco
accettabile. Fu l'americano Scott nel 1964 ad ideare la prima
protesi peniena idraulica, cioè gonfiabile e sgonfiabile. Da
allora ad oggi tale modello si é estremamente evoluto fino ad
assicurare, una volta impiantato chirurgicamente una funzione
erettiva del tutto sovrapponibile a quella fisiologica.
L'intervento viene eseguito routinariamente nei centri
urologici più attrezzati e prevede una degenza di pochi giorni.

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www.benessere.com |
Leggi articolo
"La Disfunzione Erettile" a
cura del dott. Emilio Italiano, andrologo.
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