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Il
minstro per l'Innovazione e tecnologie, Lucio Stanca, ha lavorato per
molti anni con la Ibm e dunque sa bene che significa trascorrere molte
ore davanti allo schermo di un computer. Esagerare, può creare seri
problemi. Dopo la presentazione della nostra agenzia d'informazione,
Netdipendenza.it, avvenuta a Montecitorio il 27 giugno scorso, il
presidente dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio,
ha presentato un'interpellanza sui rischi della videodipendenza. Il
ministro ha replicato che il problema esiste e va affrontato. Dopo
appena un mese, cioè l'8 agosto, Stanca ha dunque lanciato sul sito del
governo un "campagna per l'uso consapevole di Internet", tema
a cui
noi siamo molto legati (ne abbiamo parlato ampiamente nel 1° convegno
nazionale sulla Netdipendenza, che abbiamo organizzato a Napoli a
febbraio dello scorso anno, insieme con medici e psicologi). Dunque,
finalmente si
fa un passo avanti. Il tema diventa "istituzionale" e si
comincia a pensare in modo preventivo. Abbiamo dunque intervistato il
ministro per capire come.
Signor
ministro, scusi, la domanda è d'obbligo: lei e videodipendente?
Non direi, riesco
ad avere un "rapporto" piuttosto consapevole con il video, che
sia quello del computer piuttosto che della televisione. Anche se forse
bisognerebbe chiarire che cosa si intende per videodipendenza, perché
si rischia di considerare sullo stesso piano la quantità di tempo e
"come" questo lo si passa di fronte ai terminali.
Ma al computer,
lei che ha lavorato in Ibm, quanto tempo trascorre ora che
è ministro?
Sicuramente meno
di quando ero in Ibm, ma questo è dovuto soprattutto alla quantità e
alla diversità degli impegni che mi portano spesso fuori dall'ufficio.
Nonostante ciò, passo al computer almeno un paio d'ore al giorno.
E prima?
Direi almeno il
doppio, ma le ripeto, era diverso il modo di lavorare.
Il cellulare è
per lei un incubo?
No, piuttosto una
grande comodità, visto che ho la necessità di essere sempre
reperibile. Non ho difficoltà ad ammettere che preferisco, quando è
possibile, incontrare di persona i miei interlocutori, piuttosto che
parlarci per ore al telefono.
Scherzi a
parte, forse più che il computer, è lo schermo cellulare che la
perseguita. Quanto tempo cede al telefonino ogni giorno?
Abbastanza, ma non
saprei quantificare con precisione. Le posso dire che per me
il cellulare è soprattutto uno strumento di lavoro o un mezzo per
potermi mettere in contatto con facilità con familiari e amici. Non
sono un amante delle conversazioni telefoniche.
Qualche
settimana fa, a Montecitorio, abbiamo presentato un rapporto sulla
videodipendenza che ha spinto il presidente dei Verdi, Pecoraro Scanio,
a formulare una interpellanza al suo ministero. Lei ha risposto che il
problema della videodipendenza esiste, ma ha aggiunto che ogni
innovazione comporta dei rischi. Ci può dire, secondo lei, quali sono
questi rischi da abuso di tecnologia? Provi ad elencarceli...
Guardi, più che
fare un elenco mi sembra importante sottolineare che la tecnologia
di per sé è uno strumento "neutro" che possiamo, anzi,
dobbiamo utilizzare per migliorare la qualità della nostra vita. Se però
ai rapporti umani, solo per farle un esempio, sostituiamo in toto quelli
virtuali, siamo sicuramente di fronte ad un problema. Ma siamo sicuri
che questo problema nasca dalle tecnologie più che dalle difficoltà
relazionali che spesso sono frutto di questa società? Quello che voglio
dire è che ogni abuso provoca dei danni. Dunque, bisogna fare
attenzione agli "abusi tecnologici", ma insieme intervenire
sulle cause che sono all'origine degli eccessi.
Cosa può fare
lei per affrontare il problema in modo preventivo? Avete già studiato
iniziative?
L'azione del
Governo è diretta ad affrontare tutte le necessità che nascono nel
Paese, e che in qualche modo sono avvertite come urgenze dall'opinione
pubblica.
E' importante che in tutte le sedi opportune si seguano gli sviluppi di
realtà che coinvolgono un numero consistente di cittadini. E questo
vale anche per tutti gli aspetti legati all'uso diffuso delle nuove
tecnologie, un fenomeno relativamente recente per gli italiani. Il
Ministero per l'Innovazione e le Tecnologie, proprio seguendo questo
orientamento, ha promosso - lo scorso maggio - una giornata di lavori
sull'uso consapevole di internet, per porre le basi per un'attiva
collaborazione tra le istituzioni, il settore privato, le associazioni e
gli esperti per affrontare gli aspetti di policy relativi alla Rete e
studiare progetti di sensibilizzazione e di educazione offrendo anche
soluzioni potenziali. In quell'occasione è stata presenta la ricerca
"I bambini on line", forse il primo studio che definisce con
precisione abitudini e tendenze dei minori che navigano sulla Rete. E'
stato costituito il Comitato interministeriale per l'uso consapevole di
Internet - composto dai rappresentanti di undici dicasteri e presieduto
dal Ministero per l'Innovazione e le Tecnologie - con il compito di
definire, monitorare e valutare i risultati di una strategia unitaria di
intervento, finalizzata a creare le condizioni necessarie per garantire
a tutti gli utenti la capacità e la effettiva possibilità di usufruire
delle comunicazioni elettroniche in maniera piena e consapevole, con
particolare riguardo anche ad alcune categorie di utenti che richiedono
una maggiore tutela. Proprio da oggi (8 agosto, ndr), sul Portale
Nazionale del Cittadino (www.italia.gov.it) è disponibile una sezione
informativa ideata per offrire a genitori, ragazzi e bambini tutte le
indicazioni necessarie per favorire un utilizzo delle tecnologie che sia
dettato dal buon senso e, soprattutto, dalla conoscenza delle
potenzialità di questi strumenti innovativi.
Faccia un
esempio concreto: cosa offrite?
La sezione
"Chi ha paura della rete - Per un uso consapevole di
Internet", è articolata in sei sottosezioni: Navigatori per caso,
Acquisti on line, Chat lines, Dipendenza da Internet, Peer to peer e
Filtri. E' il primo passo di una nuova campagna informativa on line che
ha lo scopo di creare le condizioni necessarie per garantire a tutti gli
utenti la capacità e la effettiva possibilità di usufruire delle
comunicazioni elettroniche in maniera piena e consapevole, con
particolare riguardo alle categorie più deboli, come gli anziani, i
disabili e soprattutto i minori. Tra l'altro, la campagna è in linea
con il Safer Internet Action Plan lanciato dall'Unione Europea.
Nell'ambito di questa iniziativa, poi, abbiamo messo a disposizione un
filtro gratuito per tutelare i minori che utilizzano Internet. Si tratta
di un programma (sviluppato dall'Icra, Internet Content Rating
Association, su richiesta della Commissione Europea) che permette di
effettuare un controllo preventivo su linguaggio, immagini e contenuti
presenti in rete, consentendo così ai minori di navigare solo sui siti
web conosciuti e sicuri.
Cosa direbbe ai suoi figli per evitare il rischio di assuefazione da
schermi?
Di essere
"critici" rispetto a quello che si vede e che la televisione,
i computer, anche se ormai fanno parte della nostra vita, sono solo
alcuni dei mezzi con cui si può interagire con il "mondo"
delle informazioni. E che devono servire ad aggiungere qualcosa alle
nostre "percezioni", non sostituirsi a queste. La vita reale
resta sempre l'unica in cui dobbiamo muoverci e con cui bisogna
confrontarsi per crescere emotivamente e intellettualmente.
Ritiene che la
video e net dipendenza siano ormai un problema reale della nostra società?
A suo avviso, come possiamo risolvere e prevenire il problema?
Bisogna
innanzitutto fare chiarezza ed evitare inutili allarmismi. Esiste
sicuramente un limite di uso di questi strumenti che va rispettato. Mi
sembra che le ricerche scientifiche che danno il fenomeno della
net/video dipendenza come un pericolo attuale della nostra società non
siano concordi in tal senso. Questo non significa sottovalutare un
rischio, che ripeto, complice i "malesseri" che affliggono le
società, potrebbe assumere una dimensione maggiore di quanto non lo sia
adesso.
Per evitare che ciò accada, bisogna agire in maniera preventiva,
sensibilizzando gli utenti, i più piccoli in particolare, ad avere un
rapporto consapevole con questi strumenti.
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