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Enzo Di Frenna |
Martedì 23 Settembre 2003
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MEDICINA E PSICHE
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home
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"Bravi
! "...anzi no "Andate a
zappare ! ". |
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Dopo
la presentazione alla stampa della ageanzia netdipendenza.it, molte sono
state le reazioni favorevoli, ma non sono mancate anche quelle
contrarie...Sopratutto nel mondo di internet. |
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servizio
di Laura Tossolo |
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La
nascita di Netdipendenza.it ha suscitato molti consensi favorevoli e
reazioni forti. Dopo la presentazione della nostra agenzia di stampa,
avvenuta il 27 giugno 2002 a Montecitorio insieme al presidente dei
Verdi Alfonso Pecoraro Scanio e la psicologa Renata Taddei, abbiamo
ricevute in due settimane oltre 5 mila visite al nostro sito e molte e
mail. Numerosi i pareri favorevoli, ma anche parecchie critiche. Ma
andiamo per ordine e raccontiamo in breve l'evento.
Durante la
conferenza stampa alcuni giornalisti sembravano più interessati ai
dati, la cosiddetta "ciccia" come viene chiamata nel settore,
ma - come abbiamo detto - la netdipendenza non fa morti, ma rende
imbecilli (come sostiene da tempo anche lo scrittore Giorgio Bocca).
Dunque, a parte i dati, va messo in risalto che per la prima volta le
preoccupazioni di genitori, insegnanti, medici e psicologi, trovano
"voce" attraverso un'agenzia d'informazione, nata
provocatoriamente on line.
Pecoraro Scanio ha
annunciato un'interrogazione al ministro dell'Innovazione e tecnologie,
Lucio Stanca, e al ministro della Salute, Girolamo Sirchia, per capire
cosa stia facendo il governo per prevenire i rischi della
videodipendenza. La psicologa Renata Taddei ha messo in risalto,
infatti, le patologie che la net e videodipendenza genera (ansia,
insonnia, depressione, casi di epilessia, disturbi della personalità e
riduzione della capacità relazione). Il ministro Stanca ha poi risposto
a Pecoraro attraverso le agenzie, riconoscendo - per la prima volta -
l'esistenza del problema della videodipendenza.
Enzo Di Frenna ha infine spiegato che Netdipendenza.it si propone come
osservatorio del fenomeno, attraverso inchieste, sondaggi e -
soprattuttto - collaborando con enti e istituzioni preposte.
E veniamo ai
pareri ricevuti on line. La prima critica di coloro che usano la Rete è
stata: "Ma come? Siete contro il digitale e avete un sito
web?". Beh, hanno ragione. Ma un'analisi più attenta, mostra che
il nostro messaggio "alternativo" trova il suo canale perfetto
proprio nella Rete: in quale altro luogo andare a cercare le persone che
trascorrono troppo tempo con il computer e poco tempo con tutto il
resto? "Vorrei scrivere tante cose… purtroppo così facendo ho
paura di diventare netdipendente per la troppa esposizione al monitor.
Quindi chiudo qui…", ci scrive Paolo Tonon, senior designer di
1000asa.com. "Andate a zappare" scrive un anonimo su
Punto-informatico, il quale innesca un'acceso dibattito all'interno
della sezione Forum (84 botta-e-risposta in due giorni!!). Vi partecipa
anche Adrea Trotta, che invia una e mail alla nostra redazione:
"Toppo forte, uno scherzo clamoroso che farà discutere!!! Non ho
idea di che organo di informazione facciate parte, ma la provocazione
secondo me riuscirà perfettamente. Complimenti alla vostra iniziativa
che definirei OrsonWellessiana…".
"Il problema potrebbe anche sussistere, ma trovo assurde certe
affermazioni con cui si paragona il web alla tv. Mentre la televisione
ci costringe a vedere solo ciò che ci propina, stesso discorso non si
può fare per la rete. Come tutte le cose, anche la Rete va usata con
moderazione, ma non bisogna esagerare con il problema!" , afferma
Daniela Belvedere, It operator.
Ci sono poi
navigatori preoccupati. "Sono d'accordo con voi. Io passo molte ore
davanti al computer e spesso ci sono costretta dal lavoro. La cosa
comincia a pesarmi, ma cosa posso fare?", scriveRossella Lugano, da
Belluno. "Gentile redazione, sono contento per la nascita di un
movimento che si occupa dei problemi di dipendenza dovuti ad un eccesso
di tecnologia. Credo che però la soluzione non sia nell'analizzare il
mezzo che procura la dipendenza, ma la fragilità morale con cui già
nasce la nuova generazione. Credo che il problema risieda nell'umiltà
di cui l'uomo moderno ha paura, e finchè non si renderà conto che ciò
che rende civili e liberi è proprio la semplicità che ognuno di noi può
esprimere", sostiene Antonio Maisto, analyst web developer, di
Varese.
"Mio figlio trascorre troppe ore con il computer e la tv. Cosa
posso fare? Potete darmi qualche consiglio sul comportamento da
adottare?", scrive Loredana Pagliuti, mamma di due figli di Como.
Angela Speranza, insegnate di Caserta, invece elogia Internet, pur
riconoscendo i rischi di dipendenza. "Sono una mamma di cinque
figli e ho sempre poco tempo per me stessa. E' vero, bisogna stare
attenti. Ma la Rete mi ha permesso di stringere nuove relazioni
sociali….".
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ulteriori
approfondimenti li troverete abbonandovi alla newsletter |
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NETDIPENDENZA.IT
_ la prima agenzia di informazione
nazionale sull'eccesso di tecnologia digitale
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Martedì 23 Settembre 2003
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VIDEODIPENDENZA
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"Vivere
di schermi fa male" |
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Il
ministro per l'Innovazione e tecnologia, replica con un'intervista e ci
conferma che la videodipendenza è un problema reale.
E dopo l'interrogazione parlamentare, promossa dal parlamentare Pecoraro
Scanio, corre ai ripari con i consigli sul sito del governo… |
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servizio
di Enzo Di Frenna |
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Il
minstro per l'Innovazione e tecnologie, Lucio Stanca, ha lavorato per
molti anni con la Ibm e dunque sa bene che significa trascorrere molte
ore davanti allo schermo di un computer. Esagerare, può creare seri
problemi. Dopo la presentazione della nostra agenzia d'informazione,
Netdipendenza.it, avvenuta a Montecitorio il 27 giugno scorso, il
presidente dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio,
ha presentato un'interpellanza sui rischi della videodipendenza. Il
ministro ha replicato che il problema esiste e va affrontato. Dopo
appena un mese, cioè l'8 agosto, Stanca ha dunque lanciato sul sito del
governo un "campagna per l'uso consapevole di Internet", tema
a cui
noi siamo molto legati (ne abbiamo parlato ampiamente nel 1° convegno
nazionale sulla Netdipendenza, che abbiamo organizzato a Napoli a
febbraio dello scorso anno, insieme con medici e psicologi). Dunque,
finalmente si
fa un passo avanti. Il tema diventa "istituzionale" e si
comincia a pensare in modo preventivo. Abbiamo dunque intervistato il
ministro per capire come.
Signor
ministro, scusi, la domanda è d'obbligo: lei e videodipendente?
Non direi, riesco
ad avere un "rapporto" piuttosto consapevole con il video, che
sia quello del computer piuttosto che della televisione. Anche se forse
bisognerebbe chiarire che cosa si intende per videodipendenza, perché
si rischia di considerare sullo stesso piano la quantità di tempo e
"come" questo lo si passa di fronte ai terminali.
Ma al computer,
lei che ha lavorato in Ibm, quanto tempo trascorre ora che
è ministro?
Sicuramente meno
di quando ero in Ibm, ma questo è dovuto soprattutto alla quantità e
alla diversità degli impegni che mi portano spesso fuori dall'ufficio.
Nonostante ciò, passo al computer almeno un paio d'ore al giorno.
E prima?
Direi almeno il
doppio, ma le ripeto, era diverso il modo di lavorare.
Il cellulare è
per lei un incubo?
No, piuttosto una
grande comodità, visto che ho la necessità di essere sempre
reperibile. Non ho difficoltà ad ammettere che preferisco, quando è
possibile, incontrare di persona i miei interlocutori, piuttosto che
parlarci per ore al telefono.
Scherzi a
parte, forse più che il computer, è lo schermo cellulare che la
perseguita. Quanto tempo cede al telefonino ogni giorno?
Abbastanza, ma non
saprei quantificare con precisione. Le posso dire che per me
il cellulare è soprattutto uno strumento di lavoro o un mezzo per
potermi mettere in contatto con facilità con familiari e amici. Non
sono un amante delle conversazioni telefoniche.
Qualche
settimana fa, a Montecitorio, abbiamo presentato un rapporto sulla
videodipendenza che ha spinto il presidente dei Verdi, Pecoraro Scanio,
a formulare una interpellanza al suo ministero. Lei ha risposto che il
problema della videodipendenza esiste, ma ha aggiunto che ogni
innovazione comporta dei rischi. Ci può dire, secondo lei, quali sono
questi rischi da abuso di tecnologia? Provi ad elencarceli...
Guardi, più che
fare un elenco mi sembra importante sottolineare che la tecnologia
di per sé è uno strumento "neutro" che possiamo, anzi,
dobbiamo utilizzare per migliorare la qualità della nostra vita. Se però
ai rapporti umani, solo per farle un esempio, sostituiamo in toto quelli
virtuali, siamo sicuramente di fronte ad un problema. Ma siamo sicuri
che questo problema nasca dalle tecnologie più che dalle difficoltà
relazionali che spesso sono frutto di questa società? Quello che voglio
dire è che ogni abuso provoca dei danni. Dunque, bisogna fare
attenzione agli "abusi tecnologici", ma insieme intervenire
sulle cause che sono all'origine degli eccessi.
Cosa può fare
lei per affrontare il problema in modo preventivo? Avete già studiato
iniziative?
L'azione del
Governo è diretta ad affrontare tutte le necessità che nascono nel
Paese, e che in qualche modo sono avvertite come urgenze dall'opinione
pubblica.
E' importante che in tutte le sedi opportune si seguano gli sviluppi di
realtà che coinvolgono un numero consistente di cittadini. E questo
vale anche per tutti gli aspetti legati all'uso diffuso delle nuove
tecnologie, un fenomeno relativamente recente per gli italiani. Il
Ministero per l'Innovazione e le Tecnologie, proprio seguendo questo
orientamento, ha promosso - lo scorso maggio - una giornata di lavori
sull'uso consapevole di internet, per porre le basi per un'attiva
collaborazione tra le istituzioni, il settore privato, le associazioni e
gli esperti per affrontare gli aspetti di policy relativi alla Rete e
studiare progetti di sensibilizzazione e di educazione offrendo anche
soluzioni potenziali. In quell'occasione è stata presenta la ricerca
"I bambini on line", forse il primo studio che definisce con
precisione abitudini e tendenze dei minori che navigano sulla Rete. E'
stato costituito il Comitato interministeriale per l'uso consapevole di
Internet - composto dai rappresentanti di undici dicasteri e presieduto
dal Ministero per l'Innovazione e le Tecnologie - con il compito di
definire, monitorare e valutare i risultati di una strategia unitaria di
intervento, finalizzata a creare le condizioni necessarie per garantire
a tutti gli utenti la capacità e la effettiva possibilità di usufruire
delle comunicazioni elettroniche in maniera piena e consapevole, con
particolare riguardo anche ad alcune categorie di utenti che richiedono
una maggiore tutela. Proprio da oggi (8 agosto, ndr), sul Portale
Nazionale del Cittadino (www.italia.gov.it) è disponibile una sezione
informativa ideata per offrire a genitori, ragazzi e bambini tutte le
indicazioni necessarie per favorire un utilizzo delle tecnologie che sia
dettato dal buon senso e, soprattutto, dalla conoscenza delle
potenzialità di questi strumenti innovativi.
Faccia un
esempio concreto: cosa offrite?
La sezione
"Chi ha paura della rete - Per un uso consapevole di
Internet", è articolata in sei sottosezioni: Navigatori per caso,
Acquisti on line, Chat lines, Dipendenza da Internet, Peer to peer e
Filtri. E' il primo passo di una nuova campagna informativa on line che
ha lo scopo di creare le condizioni necessarie per garantire a tutti gli
utenti la capacità e la effettiva possibilità di usufruire delle
comunicazioni elettroniche in maniera piena e consapevole, con
particolare riguardo alle categorie più deboli, come gli anziani, i
disabili e soprattutto i minori. Tra l'altro, la campagna è in linea
con il Safer Internet Action Plan lanciato dall'Unione Europea.
Nell'ambito di questa iniziativa, poi, abbiamo messo a disposizione un
filtro gratuito per tutelare i minori che utilizzano Internet. Si tratta
di un programma (sviluppato dall'Icra, Internet Content Rating
Association, su richiesta della Commissione Europea) che permette di
effettuare un controllo preventivo su linguaggio, immagini e contenuti
presenti in rete, consentendo così ai minori di navigare solo sui siti
web conosciuti e sicuri.
Cosa direbbe ai suoi figli per evitare il rischio di assuefazione da
schermi?
Di essere
"critici" rispetto a quello che si vede e che la televisione,
i computer, anche se ormai fanno parte della nostra vita, sono solo
alcuni dei mezzi con cui si può interagire con il "mondo"
delle informazioni. E che devono servire ad aggiungere qualcosa alle
nostre "percezioni", non sostituirsi a queste. La vita reale
resta sempre l'unica in cui dobbiamo muoverci e con cui bisogna
confrontarsi per crescere emotivamente e intellettualmente.
Ritiene che la
video e net dipendenza siano ormai un problema reale della nostra società?
A suo avviso, come possiamo risolvere e prevenire il problema?
Bisogna
innanzitutto fare chiarezza ed evitare inutili allarmismi. Esiste
sicuramente un limite di uso di questi strumenti che va rispettato. Mi
sembra che le ricerche scientifiche che danno il fenomeno della
net/video dipendenza come un pericolo attuale della nostra società non
siano concordi in tal senso. Questo non significa sottovalutare un
rischio, che ripeto, complice i "malesseri" che affliggono le
società, potrebbe assumere una dimensione maggiore di quanto non lo sia
adesso.
Per evitare che ciò accada, bisogna agire in maniera preventiva,
sensibilizzando gli utenti, i più piccoli in particolare, ad avere un
rapporto consapevole con questi strumenti.
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Martedì 23 Settembre 2003
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VIDEODIPENDENZA
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Giornali
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La
presenza in rete di Netdipendenza.it fa discutere e attira su di sè
l'attenzione del mass media. In particolare hanno detto di noi … |
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servizio
di Alessandro Sarno |
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E'
stato un successo. Giornali e tv hanno dato ampio risalto alla nascita
di Netdipendneza.it,
la prima agenzia d'informazione sugli eccessi
di tecnologia digitale nella nostra vita. Alla conferenza stampa,
avvenuta a Montecitorio il
27 giugno scorso, c'erano molti giornalisti.
Il Tg2 ha raccolto numerose interviste, tra cui
la psicologa Renata Taddei, esperta dei problemi di dipendenza da
stupefacenti, attenta alla questione della netdipendenza e consulente
della nostra agenzia d'informazione. Anche il Tg3 ha dato risalto
alla notizia, con un taglio sociale. Le agenzia di stampa nazionali
hanno rilanciato la notizia in modo ampio: l'Ansa ha pubblicato
due lanci, a cui ha replicato il ministro per l'Innovazione e Tecnologie
Lucio Stanca, riconoscendo che
il problema della videodipendneza "esiste". Ma anche
AdnKronos, Asca, Dire, e Ap.bisco (del gruppo
Mediaset) hanno dato dato risalto alla notizia. Un bel passaggio anche
sulle radio private: Radio Kiss, Radio Capital, Radio
Popolare, Radio Crc.
Il quotidiano
La Repubblica ha dedicato un piccolo box, a cura di Giuseppe Del
Bello. "Videodipendenti? Ora c'è l'agenzia…" scrive il
giornalista napoletano, segnalando che "sul sito si possono trovare
le informazioni sui rischi per la salute e sui coinvolgimenti
psicologici da eccessiva esposizione al video". Il settimanale
"Il Giornale delle Telecomunicazioni" ha intervistato il
nostro direttore, Enzo Di Frenna, chiedendo quali sono gli obiettivi
futuri. I quotidiani "Il Roma" ("Aumentano
i netdipendneti: maggiori rischi tra gli adolescenti") e "La
Verità" "I rischi della netdipendneza") hanno
scritto ampi articoli, sottolineando i rischi relativi ai bambini soli
nelle chat. Il mensile "Happy Web", che ha già
pubblicato inchieste sulla videodipendenza, segnala nel numero di
settembre la nostra agenzia d'informazione. Infine, il mensile "Re
Nudo" segnala nel "mondo eco-alternativo" la nascita
di Netdipendenza.it, con un ampio articolo nel numero di settembre.
Ma è in Internet
che abbiamo suscitato la massima curiosità. I portali Rai.it ("Netdipendenza:
un'agenzia di comunicazione contro gli schiavi digitali") e Rai.Net
(Internetmania: è già malattia") hanno dedicando un lungo
servizio. Ponteradio.rai.it ha intervistato Di Frenna in due
occasioni, a cura della giornalista Maria Mannoni. Il quotidiano
informatico Punto-informatico.it ha firmato con Luddist un
interessante articolo ("Lo sbarco dei luddisti italiani), che ha
suscitato un acceso dibattito nella sezione "Forum", con
pareri favorevoli e contrari. Il Sole24.com su Sanihelp.it
ha posto il problema sotto il profilo sanitario ("Lotta alla
videodipendenza"). Laura D'Alessandro ha firmato un articolo sul
portale d'informazione Clorifilla.it ("Schiavi della Rete:
ribellatevi!"). QuotidianoNazionale.it ha seguito l'evento
con un articolo di Paolo Giacomin ("Verdi da Netdipendenza, ma
l'interruttore…"). Buonconsumo.com ha datto spazio alla
struttura dell'agenzia Netdipendenza.it ("Vivere davanti ad uno
schermo") con un lungo articolo. Siamo poi finiti su YahooNotizie
e su sul motore di ricerca Virgilio, che segnala la nostra
agenzia al primo posto tra le realtà che si occupano di net e
videodipendenza. Ma anche sito minori hanno notato la nostra presenza
sul web: Castelfrancoveneto.it, ha dato ampio risalto alla nascita della
prima agenzia sugli eccessi di tecnologia digitale.
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