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INTERVISTA A KIMBERLY YOUNG
Kimberly Young, psicologa,
direttrice del Center for On-Line Addiction ed editorial board di
CyberPsychology and Behavior, è docente di Psicologia presso
l'Università di Pittsburgh. I suoi lavori più recenti includono: il
trattamento della dipendenza da cybersesso, l'impatto delle
cyber-relazioni sulla coppia, la prevenzione dell'abuso di Internet
sul luogo di lavoro e nei colleges, l'influenza di Internet sulla
famiglia, lo sviluppo di Programmi di Sicurezza relativi ad Internet
creati per le scuole, le biblioteche ed i genitori. Ha pubblicato
numerosi articoli su CyberPsychology and Behavior e Caught in the
Net, un libro sul trattamento della dipendenza da Internet tradotto
in numerose lingue.
La fisiologia della vita online
D: Penso che la cyberpsicologia sia un tema
accademico importante. In Italia, recentemente, tale argomento non è
stato tenuto nella considerazione dovuta e coloro che l'hanno
studiato venivano guardati con sospetto e, a volte, emarginati.
In relazione a ciò, vorrei sapere come viene
considerato lo studio della Rete nel suo contesto socio-culturale,
in passato e ai giorni d'oggi e quale è stata la sua esperienza su
tale questione.
Young: Sono una psicologa clinica e ho valutato la
questione in base a criteri diagnostici utilizzati tra gli
psichiatri per le dipendenze. All'inizio, il settore era sorpreso
che le dipendenze dalla tecnologia esistessero, ma oggi, il concetto
viene accettato dai giornali e nei sistemi legali.
D: Che cosa ha permesso questa
accettazione?
Young: Fondamentalmente, la letteratura
professionale ha accettato gli articoli di ricerca che sottolineano
le ramificazioni della compulsività verso Internet, che appaiono
conformi alle altre compulsioni identificate precedentemente, come
quelle all'alcool, al gioco d'azzardo, al sesso o al cibo. Questa
letteratura ha ripetuto il mio primo lavoro ed il crescente corpo di
studi recensiti dello stesso grado ha mostrato che la compulsione da
Internet è un problema crescente. Inoltre, gli scritti presentati
alle conferenze nazionali, come l'American Psychiatric Association e
l'American Psychological Association, ha anche mostrato degli studi
di casi che sottolineano le variabili diagnostiche, i fattori di
rischio e le implicazioni di trattamento associate al disturbo. Alla
fine, il sistema legale ha accettato la dipendenza da Internet come
difesa legale e disturbo clinico nelle corti americane.
D: La Rete ha molti vantaggi che dobbiamo tenere
nella giusta considerazione. Mi riferisco, ai MUDs, per esempio:
assumere una o più identità online può condurre ad una conoscenza
più profonda di sé e all'autorealizzazione. Ci sono anche dei
rischi.
Cosa pensa di tale questione? Mi può raccontare uno
o più casi clinici di cui ha avuto esperienza?
Young: Si, vedo molti elementi positivi, come lei.
In termini di elementi negativi, divorzio, perdita di un bambino,
perdita del lavoro, isolamento sociale, depressione e instabilità
familiare, tutti risultati di un utilizzo eccessivo o dipendente di
Internet.
D: Pensa che ci siano dei modi per prevenire
questo utilizzo dipendente di Internet? Se sì, quali?
Young: Il modo migliore di indirizzare la
prevenzione è di rivedere come ci siamo focalizzati su di essa per
gli altri disturbi clinici. Fino ad oggi, i programmi educativi
precoci che accrescono la consapevolezza sembrano essere il metodo
migliore. Conformemente, ho condotto dei programmi di prevenzione
per la dipendenza da Internet nei sistemi scolastici, nei colleges,
nei gruppi di genitori, in società a responsabilità limitata, che
sembrano mostrare dei risultati positivi.
D: Ritiene che la vita delle comunità online sia
differente da quella delle comunità faccia a faccia? Perché?
Young: Sì, le relazioni virtuali differiscono dalle
relazioni della vita reale. L'anonimato, la rimozione delle barriere
geografiche, il miscuglio culturale sono le differenze più
importanti che sono state notate. Nel mio libro PRESI NELLA RETE,
discuto anche di come le persone siano più idealizzate online, dando
loro degli attributi che possono essere accurati o meno.
D: Lei pensa che le manifestazioni emotive
online siano più intense rispetto alla ‘vita reale'? Se è così,
perché lei pensa che accada?
Young: Sì, l'anonimato insieme all'atto di scrivere
intensifica le relazioni online. Ciò che potrebbe impiegare mesi
nelle relazioni offline per creare dei legami, per accadere online
potrebbe impiegare solo dei giorni.
D: Crede che le relazioni online si stabiliscano
e vengano meno più rapidamente rispetto a quelle faccia a faccia?
Perché? Ha degli esempi di esse?
Young: Sì, le relazioni online sono transitorie,
spesso senza preavviso possono finire bruscamente.
D: Secondo lei, perché queste relazioni sono
così fragili e precarie?
Young: Sono formate tra stranieri virtuali con
un'ampia base di relazione basata sull'anonimato da dietro lo
schermo del computer. Queste relazioni sono fragili perché spesso
l'inganno è associato ad esse (per esempio, qualcuno mente sulla sua
età, sesso, razza o vocazione), per impressionare un altro
utilizzatore online. Per esempio, ho visto molti uomini fingere di
essere delle donne online proprio per impegnarsi nel cybersesso con
altri uomini. O un custode potrebbe fingere di essere un CEO di una
ditta hi-tech per impressionare una donna online. Ci sono poche
possibilità di verificare i fatti online, così gli utenti spesso
utilizzano i personaggi online per migliorare i deficits nelle loro
vite. Possono persino scannerizzare le fotografie più vecchie di se
stessi, durante un periodo in cui erano più giovani, più magri o più
attraenti, solo per impressionare gli altri utenti. Essi possono
persino scannerizzare una fotografia di un completo estraneo solo
per impressionare gli altri. Così, queste relazioni dovrebbero
essere iniziate molto cautamente.
La psicopatologia
D: In base all'affermazione che non c'è un
comune accordo sui criteri diagnostici dello IAD, secondo lei, quali
sono i sintomi clinici dello IAD?
Young: I criteri principali che ho utilizzato si
trovano all'indirizzo www.netaddiction.com/whatis.htm. Non sono sicura che altri utilizzino dei criteri e
credo che il settore, nel complesso, tenterà di valutare uno schema
uniforme nel futuro.
D: Lo IAD verrà inserito nella prossima edizione
del DSM, come già sembrava possibile nel 1993?
Young: La questione non era stata identificata fino
a dopo che l'ultima versione del DSM è stata pubblicata. Le
revisioni future, nell'arco della prossima decade o due, potrebbero
includere una categoria per questo. In realtà, dovrebbe rivolgere
questo interrogativo ai membri del comitato dell'APA che si occupano
del DSM.
D: Mi può raccontare uno dei casi clinici più
rappresentativi di IAD che lei conosce, focalizzandosi sulla storia
del paziente ed il suo background socio-culturale?
Young: Bene, la cosa migliore da fare è leggere
http://www.netaddiction.com/articles/stereotype.htm, come esempio di un caso.
D: Esistono delle pubblicazioni scientifiche
contenenti dei casi clinici di IAD?
Young: Sì, quello che ho appena menzionato,
pubblicato su Psychological Reports, più numerosi altri articoli che
sono apparsi su CberPsychology and Behavior, Sexual Addiction and
Compulsivity, American Psychologist. Potrebbe fare una piccola
ricerca per trovare gli articoli che ho messo io stessa online (con
le citazioni incluse) a www.netaddiction.com/articles/articles.htm.
D: Quali sono, se esistono, le psicopatologie
che inducono lo IAD?
Young: I fattori di rischio includono una storia di
dipendenza multipla, condizioni psichiatriche come depressione,
disturbo ossessivo compulsivo, disturbo bibolare, compulsione
sessuale, gioco d'azzardo patologico, o fattori situazionali, come
burnout da lavoro, contrasto coniugale o abuso infantile.
D: Secondo la sua opinione, sono più frequenti i
casi di IAD o un uso patologico di Internet, derivante da una
patologia associata?
Young: Sì, poco più della metà dei casi.
D: Quindi, sono più frequenti i casi di
IAD?
Young: Gli studi mostrano che la dipendenza da
Internet, come altre dipendenze dimostrate, sono correlate a fattori
di comorbidità come la depressione clinica, una storia di dipendenza
multipla o il disturbo ossessivo compulsivo. Anche i fattori
situazionali possono contribuire ai comportamenti di dipendenza come
la disoccupazione, il burnout da lavoro, la disarmonia coniugale o
la solitudine.
D: Quali sono le caratteristiche di Internet che
sono in grado di condurre alla psicopatologia?
Young: Può leggere gli argomenti base del mio
modello ACE per la Dipendenza a: http://www.netaddiction.com/net_compulsions.htm.
D: Quali sono le caratteristiche della
personalità dei soggetti a rischio?
Young: Vedi la domanda sopra.
La terapia online
D: Quali sono le terapie più efficaci per curare
lo IAD?
Young: La cognitivo comportamentale, il
tradizionale Gruppo di Supporto dei 12-Passi e la terapia coniugale
o familiare, come necessario. Praticamente lo stesso per qualsiasi
altra dipendenza.
D: Alcune persone si sentono dipendenti dalla
Rete, anche se non trascorrono così tanto tempo online. Come
considera la quantità di tempo trascorsa online come criterio per
definire la dipendenza da Internet? Pensa che sia necessario
spendere molto tempo online ed aumentare tale quantità per parlare
di dipendenza?
Young: Il tempo online non è una variabile che ho
utilizzato nella diagnosi. In realtà, è più su uno schema di
comportamenti che specificano la compulsività (perdita del
controllo, cravings, tolleranza, ritiro, ecc.).
D: Quali sono gli standard etici per una
psicoterapia online?
Young: L'APA non si riferisce alla terapia online,
e pertanto, io aderisco ai principi etici del National Board of
Certified Counselors Web Counseling.
D: Quali sono i cambiamenti necessari del
setting per una psicoterapia online? Quali sono le conseguenze sul
processo terapeutico?
Young: Sto facendo consulenza online dal 1997 ed i
vantaggi includono:
- accesso diretto a dei professionisti bene informati
- un passo iniziale verso la guarigione
- un consiglio immediato.
La mia pratica si è evoluta in base alle richieste
del mio tempo e la serie di e-mails, lettere e telefonate che ho
ricevuto dai dipendenti della Rete e dalle loro famiglie.
D: In una psicoterapia online lei pensa che sia
possibile stabilire una relazione terapeutica? Se sì, quali sono le
differenze rispetto alla relazione in una psicoterapia
tradizionale?
Young. No, io affermo specificamente nelle nostre
FAQs che la consultazione online non è uguale a una psicoterapia a
lungo termine.
D: Secondo la sua opinione, lei pensa che la
psicoterapia online sia possibile?
Young: Dipende da cosa si intende con psicoterapia.
Io penso da un punto di vista cognitivo-comportamentista, che è in
gran parte l'orientamento che utilizzo, è un mezzo pratico, perché
la relazione con un cliente è meno di un fattore di cura.
D: Quali sono le patologie che sono curabili e
non con una psicoterapia online?
Young: In realtà mi focalizzo solo sulle questioni
cyber-innescate, quindi, in realtà, non posso rispondere a questo.
Potrebbe considerare di parlare con dei professionisti i cui servizi
online si estendono ad argomenti più ampi.
D: Secondo lei, quali sono le caratteristiche
del background professionale necessario per uno psicoterapeuta
online?
Young: In breve, la mia ipotesi professionale è
qualcuno con un background ed una padronanza online, uniti alle
capacità ed abilità cliniche avanzate.
D: Quali solo le possibilità di comprendere le
perversioni sessuali, che sono così difficili da affrontare nel
setting psicoterapeutico tradizionale?
Young: Non sono sicura che queste siano difficili
da affrontare nei settings tradizionali, ma immaginerei che
l'anonimato della conversazione online consenta agli e-clients di
sentirsi più a loro agio nel descrivere le loro propensioni sessuali
online. L'espressione del pensiero è molto più profonda e più
riflessiva.
D: Pensa che l'anonimato dell'individuo abbia
qualche effetto negativo per il counseling online? Quali?
Young: Gli elementi positivi certamente sono
evidenti, ma il rischio dell'anonimato è che il terapeuta possa non
essere in grado di notare gli indizi non verbali che indicano delle
questioni psicologiche più profonde.
D: Quali sono le conseguenze per il cliente di
questa inabilità di notare gli indizi non verbali?
Young: L'interpretazione erronea è forse la
preoccupazione maggiore — a causa della mancanza degli indizi non
verbali, delle incomprensioni che si possono sviluppare. Anche, la
perdita di indizi importanti che nascondono condizioni più profonde
(ad esempio non vedere una depressione clinica, perché non puoi
sentire l'emozionalità piatta nella voce di una persona tramite una
stanza di una chat).
D. Crede che l'assenza dell'interazione faccia a
faccia tra il counselor ed il cliente, come modo per inviare indizi
non verbali, è un limite per sviluppare una buona comunicazione
interpersonale?
Young: Non sono sicura, può favorire la
comunicazione, perché scrivere è meno minaccioso che parlare faccia
a faccia, tuttavia può anche portare il terapeuta a perdere certi
dettagli.
D: Ci sono dei modi per trovare un rimedio per
la perdita di elementi?
Young: Fare delle domande per sondare e chiarire le
affermazioni è come tipicamente tratto la questione per ridurre la
distorsione comunicativa.
D: L'assenza del contatto diretto tra il
counselor ed il cliente potrebbe limitare l'abilità del counselor di
mostrare preoccupazione ed interesse o la percezione del counselor
in quel senso?
Young: Non nella mia esperienza, io penso che
dipenda da quanto il terapeuta sia un buono scrittore.
Fortunatamente, sono stata in grado di fornire cura efficacemente e
interesse ai clienti. |

LINKS CORRELATI
- http://www.concentric.net/~Astorm/:
Stormsite: la Psicologia delle Comunità virtuali.
Sito gestito da S.A. King, membro dell'IMHO (International Society
for Menthal Health Online). Molto ricco di risorse: articoli sul
self-help online, la psicoterapia virtuale, la psicologia del
Cyberspazio, link ad altri siti e a gruppi di
discussione.
- http://www.internetaddiction.com/:
Sito con risorse di auto-aiuto, gruppo di
supporto, mailing list, manuali per la conoscenza dell'Internet
Addiction.
- http://internet-dipendenza.it:
I temi fondamentali trattati sono: le
caratteristiche psicologiche di Internet che possono creare
dipendenza, la definizione dell'Internet Addiction, i criteri
diagnostici, le fasi di sviluppo della sindrome, i tipi di
dipendenze, i trattamenti. A cura dalla psicologa Anna
Fata.
- http://www.ismho.org/:
Sito della International Society of Mental
Health, un ente non-profit, fondato nel 1997 per promuovere la
comprensione, l'utilizzo e lo sviluppo della comunicazione,
informazione e tecnologia online per la comunità internazionale
della salute mentale.
- http://netaddiction.com/index.html:
Center for On-Line Addiction è la clinica
virtuale gestita dalla Professoressa K. Young, in cui vengono
forniti servizi di counseling via e-mail, per telefono o in chat
room ed altri servizi clinici (es. psicoterapia individuale o di
coppia) e di formazione. E' disponibile, inoltre, una buona
quantità di risorse, articoli, libri, tests di
autosomministrazione, gruppo di discussione, link correlati, sia
per il grande pubblico, sia, in parte, per gli addetti ai lavori.
- http://www.presinellarete.com:
Sito italiano gestito dalla Casa Editrice che ha
curato l'edizione italiana del volume "Presi nella rete" della
Professoressa K.Young, dell'Università di Pittsburgh. In esso sono
presenti, in particolare, una breve introduzione al libro e le
risposte alle domande che i lettori, tramite la mediazione della
Casa Editrice, rivolgono all'Autrice.
- http://psychcentral.com/grohol.htm:
Sito gestito dal Dottor J. Grohol, online dal
1995, molto ricco di risorse e ben organizzato. Sono presenti
articoli ed indicazioni bibliografiche, non solo sull'Internet
Addiction, ma anche su vari temi psicologici e di salute mentale.
Dispone di un motore di ricerca interno. Il Dottor Grohol,
inoltre, offre la sua consulenza gratuita via chat, ad orari
prestabiliti.
- http://www.psychoinside.it/:
Il sito è stato creato con lo scopo di informare
chiunque desideri avvicinarsi alla Psicologia ed alla Psichiatria.
In esso viene offerta la possibilità di effettuare una
psicoterapia online, in via sperimentale, tramite, e-mail o chat,
con o senza l'uso di WebCam. Ci sono quattro percorsi per visitare
il sito: clinico, formativo, informativo e Internet Addiction
Disorder.
- http://www.psychomedia.it/:
Risorsa italiana di Psichiatria, Psicologia,
Psicoanalisi, Psicoterapia, online dal Gennaio 1996. Presenza di
un'ingente quantità di risorse, divise in sezioni (atti di
Congressi, programmi di seminari, convegni, giornate di studio,
recensioni di pubblicazioni, mailing lists, formazione in
Psichiatria e Psicoterapia, link ad altri siti).
- http://www.rider.edu/users/suler/psycyber/psycyber.html:
In esso è stato pubblicato il manuale
ipertestuale del Professor J. Suler della Rider University, sulle
dimensioni psicologiche dell'ambiente creato dai computer e dalla
rete. L'obiettivo consiste nella comprensione delle
caratteristiche psicologiche del cyberspazio e del modo in cui le
persone si comportano in esso. La pubblicazione risale al Gennaio
1996, ma è stato continuamente aggiornato ed ampliato. Provvisto
di motore di ricerca interno. Link con altri siti riguardanti il
cyberspazio.
- http://www.victoriapoint.com/catalyst.htm:
L'Editore, R.A. Davis, lo definisce il sito
sull'utilizzo del computer nella psicologia. In particolare, sono
presenti articoli su: l'Internet Addiction Disorder, il
comportamento, le terapie e le ricerche online e su altri temi più
genericamente correlati al computer ed alla psicologia. E'
possibile inviare i propri articoli. Numerosi link ad altri siti,
particolarmente interessanti quelli rivolti alle ricerche
universitarie. I contenuti sono indirizzati, tranne rare
eccezioni, ad un grande pubblico.
- http://www.virtual-addiction.com/:
Centro per lo studio di Internet creato dal
Dottor D. Greenfield, con la presentazione dei servizi offerti e
le risorse per la conoscenza dell'Internet Addiction Disorder
(articoli e libri redatti dall'Autore). Buona navigabilità, ma
limitata offerta quantitativa di risorse e assenza di link con
altri siti.
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