Patologia dipendente internet


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Dipendenze e Abusi: INTERNET DIPENDENZA (Articolo letto 3246 volte)
Argomento: Benessere e salute
Benessere e salute

D.ssa Anna Fata
Psicologa - Monza

L'espressione Internet Addiction Disorder è stata introdotta nel 1995 dal dottor Ivan Goldberg. Da allora si è scritto molto a tale proposito, ma non si è ancora giunti ad una definizione univoca del fenomeno.
In inglese, ad esempio, esistono due termini per definire la dipendenza: 'dependence', per riferirsi ad una dipendenza da sostanza chimica e 'addiction', quando tale condizione non è presente.
In italiano si usa, invece, solo il termine dipendenza, ma per definire tale fenomeno sono state utilizzate anche altre espressioni: uso distorto, abuso, trance dissociativa.




Una definizione del fenomeno non univoca implica, di conseguenza, un disaccordo sui criteri diagnostici, prognostici e terapeutici.

Gli studi effettuati in America, in numero maggiore, rispetto a quelli italiani, risentono di alcuni limiti fondamentali: l'esiguità dei campioni, a causa del numero ridotto di presunti casi di dipendenza da Internet, gli errori metodologici, e, in certi casi, il ricorso a tecniche di indagine on line, particolarmente soggette a distorsioni.

Tale patologia non è stata ancora introdotta nel Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorder (DSM IV). Alcuni studiosi ritengono che dovrebbe essere collocata tra i "Disturbi del Controllo degli impulsi non classificati altrove", come il gioco patologico d'azzardo.

Resta da chiarire, inoltre, se lo IAD è un disturbo che ha un'origine ed una sussistenza indipendente, oppure se è la conseguenza di altre patologie pregresse o concomitanti.

In Italia si è cominciato a parlare di dipendenza da Internet nel 1997, quando è stata introdotta l'espressione 'Internet Related Psychopathology', secondo la convinzione che l'Internet Addiction Disorder consta di diverse forme di dipendenza:

  • da gioco d'azzardo patologico on line
  • da cyber-relazioni
  • da cybersesso
  • da MUDs (giochi di ruolo on line)
  • da eccesso di informazioni.

Le fasi che conducono alla vera e propria patologia, con le relative caratteristiche, sono:

1. Fase Tossicofilica: caratterizzata dall'incremento delle ore di collegamento, con conseguente perdita di ore di sonno, da controlli ripetuti di e-mail, siti preferiti, elevata frequenza di chat e gruppi di discussione, idee e fantasie ricorrenti su Internet, quando si è off line, accompagnati da malessere generale;
2. Fase Tossicomanica: con collegamenti estremamente prolungati, al punto da compromettere la propria vita socio-affettiva, relazionale e lavorativa o di studio.

I soggetti maggiormente a rischio hanno un'età compresa tra 15 e 40 anni, con un elevato livello di conoscenza degli strumenti informatici, isolati per ragioni lavorative (es. turni notturni) o geografiche, con problemi psicologici, psichiatrici o familiari preesistenti.

Il tipo di personalità predisposto a sviluppare tale disturbo è caratterizzato da tratti ossessivo-compulsivi, inibito socialmente, tendente al ritiro, per il quale la Rete rappresenta un modo per fuggire dalla realtà.

L'abuso di Internet sarebbe determinato da un senso di vuoto, da un vissuto di solitudine e dalla difficoltà di investire la realtà off line. In alcuni casi estremi, la partecipazione alla realtà on line è finalizzata alla negazione di quella concreta, quotidiana, avvertita come minacciosa.
Questa dinamica, in un certo senso, è simile a quella che si verifica nel caso della dipendenza da sostanze.
La realtà on line offre il vantaggio di fornire gratificazioni immediate, per la sua disponibilità pressoché continua.
Inoltre, l'universo virtuale rappresenta una fonte di attrazione per coloro che sono predisposti allo sviluppo anche di altre forme di dipendenza comportamentali o da sostanze.
Infine, è stata rilevata di frequente anche tra i cosiddetti 'sensation seekers', cioè coloro che ricercano continuamente nuovi stimoli, per raggiungere un livello ottimale di attivazione.

Si è visto che i più predisposti a sviluppare una dipendenza da Internet, spesso, hanno difficoltà relazionali. Questo è facilmente intuibile, osservando quanto avviene, ad esempio, nelle chat rooms. In esse assistiamo a relazioni estremamente mentalizzate: una buona parte di esse si costruiscono nella mente di chi le vive. Sono molto forti le tendenze ad idealizzare l'interlocutore, a creare un personaggio ideale, in cui le parti "mancanti", quelle che non conosciamo, vengono colmate dall'immaginazione personale. La relazione stessa risente di questa forte tendenza alla fantasmatizzazione.

La comunicazione nelle chat è dominata dalla sensazione, spesso illusoria, di essere capiti e di capire, di condividere le emozioni proprie ed altrui. L'illusorietà, molto spesso, si rende evidente nel momento in cui si decide di abbandonare l'ambiente virtuale per quello reale. Spesso quello che accade e che si tende a comprendere solo a posteriori è che la comunicazione, fino a quel momento, è stata interiorizzata e rivolta prevalentemente a se stessi.
La modalità di conoscenza on line sembra fornire anche la falsa impressione di poter conoscere in brevissimo tempo una persona. Tale modalità sembra essere in grado di annullare la quantità di tempo necessaria per la conoscenza reciproca, l'incertezza e le piccole frustrazioni che si incontrano progressivamente in tale processo. Eppure, si tratta di una convinzione errata: non a caso, una parte delle relazioni instaurate on line non riescono a superare la prova della realtà.

Questo esempio, però, non conduce necessariamente alla condanna delle esperienze on line, ma ad una loro valutazione critica, considerando vantaggi e svantaggi.
Le esperienze on line, infatti, offrono la grande opportunità di sperimentare se stessi e le proprie abilità relazionali.

La sfida che viene posta da Internet e dalla realtà virtuale è rappresentata dalla valorizzazione e dall'utilizzo consapevole di ciò che di positivo esse possono offrire, senza cadere negli estremi della demonizzazione, del rifiuto a priori, o della sua esaltazione acritica. Questo atteggiamento rappresenta un valido antidoto contro qualsiasi forma di uso distorto, compreso l'abuso.


 
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Re: INTERNET DIPENDENZA (Punteggio: 0)
inviato da Anonimo il Martedì 05 febbraio 2002 alle 18:37:36

Non esiste secondo me una dipendenza da internet,ho 18 anni e sono 5 anni che uso la rete e considero il web un mezzo di comunicazione così ricco di contenuti e così interattivo che nessun altra tecnologia al momento può essere paragonata alla sua potenzialità.La dipendenza non dipende dall'uso di internet,ma da soggetti non per forza affetti da gravi disturbi psicologici ma per lo meno persone depresse o ansiose che trovano rifugio nella rete proprio come un ormeggio sicuro per sfuggire alla tempesta che per loro è la realtà.Se non esisteva internet lo stesso queste persone si sarebbero rifugiate in qualcosa che li allontanava dal mondo reale e anche di molto più dannoso per la salute come l'alcolismo.E' impossibile dare le colpe alla rete
e anche le chat che possono sembrare banali o addirittura dannose,in realtà non lo sono.Da una chat può nascere un'amicizia o una storia d'amore.Non comprendo le persone che criticano le chat-room senza aver mai partecipato in prima persona ad una "chattata".Anch'io come altre persone,ho incontrato l'amore on line.Ma è bene chiarire,ho conosciuto la mia attuale ragazza in una chat-room ma non mi sono innamorato on line(secondo me è impossibile senza conoscersi dal vivo),abbiamo fissato l'appuntamento e ci siamo incontrati dal vivo.Non sono rimasto affatto deluso,anzi...La nostra storia dura da più di un anno e siamo entrambi felici che internet ci abbia dato la possibilità di conoscerci.E preciso ho avuto altre ragazze conosciute dal vivo o e ho un buon numero di amicizie,ed anche alcuni miei compagni di scuola hanno trovato l'amore su internet e sono tuttora felici.Per questo non comprendo l'articolo che solo persone emarginate chattano per sfuggire dalla realtà.Certo capita di illudersi ma fa parte della vita,anche nella realtà è così.Bisogna ricordare che dall'altra parte del monitor c'è una persona,non è fantasia..
poi grazie alle nuove tecnologie le chat sono sempre più multimediali,si possono scambiare on line le fotografie oppure gurardarsi negli occhi grazie alle webcam.Grazie alle chat si possono conoscere persone anche della propria città che non fanno parte delle proprie comitive o dei luoghi frequentati.Sempre nell'articolo c'è scritto che chattano persone che hanno difficoltà a stabilire realzioni nella realtà ma a tutti capita ad esempio di essere attratti da una persona per strada che non conosciamo e lì diventa difficile il corteggiamento perchè non sappiamo la sua reazione,molte ragazze odiano essere corteggiate per strada da sconosciuti oppure la persona che ci attrae può essere fidanzata o sposata quindi per evitare brutte figure non proviamo nemmeno a conoscerla.Con le chat questo problema scopare del tutto,una persona sconosciuta può diventare un'amica/o oppure può nascere una storia d'amore.Non è per colpa della chat che falliscono i matrimoni ma il problema risiede nella coppia,la chat è un modo più semplice per conoscere una persona sconosciuta come dicevo sopra,quindi è la coppia che ha perso l'armonia,la chat è solo uno strumento per conoscersi,il matrimonio sarebbe finito con o senza la chat.Le chat aiutano anche le persone sole a relazionarsi ed ad affontare i rapporti con più facilità se si comporterebbero nello stesso modo di quando chattano abbattendo cosìle barriere della timidezza.
Cordiali saluti.

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Re: INTERNET DIPENDENZA (Punteggio: 0)
inviato da Anonimo il Venerdì 30 maggio 2003 alle 11:14:31

Sono perfettamente d'accordo sull'analisi del problema internet, bisogna usare il mezzo con consapevolezza della diversità dei rapporti interpersonali che si instaurano rispetto a quelli che definirei "concreti", direttamente dal "vivo". Non centra seppure dopo vi si conosca realmente , perchè già si è creata una sorta di conoscenza virtuale che condiziona a mio giudizio il seguito. Posso comprendere amori ed amicizie nati in questo modo... ma sono comunque diversi e mancano dell'ebbrezza del confronto diretto che si ha nelle conoscenze "normali", senza "schermo" appunto. Così solamente si ha e si da l'opportunità di confrontarsi, di conoscersi sinceramente senza fantasie che la nostra mente nel voler essere o nel voler apparire può innescare. Una chat è un modo per parlare solo di sè, un bisogno di essere "ascoltati" ed esternare un qualsiasi desiderio senza "sguardi indiscreti", non ci si può conoscere senza sguardi "reali", odori, sensazioni tangibili e vicine. Anche una cam o una foto non hanno il potere di sostituirne l'effetto o le conseguenze + naturali che comporta una conoscenza "concreta": sono semplicemente immagini e sequenze costruite, digitalizzate in un tempo che non è quello "real time"; un'e-mail è cosa diversa da una lettera "penna e calamaio"... in questa si da cmq qualcosa di sè che i caratteri artificiali di una tastiera non possono rimpiazzare. Si, certo può essere un modo per confrontarsi direttamente con un eventuale "disagio relazionale", e allora internet potrebbe diventare utile per riconoscerlo e superarlo; internet può essere un mezzo per conoscere persone in un contesto fuori da quello comunemente frequentato, ma non è una nostra scelta l'ambiente in cui viviamo, le persone che scegliamo? E secondo me internet introduce solo "forzature" dettate da difficoltà o insicurezze: può essere un passo alla realizzazione di una sentita esigenza di cambiamenti, può dare una mano, ma da solo non può soddisfare! Tengo a sottolineare che con ciò non rinnego il valore di internet, sarebbe superficiale dal momento che fa parte di questa realtà. L'IAD nasce se questa sostituisse in gran parte o del tutto la conoscenza "reale". Concludo pertanto in pieno disaccordo con il primo commento di risposta, che secondo me ha smania di difesa verso una sentita accusa. Risponderei con un invito a riflettere sul perchè "sentirsi" accusato o "emarginato", queste le sensazioni che mi è sembrato di cogliere:ci sono testimonianze reali a sostegno del fenomeno "dipendenza internet"... Relazioni sentimentali nate tramite internet possano anche funzionare e continuare ma sfido a pensare che non ci si possa chiedere: "E se ci fossimo conosciuti dal vivo?"

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