Pedofilia, pedopornografia, normalità


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PEDOFILIA , PEDOPORNOGRAFIA-DIPENDENZA  E  FRUIZIONE  NON  PATOLOGICA  DELLA  PORNOGRAFIA

 

(Dott. Sergio Angileri - Psicologo Psicoterapeuta)

 

 

Premessa

 

  • In questo documento "pedofilia" e "pedofilo" sono termini riferiti alla "pedofilia clinica", quindi intesa come patologia, così come descritta, tra l'altro, nel DSM-IV. 

  • Pedofilia, infatti, quando non definisce la patologia, ma in senso etimologico, significa "amare e sentirsi sensualmente attratti da bambini e giovanissimi", in forme non patologiche e del tutto innocue.

  • Poichè in questo articolo presento una analisi sui temi "pedofilia clinica", "pedopornografia dipendenza" e "fruizione non patologica della pedopornografia", occorre  fare chiarezza sulle definizioni e sui termini, essendo, in ambito clinico, la "pedofilia" e la "pedopornografia-dipendenza", due categorie, ambedue psicopatologiche, ben distinte e spesso l'una indipendente dall'altra. 

  • Il pedofilo patologico può infatti  risultare del tutto disinteressato alla pedopornografia e il disturbato da pedoporno dipendenza a sua volta del tutto disinteressato ad agire i comportamenti tipici del pedofilo patologico.

  • Occorre inoltre considerare che la popolazione complessiva dei "fruitori di pedopornografia" è ben più vasta della somma dei pedofili patologici e dei pedoporno-dipendenti. Ciò significa che fra tutti coloro che usufruiscono della pedopornografia vi sono molte persone non solo disinteressate ai comportamenti pedofili, ma essi non risultano essere nemmeno pedoporno-dipendenti: trattasi di persone per varie motivazioni cultori della pornografia in genere, dell'erotismo disinibito, in vari modi di cultura alternativa, comunque non nocivi nei loro comportamenti. Altri sono semplici curiosi e così via.

 

 

Specificazioni differenziali fra tre categorie  

( Pedofilia - Cyber pedoporno dipendenza - Fruizione non patologica di pedopornografia )

  •  

 

  • Dal punto di vista clinico, quindi psicopatologico, la PEDOFILIA è un disturbo psicologico rientrante nella categoria delle PARAFILIE, più avanti descritte.

 

  • La CYBER_PORNO DIPENDENZA, cioè la dipendenza dalla pornografia in internet, includendo così anche la CYBER_PEDOPORNO DIPENDENZA, è assimilabile alla generica PORNO DIPENDENZA di più vecchia data, a sua volta rientrante nella più vasta categoria patologica dei DISTURBI DI DIPENDENZA, esistente da molto più tempo rispetto all'avvento di internet, cioè da quando ancora non si usufruiva così largamente di internet e i cultori della pornografia, dipendenti e non, si servivano invece, come ancora oggi accade abbondantemente, dei supporti cartacei (riviste, giornali, libri ecc.), dei supporti "fiction" (videocassette, audiocassette, cinema, rappresentazioni dal vivo ecc.) e dei supporti telematici (chats, linee telefoniche, televisione ecc.). La cyber-porno-dipendenza è un disturbo psicologico, spesso configurato in comorbilità entro un più complesso quadro morboso, come i Disturbi Ansioso-Depressivo, Ossessivo-Compulsivo e Disturbi di Personalità, raffigurandosi con molte varianti psicopatologiche. Questo disturbo e quello pedofilo, non sono interdipendenti e non sono interscambiabili, pur potendo, a volte, coesistere. E' dimostrabile, infatti, che la maggior parte dei disturbati da pedo-pornografia-dipendenza non agiscono nei fatti comportamenti della pedofilia clinica, così come i pedofili patologici e quindi impegnati ad agire comportamenti reali con i minori, spesso sono disinteressati alla pedo-pornografia.

 

  • Infine, i FRUITORI  ("non malati") DI  PORNOGRAFIA, pedopornografia inclusa, precedentemente descritti come cultori della pornografia, che non presentino le caratteristiche della "malattia pedofila" e nemmeno quella della "malattia di dipendenza", spesso non prestano nulla di rilevante alla possibilità di stabilire una diagnosi che correli la loro scelta e i loro gusti di attrazione erotica verso la pornografia, inclusa quella pedopornografica, a quelle "malattie". Ciò significa che l'interesse e l'attrazione verso la pedo-pornografia nulla ha a che fare in automatico sia con la pedoflia patologica e sia con la porno-dipendenza. Spesso risulta essere una categoria del tutto autonoma sia rispetto la pedofilia patologica, che rispetto la patologia di porno-dipendenza.

 

 

Analisi delle tre categorie

(Pedofilia) - (Cyber Porno Dipendenza) - (Fruizione non patologica della pornografia) 

 

PEDOFILIA

Il DSM, manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, è un supporto clinico redatto in seno all'APA (American Psychiatric Association), periodicamente revisionato e internazionalmente adottato come manuale pubblico di riferimento per la definizione dei quadri diagnostici. Nell'edizione DSM-IV,  leggiamo: 

"La focalizzazione parafilica della Pedofilia comporta l'attività sessuale (ricorrente) con bambini prepuberi (generalmente di 13 anni o più piccoli)." 

Da questa prima definizione dunque "pedofilia" è imprescindibile da "comportamento sessuale agito con i bambini" inferiori ai 13 anni. In pratica, secondo il DSM-IV, se una persona non AGISCE  comportamenti sessuali ricorrenti di qualsiasi tipo con uno o più bambini, non c'è Pedofilia psicopatologica.

Poichè, inoltre, qualsiasi comportamento umano è mosso da motivazioni intrapsichiche, spesso includenti istinti, pulsioni e desideri, occorre anche che il pedofilo senta questi impulsi verso un bambino, prima di agire. Ma, a proposito di impulsi e desideri, la definizione clinica stabilisce testualmente: 

"Le fantasie, gli impulsi sessuali o i comportamenti causano ( ndr. perchè siano tali da poter essere definite del pedofilo) disagio clinicamente significativo o compromissione dell'area sociale, lavorativa, o di altre importanti aree del funzionamento". 

Questa ultima definizione ci fa dunque capire che il "pedofilo" è "psicopatologicamente pedofilo", perchè è mosso in modo invadente dalle sue fantasie, impulsi e desideri a tal punto da compromettere una o più aree della sua vita, nel normale funzionamento e inoltre sente tutto ciò talmente imperativo ed incontrollabile, da dovere passare all'atto e agire fisicamente con dei bambini. Dunque quando tali impulsi e desideri sono sentiti, invece, in modo sopportabile dal soggetto e non sono sentiti in modo disturbante, coercitivo e invadente a tal punto da compromettere la normale quotidiana attività di vita e principalmente non sono talmente pressanti da costringere all'azione sessuale con bambini, per cui la persona risulta capace di non consentire ai propri desideri e fantasie di sfociare in azioni, non è corretto considerare il disturbo di pedofilia per quel soggetto. 

Occorre allora una considerazione a parte per tutti questi moltissimi casi in cui delle persone sentono fantasie e desideri simili a quelle dei pedofili patologici, cioè della stessa natura e contenuti, tuttavia non al livello di compromissione delle normali attività quotidiane e ancor di più, cosa infinitamente importante e fondamentale, senza sentire il bisogno incoercibile di passare all'atto. In questa condizione si trovano, anche e non solo, la maggior parte di coloro affetti dal disturbo di "Pedoporno-dipendenza" e i "Fruitori non malati di pornografia". Ambedue differiscono dal pedofilo riguardo al fatto che non agiscono mai l'atto sessuale con il bambino. Tuttavia il "malato di pedoporno dipendenza" ha in comune con il malato di pedofilia il fatto di compromettere spesso in modo rilevante le proprie attività quotidiane a causa della sua malattia di dipendenza, mentre il "fruitore non malato di pornografia", pedopornografia inclusa, oltre a non agire nessun comportamento sessuale con il bambino, non compromette in alcun modo le proprie attività quotidiane a causa delle sue fantasie e scelte di fruizione pornografica. In pratica quest'ultima figura, pur coltivando in sè fantasie erotiche simili nei contenuti a quelle del pedofilo patologico, non presenta sintomi di dipendenza e non presenta nessuna attrazione, nè tentazione, nei confronti dell'agire qualsiasi forma di sessualità con bambini. Nella mia esperienza clinica, anzi, costoro dichiarano spesso di provare autentica repulsione già alla semplice idea di passare dalla fantasia alla realtà.

 

 

PEDO-PORNO  DIPENDENZA

La precedente descrizione della Pedofilia e del pedofilo patologico distinto dal pedofilo non patologico, ci conduce alla differenza sostanziale che c'è fra "pedofilo" e "malato di disturbo di dipendenza". Il pedofilo patologico si distingue dal malato di pedoporno-dipendenza per il fatto che il primo esegue di fatto azioni sessuali con bambini e il secondo invece non lo fa, sia perchè pur desiderandolo in alcuni casi, sa tuttavia gestire la decisione del comportamento, oppure perchè autenticamente, in altri casi, non desidera affatto farlo. Infatti quest'ultimo, nella sua malattia di dipendenza, può perfino giungere a sentire molto forti e invadenti le proprie fantasie sessuali, i suoi desideri e i suoi impulsi, anche al punto da compromettere una o più aree della sua vita sociale, familiare e lavorativa, trascorrendo anche moltissime ore al giorno con l'oggetto della propria dipendenza, ma, a differenza sostanziale dal pedofilo patologico, possiede strumenti psicologici di controllo dell' acting-out, cioè del passaggio all'azione, sapendo mantenere la decisione di non agire sessualmente con i bambini, oppure addirittura,  non sente vera fra le proprie fantasie e desideri, quella di agire in concreto la sua sessualità con i bambini. Nella mia esperienza clinica dei casi da me trattati di cyber-porno e cyber-pedoporno dipendenza, anzi, molte volte ho incontrato, in queste persone, autentica repulsione anche verso la semplice fantasia dell'atto sessuale con bambini, ipoteticamente da essi stessi realizzabile. In pratica, nelle persone disturbate da cyber-pedoporno-dipendenza, l'esecuzione massima delle loro fantasie, rimane, spesso, la masturbazione. Questa patologia, rientrante nella categoria più generica delle dipendenze da internet, denominata IAD (Internet Addiction Disorder), è trattata estesamente in altra sezione di questo sito.

 

 

FRUITORI  ("non malati") DI  PORNOGRAFIA ( inclusa quella pedopornografica)

Se un individuo ama fruire della pornografia come un proprio strumento ludico- erotico, ne deduciamo che possiede a priori fantasie e desideri correlabili ai contenuti della pornografia che cerca, così come le due categorie su descritte.  Dunque se cerca anche pedopornografia, le sue fantasie e desideri sono presumibilmente correlati anche ai contenuti della pedopornografia. Questa tipologia di persona risulta, nella mia esperienza clinica, frequente: in pratica e significativamente spesso, dalla biografia e dagli autoriferimenti di pazienti in trattamento per le più diverse problematiche comunemente presenti nelle persone che soffrono di disturbi psicopatologici, prima o poi, anche se tale "confessione" è fra le più difficili da ricevere in psicoterapia, si rileva qualcosa di significativo a proposito della fantasia sessuale contenente anche bambini, "lolite", adolescenti e comunque, giovanissimi. Tuttavia, come abbiamo già visto, se costui è totalmente estraneo a comportamenti sessuali con minori, nonostante i suoi contenuti fantasmatici, immaginativi e di desiderio, non è malato di pedofilia e ancora di più non lo è se, a causa delle sue fantasie e desideri, non si riscontra alcuna compromissione in nessuna delle aree importanti della sua vita (famiglia, lavoro, socializzazione). La maggior parte di queste persone riferisce, pur apprezzando la tipologia della propria immaginazione erotica ed usufruendo, alcuni, di pedopornografia, di non sentire assolutamente desiderabile fare davvero del sesso con i bambini, o addirittura sente autentica repulsione alla sola fantasia di praticare concretamente qualcuno dei contenuti della propria immaginazione, per cui il tutto rimane circoscritto ad un livello fantasmatico e ad un livello di uso privato e riservato di pedopornografia. Questa persona, quindi, non solo non è definibile affetto da "malattia pedofila", ma non è nemmeno affetto da Disturbo di Dipendenza, per quanto ragionato precedentemente e cioè perchè a causa dei suoi gusti e fantasie, non compromette le normali attività quotidiane e la normale vita di relazione e sentimentale, incluso l'accudire, spesso molto adeguatamente, anche la famiglia e i figli.

In pratica, è proprio questa ultima figura, esteriormente del tutto insospettabile per ciò che stiamo qui vedendo e di solito del tutto corretta, efficace, onesta e impeccabile nei propri comportamenti familiari, sociali e lavorativi, se vogliamo inquietante ma certamente diffusa, che a mio parere rappresenta sostanzialmente la sfida dei prossimi approfondimenti, sul piano clinico ed epistemologico, in psicologia, per ciò che riguarda questa specifica area del funzionamento psicologico umano. Nella mia esperienza la maggior parte delle persone rientranti in questa categoria, sono di scolarizzazione superiore/universitaria, ottimamente inseriti nel tessuto sociale, spesso ricoprenti cariche professionali o istituzionali di elevato livello. Inoltre risultano essere ottime persone, oltre che nell'adattamento sociale, anche nei comportamenti familiari.  

Sul piano psicologico questa popolazione di persone ci propone almeno di interrogarci, aperti a qualsiasi risposta verificabile, circa la presenza della attrazione sia sensuale-estetica che sensuale- erotica, da parte di persone adulte verso la persona prepubere e/o adolescenziale. Esistendo tale realtà psicologica umana, teoricamente desumibile sia dall'enorme quantità di richiesta di pedopornografia e sia da quanto sappiamo di tale attrazione da sempre sin dai tempi più antichi, essa non va elusa o trattata pregiudizialmente come una mostruosità, ma pacatamente studiata e conosciuta, anche perchè la maggior parte delle persone non agisce di fatto nulla di negativo. In pratica questa sembra diffusa realtà psicologica, rimane del tutto inoffensiva. Non è difficile accorgerci, ad esempio, dell'enorme successo di mercato che ha e sempre ha avuto, l'offerta della rappresentazione della nudità infantile e adolescenziale, inclusa la pornografia realizzata con persone minori di anni 18. Il successo di questo mercato oggi è in evidenza per mezzo di internet, ma vi è sempre stata molta offerta e molta richiesta, da molto tempo prima che esistesse internet. I fruitori di questo mercato sono ovviamente persone attratte da ciò che è offerto e non è corretto, sul piano logico, asserire che tale attrazione sia determinata dall'offerta, mentre è logicamente desumibile il contrario, cioè che il successo dell'offerta sia determinato dal fatto che esiste in tante persone quella attrazione. Sembra, quindi, che costoro siano veramente moltissimi, visto il successo che riscuote questa offerta. Eppure, fortunatamente, fra questi moltissimi fruitori di pedopornografia, solo la minor parte è composta da pedofili patologici (non c'è proporzione fra il numero dei fruitori di pedopornografia e il numero degli abusanti i bambini, anzi, fortunatamente, c'è una differenza abissale!) e nemmeno è possibile stabilire una proporzionalità significativa fra l'enorme numero dei fruitori di pedopornografia e il numero dei malati di disturbo di dipendenza. Allora, esclusi i pedofili patologici e gli ammalati di porno-dipendenza, rimane una grossa fetta composta da persone non clinicamente pedofile e non malati di dipendenza, che tuttavia mostra interesse verso la nudità e la pornografia minorile, senza peraltro presentare alcunchè di psicopatologico. Gli studiosi e i ricercatori socio-psicologici, devono, a mio parere, lavorare per capire e conoscere questo aspetto della mente umana, senza pregiudizi e preclusioni, senza inorridire non volendo ammettere a priori, o peggio escludere a priori la probabilità dell'esistenza "normale", forse già nella natura umana, anche di quello che ci inorridisce secondo le comuni predefinizioni etiche e morali.

 

 

COMMENTI  E  RIFLESSIONI

Sostanzialmente qui ho proposto, nell'ambito del tema pedofilia e pedopornografia, un'analisi ragionata che serva a specificare tre categorie di persone, distinguibili sia dal punto di vista delle motivazioni e pulsioni intrinseche, che dal punto di vista degli obiettivi che essi vogliono raggiungere, quando siano riscontrabili condivisi alcuni atti simili od eguali, tuttavia inscrivibili in categorie diverse allorchè manchino altre condizioni associate a quegli atti. Sul piano clinico ritengo corretto fare questa distinzione, al fine della migliore diagnosi e di conseguenza della migliore terapia. Sui piani non clinici, credo che il corretto inquadramento in categorie possa tornare utile a chi ha responsabilità divulgative come i giornalisti e a chi ha responsabilità di giudizio legale, come inquirenti e magistrati, quando si trovino a dover valutare i comportamenti. Credo, infine, che sia non meno utile che la popolazione in generale sappia distinguere la differenza fra motivazione, composta da istinti, pulsioni e desideri da una parte e passaggio all'atto, dall'altro. 

In questo tempo stiamo assistendo ad un'impressionante esplosione di focalizzazione di attenzione sul fenomeno della pedopornografia presente in internet e questo rappresenta in effetti l'unico fatto nuovo degli ultimissimi anni, rispetto ai secoli precedenti. Tutto il resto (pedofilia, pederastia, attrazione e fantasia erotica verso i giovanissimi),  è storia vecchia. Nonostante ciò la popolazione, condizionata dal martellamento mediatico, si sta convincendo che c'è un nuovo mostro terribile e minaccioso da sconfiggere, come se fosse nato ieri con internet: la pedopornografia! In più confondendo fra loro insieme pedopornografia, pedofilia come condizione naturale e innocua con pedofilia come malattia, pederastia, abuso, violenza e criminalità, come se fossero categorie sovrapponibili e interscambiabili. Infine quasi convincendosi che tutto è iniziato con internet e a causa di internet! 

In questo quadro generale storicamente antico, in realtà l'unico fatto nuovo è dato dalla recente diffusione della pedopornografia in internet e dall'uso che di internet fanno criminali di ogni genere. Tuttavia indipendentemente da internet, la pedopornografia non è affatto un fenomeno recente o nuovo, come non è nuova la criminalità. Essi esistono da molto tempo prima dell'avvento di internet, per cui internet ha semplicemente facilitato la possibilità di accedere gratuitamente alla pedopornografia  e questa è l'unica vera novità, sulla quale si sta facendo tanto clamore, come se invece fosse nato dal nulla un nuovo mostro. Non vi sono, in realtà, altri fatti nuovi rispetto ai secoli precedenti. I desideri e i  comportamenti pedofili e le pulsioni pederastiche, esistono da millenni, dimostrando quindi di dimorare, forse naturalmente, in una parte dell'uomo. Sappiamo  inoltre da valide ricerche e statistiche, che nelle nostre società almeno il 90% dei comportamenti pedofili avviene ed è sempre avvenuto all'interno delle famiglie e degli ambiti parentali, subito seguiti dagli ambiti scolastici e parrocchiali, da parte di adulti che forse ancora nemmeno sanno dell'esistenza dei computers e di internet. Infatti la pedofilia patologica è più frequente in fasce sociali con scolarizzazione medio-bassa e con collocazione socio-economica medio-bassa. Non vi sono altri fatti nuovi nemmeno quando consideriamo l'enorme numero di persone interessate alla pedopornografia che si è scoperto adesso grazie ad internet, perchè la pulsione che suscita interesse sensuale ed erotico verso fanciulli, fanciulle e adolescenti, esiste anch'essa da millenni. Anzi proprio grazie ad internet potremo occuparcene oggi con gli strumenti dell'epistemologia psicologica, al fine di capirla e conoscerla meglio. La maggior parte dei fruitori di pedopornografia, deducendo dal rapporto fra i numeri, sembra non essere afflitta nè da patologia pedofila, nè da patologia IAD. Essi potrebbero essere in gran parte mossi da sentimenti pedofili e pederastici, "lolitismo",  semplice curiosità, erotismo incondizionato e così via, rimanendo in tutti i casi persone del tutto innocue e non afflitte da alcuna psicopatologia. Credo che l'indagine e la conoscenza serena su questa componente della psicologia umana, potrà sicuramente renderci più competenti e potenti ad intervenire quando essa assume, purtroppo, aspetti patologici, traducendosi anche nell'incontrollabilità dell'impulso, con gli effetti devastanti che comporta per molti minori, specialmente perchè i pedofili patologici agiscono per la maggior parte all'interno delle famiglie in rapporti incestuosi, all'interno delle parrocchie in rapporti devastanti per i fanciulli perchè vedono scomporsi la fiducia in figure religiose, all'interno delle scuole in rapporti spaventosi perchè eseguiti da maestri e bidelli ritenuti dai bambini amici e/o alternativi alle figure genitoriali.  Dunque non è la presenza nell'essere umano di questa pulsione che danneggia i bambini, ma la sua patologia, quando, perchè appunto degenerata dalla "normalità" a "malattia", non permette al malato il controllo dell'azione. In tutta la psicopatologia riscontriamo altri disturbi del controllo degli impulsi, con destinatari diversi dai minori, definendo in quei casi come malattia il deficit di controllo dell'azione e non la presenza dell'impulso o del desiderio in quanto tale. Dovremo saper fare coraggiosamente lo stesso anche con questa categoria di impulsi e desideri, senza far vincere la paura di capire e di sapere qualcosa in più sulla natura umana. Dovremmo evitare di stabilire che cosa è male e che cosa è bene già come dogma a priori. Ancora una volta ci si propone la sfida di ragionare se qual cosa è bene e male in natura, oppure di cosa è bene e male fare o non fare. Ancora una volta ci si propone di occuparci, coraggiosamente e senza isterie di massa, di qualcosa che è in quanto è ab initio nell'uomo senza che l'uomo abbia mai scelto di possederlo, dunque non è bene o male, ma semplicemente è, distinguendo ciò dal fatto che comunque un'azione può talora essere male, anche quando discende da ciò che esiste, neutra, senza essere nè bene nè male, in natura. Tale azione è male per gli effetti che produce, non per la sorgente dalla quale deriva. Dovremmo ragionevolmente ammettere che ciò che esiste nell'Uomo, senza che l'Uomo abbia mai partecipato in nessun modo a crearne l' esistenza, esistendo non ha alcuna caratteristica di bene o male e dovremmo invece saperci concentrare sulla capacità decisionale dell'individuo circa le azioni da agire, con atteggiamenti positivi e pragmatici non condizionati da pregiudizi morali.  Se in psicopatologia perdessimo di vista questa ottica, non potremmo più aiutare nessuno in psicoterapia, perchè non potremmo più credere noi stessi psicoterapeuti nella neutralità dell'Uomo rispetto alle sue componenti naturali  e non potremmo più credere che ciò che dobbiamo fare è aiutare le persone a migliorare il loro pensiero verso l'autoamore e l'eteroamore, verso l'autostima, verso l'accoglienza di se stessi senza colpa, al fine di saper infine scegliere di cambiare decisioni e comportamenti, orientandoli verso il proprio e l'altrui bene, assumendosi la responsabilità dell'azione "cattiva", senza tuttavia assumersene la colpa. Assumersi la responsabilità dell'azione, corregge e guarisce. Assumersi arrogantemente (arroganza perchè l'Uomo non partecipa assolutamente alla creazione delle caratteristiche naturali e basali dalle quali è composto in partenza) la colpa dell'esistenza in natura della sorgente dell'azione, devasta, distrugge e peggiora la condizione della persona, perchè verso l'azione si ha il potere del cambiamento, ma tale potere non si ha verso la natura che non abbiamo scelto che sia quale è. 

 

 


 

ALCUNE  CONSIDERAZIONI  DI  PRATICA  CLINICA

 

Nella mia esperienza posso finora calcolare una frequenza di accesso, cioè di richiesta di psicoterapia o consulenza, da parte di veri affetti da psicopatologia pedofila, non superiore al 5% della popolazione generale e totale dei pazienti da me finora trattati. Essi sono parte del complessivo 8% delle persone affette anche da Parafilie che mi hanno finora consultato. Nella mia esperienza circa l'80% dei malati di pedofilia è anche fruitore di pedopornografia, ma soltanto una minima parte di questi è anche IAD-pedoporno, cioè disturbato di dipendenza in internet per la pedopornografia: normalmente il pedofilo preferisce, anzichè usufruire di pedopornografia, organizzarsi, purtroppo, come agire realmente nei confronti dei minori e attuare i suoi piani di azione, in diversi modi e non principalmente utilizzando internet. La maggior parte di essi si organizza e agisce all'interno del proprio ambito familiare e amicale, oppure all'interno di ambienti nei quali gode di fiducia, come scuole, istituti, chiese. E' davvero una minoranza, così come risulta da diverse inchieste e ricerche e non soltanto all'interno del mio campione ristretto, il numero di pedofili patologici che si organizza per mezzo di internet, oppure che tenta di insidiare dei minori a lui completamente estranei e sconosciuti. Così come rappresentano una minoranza, riferito al mio campione, coloro che si organizzano in viaggi finalizzati a questi scopi.

Per ciò che riguarda invece la frequenza di accesso alla psicoterapia da parte di persone affette da IAD (Internet Addiction Disorder), in misura variabile e in comorbilità con altre psicopatologie, essa è di circa il 10% della popolazione dei miei pazienti, calcolata dal 1995 ad oggi. Entro questa percentuale, circa il 60% è anche o esclusivamente pedoporno-dipendente, mentre il rimanente è dipendente da altra pornografia, oppure altri oggetti virtuali, come chats, forum, e-mail, mailing lists, gioco on-line ecc.

Per ciò che riguarda coloro che ho già definito "fruitori di pornografia, anche pedopornografia", che tuttavia non soddisfano le condizioni per il disturbo di pedofilia o IAD pedoporno, la frequenza di accesso è approssimativamente calcolata nel 40% della popolazione totale e generale dei pazienti da me finora trattati. Questo dato deve comunque essere ulteriormente trattato, perchè mentre la fruizione di pedopornografia è presente nelle dichiarazioni in psicoterapia da sempre, il confronto con la fruizione di pedopornografia in internet deve essere fatto a partire, nella mia esperienza, dai primi anni '90, periodo del boom di internet. 

 

  • Il malato di pedofilia che accede alla psicoterapia, nella mia esperienza difficilmente lo fa per la pedofilia stessa, ma a causa di altri sintomi, patognomonici quasi sempre, dal punto di vista nosologico, per Depressione, DOC e Disturbi di Personalità, in particolare di tipo narcisistico, schizotipico e fobico sociale. Nella maggior parte dei pedofili ho riscontrato una evidente immaturità dello sviluppo della capacità della tolleranza dell'adattamento ai sistemi normativi sociali e una considerevole "fissazione" regressiva e "nostalgia" della propria giovinezza. Molti di essi hanno subìto abuso sessuale, oppure sensibilizzazione sessuale infantile precoce pur senza abuso o violenza, spesso in situazioni  di consensualità, in età infantile o da giovani adolescenti. Nella mia esperienza la quasi totalità degli abusi subìti dai pedofili quando erano bambini, sono avvenuti all'interno della famiglia, della scuola o della parrocchia, eseguiti da parte di persone per loro "protettivi" ( padri, fratelli, parenti, educatori, preti ). A questo proposito voglio aggiungere che nelle biografie delle donne che mi hanno consultato, nei casi in cui avevano subìto abuso sessuale da giovanissime, è rarissimo il riferimento ad un estraneo da strada (il classico mostro dei giardini pubblici), mentre invece è onnipresente l'abusante padre, fratello, cugino, zio, nonno, maestro, educatore e prete. Per questi dati c'è un'impressionante coincidenza fra l'esperienza infantile dei pedofili maschi e l'esperienza infantile delle donne che furono abusate da piccole: sembra quasi che "mostri" e "vittime" provengano, nella loro disgrazia, da una matrice comune. Un altro dato significativo che merita di essere meditato, riguarda il fatto che nell'intera popolazione dei miei pazienti che hanno esperimentato una significativa sessualità con adulti, prima dei 14 anni, soltanto una minoranza riferisce di averla subìta come abuso o violenza, mentre la maggior parte riferisce una propria consensualità più o meno esplicita, esprimendo ricordi di piacere, o indifferenza. Nella mia esperienza, dunque, lo sviluppo di pedofilia come psicopatologia, sembra essere non significativamente correlata ad abuso o violenza, ma sembra più correlata, invece, all'esperienza sessuale con adulti in quanto tale, anche se vissuta con piacere e con consenso. In pratica la precocità dell'esperienza sessuale sembra essere più significativa rispetto all'abuso e alla violenza ai fini delle conseguenze psicopatologiche. Forse l'abuso sessuale e la violenza producono effetti gravi in quanto violenza, non in quanto violenza sessuale. Mentre la sessualità precoce con adulti, pur verificatasi senza violenza e anzi con piacere condiviso, non provocando conseguenze eclatanti, provoca comunque nel giovane una futura ipetrofica attenzione verso i giovanissimi, che rimane fissata nella mente in modo particolare, a volte sfociando poi in una nuova malattia pedofila. Va approfondita l'ipotesi relativa alla correlazione fra precocità di esperienze di erotismo sessuale e sviluppo della psicologia pedofila, anche non patologica. 

  • Il trattamento della pedofilia patologica, essendo questo disturbo, come si è visto, organizzato su un'alterazione binaria (alterazione ossessiva degli impulsi + alterazione della capacità di decisione e scelta comportamentale), richiede un intervento binario. Una parte dell'intervento è destinato all'analisi intrapsichica degli impulsi e dei desideri e sulle modalità evolutive della loro organizzazione. Un'altra parte dell'intervento è destinata all'analisi dell'organizzazione cognitiva, cioè cosa e come pensa il pedofilo e quindi come giunge a decidere. Questa seconda parte dell'intervento è anche destinata all'analisi del mondo oggettuale del pedofilo, che ovviamente include i bambini, di come il pedofilo li vede, di cosa vede e così via. L'intervento sulla patologia cognitiva del pedofilo, sulle sue distorsioni cognitive, è molto importante, poichè uno dei risultati che si deve cercare di ottenere è quello di renderlo consapevole della proiezione del proprio Sè infantile sul bambino reale da lui abusato. Una dinamica fondamentale della distorsione cognitiva del pedofilo consiste infatti in un'involontaria proiezione del proprio erotismo fantasmatico, sul bambino, che viene sinceramente percepito dal pedofilo come iper-erotizzato e gaudente. Spesso il pedofilo attua intrapsichicamente un involontario capovolgimento nel contrario della propria reale esperienza infantile vissuta, dove il dolore o la paura, che furono realmente esperimentate nei casi di abuso violento, vengono capovolte in piacere e questo piacere viene attribuito al bambino oggetto di abuso. In terapia risulta basilare rendere il pedofilo consapevole di questa dinamica, ma principalmente riuscire a sollecitare in lui emozioni di pietà verso se stesso bambino. La pietà verso il bambino abusato e quindi il recupero di una visione più realistica del bambino, passa dalla precedente pietà recuperata verso se stesso e dal recupero di una visione più realistica della propria infanzia e del proprio Sè-bambino.

  • Ritengo indispensabile che i terapeuti che si occupano anche di pedofilia patologica, riescano ad approfondire e a studiare estesamente lo stile cognitivo che accomuna i pedofili e gli elementi comuni nelle loro biografie e storie evolutive. Una delle difficoltà che talora i terapeuti incontrano nei trattamenti dei pedofili, è relativa alla valutazione da fare, insieme ad essi, della sensualità e seduttività infantile e adolescenziale. Molti pedofili insistono molto sulla normalità della sessualità infantile e della sessualità fra adulti e giovanissimi, adottando l'argomento della normale disponibilità e piacere dei bambini verso il sesso e l'erotismo. La difficoltà che alcuni terapeuti sentono, si incontra anche perchè, a prescindere dalle artefatte o esagerate argomentazioni dei pedofili, è oggettivamente vero che la presunta innocenza dei bambini è in gran parte una pia idealizzazione degli adulti e gli stessi terapeuti, a volte si sentono in difficoltà ad ammetterlo, poichè anche essi sono cresciuti con la fede nella "verità" che "i bambini sono puri angeli". Intendo riferirmi al fatto che realmente ed oggettivamente noi umani sin da bambini siamo, chi più chi meno, carichi di sensualità, capaci di erotizzare il nostro corpo e i nostri genitali e siamo in grado di atti sessuali di vario genere. Naturalmente finchè non siamo giunti a maturazione psicobiologica, con tutto ciò che questo implica sia a livello anatomico, che fisiologico ed ormonale, non siamo nemmeno disposti e pronti per atti sessuali completi e tipici dell'età adulta. Di conseguenza se da bambini dovessimo praticare atti sessuali tipici dell'età adulta, compiremmo qualcosa di precoce, fuori tempo, con probabili conseguenze negative psico-fisiche, o nel migliore dei casi con conseguenze di esagerata attenzione erotica-sensuale verso i giovanissimi. Quindi la sensualità, la sessualità e la seduttività dei bambini, deve normalmente essere intesa dagli adulti come una componente naturale degli umani, anche piacevole ed attraente, da non negare e demonizzare, da non invertire in una irrealistica "angelizzazione" dei bambini, come se essi fossero qualcosa di diverso da quel che in realtà sono, cioè dei giovani prossimi adulti e quindi già in possesso di tutte le componenti naturali umane, anche se, ovviamente, ancora in stato di evoluzione. Sempre, comunque, l'adulto ha un indubbio compito di protezione dei bambini rispetto all'evitamento di innaturali e pericolose fughe in avanti ed esagerate precocità, che possono danneggiarli, qualora si attuasse sessualità iper-erotizzata come quella che inevitabilmente può essere eseguita con gli adulti, anche quando non c'è violenza e c'è reciproca consensualità e piacere reciproco. Tuttavia l'adulto può essere in grado di attuare questa protezione verso il bambino, a condizione che l'adulto per primo guarisca dalle sue sessuofobie e dalle sue angosce, quando è ora di ammettere serenamente la sensualità, l'erotismo e la seduttività infantile ed adolescenziale. Così come deve guarire rendendosi sereno quando è ora di ammettere il naturale piacere che si può sentire da adulti nell'osservare la sensualità, l'erotismo e la seduttività dei giovanissimi. Solo con questa pacificazione, riappropriandosi della legittimità sia della sensualità infantile, che dell'attrazione da adulti, collocando la naturalezza delle cose al loro posto, si sarà più in grado di proteggere i bambini e di aiutare gli adulti malati che non sanno proteggerli, o addirittura ne abusano e li aggrediscono. Nella mia esperienza la cura del pedofilo si è quasi sempre fondata sulla decolpevolizzazione e la legittimizzazione dei suoi desideri, fantasie e attrazioni, insieme ad una ferma disapprovazione critica e ragionata delle sue azioni, disapprovazione comunque mai fondata su argomenti etico-morali, ma su argomenti concreti di verifica del male presente nelle conseguenze che le azioni producono. La cura si è in pratica fondata sull'ottenere una netta separazione fra naturale desiderio, fantasia ed attrazione e improprio e riprovevole passaggio all'atto. Condannare, nel pedofilo, la sua condizione pulsionale, le sue fantasie e i suoi desideri, credo che porti inevitabilmente al fallimento della cura. Il pedofilo deve praticamente essere aiutato a scindere in sè ciò che è malato, cioè la sua incapacità di decidere azioni buone sapendo rinunciare alle azioni non buone, sapendo contenere quelle non buone, da ciò che è involontariamente presente in lui, anche se molto forte, cioè il desiderio e l'attrazione verso le persone giovanissime. Nella mia esperienza ho assistito ad un forte calo della spinta e della concentrazione ossessiva sul bambino erotizzato, quando il pedofilo è stato aiutato a interiorizzare la consapevolezza del fatto che la sua visione esasperata e amplificata della sensualità dei bambini, era la sua proiezione di se stesso bambino. A quel punto, comunque, pur ottenendo quel risultato, la storia personale del pedofilo risulta comunque fusa con la naturale attrazione che tutti gli adulti possono sentire per la sensualità infantile e questo insieme, sotto forma di desideri e fantasie, non va assolutamente condannato. Così facendo spesso sono riuscito a condurre il pedofilo ad un netto miglioramento della sua capacità di controllo dell'acting-out, cioè dell'esecuzione in azione dei suoi desideri.

 

  • Il malato di IAD (Internet Addiction Disorder), specificatamente per ciò che riguarda la internet pedo-porno dipendenza, va innanzi tutto distinto dal malato di pedofilia, perchè quando la IAD pedo-porno coincide con il disturbo di pedofilia, è quest'ultima che va curata. Quando il disturbato da IAD pedo-porno non è pedofilo, egli va curato come tutte le IAD, a prescindere dal contenuto dell'oggetto della dipendenza. Certamente il contenuto dell'oggetto della dipendenza è direttamente correlata con l'organizzazione della psicologia del malato, per cui il pedo-porno dipendente certamente possiede contenuti pulsionali, fantasmatici e di desiderio verso la sessualità e l'erotismo dei giovanissimi, ma molto difficilmente nella mia esperienza ho potuto sospettare che tale condizione fosse a rischio di aggravamento verso la vera pedofilia patologica. In generale è sempre molto utile, se non indispensabile, che il terapeuta abbia familiarità con gli oggetti di dipendenza dei pazienti in cura. Ad esempio nelle tossicodipendenze è stato dimostrato che il paziente avverte subito quando il terapeuta è estraneo sia agli effetti delle droghe, che a tutto il contesto che riguarda i tossicodipendenti ( mercato, spaccio, rituali di acquisto e di preparazione, modalità di assunzione ecc. ). I malati di dipendenza in genere credono sempre che il loro mondo sia speciale, riservato agli addetti e incomprensibile dagli altri, incluso il terapeuta, verso il quale inizialmente essi nutrono molta diffidenza. Se il paziente avverte questa condizione di estraneità e ignoranza nel terapeuta, rispetto all'oggetto della sua dipendenza, può precludersi spesso ogni possibilità di successo della terapia. Queste regole valgono anche per i disturbi IAD, per cui il terapeuta deve familiarizzare con questo nuovo universo internet e averne personale e diretta conoscenza, evitando dunque di essere ignaro ed estraneo ai vissuti del paziente. Nella mia esperienza con i malati di IAD pedo-porno, ho potuto constatare che i miei atteggiamenti di non condanna e di conferma di credibilità da parte mia circa i loro riferimenti alla pedopornografia, come se essa mi fosse largamente familiare, hanno dato ottimi risultati, confermandomi che anche in questo settore delicato il terapeuta non potrà esimersi dall'avere padronanza dell'oggetto pedopornografia, esattamente come tutti gli altri oggetti di dipendenza patologica. 

Dott. Sergio Angileri

Psicologo Psicoterapeuta



Collegamenti:


Bibliografia suggerita:

  • "Pedofilia" - A.Oliverio Ferraris, B.Graziosi - Ed. Laterza, 2001

  • "La mente in internet" - T.Cantelmi, M.Talli, C.DelMiglio, A.D'Andrea - Ed. Piccin, 2000

  • "Psicopatologia delle realtà virtuali" - V.Caretti, D.La Barbera - Ed. Masson, 2001

  • "Lasciate che i bimbi. ^Pedofilia^: un pretesto per la caccia alle streghe - L. Blisset - Ed.Castelvecchi, 1997

  • "Storia dei costumi sessuali" - R.Lewinson - Ed. Il Saggiatore, 1970

  • "Dalla parte dei bambini" - Andreoli V. - Ed.BUR Rizzoli, 2000

  • DSM-IV Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali - Ed. Masson 1996


 

 
 

-Dott. Sergio Angileri - aut. san. N.2573/95 , 7/8/95 - Ordine Psicologi Sicilia N°480-
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