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Pur non essendo
ancora riconosciuta dal Ministero della Sanità come malattia sociale, la
cefalea rappresenta una patologia di notevole impatto sulla popolazione, in
termini sia di sofferenza fisica sia di costi diretti e indiretti. Una risposta
terapeutica definitiva al mal di testa non esiste, ma la ricerca farmacologica
non ha mai cessato di sviluppare nuove molecole, sempre più selettive, per
combattere efficacemente il disturbo.
Contro
l'emicrania, specifìcatamente, sono recentemente saliti alla ribalta i triptani
di seconda generazione. E proprio di questi farmaci ha parlato Giorgio Sandrini, associato di Riabilitazione neurologica all'Università di Pavia, in
un seminario dal titolo "Nuove prospettive terapeutiche nelle
cefalee", organizzato da Giovanni Meola, direttore del Dipartimento
di Neurologia dell'Istituto Policlinico San Donato (Milano).
"I
vantaggi dei nuovi triptani - esordisce Sandrini - consistono, rispetto al
capostipite, in una più favorevole farmacocinetica dopo assunzione per via
orale:
l'aumentata biodisponibilità, infatti, riduce la possibilità di effetti collaterali, il
più elevato picco plasmatico rende ragione di un'efficacia maggiore e di
un'azione più rapida, mentre la prolungata emivita contribuisce a controllare
meglio le recidive. Risulta migliorato anche il profilo farmacologico, grazie
alla forte interazione selettiva sui recettori 5HT1BID, alla modesta interazione
con i recettori coronarci e l'aumentata
lipofilia che, permettendo il passaggio della barriera ematoencefalica,
favorisce un'azione non solo periferica ma anche centrale, con diretta
inibizione dell'eccitabilità del nucleo trigeminale».--In sintesi, è
potenziato il profilo di efficacia e tollerabilità, attraverso una maggiore
percentuale di risposta a due ore, una ridotta incidenza di recidive, un diminuito
uso di farmaci di fuga, una maggiore persistenza nel tempo dell'effetto terapeutico e una minore
frequenza di eventi avversi.
Persistono
però alcuni problemi. «A volte insorgono effetti collaterali non
distinguibili dai sintomi correlati all'attacco, per esempio nausea» avverte
Sandrini. «I disturbi più comuni sono rappresentati da sonnolenza,
vertigini, astenia e formicolii. Ma ciò che allarma maggiormente i pazienti
sono dolori toracici di origine non cardiaca, con senso di oppressione e
soffocamento localizzato a sterno e gola, che si manifestano anche fino al 15
per cento dei casi ma che, a lungo termine, tendono a scomparire; si pensa siano
correlati a disfunzione dell'esofago o a contrazione della muscolatura
scheletrica o delle grandi arterie».
Il
profilo di tollerabilità,
comunque, è
generalmente soddisfacente. «Sotto questo aspetto, sul farmaco capostipite
c'è una più ampia documentazione» sottolinea Sandrini. «Sumatriptan,
infatti, prima di ricevere l'approvazione definitiva è stato studiato su
oltre 80 mila pazienti trattando più di 450 mila attacchi; in fase di farmacosorveglianza
è stato verificato su 5 milioni di soggetti per un totale di 100 milioni di attacchi. Globalmente i triptani sono sicuri e gli eventi avversi
cerebro e cardiovascolari sono rari; la possibilità che questi ultimi si
verifichino, però, obbliga il medico a un'attenta selezione dei pazienti e a un
controllo severo dell'adesione alla prescrizione».
Infine, le possibili linee di sviluppo
nella terapia con triptani: «Innanzitutto» afferma Sandrini «è auspicabile
un incremento di conoscenze sulle interazioni di tali molecole cm i vasi
cerebrali e coronarici, così come sui meccanismi d'azione a livello
muscolare e, specificamente, della motilità gastrointestinale. Inoltre,
occorrerà fare chiarezza sul reale significato dell'attività di tipo centrale.
Infine, sarà indispensabile definire il profilo clinico dei pazienti non
responders, eventualmente indagando il ruolo dei fattori genetici».
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