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Lo Studio PSIMED - Psicologia Medica Psicosomatica - è  uno Studio Specialistico di Psicologia e Medicina, ( psicologo - psicoterapeuta - neurologo - endocrinologo, dietologo e specialista del metabolismo - psichiatra - ginecologa ), altamente specializzato e operante a Palermo dal 1985.

Lo Studio PSIMED - Psicologia Medica Psicosomatica - è a Palermo, in Via Leonardo da Vinci, 111 - tel- 091.6820331 -

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Lo Studio PSIMED - Psicologia Medica Psicosomatica - eroga PSICOTERAPIA (individuale, di coppia, in gruppo), e MEDICINA SPECIALISTICA (neurologia, psichiatria, endocrinologia, dietologia, ginecologia, sessuologia). Queste specialistiche sono applicate ai "Disturbi e Disagi Psicologici", ad esempio (ansia, panico, fobie, depressione, disturbi dell'umore, disturbi di personalità, disturbi del comportamento alimentare, disturbi e malattie psicosomatiche, disturbi sessuali psicogeni maschili e femminili, disturbi da dipendenza, parafilie e perversioni sessuali, malattie psichiatriche).

Con le nostre metodologie specialistiche e specifiche, ci occupiamo, inoltre, della Consulenza e della Psicoterapia di Coppia e delle Problematiche Sessuali nella Coppia e nel Matrimonio.

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Ci viene spesso richiesto se il "primo colloquio" con lo psicoterapeuta è gratuito.

Informiamo che:

  •  il primo colloquio con lo Psicoterapeuta è già una prestazione specialistica clinica e psicodiagnostica e come tale va remunerata.

  •  il livello di specializzazione, qualificazione, esperienza trentennale ed anzianità professionale degli psicologi, degli  psicoterapeuti e degli altri specialisti, non consente, nel nostro Studio, a differenza di come avviene altrove, di rendere disponibile il primo colloquio gratuitamente.

  •  tuttavia, negli ultimi anni abbiamo molto contenuto le nostre tariffe e rendiamo disponibili sia un Tariffario Agevolato e sia una offerta di "Psicoterapia Convenzionata".

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La struttura del sonno e i disturbi del sonno



L'ansia e i disturbi del sonno

Sommario della pagina

Insonnia, ansia e depressione Definizione di insonnia - Tab.1
Stile di vita e insonnia Stile di vita disfunzionale - Tab.2
Diagnosi e terapia dell'insonnia Cause dell'insonnia - Tab.3

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L'insonnia, l'ansia e la depressione rappresentano condizioni cliniche con cui il medico di famiglia si confronta ogni giorno. L'esperienza ci dice che non sempre è facile identificare il disturbo principale, perché spesso nello stesso individuo si presentano, articolandosi in modo diverso, sintomi ansiosi, sintomi depressivi e disturbi del sonno. Esiste un meccanismo comune? In che modo possiamo gestire la complessità della realtà clinica? E' possibile tracciare un percorso diagnostico e terapeutico di gestione ottimale di questi disturbi che, occorre ricordare, determinano un impatto negativo sulla funzionalità individuale e sociale del soggetto? Indubbiamente l'approccio psicosomatico, che in ambito clinico sottolinea la considerazione dello stile di vita del soggetto e del contesto in cui i sintomi si presentano, può aiutare il medico a farsi un'idea precisa del disturbo e mettere in atto un trattamento efficace. Spesso il sintomo è rappresentato da una richiesta di aiuto, dalla manifestazione di un disagio esistenziale, dalla difficoltà a gestire il quotidiano. La conoscenza dei principali fattori dello stress e lo sviluppo di una cultura che promuove il benessere psicofisico dell'individuo possono senz'altro contribuire a gestire il disagio, ridare fiducia al paziente e prevenire lo stesso disagio psichico. Soprattutto in medicina di base, queste considerazioni possono aiutare a cogliere i primi segnali di "cedimento" di un individuo consentendo l'attuazione di interventi precoci e tali da evitarne l'evoluzione in quadri clinici conclamati e cronici. 

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Stile di vita, ansia, umore e insonnia

 «Non riesco più a trarre riposo dal sonno. Da oltre tre mesi le mie notti trascorrono inquiete e disturbate, ho difficoltà ad addormentarmi, mi sveglio continuamente e al mattino ho la sensazione di non aver riposato bene. La giornata è piena di impegni, riesco a fare tutto ma avverto notevole stanchezza, non sono più brillante come prima»

 L'insonnia è un problema sociale, oltre che individuale e familiare. Antonio, 45 anni, capo reparto di un'officina per auto e sposato con tre figli, si è rivolto al suo medico chiedendo aiuto, non riesce a spiegarsi quest'insonnia, dice di essere stato sempre bene, di non aver mai avuto bisogno di medici e di medicine, e che la vita gli va piuttosto bene. La sua principale preoccupazione è quella di poter compromettere la sua attività:

 «Quando parlo con i miei colleghi di lavoro, a volte mi capita di estraniarmi, è come se fossi con la testa altrove; altre volte mi irrito facilmente e devo prestare più attenzione del solito anche per svolgere alcuni compiti ordinari. Sento la necessità di riposarmi».

 L'anamnesi è negativa e non vi sono evidenze di patologie organiche. Il medico ha tuttavia ritenuto opportuno richiedergli un controllo dei principali parametri ematochimici, risultati poi nella norma, e prescrivergli una benzodiazepina che nel giro di pochi giorni ha sortito gli effetti desiderati. Alcune raccomandazioni, come ad esempio la riduzione del fumo di sigarette e della caffeina, hanno consen tito la graduale sospensione del trattamento farmacologico che complessivamente è durato 40 giorni. 

L' intervento deciso del medico di famiglia, la peculiare attenzione agli aspetti psicologici del problema, che si sono potuti evidenziare grazie alla programmazione di controlli clinici settimanali, anche se di pochi minuti, la buona compliance e l'adesione al protocollo terapeutico del paziente, hanno consentito una buona gestione dell'insonnia. Per Antonio è stato importante comprendere la necessità di attivarsi per migliorare il proprio stile di vita; la tensione sperimentata sul lavoro, legata alla minaccia velata di una crisi aziendale con possibilità di dover procedere a licenziamenti, aveva sortito in lui un effetto devastante attivando uno stato di allarme che ad una più serena valutazione è risultato infondato. L'insonnia è diventata in questo senso l'occasione buona per smettere di fumare, per concedersi un piccolo periodo di riposo e per rivalutare il rapporto, peraltro già buono, con il proprio datore di lavoro. Non sempre nella pratica clinica l'insonnia può essere trattata così efficacemente. Il più delle volte ci si trova di fronte a problemi più complessi legati a:

 • strutture di personalità altamente disfunzionali 

• abnorme reattività agli stimoli esterni con reazione di allarme persistente

 • tendenza a vissuti esistenziali ansioso-depressivi

 • problemi sociali di notevole rilevanza, non rimovibili o non facilmente gestibili

 • condizione familiare conflittuale

 • disturbi della condotta (fumo di sigarette, gioco d'azzardo ... )

 • gravi problematiche lavorative

 • presenza di patologie organiche

 • comorbidità trasversale o longitudinale per disturbi psichici

 • abuso di alcolici, farmaci, caffèina.

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L'approccio clinico all'insonnia assume in tal senso un significato psicosomatico, mirato alla valutazione complessiva del soggetto e delle sue problematiche, inserito nel proprio contesto di appartenenza. L'insonnia è quindi un sintomo ed è espressione di disagio o di malattia: l'identificazione del problema primitivo consente al medico di elaborare un programma terapeutico adeguato (tabella 1). Indubbiamente, in questo tipo di approccio, il medico di famiglia che conosce a fondo i propri assistiti svolge un ruolo di estrema importanza; riconoscendo e trattando l'insonnia, egli può aiutare il paziente - che a lui si rivolge per qualsiasi esigenza - a gestire meglio il disagio quotidiano, contribuire a prevenire la cristallizzazione di insonnie transitorie in forme croniche, inviare a specialisti o centri specializzati quei casi che richiedono approfondimenti diagnostici e terapie particolari. Tuttavia un dato deve farci riflettere: l'insonnia viene sottodiagnosticata e sottocurata" nonostante la consapevolezza che gli individui deprivati di sonno presentano molti disturbi sul piano individuale (sonnolenza diurna, astenia cronica, riduzione della funzionalità globale e della qualità della vita) e sociale (aumento dell'incidenza di incidenti stradali o di infortuni sul lavoro, maggiore vulnerabilità alle malattie). Negli Stati Uniti il 30% della popolazione adulta ha problemi di insonnia; in Europa indagini epidemiologiche condotte su diverse popolazioni hanno stabilito che il 20-42% degli individui lamenta disturbi del sonno e che fino al 60% dei soggetti anziani soffre di disturbi correlati al sonno. Si comprende la dimensione del problema e la necessità di studiarne i principali fattori causali. Infatti, quando l'insonnia appare secondaria ad una patologia organica o psichica, come vedremo successivamente, lo sforzo sarà quello di curare la patologia primitiva, essendo in tali circostanze sintomo di un altro processo morboso. Nella realtà clinica invece l'insonnia appare sempre più correlata ad uno stile di vita disfunzionale e quale espressione di un disagio esistenziale, di una incapacità a gestire in modo ottimale lo stress della vita quotidiana (tabella 2). Alcuni studi hanno infatti dimostrato che i soggetti affetti da insonnia non secondaria ad altre patologia godono in genere di buona salute fisica. Altrettanto si potrebbe dire ad un primo esame psichico, in quanto non viene rilevata la presenza di quadri psicopatologici. Tuttavia questi soggetti appaiono particolarmente vulnerabili allo stress, si definiscono tesi, ansiosi, depressi, insoddisfatti della vita che conducono, hanno problemi sul lavoro, in famiglia, difficoltà relazionali o sessuali. In alcune circostanze ostentano sicurezza, determinazione, parlano dell'insonnia in modo distaccato, vogliono liberarsene per poter "continuare a vivere liberamente in modo frenetico" e inconcludente: «devo assolutamente liberarmi di questa insonnia, mi rende improduttivo e nervoso». E' la richiesta di Marco, un avvocato di 37 anni nel pieno della carriera professionale. Non ha nessuna consapevolezza del proprio disagio esistenziale che è stato possibile evidenziare solo dopo sei mesi di terapia sintomatica con benzodiazepine e frequenti controlli clinici, non essendo stato possibile, per "i numerosi impegni", attuare un programma di psicoterapia. La sua vita è costellata di successi professionali, ma deludente sul versante personale e familiare: è separato da circa quattro anni e dei suoi due figli ha solo sporadiche notizie; ha pochi amici ed una relazione - estremamente conflittuale - con una donna sposata. Fuma oltre 40 sigarette al giorno e nei confronti del futuro appare apatico e sfiduciato, senza un progetto ben definito. Il caso di Marco riconduce l'insonnia nell'ambito dei disturbi disadattivi, come le cefalee, in cui è presente un'alterazione dei comuni meccanismi fisiologici, e la pone in stretta relazione con l'ansia e la depressione, i disturbi emotivi che con maggiore frequenza si riscontrano nella popolazione generale. 

In ogni momento della vita l'essere umano si trova in uno dei due stati di vigilanza: la veglia e il sonno, che si alternano rispettando le regole di un equilibrio biologico. L'organismo è in continuo contatto con il mondo esterno, anche quando si dorme: il fatto di avere gli occhi chiusi e di essere in una condizione di apparente passività, per anni ha fatto ritenere il sonno un evento passivo, una condizione di perfetto riposo del corpo e della mente necessaria per il ristoro dalle fatiche della giornata. Oggi sappiamo che anche quando dormiamo il cervello continua la sua attività, elabora gli stimoli raccolti nel corso della giomata, organizza un proprio sistema di archiviazione dei dati, procede ad associarli, ad eliminare quelli ritenuti superflui, predispone l'attività cerebrale allo stato di veglia in cui è possibile utilizzare tutto il bagaglio di nozioni così raccolto per elaborare idee, intuizioni, strategie e tutto ciò che consente all'individuo di lavorare per esprimere il meglio di sé nei confronti della realtà. Durante il sonno il cervello dunque non smette di funzionare, semplicemente si isola, ma continua ad elaborare in modo molto elementare gli stimoli estemi, conservando la capacità di reagire agli stimoli sensoriali che avvertono della presenza di un pericolo, continuando ad essere vigile e attento a ciò che lo circonda. Il sonno è, quindi, un processo in continuità con la veglia, biologicarnente predisposto a svolgere un ruolo di estrema utilità al fine di consentire all'organismo di adattarsi al meglio all'ambiente circostante. Tutto ciò che altera questo equilibrio diventa fonte di disagio; l'insonnia, l'ansia e la depressione sono indubbiamente espressioni di una risposta disadattiva allo stress della vita (distress). Viceversa l'altemarsi del sonno e della veglia, vissuti entrambi con soddisfazione e nel rispetto dei propri ritmi, è espressione di uno stile di vita funzionale, di un buon adattamento (eustress). Dal punto di vista clinico queste riflessioni ci spiegano l'elevata incidenza con cui nel corso della vita nello stesso soggetto si presentano, contemporaneamente e diversamente distribuiti nel tempo, disturbi del sonno, dell'ansia e dell'umore. Probabilmente a questi eventi è sotteso un unico meccanismo: una condizione di vita disadattiva. L'intervento medico deve allora articolarsi su più fronti, considerando l'economia globale - psicosomatica - del soggetto, i suoi meccanismi di difesa, la sua capacità di affrontare gli eventi della vita, il suo modo di reagire, secondo due percorsi fondamentali:

a. intervento farmacologico, mirato, laddove il sintomo predomina nel quadro clinico e limita la funzionalità del soggetto, ad alleviare il disagio del paziente. Ciò è anche importante in quanto la richiesta di aiuto al medico è rivolta al sintomo; potrebbe essere un errore trascurare il sintomo - sia esso l'insonnia o l'ansia - ed etichettare immediatamente il paziente come un nevrotico;

 b. intervento di supporto psicologico, che deve innanzitutto informare il paziente sui principali meccanismi dello stress ed aiutarlo successivamente a ripristinare una condizione di equilibrio. Non si può eliminare il sintomo continuando a vivere in modo disfunzionale.

Il benessere soggettivo è una delle principali prerogative dell'uomo e richiede una gestione individuale dello stress. Ogni individuo ha un suo modo di reagire, di porsi in relazione a se stesso e all'ambiente, di rispondere agli stimoli della vita quotidiana, dal più banale, come un raffreddore, al più grave, come la perdita di una persona cara. Dal punto di vista psicologico non sembra essere tanto importante quello che accade intorno a noi (stimoli esterni, qualsiasi evento legato all'ambiente) o dentro di noi (stimoli interni, pensieri, emozioni o desideri), quanto il modo in cui noi stessi reagiamo agli eventi della vita, sia positivi che negativi. Lo stress, infatti, è dato proprio da uno squilibrio tra gli stimoli, esterni o interni, e la nostra effettiva capacità di rispondere ad essi in modo adeguato utilizzando le risorse di cui disponiamo e ricercando una soluzione ottimale di adattamento.

Esistono indubbiamente delle situazioni estreme (catastrofi, denutrizione, reclusione in un campo di concentramento) nei confronti delle quali qualsiasi essere vivente incontrerebbe serie difficoltà di adattamento e di sopravvivenza, ma nella maggior parte degli eventi della vita possiamo osservare che ciascun individuo risponde in modo unico ed in relazione al proprio modo di pensare, al significato che attribuisce alla realtà e all'importanza che dà alle cose.

Lo stress ha una valenza positiva nell'economia globale di una persona in quanto consente all'organismo di migliorare il modo di affrontare le situazioni critiche, "caricandosi" in maniera adeguata. Si diventa vigili, attenti al punto giusto: l'apprendimento migliora, le capacità di attenzione, di concentrazione e di percezione si affinano, si dà più spazio all'intuizione e alla creatività, ottenendo la spinta necessaria per la migliore espressione di sé.

Quando invece si diventa tesi, eccessivamente vigili o troppo caricati, l'agitazione, l'irrequietezza e l'ansia entrano a far parte della nostra esperienza, rendendoci talvolta la vita impossibile; quando cioè i meccanismi di risposta allo stress si alterano in modo eccessivo, o comunque non vengono adeguatamente controllati, lo stress diventa causa di disfunzione e di malattia, e certamente non si riesce a dormire "sonni tranquilli".

Lo stress è il grande modulatore delle funzioni biologiche e psicologiche di ogni individuo, aiuta a vivere bene e a dare il meglio di sé; tuttavia quando diventa cronico o particolarmente intenso, quando non lo si riesce a gestire (per esempio, quando dopo aver risolto un problema non si ha la capacità di rilassarsi e di ritornare in condizioni di riposo), quando non consente all'individuo di ritrovare un giusto equilibrio, si entra nell'area di rischio psicosomatico. In questo senso, scriveva Selye, le «erronee risposte adattive dell'organismo sembrano scatenare o incoraggiare varie malattie, fra cui disturbi emotivi, cefalee, insonnia, ipertensione, ulcere gastriche e duodenali, certe forme reumatiche o allergiche e malattie renali o cardiovascolari».

Una corretta valutazione clinica dell'insonnia non può, in definitiva, prescindere dalla conoscenza di questi fattori e non può essere isolata dal proprio contesto di appartenenza: è nella storia dell'individuo che si può ritrovare la fonte del disagio (tabella 3). E' il caso di Sonia, 30 anni, che presenta un quadro clinico caratterizzato da difficoltà all'addormentamento, frequenti risvegli notturni, incubi, astenia diurna, paura del buio e di andare a letto.

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L'esempio di Sonia:

 

Sonia è sposata, ha due figli, è casalinga. Ha chiesto l'aiuto del proprio medico per superare l'insonnia ed è stata trattata farmacologicamente. L'anamnesi non ha evidenziato nessun disturbo organico e psichico e anche l'assetto psichico è apparso equilibrato. E' soddisfatta della vita, prova gioia per i figli, ha un buon rapporto con il marito, tanti progetti per il futuro.

Ma Sonia ha un segreto che non ha mai rivelato a nessuno: da piccola ha subito violenze sessuali da parte del padre. Il disagio attuale, sopraggiunto in un periodo di particolare impegno familiare (problemi economici per l'acquisto della casa, il cattivo stato di salute della madre), esprime lo sforzo continuo di Sonia di conservare un proprio equilibrio, nonostante il trauma subito. L'intervento farmacologico iniziale ed il supporto psicologico successivo hanno consentito il ripristino dell'omeostasi ed un ritorno ad una condizione di benessere.

 

Gli stadi del Sonno nell'Uomo  

Il Sonno non è uno stato omogeneo. Sulla base di diversi « sintomi » qualitativi e quantitativi, che più avanti saranno discussi nei loro dettagli, si possono distinguere nell'Uomo due fasi nel Sonno: il Sonno NREM (= Sonno non-REM o Sonno inattivo, ortodosso) da una parte, e dall'altra il Sonno REM (o Sonno rapido, attivo, paradosso). Nel Sonno NREM, inoltre, si possono ancora distinguere diversi stadi. La maggior parte degli autori si è accordata su quattro stadi (NREM 1-4). In precedenza, ed oggi ancora in parte, nelle letteratura tedesca ed europea venivano distinti cinque stadi (da A ad E). Le due fasi ed i quattro stadi del Sonno sono essenzialmente definiti dalla forma dell'Elettroencefalogramma, dal grado di tensione muscolare (tono muscolare) e da determinati tipi. di movimenti degli occhi. Benché queste tre indicazioni non siano affatto le uniche modificazioni dell'attività accertabili nella transizione da una fase all'altra e da uno stadio all'altro, tuttavia noi vogliamo prima descrivere con un qualche maggiore dettaglio questi segni cardinali dei diversi tipi di Sonno nell'Uomo. Prima debbono però essere descritti questi tre tipi di ricerca nei loro aspetti tecnici e fenomenologici.  

L'Elettroencefalogramma (EEG), già descritto quasi cento anni fa in Scozia e più tardi in Russia, nella sua forma moderna fu introdotto nella clinica e nella ricerca da Berger (1929).

Per registrare l'EEG si fissano piccoli elettrodi di metallo nobile su diverse aree della pelle del capo in corrispondenza delle diverse aree della corteccia cerebrale. Si collegano questi elettrodi ad un potente amplificatore per aumentare il biopotenziale di per sé molto modesto (fino ad alcune centinaia di microvolt = 1/1.000.000 di Volt). Le oscillazioni di tensione vengono registrate per mezzo di un idoneo registratore multicanale, di solito un registratore a penna. L'EEG può essere registrato anche su animali; abitualmente si pongono allora gli elettrodi direttamente a contatto con la corteccia cerebrale attraverso fori praticati nel cranio; per mezzo di elettrodi aghiformi si può pure derivare la corrente da strutture poste a maggiore profondità, p. es. nel tronco dell'encefalo.

L'EEG si presenta - eccetto che nel coma profondo e nella « morte cerebrale » - come una linea con ondulazioni più o meno pronunciate. La dimensione, la frequenza, la regolarità e l'ampiezza (altezza) delle oscillazioni permettono di distinguere a (onde tipiche di diversa altezza e periodicità), b) complessi (consistenti di parecchie onde in parte diverse tra loro) e c) singole oscillazioni.

Per quel che riguarda le onde nell'EEG distinguiamo diversi tipi di onde, in corrispondenza della banda di frequenza, che sono indicati con lettere greche.  

1) Onde delta: onde da 1-4 sec, di ampiezza « più elevata » (cioè 75-150 uVolt = 150 x 10-' Volt); le « onde lente »;

2) Onde teta: onde da 4-7 sec (che nell'Uomo si presentano principalmente nell'età infantile);

3) Onde alfa: onde da 8-12 sec principalmente sulla parte posteriore del cranio;

4) Onde sigma: onde da 10-14 sec principalmente in forma di « fusi » (v. sotto);

5) Onde beta: onde da 15-35 sec, irregolari e di bassa ampiezza. Tra i « complessi » qui debbono esserne menzionati solo tre:

I. - 1 « fusi ». brevi treni d'onda di ampiezza crescente e poi decrescente; le onde all'interno di questi gruppi, che con il loro inviluppo ricordano un fuso, sono del tipo sigma (10-14 sec), e del resto ad un'analisi più precisa si presentano anche in altre fasi dell'EEG;

2. - Complessi K: alte onde singole bifasi seguite per lo più da un treno alfa; per lo più si registrano sulla sommità del capo;

3. - Onde sottili sulla sommità del capo (onde Vertex). Tra i « fenomeni isolati » siano menzionati qui gli « spikes », oscillazioni sottili, brevi ed in parte molto pronunciate, che si presentano da sole o come fenomeno ripetentesi e che nel Sonno sono importanti come PGO-spikes. Un altro tipo di fenomeni « isolati » sono i potenziali evocati. Ne dovremo parlare più tardi in connessione con i sistemi sensoriali afferenti.

Un altro indicatore importante per la diagnosi degli stadi del Sonno ed in particolare delle fasi del Sonno è il tono muscolare. Esso si può determinare mediante il palpeggiamento dei fasci muscolari o, meglio, mediante la valutazione della resistenza nel movimento passivo degli arti. il tono muscolare è determinato più precisamente (ed anche senza provocare fenomeni di risveglio nell'indagine sul Sonno) mediante l'Elettromiografia (EMG), cioè mediante registrazione dell'attività elettrica del muscolo che è correlata all'attività meccanica.

Per ricerche di routine si attaccano piccoli elettrodi metallici a disco sul muscolo da esaminare (per ricerche sul Sonno per lo più il muscolo sotto il mento, sub-mental areal), si amplifica il potenziale muscolare e lo si registra sull'apparecchio EEG. L'ampiezza della «banda» dà informazioni sulla misura del tono muscolare. Occasionalmente, ma in particolar modo in esperimenti su animali, gli elettrodi EMG vengono piantati nel muscolo da studiare (nel gatto p. es. la muscolatura della nuca).

I movimenti degli occhi possono essere osservati per lo più attraverso le palpebre chiuse. Per ricerche sul Sonno ci si serve dell'Elettroretinogramma (EOG).

Qui si fa uso del fatto che tra la cornea e la rètina dell'occhio sussiste una differenza di potenziale elettrico permanente (un cosidetto dipolo) che si trasferisce come campo elettrico sul tessuto circostante (osseo, dermico). I movimenti degli occhi modificheranno così il campo elettrico nei tessuti circostanti. Mediante elettrodi fissati ai lati o sopra e sotto gli occhi (o piantati nelle ossa negli animali da esperimento) queste modificazioni del campo possono essere rivelate come oscillazioni di potenziale e, dopo preamplificazione, possono pure essere registrate sull'apparecchio EEG.

Con queste tre indicazioni, dell'EFG, dell'EMG e dell'EOG, insieme all'osservazione della persona sottoposta ad esperimento ed alle sue esperienze soggettive (p. es. « io ho appena dormito » oppure « io ho appena sognato ») si possono chiaramente diagnosticare il Sonno, le sue fasi ed i suoi stadi   secondo le attuale rigide prescrizioni (v. Rechtschaffen e Kales, 1968). Con ciò si hanno pure gli elementi per determinare nel modo più preciso la successione delle singole fasi o stadi ed il  tempo che esse prendono sul totale del periodo di Sonno.

Come si distinguono ora gli stadi (1-4) e le fasi del Sonno sopranominati a confronto con lo stato di veglia?  

Stadio W (veglia tranquilla)

La coscienza si conserva pur con gli occhi chiusi; nell'EEG per lo più molte onde alfa, in particolare dal retro del capo. EMG: tono muscolare da medio ad elevato. EOG: saltuari lenti movimenti degli occhi, altrimenti niente attività EOG. (Per attivazione, p. es. per l'apertura degli occhi, il tipo alfa fa posto ad un tipo beta, cioè ad un tipo di attività, arousal-pattern).

Stadio 1 del Sonno NREM

Stadio di « sospensione » (floating) con alternarsi tra coscienza (più o meno offuscata) e perdita di coscienza. Nell'EEG graduale diminuzione dell'attività alfa; sostituita da uno spettro di frequenze miste di bassa ampiezza che comprende onde beta, cioè simile alla arousal-pattern. Onde Vertex nette. EMG: tono muscolare da medio ad elevato. EOG: singoli movimenti lenti degli occhi.  

Stadio 2 NREM

Sonno vero   e proprio con completa perdita di coscienza; EEG: comparsa di fusi (sigma) separati da tratti di attività beta; complessi K; EMG: tono muscolare medio-alto; EOG: di solito assenza di movimento degli occhi.

Stadio 3 NREM

« Sonno profondo » incipiente; EEG. onde lente medio-alte del tipo delta (più veloce), fusi occasionali; EMG: tono muscolare medio-alto; EOG: inattivo.

Stadio 4 NREM

« Sonno profondo »; EEG: onde delta alte ultralente, niente fusi; EMG: tono muscolare per lo più medio-alto, occasionalmente basso; EOG: nessun movimento degli occhi.

Gli stadi 1-4 nel loro insieme vengono indicati come Sonno non-REM (== NRE/M). Gli stadi 3 e 4 insieme costituiscono lo slow-wave-sleep (SWS).

Separata da questi abbiamo poi ancora la fase REM (spesso chiamata anche stadio 1-REM) che di solito inizia dallo stadio 2; EEG: diagramma misto a bassa ampiezza, simile allo stadio 1 NREM ma senza onde Vertex; EMG: di solito il tono muscolare è del tutto scomparso (basso EMG); EOG: rapidi movimenti degli occhi orizzontali o verticali coniugati, cioè entrambi gli occhi si muovono sincronicamente e concordemente (Rapid Eye Movements: REM's, da cui Sonno REM o fase REM). I REM's compaiono o isolati o però di solito a gruppi (bursts).  

Si possono distinguere all'interno del Sonno REM periodi con e senza REM's. Spesso insieme ai REM's, o indipendentemente da essi, compaiono anche movimenti (sussulti) nelle membra e nel tronco.

Risvegliate (spontaneamente o no) dal Sonno REM le persone sottoposte ad esperimento riferiscono di solito « di aver sognato », mentre al risveglio dal Sonno NREM di solito, ma non sempre, si dichiara di non aver sognato. Per cui oggi si assume che il Sonno REM è il Sonno del sogno, mentre nel Sonno NREM non si hanno sogni o si sogna poco (o che durante il Sonno NREM si « dimentica » il sogno). Di queste questioni se ne parlerà più avanti con maggiori dettagli.

3.1.2. Aspetti temporali e quantitativi

 Finora abbiamo descritto la fenomenologia del Sonno nei suoi aspetti generali fisiologici e comportamentali. Abbiamo potuto così riferirci ad una strutturazione dello stato di Sonno nel senso di una disomogeneità nella comparsa e nella misura di singoli sintomi del Sonno; una disomogeneità che necessariamente conduce ad una suddivisione del Sonno in diversi stadi e fasi del Sonno porta con sé già l'idea che il Sonno non è qualcosa di statico, bensì impone piuttosto, per mezzo di una certa dinamica, un'alternanza da uno stadio all'altro e da una fase all'altra. In effetti il Sonno dell'Uomo mostra, ad un esame più approfondito condotto per tutta una notte, una marcata struttura temporale. Per imparare a conoscere questa struttura vogliamo seguire una persona normale, adulta e giovane nel suo Sonno notturno, per cui, per poter fare una chiara « diagnosi » per quel che riguarda lo stadio G la fase, registriamo l'EEG e l'EMG ed osserviamo contemporaneamente la persona attraverso uno specchio unidirezionale. Un apparecchio rice-trasmittente permette di parlare con essa.

Dopo un tempo più o meno lungo da che la persona si è messa a letto, istante che viene indicato come l'inizio della « notte » (tempo 0), compare dopo lo stadio W lo stadio l. E quindi il dormiente passa con relativa rapidità attraverso gli stadi 2 e 3 per raggiunger lo stadio 4, il « più profondo ».

Dopo che per 20-30 minuti il dormiente è rimasto nello stadio 4 inizia il processo inverso, la « risalita » attraverso gli stadi 3 e 2 a partire dal quale infine, circa 70-90 minuti dopo l'inizio del Sonno, comincia la prima fase REM. Finita questa, o si arriva ad un breve risveglio (stadio W) o il dormiente ritorna direttamente nello stadio 2, poi nel 3, ed eventualmente ancora nello stadio 4. A questo segue di nuovo uno stadio 3 e poi 2, ed inizia quindi la seconda fase REM. Questo su e giù, con l'inserimento di una fase REM ogni volta, si ripete da quattro a cinque volte per notte. Possiamo distinguere per un periodo di Sonno di (ca.) otto ore da quattro a cinque sottoperiodi di circa 90 minuti di durata, dove ogni sottoperiodo consiste di una fase NREM (più lunga) e di una fase REM. Come è evidente dalla figura 2 la parte di Sonno NRFM all'inizio del Sonno è maggiore; verso la fine della notte la parte della fase REM diventa un po' più grossa a spese di quella della fase NREM, senza però raggiungere la durata di quest'ultima. Lo stadio 4 viene raggiunto in generale nel primo o forse ancora nel secondo sottoperiodo, raramente però nel terzo. La parte dei singoli stadi e fasi rispetto al Sonno totale è relativamente costante per il singolo individuo ed anche da individuo ad individuo. Da un gran numero di notti di molte persone sottoposte ad esperimento sono stati calcolati i valori medi riportati nella tabella riportata in fondo(da Williams et al. 1964):  

Risulta così che noi esseri umani durante le 24 ore della giornata « oscilliamo » per due terzi del tempo al disopra della soglia della coscienza e per un terzo al di sotto (o ai « limiti »). Inoltre abbiamo, sovrapposto a questo, un ritmo che corrisponde all'oscillazione secondo la 16.ma armonica o la 4-ta ottava. Questa « superoscillazione » è riconoscibile molto chiaramente durante il Sonno. Essa è stata definita nei suoi aspetti matematici p. es. da Globus (1970) mediante metodologia di autocorrelazione. Kleitman (1967) ed altri assumono che questa 16.ma armonica sia identificabile anche durante la veglia; si parla di un vero e proprio ciclo attività-riposo della durata di 90 minuti.

Le « costanti del Sonno » temporali e quantitative finora discusse sono - e di questo si deve essere consapevoli - valori largamente mediati. A prescindere dai veri e propri disturbi del Sonno (che saranno discussi più in là) ci sono però « buoni » e « cattivi » dormienti, persone che si addormentano rapidamente ed altre con una lunga latenza, « dormitori profondi » ed altri che si svegliano « al minimo fruscìo ». La posizione nel Sonno cambia da individuo a individuo.

Il Sonno si modifica anche con l'età. Nel tardo periodo intrauterino il Sonno REM occupa una larga percentuale (v. p. es. Astic & Jouvet-Mounier, 1969 e Ruckebusch, 1972). Feinberg (1969) ha studiato il tipo di Sonno EEG, cioè il comportamento dei diversi stadi e fasi di Sonno, nelle diverse età della vita umana tra i quattro ed i 90 anni. Egli trova - in accordo con molti altri Autori - che la media del totale del tempo dedicato al Sonno è di circa 10 ore all'età di tre anni e poi diminuisce con una certa rapidità fino all'età di 20 anni per raggiungere un plateau di circa sette-otto ore. Si arriva ad un'ulteriore diminuzione con l'inizio della   vecchiaia (all'incirca a 75 anni). Il Sonno REM diminuisce da ca. il 30% (del Sonno totale) all'età di sei anni fino al 24-25 % all'età di 20 anni. Con il 70.mo anno d'età inizia un ulteriore periodo, di ripida diminuzione, cosicché l'ultra 80.nne presenta circa il 20% di Sonno REM. Lo stadio 4 diminuisce esponenzialmente a cominciare dalla prima giovinezza e raggiunge un minimo di circa un quinto del valore iniziale all'età di circa 80 anni.

Di passaggio siano menzionati i risultati di un recente studio di Hartmann (1971). Da un gran numero di volontari egli scelse due gruppi di persone da sottoporre ad esperimento: dormitori di lunga durata (in media 470 minuti) e dormitori di breve durata (319 minuti); i due gruppi avevano un'eguale distribuzione per età. Un'analisi approfondita mostrò che nei due gruppi il Sonno lento (SWS = stadi 3 e 4) occupava all'incirca lo stesso tempo, mentre tra gli iperdormienti il Sonno REM era all'incirca il doppio (121 minuti) che tra gli ipodormienti (65 minuti). Anche lo stadio 2 era tra i primi più lungo che tra i secondi. Hartmann trovò inoltre che gli «ipodormienti erano in generale le personalità attive, efficienti, spesso ipomaniache, gli « iperdormienti » invece erano piuttosto le personalità ansiose, depresse e riservate.  

 

 


 
 

 

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