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Ansia, panico, agorafobia_Palermo



 

 


 
 

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Lo Studio PSIMED - Psicologia Medica Psicosomatica - è  uno Studio Specialistico di Psicologia e Medicina, ( psicologo - psicoterapeuta - neurologo - endocrinologo, dietologo e specialista del metabolismo - psichiatra - ginecologa ), altamente specializzato e operante a Palermo dal 1985.

Lo Studio PSIMED - Psicologia Medica Psicosomatica - è a Palermo, in Via Leonardo da Vinci, 111 - tel- 091.6820331 -

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Lo Studio PSIMED - Psicologia Medica Psicosomatica - eroga PSICOTERAPIA (individuale, di coppia, in gruppo), e MEDICINA SPECIALISTICA (neurologia, psichiatria, endocrinologia, dietologia, ginecologia, sessuologia). Queste specialistiche sono applicate ai "Disturbi e Disagi Psicologici", ad esempio (ansia, panico, fobie, depressione, disturbi dell'umore, disturbi di personalità, disturbi del comportamento alimentare, disturbi e malattie psicosomatiche, disturbi sessuali psicogeni maschili e femminili, disturbi da dipendenza, parafilie e perversioni sessuali, malattie psichiatriche).

Con le nostre metodologie specialistiche e specifiche, ci occupiamo, inoltre, della Consulenza e della Psicoterapia di Coppia e delle Problematiche Sessuali nella Coppia e nel Matrimonio.

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INFORMAZIONI SUI COSTI DELLA PSICOTERAPIA

Ci viene spesso richiesto se il "primo colloquio" con lo psicoterapeuta è gratuito.

Informiamo che:

  •  il primo colloquio con lo Psicoterapeuta è già una prestazione specialistica clinica e psicodiagnostica e come tale va remunerata.

  •  il livello di specializzazione, qualificazione, esperienza trentennale ed anzianità professionale degli psicologi, degli  psicoterapeuti e degli altri specialisti, non consente, nel nostro Studio, a differenza di come avviene altrove, di rendere disponibile il primo colloquio gratuitamente.

  •  tuttavia, negli ultimi anni abbiamo molto contenuto le nostre tariffe e rendiamo disponibili sia un Tariffario Agevolato e sia una offerta di "Psicoterapia Convenzionata".

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Cause dei disturbi

Diagnosi dei disturbi

Terapia dei disturbi

Disturbi d'Ansia e Panico

Depressione

Anoressia e Bulimia

Disturbi di Personalità

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Disturbi sessuali

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Cultura e Società

Psicologia Medica

 
 


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Ansia, Panico, Agorafobia

 

   

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Descrizione sintetica delle nostre procedure di cura nei Disturbi d'Ansia

- le descrizioni fornite, inclusa l'indicazione della durata media della psicoterapia negli specifici casi, sono indicazioni generali e non possono tenere conto delle moltissimi variabili individuali e personali -

- Cliccare qui per accedere alla nostra "Psicoterapia Convenzionata"

  Cura dei disturbi di:

 

  1. ANSIA GENERALIZZATA (senza depressione)
  2. ANSIA SOCIALE

  3. FOBIA SOCIALE

  4. ANSIA RELAZIONALE  (quando si esprime in occasione della vita sociale, incontri nuovi, esami, ecc.)
  • Nota: per vedere i dettagli dei sintomi di ciascuno di queste forme di ansia, clicca  sui loro nomi e vedrai la descrizione sintetica o dettagliata.

 

 

I passi della terapia, per i disturbi d'ansia generalizzata, sociale e relazionale, sono:

  •  Definizione e analisi dei sintomi e del disturbo specifico per la data persona.
  •  Anamnesi storica e familiare (si individuano gli elementi causali che risalgono al passato della persona).
  •  Questa fase richiede circa 3 sedute di psicoterapia. In questa fase, se il paziente dà il consenso, si effettua anche una visita con uno degli specialisti dello studio, diversi dallo psicoterapeuta (il neurologo o lo psichiatra).
  •  Con specifiche tecniche iniziali, consentire alla persona di diventare consapevole di come certi suoi automatici sistemi di pensiero e interpretazione, provocano i sintomi d'ansia, spesso in forma di "pensiero previsionale". Occorrono circa 2 sedute di psicoterapia.
  •  A questo punto si possono cominciare ad applicare i metodi e le procedure di cura per risolvere i disturbi d'ansia. I metodi e le procedure di cura, più frequentemente usati, sono:
  1. tecniche di psicoterapia cognitiva della serie RET (Rational-Emotive Therapy), con prevalenza d'uso dei metodi RSA (Rational Self-Analysis) e DIB (Disputing Irrational Beliefs). Lo psicoterapeuta insegna al paziente cosa/come applicare su di sè queste tecniche, con riferimento alla metodologia originale di Albert Ellis. Nel corso di circa 4 sedute di psicoterapia in genere il paziente ottiene già, grazie a questo metodo, un decremento dell'ansia di circa il 30/40% rispetto all'intensità dei sintomi che accusava all'ingresso in psicoterapia.
  2. in alcuni casi, prescrizione e somministrazione di psicofarmaci, quali alprazolam (alcune volte in combinazione con venlafaxina o paroxetina), a seguito della valutazione di uno dei nostri specialisti (neurologo o psichiatra), se ha precedentemente visitato il paziente.
  3. tecniche di psicoterapia transazionale e/o psicoterapia gestaltica: applicazione in seduta della confrontazione frontale (2 sedie contrapposte), dove lo psicoterapeuta aiuta il paziente a "spurgare", "proiettare fuori di sè", le consapevolezze che ha imparato a conseguire nelle sedute precedenti. Questa fase richiede di solito circa 3 sedute di psicoterapia.
  4. tecniche di analisi transazionale e gestaltiche: lo psicoterapeuta può usare diversi modi, uno dei quali si fonda sull'alleanza e la fiducia che intanto il paziente ha conquistato nei confronti dello psicoterapeuta. Si adopera allora una tecnica (3 sedie: due occupate dal paziente e il terapeuta e una terza vuota), nella quale il paziente avrà un potente guadagno di liberazione e crescita di assertività, "collocando" sulla sedia vuota chi o ciò per lui/lei è necessario, a secondo la propria storia personale. Questa fase richiede di solito altre 3 sedute di psicoterapia.
  5. tecniche di analisi transazionale: con procedure analitiche specifiche + tecniche di rilassamento + tecniche ipnotiche (quando necessario), il paziente può adesso approfondire l'analisi del Se' (analisi dei "giochi psicologici" e del proprio "copione di vita"), imparando a conoscere ea dominare, in parte, il proprio sistema inconscio. Questa fase richiede mediamente 5 sedute di psicoterapia.
  6. tecniche di psicoterapia cognitiva-comportamentale: lo psicoterapeuta assegna al paziente degli "homeworks" (compiti a casa) e insegna al paziente i modi per diventare potente nell'apprendimento di nuovi comportamenti. Si applicano alcune tecniche di desensibilizzazione dell'ansia residua. Questa fase richiede mediamente 5 sedute di psicoterapia.

La durata media dell'intero ciclo di psicoterapia, per la cura dei disturbi d'ansia generalizzata, sociale e relazionale, è di 25 sedute di psicoterapia.

 

Cura dei disturbi di:
  1. ANSIA COLLEGATA A FOBIA SPECIFICA
  •  Nota: per vedere i dettagli dei sintomi di questa forma di ansia, clicca  sul nome e vedrai la descrizione sintetica o dettagliata.
 

I passi della terapia per il disturbo d'ansia collegato a fobie specifiche, sono:

  •  Analisi accurata della correlazione fra: situazione - oggetto del quale si sente la fobia - comportamenti di evitamento, da parte del paziente. Occorrono circa 2 sedute di psicoterapia. In questa fase, se il paziente dà il consenso, si effettua anche una visita con uno degli specialisti dello studio, diversi dallo psicoterapeuta (il neurologo o lo psichiatra).
  •  Inizio dell'applicazione delle tecniche e delle procedure terapeutiche specifiche per le fobie e l'ansia collegata alle fobie. I metodi e le procedure di cura, più frequentemente usati, sono:
  1. addestramento alle tecniche di rilassamento psico-somatico
  2. in alcuni casi, prescrizione e somministrazione di psicofarmaci, quali alprazolam (alcune volte in combinazione con venlafaxina o paroxetina), a seguito della valutazione di uno dei nostri specialisti (neurologo o psichiatra), se ha precedentemente visitato il paziente.
  3. applicazione di tecniche di psicoterapia cognitiva abbinate a modalità RET (in assetto covert), quali la tecnica REI (Rational-Emotive Imagery). Lo psicoterapeuta addestra e accompagna il paziente in assetto "covert", alla rappresentazione in studio, della situazione fobica. Analisi e consapevolezza degli stili cognitivi adoperati per la propria rappresentazione della realtà. Analisi delle correlazioni causa-effetto fra pensiero e risposta ansiosa-fobica. Occorrono circa 6 sedute di psicoterapia.
  4.  inizio della fase della psicoterapia comportamentale: desensibilizzazione semplice e sistematica; flooding in covert e/o oggettuale; ecc. Occorrono circa 4 sedute di psicoterapia.
  5. tecniche di psicoterapia analitica transazionale, per consolidare e concludere la terapia: il paziente viene aiutato a divenire consapevole del "significato simbolico" della fobia; viene aiutato a divenire assertivo, per mezzo delle tecniche specifiche AT adatte per questo; viene aiutato a saper "sostituire" la fobia con nuovi comportamenti decisionali. Occorrono mediamente 8/10 sedute di psicoterapia.

La durata media dell'intero ciclo di psicoterapia, per la cura dei disturbi d'ansia generalizzata, sociale e relazionale, è di 22 sedute di psicoterapia.

 

Cura dei disturbi di:

 

  1. ANSIA collegata a PANICO
  2. DISTURBO DI PANICO (con Agorafobia)
  3. AGORAFOBIA (senza Panico)

 

  •  Nota: per vedere i dettagli dei sintomi di ciascuno di queste forme di ansia, clicca  sui loro nomi e vedrai la descrizione sintetica o dettagliata.
 

I passi della terapia per il disturbo d'ansia collegato a Panico e ad Agorafobia, sono:

  •  Analisi accurata della situazione familiare e di appartenenza del paziente. In questa fase, se il paziente dà il consenso, si effettua anche una visita con uno degli specialisti dello studio, diversi dallo psicoterapeuta (il neurologo o lo psichiatra).
  •  Lo psicoterapeuta informa il paziente che potrebbe essere utile convocare le persone a lui/lei vicine, per spiegare elementi del panico/agorafobia: spesso, infatti, questi disturbi risultano molto ostici e incomprensibili alle persone e nella terapia, a volte, serve la collaborazione di alcune persone prossime al paziente.
  •  Inizio dell'applicazione delle tecniche e delle procedure terapeutiche specifiche per il disturbo di panico e/o l'agorafobia e l'ansia collegata. I metodi e le procedure di cura, più frequentemente usati, sono:
  1. tecniche di terapia cognitivo-comportamentale: lo psicoterapeuta avvia il paziente ai metodi di "monitoraggio continuo del panico"; tecniche di "ristrutturazione cognitiva focalizzata".
  2. tecniche di rilassamento psico-somatico e addestramento al riconoscimento delle somatizzazioni; rieducazione della respirazione
  3. prescrizione e somministrazione degli adeguati psicofarmaci: la cura del panico e dell'agorafobia, spesso richiede la combinazione integrata fra psicoterapia e psicofarmaci
  4. psicoterapia analitica transazionale: vengono dedicate alcune sedute analitiche, per consentire al paziente di acquisire la consapevolezza dei paradossali "vantaggi secondari" della sindrome panico/agorafobia; questa consapevolezza è spesso necessaria per prevenire le ricadute
  5. psicoterapia in gruppo: spesso le persone affette da panico/agorafobia, giovano della psicoterapia in gruppo, per guarire definitivamente dalla loro patologia.

La durata dell'intero ciclo di psicoterapia è, nel caso di panico e agorafobia, molto variabile da soggetto a soggetto.

 

Cura dei disturbi di:

 

  1. ANSIA collegata a OSSESSIONI e COMPULSIONI
  2. DISTURBO OSSESSIVO-COMPULSIVO

 

  •  Nota: per vedere i dettagli dei sintomi di ciascuno di queste forme di ansia, clicca  sui loro nomi e vedrai la descrizione sintetica o dettagliata.
 

I passi della terapia per il disturbo d'ansia collegato a Ossessioni e Compulsioni, sono:

  •  Analisi accurata della costellazione ossessiva e/o compulsiva del paziente: il paziente viene addestrato a compilare un "diario comportamentale", più un "diario dei rituali"; quando la sindrome è resa invasiva a causa di forti implicazioni del "dubbio" e della "incertezza", alla persona vengono fornite specifiche tecniche di intervento.
  •  Contestualmente il paziente viene visitato anche da uno dei nostri specialisti - neurologo o psichiatra - per l'anamnesi medica da abbinare a quella psicodiagnostica.
  •  Si fanno poche sedute di psicoterapia iniziale per stabilire, fra paziente e psicoterapeuta, le migliori modalità: cioè quelle che sono più sintoniche con le "necessità" del paziente di evitare qualcosa o di preferire qualcosa altro, a secondo l'ansia che certe situazioni possono provocargli, a causa delle sue ossessioni. Lo psicoterapeuta nella fase iniziale terrà in gran conto la sensibilità di questo tipo di paziente.
  •  Inizio dell'applicazione delle tecniche e delle procedure terapeutiche specifiche per il disturbo ossessivo-compulsivo e l'ansia collegata. I metodi e le procedure di cura, più frequentemente usati, sono:
  1. psicoterapia comportamentale: di solito si inizia con la psicoterapia comportamentale, per verificare la resistenza dei sintomi alle tecniche che tendono alla riduzione dei comportamenti compulsivi e delle idee ossessive collegate (tecniche di mantenimento/attacco ai rituali; tecniche di immissione di nuovi comportamenti neutralizzanti; tecniche di gestione degli impulsi ossessivi; tecniche specifiche elaborate nella nostra esperienza clinica, applicate ai comportamenti superstiziosi, perfezionisti, ripetitivi dell'ordine e della pulizia ossessiva.
  2. psicoterapia cognitivo-comportamentale: in questa sindrome l'esperienza clinica ha favorito la "desensibilizzazione sistematica", il "flooding" e il "modeling"; le tecniche cognitive applicate riguardano specialmente il repertorio relativo alla "prevenzione della risposta", aiutando la persona ad acquisire progressivamente sempre più potere decisionale e diminuendo il penoso "sentirsi obbligato a fare".
  3. psicoterapia cognitiva: vengono fornite al paziente modelli tecnici che progressivamente lo aiutano a sapere "arrestare il pensiero" e a farlo "ripartire", con la propria volontà;  con altre tecniche cognitive e analitiche transazionali combinate, lo aiutiamo a imparare a "ritardare progressivamente la risposta comportamentale dovuta al comando ossessivo"; a volte applichiamo le tecniche "blow-up".
  4. psicoterapia analitica: accompagniamo il paziente a sapere decidere rituali obbligati e paradossali, man mano che con l'analisi comprende il significato dei suoi sintomi. 
  5. prescrizione e somministrazione degli adeguati psicofarmaci: la cura del disturbo ossessivo-compulsivo, molto spesso, se non sempre, richiede la combinazione integrata fra psicoterapia e psicofarmaci

La durata dell'intero ciclo di psicoterapia è, nel caso del disturbo ossessivo-compulsivo, molto variabile da soggetto a soggetto.

 

Attacchi di panico, agorafobia e ansia generalizzata

 

L'ansia è probabilmente il più essenziale dei fenomeni psicopatologici. La sua interpretazione ha subito negli ultimi trent'anni una profonda evoluzione concettuale, che ha portato all'introduzione, negli attuali sistemi di classificazione come il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (Dsm), di una nuova e più razionale impostazione nosografica dei fenomeni ansiosi. Ma così come è possibile osservare per i disturbi dell'umore, i contributi teorici all'attuale concettualizzazione dell'ansia derivano dai settori e dalle dimensioni più diverse e spesso antitetiche tra loro, non soltanto a carattere strettamente medico e psicobiologico, ma anche psicodinamico ed etologico. Comunque, i notevoli progressi delle neuroscienze (che hanno in parte contribuito a chiarire le basi eziopatogenetiche dei disturbi mentali), unicamente al successo dei trattamenti psicofarmacologici attualmente a disposizione, rappresentano le credenziali a favore di un interpretazione principalmente biologica dell'ansia, volta a identificare e caratterizzare i meccanismi neurofisiologici e neurobiochimici alla cui disregolazione sarebbero at- tribuibili la complessità e l'eterogeneità della fenomenologia ansiosa, favorendo lo sviluppo di farmaci sempre più selettivi, di notevole efficacia clinica e soprattutto sicuri sotto un profilo tossicologico.

Classificazione

I sistemi classificativi delle malattie mentali introdotti a partire dai primi anni Settanta, come per esempio i Research diagnostie criteria (Rdc) e la terza edizione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (Dsm-III), attraverso un'interpretazione strettamente clinica della fenomenologia ansiosa (e quindi sulla base delle modalità di esordio, delle caratteristiche evolutive e di decorso, dei diversi aspetti psicopatologici e del profilo prognostico-terapeutico) hanno segnato il definitivo abbandono del termine generico e ambiguo di nevrosi, a favore della più specifica dizione di disturbi d'ansia, con la quale venivano identificate sindromi psichiatriche ben specifiche e standardizzate nelle loro a manifestazioni psicopatologiche fondamentali.

Il Dsm-IV rappresenta attualmente il principale e più diffuso strumento di classificazione delle malattie psi- chiatriche: esso suddivide i disturbi d'ansia in dieci sindromi cliniche ben definite. 

Attacchi di panico e agorafobia

 

Il disturbo da attacchi di panico (Dap) occupa una posizione del tutto peculiare. Nel 1963 Donald Klein ha evidenziato come la somministrazione del triciclico imipramina fosse in grado di bloccare episodi acuti e improvvisi d'ansia, definiti come attacchi di panico in un gruppo selezionato di pazienti che non avevano risposto (oppure avevano risposto in maniera insoddisfacente) ai comuni ansiolitici (benzodiazepine).

Attraverso questa sorta di dissezione farmacologica è stato così possibile identificare un gruppo ben definito di soggetti sensibile e responsivo alla terapia con i classici antidepressivi.

Epidemiologia

La prevalenza annuale del Dap nella popolazione generale sembra oscillare tra lo 0,5 e il 3 per cento. L'agorafobia sembra invece più diffusa, presentando un tasso variabile dal 2 al 6 per cento; inoltre, dal 30 al 50 per cento dei soggetti agorafobici non presenta all'anamnesi una storia di attacchi di panico. Contrariamente a quanto evidenziato dalle ricerche epidemiologiche, nella pratica clinica l'agorafobia, in assenza di attacchi di panico, risulta estremamente rara. Pur non essendo infrequente osservare casi infantili e tardivi (esordio dopo i 45 anni) l'insorgenza della sintomatologia si colloca normalmente tra i 15 e i 35 anni; in media la richiesta di trattamento avviene dopo 7- 9 anni. Il Dap colpisce più frequentemente le donne, con un rapporto di circa 2,5 a 1. Nell'agorafobia la vulnerabilità del sesso femminile è ancora più netta (4 a 1).

Eziopatogenesi

 L'infusione di lattato di sodio, la somministrazione di isoprotenerolo e di yohimbina (rispettivamente agonista beta-adrenergico e antagonista alfa 2-adrenergico), le tecniche di iperventilazione e l'inalazione di aria arricchita in anidride carbonica rappresentano efficaci metodiche in grado di riprodurre, in individui predisposti, veri e propri attacchi di panico. Gli episodi critici indotti dal lattato di sodio e dall'anidride carbonica potrebbero essere immediati da un globale aumento dell'attività noradrenergica, in particolar modo a livello del locus coeruleus.

Molecole dotate di effetto antipanico, come le benzodiazepine, gli antidepressivi triciclici, gli inibitori delle monoaminossidasi (I-Mao), la morfina e gli altri alcaloidi dell'oppio, infine la clonidina sono in grado di con- trollare l'attività del locus coeruleus. Al contrario, la yohimbina e il piperoxane, bloccando gli autorecettori alfa 2-adrenergici con funzione inibitoria, potenziano l'attività del nucleo noradrenergico, facilitando l'insorgenza degli Ap.

Il lattato potrebbe indurre gli attacchi anche attraverso una compromissione della trasmissione serotoninergica, la cui funzione è soprattutto inibitoria: a parziale conferma di questa ipotesi va segnalata l'efficacia antipanico dei serotoninergici, come clomipramina e Ssri.

 

Clinica

 

Gli Ap rappresentano l'aspetto nucleare e caratterizzante del disturbo. Si tratta di episodi acuti, estremamente intensi, improvvisi e parossistici d'ansia, i quali insorgono in maniera brusca, raggiungono rapidamente l'intensità massima e tendono a esaurirsi in qualche minuto (raramente si prolungano oltre l'ora). La fenomenologia clinica è polimorfa e potrebbe essere suddivisa in quattro tipi fondamentali di manifestazioni: somatiche, soggettive, psi- cosensoriali, comportamentali.

Durante l'Ap non tutte si presentano nella loro completezza. Molti pazienti riferiscono infatti la presenza di episodi critici minori, oligosintomatici, il cui pattern sintomatologico è caratterizzato da non più di quattro sintomi (vertigini, palpitazioni e difficoltà respiratoria); sono quindi distinguibili dagli Ap maggiori non soltanto sulla base della complessità sintomatologica, ma anche per la minore quota di ansia a essi associata.

Al termine dell'episodio acuto si ha la cosiddetta fase post-critica, caratterizzata dalla persistenza di sensazioni di apprensione, tensione muscolare, disorientamento, vertigini, derealizzazione e depersonalizzazione, che possono protrarsi per diversi giorni. Gli Ap possono inoltre essere primitivi, spontanei e pertanto comparire a ciel sereno, in assenza di un qualsiasi fattore ambientale scatenante, oppure essere legati a una situazione ben precisa e definita, in grado di generare e/o alimentare un'aspettativa ansiosa.

Decorso e complicazioni

 Il Dap esordisce solitamente con l'improvvisa comparsa di un episodio critico di notevole intensità sintomatologica durante una situazione normale. In una percentuale vicina alla metà dei pazienti, gli Ap si verificano improvvisamente durante le ore di sonno, in genere negli stadi 2 o 3 e comunque al di fuori delle fasi Rem.

A volte il primo episodio si verifica quando il paziente è costretto ad affrontare situazioni drammatiche, pericolose per la sua vita (e dei suoi cari), oppure in seguito alla loro risoluzione. Anche alcuni farmaci (per esempio i simpaticomimetici) e sostanze stupefacenti possono indurre il primo Ap.

Tuttavia, nella maggioranza dei casi, anche quando queste situazioni esterne e contingenti sono state in qualche modo risolte, gli episodi critici tendono ad assumere un andamento autonomo e a ripresentarsi in maniera imprevedibile.

Nelle fasi inziali della malattia, gli Ap tendono a comparire con frequenza variabile, in media 3-4 volte a settimana; con il passare del tempo solitamente gli episodi si riducono.

Non sono comunque rari gli Ap ripetuti, separati da intervalli molto brevi, così come le crisi subentranti, tali da esprimersi in un vero e proprio stato di male panico. In questa fase della malattia il paziente viene invariabilmente pervaso dal timore che le crisi possano ripetersi e vive in una sorta di allerta intercritica persistente, definita ansia anticipatoria che, a differenza degli Ap, dura più a lungo e non ha carattere parossistico.

In circa il 30 per cento dei pazienti si sviluppa una sorta di polarizzazione ipocandriaca, caratterizzata dalla ferma convinzione di essere affetti da una malattia fisica che spinge il paziente a sottoporsi a una serie di esami clinici e strumentali: le patologie più temute sono in genere l'ictus e l'infarto miocardico. Il paziente con Dap teme inoltre esageratamente gli effetti collaterali dei farmaci, fino a una vera e propria farmacofobia in grado di compromettere l'accettazione di qualsiasi terapia farmacologica. Con l'intensificarsi della frequenza e/o gravità delle crisi e per l'inevitabile tendenza ad associare gli attacchi a determinati luoghi e situazioni, si assiste allo sviluppo e alla strutturazione di condotte di evitamento. Il malato rinuncia a uscire, ha sempre bisogno di una persona fidata (compagno accompagnatore), non riesce a stare in casa da solo. Sfuggendo tutte le situazioni nelle quali può risultare difficile essere soccorsi si sente protetto dagli attacchi di panico. In realtà è proprio in questa fase che il Dap diventa una malattia invalidante. Le condotte di evitamento tendono a consolidarsi fino a permeare la vita del soggetto, limitandone non soltanto le normali attività quotidiane, ma anche il funzionamento nell'ambito familiare, sociale e lavorativo: si parla di allora di agorafobia. Essa rappresenta la complicazione più frequente del Dap, potendosi sviluppare in oltre il 70 per cento dei casi.

L'improvvisa paura di morire o di impazzire rappresenta la base del comportamento agorafobico; i luoghi e le situazioni che i malati tendono a evitare sono piuttosto simili (per esempio luoghi chiusi, luoghi affollati come teatri, cinema, supermercati, autostrade, uffici postali, banche). In realtà, i pazienti affetti da agorafobia temono e fanno di tutto per evitare le situazioni nelle quali potrebbe essere difficile fuggire o essere aiutati in caso di un attacco.

In tale condizione, la sintomatologia acuta tende a regredire, mentre l'evitamento agorafobico si cristallizza fino a diventare per il malato stesso un vero e proprio stile di vita. Altra complicazione relativamente comune è rappresentata dalla comparsa di un quadro definito demoralizzazione secondaria, dominato dai sensi di colpa e di inadeguatezza secondari all'impossibilità di condurre una vita normale. A differenza dei pazienti depressi, questi soggetti non presentano però disturbi del sonno e dell'appetito, hanno una normale vita sessuale e coltivano svariati interessi, da cui sono in grado di trarre piacere e soddisfazione.

I pazienti con Dap possono invece abusare di alcol e benzodiazepine che, se in sovrapposizione con una fase depressiva, portano a un elevato tasso di suicidio, che può raggiungere il 15 per cento.

Diagnosi e terapia

 Per formulare diagnosi di Dap è necessaria la presenza di almeno due attacchi maggiori di panico, con almeno quattro sintomi, seguiti da un periodo di almeno un mese dominato dalla paura che le crisi possano ripetersi (ansia anticipatoria).

I farmaci per il trattamento del Dap appartengono a diverse classi farmacologiche: benzodiazepine (Bdz), anti- depressivi triciclici (Tca), inibitori delle monoaminossidasi classici e selettivi reversibili (I-Mao e Rima), inibitori selettivi del reup- take della serotonina (Ssri).

 

Le Bdz ad alta potenza, come l'alprazolam e il clonazepam, sono tra i più utilizzati, sia in monoterapia sia in associazione con altri composti. Sotto un profilo strettamente clinico, l'alprazolam e il clonazepam si caratterizzano per una notevole rapidità d'azione, ampiamente sfruttabile in acuto e in situazioni di emergenza, oltre che per un profilo di sicurezza e tollerabilità nettamente favorevole. Gli inconvenienti di queste molecole sono da ricercare nella possibile riduzione dell'efficacia terapeutica per trattamenti a lungo termine e nel potenziale abuso.

I Tca imipramina e clomipramina presentano un'indubbia efficacia sia nel bloccare i fenomeni acuti sia nel controllare i livelli di ansia anticipatoria. Nelle fasi iniziali del trattamento è opportuno somministrare dosi ridotte (per esempio 25 mg/die), allo scopo di ridurre gli effetti collaterali ed evitare la comparsa di fenomeni da iperstimolazione, per poi raggiungere gradualmente la posologia ottimale, in genere compresa tra 75 e 150 mg/die. Gli effetti terapeutici compaiono solamente dopo due-tre settimane. Nonostante l'indubbia efficacia clinica (sia a breve sia a medio-lungo termine), i Tca presentano effetti collaterali legati alla loro attività anticolinergica (xerostomia, diplopia, disturbi dell'accomodazione, stitichezza, ritenzione urinaria), alfa-adrenolitica (ipotensione ortostatica, spossatezza) e antistaminica (sonnolenza, aumento dell'appetito, incremento ponderale).

La pericolosità dei Tca si manifesta in caso di sovradosaggio, accidentale o intenzionale: infatti, accanto a una notevole amplificazione degli effetti collaterali sopra riportati, possono in queste situazioni insorgere aritmie cardiache gravi e, a volte, fatali. Di seconda scelta tra i Tca appare la desimipramina, dotata di un'attività anti- panico probabilmente inferiore, ma di un più favorevole profilo di tollerabilità e maneggevolezza. Gli I-Mao fenelzina e tranilcipromina sono molto efficaci nel Dap, soprattutto in presenza di estese condotte evitanti ago- rafobiche. Purtroppo il loro utilizzo clinico è limitato dai molti effetti collaterali e, soprattutto, dal rischio di crisi ipertensive tiramino- indotte e potenzialmente letali, che costringe il paziente a gravose restrizioni dietetiche.

Questo problema non si presenta invece con la moclobemide, inibitore selettivo e reversibile delle monoami- nossidasi (Rima).

Gli Ssri rappresentano attualmente i farmaci di prima scelta nel trattamento del Dap. Fluoxetina, fluvoxamina, citalopram e, soprattutto, paroxetina e sertralina sono stati utilizzati con notevole successo in ampie casistiche cliniche. A un'efficacia simile a quella dei triciclici, essi associano notevole tollerabilità e sicurezza: gli effetti collaterali, in ogni caso lievi e transitori, consistono sostanzialmente in nausea, cefalea, ansia, insonnia, disturbi della sfera sessuale. L'efficacia a lungo termine è buona; purtroppo si tratta di farmaci piuttosto costosi.

 

Disturbo d'ansia generalizzato

 

La caratteristica nucleare del disturbo d'ansia generalizzato (Gad) è la presenza di ansia e preoccupazione (attesa apprensiva), chiaramente eccessive rispetto alle situazioni reali, che si manifestano per la maggior parte del tempo e che, invariabilmente, sfuggono alle capacità di controllo del paziente. All'ansia e alla preoccupazione pervasiva fa da cornice una complessa fenomenologia clinica con sintomi quali irrequietezza, sonno disturbato (insonnia inizia- le), grande faticabilità, debolezza, sensazione di testa vuota, difficoltà di concentrazione, irritabilità, tremori, tensione e rigidità muscolare, presenti singolarmente oppure in associazione, così da determinare di volta in volta quadri patologici eterogenei e polimorfi. Molti individui affetti presentano sintomi, di tipo somatico, come sensazioni di caldo o freddo, mani umide e appiccicose, bocca asciutta, profusa sudorazione, dolori addominali, nausea o diarrea, pollachiuria, difficoltà a deglutire (nodo alla gola). Sono comuni anche alcuni sintomi tipica- mente depressivi come astenia,, sfiducia in se stessi, difficoltà di concentrazione.

Caratteristica peculiare del Gad è, contrariamente a quanto accade per il Dap con agorafobia e per la fobia sociale, la pervasività della sensazione d'ansia, il cui oggetto non appare limitato a una situazione ben determinata. Di solito i pazienti affetti da tale disturbo descrivono come eccessive le loro preoccupazioni; nonostante ciò, sperimentano un profondo disagio, legato alla soggettiva sensazione di impotenza nel controllare questa situazione di allerta per- sistente. La pervasività delle preoccupazioni interferisce con il grado di attenzione che il paziente presta all'ese- cuzione dei compiti che sta svolgendo in campo sociale, familiare, lavorativo e/o di studio.

In genere gli adulti affetti da Gad si preoccupano per banali circostanze quotidiane ed esagerano presunte o reali responsabilità lavorative, oltre che problemi di natura economica e di salute. I genitori sono sempre tormentati dalla paura che i figli possano ammalarsi, vadano male a scuola, oppure frequentino cattive compagnie: diventano perciò possessivi e soffocanti, fino a compromettere gli equilibri di un normale rapporto familiare.

Il Gad non risparmia i bambini, eccessivamente preoccupati riguardo le proprie capacità o per la qualità delle proprie prestazioni a scuola, nei rapporti con gli altri, nel gioco e nelle atti- vità sportive.

 

Epidemiologia

 

 Nella pratica clinica, il Gad viene diagnosticato con una frequenza poco più elevata nelle donne rispetto agli uomini (il 55-60 per cento di coloro che presentano il disturbo è donna). Gli studi epidemiologici (sulla base di criteri standardizzati e che pertanto non posseggono la flessibilità e l'elasticità necessarie al clinico) evidenziano come circa i due terzi dei pazienti affetti da Gad siano di sesso femminile.

Il disturbo interessa circa il 5 per cento della popolazione generale, anche se le forme pure di Gad, cioè non asso- ciate ad altri disturbi d'ansia (come il Dap o la fobia sociale) oppure ai disturbi affettivi, appaiono decisamente meno frequenti. L'esordio della malattia si colloca solitamente nell'infanzia e nell'adolescenza, anche se non mancano i casi più tardivi, oltre i 20 anni.

 

Terapia

 

 L'approccio al paziente affetto da Gad dovrebbe essere impostato su una strategia combinata di tipo psicotera- peutico e psicofarmacologico. Il primo si propone di rassicurare il paziente ed è finalizzato all'identificazione e al riconoscimento degli eventuali fattori scatenanti la sintomatologia ansiosa. Alcune tecniche di rilassamento (training autogeno) e di tipo cognitivo-comportamentale vengono impiegate con apprezzabili risultati per ottenere un migliore controllo delle reazioni emotive del paziente ansioso. Dal punto di vista farmacologico le Bdz, come il lorazepam e il clordemetildiazepam, rappresentano i composti più comunemente utilizzati nel trattamento del Gad. Le ragioni del successo delle Bdz vanno ricercate nella notevole sicurezza del loro impiego, nella rapida comparsa dell'effetto ansiolitico e nel favorevole profilo di tollerabilità. Tuttavia il frequente sviluppo di tolleranza e dipendenza costituisce attualmente un valido motivo di revisione critica, oltre che razionale, del loro uso, so- prattutto per un trattamento a lungo termine.

Gli Ssri vengono considerati attualmente i farmaci di prima scelta nel trattamento del Gad. Fluoxetina, paroxetina, citalopram e, soprattutto, sertralina e fluyoxamina sembrano possedere notevole efficacia clinica e buona stabilità a lungo termine dell'azione antiansia, associate a un notevole grado di sicurezza d'impiego e di tollerabilità. Le dosi di norma utilizzate sono comprese tra 20 e 40 mg/die per la fluoxetina, il citalopram e la paroxetina mentre, per la sertralina e la fluvoxamina, la posologia oscilla tra i 50 e 150 mg/die.

Tra i composti più recenti è opportuno segnalare il buspirone, ansiolitico puro (privo cioè di attività ipnotica e sedativa): possiede una farmacodinamica del tutto diversa da quella delle Bdz, in quanto non interagisce con i recettori Gabaergici (acido gamma-aminobutirrico), ma sembra in grado di potenziare la trasmissione serotoninergica. A differenza delle Bdz tale farmaco, alle dosi standard di 10-30 mg al dì, non possiede effetto an- siolitico immediato, ma presenta un periodo di latenza terapeutica di almeno due settimane. Per contro, la sua efficacia ansiolitica nel trattamento a lungo termine sembra notevolmente superiore, mentre (almeno sulla base dei dati attualmente disponibili) il rischio di fenomeni di tolleranza e dipendenza sarebbe praticamente assente.

Gli antidepressivi triciclici hanno nel Gad un uso alquanto limitato: tuttavia farmaci come imipramina e tri- mipramina, a dosi di 75-150 mg al dì, possono essere impiegati con successo nei pazienti più gravi, soprattutto in caso di insoddisfacente o mancata risposta ad altre terapie.


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Pubblicato ne:

*Il giornale del medico n° 12 del 6 aprile 1999 pag. 11/14*


 
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