La disfunzione erettile ( quando l'uomo
dichiara di non avere mai goduto di una piena e soddisfacente erezione peniena o di
averne goduto raramente o
comunque con modalità alterne e insoddisfacenti ), come molte altre
condizioni psico-fisiche ( che nel loro esistere richiedono la convergenza di
funzionamenti adeguati psicologici e organici ), devono essere valutate
simultaneamente dalle due angolazioni: psicologica e somatica. Quindi, nel caso
della disfunzione erettile, occorre una sinergica coordinazione specialistica dello
psicoterapeuta e dell'andrologo, innanzi tutto. Altre volte si rende necessaria
una valutazione endocrinologica.
L'uomo che si presenti per diagnosi e cura della sua condizione erettiva,
sarà subito accolto dallo psicoterapeuta per la condivisione dei disagi emotivi
e psicologici collegati a quella condizione e per l'immediata psicodiagnosi
sessuologica del problema.
Nei casi in cui la condizione rientra nelle disfunzioni francamente
psicogene, si avvierà subito il procedimento della
"Terapia Sessuale Psicologica". Spesso, comunque, verrà consigliata
la visita e la diagnosi differenziale medica-andrologica. Quando
ritenuto indispensabile, invece, tale visita verrà non solo consigliata, ma
prescritta. L'intervento dello specialista andrologo avverrà in alcuni casi
presso lo studio clinico di psicoterapia, oppure presso il nostro
Centro Medico dove normalmente visitiamo
e diagnostichiamo per la medicina generale
e valutiamo le funzioni endocrinologiche per le diagnosi psicosomatiche o
presso lo specialista
andrologo,
a noi
collegato, oppure presso l'altro nostro Centro collegato, per la
ginecologia e la
sessuologia clinica.
In tutti i casi, comunque, la prima
visita e valutazione sarà effettuata dallo psicologo, il quale sulla base
della sua psicodiagnosi avvierà il paziente ai successivi interventi
specialistici, se necessari.
*
INDICE DEGLI ARGOMENTI
-
Introduzione alla "Disfunzione
Erettile"
-
Le cause psicologiche
della disfunzione erettile
-
Tabella
delle cause psicologiche
-
La psicodiagnosi della
disfunzione erettile
-
La terapia
psicosessuale
-
La disfunzione erettile da cause organiche
-
Le cause organiche della
disfunzione erettile
-
La diagnosi medica
andrologica
-
La terapia medica
INTRODUZIONE
La disfunzione
erettile (De), patologia dal crescente impatto sociale, affligge in Europa occidentale circa 35 milioni di
individui, di cui 3 milioni soltanto in Italia. E il disturbo, che colpisce
soprattutto dopo i 40 anni, sarebbe destinato a crescere nei paesi
industrializzati, anche per l'aumento dell'età media. A sottolinearlo è Andrea
Fabbri, endocrinologo all'Università La Sapienza di Roma, in occasione della
campagna informativa "Quando la sessualità delude", presentata a
Milano. Una campagna promossa con il sostegno di Pfizer ( società farmaceutica
) nell'ambito del progetto "Uomo e donna in salute", il cui obiettivo è diffondere
maggiori informazioni sulle patologie sociali. Secondo dati recenti, infatti, il
90 per cento degli italiani ignora che, spesso, il disturbo dell'erezione sottende altre patologia: nel 60
per cento dei
casi si tratta di malattie circolatorie, arteriosclerosi, ipertensione e diabete, più frequenti con
l'avanzare dell'età; mentre nei giovani
risultano più diffuse le cause psicogene, principalmente la depressione. I
disturbi di natura psicologica possono insorgere anche dopo un esordio di
natura organica: stress e ansia da prestazione sono un corollario inevitabile
della De, che può coinvolgere anche la partner.
Alla luce di
tali considerazioni il medico di famiglia emerge come interlocutore ideale
per la maggior parte di questi pazienti, malgrado disinformazione e vergogna
spesso ostacolino la diagnosi: non è raro che il problema sia riferito
soltanto dietro esortazione della compagna. Occorre ricordare
che anche l'equilibrio psicologico di quest'ultima dipende dal trattamento
scelto. Sì, quindi, a un accurato iter diagnostico preventivo, seguito
dalla scelta delle terapie di prima, seconda o terza linea; delle prime fanno
parte i farmaci per os (tra i più usati il sildenafil), anche coadiuvati da
psicoterapia. Terapie di seconda linea comprendono agenti erettogenici per
via trans o intrauretrale,.quali le prostaglandine; quelle di terza linea, ultime,
prevedono l'inserimento chirurgico di protesi peniene.
La disponibilità delle nuove opzioni,
meno invasive, ha determinato un aumento di richieste da parte dei pazienti e ha
indotto i Mmg all'aggiornamento continuo; da qui la nascita di istituzioni internazionali quali la "European society for impotence
research" (Esir), che dal 1995 coinvolge specialisti e medici di base di paesi diversi
in un confronto su questo disturbo che si configura sempre più come patologia
sociale.
§
INSUFFICIENZA ERETTILE
trattata
integralmente ( psicologico + organico )
§
I disturbi dell'erezione la maggior parte
delle volte non riconoscono cause organiche, come quelle descritte
prima, ma cause psicologiche, talvolta insieme a concause organiche.
§.1-
LE CAUSE PSICOLOGICHE DEI DISTURBI
DELL'EREZIONE
La più frequente causa psicologica del
disturbo erettivo, è l' ansia anticipatoria. Questa, a sua
volta, è causata dalla più complessiva struttura psicologica dell'uomo,
sia a livello caratteriale che di personalità. A sua volta, la struttura
psicologica dell'uomo, è stata determinata dalle numerosissime variabili
formative, come per tutte le persone, che hanno partecipato alla
crescita psicologica negli anni evolutivi ( orientativamente dalla
nascita ai 16 anni).
Quello che di solito si riscontra nei
maschi che presentano disturbi erettivi con ansia anticipatoria, è uno o
più episodi pregressi, nei quali quella persona ha esperimentato la
penosa frustrazione nel percepirsi insoddisfacente, per la donna e per
se stesso, nell'atto sessuale. Praticamente ha già sperimentato il fatto
di non avere ottenuto una buona erezione o di averla persa e, in
seguito, nei successivi incontri sessuali, involontariamente anticiperà
con ansia ciò che ha già sperimentato con frustrazione, perpetuando così
l'esperienza per lui penosa e alimentandola nella spiacevolezza.
Quando il disturbo erettivo è determinato
dall'ansia anticipatoria, gli interventi terapeutici devono essere
quelli propri per risolvere questa causa, come viene descritto oltre.
Tuttavia in molti casi più di un fattore
determina il problema sessuale. Di conseguenza, durante il primo
colloquio che il paziente avrà con lo psicologo sessuologo, verranno
esaminate diverse angolature e prospettive della situazione personale,
per potere stabilire la migliore terapia per quella data persona.
Quando necessario si farà un secondo o un terzo incontro preliminare,
per perfezionare l'individuazione delle cause psicologiche, giovandosi
anche della somministrazione di tests o questionari psicologici. In
linea del tutto indicativa, si è constatato, nella nostra esperienza di
psicologia sessuologica, che le cause psicologiche, la maggior parte
delle volte, rientrano nelle seguenti categorie:
Tabella delle cause
psicologiche
|
FATTORI DI PREDISPOSIZIONE |
I "fattori di predisposizione"
sono quelli che riguardano la formazione psicologica dell'individuo
e la sua storia personale, ontologica. |
|
Educazione etica-morale repressiva |
|
|
Tensioni/disturbi nelle relazioni familiari negli anni di
formazione |
|
|
Inadeguata informazione sessuale |
|
|
Esperienze sessuali precoci e/o traumatiche |
|
|
Insufficiente sviluppo della identità psicosessuale |
|
|
FATTORI DI PRECIPITAZIONE |
I "fattori di precipitazione"
sono quelli che coincidono con eventi, fatti e situazioni, nella
vita recente o attuale dell'individuo |
|
Nascita di un figlio |
|
|
Disaccordi significanti nella coppia |
|
|
Infedeltà, gelosia invasiva, incapacità di gestire bigamia o
poligamia |
|
|
Complessi di aspettative irrealistiche |
|
|
Casuale "fallimento" interpretato in modo distimico |
|
|
Reazioni improprie a fattori organici |
|
|
Invecchiamento naturale o precoce |
|
|
Stati depressivi/ansiosi generici |
|
|
Recenti esperienze sessuali traumatiche |
|
|
FATTORI DI MANTENIMENTO |
I "fattori di mantenimento"
sono quelli che, nella vita recente o attuale dell'individuo,
fungono da attivatori, alimentatori o di rinforzo, rispetto al
problema |
|
Ansia anticipatoria di performance ideale |
|
|
Ansia anticipatoria del "fallimento" |
|
|
Invasivi sensi di colpa |
|
|
Diminuzione fisiologica dell'attrazione per il partner |
|
|
Cessazione dell'attrazione per il partner |
|
|
Stile comunicativo disturbato fra i partners |
|
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Generici disaccordi che ricadono nel momento sessuale |
|
|
Paura dell'intimità |
|
|
Disturbi della rappresentazione dell'immagine di se stessi |
|
|
Idee e/o informazioni improprie sulla sessualità |
|
|
Idee mitologiche sulla sessualità |
|
|
Preliminari impropri |
|
|
Presenza di veri disturbi psichiatrici |
|
| |
|
TORNA
ALL'INDICE DEGLI ARGOMENTI
*
§.2-
LA PSICODIAGNOSI ( con riferimento
alla valutazione delle cause psicologiche )
Nella nostra organizzazione, il
paziente con disturbo erettile, viene ascoltato nel primo colloquio dallo
psicologo sessuologo. In quella occasione si svolge la prima indagine per
valutare l'incidenza delle cause psicologiche (vedi
sopra) e delle cause organiche (vedi sotto).
Se da parte dello specialista
viene individuata una condizione che suggerisce la necessità
dell'accertamento organico, il paziente viene avviato alla visita
medica/andrologica. Altrimenti la procedura di psicodiagnosi del disturbo
erettile viene conclusa e viene spiegata al paziente la procedura di
terapia.
*
§.3-
LA TERAPIA PSICOSESSUALE (
con riferimento alle cause psicologiche ).
La terapia sessuale della
disfunzione erettile ad eziologia psicogena - cioè quando le cause sono
esclusivamente psicologiche - sarà diversa a secondo di quale cause
psicologiche sono prevalentemente responsabili del disturbo.
In generale si può dire che:
-
quando sono prevalenti i
"fattori di predisposizione", la terapia sarà formata
necessariamente da una parte di psicoterapia analitica, oltre che dalle
tecniche comportamentali proprie della terapia sessuale.
-
quando sono prevalenti i
"fattori di precipitazione", la terapia sarà formata in parte da
sedute con la coppia (quando possibile), da tecniche di terapia
cognitiva/comportamentale breve e situazionale, dalla somministrazione
di psicofarmaci (quando necessario), tecniche decondizionanti, oltre che
dalle tecniche comportamentali specifiche della terapia sessuale.
-
quando sono prevalenti i
"fattori di mantenimento", si interverrà su di essi con le modalità
e le tecniche specifiche, a secondo di quali dei fattori di mantenimento
sono più attivi.
-
quando insieme alle cause
psicologiche sono state individuate dall'andrologo anche cause
organiche, la terapia medica sarà affiancata e coordinata alla terapia
psicosessuale. In questi casi lo psicologo sessuologo e l'andrologo
lavorano coordinati nell'interesse del paziente.
TORNA
ALL'INDICE DEGLI ARGOMENTI
●
LA DISFUNZIONE
ERETTILE DA CAUSE ORGANICHE
-diagnosi, cause e terapia-
|
*
| |
L'IMPOTENZA:
disturbo maschile dell'erezione, (nei casi
esclusivamente organici)
|
|
|
|
L'impotenza, intesa come "incapacita'
dell'uomo nel raggiungere e mantenere l'erezione, al fine di
iniziare e portare a termine con soddisfazione il rapporto
sessuale", é il sintomo di una alterazione organica o di natura
psicologica del meccanismo erettivo. Colpisce circa l'8 -10 %
della popolazione maschile tra i 18 e i 60 anni ed è un sintomo
sempre risolvibile alle soglie del terzo millennio.
La maggiore informazione e la
caduta di vecchi tabù "medioevali" ha fatto si' che tali
pazienti non popolino più un sottobosco buio, facile preda di
medici-stregoni e falsi terapeuti o di intriganti messaggi
promozionali, ma che si rivolgano con crescente disinvoltura
agli specialisti della materia: andrologi o urologi.
D'altra parte, la possibilità di avere a disposizione un elevato
numero di pazienti, ha consentito ai ricercatori la
standardizzazione di nuovi metodi di diagnosi e di terapia.
La ricerca applicata ha permesso l'identificazione di quelli che
vengono definiti i fattori di rischio-impotenza:
-
il fumo
-
l'alcolismo
-
l'uso di alcuni farmaci
-
alcune malattie croniche
come il diabete o l'insufficienza renale
-
interventi chirurgici
particolarmente demolitivi sul piccolo bacino, etc.
Inoltre, l'aumento della vita
media, ha fatto si' che il desiderio di vivere una sessualita'
integra si protragga anche nella cosiddetta terza età, per cui
alcune patologie tipiche dell'invecchiamento (aterosclerosi,
deficit ormonali, etc.) possono divenire fattori di rischio per
la funzione sessuale maschile.
|
Fumo |
|
Che il fumo sia un fattore di rischio
nell'impotenza è stato confermato già nei
primi anni 80 da alcuni ricercatori
statunitensi. Nel 44% dei fumatori si ha
infatti una riduzione della velocità del
flusso ematico nelle arterie che irrorano i
corpi cavernosi del pene. Tale riduzione di
flusso potrebbe, nei casi più gravi, essere
così marcata da mandare in tilt il
meccansimo erettivo. |
|
|
Alcol |
|
L'alcol ha un effetto disinibente e
socializzante, ma in realtà deprimente sulla
funzione sessuale. Spesso, una prestazione
avuta sotto l'effetto dell'alcol può
sembrare "eccezionale" in quanto esaltata
dallo stato di alterazione sensoriale. In
effetti si tratta della "solita performance"
. L'importante è far bere anche la partner! |
|
|
Farmaci |
|
Alcuni farmaci impiegati per la cura di
altre malattie possono, talvolta, riportare
tra gli effetti collaterali l'impotenza. Gli
anti-ipertensivi beta-bloccanti, gli
anti H2 (cimetidina e ranitidina)
impiegati per la cura dell'ulcera gastrica,
la finasteride
usata nella terapia dell'adenoma prostatico,
i tranquillanti minori, gli
anti-epilettici, alcuni
antidepressivi, sono tra i più noti
appartenenti a questo gruppo. |
|
|
Malattie croniche |
|
Tra le malattie croniche predisponenti
all'impotenza vanno ricordate il diabete
e l'insufficienza renale. I pazienti
diabetici, infatti, specie se ammalati da
più di 10 anni e insulino-dipendenti , vanno
incontro ad impotenza nel 50% dei casi. Le
cause vanno ricercate nelle alterazioni
nervose periferiche e vascolari che
caratterizzano le complicanze dei diabetici
di lunga data. L'insufficienza renale è
causa di una condizione definita "uremia
cronica". L'impotenza da uremia cronica
ritrova la sua causa in una molteplicita' di
fattori: dal calo degli ormoni androgenici
circolanti ad una aterosclerosi precoce che
provoca un ipoafflusso sanguigno ai corpi
cavernosi. Il deficit di zinco e
l'intossicazione da alluminio sono valide
concause di impotenza nei dializzati.
Ogni uomo affetto da una malattia cronica
debilitante vive spesso un grave stato
depressivo che può a sua volta essere causa
di scarse prestazioni sessuali che a loro
volta esasperano lo stato depressivo: si
viene cosi' a creare un circolo vizioso
autoalimentato. Solo la ripresa di una
funzione sessuale soddisfacente riuscirà a
spezzare tale circolo ridando all'ammalato
una maggiore dignità di maschio nei
confronti della propria partner. |
|
La sessualita' nella terza eta'
La sessualita' nella terza età é oggi una realtà molto spesso
messa da parte da una società maggiormente protesa verso un
modello di maschio-macho giovane ed atletico. In realtà circa il
10% degli uomini oltre gli ottanta anni hanno un rapporto
sessuale alla settimana.
Il sensibile allungarsi della vita media contemporaneamente
all'abbattimento degli ultimi tabu' sessuali e ad una sempre
maggiore liberalizzazione del comportamento femminile ha fatto
sì che la richiesta di una normale funzione sessuale sia sempre
più frequente da parte di arzilli ultrasettantenni spesso
accompagnati da giovani partners. Il 55% dei maschi oltre i 75
anni è però affetto da una spesso insopportabile impotenza.
Molte delle patologie che accompagnano un invecchiamento
fisiologico possono essere causa di una sensibile riduzione
della potenza sessuale nel maschio: un ruolo rilevante hanno
sia l'insufficienza arteriosa peniena legata a fenomeni
aterosclerotici che modificazioni microstrutturali del tessuto
erettivo. Inoltre, l'anziano, fa spesso uso, per la cura di
malattie concomitanti, di alcuni di quei farmaci che presentano
tra gli effetti collaterali una depressione sia della libido che
della potenza erettiva.
La diagnostica dell'impotenza ha avuto un sorprendente sviluppo
negli ultimi venti anni. Si è passati quindi progressivamente
dal considerare il 90% dei casi di impotenza di tipo psicologico
all'inizio del '900 fino alle soglie del terzo millennio, dove
il rapporto si è praticamente invertito. Possiamo affermare
infatti che, malgrado ogni caso di impotenza abbia una
indiscussa sovrapposizione psicologica, la maggior parte dei
casi oggi studiati ritrovano in una causa organica l'eziologia
(la causa) del loro problema.
La diagnostica strumentale ci offre un test standardizzato,
praticato ormai in tutto il mondo, capace di distinguere con una
elevata attendibilità un caso di impotenza psicogenica da uno di
natura organica: la rigidometria notturna con Rigiscan.
Il rationale di questo test si basa sul fenomeno fisiologico, a
cui vanno incontro tutti gli uomini, dalla nascita in poi
(addirittura dalla vita fetale), delle erezioni notturne durante
il sonno. Tali episodi erettivi, che si verificano nella fase
R.E.M. (rapid eyes moviments) del sonno, cioè nella fase di
sogno, non dipendono dal tipo di sogno che si sta facendo e sono
assolutamente indipendenti dallo stato emotivo.
|
Le prime osservazioni in questo senso furono
fatte negli anni 40 da Ohlme Yer che
descrisse una sequenza erettiva ricorrente
nel sonno che Aserinsky (1955) notò essere
correlata alle fasi REM del sonno, quelle
nelle quali, di solito, si producono i
sogni. Le ricerche successive, fatte a
cavallo tra gli anni 60 e 70 da Fisher
(1965), Karakan (1966 e 1972) e Jovanovic
(1972), dimostrarono poi che nel maschio
normale, dalla nascita fino alla tarda età e
con un massimo alla pubertà, sono presenti
cicli di erezione associati in notevole
percentuale alle fasi REM del sonno. In più,
Fisher nel 1983, potè dimostrare che anche
nella donna si verifica una simile
correlazione, anche se con minore costanza,
attraverso cicli di vasocongestione pelvica
durante le stesse fasi del sonno.
Su queste basi teoriche si sono sviluppati
vari tentativi di monitorare l'erezione
durante il sonno. Il primo tentativo fu
fatto con lo "stamp test" (testi dei
francobolli). Al soggetto veniva infatti
applicata una striscia di francobolli
attorno al pene in stato di riposo. Durante
la notte, se la zigrinatura che li divideva
era lacerata significava che il pene aveva
raggiunto l'erezione. Questa metodica
piuttosto naif fu sostituita, alla fine
degli anni 70, dal monitoraggio della
tumescenza peniena notturna (NPTm).
Tecnicamente l'esame consisteva nel
collocare due anellini di gomma sul pene a
riposo. Durante la notte, tramite il loro
collegamento che un apparecchio di
registrazione a penna, le variazioni di
volume del pene inducevano le variazioni del
tracciato. Il suo significato clinico era
certamente superiore a quello di tutte le
tecniche diagnostiche usate fino a quel
periodo. Era possibile riconoscere
soprattutto la patologia neurovascolare
periferica e differenziarla dai disturbi su
base psicogena. Tuttavia anche questa
metodica, a causa dei molti falsi positivi e
negativi non potè essere considerata
attendibile. Il problema più grave era
costituito dall'equivoco tra le
registrazioni della rigidità, rispetto a
quelle della tumescenza del pene, condizioni
che esprimono un differente stato di
eccitamento e di afflusso di sangue ai corpi
cavernosi. Fu quindi messa a punto una nuova
metodica, più raffinata e computerizzata,
per lo studio delle erezioni notturne, la
rigidometria. Basata sul medesimo principio
e su una sostanziale identità tecnica con il
NPTm ha avuto il pregio di monitorare la
rigidità del pene. |
|
Il test, di facile esecuzione, viene eseguito a domicilio del
paziente per tre notti consecutive grazie all'impiego di un
microcomputer collegato al pene tramite due anelletti
sensoriali. Dopo tre notti, il paziente riporterà il
microcomputer dal proprio medico che sarà in grado di
decodificare la registrazione. Se per le tre notti di
registrazione è presente almeno un fenomeno erettivo della
rigidità superiore all'80% e della durata superiore a 12 minuti
il test viene considerato normale. Si tratterà, infatti, di una
impotenza psicogenica. In caso di assenza o deficit di rigidità
dei fenomeni erettivi si potrà ipotizzare un problema di natura
organica.
Studi condotti da ricercatori
italiani e pubblicati sulle più autorevoli riviste scientifiche
internazionali (F.Iacono e coll. J. Urol. 1993) hanno dimostrato
che probabilmente anche alla base di una impotenza oggi definita
psicogenica potrebbe esistere un substrato organico.
Tali studi hanno evidenziato come
nei soggetti affetti da impotenza psicogenica si abbia un
significativo decremento della velocità di circolazione
sanguigna nelle arterie principali del pene. Lo stress del
semplice test ecografico indurrebbe in taluni soggetti una così
forte reazione emozionale in grado di stimolare la produzione di
adrenalina e inibire la circolazione sanguigna. Lo stesso, se
non peggio, potrebbe avvenire al momento del rapporto sessuale
con ovvie conseguenze! Inoltre, gli stessi ricercatori hanno
evidenziato, in un ulteriore studio, come anche in molti
soggetti affetti da impotenza oggi definita psicogenica si
abbiano delle alterazioni microstrutturali dei corpi cavernosi
del pene.
Probabilmente alla base di alcuni casi di impotenza definita
psicogenica esisterebbe una causa organica, forse lieve, e
ancora al di sotto del potere di riconoscimento delle attuali
procedure diagnostiche. Alcuni pazienti potrebbero
spontaneamente compensare tali deficit lievi ipertrofizzando dei
meccanismi compensativi e riuscire quindi a portare a termine
l'atto sessuale, altri invece andrebbero inesorabilmente
incontro a continui fallimenti.
La diagnostica strumentale
prevede, una volta ipotizzata una causa organica, lo studio
funzionale della vascolarizzazione arteriosa e venosa del pene.
Ciò é possibile tramite l'impiego dell'ecocolordoppler,
strumento che ci consente in un unico tempo sia la
visualizzazione del ramo arterioso indagato che lo studio della
velocità del sangue nel suo interno. Possono così essere messi
in evidenza tutti i casi di stenosi o ipoplasie delle arterie
cavernose del pene. L'ecocolordoppler dei corpi cavernosi del
pene consente anche una visione ecografica del tessuto erettile
e l'evidenziazione di altre patologie come la
malattia di La Peyronie (induratio penis plastica) di per se
stessa spesso causa di impotenza.
Infine, la diagnostica piu' attuale prevede l'esecuzione della
biopsia dei corpi cavernosi. Tale metodica può mettere in
evidenza la malattia degenerativa-disfunzionale della Tunica
Albuginea del pene che potrebbe essere la causa di molti casi di
impotenza. (F. Iacono e coll. J. Urol. e Eur. Urol. 1994).
La terapia dell'impotenza ha visto l'inizio di una nuova era nel
1982 quando il francese R. Virag e l'inglese Brindley hanno
aperto la strada alla terapia autoiniettiva con farmaci
vasoattivi. L'impiego di farmaci vaso-attivi nella cura
dell'impotenza prevede da parte del paziente, sotto rigoroso
controllo medico, l'esecuzione di una autoiniezione nel pene di
una dose personalizzata di farmaco. Dall'impiego iniziale della
sola papaverina si è passati successivamente alla associazione
con la fentolamina e quindi alla prostaglandina E1,
usata attualmente, che sembrerebbe priva di effetti
collaterali.Ultimamente sono stati proposti, nei casi più
resistenti, l'impiego di veri e propri "coktail" di farmaci
vaso-attivi.
E' molto importante che il paziente venga seguito dallo
specialista nella messa a punto della giusta concentrazione di
farmaco e che lo specialista rimanga reperibile una volta che il
paziente sia divenuto autonomo nella gestione delle proprie
erezioni farmaco-indotte.
Più attuale è l'impiego della
terapia orale. La soluzione più "gradevole", che non prevede
l'uso del bisturi e dell'ago è oramai una realtà ben consolidata
e priva di significativi effetti collaterali. La "magica"
molecola si chiama Sildenafil (Viagra), ed è la nuova
panacea per l'uomo in "tilt"! Il meccanismo di erezione del
Sildenafil sembra agire direttamente sulla muscolatura liscia
dei corpi cavernosi determinando un aumento del flusso sanguigno
nel pene e quindi l'erezione. I risultati ottenuti
dimostrerebbero l'efficacia della molecola in oltre l'80% dei
pazienti trattati con scarsi e sopportabili effetti collaterali
(emicrania , bruciore di stomaco,vampate di calore al viso,).
Da pochi mesi la terapia orale della impotenza può avvalersi
anche di una nuova molecola l'"apomorfina" che con il
nome commerciale di Ixsense o Taluvian, alla dose di 2 o
3 mg. da assumere 15 minuti prima del rapporto sessuale per via
sublinguale sembra avere una buona efficacia nel 53% dei casi e
in particolar modo nei soggetti giovani con "inconvenienti" di
natura psicologica. Questa molecola è quasi del tutto priva di
effetti collaterali e può essere assunta anche a stomaco pieno,
a differenza del Sildenafil (Viagra) e fino a 3 volte al giorno
(ogni 8 ore!).
La terapia chirurgica
dell'impotenza, dedicata a chi non risponde alla terapia orale o
autoiniettiva, si articola tra un rationale conservativo
(vascolare) e uno sostitutivo (protesico).
La rivascolarizzazione microchirurgica dei corpi
cavernosi del pene, nei casi di insufficiente afflusso sanguigno
ha visto il suo momento di gloria circa 10 anni or sono . Tali
metodiche sono però risultate per lo più fallimentari nei
risultati a distanza. Inoltre, i recenti studi ultrastrutturali
sull'architettura del tessuto erettivo nel normale e
nell'impotente hanno evidenziato come alla base di una impotenza
arteriogenica ci sia sempre una alterazione microstrutturale del
corpo cavernoso. Sarebbe quindi inutile rivascolarizzare un
organo incapace di funzionare .
La chirurgia venosa trovava il suo motivo di applicazione
nella diagnosi di "fuga venosa" (venous leakage). Si
tratterebbe infatti di una fuoriuscita troppo veloce di sangue
dal pene con una perdita di pressione e quindi impotenza. La
chirurgia prevedeva la legatura di un certo numero di vene del
pene per impedire tale dispersione pressoria nel momento
erettivo. I risultati ottenuti si sono pero' dimostrati anche
qui per lo piu' transitori o fallimentari.
L'unica realta' terapeutica chirurgica rimangono ancora oggi le
protesi peniene. La ricerca di un sostegno per il proprio
pene "incapace" risale al 1000 a.C., quando i Cinesi proponevano
l'infissione di bacchettine di bambu' nel pene dello sventurato
di turno! Bisogna pero' attendere lo sviluppo dei materiali
plastici per avere i primi tentativi validi di impianti
protesici. Negli anni '50-'60 vennero proposte le prime protesi
rigide in teflon. La costante rigidità del pene costringeva però
i pazienti impiantati ad un risultato cosmetico poco
accettabile. Fu l'americano Scott nel 1964 ad ideare la prima
protesi peniena idraulica, cioè gonfiabile e sgonfiabile. Da
allora ad oggi tale modello si é estremamente evoluto fino ad
assicurare, una volta impiantato chirurgicamente una funzione
erettiva del tutto sovrapponibile a quella fisiologica.
L'intervento viene eseguito routinariamente nei centri
urologici più attrezzati e prevede una degenza di pochi giorni.

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Leggi articolo
"La Disfunzione Erettile" a
cura del dott. Emilio Italiano, andrologo.
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