date: Thu, 22 Jan 2009 12:25:46 +0100
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<!last revision june 98"><HTML><HEAD><TITLE>Logica Matematica</TITLE>
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<P><FONT size=3D-2></FONT>&nbsp;</P>
<CENTER>
<TABLE borderColor=3D#000000 cellPadding=3D5 width=3D339 align=3Dleft HSPA=
CE=3D"12">
  <TBODY>
  <TR>
    <TD vAlign=3Dtop>
      <CENTER>
      <P><FONT face=3DArial><FONT size=3D-1></FONT></FONT>&nbsp;</P></CENT=
ER>
      <CENTER>
      <P><FONT face=3DArial><FONT size=3D-1>LE ORIGINI DELLA LOGICA MATEMA=
TICA:=20
      </FONT></FONT></P></CENTER>
      <CENTER>
      <P><FONT face=3DArial><FONT size=3D-1>BOOLE E FREGE</FONT></FONT></P=
></CENTER>
      <P><FONT face=3DArial></FONT>&nbsp;</P></TD></TR>
  <TR>
    <TD vAlign=3Dtop>
      <CENTER>
      <P><FONT face=3DArial>lezioni=20
1993</FONT></P></CENTER></TD></TR></TBODY></TABLE></CENTER>
<P><FONT size=3D-2></FONT>&nbsp;</P>
<P><FONT face=3DArial><FONT size=3D-1>Questi appunti tratti da alcune lezi=
oni di=20
storia della logica sono stati pubblicati, in forma leggermente diversa, i=
n "Le=20
origini della logica matematica: Boole e Frege" in L.Malusa (a cura di) <I=
>Forme=20
del sapere filosofico</I>, CUSL, Genova, 1994 (pp.147-174). In quanto segu=
e sono=20
state eliminate tutte le note.</FONT></FONT></P>
<HR>
<A name=3Dtop></A><BR>
<P><FONT face=3DArial><FONT size=3D-1>PRIMA PARTE </FONT></FONT></P><B><A=
=20
href=3D"http://www.dif.unige.it/epi/hp/penco/pub/boole.htm#alg">1. Gli alg=
ebristi=20
inglesi e <I>l'analisi matematica della logica</I> di Boole </A><BR><A=20
href=3D"http://www.dif.unige.it/epi/hp/penco/pub/boole.htm#ter">2. Logica =
dei=20
termini nell' Analisi di Boole </A><BR><A=20
href=3D"http://www.dif.unige.it/epi/hp/penco/pub/boole.htm#pro">3. La logi=
ca delle=20
proposizioni in Boole</A> <BR><A=20
href=3D"http://www.dif.unige.it/epi/hp/penco/pub/boole.htm#ind">4. La Inda=
gine=20
sulle leggi del pensiero di Boole (1854)</A> <BR><A=20
href=3D"http://www.dif.unige.it/epi/hp/penco/pub/boole.htm#fon">5. Boole e=
 la=20
fondazione della semiotica</A></B> <BR><B><A=20
href=3D"http://www.dif.unige.it/epi/hp/penco/pub/boole.htm#ide">6. La=20
<I>Ideografia</I> di Frege</A></B> <BR>
<P><FONT face=3DArial><FONT size=3D-1>SECONDA PARTE</FONT></FONT></P><A=20
href=3D"http://www.dif.unige.it/epi/hp/penco/pub/boole.htm#fre"><B>7. Freg=
e e il=20
linguaggio logico universale</B></A> <BR>7.1.<I><A=20
href=3D"http://www.dif.unige.it/epi/hp/penco/pub/boole.htm#cap"> Capovolgi=
mento=20
della teoria del giudizio: la teoria del concetto come funzione; </A><BR>7=
.2.<A=20
href=3D"http://www.dif.unige.it/epi/hp/penco/pub/boole.htm#def"> Definizio=
ne del=20
condizionale verofunzionale; </A><BR>7.3<A=20
href=3D"http://www.dif.unige.it/epi/hp/penco/pub/boole.htm#der"> Derivabil=
it=C3=A0 dei=20
connettivi;</A><BR>7.4. <A=20
href=3D"http://www.dif.unige.it/epi/hp/penco/pub/boole.htm#qua">Quantifica=
tori=20
</A></I><BR><B><A=20
href=3D"http://www.dif.unige.it/epi/hp/penco/pub/boole.htm#cal">8. Frege e=
 il=20
calcolo logico (l'apparato deduttivo)</A></B> <BR><I>8.1.<A=20
href=3D"http://www.dif.unige.it/epi/hp/penco/pub/boole.htm#dis"> Distinzio=
ne=20
assiomi-regole: il Modus Ponens; </A><BR>8.2.<A=20
href=3D"http://www.dif.unige.it/epi/hp/penco/pub/boole.htm#div"> Diversi s=
istemi=20
di assiomi?; </A><BR>8.3.<A=20
href=3D"http://www.dif.unige.it/epi/hp/penco/pub/boole.htm#ass"> Gli assio=
mi dei=20
Principi del 1893 e la contraddizione di Russell </A></I><BR><B><A=20
href=3D"http://www.dif.unige.it/epi/hp/penco/pub/boole.htm#fil">9. Filosof=
ia e=20
teoria del significato: cos'=C3=A8 il significato di un enunciato?=20
</A></B><BR><I>9.1. <A=20
href=3D"http://www.dif.unige.it/epi/hp/penco/pub/boole.htm#sig">Il signifi=
cato=20
come condizioni di verit=C3=A0: il Tractatus di Wittgenstein</A>; <BR>9.2.=
 <A=20
href=3D"http://www.dif.unige.it/epi/hp/penco/pub/boole.htm#tau">Tautologie=
 e=20
contraddizioni</A>; <BR>9.3. <A=20
href=3D"http://www.dif.unige.it/epi/hp/penco/pub/boole.htm#met">Il signifi=
cato=20
come metodo di verifica </A>; <BR>9.4.<A=20
href=3D"http://www.dif.unige.it/epi/hp/penco/pub/boole.htm#lef"> Logica e=
=20
filosofia</A></I>=20
<P><FONT size=3D-2></FONT>&nbsp;</P>
<CENTER>
<P>
<HR>

<P></P></CENTER>
<CENTER>
<P><B></B>&nbsp;</P></CENTER>
<CENTER>
<P><FONT face=3DArial><FONT size=3D-1>INTRODUZIONE</FONT></FONT></P></CENT=
ER>
<P><FONT size=3D-2></FONT>&nbsp;</P>
<P>Nella storia della logica matematica due sono i nomi cui tutti si richi=
amano=20
come autori che hanno segnato la svolta decisiva per la nascita della=20
disciplina: Boole e Frege. E, se vogliamo trovare un progenitore comune, v=
iene=20
subito il richiamo alla figura di Leibniz, cui entrambi fanno esplicito=20
riferimento. Leibniz ha anticipato molti dei risultati di Boole, anche se =
non si=20
sa quanto Boole avesse letto di Leibniz, e anche se molti scritti logici d=
i=20
Leibniz rimasero comunque inediti fino a tempi successivi (e in parte sono=
=20
inediti a tutt'oggi!). Leibniz per primo per=C3=B2 ebbe la chiara intuizio=
ne che si=20
possono fare calcoli non solo con numeri, ma in generale con simboli. Era =
il=20
momento della nascita di nuovi calcoli, dalla geometria analitica di Desca=
rtes=20
che si basava sugli sviluppi della notazione algebrica, al calcolo=20
infinitesimale, la cui scoperta, nella differenza di notazioni, Leibniz=20
condivideva con Newton. Tali calcoli non usavano solo numeri, ma diversi t=
ipi di=20
simboli: lettere, nomi di funzioni, ecc. Leibniz allarga l'ambito del=20
calcolabile a qualsiasi tipo di simboli; di qui nasce il riconoscimento ch=
e=20
anche la logica tradizionale pu=C3=B2 essere trattata come un vero e propr=
io calcolo,=20
alla stregua del calcolo aritmetico o algebrico, i cui elementi sono simbo=
li che=20
rappresentavano non numeri ma classi e proposizioni. Le osservazioni di Le=
ibniz=20
passarono inosservate ai pi=C3=B9, e gli stessi suoi allievi, come ad es. =
Wolff, non=20
compresero l'originalit=C3=A0 della sua impostazione in logica. I manuali =
di logica=20
su cui studiarono i filosofi del '700 e degli inizi dell'800 rimasero cos=
=C3=AC=20
semplici rielaborazioni della sillogistica aristotelica, con qualche cenno=
 alla=20
logica proposizionale degli stoici. Kant, che aveva studiato sui manuali d=
i=20
Wolff, riteneva - come asserisce esplicitamente nell'Introduzione della=20
<I>Critica alla Ragion Pura</I> - che la logica formale avesse avuto la su=
a=20
formulazione definitiva in Aristotele, e non fosse passibile di alcun prog=
resso.=20
Quasi a confermare il punto di vista di Kant, uno storico della logica del=
l'800,=20
Prantl, scrisse un'enorme storia della logica, cui ancora oggi =C3=A8 util=
e rifarsi=20
come repertorio, per dimostrare che la logica non ha avuto alcuna evoluzio=
ne, e=20
da Aristotele in poi non vi =C3=A8 stato altro che un chiarimento e divers=
i modi di=20
esposizione di quello che si pu=C3=B2 chiamare <I>la</I> logica formale, c=
io=C3=A8 la=20
logica aristotelica, in particolare la dottrina del sillogismo. <A=20
href=3D"http://www.dif.unige.it/epi/hp/penco/pub/boole.htm#top"><I>[torna=
=20
all'indice]</I> </A></P>
<HR>

<CENTER>
<P><FONT face=3DArial><FONT size=3D-1>PRIMA PARTE</FONT></FONT></P></CENTE=
R>
<HR>
<A name=3Dalg></A>
<P><B>1. Gli algebristi inglesi e <I>L'analisi matematica della logica</I>=
 di=20
Boole</B> </P>
<P>Non =C3=A8 dunque dai filosofi e dall'ambiente filosofico che vengono i=
nnovazioni=20
nella logica, ma dall'ambiente dei matematici, e in particolare degli alge=
bristi=20
inglesi della prima met=C3=A0 dell'800. Qui, in reazione al dominio della =
notazione=20
newtoniana del calcolo infinitesimale, alcuni matematici (tra cui Babbage =
e=20
Peacock) fondarono nel 1812 la <I>Cambridge Analytical Society</I>, societ=
=C3=A0 il=20
cui scopo era favorire la diffusione della notazione leibniziana, e di fat=
to=20
favorire lo sviluppo dei metodi algebrici dei matematici continentali. Bab=
bage=20
divenne famoso per i suoi progetti di macchine di calcolo automatiche. Pea=
kock,=20
algebrista di Cambridge, svilupp=C3=B2 una concezione del calcolo come man=
ipolazione=20
puramente meccanica di simboli: l'attivit=C3=A0 combinatoria =C3=A8 distin=
ta=20
dall'interpretazione dei risultati ottenuti. Peakock =C3=A8 il primo a dis=
tinguere=20
esplicitamente una "algebra aritmetica" e una "algebra simbolica". Negli a=
nni=20
'30, insieme a queste nuove idee, si svilupp=C3=B2 una grossa disputa tra =
il=20
matematico Augustus De Morgan (membro anch'egli della <I>Analitical Societ=
y</I>)=20
e il filosofo William Hamilton sulla priorit=C3=A0 di alcune idee sul modo=
 di=20
trattare il sillogismo. La disputa mostrava dopotutto, sia pur in negativo=
, un=20
primo intrecciarsi di interessi comuni tra filosofi e matematici, e portav=
a=20
l'attenzione del mondo accademico sulla logica. Ma Hamilton in seguito, al=
la=20
fine degli anni '30, critic=C3=B2 aspramente l'irruzione della matematica =
nella=20
logica, insistendo sul primato della filosofia sulla matematica e sull'ide=
a che=20
la logica =C3=A8 parte della filosofia e non della matematica.</P>
<P>Nel 1847 Boole entra nel vivo della discussione con <I>L'analisi matema=
tica=20
della logica</I>, dove, contro Hamilton, sostiene che la logica non deve=20
associarsi alla metafisica, ma alla matematica. Boole reagisce alle posizi=
oni di=20
Hamilton e alla sua visione della filosofia e della matematica; ma questo =
non=20
implica che Boole auspichi un divorzio tra logica e filosofia, anzi egli h=
a=20
molta pi=C3=B9 attenzione per la problematica filosofica di quanta ne abbi=
ano la=20
maggior parte dei matematici a lui contemporanei. Dopo i cenni critici all=
e idee=20
di Hamilton date nell'introduzione, l'opera di Boole presenta per la prima=
 volta=20
una vera e propria algebra della logica, un calcolo cio=C3=A8 interpretato=
 sia come=20
calcolo delle classi (o logica dei termini aristotelica) sia come calcolo =
delle=20
proposizioni (o logica stoica). <I>Non si deve cercare nel testo di Boole=
=20
l'esatto corrispondente di ci=C3=B2 che oggi si chiama con il nome di "alg=
ebra di=20
Boole" o di "operazioni booleane".</I> </P>
<P>Le formulazioni originarie furono sottoposte ad analisi e revisione da =
tutta=20
una scuola di pensiero i cui principali rappresentanti sono forse Schr=C3=
=B6der e=20
Peirce. Ma, pur con i suoi difetti, <I>L'analisi matematica della logica</=
I>, d=C3=A0=20
un esempio di cosa si pu=C3=B2 intendere quando si parla di logica intesa =
come=20
calcolo che non aveva pari tra gli scritti e gli accenni dei matematici a =
lui=20
contemporanei. I principi generali del calcolo si possono riassumere nel m=
odo=20
seguente:</P>
<P>&nbsp;</P><A name=3Dter></A>
<P><B>2. Logica dei termini nell' <I>Analisi</I> di Boole:</B></P>
<P>&nbsp;</P>
<P>Dati: 1 il dominio di discorso</P>
<P>x la classe X </P>
<P>1-x la classe non-X (tutti i membri del dominio che non sono X) </P>
<P>xy la classe i cui membri sono sia X che Y </P>
<P>&nbsp;</P>
<P>si hanno le quattro forme di proposizione categorica aristotelica:</P>
<P>&nbsp;</P>
<P><B>A</B> <B>Tutti gli X sono Y </B>xy=3Dx oppure x(1-y)=3D 0 </P>
<P><B>E</B> <B>Nessun X =C3=A8 Y </B>xy =3D 0 </P>
<P><B>I</B> <B>Qualche X =C3=A8 Y</B> xy =3D u <FONT size=3D-1>(vi =C3=A8 =
una classe U non=20
vuota, i cui membri sono sia x che y)</FONT></P>
<P><B>O</B> <B>Qualche X non =C3=A8 Y</B> x(1-y)=3Du <FONT size=3D-1>(vi =
=C3=A8 una classe U=20
non vuota, tra i cui membri vi sono degli X, e qualcosa di ci=C3=B2 che no=
n =C3=A8 Y).=20
</FONT></P>
<P>&nbsp;</P>
<P>Oltre a dare una "traduzione" delle proposizioni categoriche aristoteli=
che=20
secondo modalit=C3=A0 logiche, Boole (i) definisce in termini analoghi le =
regole di=20
conversione tramandate tradizionalmente in tutta la storia della logica da=
=20
Aristotele in poi per questo tipo di proposizioni; (ii) d=C3=A0 esempi di =
sillogismi=20
e mostra come le premesse e le conclusioni del sillogismo possono essere=20
tradotte in termini di operazioni algebriche. </P>
<P>Diamo qui un esempio di sillogismo (di tipo bArbArA) trattato in termin=
i di=20
algebra booleana; le due premesse del sillogismo riguardano rispettivament=
e le=20
classi X e Y, e Y e Z, e saranno tradotte in due equazioni con i simboli x=
, y e=20
z. Eliminando la y (interpretabile come il termine medio del sillogismo) s=
i=20
ottiene una equazione che ha come simboli x e z, che sar=C3=A0 interpretab=
ile come la=20
conclusione del sillogismo:</P>
<P>&nbsp;</P>
<P><I>Tutti gli X sono Y . . </I>x(1-y) =3D 0 </P>
<P><I>Tutti gli Y sono Z . . </I>y(1-z) =3D 0 </P>
<P>&nbsp;</P>
<P>Un modo di vedere il funzionamento del sillogismo =C3=A8 il seguente: <=
/P>
<P>Riscriviamo le due equazioni di cui sopra come:</P>
<P>(1) x =3D xy (<I>tutti gli Xsono Y</I>)</P>
<P>(2) y =3D yz (<I>tutti gli Y sono Z</I>)</P>
<P>moltiplichiamo ambo i membri di (2) per x e otteniamo&nbsp;</P>
<P>(3) xy =3D xyz</P>
<P>d'altra parte, per (1), possiamo sostituire in (3) xy con x e otteniamo=
:</P>
<P>(4) x =3D xz </P>
<P>che equivale a x(1-z) =3D 0 che =C3=A8 interpretabile come <I>Tutti gli=
 X sono=20
Z</I>.</P><A=20
href=3D"http://www.dif.unige.it/epi/hp/penco/pub/boole.htm#top"><I>[torna=
=20
all'indice]</I> </A>
<P><B></B>&nbsp;</P><A name=3Dpro></A>
<P><B>3. La logica delle proposizioni in Boole</B></P>
<P>Dopo aver trattato la sillogistica, Boole fa un enorme passo in avanti:=
 usa=20
gli stessi simboli algebrici (lettere e segni di operazione) per trattare =
le=20
proposizioni ipotetiche del tipo di quelle che si trovano nel sillogismo=20
condizionale ("se A =C3=A8 B allora C =C3=A8 D; Ma A =C3=A8 B dunque C =C3=
=A8 D). Ma invece di=20
trattare i termini del sillogismo, ritiene pi=C3=B9 utile trattare in gene=
rale la=20
verit=C3=A0 di proposizioni, cio=C3=A8 formule del tipo:</P>
<P>se X =C3=A8 vera allora Y =C3=A8 vera</P>
<P>In questo caso X e Y rappresentano non pi=C3=B9 classi, ma proposizioni=
. Occorre=20
dunque dare ai simboli algebrici una interpretazione diversa da quella del=
=20
calcolo delle classi, e cio=C3=A8, prima di tutto, il simbolo "1" assume u=
n=20
significato diverso dal significato che ha nella logica dei termini, dove=
=20
significa "dominio di discorso" (o insieme delle classi di cui si parla). =
Il=20
simbolo "1" in questo caso significher=C3=A0 l'universo, che comprende tut=
ti i casi e=20
le congiunture di circostanze concepibili. </P>
<P>Se vi =C3=A8 una sola circostanza concepibile rappresentata da una sola=
=20
proposizione X, allora vi sono solo due possibili congiunture: che X sia v=
era o=20
X sia falsa; e Boole le esprime cos=C3=AC:</P>
<P>x =3D la proposizione X =C3=A8 vera</P>
<P>1-x =3D la proposizione X =C3=A8 falsa</P>
<P>Se vi sono due circostanze concepibili rappresentate da due proposizion=
i X e=20
Y, allora vi sono quattro possibili congiunture cos=C3=AC simbolizzate da =
Boole:</P>
<P>X =C3=A8 vera Y =C3=A8 vera =3D xy</P>
<P>X =C3=A8 vera Y =C3=A8 falsa =3D x(1-y)</P>
<P>X =C3=A8 falsa Y =C3=A8 vera =3D (1-x)y</P>
<P>X =C3=A8 falsa Y =C3=A8 falsa =3D (1-x)(1-y)&nbsp;</P>
<P>E cos=C3=AC via con l'aumentare del numero delle proposizioni. In ogni =
caso=20
l'insieme delle combinazioni (o congiunture) delle circostanze concepibili=
 sar=C3=A0=20
sempre uguale all'Universo, cio=C3=A8 ad 1. Qui si vede come le operazioni=
 algebriche=20
elementari rispecchiano la validit=C3=A0 dell'interpretazione logica. Date=
 queste=20
premesse, Boole applica le operazioni algebriche ai sillogismi ipotetici e=
 alle=20
proposizioni ipotetiche in generale. </P><A name=3Dind></A>
<P><B>4. La <I>Indagine sulle leggi del pensiero</I> di Boole=20
(1854)</B>&nbsp;</P>
<P>Dopo aver presentato l'ossatura della sua analisi matematica della logi=
ca,=20
Boole scrive un'opera di maggior respiro, densa di riflessioni filosofiche=
, e in=20
cui all'interpretazione logica dell'algebra si affianca una ampia sezione=
=20
dedicata alla teoria della probabilit=C3=A0, che avr=C3=A0 una grande infl=
uenza. In questo=20
nuovo e pi=C3=B9 ampio libro, intitolato <I>Indagine sulle leggi del pensi=
ero</I>,=20
Boole presenta i risultati del lavoro precedente, con alcuni cambiamenti, =
e=20
soprattutto propone il suo lavoro come una ricerca sulle leggi del pensier=
o,=20
universali e valide per tutti, e soprattutto pi=C3=B9 generali dei princip=
i logici=20
cui tradizionalmente si attribuiva la massima universalit=C3=A0, come il p=
rincipio di=20
non contraddizione. Tali leggi generali sono le propriet=C3=A0 di alcune o=
perazioni=20
tipiche dell'algebra e che sono comuni anche alla logica, e cio=C3=A8:&nbs=
p;</P>
<P>1. xy =3D yx Propriet=C3=A0 commutativa del prodotto</P>
<P>2. x+y=3Dy+x Propriet=C3=A0 commutativa della addizione</P>
<P>3.z(x+y)=3Dzx+zy Propriet=C3=A0 distributiva della moltiplicazione risp=
.=20
all'add.</P>
<P>4.z(x-y)=3Dzx-zy Propriet=C3=A0 distributiva della moltiplicazione risp=
. alla=20
sottr.</P>
<P>5 Sostitutivit=C3=A0 di elementi uguali rispetto a moltiplicazione, add=
izione e=20
sottrazione</P>
<UL>
  <P>se x=3Dy allora: zx=3Dzy , z+x=3Dz+y , x-z=3Dy-z</P></UL>
<P>6.x<SUP><FONT size=3D-2>2</FONT></SUP>=3Dx Legge degli indici.</P>
<P>&nbsp;</P>
<P>(Cfr. <I>Laws od Thoughts</I>, cap.II,=C2=A7=C2=A77-15). Nel primo capi=
tolo=20
dell'<I>Analisi matematica della logica</I> Boole presentava solo le prime=
 due=20
leggi e la sesta (sotto una forma parzialmente diversa, cio=C3=A8 xn=3Dx).=
 Queste leggi=20
rappresentano dunque per Boole propriet=C3=A0 universali delle operazioni =
del=20
pensiero. Di queste la pi=C3=B9 problematica =C3=A8 la sesta; Boole la spi=
ega ricordando=20
che (i) essa vale in aritmetica binaria, se si accettano cio=C3=A8 solo i =
numeri 1 e=20
0 che moltiplicati per se stessi seguono la legge; (ii) vale in logica dei=
=20
termini dove l'intersezione di una classe con s=C3=A9 stessa non =C3=A8 al=
tro che la=20
classe medesima; (iii) vale in logica delle proposizioni dove la congiunzi=
one di=20
una proposizione vera con s=C3=A9 stessa non cambia per nulla il valore di=
 verit=C3=A0=20
della proposizione. "Piove e piove" =C3=A8 solo un modo rafforzato per dir=
e "piove".=20
</P>
<P>La legge degli indici =C3=A8 particolarmente importante per la sua gene=
ralit=C3=A0,=20
anche perch=C3=A9 da essa si ricava il principio di non contraddizione; in=
fatti=20
da</P>
<P>x<SUP><FONT size=3D-2>2</FONT></SUP>=3Dx si deriva x-x<SUP><FONT=20
size=3D-2>2</FONT></SUP> =3D 0, che si pu=C3=B2 anche riscrivere come: x (=
1-x) =3D 0</P>
<P>Quest'ultima formulazione si pu=C3=B2 interpretare, ad es. nella logica=
 dei=20
termini, nel seguente modo, dando al simbolo x, per aiutare la comprension=
e, la=20
particolare interpretazione di "uomini"; allora "1-x" =C3=A8 interpretabil=
e come la=20
classe di tutto ci=C3=B2 che non =C3=A8 un uomo; quindi la formula dice ch=
e l'intersezione=20
degli uomini e dei non uomini =C3=A8 vuota, cio=C3=A8 che non =C3=A8 possi=
bile essere al tempo=20
stesso uomo e non uomo. Pi=C3=B9 in generale la formula rappresenta </P>
<P>"l'impossibilit=C3=A0, per un essere, di possedere e non possedere una =
medesima=20
qualit=C3=A0 nel medesimo tempo. Ma questo =C3=A8 esattamente quel princip=
io di=20
contraddizione che Aristotele ha descritto come l'assioma fondamentale di =
tutta=20
la filosofia [segue citazione di Met.III,3]. Quello che =C3=A8 stato comun=
emente=20
ritenuto l'assioma fondamentale della metafisica non =C3=A8 altro che la c=
onseguenza=20
di una legge del pensiero, matematica quanto alla sua forma." (<I>Laws of=
=20
Tought</I>, cap.3,=C2=A715).<B>&nbsp;</B></P><A=20
href=3D"http://www.dif.unige.it/epi/hp/penco/pub/boole.htm#top"><I>[torna=
=20
all'indice]</I> </A>
<P>&nbsp;</P><A name=3Dfon></A>
<P><B>5. Boole e la fondazione della semiotica</B></P>
<P>Il progetto generale della logica di Boole si pu=C3=B2 dunque riassumer=
e nella=20
visione di una scienza universale dell'uso dei simboli, che ha alla base (=
i) il=20
riconoscimento di alcune propriet=C3=A0 generali di certe operazioni; (ii)=
 la=20
possibilit=C3=A0 di interpretare tali operazioni, e i simboli ad esse conn=
essi, in=20
modi diversi, secondo uno schema di questo genere:<B>&nbsp;</B></P>
<CENTER>
<TABLE borderColor=3D#000000 cellPadding=3D5 width=3D339>
  <TBODY>
  <TR>
    <TD vAlign=3Dtop>
      <CENTER>
      <P>CALCOLO UNIVERSALE DEI=20
SIMBOLI</P></CENTER></TD></TR></TBODY></TABLE></CENTER>
<CENTER>
<P><U>LEGGI</U> universali del pensiero</P></CENTER>
<CENTER>
<P>commutativit=C3=A0 e associativit=C3=A0</P></CENTER>
<CENTER>
<P>&nbsp;</P></CENTER>
<CENTER>
<TABLE cols=3D4 width=3D"100%" bgColor=3D#16dee1 border=3D1>
  <TBODY>
  <TR>
    <TD>
      <CENTER>SEGNI</CENTER></TD></CENTER>
    <TD>
      <CENTER>INTERPR. MATEMATICA</CENTER></TD>
    <CENTER></CENTER>
    <TD>
      <DIV align=3Dright>INTERPRETAZIONE</DIV></TD>
    <DIV></DIV>
    <TD>LOGICA</TD></TR>
  <TR>
    <TD>
      <CENTER></CENTER></TD>
    <CENTER></CENTER>
    <TD>
      <CENTER></CENTER></TD>
    <CENTER></CENTER>
    <TD>
      <CENTER></CENTER></TD>
    <CENTER></CENTER>
    <TD>
      <CENTER></CENTER></TD>
    <CENTER></CENTER></TR>
  <TR>
    <TD>
      <CENTER></CENTER></TD>
    <CENTER></CENTER>
    <TD>
      <CENTER></CENTER></TD>
    <CENTER></CENTER>
    <TD>
      <CENTER>LOG.TERMINI</CENTER></TD>
    <CENTER></CENTER>
    <TD>
      <CENTER>LOG. PROPOSIZIONI</CENTER></TD>
    <CENTER></CENTER></TR>
  <TR>
    <TD>
      <CENTER>x, y, ...</CENTER></TD>
    <CENTER></CENTER>
    <TD>
      <CENTER>numeri&nbsp;</CENTER></TD>
    <CENTER></CENTER>
    <TD>
      <CENTER>classi&nbsp;</CENTER></TD>
    <CENTER></CENTER>
    <TD>
      <CENTER>proposizioni</CENTER></TD>
    <CENTER></CENTER></TR>
  <TR>
    <TD>
      <CENTER>+</CENTER></TD>
    <CENTER></CENTER>
    <TD>
      <CENTER>addizione</CENTER></TD>
    <CENTER></CENTER>
    <TD>
      <CENTER>unione </CENTER></TD>
    <CENTER></CENTER>
    <TD>
      <CENTER>disgiunzione (OR)</CENTER></TD>
    <CENTER></CENTER></TR>
  <TR>
    <TD>
      <CENTER>X</CENTER></TD>
    <CENTER></CENTER>
    <TD>
      <CENTER>moltiplicazione&nbsp;</CENTER></TD>
    <CENTER></CENTER>
    <TD>
      <CENTER>intersezione&nbsp;</CENTER></TD>
    <CENTER></CENTER>
    <TD>
      <CENTER>congiunzione (AND)</CENTER></TD>
    <CENTER></CENTER></TR>
  <TR>
    <TD>
      <CENTER>1</CENTER></TD>
    <CENTER></CENTER>
    <TD>
      <CENTER>1</CENTER></TD>
    <CENTER></CENTER>
    <TD>
      <CENTER>Dominio</CENTER></TD>
    <CENTER></CENTER>
    <TD>
      <CENTER>Vero</CENTER></TD>
    <CENTER></CENTER></TR>
  <TR>
    <TD>
      <CENTER>0</CENTER></TD>
    <CENTER></CENTER>
    <TD>
      <CENTER>0</CENTER></TD>
    <CENTER></CENTER>
    <TD>
      <CENTER>Classe Vuota&nbsp;</CENTER></TD>
    <CENTER></CENTER>
    <TD>
      <CENTER>Falso</CENTER></TD>
    <CENTER></CENTER></TR>
  <TR>
    <TD>
      <CENTER></CENTER></TD>
    <CENTER></CENTER>
    <TD>
      <CENTER></CENTER></TD>
    <CENTER></CENTER>
    <TD>
      <CENTER></CENTER></TD>
    <CENTER></CENTER>
    <TD>
      <CENTER></CENTER></TD>
    <CENTER></CENTER></TR></TBODY></TABLE>
<CENTER></CENTER>
<P>Chi pi=C3=B9 di ogni altro ha sviluppato gli aspetti filosofici del pro=
getto=20
booleano =C3=A8 probabilmente il filosofo americano Charles S. Peirce, che=
 in una=20
serie di saggi orami famosi, ha insistito sulla necessit=C3=A0 di elaborar=
e una=20
scienza generale dei segni, una "<I>semiotica</I>" che dovrebbe porsi come=
 base=20
e presupposto per ogni scienza. Ma mentre negli Stati Uniti Peirce svilupp=
ava la=20
sua idea di semiotica che tanto ha avuto eco anche nella nostra cultura=20
filosofica, in Europa Gottlob Frege rifletteva su alcuni problemi legati a=
l=20
progetto booleano e presentava alcune idee alternative che condurranno all=
a=20
nascita della logica matematica moderna. &nbsp;</P><A=20
href=3D"http://www.dif.unige.it/epi/hp/penco/pub/boole.htm#top"><I>[torna=
=20
all'indice]</I> </A>
<P>&nbsp;</P><A name=3Dide></A>
<P><B>6. La <I>Ideografia</I> di Frege</B></P>
<P>Il problema di Frege con l'algebra di Boole =C3=A8, a tutta prima, piut=
tosto=20
semplice: Frege =C3=A8 un matematico che cerca di eliminare dal ragionamen=
to=20
matematico le approssimazioni, le vaghezze e l'arbitrariet=C3=A0 che spess=
o nascono=20
dal ricorso all'intuizione; vuole in una parola rendere rigoroso il ragion=
amento=20
matematico; ha dunque bisogno di uno strumento formale, un linguaggio logi=
co,=20
per esprimere il ragionamento matematico in termini rigorosi. Questo lingu=
aggio=20
non pu=C3=B2 essere per=C3=B2 l'algebra di Boole, perch=C3=A9 in essa oper=
azioni diverse sono=20
rappresentate dallo stesso segno, e si creerebbero continue ambiguit=C3=A0=
: quando il=20
segno "+" rappresenta la somma aritmetica, e quando la unione di classi o =
la=20
disgiunzione di proposizioni? Quando il segno "1" rappresenta un numero e =
quando=20
un dominio di discorso? In una parola, la possibilit=C3=A0 di usare gli st=
essi segni=20
(con le stesse regole) con interpretazioni diverse, che era il punto di fo=
rza=20
dell'algebra di Boole, diviene, nell'ottica di Frege, un segno di debolezz=
a.=20
Frege si richiama a Leibniz che voleva unire a un calcolo una vera lingua=
=20
universale in cui parlare di qualsiasi scienza: il progetto leibniziano er=
a=20
unire una lingua, o "characteristica universalis" a un "calculus ratiocina=
tor":=20
=C3=A8 a questo ideale che Frege si richiama nel suo scritto del 1879, il =
cui titolo=20
<I>Begriffsschrift</I> ("Scrittura concettuale" o "Ideografia"), richiama=
=20
l'ideale leibniziano con lo stesso termine suggerito da Trendelenburg, un=
=20
filosofo tedesco che discuteva a quei tempi il progetto leibniziano. Il li=
mite=20
di Boole, rispetto al progetto di Leibniz, =C3=A8 che l'algebra della logi=
ca ci=20
fornisce solo un calcolo; la risposta di Frege =C3=A8 di accoppiare il cal=
colo a una=20
lingua universale, secondo uno schema che potremmo inquadrare, come si fa=
=20
solitamente in molti manuali di logica, nel modo seguente:</P>
<P>&nbsp;</P>
<CENTER>
<P><B></B>&nbsp;</P></CENTER>
<CENTER>
<TABLE cellSpacing=3D4 cellPadding=3D4 bgColor=3D#16dee1 border=3D5>
  <TBODY>
  <TR>
    <TD>
      <CENTER><FONT size=3D+3>SISTEMA FORMALE=20
</FONT></CENTER></TD></TR></TBODY></TABLE></CENTER><BR><BR>
<CENTER>
<TABLE width=3D"100%" bgColor=3D#16dee1 border=3D1>
  <TBODY>
  <TR>
    <TD>
      <CENTER><FONT size=3D+2>LINGUAGGIO</FONT></CENTER></TD>
    <TD>
      <CENTER><FONT size=3D+2>CALCOLO </FONT>(Apparato=20
    Deduttivo)</CENTER></TD></CENTER>
  <TR>
    <TD>
      <CENTER></CENTER></TD>
    <CENTER></CENTER>
    <TD>
      <CENTER></CENTER></TD>
    <CENTER></CENTER></TR>
  <TR>
    <TD>
      <CENTER>Vocabolario </CENTER></TD>
    <CENTER></CENTER>
    <TD>
      <CENTER>Assiomi </CENTER></TD>
    <CENTER></CENTER></TR>
  <TR>
    <TD>
      <CENTER>Regole di Buona Formazione</CENTER></TD>
    <CENTER></CENTER>
    <TD>
      <CENTER>Regole di Trasformazione</CENTER></TD>
    <CENTER></CENTER></TR>
  <TR>
    <TD>
      <CENTER>Formule Ben Formate</CENTER></TD>
    <CENTER></CENTER>
    <TD>
      <CENTER>Teoremi </CENTER></TD>
    <CENTER></CENTER></TR>
  <TR>
    <TD>
      <CENTER></CENTER></TD>
    <CENTER></CENTER></TR></TBODY></TABLE>
<CENTER></CENTER>
<P>&nbsp;</P>
<P>Con il richiamo alla necessit=C3=A0 di unire linguaggio e calcolo, Freg=
e imposta=20
una serie di rivoluzioni concettuali che differenziano il suo approccio da=
=20
quello di Boole. La originalit=C3=A0 della sua notazione e la stessa novit=
=C3=A0 della sua=20
impostazione non favorirono l'immediato diffondersi delle sue idee, che an=
zi=20
furono osteggiate da matematici e da filosofi. Frege comment=C3=B2 breveme=
nte la sua=20
sfortuna dicendo che i suoi testi venivano accolti di solito con reazioni =
del=20
tipo: "<I>metaphisica sunt non leguntur! Mathematica sunt non leguntur</I>=
!".=20
Senza perderci nei dettagli storici della fortuna/sfortuna dei lavori di F=
rege=20
vediamo i principali risultati della sua opera del 1879, usando anche i co=
mmenti=20
dello stesso Frege scritti negli anni immediatamente successivi (e riporta=
ti=20
nell=C3=95antologia di scritti postumi, tradotta da Eva Picardi). </P>
<P>Dividiamo i risultati di Frege in quelli che riguardano l'elaborazione =
del=20
linguaggio logico e quelli che riguardano l'apparato deduttivo (il calcolo=
).=20
Seguono alcune riflessioni di carattere pi=C3=B9 generale.</P><A=20
href=3D"http://www.dif.unige.it/epi/hp/penco/pub/boole.htm#top"><I>[torna=
=20
all'indice]</I> </A>
<CENTER>
<P><B></B>&nbsp;</P></CENTER>
<CENTER>
<P>
<HR>

<P></P></CENTER>
<CENTER>
<P><FONT face=3DArial><FONT size=3D-1>SECONDA PARTE </FONT></FONT></P></CE=
NTER>
<CENTER>
<P>
<HR>

<P></P></CENTER>
<CENTER>
<P>&nbsp;</P></CENTER><A name=3Dfre></A>
<P><B>7. Frege e il linguaggio logico universale</B></P>
<P>&nbsp;</P>
<P>In generale il capovolgimento proposto da Frege rispetto all'ottica boo=
leana=20
=C3=A8 simile al capovolgimento proposto dagli stoici rispetto alla logica=
=20
aristotelica. Gli stoici distinguevano le proposizioni in semplici (come=20
"piove", "c'=C3=A8 il sole", ecc.) e complesse (come "se piove allora mi b=
agno", "c'=C3=A8=20
il sole e non mi bagno", ecc.); le proposizioni che formavano le premesse =
del=20
sillogismo aristotelico come </P>
<P>&nbsp;</P>
<P>(1) "tutti gli uomini sono mortali" </P>
<P>&nbsp;</P>
<P>non sono considerate proposizioni semplici dal contenuto complesso, ma=
=20
proposizioni complesse, costituite da due proposizioni connesse con un=20
condizionale, cio=C3=A8:</P>
<P>&nbsp;</P>
<P>(2) "se qualcosa =C3=A8 un uomo, allora esso =C3=A8 mortale"</P>
<P>Il lavoro di Frege (che peraltro non pare conoscesse queste idee della =
logica=20
stoica) consiste nel dare rigore e sistematizzare intuizioni di questo gen=
ere;=20
per Frege la (1) e la (2) sono enunciati con lo stesso contenuto concettua=
le,=20
con lo stesso senso, ma la seconda formulazione =C3=A8 da prediligere alla=
 prima=20
perch=C3=A9 rende pi=C3=B9 chiara la connessione logica. La critica di Fre=
ge a Boole tocca=20
diversi aspetti del pensiero logico tradizionale, a volte criticandoli, a =
volte=20
assumendoli e dando loro rigore. Vediamone alcuni.</P><A=20
href=3D"http://www.dif.unige.it/epi/hp/penco/pub/boole.htm#top"><I>[torna=
=20
all'indice]</I> </A>
<P>&nbsp;</P><A name=3Dcap></A>
<P><I>7.1. Capovolgimento della teoria del giudizio: la teoria del concett=
o come=20
funzione </I></P>
<P>Nella logica tradizionale, cui Boole aderisce in pieno, =C3=A8 usuale=20
distinguere:</P>
<P>dottrina dei termini</P>
<P>dottrina delle proposizioni </P>
<P>dottrina del sillogismo</P>
<P>Usualmente inoltre tale suddivisione della logica andava unita a una te=
oria=20
della conoscenza che considerava le operazioni della mente in modo coerent=
e con=20
la tripartizione della logica e cio=C3=A8:</P>
<P>apprensione semplice di concetti o idee</P>
<P>giudizio</P>
<P>ragionamento</P>
<P>Si avrebbe cio=C3=A8 dapprima l'operazione di <I>astrazione</I> che=20
dall'esperienza trae i concetti (gli universali) e dalla unione e separazi=
one di=20
tali concetti ne forma altri nuovi; il giudizio consisterebbe nel porre in=
=20
relazione tali concetti dati; infine il ragionamento comporrebbe assieme d=
iversi=20
giudizi. Ci=C3=B2 che Frege ritiene fuorviante in questa prospettiva =C3=
=A8 la riduzione=20
della formazione dei concetti al procedimento dell'astrazione; se la forma=
zione=20
di nuovi concetti si riduce alla semplice combinazione di concetti preesis=
tenti,=20
non si riesce mai a creare alcun concetto effettivamente nuovo. Con una mo=
ssa=20
che gi=C3=A0 Kant aveva abbozzato, Frege capovolge l'ordine di priorit=C3=
=A0 e pone i=20
giudizi prima dei concetti: =C3=A8 dai giudizi che traiamo i concetti e no=
n=20
viceversa. Questa idea fregeana detta "tesi della priorit=C3=A0 dei giudiz=
i sui=20
concetti", si riflette nella strategia fregeana del "principio di estrazio=
ne=20
delle funzioni". Frege esemplifica questa mossa con un esempio elementare:=
=20
prendiamo un giudizio come</P>
<P>"Catone uccise Catone"</P>
<P>Da questo giudizio possiamo "estrarre" diverse funzioni o diversi conce=
tti,=20
ad es. i tre concetti di "assassinato da Catone", "assassino di Catone" e=
=20
"suicida", che possiamo considerare come strutture o forme comuni a pi=C3=
=B9=20
enunciati:</P>
<P>(1) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .(2) . . . . . . . . . . . =
. . .=20
. . . . . . . .(3)</P>
<P><I>Catone uccise (x)</I> . . . . . . . . . . .<I>(x) uccise Catone</I> =
<I>. .=20
. . . . . . . . . (x) uccise (x)</I></P>
<P>forma comune a: . . . . . . . . . . . .forma comune a: . . . . . . . . =
. . .=20
.forma comune a: </P>
<P>Catone uccise Nerone . . . . . . . .. Nerone uccise Catone . . . . . . =
. .=20
Catone uccise Catone</P>
<P>Catone uccise Seneca . . . . . . . . .Seneca uccise Catone . . . . . . =
. .=20
.Seneca uccise Seneca</P>
<P>&nbsp;</P>
<P>La forma comune a tutte queste classi di enunciati =C3=A8 la forma <I>(=
x) uccise=20
(y),</I> e la (3) =C3=A8 ovviamente un caso particolare di quest'ultima. S=
i nota=20
subito che Frege qui equipara concetti e funzioni. In un articolo del 1891=
=20
ritorna su questa equiparazione in dettaglio mostrando come per lui un con=
cetto=20
non =C3=A8 altro che un tipo particolare di funzione. Frege, cio=C3=A8, ge=
neralizza il=20
concetto di funzione (che era stato fondamentale per gli sviluppi del calc=
olo=20
infinitesimale) al calcolo riguardante simboli in generale, e in particola=
re le=20
espressioni linguistiche. Il concetto di "assassino di Catone" =C3=A8 cio=
=C3=A8 analogo a=20
una funzione <I>(x) uccise Catone</I> che ha un posto di argomento che qua=
ndo=20
viene saturato da un'espressione d=C3=A0 come valore della funzione non un=
 valore=20
numerico come per le normali funzioni matematiche, ma un "valore di verit=
=C3=A0".=20
Frege con questa mossa anticipa una distinzione oggi usuale: se pensiamo a=
llo=20
schema della funzione che si usa comunemente in matematica, </P>
<P><I>f (x) =3D y</I></P>
<P>possiamo distinguere due tipi diversi di espressioni funzionali; da una=
 parte=20
i <I>funtori</I> che sono espressioni che come valori danno oggetti di un =
certo=20
tipo (ad es.numeri) e dall'altra i <I>predicati</I> (cio=C3=A8 le espressi=
oni=20
linguistiche che stanno per concetti o relazioni), che danno come valori v=
alori=20
di verit=C3=A0. Questo risultato permette di unificare in un'unica notazio=
ne concetti=20
e relazioni (la cui differenza era particolarmente rilevante nella discuss=
ione=20
tradizionale sugli universali); semplicemente i concetti saranno analoghi =
a=20
funzioni con un argomento e le relazioni a funzioni con pi=C3=B9 argomenti=
. Concetti=20
come "pari", "dispari", "saggio", ecc. verranno rappresentati come predica=
ti=20
monadici, o a un posto d'argomento, del tipo <I>P(x), D(x), S(x)</I>; rela=
zioni=20
come "maggiore di", "ama", "odia", ecc. verranno rappresentati come predic=
ati=20
diadici,o a due posti d'argomento, del tipo <I>M(x,y), A(x,y), O(x,y).</I>=
 E=20
cos=C3=AC via. Tutte queste espressioni sono analoghe a funzioni e hanno c=
ome valori=20
valori di verit=C3=A0.</P>
<P>Sulla base dell'analogia con la funzione quindi <I>Frege definisce il=20
concetto come "una funzione che ha come valore un valore di verit=C3=A0".<=
/I> Quello=20
che Frege chiama "concetto" sar=C3=A0 chiamato da Russell "funzione propos=
izionale";=20
con questo nome Russell intende una funzione che, quando saturata, d=C3=A0=
 luogo a=20
una proposizione il cui valore =C3=A8 Vero o Falso. Questi cenni sull'idea=
 fregeana=20
della formazione dei concetti vanno letti sullo sfondo della sua invenzion=
e dei=20
quantificatori (vedi poi), che =C3=A8 strettamente connessa a questa notaz=
ione=20
funzionale; in questo modo, mostra Frege, =C3=A8 possibile costruire conce=
tti=20
effettivamente nuovi utilissimi per lo sviluppo della matematica, e che no=
n si=20
possono ricondurre al procedimento di astrazione. </P><A=20
href=3D"http://www.dif.unige.it/epi/hp/penco/pub/boole.htm#top"><I>[torna=
=20
all'indice]</I> </A><A name=3Ddef></A>
<P><I>7.2. Definizione del condizionale verofunzionale</I></P>
<P>La definizione fregeana del condizionale =C3=A8 quasi identica a quella=
 data a suo=20
tempo da Filone il megarico; date due proposizioni qualsiasi, A e B, Frege=
=20
ricorda che si hanno solo quattro possibilit=C3=A0 di combinazione (come g=
i=C3=A0 Boole;=20
cfr. =C2=A7 3 pi=C3=B9 sopra):</P>
<P>A vero B vero</P>
<P>A vero B falso</P>
<P>A falso B vero</P>
<P>A falso B falso&nbsp;</P>
<P>Asserire "se A allora B", in simboli "A --&gt;B", significa che si escl=
ude la=20
seconda di questa combinazioni. Perch=C3=A9 questa scelta? Frege ritiene c=
he questo=20
modo di usare il simbolo per "se...allora" sia particolarmente utile per l=
a=20
perspicuit=C3=A0 della deduzione logica, in particolare per le dimostrazio=
ni per=20
assurdo (ove si ritiene che il tutto sia falso se da una premessa assunta =
come=20
vera si deriva il falso). Non vuole con questo catturare tutte le sfumatur=
e=20
dell'espressione "se...allora" nel linguaggio naturale, ma dare una conven=
zione=20
precisa cui attenersi, precisare il significato con cui si deve intendere =
il=20
simbolo "--&gt; " nel linguaggio formale. Torneremo su questo nel =C2=A7 9=
. Qui basta=20
ricordare che anche il segno "--&gt; " =C3=A8 analogo a una funzione; in q=
uesto caso=20
una funzione che ha come argomenti (coppie di) valori di verit=C3=A0 e com=
e valori=20
valori di verit=C3=A0. Da Frege in poi si usa dunque chiamare i connettivi=
 logici o=20
le proposizioni composte con essi anche "funzioni di verit=C3=A0".</P><A=20
href=3D"http://www.dif.unige.it/epi/hp/penco/pub/boole.htm#top"><I>[torna=
=20
all'indice]</I> </A>
<P><I></I>&nbsp;</P><A name=3Dder></A>
<P><I>7.3 Derivabilit=C3=A0 dei connettivi - </I>Definito il significato d=
el simbolo=20
"_ " Frege mostra che, dato che esso =C3=A8 definito rigorosamente dai suo=
i valori di=20
verit=C3=A0, pu=C3=B2 servire, come base per definire altre forme di compo=
sizione di=20
enunciati, cio=C3=A8 altri connettivi come "e" ed "o". E' quanto Frege fa,=
 dopo aver=20
definito la negazione "non" come una funzione con un posto di argomento.=20
L'argomento =C3=A8 elementare: un enunciato A pu=C3=B2 essere Vero o Falso=
 (principio di=20
bivalenza). La sua negazione =C3=A8 una funzione che, se ha per argomento =
il Vero d=C3=A0=20
come valore il Falso e viceversa.</P>
<P>A . . .non A</P>
<P>-----------------</P>
<P>V . . . . .F</P>
<P>F . . . . .V</P>
<P>Componendo il condizionale ("--&gt; ") con la negazione (" - ") Frege o=
ttiene=20
le tavole di verit=C3=A0 del VEL ("o" disgiuntivo), dell'AUT ("o" alternat=
ivo) e=20
dell'AND (anche se egli non le chiama cos=C3=AC, e le esprime con il suo s=
imbolismo=20
bidimensionale senza dare le tavole di verit=C3=A0 nella forma in cui si d=
anno=20
attualmente). Definisce cio=C3=A8 per la prima volta nella logica ci=C3=B2=
 che si chiama=20
una "base di connettivi", cio=C3=A8 i connettivi sufficienti a definire tu=
tti gli=20
altri. Russell e Whithehead useranno per il suo sistema, i <I>Principia=20
Mathematica</I>, una base di connettivi che consiste nella negazione e=20
disgiunzione. Wittgenstein e Post nel 1921 useranno un unico connettivo,=20
chiamato "funtore di Sheffer"(oggi si chiamano NAND e NOR). </P><A=20
href=3D"http://www.dif.unige.it/epi/hp/penco/pub/boole.htm#top"><I>[torna=
=20
all'indice]</I> </A><A name=3Dqua></A>
<P><I>7.4. Quantificatori - </I></P>
<P>Frege =C3=A8 passato alla storia come l'inventore dei quantificatori; i=
l problema=20
era da tempo nell'aria, ma nella scuola booleana non si arrivava a una=20
definizione esatta del problema. Frege la diede nel 1879. Ed =C3=A8 quella=
 che=20
permette la fusione della logica proposizionale di tradizione stoica con l=
a=20
logica dei termini di tradizione aristotelica. Abbiamo visto (inizio =C2=
=A7 7) che=20
gli stoici consideravano la proposizione universale "tutti gli uomini sono=
=20
mortali" come un insieme di due proposizioni, cio=C3=A8 "se qualcosa =C3=
=A8 un uomo,=20
allora esso =C3=A8 mortale". Ma questo non permetteva di trattare corretta=
mente il=20
sillogismo aristotelico, le cui regole erano organizzate per il primo modo=
 di=20
considerare la proposizione. Il problema sta nella interpretazione dei ter=
mini=20
che i medioevali chiamavano "sincategorematici" (cio=C3=A8 tali da connett=
ere insieme=20
diverse categorie), in particolare "tutti" e "qualche", che chiameremo=20
"espressioni di generalit=C3=A0". Per Frege tali termini possono essere co=
nsiderati=20
come una specie di operatori, o funzioni di secondo livello, come egli ste=
sso=20
diceva, che "vincolano" i posti di argomento delle funzioni cui si riferis=
cono.=20
L'idea fregeana si pu=C3=B2 cogliere meglio tramite esempi (Frege usa un s=
imbolismo=20
speciale per la quantificazione che nessun altro user=C3=A0 in seguito. Il=
 simbolismo=20
attuale e altri simbolismi usati derivano dalle scritture di Peano e=20
Peirce).:</P>
<P>&nbsp;</P>
<P>&nbsp;</P>
<P>(1) tutti gli uomini sono mortali si pu=C3=B2 riscrivere: <FONT=20
face=3DSymbol>"</FONT> <I>x (Ux --&gt;Mx)</I></P>
<P>che si pu=C3=B2 leggere: "per tutte le x, se x =C3=A8 un uomo, allora x=
 =C3=A8 mortale"</P>
<P>(2) tutti i ragazzi amano qualche fanciulla si pu=C3=B2 riscrivere </P>
<P><I><FONT face=3DSymbol>" </FONT>x<FONT face=3DSymbol>$</FONT> y (Rx &am=
p;Fy=20
--&gt;Axy)</I>, che si pu=C3=B2 leggere:</P>
<P>"per tutti gli x, esiste un y tali che, se x =C3=A8 un ragazzo e y una =
ragazza,=20
allora x ama y"</P>
<P>Si pu=C3=B2 notare l'uso del condizionale. Ai tempi di Frege, alcuni bo=
oleani=20
avevano suggerito l'uso del condizionale, ma limitatamente alla logica=20
enunciativa; nel 1883 inoltre Peirce introduceva un'analoga notazione per =
i=20
quantificatori, ma al di fuori del contesto di sistema formale che era pre=
sente=20
invece in Frege. La grandezza di Frege =C3=A8 la sua sintesi unitaria in c=
ui tutti=20
gli spunti che stavano faticosamente chiarendosi nella scuola booleana ven=
gono=20
alla luce in un sistema unitario in cui viene definitivamente abbandonata =
la=20
separazione tra logica proposizionale e logica dei termini (che da Frege i=
n poi=20
viene considerata come una sottoparte della logica o calcolo dei predicati=
). La=20
logica proposizionale diviene pi=C3=B9 fondamentale perch=C3=A9 pi=C3=B9 g=
enerale; ma il modo=20
in cui =C3=A8 costruita permette la sua estensione naturale alla logica de=
i termini.=20
Alla fine del primo capitolo della <I>Ideografia</I> Frege presenta la tav=
ola=20
delle opposizioni aristotelica con la sua scrittura:</P>
<P><B>(A)</B> <B>tutti gli F sono G</B> . . . .<B>(E)</B> <B>nessun F =C3=
=A8=20
G</B></P>
<P><I><FONT face=3DSymbol>"</FONT>x (Fx --&gt; Gx) . . . . . . . .<FONT=20
face=3DSymbol>"</FONT>x (Fx --&gt; - Gx) </I></P>
<P><FONT size=3D-1>Per tuttix,se x =C3=A8 F =C3=A8 G . . . . . . . .. Per =
tuttix,se x =C3=A8 F=20
non =C3=A8 G</FONT></P>
<P><FONT size=3D-2></FONT>&nbsp;</P>
<P><B>(I) qualche F =C3=A8 G</B> . . . . . . .<B>(O)</B> <B>qualche F non =
=C3=A8 G</B></P>
<P><I><FONT face=3DSymbol>$ </FONT>x (Fx &amp;Gx) . . . . . . . . . . .<FO=
NT=20
face=3DSymbol>$</FONT> x(Fx &amp; - Gx)</I></P>
<P><FONT size=3D-1>Per qualche x, x =C3=A8 F ed =C3=A8 G . . . . . . . Per=
 qualche x, x =C3=A8 F=20
e non =C3=A8 G</FONT></P>
<P>&nbsp;</P>
<P>Se solo questo fosse stato il risultato, sarebbe gi=C3=A0 abbastanza. P=
erch=C3=A9 Frege=20
qui non si limita a ricostruire, come Boole, la logica dei termini di=20
Aristotele, ma la costruisce come estensione propria della logica=20
proposizionale: parte dagli stessi segni e le stesse regole della logica=20
proposizionale (i connettivi logici e le regole di composizione verofunzio=
nale)=20
e aggiunge a questi la notazione dei quantificatori che si integrano=20
perfettamente nelle regole di composizionalit=C3=A0. Ma la notazione della=
=20
quantificazione permette anche qualcosa di pi=C3=B9 della semplice traduzi=
one del=20
calcolo aristotelico dei termini; permette infatti anche di esprimere in m=
odo=20
non ambiguo anche frasi in cui compare pi=C3=B9 di una espressione di gene=
ralit=C3=A0, del=20
tipo "tutti i ragazzi amano una fanciulla"(il problema delle espressioni c=
on=20
generalit=C3=A0 multipla era stato molto discusso nel medioevo e nel rinas=
cimento=20
senza trovare adeguata soluzione). La trovata di Frege sta nell'idea di=20
<I>ambito</I>, da lui sviluppata con chiarezza nei suoi <I>Principi fondam=
entali=20
dell'aritmetica</I> (1893). La frase (2) sopra riportata =C3=A8 infatti am=
bigua,=20
potendo significare che: (a) ciascun ragazzo ha una fanciulla da amare e (=
b) una=20
qualche fanciulla =C3=A8 amata da ogni ragazzo. Per distinguere le due let=
ture Frege=20
cambia l'ordine dei quantificatori, rispettivamente:</P>
<P>(2a) <I><FONT face=3DSymbol>"</FONT></I> <I>x (Rx --&gt; <FONT=20
face=3DSymbol>$</FONT> y (Fy --&gt; Axy)</I></P>
<P>(2b) <I><FONT face=3DSymbol>"</FONT></I> <I>y (Fy --&gt;<FONT=20
face=3DSymbol>$</FONT> x (Rx --&gt;Axy)</I></P>
<P>(L'esempio di ragazzi e ragazze che si amano =C3=A8 di Peirce, non di F=
rege) </P>
<P>L'ordine dei quantificatori cio=C3=A8 determina l'ambito in cui essi fu=
nzionano,=20
costituisce cio=C3=A8 una specie di filtro: se il quantificatore universal=
e precede=20
l'universale, si ha una lettura "distribuita"; se il quantificatore partic=
olare=20
o esistenziale precede il quantificatore universale, cambia l'interpretazi=
one.=20
Il quantificatore che precede viene detto avere "ambito" o "raggio d'azion=
e" pi=C3=B9=20
ampio" di quello che segue. Tramite l'uso dell'ordine dei quantificatori F=
rege=20
riesce a costruire concetti matematici complessi che non possono essere ri=
dotti=20
a una mera relazione tra concetti data con le regole booleane.</P><A=20
href=3D"http://www.dif.unige.it/epi/hp/penco/pub/boole.htm#top"><I>[torna=
=20
all'indice]</I> </A>
<P>&nbsp;&nbsp;</P><A name=3Dcal></A>
<P><B>8. Frege e il calcolo logico (l'apparato deduttivo)</B></P>
<P>&nbsp;</P><A name=3Ddis></A>
<P><I>8.1. Distinzione assiomi-regole: il Modus Ponens</I></P>
<P>Per la prima volta nella storia della logica Frege fa una distinzione=20
esplicita che diverr=C3=A0 fondamentale nel XX secolo; quella tra assiomi =
logici e=20
regole logiche (tale distinzione =C3=A8 alla base del famoso apologo di Ac=
hille e la=20
Tartaruga di Lewis Carroll , scritto negli anni in cui Frege scriveva i=20
Principi, e pubblicato nel 1893). Frege richiama la necessit=C3=A0 di rego=
le per=20
realizzare la deduzione; gli stoici e Aristotele ne avevano tramandate div=
erse,=20
a volte sotto forma di principi primi. Frege distingue le regole dagli ass=
iomi=20
in modo netto, anche nella scrittura. Gli assiomi sono asserti, punti di=20
partenza del sistema logico; le regole non sono asserti, ma strategie=20
inferenziali. Ma dell'elenco di regole che si potevano recuperare dalla=20
tradizione Frege riconosce che una sola =C3=A8 sufficiente, la regola del =
MODUS=20
(ponendo) PONENS, o regola di separazione.</P>
<P>Frege la presenta cos=C3=AC: dato |- (A --&gt; B) e dato |- A si pu=C3=
=B2 derivare |-B,=20
o, in colonna:</P>
<P>|- (A--&gt; B)</P>
<P>|- A</P>
<P>--------------</P>
<P>|- B</P>
<P>Si noti il segno " |- " che non corrisponde esattamente al segno di=20
derivazione oggi usuale, ma =C3=A8 un segno speciale usato da Frege e chia=
mato "segno=20
di asserzione". Serve a ricordare che nella prima riga non si asserisce n=
=C3=A9 A n=C3=A9=20
B ma solo la verit=C3=A0 del condizionale A --&gt; B. Si asserisce cio=C3=
=A8 che dei=20
quattro casi possibili si esclude il secondo:</P>
<P>1. A vero B vero</P>
<P>2. A vero B falso</P>
<P>3. A falso B vero</P>
<P>4. A falso B falso</P>
<P>Restano dunque validi gli altri tre casi. Se si asserisce la verit=C3=
=A0 di A si=20
escludono a loro volta gli ultimi due casi. Resta dunque solo il caso 1. E=
 in=20
questo caso B =C3=A8 Vero. Dunque la conclusione =C3=A8 confermata.</P>
<P>&nbsp;</P><A name=3Ddiv></A>
<P><I>8.2. Diversi sistemi di assiomi?</I></P>
<P>Una volta definita la distinzione assiomi-regole Frege passa presentare=
 il=20
suo calcolo formale elencando gli assiomi. Frege riconosce che questi assi=
omi=20
non sono gli unici possibili; altri assiomi possono essere dati in modo ta=
le da=20
derivare le stesse leggi del pensiero; il sistema di Assiomi=20
dell'<I>Ideografia</I> di Frege consiste dei seguenti assiomi:</P>
<P>&nbsp;</P>
<P>1. p -&gt; (q -&gt;p)</P>
<P>2. p -&gt; (q -&gt;r) -&gt; ((p -&gt;q) -&gt; (p-&gt; r)</P>
<P>3. (p -&gt; (q -&gt; r)) -&gt; (q -&gt; (p -&gt; r)) (scambio=20
dell'antecedente)</P>
<P>4. (p -&gt;q) -&gt; (- q -&gt; - p) (contrapposizione) </P>
<P>5. - - p -&gt; p</P>
<P>6. -&gt; - - p</P>
<P>7. (x =3D y) -&gt; (Px -&gt; Py)</P>
<P>8. x =3D x</P>
<P>9. <FONT face=3DSymbol>" </FONT>x Px -&gt; Py</P>
<P>&nbsp;</P>
<P>Si pu=C3=B2 notare l'assioma 8, il principio di identit=C3=A0; il princ=
ipio di non=20
contraddizione =C3=A8 invece un teorema derivabile. E' da notare anche che=
 Frege usa=20
6 assiomi per il calcolo proposizionale; il sistema di Russell dei <I>Prin=
cipia=20
Mathematica</I> usa 5 assiomi; nel 1921 il logico polacco Lukasievicz most=
ra che=20
il sistema di assiomi di Frege =C3=A8 equivalente (ha la stessa capacit=C3=
=A0 di generare=20
teoremi) di un sistema con tre soli assiomi: i primi due di Frege e un ter=
zo che=20
viene cos=C3=AC formulato</P>
<P>&nbsp;</P>
<P>(- p -&gt; - q) -&gt; (q -&gt; p)</P>
<P>&nbsp;</P>
<P>Una formulazione di un sistema assiomatico moderno, il Bell-Machover (m=
anuale=20
pubblicato nel 1977), usa i seguenti tre schemi di assiomi:</P>
<P>&nbsp;</P>
<P>1. p -&gt; (q -&gt; p)</P>
<P>2. p -&gt; (q -&gt; r) -&gt; ((p -&gt; q) -&gt; (p - &gt; r)</P>
<P>3. (- p -&gt; q) -&gt; (( - p -&gt; - q) -&gt; p).</P>
<P>&nbsp;</P>
<P>Come si pu=C3=B2 notare esso ha come primi due assiomi gli assiomi del =
sistema=20
fregeano, il primo sistema assiomatico del calcolo proposizionale e predic=
ativo=20
della storia della logica. </P><A=20
href=3D"http://www.dif.unige.it/epi/hp/penco/pub/boole.htm#top"><I>[torna=
=20
all'indice]</I> </A>
<P>&nbsp;</P><A name=3Dass></A>
<P><I>8.3. Gli assiomi dei Principi del 1893 e la contraddizione di=20
Russell</I></P>
<P>&nbsp;</P>
<P>L'opera maggiore di Frege venne pubblicata nel 1893. Essa presentava un=
=20
sistema di assiomi con assiomi specifici per la aritmetica; era il primo s=
istema=20
assiomatico di logica "applicata". Ma non era esente da problemi; Russell=
=20
individu=C3=B2 infatti nel sistema fregeano la possibilit=C3=A0 di derivar=
e non solo=20
teoremi, ma una contraddizione. E, dato che secondo un famoso principio de=
tto=20
dello "pseudo-Scoto" (dimostrabile anche nel sistema di Frege), da una=20
contraddizione si pu=C3=B2 derivare qualsiasi cosa ("ex falso quodlibet), =
il sistema=20
veniva minacciato di "banalit=C3=A0". Frege reag=C3=AC con grande composte=
zza e=20
ammirazione per la critica di Russell: pubblic=C3=B2 il secondo volume del=
 suo lavoro=20
insieme alla lettera in cui Russell presentava la contraddizione e un suo=
=20
tentativo di soluzione. Abbandon=C3=B2 poi ogni tentativo di soluzione (fo=
rse si rese=20
conto che il suo tentativo non funzionava, come dimostr=C3=B2 pi=C3=B9 tar=
di Lukasiewicz)=20
e dedic=C3=B2 gli ultimi anni della sua vita a riflettere sui problemi fil=
osofici pi=C3=B9=20
generali connessi alla definizione di cos=C3=95=C3=A8 la logica (il proble=
ma della=20
negazione, della riducibilit=C3=A0 dei connettivi, del significato degli e=
nunciati,=20
ecc.).</P>
<P>Data la eco che ha avuto nella storia della logica, vale la pena presen=
tare=20
una versione semplificata della contraddizione di Russell. Il sistema di F=
rege=20
assume il principio, chiamato <I>Principio di Comprensione</I>, per cui, d=
ata=20
una propriet=C3=A0, si pu=C3=B2 assumere l'esistenza di un insieme ben det=
erminato che=20
corrisponde a questa propriet=C3=A0. Russell mostra che non =C3=A8 detto c=
he, dato un=20
concetto o una propriet=C3=A0, si possa sempre definire un insieme ad esso=
=20
corrispondente, senza cadere in contraddizioni. L'argomentazione base di R=
ussell=20
=C3=A8 un'argomentazione per assurdo: assumiamo che a qualsiasi propriet=
=C3=A0 corrisponda=20
un insieme. Prendiamo come propriet=C3=A0 quella definita come "non appart=
enere a se=20
stessi", cio=C3=A9 <I>x </I><FONT face=3DSymbol><FONT size=3D-1>=C3=8F</FO=
NT></FONT><I>x</I>.=20
Vi sar=C3=A0, per il principio di comprensione, una classe definita da que=
sta=20
propriet=C3=A0, cio=C3=A8 la classe di tutte le classi che hanno la propri=
et=C3=A0 di non=20
appartenere a se stesse. Nomineremo questa classe <I>R</I> per ricordarci =
il=20
nome del suo inventore. La domanda di Russell =C3=A8 la seguente: la class=
e <I>R</I>=20
appartiene a s=C3=A9 stessa o no? Gode cio=C3=A8 essa stessa della proprie=
t=C3=A0 che la=20
definisce? Vi sono due casi possibili:</P>
<P>1) la classe R appartiene a s=C3=A9 stessa (R<FONT face=3DSymbol> =C3=
=8E </FONT>R);=20
quindi gode della propriet=C3=A0 che caratterizza la classe R (la classe d=
elle classi=20
che non appartengono a se stesse) e quindi non appartiene a se stessa:</P>
<P>&nbsp; R <FONT face=3DSymbol>=C3=8E </FONT>R <FONT face=3DSymbol>=C3=86=
</FONT> R <FONT=20
face=3DSymbol>=C3=8F<FONT size=3D-1> </FONT></FONT>R</P>
<P>2) la classe R non appartiene a se stessa (R <FONT face=3DSymbol>=C3=8F=
<FONT=20
size=3D-1> </FONT></FONT>R); quindi gode della propriet=C3=A0 sopra defini=
ta, quindi fa=20
parte delle classi che appartengono alla classe R, costituita per definizi=
one da=20
tutte le classi che non appartengono a se stesse; in simboli:</P>
<P>R <FONT face=3DSymbol>=C3=8F<FONT size=3D-1> </FONT></FONT>R <FONT=20
face=3DSymbol>=C3=86</FONT> R<FONT face=3DSymbol>=C3=8E</FONT> R.</P>
<P>Da cui R<FONT face=3DSymbol>=C3=8E</FONT> R <FONT face=3DSymbol>=C2=B4<=
/FONT> R <FONT=20
face=3DSymbol>=C3=8F </FONT>R che =C3=A8 una palese contraddizione. </P>
<P>(Una scorciatoia =C3=A8 definire la classe R cos=C3=AC: "x appartiene a=
 R se e solo se=20
x non appartiene a se stesso": cio=C3=A9 X<FONT face=3DSymbol>=C3=8E </FON=
T>R <FONT=20
face=3DSymbol>=C2=B4</FONT> X <FONT face=3DSymbol>=C3=8F</FONT>X. Sostitue=
ndo X con R si ha=20
immediatamente la contraddizione voluta:R <FONT face=3DSymbol>=C3=8E</FONT=
> R <FONT=20
face=3DSymbol>=C2=B4</FONT> R <FONT face=3DSymbol>=C3=8F </FONT>R ). </P>
<P>La risposta di Russell e della maggior parte dei logici successivi a qu=
esta=20
contraddizione =C3=A8 che occorre porre restrizioni al principio di compre=
nsione.=20
Frege ritenne la teoria degli insiemi responsabile della confusione che si=
 era=20
creata (e Wittgenstein segu=C3=AC Frege su questo punto) e giunse, negli u=
ltimi anni=20
della sua produzione scientifica, a sostenere - contro le sue idee origina=
rie su=20
cui aveva fondato il suo progetto di ideografia - che non si pu=C3=B2 fond=
are=20
l'aritmetica sulla sola logica, perch=C3=A9 tramite la logica sola non abb=
iamo la=20
certezza che ci venga dato alcun oggetto. Il dibattito sui fondamenti dell=
a=20
matematica segu=C3=AC la strada di Russell, anche se a tutt'oggi la discus=
sione =C3=A8=20
ancora viva.</P><A=20
href=3D"http://www.dif.unige.it/epi/hp/penco/pub/boole.htm#top"><I>[torna=
=20
all'indice]</I> </A>
<P>&nbsp;</P><A name=3Dfil></A>
<P><B>9. Filosofia e teoria del significato: cos'=C3=A8 il significato di =
un=20
enunciato? </B></P>
<P>&nbsp;</P>
<P>Negli ultimi anni della sua produzione Frege si dedic=C3=B2 al chiarime=
nto dei=20
fondamenti teorici delle sue scoperte; nel frattempo le sue idee si erano=
=20
diffuse, specie tramite i <I>Principia Mathematica</I> di Russell e Whiteh=
ead,=20
pubblicati nel 1910, che presentavano, con la notazione di Peano, alcune d=
elle=20
idee fondamentali del pensiero di Frege, cui entro una certa misura erano =
giunti=20
indipendentemente. Vi erano anche molti disaccordi con Frege, ma l'idea di=
 fondo=20
di un sistema assiomatico formale costituito da un linguaggio e da un calc=
olo=20
era ormai consolidato; nel 1928 Hilbert e Ackerman presentano un sistema f=
ormale=20
che, richiamandosi anche ai risultati di Frege e Russell, costituisce il=20
prototipo dei sistemi assiomatici moderni. Finisce con questi lavori l'et=
=C3=A0=20
eroica della logica, e inizia una nuova fase, in cui i logici si interroga=
no sul=20
significato e sui fondamenti dei formalismi da loro inventati: a partire d=
agli=20
anni '30 si sviluppa cio=C3=A8 la <I>metalogica</I>, lo studio delle propr=
iet=C3=A0 dei=20
sistemi logici: correttezza, coerenza, completezza. I primi risultati=20
fondamentali, che riprendono lavori di logici precedenti, saranno dati dai=
=20
lavori di G=C3=B6del sulla correttezza e completezza del calcolo dei predi=
cati del=20
primo ordine e sulla incompletezza del calcolo dei predicati di ordine=20
superiore. </P>
<P>Un altro aspetto peculiare caratterizza lo sviluppo della logica dagli =
anni=20
'30 in poi: due grandi correnti si affiancano nello sviluppo degli studi l=
ogici:=20
la <I>semantica modellistica</I>, ossia lo studio della interpretazione=20
semantica dei sistemi logici, sviluppata a partire dai lavori pionieristic=
i di=20
Tarski, e la <I>teoria della dimostrazione</I>, ossia lo studio delle stru=
tture=20
dimostrative a partire dai lavori di Hilbert e di Gentzen. </P>
<P>Questi lavori si intrecciano a una riflessione filosofica su cosa si in=
tende=20
per "significato", riflessione che Frege per primo aveva inaugurato con la=
=20
distinzione tra "senso" (<I>Sinn</I>) e "riferimento" (<I>Bedeutung</I>). =
Carnap=20
per primo cerc=C3=B2 di definire in modo del tutto formale una differenza =
tra due=20
aspetti delle espressioni del sistema formale, dando una explicatum dei co=
ncetti=20
fregeani di senso e riferimento con i concetti di <I>intensione</I> ed=20
<I>estensione</I>. Anche Quine contribu=C3=AC a distinguere una <I>teoria =
del=20
senso</I> da una <I>teoria del riferimento</I>. Una teoria del riferimento=
 (o=20
una teoria dell'estensione) =C3=A8 una teoria che, a ogni categoria semant=
ica del=20
sistema formale, fa corrispondere un determinato tipo di oggetti (ai termi=
ni=20
singolari individui del dominio, a predicati classi, a enunciati valori di=
=20
verit=C3=A0). Parlare di teoria del riferimento =C3=A8 in pratica parlare =
di semantica=20
modellistica. Una teoria del senso (o dell'intensione) dovrebbe invece def=
inire=20
per ogni categoria semantica il suo senso. Dire in cosa consiste il senso =
di=20
ogni espressione logico-linguistica =C3=A8 materia di dibattito attuale. D=
al punto di=20
vista storico sono per=C3=B2 da ricordare due alternative ormai "classiche=
" che si=20
sono differenziate per il modo di intendere il senso degli enunciati del n=
ostro=20
linguaggio (o il senso dei connettivi logici). Su questa contrapposizione =
sar=C3=A0=20
dunque utile fare alcuni cenni prima di lasciare spazio alla riflessione=20
metalogica che rappresenta il contributo pi=C3=B9 cospicuo e decisivo dell=
a logica=20
contemporanea.</P><A=20
href=3D"http://www.dif.unige.it/epi/hp/penco/pub/boole.htm#top"><I>[torna=
=20
all'indice]</I> </A>
<P>&nbsp;</P><A name=3Dsig></A>
<P><I>9.1 Il significato come condizioni di verit=C3=A0: il Tractatus di=20
Wittgenstein</I> -</P>
<P>Tra i principi fondamentali del lavoro di Frege vi =C3=A8 il <I>princip=
io di=20
composizionalit=C3=A0</I> (oggi detto "principio di Frege"): il senso di o=
gni=20
espressione linguistica =C3=A8 funzione del senso delle parti; in particol=
are il=20
senso di un enunciato =C3=A8 funzione del senso delle sue parti; e il sens=
o di un=20
enunciato complesso =C3=A8 funzione del senso degli enunciati componenti. =
Forse la=20
enunciazione storicamente pi=C3=B9 famosa del principio di composizionalit=
=C3=A0 per gli=20
enunciati complessi (o principio di funzionalit=C3=A0) =C3=A8 data da Witt=
genstein nel=20
<I>Tractatus Logico-Philosophicus</I> del 1921, quasi trent'anni dopo la=20
pubblicazione del primo volume dei <I>Principi</I> di Frege dove questo=20
principio, pur non enunciato in modo cos=C3=AC esplicito come nel Tractatu=
s, era il=20
motore che faceva funzionare il sistema. Il principio appariva comunque gi=
=C3=A0=20
negli scritti precedenti di Frege, e in particolare nell'articolo "Senso e=
=20
Significato" del 1892. Nel <I>Tractatus</I> Wittgenstein definisce le tavo=
le di=20
verit=C3=A0 come sono oggi usualmente intese, come una combinatoria formal=
e di=20
possibilit=C3=A0 di verit=C3=A0/falsit=C3=A0 di enunciati. Dati n enunciat=
i vi sono 2=20
2<SUP><FONT size=3D-2>n </FONT></SUP>possibilit=C3=A0 di combinazione dei =
loro valori=20
di verit=C3=A0. Dati 2 enunciati vi sono 2<SUP><FONT size=3D-1>2</FONT><SU=
P><FONT=20
size=3D-2> 2</FONT> </SUP></SUP>possibilit=C3=A0 di combinazione, cio=C3=
=A8 16. Wittgenstein=20
elenca queste 16 possibilit=C3=A0 e mostra come ciascuna di queste possibi=
lit=C3=A0=20
combinazioni di verit=C3=A0/falsit=C3=A0 pu=C3=B2 essere intesa come il si=
gnificato delle=20
costanti logiche (o degli enunciati composti con esse). Si capovolge=20
l'impostazione intuitiva che viene spesso presentata nei testi introduttiv=
i ala=20
logica: invece che partire dal significato intuitivo dei connettivi "e", "=
o",=20
"se...allora", si parte dalle tavole di verit=C3=A0 decidendo che esse son=
o il=20
significato del connettivo; il significato di "se...allora" sar=C3=A0 dunq=
ue=20
identificato con la tavola di verit=C3=A0 del condizionale, che =C3=A8 sem=
plicemente una=20
delle sedici possibili combinazioni di due proposizioni atomiche:</P>
<P>p q . . . . p <FONT face=3DSymbol>=C3=86 </FONT>q</P>
<P>V V . . . . .V</P>
<P>V F . . . . . F</P>
<P>F V . . . . .V</P>
<P>F F . . . . .V</P>
<P>&nbsp;</P>
<P>Il significato di un enunciato (in questo caso l'enunciato "p <FONT=20
face=3DSymbol>=C3=86</FONT> q) =C3=A8 perfettamente determinato quando =C3=
=A8 determinata la sua=20
tavola di verit=C3=A0; questa esprime le condizioni a cui l'enunciato =C3=
=A8 vero o =C3=A8=20
falso. Dire che il significato di un enunciato sono le sue condizioni di v=
erit=C3=A0=20
=C3=A8 intuitivamente molto accattivante: pare infatti ovvio che conosco i=
l=20
significato di un enunciato quando so a quali condizioni esso =C3=A8 vero,=
 anche se=20
non ne conosco il valore di verit=C3=A0. Il valore di verit=C3=A0 viene co=
nsiderato il=20
riferimento, o estensione, dell'enunciato; le condizioni di verit=C3=A0 ve=
ngono=20
considerate il suo senso o intensione (in semantica modellistica pi=C3=B9=
=20
precisamente l'intensione di un enunciato sar=C3=A0 una funzione da mondi =
possibili a=20
estensioni, una funzione cio=C3=A8 che determina a quali condizioni un enu=
nciato =C3=A8=20
vero a seconda di certi mondi possibili).</P><A=20
href=3D"http://www.dif.unige.it/epi/hp/penco/pub/boole.htm#top"><I>[torna=
=20
all'indice]</I> </A>
<P>&nbsp;</P><A name=3Dtau></A>
<P><I>9.2 Tautologie e contraddizioni</I> -</P>
<P>Tra le condizioni di verit=C3=A0 elencate in ogni combinatoria possibil=
e (anche=20
nella combinatoria di sedici possibili tavole di verit=C3=A0 per due propo=
sizioni) vi=20
sono, nota Wittgenstein, due casi estremi: quando la tavola di verit=C3=A0=
 ha sempre=20
valore "vero" e quando ha sempre valore "falso". Wittgenstein, con una=20
innovazione terminologica che si =C3=A8 ormai depositata nel linguaggio fi=
losofico=20
contemporaneo, chiama le proposizioni logicamente vere "tautologie" e quel=
le=20
logicamente false "contraddizioni". Esempi classici sono, rispettivamente:=
</P>
<P>&nbsp;</P>
<P>tautologia: p v - p</P>
<P>contraddizione p &amp; - p</P>
<P>La logica consiste di questo tipo di proposizioni: i teoremi della logi=
ca=20
sono proposizioni sempre vere; in questi casi non si pu=C3=B2 per=C3=B2 pr=
opriamente=20
parlare di "senso"; infatti non ho delle particolari condizioni a cui la=20
proposizione =C3=A8 vera o falsa; essa =C3=A8 sempre vera o sempre falsa a=
 prescindere da=20
qualsiasi condizione, a prescindere da qualsiasi stato del mondo; le=20
proposizioni della logica sono cio=C3=A8 indipendenti dall'esperienza; ess=
e formano=20
l'impalcatura della nostra descrizione del mondo (per questi motivi Wittge=
nstein=20
chiame tali proposizioni "prive di senso"). </P><A=20
href=3D"http://www.dif.unige.it/epi/hp/penco/pub/boole.htm#top"><I>[torna=
=20
all'indice]</I> </A>
<P>&nbsp;</P><A name=3Dmet></A>
<P><I>9.3</I> <I>Il significato come metodo di verifica</I> -</P>
<P>&nbsp;L'idea del significato di un enunciato come condizioni di verit=
=C3=A0 si =C3=A8=20
imposta di fatto al mondo logico-filosofico come del tutto intuitiva e=20
accettabile. Da Frege a Montague essa resta un paradigma di filosofia. Ma =
lo=20
stesso Wittgenstein, intorno agli anni '30, inizi=C3=B2 a dubitare della v=
alidit=C3=A0=20
universale di questa definizione, insistendo sul fatto che il significato =
di un=20
enunciato deve essere identificato con il metodo della sua verifica o dell=
a sua=20
giustificazione. Generalizzando queste idee giunse infine al famoso slogan=
 "il=20
significato =C3=A8 l'uso". Si =C3=A8 molto discusso su come interpretare q=
ueste=20
riflessioni di Wittgenstein. Alcuni autori le mettono accanto alle rifless=
ioni=20
che Gentzen andava svolgendo negli anni '30 sulla deduzione naturale e sul=
la=20
logica intuizionista, anche se non vi =C3=A8 un collegamento effettivo tra=
 i due=20
autori (si pu=C3=B2 forse parlare di "spirito del tempo"). </P>
<P>Normalmente si contrappone la deduzione naturale di Gentzen al metodo d=
elle=20
tavole di verit=C3=A0: Gentzen infatti sosteneva che la definizione (e noi=
 potremmo=20
anche dire il "significato") delle costanti logiche era dato dal loro uso=
=20
effettivo, che si rispecchiava ne modo in cui le costanti logiche vengono=
=20
introdotte o eliminate in una argomentazione. Se ho una giustificazione=20
indipendente di A e di B posso introdurre la loro congiunzione; se ho asse=
rito=20
"A e B" posso eliminare la "e" e asserire ogni congiunto indipendentemente=
,=20
secondo schemi di questo tipo:</P>
<P>&nbsp;</P>
<P>regola di introduzione della "&amp;" regola dieliminazione della "&amp;=
 "=20
</P>
<P>A . . . . . . .B . . . . . . . . . . . . .A&amp;B . . . . . . . . .A&am=
p;=20
B</P>
<P>---------------- . . . . .. . . . . . . .-------- . . . . . . . -------=
-</P>
<P>A&amp; B . . . . . . . . . . . . . . . .. . . A . . . . . . . . . . . B=
</P>
<P>&nbsp;</P>
<P>Si pu=C3=B2 dire che questo =C3=A8 un modo perspicuo per mostrare cosa =
si intende=20
dicendo che il significato =C3=A8 l'uso: il significato di "A e B" =C3=A8 =
definito quando=20
si chiarisce come viene usato il connettivo "e" (o "&amp; "), cio=C3=A8 co=
me viene=20
introdotto e come viene eliminato nel corso di una argomentazione. Fin qui=
 per=C3=B2=20
abbiamo una visione del tutto corrispondente alla visione classica data co=
n le=20
tavole di verit=C3=A0. Gentzen trova per=C3=B2 particolarmente utile il su=
o calcolo della=20
deduzione naturale per la logica intuizionista, ove i connettivi della neg=
azione=20
e del condizionale hanno un significato del tutto particolare: negare un=20
enunciato vuol dire che si pu=C3=B2 dimostrare che da esso segue un assurd=
o;=20
analogamente asserire "p -&gt; q" vuole dire che si ha una procedura che=20
permette di passare da una dimostrazione di p a una dimostrazione di q. Ne=
lla=20
interpretazione intuizionista in particolare "p o non p" vuole dire qualco=
sa=20
come "p =C3=A8 dimostrabile o p non =C3=A8 dimostrabile (giustificabile, v=
erificabile,=20
asseribile)". Questo ovviamente non vale in assoluto, dato che - come la=20
matematica e la logica insegnano - vi sono casi di enunciati indecidibili,=
 che=20
non si possono n=C3=A9 dimostrare n=C3=A9 refutare. Quindi il principio de=
l terzo escluso=20
non viene assunto tra i principi logici fondamentali della logica intuizio=
nista.=20
Ma questo =C3=A8 un principio fondamentale della logica classica; questo m=
ostra come=20
la logica classica sia strettamente legata all'idea del significato come=20
condizioni di verit=C3=A0: infatti in logica classica non si ha alcun inte=
resse a=20
quali giustificazioni o dimostrazioni si possano dare di un enunciato: si =
ha una=20
combinatoria di possibili verit=C3=A0 e falsit=C3=A0 e il senso di un enun=
ciato =C3=A8 la=20
condizione a cui =C3=A8 vero, a prescindere dal fatto che siamo in grado d=
i venire a=20
sapere se l'enunciato sar=C3=A0 mai vero. Ma se le condizioni di verit=C3=
=A0 sono del=20
tutto al di fuori della nostra capacit=C3=A0 cognitiva, in cosa consiste=20
<I>conoscere</I> il senso, <I>conoscere</I> le condizioni di verit=C3=A0? =
Una=20
risposta che segue le idee del secondo Wittgenstein =C3=A8 la seguente: co=
nosco il=20
significato di un enunciato non quando conosco le sue condizioni di verit=
=C3=A0, ma=20
quando ho un metodo per determinare qual'=C3=A8 la sua verit=C3=A0, quando=
 ho un metodo di=20
verifica o di giustificazione della verit=C3=A0 di tale enunciato. Un enun=
ciato di=20
cui non ho alcun metodo di verifica =C3=A8 insensato, non deve far parte d=
i un=20
linguaggio scientifico rigoroso. Conosco il significato di un enunciato=20
indecidibile non se conosco le sue condizioni di verit=C3=A0 (infatti non =
=C3=A8 vero a=20
nessuna condizione), ma se ho un metodo per la sua dimostrazione (che mi=20
dimostra, appunto che non =C3=A8 n=C3=A9 asseribile n=C3=A9 refutabile).</=
P>
<P><B></B>&nbsp;</P><A name=3Dlef></A>
<P><I>9.4. Logica e filosofia</I> - Da sempre logica e filosofia sono stat=
e=20
strettamente intrecciate. Con la nascita della nuova forma in cui si =C3=
=A8=20
sviluppata la logica, cio=C3=A8 la logica matematica, questo legame ha con=
tinuato ad=20
approfondirsi in diversi modi. Per usare uno schema ancora oggi valido=20
didatticamente possiamo prendere come punto di riferimento il lavoro di=20
Wittgenstein: </P>
<P>&nbsp;</P>
<P>(i) Il <I>Tractatus Logico-philosophicus</I> =C3=A8 stato il primo lavo=
ro di=20
filosofia del linguaggio ispirato alla svolta logica di Frege. Esso ha avu=
to una=20
grande influenza sullo sviluppo del neopositivismo e del neoempirismo: la=
=20
distinzione delle proposizioni in logiche (tautologie e contraddizioni),=20
empiriche e metafisiche e in particolare il problema della demarcazione tr=
a=20
enunciati sensati, e insensati =C3=A8 stato l=C3=95inizio di una discussio=
ne che ha=20
ripercussioni ancora oggi in filosofia della scienza. Il neopositivismo ha=
=20
irrigidito la distinzione analitico/sintetico (proposizioni logico-matemat=
iche e=20
proposizioni empiriche), dando per=C3=B2 ad essa un ruolo fondamentale nel=
la=20
discussione successiva, dalla critica di Quine, alla discussione di Carnap=
 e ai=20
pi=C3=B9 recenti dibattiti sulla difficolt=C3=A0 di distinguere tra dizion=
ari ed=20
enciclopedie. La visione del significato di un enunciato come condizioni d=
i=20
verit=C3=A0 come definito nel <I>Tractatus</I> =C3=A8 inoltre uno dei para=
digmi classici=20
presenti in logica e filosofia.</P>
<P>(ii) La filosofia del "secondo" Wittgenstein ha influenzato prima di tu=
tto=20
ancora una volta il movimento neopositivista e neoempirista sul tema del=20
significato di un enunciato come metodo della sua verifica. Il=20
"verificazionismo" sviluppato in questo contesto, pur dando adito a molte=
=20
critiche (tra le prime quelle di Popper) =C3=A8 stato il punto di origine =
di un=20
dibattito estremamente fecondo, specialmente nell=C3=95analisi del linguag=
gio=20
scientifico. Ma dal verificazionismo neoempirista si deve distinguere quel=
la che=20
si pu=C3=B2 chiamare "teoria verificazionista del significato", o anche "t=
eoria=20
antirealista" del significato, che nasce da una fusione dei temi=20
wittgensteiniani con le problematiche della logica intuizionista e che =C3=
=A8 stata=20
sviluppata da alcuni autori, tra cui prima di tutto Michael Dummett. Ne =
=C3=A8 nata=20
una discussione su cosa si deve intendere per "realismo" oggi, e su come i=
l=20
dibattito metafisico deve impegnarsi in una discussione di cosa si intenda=
 per=20
"significato". Questo =C3=A8 solo un esempio. Altri temi si sono sviluppat=
i, come ad=20
es. il dibattito sull'essenzialismo aristotelico nato con la discussione d=
ella=20
interpretazione semantica delle logiche modali data da Kripke, la discussi=
one=20
sugli atti linguistici e gli aspetti pragmatici del linguaggio, il ruolo d=
ei=20
nuovi formalismi informatici nello sviluppo della nostra visione della men=
te e=20
della conoscenza, ecc. Dopo la svolta imposta dai lavori pionieristici di =
Boole=20
e Frege, la logica e i suoi problemi tornano oggi ad avere un ruolo centra=
le nel=20
dibattito attuale in filosofia. </P><A=20
href=3D"http://www.dif.unige.it/epi/hp/penco/pub/boole.htm#top"><I>[torna=
=20
all'indice]</I> </A>
<P><FONT size=3D+1></FONT>&nbsp;</P>
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=20
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