date: Thu, 22 Jan 2009 12:28:37 +0100
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subject: M. LIPMAN - ORIENTAMENTO AL VALORE (CARING) COME PENSIERO
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<HTML><HEAD><TITLE>Pensiero ed Emozioni</TITLE>
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a\pensiero\pensiero_emozioni.mht">
<P align=3Dcenter><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D2><STRONG>Comunica=
zione=20
Filosofica n. 3</STRONG></FONT></P>
<P align=3Dcenter><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>MATTHEW=
=20
LIPMAN</STRONG></FONT></P>
<P align=3Dcenter><FONT face=3D"Times New Roman" color=3D#ff0000=20
size=3D4><STRONG>ORIENTAMENTO AL VALORE (CARING) COME PENSIERO</STRONG></F=
ONT></P>
<P align=3Dcenter><FONT face=3D"Times New Roman" color=3D#ff0000 size=3D4>=
<STRONG>(IN=20
"INQUIRY", VOL. XV, N=B0 1/1995)</STRONG></FONT></P>
<P align=3Dcenter><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>(TRADUZI=
ONE DI=20
ANTONIO COSENTINO)</STRONG></FONT></P>
<P align=3Dcenter><FONT face=3D"Times New Roman"=20
size=3D3><STRONG></STRONG></FONT>&nbsp;</P>
<DIV align=3Dleft>
<TABLE cellSpacing=3D1 width=3D"100%" border=3D2>
  <TBODY>
  <TR>
    <TD><FONT face=3D"Times New Roman" color=3D#0000ff size=3D3><STRONG><A=
=20
      href=3D"http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#A"><U>AB=
STRACT</U></A>=20
      - <A href=3D"http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#B">=
<U>Le=20
      emozioni possono essere cognitive?</U></A> - <A=20
      href=3D"http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#C"><U>Em=
ozioni=20
      come giudizi</U></A> - <A=20
      href=3D"http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#D"><U>La=
=20
      tripartizione tradizionale</U></A> - <A=20
      href=3D"http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#E"><U>Or=
ientamento=20
      al valore come pensiero</U></A> - <A=20
      href=3D"http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#F"><U>NO=
TE</U></A></STRONG></FONT></TD></TR></TBODY></TABLE></DIV>
<P><FONT face=3D"Times New Roman"><BIG></BIG></FONT>&nbsp;</P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman"><BIG><A name=3DA></A></BIG><FONT=20
size=3D3><STRONG>ABSTRACT</STRONG></FONT></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>Lipman' article aims to=
 specify=20
more closely what the notion of "high-order-thinking" means. If there is n=
o=20
doubt that thinking at this level (the analysis, synthesis and evaluation =
in=20
Bloom's taxonomy) joins together critical and creative thinking, it is, as=
 well,=20
far from being fully understood without the proper references to the domai=
n of=20
values, that is what Lipman calls "caring". Generally speaking, caring see=
ms to=20
be a kind of feeling. Can it be meant, instead, as a genuine cognitive=20
dimension? It is what the article tries to answer.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman"><BIG></BIG></FONT>&nbsp;</P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman"><STRONG><FONT size=3D3>In anni recenti v=
ari autori=20
hanno proposto una serie di criteri per identificare il pensiero razionale=
=20
</FONT><FONT color=3D#0000ff size=3D3><A=20
href=3D"http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#F"><U>1</U></A=
></FONT><FONT=20
size=3D3>. Nello stesso tempo gli educatori sono stati ampiamente spinti a=
=20
ritenere auspicabile un'educazione basata sul pensiero e non semplicemente=
 sulla=20
conoscenza. Dato che pensare =E8 qualcosa che presumibilmente gli studenti=
 fanno=20
di gi=E0, =E8 apparso raccomandabile insistere a che l'educazione miri all=
a=20
formazione di un "pensiero di livello superiore" </FONT><FONT color=3D#000=
0ff=20
size=3D3><A=20
href=3D"http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#F"><U>2</U></A=
></FONT><FONT=20
size=3D3>. Ora, qual =E8 la relazione tra il pensiero logico e il "pensier=
o di=20
livello superiore"? Numerosi scrittori hanno sostenuto che il "pensiero di=
=20
livello superiore" deve essere inteso come una combinazione di pensiero lo=
gico e=20
di pensiero creativo. Nulla da obiettare su questa affermazione, ma vorrei=
=20
mostrare qui che esiste qualcosa come un pensiero orientato al valore (car=
ing) e=20
che esso costituisce il terzo prerequisito di un "pensiero di livello=20
superiore".</FONT></STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman"><BIG></BIG></FONT>&nbsp;</P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman"><BIG><A name=3DB></A></BIG><FONT size=3D=
3><STRONG>1.=20
Le emozioni possono essere cognitive?</STRONG></FONT></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman"><STRONG><FONT size=3D3>Un tale esordio n=
on =E8 di=20
buon auspicio, giacch=E9, riguardo alla relazione che intercorre tra sfera=
=20
affettiva e sfera cognitiva, esso cozza contro l'opinione corrente, sulla =
base=20
della quale l'attivit=E0 di pensiero sarebbe circoscritta al solo ambito=20
cognitivo. La dimensione affettiva, sarebbe, invece l'insieme degli stati=
=20
psicologici che possono precedere, accompagnare o seguire le operazioni di=
=20
pensiero; tale, comunque, da non essere mai confusa con queste. In altri=20
termini, si ritiene che i sentimenti non sono espressioni del pensiero, se=
bbene=20
possano essere le cause oppure gli effetti di tali espressioni. E l'orient=
amento=20
al valore appartiene alla sfera dell'affettivit=E0? </FONT><FONT color=3D#=
0000ff=20
size=3D3><A=20
href=3D"http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#F"><U>3</U></A=
></FONT><FONT=20
size=3D3> [...]</FONT></STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman"><STRONG><FONT size=3D3>Un punto di parte=
nza che=20
viene subito in mente =E8 il noto articolo di Israel Scheffler </FONT><FON=
T=20
color=3D#0000ff size=3D3><A=20
href=3D"http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#F"><U>4</U></A=
></FONT><FONT=20
size=3D3>. Egli parte in modo promettente da una distinzione tra "emozioni=
 al=20
servizio della cognizione" e "emozioni cognitive". Con "emozioni al serviz=
io=20
della cognizione" Scheffler intende tre cose: a) le cosiddette "passioni=20
razionali", un concetto sviluppato in precedenza da R. S. Peters </FONT><F=
ONT=20
color=3D#0000ff size=3D3><A=20
href=3D"http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#F"><U>5</U></A=
></FONT><FONT=20
size=3D3>, b) emozioni percettive (perceptual feelings) e c) immaginazione=
=20
teoretica. Le "passioni razionali" sono definite dall'Autore come disposiz=
ioni=20
emozionali che agevolano la ricerca. Ne sono esempi l'amore per la verit=
=E0,=20
l'impegno per l'accuratezza, l'avversione per l'evasivit=E0 e l'ammirazion=
e per il=20
progresso teoretico. Scheffler aggiunge anche, sotto il titolo di passione=
=20
razionale, quei sentimenti e disposizioni che possono essere organizzati i=
n un=20
"carattere razionale", tale da "tendere verso un equilibrio tra i pensieri=
, una=20
giustizia epistemica, la quale richiede le sue specifiche rinunce e svilup=
pa una=20
caratteristica disciplina cognitiva" </FONT><FONT color=3D#0000ff size=3D3=
><A=20
href=3D"http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#F"><U>6</U></A=
></FONT><FONT=20
size=3D3>. Nel caso della percezione, l'Autore sostiene che gli ingredient=
i=20
emozionali della percezione ci aiutano a capire che cosa percepiamo, a giu=
dicare=20
quello che discerniamo e ad interpretare quello che osserviamo. Riguardo a=
l modo=20
in cui le emozioni giocano un ruolo nella cognizione teoretica, Scheffler =
mette=20
in evidenza l'estro e l'audacia del pensiero scientifico, il modo in cui l=
e=20
emozioni ci aiutano a distinguere e a selezionare tra modelli ed idee di g=
radi=20
diversi di interesse, e l'enorme sostegno che ci forniscono nel momento=20
dell'applicazione dei risultati della nostra immaginazione alla soluzione =
dei=20
problemi.</FONT></STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>L'insistenza di Scheffl=
er=20
nell'etichettare questo primo gruppo come "emozioni al servizio della=20
cognizione", piuttosto che "emozioni cognitive" sembra abbastanza discutib=
ile.=20
La sua spiegazione - che in questo tipo di emozioni non ci sia niente di=20
specificamente cognitivo, tranne il modo in cui vengono organizzate - non =
=E8=20
convincente per il fatto che esse sembrano fare tutto quello che fanno le=
=20
cognizioni e, inoltre, per il fatto che lascia irrisolta la questione di c=
ome=20
l'organizzazione di inerti emozioni possa generare tali conseguenze=20
dinamiche.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>Ci=F2 che Scheffler sce=
glie di=20
chiamare emozione marcatamente cognitiva =E8 qualcosa di molto specifico: =
deve=20
poggiare su un presupposto cognitivo ed essere in relazione con lo stato=20
cognitivo (delle cognizioni) della persona (le sue convinzioni e le sue=20
aspettative). Esempi riferiti sono la gioia della verificazione e la sorpr=
esa.=20
Allorch=E9 quello che scopriamo corrisponde oppure entra in conflitto con =
le=20
nostre aspettative, i nostri sentimenti sono cognitivi poich=E9 le ragioni=
 ad esse=20
connesse sono esse stesse cognitive. Risulta difficile vedere perch=E9 pas=
sioni=20
razionali quali l'amore per la verit=E0, l'impegno per l'accuratezza, l'av=
versione=20
per l'evasivit=E0 e l'ammirazione per il progresso teoretico - in altre pa=
role,=20
emozioni che agevolano la ricerca ma classificate da Scheffler come=20
semplicemente "al servizio della cognizione" non debbano egualmente essere=
=20
classificate come emozioni cognitive. Senza dubbio le ragioni che valgono =
per=20
esse sono altrettanto cognitive quanto quelle per la gioia della verificaz=
ione e=20
per la sorpresa.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>Pur essendo deludente i=
l modo in=20
cui il principio di Scheffler =E8 applicato - ossia che un'emozione =E8 co=
gnitiva se=20
la sua ragione =E8 cognitiva - il principio stesso =E8, tuttavia, degno di=
 essere=20
preso in considerazione. Fornisce, infatti, una base per distinguere tra l=
e=20
emozioni cognitive e quelle non-cognitive. Cos=EC, se uno risponde alla do=
manda=20
"Perch=E9 abusi dei bambini?" dicendo: "Perch=E9 li amo", e un altro rispo=
nde alla=20
domanda "Perch=E9 hai sposato tua moglie?" dicendo: "Perch=E9 la amo", =E8=
 molto=20
probabile che il primo individuo non sar=E0 in grado di esibire ragioni di=
 natura=20
cognitiva per il suo "amore", mentre il secondo sar=E0 in grado di farlo. =
Amare la=20
persona che si vuole sposare =E8, nella maggior parte dei casi, appropriat=
o e=20
ragionevole; abusare dei bambini =E8, nella maggior parte dei casi, inappr=
opriato=20
e irragionevole. Il carattere cognitivo delle ragioni ha a che fare con il=
 loro=20
essere appropriate o inappropriate piuttosto che con le aspettative a cui=
=20
corrispondo-no o non.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>Dovrebbe essere ormai p=
i=F9 che=20
evidente che tanto termini come "cognitivo" e "pensiero" che termini come=
=20
"affettivo" ed "emozione" sono vaghi e polisemici. Inoltre, "cognitivo" e=
=20
"pensiero" sono parole talmente connesse col linguaggio ed il simbolismo c=
he=20
tutto ci=F2 che si presenta come non-linguistico e non-simbolico viene rel=
egato=20
nel regno dell'affettivit=E0 piuttosto che in quello del pensiero. Per sup=
erare=20
questo pregiudizio, propongo di considerare il pensiero non tanto come=20
elaborazione di informazione quanto come connessione e interazione di pezz=
i di=20
esperienza. In tal senso, pensare equivale a scoprire, inventare, connette=
re e=20
sperimentare relazioni, e questo vale sia che si tratti di relazioni simbo=
liche=20
sia che si tratti di rapporti non-simbolici. Si pensa quando si percepisce=
, per=20
esempio, che parti del campo visivo sono connesse con altre parti, oppure =
quando=20
si prende coscienza del fatto che i mezzi usati hanno qualche effetto sull=
e=20
conseguenze. La base neurale del pensiero sar=E0 anche una connessione neu=
rale, ma=20
il pensiero in se stesso =E8 certamente una connessione di=20
esperienze.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>Considerando il pensier=
o in=20
questo modo, potremo essere pi=F9 specifici riguardo a ci=F2 che si intend=
e con=20
l'affermazione che alcuni tipi di sentimenti, come l'orientato al valore,=
=20
possono essere espressioni del pensiero. Ma prima =E8 bene prendere in esa=
me un=20
assunto che costituisce il punto di partenza in vista della meta finale. S=
i=20
tratta dell'affermazione che le emozioni sono giudizi.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman"><BIG></BIG></FONT>&nbsp;</P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman"><BIG><A name=3DC></A></BIG><FONT size=3D=
3><STRONG>2.=20
Emozioni come giudizi.</STRONG></FONT></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman"><STRONG><FONT size=3D3>Di fronte alla no=
zione=20
secondo cui le emozioni possono essere classificate come giudizi molti son=
o=20
portati ad associare questa posizione a Robert Solomon </FONT><FONT=20
color=3D#0000ff size=3D3><A=20
href=3D"http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#F"><U>7</U></A=
></FONT><FONT=20
size=3D3>, come anche, pi=F9 recentemente, a Martha Nussbaum </FONT><FONT=
=20
color=3D#0000ff size=3D3><A=20
href=3D"http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#F"><U>8</U></A=
></FONT><FONT=20
size=3D3> e Kathleen Wallace </FONT><FONT color=3D#0000ff size=3D3><A=20
href=3D"http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#F"><U>9</U></A=
></FONT><FONT=20
size=3D3>. Eppure, si tratta di un'antica questione che risale per lo meno=
 a=20
Crisippo ed =E8 generalmente collegata con gli Stoici </FONT><FONT color=
=3D#0000ff=20
size=3D3><A=20
href=3D"http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#F"><U>10</U></=
A></FONT><FONT=20
size=3D3>. Secondo Crisippo le emozioni sono giudizi nel senso (materialis=
tico)=20
che esse registrano mutamenti ambientali e rispondono ad essi: qualcosa co=
me la=20
reazione di una barometro all'abbassamento della pressione atmosferica int=
esa=20
come una valutazione della sua situazione meteorologica. Crisippo si aggra=
ppa a=20
due importanti qualificazioni: in quanto giudizi, le emozioni sono istanta=
nee=20
(nel senso di appena formate) e false. Presumibilmente, questo accade perc=
h=E9 le=20
emozioni sono giudizi nei quali siamo portati ad avere fiducia: se avessim=
o=20
minore fiducia, esse non avrebbero molte opportunit=E0 di=20
ingannarci.</FONT></STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman"><STRONG><FONT size=3D3>Si potrebbe esser=
e portati=20
a credere che, per Crisippo, il fatto stesso della istantaneit=E0 delle em=
ozioni -=20
che non siano, cio=E8, durature e stereotipate - dovrebbe essere una garan=
zia=20
della loro veridicit=E0 piuttosto che della falsit=E0, ma non =E8 cos=EC <=
/FONT><FONT=20
color=3D#0000ff size=3D3><A=20
href=3D"http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#F"><U>11</U></=
A></FONT><FONT=20
size=3D3>. Il filosofo stoico =E8 portato a fidare pi=F9 sulla natura razi=
onale di un=20
giudizio come segno della sua verit=E0 piuttosto che sulla sua istantaneit=
=E0 e=20
immediatezza. Ma forse, in questo caso, stiamo sottilizzando intorno alla=
=20
distinzione tra giudizi pre-riflessivi (prima facie) e giudizi post-rifles=
sivi.=20
=C8 verosimile che la ragione entri in questi ultimi molto pi=F9 facilment=
e che nei=20
primi. Prendiamo il caso di un critico teatrale che deve recensire un'oper=
a=20
vista nella stessa giornata. Finch=E9 il ricordo delle sue emozioni =E8 an=
cora=20
fresco egli pu=F2 passare in rassegna i momenti della risata, del sorriso,=
 del=20
borbottio, del sussulto, della disapprovazione. Quei comportamenti rappres=
entano=20
i giudizi emersi in modo immediato come risposta alla rappresentazione. Il=
 suo=20
giudizio definitivo terr=E0 conto di tali valutazioni immediate, ma non si=
=20
conformer=E0 necessariamente ad esse (come in Leibniz, la volont=E0 conseg=
uente di=20
Dio tiene conto della volont=E0 precedente, ma non si conforma necessariam=
ente ad=20
essa). Il giudizio finale del critico, pertanto, sar=E0 rappresentativo di=
 quelle=20
valutazioni immediate, abbastanza autentiche per essere insorte l=EC per l=
=EC, ma=20
carenti del senso del tutto che soltanto una considerazione successiva e g=
lobale=20
pu=F2 fornire.</FONT></STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman"><STRONG><FONT size=3D3>Ho scelto un caso=
 in cui un=20
individuo riflette attentamente prima di decidere e decide prima di agire.=
=20
Tuttavia questo non =E8 l'unico modo di interpretare gli Stoici. Per gli S=
toici di=20
Roma, sostiene Lloyd (Si ricordi che Crisippo era greco), fermarsi per la=
=20
riflessione era normalmente "segno di incompetenza nell'arte di vivere"=20
</FONT><FONT color=3D#0000ff size=3D3><A=20
href=3D"http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#F"><U>12</U></=
A></FONT><FONT=20
size=3D3>. Si pu=F2 andare avanti con l'azione senza impegnarsi nella rifl=
essione?=20
Lloyd afferma che: "Formulare il giudizio che Elena =E8 bella =E8 lo stess=
o atto o=20
evento di averne (essere cosciente di) una bella rappresentazione. Sceglie=
re o=20
decidere di amare Elena =E8 lo stesso atto che dare l'assenso al giudizio =
che ella=20
=E8 attraente. Scegliere o decidere di fare alcunch=E9 =E8 lo stesso o qua=
si lo stesso=20
atto di cercare di farlo" </FONT><FONT color=3D#0000ff size=3D3><A=20
href=3D"http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#F"><U>13</U></=
A></FONT><FONT=20
size=3D3>.</FONT></STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman"><STRONG><FONT size=3D3>Parecchie cose qu=
i=20
ricordano il sillogismo pratico di Aristotele, in cui la conoscenza di ci=
=F2 che=20
si deve fare insieme con la coscienza di essere in una situazione in cui =
=E8=20
appropriato fare ci=F2 che si deve fare, si risolve nel fare senz'altro qu=
ello che=20
deve essere fatto </FONT><FONT color=3D#0000ff size=3D3><A=20
href=3D"http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#F"><U>14</U></=
A></FONT><FONT=20
size=3D3>.</FONT></STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>Ritornando a Crisippo, =
sembra che=20
egli voglia dire che, nella misura in cui =E8 vera, un'opinione contribuis=
ce al=20
normale funzionamento del corpo, evitando quelle vibrazioni fastidiose che=
 si=20
registrano nel caso di opinioni false. Le emozioni, secondo lui, sono giud=
izi=20
sbagliati e i giudizi sbagliati sono il marchio di una vita smoderata. Una=
 vita=20
temperata =E8 contrassegnata da giudizi corretti. Per questo motivo le emo=
zioni=20
sono da evitare.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman"><STRONG><FONT size=3D3>Questa =E8 l'inte=
rpretazione=20
comune, nonostante l'inquietante frammento citato da Von Arnim (SVF III 46=
1):=20
"Crisippo cerca di dimostrare che le emozioni/affezioni sono una sorta di=
=20
giudizi del razionale" </FONT><FONT color=3D#0000ff size=3D3><A=20
href=3D"http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#F"><U>15</U></=
A></FONT><FONT=20
size=3D3>. Giudizi del razionale! Forse che questo significa che le emozio=
ni=20
formulano i loro giudizi sulla ragione proprio come la ragione formula i s=
uoi=20
giudizi sulle emozioni? Se =E8 cos=EC, allora =E8 questo il motivo per cui=
 gli Stoici=20
considerano le emozioni come giudizi necessariamente falsi? Il frammento r=
isulta=20
stimolante perch=E9 suggerisce due modi di pensare, ciascuno dei quale app=
are=20
sbagliato dal punto di vista dell'altro e ciascuno dei due pu=F2 rappresen=
tare un=20
ostacolo per l'altro. Oppure, forse, esso indica semplicemente due maniere=
 di=20
considerare il pensiero, uno dei quali include le emozioni come sue compon=
enti,=20
mentre l'altro le esclude.</FONT></STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman"><STRONG><FONT size=3D3>In anni recenti M=
artha=20
Nussbaum ha concentrato la sua attenzione sul ruolo delle emozioni per com=
e esso=20
=E8 stato inteso dai filosofi della tradizione. Ella ha identificato due f=
orti=20
obiezioni nei confronti delle emozioni, entrambe appena esaminate. La prim=
a=20
riguarda l'opinione che le emozioni sono innate, processi privi di pensier=
o che=20
agiscono per confondere ed intralciare gli sforzi della mente verso la=20
razionalit=E0, e l'Autrice conviene sul fatto che molti filosofi rifiutano=
 ora=20
questa semplicistica considerazione delle emozioni come un ostacolo per il=
=20
pensiero umano. D'altra parte, la Nussbaum individua un certo numero di al=
tri=20
pensatori, dagli Stoici romani e greci a Descartes e Spinoza, i quali sost=
engono=20
che le emozioni non sono prive di pensiero ma intelligenti, non innate ma=
=20
apprese e non acritiche ma capaci di giudizio. Nonostante ci=F2, questi fi=
losofi=20
non riconoscono alle emozioni un ruolo positivo nel giudizio perch=E9 vedo=
no le=20
emozioni come intrinsecamente instabili o legate ad oggetti instabili e, p=
erci=F2,=20
false. Questa posizione, asserisce Nussbaum, =E8 molto pi=F9 profonda dell=
a prima e=20
continua ad attirare molte adesioni. Tuttavia, secondo lei, =E8 una posizi=
one che=20
poggia su premesse normative, come il bisogno di autosufficienza e di dist=
acco,=20
che sono assai problematiche in un tempo in cui il bisogno della comunit=
=E0 sembra=20
superare, di gran lunga, quello dell'indipendenza individuale. L'Autrice s=
piega=20
la profondit=E0 di questa posizione col fatto che "come i pi=F9 penetranti=
 ed=20
incisivi pensieri filosofici, essa mostra al lettore la sua struttura=20
argomentativa" 16, ed insiste sul fatto che le emozioni (come la piet=E0 e=
 la=20
paura) possono essere vere e che "se non c'=E8 emozione, non c'=E8 propria=
mente=20
neanche il giudizio... Questo significa che, per rappresentare certe verit=
=E0, =E8=20
necessario rappresentare delle emozioni. E significa, altres=EC, che per=20
comunicare certe verit=E0 al proprio lettore, bisogna scrivere in modo tal=
e da=20
suscitare le sue emozioni" </FONT><FONT color=3D#0000ff size=3D3><A=20
href=3D"http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#F"><U>17</U></=
A></FONT><FONT=20
size=3D3>.</FONT></STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman"><BIG></BIG></FONT>&nbsp;</P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman"><BIG><A name=3DD></A></BIG><FONT size=3D=
3><STRONG>3.=20
La tripartizione tradizionale.</STRONG></FONT></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>I Greci ricondussero l'=
ambito=20
cognitivo sotto tre idee regolative: Verit=E0, Bellezza, Bene. Aristotele=
=20
trasform=F2 queste idee in una trinit=E0 naturalistica. Per il filosofo, l=
a ricerca=20
si suddivide in scienze teoretiche, scienze produttive e scienze pratiche.=
 Le=20
opere maggiori di Kant trattano della ragion pura, della ragion pratica e =
del=20
giudizio.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman"><STRONG><FONT size=3D3>Pi=F9 recentement=
e questa=20
tripartizione si =E8 travasata nella teoria del curriculum, come nella tas=
sonomia=20
di Bloom. Bloom e i suoi collaboratori hanno identificato tre aspetti del=
=20
pensiero di livello superiore: quello analitico, quello sintetico e quello=
=20
valutativo </FONT><FONT color=3D#0000ff size=3D3><A=20
href=3D"http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#F"><U>18</U></=
A></FONT><FONT=20
size=3D3>. Intanto, nella metafisica di Justus Buchler l'attivit=E0 del gi=
udizio=20
(come processo) viene suddivisa in: dire, produrre (making) e fare (doing)=
;=20
mentre i giudizi (come prodotti) sono distinti in: asserti, prodotti=20
(arrangements) e azioni </FONT><FONT color=3D#0000ff size=3D3><A=20
href=3D"http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#F"><U>19</U></=
A></FONT><FONT=20
size=3D3>.</FONT></STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>Volendo seguire la dist=
inzione=20
tra pensiero ordinario e pensiero di livello superiore, potremmo mantenere=
=20
l'approccio trinitario e potremmo specificare quelle idee regolative come=
=20
verit=E0, significato e valore. Ma allora, quali aspetti del pensiero di l=
ivello=20
superiore si potrebbe dire che corrispondano a questi ideali? Si dir=E0 ch=
e il=20
pensiero logico corrisponde alla ricerca della verit=E0 e il pensiero crea=
tivo=20
corrisponde alla ricerca del significato. Ma qual =E8 l'aspetto che riguar=
da=20
specificamente la dimensione dei valori?</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>=C8 facile qui essere f=
raintesi.=20
Quello che ci chiediamo non =E8 affatto quale aspetto del pensiero di live=
llo=20
superiore ha come oggetto i valori. Una persona che sta imparando una ling=
ua=20
straniera apprende prima parole, frasi, declinazioni e coniugazioni e poi,=
=20
gradualmente, impara a pensare nella lingua greca, cinese o islandese. Una=
=20
persona che sta imparando la storia all'inizio memorizza nomi, posti e dat=
e, ma=20
piano piano incomincia a pensare storicamente. Allo stesso modo, imparare =
a=20
pensare in valori =E8 diverso dall'inizia-le apprendimento a pensare sui v=
alori.=20
Si impara a pensare valorialmente cos=EC come si impara a pensare storicam=
ente,=20
geograficamente, algebricamente, musicalmente o=20
narra-tivamente.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>Voglio chiarire che non=
 intendo=20
equiparare la valutazione (valuation) con il giudizio di valore (evaluatio=
n). Il=20
giudizio di valore ha a che fare con una stima o una valutazione meditate.=
 La=20
semplice valutazione, al contrario, pu=F2 essere completamente acritica:=20
prediligere anzich=E9 stimare, tenere in considerazione anzich=E9=20
ponderare.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman"><STRONG><FONT size=3D3>Pensare valorialm=
ente =E8=20
sempre "intenzionale", nel significato fenomenologico di questo termine, n=
el=20
senso, cio=E8, che chi valuta (pensa valorialmente) sta sempre dirigendo i=
l=20
proprio pensiero verso qualcosa. Cos=EC, un pensiero che attribuisce valor=
e=20
(values) agli esseri razionali =E8 un pensiero rispettoso. Un pensiero che=
=20
attribuisce valore (values) a ci=F2 che =E8 bello =E8 un pensiero capace d=
i apprezzare=20
(appreciative). Un pensiero che attribuisce valore (values) alla virt=F9 =
=E8 un=20
pensiero capace di ammirare (admiring). Se assegna valore a chi =E8 sensib=
ile, =E8=20
un pensiero premuroso (considerate). Se assegna valore a chi ha bisogno di=
=20
sostegno, =E8 un pensiero amorevole (cherishing). Se assegna valore a chi =
soffre,=20
=E8 un pensiero compassionevole. Se assegna valore al destino del mondo e =
dei suoi=20
abitanti, =E8 un pensiero impegnato </FONT><FONT color=3D#0000ff size=3D3>=
<A=20
href=3D"http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#F"><U>20</U></=
A></FONT><FONT=20
size=3D3>. In generale, possiamo dire che il tipo di pensiero di cui si pa=
rla=20
(caring) =E8 il pensiero che assegna valore al valore.</FONT></STRONG></FO=
NT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>Buchler ha sostenuto ch=
e esistono=20
tre modi del giudizio: dire, produrre (making) e fare (doing) - o se si vu=
ole,=20
asserire, produrre e agire. Questa tripartizione si applica altrettanto be=
ne al=20
pensiero, perch=E9, se vogliamo conoscere le componenti del pensiero di li=
vello=20
superiore, non dovremmo essere in errore rispondendo che esse sono pensier=
o=20
logico, pensiero creativo e pensiero orientato al valore, in quanto modi d=
i=20
esprimere come pensiamo quando pensiamo bene. Allorch=E9 pensiamo criticam=
ente,=20
applichiamo al nostro pensiero regole, criteri, standards, ragioni e ordin=
i che=20
sono ragionevoli e appropriati. Allorch=E9 pensiamo creativamente, inventi=
amo i=20
modi per esprimere noi stessi e/o il mondo che ci circonda; cerchiamo di=20
oltrepassare i modi in cui abbiamo pensato precedentemente; immaginiamo de=
ttagli=20
di mondi possibili e proponiamo innovazioni senza precedenti. Quando pensi=
amo=20
valorialmente, prestiamo attenzione a ci=F2 che riteniamo importante, a ci=
=F2 a cui=20
badiamo, a ci=F2 che domanda, richiede o ha bisogno di essere pensato da n=
oi. Il=20
pensiero di livello superiore, in altre parole, non =E8 avalutativo. Possi=
ede=20
aspetti etici ed estetici dai quali =E8 inseparabile. Pensare a ci=F2 che =
si pu=F2=20
fare nel mondo significa dover tenere in conto l'impatto ambientale dell'a=
zione.=20
Pensare agli anziani o ai bambini - persone incapaci di avere cura di se s=
tessi=20
- vuol dire prendere in considerazione il modo in cui prendersi cura di lo=
ro e=20
assegnare questa priorit=E0 di pensiero sulla base della sua importanza. I=
l=20
pensiero orientato al valore non si ferma alla semplice classificazione; d=
eve=20
costruire graduatorie, assegnare priorit=E0, distinguere ci=F2 che =E8 urg=
ente da=20
quello che non lo =E8. Ci=F2 che si nasconde dietro le valutazioni =E8 sem=
pre il=20
proprio senso della proporzione, quella prospettiva idiosincratica rispett=
o alla=20
quale alcune cose appaiono vicine ed enormi, mentre altre sembrano tanto l=
ontane=20
e di piccolissime dimensioni.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>Commentando la triparti=
zione del=20
pensiero (come del giudizio) in dire, produrre (making) e fare (doing),=20
equivalenti a pensiero logico, creativo e orientato al valore (caring), no=
n=20
intendo presentarli come altrettanti compartimenti stagno. Taluni contesti=
 sono=20
cos=EC inospitali rispetto alla riflessione che avvicinarli criticamente v=
uol dire=20
essere creativi, e, in tali contesti, sia la razionalit=E0 che la creativi=
t=E0 sono=20
dei valori. Alcune forme di creativit=E0 del pensiero richiedono di essere=
=20
rigorosamente organizzate e ragionate e, in tal caso, mostrano il valore d=
i=20
essere razionali ed inventive. Alcune forme di pensiero orientato al valor=
e=20
(caring) sono concettualmente forti tanto quanto stilisticamente innovativ=
e.=20
Perci=F2, la tripartizione vale soltanto per i fini dell'analisi: non c'=
=E8 alcuna=20
pretesa di considerare il pensiero separato di fatto in queste tre=20
regioni.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>Considerare il pensiero=
 in=20
termini di pluralismo, anche in questo modo limitato in cui sto facendo qu=
i con=20
razionalit=E0, creativit=E0 e valutazione (caring), =E8, comunque, qualcos=
a di molto=20
diverso dal considerarlo come unitario e indivisibile. Il concetto di unic=
it=E0=20
significa che il pensiero pu=F2 anche non avere niente come oggetto, pur r=
imanendo=20
uno e uguale a prescindere dai suoi oggetti. Io sto proponendo, invece, ch=
e il=20
pensiero =E8 sempre situato in un contesto: chi pensa storicamente pensa i=
n modo=20
diverso da chi pensa in termini matematici. Queste sono differenze discipl=
inari.=20
Lo stesso si pu=F2 dire delle differenze formali: chi pensa razionalmente =
pensa in=20
modo diverso da chi pensa in modo valoriale.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>Rodin non pensava con p=
arole=20
mentre scolpiva Le Penseur: pensava col marmo o con gli strumenti della=20
scultura. Ma egli pensava anche in modo valoriale, perch=E9 non avrebbe pr=
odotto=20
l'opera che ha prodotto se non avesse assegnato al pensiero un valore tant=
o=20
alto, se non avesse preso il pensiero tanto sul serio. Le Penseur =E8 un i=
nno=20
della scultura al pensiero, cos=EC come Leaves of Grass =E8 un'ode poetica=
=20
all'esperien-za umana. Ciascuna opera, a suo modo, esprime tecnica, invenz=
ione e=20
impegno.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman"><BIG></BIG></FONT>&nbsp;</P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman"><BIG><A name=3DE></A></BIG><FONT size=3D=
3><STRONG>4.=20
Orientamento al valore come pensiero.</STRONG></FONT></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>Ho sottolineato che=20
l'orientamento al valore non =E8 una condizione causale del pensiero - o, =
in ogni=20
caso, non deve essere - ma pu=F2, invece, essere un modo o una dimensione =
o un=20
aspetto del pensiero stesso. Pertanto, l'orientamento al valore =E8 un gen=
ere di=20
pensiero quando d=E0 luogo ad operazioni cognitive quali esaminare delle=20
alternative, scoprire o inventare relazioni, istituire connessioni tra=20
connessioni, valutare differenze. Inoltre, appartiene alla natura propria=
=20
dell'orientamento al valore eliminare distinzioni e gradazioni quando esse=
=20
tendono ad apparire sgradevoli e, in tal modo, a sopravvivere alla loro ut=
ilit=E0=20
[...] e, insieme, ricercare un equilibrio tra quella parit=E0 ontologica c=
he=20
colloca tutti gli esseri su uno stesso piano e le differenze prospettiche =
nelle=20
proporzioni e nelle sfumature percettive che derivano dalle nostre=20
discriminazioni emotive.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>Non ritengo, ad ogni mo=
do, di=20
essere nelle condizioni di offrire una definizione del pensiero orientato =
al=20
valore nel senso di affermare che i criteri esposti per il pensiero logico=
=20
possono essere combinati per formare una definizione di quell'aspetto dell=
a=20
cognizione. Ci=F2 che posso fornire, invece, =E8 l'elenco non esaustivo di=
 un certo=20
numero di forme di pensiero orientato al valore. Si tratta, comunque, di=20
requisiti importanti che vale la pena di considerare.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman"><BIG></BIG></FONT>&nbsp;</P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>(a) Pensiero=20
valutativo</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman"><STRONG><FONT size=3D3>John Dewey ha pre=
cisato che=20
=E8 necessario distinguere tra "tenere in conto" (avere caro) e "giudicare=
"=20
(assegnare un valore), tra "tenere in considerazione" e "stimare", tra=20
"apprezzare" e "valutare" </FONT><FONT color=3D#0000ff size=3D3><A=20
href=3D"http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#F"><U>21</U></=
A></FONT><FONT=20
size=3D3>. Apprezzare significa amare, avere caro; valutare significa calc=
olare il=20
valore di. La differenza tra "tenere in conto" e "giudicare", come la diff=
erenza=20
tra coppie di termini simili, =E8 di grado: non c'=E8 "tenere in conto" ch=
e non=20
contenga almeno un germe di "giudicare" e non c'=E8 "giudicare" che non co=
ntenga=20
almeno un germe di "tenere in conto".</FONT></STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>In ogni caso, quando no=
i teniamo=20
in conto, ammiriamo, amiamo e apprezziamo, siamo impegnati a valutare qual=
cosa=20
per le relazioni che contiene. Valutare un regalo significa valutare l'ogg=
etto=20
donato per i sentimenti che esprime nei nostri confronti. Il regalo ha val=
ore=20
perch=E9 stabilisce un collegamento tra i nostri atteggiamenti, la nostra=
=20
disposizione, i nostri sentimenti e quelli del donatore, collegamento che=
=20
sarebbe difficile stabilire in qualche altro modo.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>Perci=F2, apprezzare un=
'opera=20
d'arte significa provare la gioia di osservare le relazioni - tra le parti=
=20
dell'opera tra loro e rispetto al tutto - di cui essa =E8 costituita. Appr=
ezzare=20
un lavoro cinematografico significa gustare le relazioni tra le immagini c=
he la=20
cinepresa offre allo spettatore, come le relazioni tra le operazioni della=
=20
cinepresa e la recitazione, la reg=ECa, la musica e gli altri aspetti del=
=20
film.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>Cos=EC pure, quando una=
 faccia ci=20
appare interessante =E8 perch=E9 ammiriamo le relazioni tra le sue fattezz=
e e le=20
relazioni all'interno di esse. E, se qualcuno ce lo chiede, possiamo sempr=
e=20
indicare queste relazioni come la ragione dell'ammirazione che=20
sperimentiamo.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman"><STRONG><FONT size=3D3>Apprezzare vuol d=
ire=20
prestare attenzione a ci=F2 che importa. N=E9 deve preoccupare l'apparente=
=20
circolarit=E0, ossia, che quello che importa =E8 tale proprio perch=E9 noi=
 vi=20
prestiamo attenzione. Questo =E8 vero solo in parte. Per sua natura, una c=
osa non=20
=E8 n=E9 migliore n=E9 peggiore delle altre, ma quando noi mettiamo a conf=
ronto le=20
cose tra loro da un particolare punto di vista, allora prestiamo loro atte=
nzione=20
e, pertanto, prendiamo in considerazione le loro differenze e le loro=20
somiglianze. In se stesso, un lago non =E8 n=E9 migliore n=E9 peggiore di =
un oceano ed=20
una collina non =E8 n=E9 migliore n=E9 peggiore di una montagna. =C8 solta=
nto in=20
particolari contesti che abbiamo di essi un'esperienza relazionale e, perc=
i=F2,=20
valutativa. In questo senso il direttore di un museo si prende cura delle =
opere=20
d'arte, un medico si prende cura della salute, un prete si prende cura del=
le=20
anime: queste persone sono soggetti orientati al valore, nel senso che bad=
ano a=20
ci=F2 che per loro ha importanza e la loro azione non =E8 una manifestazio=
ne=20
"semplicemente emozionale", ma ha un autentico valore cognitivo </FONT><FO=
NT=20
color=3D#0000ff size=3D3><A=20
href=3D"http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#F"><U>22</U></=
A></FONT><FONT=20
size=3D3>.</FONT></STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman"><BIG></BIG></FONT>&nbsp;</P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>(b) Pensiero=20
affettivo</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman"><STRONG><FONT size=3D3>Gli psicologi han=
no=20
sviluppato tre modelli per interpretare la relazione tra affettivit=E0 e=20
cognizione. Il primo considera l'emozione come una conseguenza dei process=
i=20
cognitivi, mentre il secondo vede la cognizione come l'effetto e l'affetti=
vit=E0=20
come una causa. Un terzo modello (della "fuga cognitivo-emotiva") si raffi=
gura=20
questa relazione come una "complessa azione reciproca di processi, simili =
ai=20
temi di una fuga musicale che spesso scompaiono e riappaiono" </FONT><FONT=
=20
color=3D#0000ff size=3D3><A=20
href=3D"http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#F"><U>23</U></=
A></FONT><FONT=20
size=3D3>.</FONT></STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>Sebbene la teoria della=
 "fuga"=20
sia pi=F9 vicina a quanto sostenuto qui - che l'emozione pu=F2 essere una =
forma di=20
pensiero - tuttavia le due posizioni non sono identiche. La divergenza rig=
uarda=20
la questione se le emozioni possono o no, almeno in alcuni casi, essere=20
classificate come cognitive, come espressioni di pensiero.</STRONG></FONT>=
</P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>Consideriamo questo ese=
mpio.=20
Sapete che qualcuno abusa di una bambina innocente e ne siete indignato. L=
a=20
vostra indignazione pu=F2 essere qualificata come pensiero? Non c'=E8 dubb=
io che la=20
vostra indignazione implica la consapevolezza del fatto che abusare di un=
=20
innocente =E8 qualcosa di detestabile e anche l'ulteriore consapevolezza c=
he=20
l'indignazione che avvertite =E8 giustificata. =C8 improbabile che l'indig=
nazione=20
sia provocata da un evento isolato: essa ha bisogno di una ragione. La rag=
ione=20
potr=E0 anche non essere forte e valida, ma =E8 una ragione, non una causa=
, ed =E8,=20
essa stessa, parte dell'indignazione.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>Allora, l'indignazione =
che=20
sentite rappresenta lo sviluppo dell'iniziale consapevolezza che un innoce=
nte =E8=20
stato danneggiato insieme con la consapevolezza che questo comportamento =
=E8=20
deprecabile. Ci=F2 che appare deprecabile in un dato contesto manca di gar=
anzie,=20
di giustificazioni. L'abuso =E8 sentito come deprecabile; l'indignazione c=
ome=20
appropriata. Ora l' "essere appropriato" =E8 un criterio, tanto quanto, pe=
r=20
esempio, la coerenza o la rilevanza.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>Questa =E8 una question=
e la cui=20
importanza, per l'educazione morale, non deve essere sottovalutata. Spesso=
 le=20
nostre azioni dipendono direttamente dalle nostre emozioni. Sentiamo odio =
e,=20
allora, agiamo in modo distruttivo; nutriamo amore e, allora, ci comportia=
mo in=20
modo amichevole, e cos=EC via. Di conseguenza, se riusciamo a mitigare le =
emozioni=20
antisociali, con ogni probabilit=E0 riusciremo a temperare i comportamenti=
=20
antisociali.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>=C8 possibile insegnare=
 ai bambini=20
a considerare l'appropriatezza delle emozioni che sentono? La risposta sem=
bra=20
alquanto ovvia: nell'educazione dei bambini genitori, fratelli e sorelle=20
contribuiscono a dare una certa forma al comportamento emotivo del bambino=
. Con=20
premi e castighi, si fa capire al bambino quali espressioni emotive sono=20
approvate in un certo contesto e quali no. (Il loro fondamento pu=F2 esser=
e=20
abbastanza idiosincratico: ridere ad un funerale =E8 per lo pi=F9 biasimat=
o, ma=20
piangere ad un matrimonio =E8 ammesso). Ora, se c'=E8 un'educazione delle =
emozioni=20
in famiglia, pu=F2 anche esserci un'educazione delle emozioni a scuola e, =
in=20
realt=E0, c'=E8 gi=E0.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>(c) Pensiero=20
attivo.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>Partendo da quanto abbi=
amo detto=20
intorno alla natura cognitiva delle emozioni, non sorprender=E0 sentire ch=
e a=20
volte le stesse azioni vengono descritte come cognitive. Esiste il linguag=
gio=20
dei gesti e di altri movimenti del corpo, come l'espressione del viso e, a=
nche=20
un'azione che non ha un significato standardizzato, pu=F2 assumerne uno qu=
ando =E8=20
inserito in un contesto appropriato.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>Poche discussioni rigua=
rdanti=20
l'orientamento al valore (caring) mancano di notare l'ambiguit=E0 tra l'us=
o del=20
termine nel senso di "nutrire un sentimento di affetto per" (caring for/ab=
out) e=20
nel senso di "prendersi cura di, badare a" (caring for). Qui vogliamo=20
distinguere questi due significati attribuendo il primo all'ambito del pen=
siero=20
affettivo e il secondo a quello del pensiero attivo.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman"><STRONG><FONT size=3D3>Cos=EC, un tipo d=
i pensiero=20
attivo =E8 animato dalla cura - un conservare ci=F2 che si ama. In questo =
senso si=20
cura il proprio aspetto o la propria discendenza: ci si d=E0 da fare per=20
preservare dalla fauci del tempo ci=F2 che rappresenta un valore. Altri ce=
rcano di=20
conservare valori astratti, come i logici che cercano di conservare nelle=
=20
conclusioni la verit=E0 delle premesse di un discorso o i traduttori che, =
passando=20
da una lingua ad un'altra, cercano di conservare il significato di=20
un'espressione. Un altro tipo di pensiero attivo =E8 rappresentato da talu=
ne=20
attivit=E0 professionali come gli sport. Un gioco come il calcio, per esem=
pio, =E8,=20
per certi versi, meticolosamente regolato e, per altri, =E8 aperto e guida=
to da=20
criteri. Alcune situazioni richiedono comportamenti meccanici, come il rin=
vio=20
del pallone da parte del portiere. Altre situazioni, invece, richiedono gi=
udizi=20
creativi, come la scelta del giocatore a cui passare il pallone. Questi=20
comportamenti si possono considerare cognitivi perch=E9, come la maggior p=
arte=20
delle attivit=E0 professionali, vengono realizzate con giudizi. E questo r=
ichiede=20
di dare una nuova occhiata alla nozione di giudizio, come quella fornita d=
a=20
Buchler. Ogni giudizio, secondo Buchler, =E8 un'espressione della persona =
che lo=20
formula ed =E8 una valutazione del suo mondo </FONT><FONT color=3D#0000ff =
size=3D3><A=20
href=3D"http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#F"><U>24</U></=
A></FONT><FONT=20
size=3D3>. [ ...] Ogni atto =E8 un intervento che misura anche le=20
circostanze.</FONT></STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>C'=E8, dunque, un lingu=
aggio delle=20
azioni come un linguaggio delle parole e, se il significato delle parole s=
i deve=20
cercare nelle loro relazioni con le proposizioni in cui si trovano, cos=EC=
 il=20
significato delle azioni si deve cercare nelle loro relazioni con i proget=
ti e=20
gli scenari che le includono: si devono, altres=EC, cercare nelle loro rel=
azioni=20
con le conseguenze che da esse derivano e nei riferimenti=20
contestuali.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>Un'azione =E8, allora, =
pensiero=20
protettivo e conservativo, nella misura in cui si preoccupa di mantenere l=
a=20
situazione esistente ed =E8 operativo, nella misura in cui tende a cambiar=
e la=20
situazione esistente. In entrambi i casi rappresenta un orientamento al va=
lore,=20
perch=E9 coloro che ne sono privi non si preoccupano n=E9 di conservare le=
 cose=20
importanti, n=E9 cercano di produrre qualcosa di importante.</STRONG></FON=
T></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman"><BIG></BIG></FONT>&nbsp;</P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>(d) Pensiero=20
normativo</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>Non =E8 fuori luogo, a =
questo=20
punto, un riferimento al pensiero "in tandem" che accomuna il pensiero su =
"ci=F2=20
che =E8" col pensiero su "ci=F2 che deve essere". In qualche misura, si tr=
atta di=20
una questione di educazione morale in famiglia e a scuola. Insisto sul fat=
to che=20
il bambino consideri, per ogni espressione di desiderio, quello che deve e=
ssere=20
desiderato e, quindi, colleghi sempre il desiderato col desiderabile.=20
Quest'ultimo =E8 un esempio del risultato della riflessione sulla pratica=
=20
effettiva, giacch=E9 la ricerca su ci=F2 che viene fatto dovrebbe poter ap=
prodare ad=20
un abbozzo di ci=F2 che deve essere fatto, se la ricerca =E8 sufficienteme=
nte=20
sostenuta.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>Questa congiunzione del=
 normativo=20
col reale rafforza gli elementi riflessivi sia dell'azione che dell'orient=
amento=20
al valore. Colui che possiede tale orientamento =E8 costantemente interess=
ato alle=20
possibilit=E0 ideali del suo comportamento, cos=EC che la riflessione su c=
i=F2 che =E8=20
ideale diventa parte integrante dell'attenzione che si presta a ci=F2 che =
sta=20
realmente accadendo. Dato che l'elemento normativo =E8 in ogni caso cognit=
ivo, la=20
sua inseparabilit=E0 dagli altri aspetti dell'orientamento al valore, non =
fa altro=20
che aggiungere ulteriori titoli per la sua inclusione nell'ambito=20
cognitivo.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>La miseria dell'empiris=
mo miope=20
deriva dalla sua incapacit=E0 di prendere in considerazione nient'altro ch=
e ci=F2=20
che =E8, mentre il fallimento del razionalismo miope deriva dalla sua inca=
pacit=E0=20
di considerare nient'altro che il dover-essere. Gli studenti, tuttavia, no=
n=20
devono essere intrappolati in categorie cos=EC anguste. Quelli capaci di=20
riflettere su ci=F2 che sono, devono essere in grado di tener conto, anche=
, che=20
tipo di persone vogliono essere e devono voler essere. Quelli capaci di=20
riflettere su come =E8 il mondo, devono essere aiutati a prendere in=20
considerazione in che tipo di mondo vogliono vivere e in che tipo di mondo=
=20
devono voler vivere. Questo impegno potr=E0 tenerli occupati per gran part=
e della=20
loro vita, ma sar=E0 tempo speso bene.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>Nel delineare gli aspet=
ti=20
fondamentali del pensiero di livello superiore ho insistito sull'idea di=20
aggiungere il pensiero orientato sul valore a quello logico e a quello cre=
ativo=20
per due motivi principali:</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>a. L'orientamento al va=
lore=20
possiede ampie credenziali come attivit=E0 cognitiva, sebbene consista di =
atti=20
mentali quali vagliare, filtrare, calibrare, soppesare e cos=EC via, di pi=
=F9=20
modesta visibilit=E0 se confrontati con atti quali inferire e definire. Tu=
ttavia,=20
l'ambito cognitivo non =E8 circoscritto solo ad atti di alta visibilit=E0,=
 proprio=20
come gli organi vitali del corpo non sono soltanto quelli impegnati nelle=
=20
attivit=E0 vistose del pompaggio come il cuore e i polmoni. Fegato e reni =
sono=20
organi altrettanto vitali, poich=E9 le discriminazioni che operano sono es=
senziali=20
per la nostra vita.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>b. Senza orientamento a=
l valore,=20
il pensiero di livello superiore =E8 privo della componente valoriale. Se =
esso non=20
include il giudizio di valore, rischia di trattare i suoi contenuti in mod=
o=20
apatico, con indifferenza e senza impegno e questo implica che finirebbe a=
nche=20
per essere diffidente verso la stessa ricerca.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>Cercando di caratterizz=
are il=20
pensiero orientato al valore, in nessun modo intendo sottovalutare l'attiv=
it=E0=20
logica e quella creativa. Allo stesso modo, caratterizzando il pensiero=20
applicato, non intendo sottovalutare l'attivit=E0 teoretica. So bene, tutt=
avia,=20
che il dualismo quasi manicheo di razionalismo-irrazionalismo =E8 qualcosa=
 a cui=20
molti sono profondamente legati, cosicch=E9 un riorientamento sarebbe, per=
 loro,=20
una cosa molto pi=F9 facile da dire che da fare.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>Ho l'impressione che av=
vertiamo=20
emozioni ogni volta che dobbiamo fare scelte e prendere decisioni, e quest=
e=20
scelte e decisioni sono i confini principali del giudizio. In realt=E0, il=
 ruolo=20
dell'emozione =E8 cos=EC importante per il pensiero - sia per quello che c=
onduce al=20
giudizio che per quello che porta lontano da esso - che sarebbe difficile=
=20
separare l'una dall'altro. Infatti, essi possono essere completamente=20
indistinguibili; possono benissimo essere identici, nel qual caso sarebbe=
=20
perfettamente sensato affermare che l'emozione =E8 la scelta, =E8 la decis=
ione, =E8 il=20
giudizio. =C8 questo tipo di pensiero che chiamiamo "orientamento al valor=
e"=20
(caring), quando esso ha a che fare con ci=F2 che =E8=20
importante.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman"><BIG></BIG></FONT>&nbsp;</P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman"><BIG><A name=3DF></A></BIG><FONT=20
size=3D3><STRONG>NOTE</STRONG></FONT></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman"><BIG></BIG></FONT>&nbsp;</P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>(1) Si veda, ad esempio=
, Robert=20
H. Ennis, "A taxonomy of critical thinking dispositions and abilities," in=
 Joan=20
Boykoff Baron and Robert J. Sternberg (a c. di), Teaching Thinking Skills,=
=20
Theory and Practice (New York: Freeman, 1987), p. 10, e anche Robert Stern=
berg,=20
"Critical thinking: its nature, measurement and improvement," in Frances R=
. Link=20
(a c. di), Essays on the Intellect (Alexandria, VA: ASCD, 1985), p.=20
46.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>(2) Cfr. Lauren B. Resn=
ick,=20
Education and Learning to Think (Washington, DC: National Academy Press, 1=
987),=20
pp. 1-3, 44-50.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>(3) =C8 opinione diffus=
a tra gli=20
psicologi che le emozioni sono sentimenti espressi e che i sentimenti, o g=
li=20
affetti, sono emozioni inespresse. Cfr. per esempio, Paul D. MacLean "Sens=
ory=20
and Perceptive Factors in Emotional Functions of the Triune Brain," in Ame=
lie O.=20
Rorty (a c. di), Explaining Emotions (Berkeley, CA: University of Californ=
ia=20
Press, 1980), pp. 11-12.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>(4) In "Praise of the C=
ognitive=20
Emotions," Teachers College Record.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>(5) "Reason and Passion=
," in R.=20
F. Dearden, P. H. Hirst, e R. S. Peters (a c. di). Education and the Devel=
opment=20
of Reason. Londra: Routledge and Kegan Paul, 1972, pp. 208-229.=20
</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>(6) Scheffler,=20
ibid.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>(7) Robert C. Solomon, =
"Emotions=20
as Judgments," in The Passions (Notre Dame, Indiana: University of Notre D=
ame=20
Press, 1983), pp. 185-191.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>(8) Martha Nussbaum, "E=
motions as=20
Judgments of Value," The Yale Journal of Criticism, 1992, Vol. 5, No. 2, p=
p.=20
201-212.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>(9) Kathleen Wallace,=20
"Reconstructing Judgment: Emotion and Moral Judgment," Hypatia, Summer 199=
3,=20
Vol. 8, No. 3, pp. 61-81.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>(10) Cfr. A. C. Lloyd, =
"Emotion=20
and Decision in Stoic Psychology," in J. M. Rist (a c. di). Los Angeles:=20
University of California Press, 1978, pp. 233-246.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>(11) Mi sono ampiamente=
 basato su=20
Josiah B. Gould's The Philosophy of Chrysippus (Albany: State University o=
f New=20
York Press, 1970).</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>(12) Op. cit., p.=20
245.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>(13) Ibid., p.=20
244.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>(14) Aristotele, Parti =
degli=20
animali, Opere, vol. V, Laterza, Bari 1984.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>(15) Hans Friedrich Aug=
ust Von=20
Arnim. Stoicorum Veterum Fragmenta. New York: Irvington, 1986, III, p.=20
461.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>(16) Martha Nussbaum, "=
Emotions=20
as Judgments of Value," The Yale Journal of Criticism, Vol. 5, No. 2, 1992=
, p.=20
209.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>(17) Ibid p.=20
210.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>(18) Benjamin S. Bloom,=
=20
Tassonomia degli obiettivi educativi, trad. it., Giunti e Lisciani, Teramo=
=20
1983.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>(19) Justus Buchler, To=
wards a=20
General Theory of Human Judgment, New York: Columbia University Press, 195=
1, pp.=20
46-54.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>(20) Si veda Elizabeth =
Anderson,=20
Value in Ethics and Economics (Cambridge, Mass.: Harvard University Press,=
=20
1993), pp. 4-5.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>(21) John Dewey, Theory=
 of=20
Valuation, International Encyclopedia of Unified Science (Chicago: Univers=
ity of=20
Chicago Press, 1939), p. 5. Dewey afferma che "prizing" significa consider=
are=20
prezioso o caro, mentre "appraising" significa attribuire valore a. Prizin=
g ha=20
un preciso riferimento personale e "una qualit=E0 estrinseca chiamata emoz=
ionale."=20
Nell'appraising, d'altra parte, =E8 predominante l'aspetto=20
intellettivo.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>(22) Harry Frankfort sc=
rive:=20
"Come =E8 possibile, allora, che qualcosa sia autentica-mente non-importan=
te? Ci=F2=20
pu=F2 essere solo perch=E9 la differenza che essa fa non =E8 im-portante. =
Pertanto, =E8=20
chiaramente essenziale includere, nell'analisi del concetto di impor-tanza=
, una=20
clausola condizionale col risultato che una cosa non =E8 importante a meno=
 che la=20
differen-za che essa fa non sia importante". Da: The Importance of What We=
 Care=20
About, Cambridge University Press, New York, 1988. Io ho, comunque, qualch=
e=20
perplessit=E0 riguardo all'affermazione di Frankfort che il caring ha a ch=
e fare=20
con ci=F2 che interessa personalmente in opposizione a ci=F2 che interessa=
 in senso=20
interpersonale e, quindi, in senso etico.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>(23) Michael Lewis e Li=
nda=20
Michalson hanno sviluppato questa teoria della "fuga" in Children's Emotio=
ns and=20
Moods, Plenum Press, New York 1983, pp. 87-93.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face=3D"Times New Roman" size=3D3><STRONG>(24) Justus Buchler, To=
wards a=20
General Theory of Human Judgment, cit.</STRONG></FONT></P></BODY></HTML>

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<HTML><HEAD><TITLE>M. LIPMAN - ORIENTAMENTO AL VALORE (CARING) COME PENSIERO</TITLE>
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<BODY background="">
<P align=center><FONT face="Times New Roman" size=2><STRONG>Comunicazione 
Filosofica n. 3</STRONG></FONT></P>
<P align=center><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>MATTHEW 
LIPMAN</STRONG></FONT></P>
<P align=center><FONT face="Times New Roman" color=#ff0000 
size=4><STRONG>ORIENTAMENTO AL VALORE (CARING) COME PENSIERO</STRONG></FONT></P>
<P align=center><FONT face="Times New Roman" color=#ff0000 size=4><STRONG>(IN 
"INQUIRY", VOL. XV, N° 1/1995)</STRONG></FONT></P>
<P align=center><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>(TRADUZIONE DI 
ANTONIO COSENTINO)</STRONG></FONT></P>
<P align=center><FONT face="Times New Roman" 
size=3><STRONG></STRONG></FONT>&nbsp;</P>
<DIV align=left>
<TABLE cellSpacing=1 width="100%" border=2>
  <TBODY>
  <TR>
    <TD><FONT face="Times New Roman" color=#0000ff size=3><STRONG><A 
      href="http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#A"><U>ABSTRACT</U></A> 
      - <A href="http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#B"><U>Le 
      emozioni possono essere cognitive?</U></A> - <A 
      href="http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#C"><U>Emozioni 
      come giudizi</U></A> - <A 
      href="http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#D"><U>La 
      tripartizione tradizionale</U></A> - <A 
      href="http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#E"><U>Orientamento 
      al valore come pensiero</U></A> - <A 
      href="http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#F"><U>NOTE</U></A></STRONG></FONT></TD></TR></TBODY></TABLE></DIV>
<P><FONT face="Times New Roman"><BIG></BIG></FONT>&nbsp;</P>
<P><FONT face="Times New Roman"><BIG><A name=A></A></BIG><FONT 
size=3><STRONG>ABSTRACT</STRONG></FONT></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>Lipman' article aims to specify 
more closely what the notion of "high-order-thinking" means. If there is no 
doubt that thinking at this level (the analysis, synthesis and evaluation in 
Bloom's taxonomy) joins together critical and creative thinking, it is, as well, 
far from being fully understood without the proper references to the domain of 
values, that is what Lipman calls "caring". Generally speaking, caring seems to 
be a kind of feeling. Can it be meant, instead, as a genuine cognitive 
dimension? It is what the article tries to answer.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman"><BIG></BIG></FONT>&nbsp;</P>
<P><FONT face="Times New Roman"><STRONG><FONT size=3>In anni recenti vari autori 
hanno proposto una serie di criteri per identificare il pensiero razionale 
</FONT><FONT color=#0000ff size=3><A 
href="http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#F"><U>1</U></A></FONT><FONT 
size=3>. Nello stesso tempo gli educatori sono stati ampiamente spinti a 
ritenere auspicabile un'educazione basata sul pensiero e non semplicemente sulla 
conoscenza. Dato che pensare è qualcosa che presumibilmente gli studenti fanno 
di già, è apparso raccomandabile insistere a che l'educazione miri alla 
formazione di un "pensiero di livello superiore" </FONT><FONT color=#0000ff 
size=3><A 
href="http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#F"><U>2</U></A></FONT><FONT 
size=3>. Ora, qual è la relazione tra il pensiero logico e il "pensiero di 
livello superiore"? Numerosi scrittori hanno sostenuto che il "pensiero di 
livello superiore" deve essere inteso come una combinazione di pensiero logico e 
di pensiero creativo. Nulla da obiettare su questa affermazione, ma vorrei 
mostrare qui che esiste qualcosa come un pensiero orientato al valore (caring) e 
che esso costituisce il terzo prerequisito di un "pensiero di livello 
superiore".</FONT></STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman"><BIG></BIG></FONT>&nbsp;</P>
<P><FONT face="Times New Roman"><BIG><A name=B></A></BIG><FONT size=3><STRONG>1. 
Le emozioni possono essere cognitive?</STRONG></FONT></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman"><STRONG><FONT size=3>Un tale esordio non è di 
buon auspicio, giacché, riguardo alla relazione che intercorre tra sfera 
affettiva e sfera cognitiva, esso cozza contro l'opinione corrente, sulla base 
della quale l'attività di pensiero sarebbe circoscritta al solo ambito 
cognitivo. La dimensione affettiva, sarebbe, invece l'insieme degli stati 
psicologici che possono precedere, accompagnare o seguire le operazioni di 
pensiero; tale, comunque, da non essere mai confusa con queste. In altri 
termini, si ritiene che i sentimenti non sono espressioni del pensiero, sebbene 
possano essere le cause oppure gli effetti di tali espressioni. E l'orientamento 
al valore appartiene alla sfera dell'affettività? </FONT><FONT color=#0000ff 
size=3><A 
href="http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#F"><U>3</U></A></FONT><FONT 
size=3> [...]</FONT></STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman"><STRONG><FONT size=3>Un punto di partenza che 
viene subito in mente è il noto articolo di Israel Scheffler </FONT><FONT 
color=#0000ff size=3><A 
href="http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#F"><U>4</U></A></FONT><FONT 
size=3>. Egli parte in modo promettente da una distinzione tra "emozioni al 
servizio della cognizione" e "emozioni cognitive". Con "emozioni al servizio 
della cognizione" Scheffler intende tre cose: a) le cosiddette "passioni 
razionali", un concetto sviluppato in precedenza da R. S. Peters </FONT><FONT 
color=#0000ff size=3><A 
href="http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#F"><U>5</U></A></FONT><FONT 
size=3>, b) emozioni percettive (perceptual feelings) e c) immaginazione 
teoretica. Le "passioni razionali" sono definite dall'Autore come disposizioni 
emozionali che agevolano la ricerca. Ne sono esempi l'amore per la verità, 
l'impegno per l'accuratezza, l'avversione per l'evasività e l'ammirazione per il 
progresso teoretico. Scheffler aggiunge anche, sotto il titolo di passione 
razionale, quei sentimenti e disposizioni che possono essere organizzati in un 
"carattere razionale", tale da "tendere verso un equilibrio tra i pensieri, una 
giustizia epistemica, la quale richiede le sue specifiche rinunce e sviluppa una 
caratteristica disciplina cognitiva" </FONT><FONT color=#0000ff size=3><A 
href="http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#F"><U>6</U></A></FONT><FONT 
size=3>. Nel caso della percezione, l'Autore sostiene che gli ingredienti 
emozionali della percezione ci aiutano a capire che cosa percepiamo, a giudicare 
quello che discerniamo e ad interpretare quello che osserviamo. Riguardo al modo 
in cui le emozioni giocano un ruolo nella cognizione teoretica, Scheffler mette 
in evidenza l'estro e l'audacia del pensiero scientifico, il modo in cui le 
emozioni ci aiutano a distinguere e a selezionare tra modelli ed idee di gradi 
diversi di interesse, e l'enorme sostegno che ci forniscono nel momento 
dell'applicazione dei risultati della nostra immaginazione alla soluzione dei 
problemi.</FONT></STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>L'insistenza di Scheffler 
nell'etichettare questo primo gruppo come "emozioni al servizio della 
cognizione", piuttosto che "emozioni cognitive" sembra abbastanza discutibile. 
La sua spiegazione - che in questo tipo di emozioni non ci sia niente di 
specificamente cognitivo, tranne il modo in cui vengono organizzate - non è 
convincente per il fatto che esse sembrano fare tutto quello che fanno le 
cognizioni e, inoltre, per il fatto che lascia irrisolta la questione di come 
l'organizzazione di inerti emozioni possa generare tali conseguenze 
dinamiche.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>Ciò che Scheffler sceglie di 
chiamare emozione marcatamente cognitiva è qualcosa di molto specifico: deve 
poggiare su un presupposto cognitivo ed essere in relazione con lo stato 
cognitivo (delle cognizioni) della persona (le sue convinzioni e le sue 
aspettative). Esempi riferiti sono la gioia della verificazione e la sorpresa. 
Allorché quello che scopriamo corrisponde oppure entra in conflitto con le 
nostre aspettative, i nostri sentimenti sono cognitivi poiché le ragioni ad esse 
connesse sono esse stesse cognitive. Risulta difficile vedere perché passioni 
razionali quali l'amore per la verità, l'impegno per l'accuratezza, l'avversione 
per l'evasività e l'ammirazione per il progresso teoretico - in altre parole, 
emozioni che agevolano la ricerca ma classificate da Scheffler come 
semplicemente "al servizio della cognizione" non debbano egualmente essere 
classificate come emozioni cognitive. Senza dubbio le ragioni che valgono per 
esse sono altrettanto cognitive quanto quelle per la gioia della verificazione e 
per la sorpresa.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>Pur essendo deludente il modo in 
cui il principio di Scheffler è applicato - ossia che un'emozione è cognitiva se 
la sua ragione è cognitiva - il principio stesso è, tuttavia, degno di essere 
preso in considerazione. Fornisce, infatti, una base per distinguere tra le 
emozioni cognitive e quelle non-cognitive. Così, se uno risponde alla domanda 
"Perché abusi dei bambini?" dicendo: "Perché li amo", e un altro risponde alla 
domanda "Perché hai sposato tua moglie?" dicendo: "Perché la amo", è molto 
probabile che il primo individuo non sarà in grado di esibire ragioni di natura 
cognitiva per il suo "amore", mentre il secondo sarà in grado di farlo. Amare la 
persona che si vuole sposare è, nella maggior parte dei casi, appropriato e 
ragionevole; abusare dei bambini è, nella maggior parte dei casi, inappropriato 
e irragionevole. Il carattere cognitivo delle ragioni ha a che fare con il loro 
essere appropriate o inappropriate piuttosto che con le aspettative a cui 
corrispondo-no o non.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>Dovrebbe essere ormai più che 
evidente che tanto termini come "cognitivo" e "pensiero" che termini come 
"affettivo" ed "emozione" sono vaghi e polisemici. Inoltre, "cognitivo" e 
"pensiero" sono parole talmente connesse col linguaggio ed il simbolismo che 
tutto ciò che si presenta come non-linguistico e non-simbolico viene relegato 
nel regno dell'affettività piuttosto che in quello del pensiero. Per superare 
questo pregiudizio, propongo di considerare il pensiero non tanto come 
elaborazione di informazione quanto come connessione e interazione di pezzi di 
esperienza. In tal senso, pensare equivale a scoprire, inventare, connettere e 
sperimentare relazioni, e questo vale sia che si tratti di relazioni simboliche 
sia che si tratti di rapporti non-simbolici. Si pensa quando si percepisce, per 
esempio, che parti del campo visivo sono connesse con altre parti, oppure quando 
si prende coscienza del fatto che i mezzi usati hanno qualche effetto sulle 
conseguenze. La base neurale del pensiero sarà anche una connessione neurale, ma 
il pensiero in se stesso è certamente una connessione di 
esperienze.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>Considerando il pensiero in 
questo modo, potremo essere più specifici riguardo a ciò che si intende con 
l'affermazione che alcuni tipi di sentimenti, come l'orientato al valore, 
possono essere espressioni del pensiero. Ma prima è bene prendere in esame un 
assunto che costituisce il punto di partenza in vista della meta finale. Si 
tratta dell'affermazione che le emozioni sono giudizi.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman"><BIG></BIG></FONT>&nbsp;</P>
<P><FONT face="Times New Roman"><BIG><A name=C></A></BIG><FONT size=3><STRONG>2. 
Emozioni come giudizi.</STRONG></FONT></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman"><STRONG><FONT size=3>Di fronte alla nozione 
secondo cui le emozioni possono essere classificate come giudizi molti sono 
portati ad associare questa posizione a Robert Solomon </FONT><FONT 
color=#0000ff size=3><A 
href="http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#F"><U>7</U></A></FONT><FONT 
size=3>, come anche, più recentemente, a Martha Nussbaum </FONT><FONT 
color=#0000ff size=3><A 
href="http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#F"><U>8</U></A></FONT><FONT 
size=3> e Kathleen Wallace </FONT><FONT color=#0000ff size=3><A 
href="http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#F"><U>9</U></A></FONT><FONT 
size=3>. Eppure, si tratta di un'antica questione che risale per lo meno a 
Crisippo ed è generalmente collegata con gli Stoici </FONT><FONT color=#0000ff 
size=3><A 
href="http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#F"><U>10</U></A></FONT><FONT 
size=3>. Secondo Crisippo le emozioni sono giudizi nel senso (materialistico) 
che esse registrano mutamenti ambientali e rispondono ad essi: qualcosa come la 
reazione di una barometro all'abbassamento della pressione atmosferica intesa 
come una valutazione della sua situazione meteorologica. Crisippo si aggrappa a 
due importanti qualificazioni: in quanto giudizi, le emozioni sono istantanee 
(nel senso di appena formate) e false. Presumibilmente, questo accade perché le 
emozioni sono giudizi nei quali siamo portati ad avere fiducia: se avessimo 
minore fiducia, esse non avrebbero molte opportunità di 
ingannarci.</FONT></STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman"><STRONG><FONT size=3>Si potrebbe essere portati 
a credere che, per Crisippo, il fatto stesso della istantaneità delle emozioni - 
che non siano, cioè, durature e stereotipate - dovrebbe essere una garanzia 
della loro veridicità piuttosto che della falsità, ma non è così </FONT><FONT 
color=#0000ff size=3><A 
href="http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#F"><U>11</U></A></FONT><FONT 
size=3>. Il filosofo stoico è portato a fidare più sulla natura razionale di un 
giudizio come segno della sua verità piuttosto che sulla sua istantaneità e 
immediatezza. Ma forse, in questo caso, stiamo sottilizzando intorno alla 
distinzione tra giudizi pre-riflessivi (prima facie) e giudizi post-riflessivi. 
È verosimile che la ragione entri in questi ultimi molto più facilmente che nei 
primi. Prendiamo il caso di un critico teatrale che deve recensire un'opera 
vista nella stessa giornata. Finché il ricordo delle sue emozioni è ancora 
fresco egli può passare in rassegna i momenti della risata, del sorriso, del 
borbottio, del sussulto, della disapprovazione. Quei comportamenti rappresentano 
i giudizi emersi in modo immediato come risposta alla rappresentazione. Il suo 
giudizio definitivo terrà conto di tali valutazioni immediate, ma non si 
conformerà necessariamente ad esse (come in Leibniz, la volontà conseguente di 
Dio tiene conto della volontà precedente, ma non si conforma necessariamente ad 
essa). Il giudizio finale del critico, pertanto, sarà rappresentativo di quelle 
valutazioni immediate, abbastanza autentiche per essere insorte lì per lì, ma 
carenti del senso del tutto che soltanto una considerazione successiva e globale 
può fornire.</FONT></STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman"><STRONG><FONT size=3>Ho scelto un caso in cui un 
individuo riflette attentamente prima di decidere e decide prima di agire. 
Tuttavia questo non è l'unico modo di interpretare gli Stoici. Per gli Stoici di 
Roma, sostiene Lloyd (Si ricordi che Crisippo era greco), fermarsi per la 
riflessione era normalmente "segno di incompetenza nell'arte di vivere" 
</FONT><FONT color=#0000ff size=3><A 
href="http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#F"><U>12</U></A></FONT><FONT 
size=3>. Si può andare avanti con l'azione senza impegnarsi nella riflessione? 
Lloyd afferma che: "Formulare il giudizio che Elena è bella è lo stesso atto o 
evento di averne (essere cosciente di) una bella rappresentazione. Scegliere o 
decidere di amare Elena è lo stesso atto che dare l'assenso al giudizio che ella 
è attraente. Scegliere o decidere di fare alcunché è lo stesso o quasi lo stesso 
atto di cercare di farlo" </FONT><FONT color=#0000ff size=3><A 
href="http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#F"><U>13</U></A></FONT><FONT 
size=3>.</FONT></STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman"><STRONG><FONT size=3>Parecchie cose qui 
ricordano il sillogismo pratico di Aristotele, in cui la conoscenza di ciò che 
si deve fare insieme con la coscienza di essere in una situazione in cui è 
appropriato fare ciò che si deve fare, si risolve nel fare senz'altro quello che 
deve essere fatto </FONT><FONT color=#0000ff size=3><A 
href="http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#F"><U>14</U></A></FONT><FONT 
size=3>.</FONT></STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>Ritornando a Crisippo, sembra che 
egli voglia dire che, nella misura in cui è vera, un'opinione contribuisce al 
normale funzionamento del corpo, evitando quelle vibrazioni fastidiose che si 
registrano nel caso di opinioni false. Le emozioni, secondo lui, sono giudizi 
sbagliati e i giudizi sbagliati sono il marchio di una vita smoderata. Una vita 
temperata è contrassegnata da giudizi corretti. Per questo motivo le emozioni 
sono da evitare.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman"><STRONG><FONT size=3>Questa è l'interpretazione 
comune, nonostante l'inquietante frammento citato da Von Arnim (SVF III 461): 
"Crisippo cerca di dimostrare che le emozioni/affezioni sono una sorta di 
giudizi del razionale" </FONT><FONT color=#0000ff size=3><A 
href="http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#F"><U>15</U></A></FONT><FONT 
size=3>. Giudizi del razionale! Forse che questo significa che le emozioni 
formulano i loro giudizi sulla ragione proprio come la ragione formula i suoi 
giudizi sulle emozioni? Se è così, allora è questo il motivo per cui gli Stoici 
considerano le emozioni come giudizi necessariamente falsi? Il frammento risulta 
stimolante perché suggerisce due modi di pensare, ciascuno dei quale appare 
sbagliato dal punto di vista dell'altro e ciascuno dei due può rappresentare un 
ostacolo per l'altro. Oppure, forse, esso indica semplicemente due maniere di 
considerare il pensiero, uno dei quali include le emozioni come sue componenti, 
mentre l'altro le esclude.</FONT></STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman"><STRONG><FONT size=3>In anni recenti Martha 
Nussbaum ha concentrato la sua attenzione sul ruolo delle emozioni per come esso 
è stato inteso dai filosofi della tradizione. Ella ha identificato due forti 
obiezioni nei confronti delle emozioni, entrambe appena esaminate. La prima 
riguarda l'opinione che le emozioni sono innate, processi privi di pensiero che 
agiscono per confondere ed intralciare gli sforzi della mente verso la 
razionalità, e l'Autrice conviene sul fatto che molti filosofi rifiutano ora 
questa semplicistica considerazione delle emozioni come un ostacolo per il 
pensiero umano. D'altra parte, la Nussbaum individua un certo numero di altri 
pensatori, dagli Stoici romani e greci a Descartes e Spinoza, i quali sostengono 
che le emozioni non sono prive di pensiero ma intelligenti, non innate ma 
apprese e non acritiche ma capaci di giudizio. Nonostante ciò, questi filosofi 
non riconoscono alle emozioni un ruolo positivo nel giudizio perché vedono le 
emozioni come intrinsecamente instabili o legate ad oggetti instabili e, perciò, 
false. Questa posizione, asserisce Nussbaum, è molto più profonda della prima e 
continua ad attirare molte adesioni. Tuttavia, secondo lei, è una posizione che 
poggia su premesse normative, come il bisogno di autosufficienza e di distacco, 
che sono assai problematiche in un tempo in cui il bisogno della comunità sembra 
superare, di gran lunga, quello dell'indipendenza individuale. L'Autrice spiega 
la profondità di questa posizione col fatto che "come i più penetranti ed 
incisivi pensieri filosofici, essa mostra al lettore la sua struttura 
argomentativa" 16, ed insiste sul fatto che le emozioni (come la pietà e la 
paura) possono essere vere e che "se non c'è emozione, non c'è propriamente 
neanche il giudizio... Questo significa che, per rappresentare certe verità, è 
necessario rappresentare delle emozioni. E significa, altresì, che per 
comunicare certe verità al proprio lettore, bisogna scrivere in modo tale da 
suscitare le sue emozioni" </FONT><FONT color=#0000ff size=3><A 
href="http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#F"><U>17</U></A></FONT><FONT 
size=3>.</FONT></STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman"><BIG></BIG></FONT>&nbsp;</P>
<P><FONT face="Times New Roman"><BIG><A name=D></A></BIG><FONT size=3><STRONG>3. 
La tripartizione tradizionale.</STRONG></FONT></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>I Greci ricondussero l'ambito 
cognitivo sotto tre idee regolative: Verità, Bellezza, Bene. Aristotele 
trasformò queste idee in una trinità naturalistica. Per il filosofo, la ricerca 
si suddivide in scienze teoretiche, scienze produttive e scienze pratiche. Le 
opere maggiori di Kant trattano della ragion pura, della ragion pratica e del 
giudizio.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman"><STRONG><FONT size=3>Più recentemente questa 
tripartizione si è travasata nella teoria del curriculum, come nella tassonomia 
di Bloom. Bloom e i suoi collaboratori hanno identificato tre aspetti del 
pensiero di livello superiore: quello analitico, quello sintetico e quello 
valutativo </FONT><FONT color=#0000ff size=3><A 
href="http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#F"><U>18</U></A></FONT><FONT 
size=3>. Intanto, nella metafisica di Justus Buchler l'attività del giudizio 
(come processo) viene suddivisa in: dire, produrre (making) e fare (doing); 
mentre i giudizi (come prodotti) sono distinti in: asserti, prodotti 
(arrangements) e azioni </FONT><FONT color=#0000ff size=3><A 
href="http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#F"><U>19</U></A></FONT><FONT 
size=3>.</FONT></STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>Volendo seguire la distinzione 
tra pensiero ordinario e pensiero di livello superiore, potremmo mantenere 
l'approccio trinitario e potremmo specificare quelle idee regolative come 
verità, significato e valore. Ma allora, quali aspetti del pensiero di livello 
superiore si potrebbe dire che corrispondano a questi ideali? Si dirà che il 
pensiero logico corrisponde alla ricerca della verità e il pensiero creativo 
corrisponde alla ricerca del significato. Ma qual è l'aspetto che riguarda 
specificamente la dimensione dei valori?</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>È facile qui essere fraintesi. 
Quello che ci chiediamo non è affatto quale aspetto del pensiero di livello 
superiore ha come oggetto i valori. Una persona che sta imparando una lingua 
straniera apprende prima parole, frasi, declinazioni e coniugazioni e poi, 
gradualmente, impara a pensare nella lingua greca, cinese o islandese. Una 
persona che sta imparando la storia all'inizio memorizza nomi, posti e date, ma 
piano piano incomincia a pensare storicamente. Allo stesso modo, imparare a 
pensare in valori è diverso dall'inizia-le apprendimento a pensare sui valori. 
Si impara a pensare valorialmente così come si impara a pensare storicamente, 
geograficamente, algebricamente, musicalmente o 
narra-tivamente.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>Voglio chiarire che non intendo 
equiparare la valutazione (valuation) con il giudizio di valore (evaluation). Il 
giudizio di valore ha a che fare con una stima o una valutazione meditate. La 
semplice valutazione, al contrario, può essere completamente acritica: 
prediligere anziché stimare, tenere in considerazione anziché 
ponderare.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman"><STRONG><FONT size=3>Pensare valorialmente è 
sempre "intenzionale", nel significato fenomenologico di questo termine, nel 
senso, cioè, che chi valuta (pensa valorialmente) sta sempre dirigendo il 
proprio pensiero verso qualcosa. Così, un pensiero che attribuisce valore 
(values) agli esseri razionali è un pensiero rispettoso. Un pensiero che 
attribuisce valore (values) a ciò che è bello è un pensiero capace di apprezzare 
(appreciative). Un pensiero che attribuisce valore (values) alla virtù è un 
pensiero capace di ammirare (admiring). Se assegna valore a chi è sensibile, è 
un pensiero premuroso (considerate). Se assegna valore a chi ha bisogno di 
sostegno, è un pensiero amorevole (cherishing). Se assegna valore a chi soffre, 
è un pensiero compassionevole. Se assegna valore al destino del mondo e dei suoi 
abitanti, è un pensiero impegnato </FONT><FONT color=#0000ff size=3><A 
href="http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#F"><U>20</U></A></FONT><FONT 
size=3>. In generale, possiamo dire che il tipo di pensiero di cui si parla 
(caring) è il pensiero che assegna valore al valore.</FONT></STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>Buchler ha sostenuto che esistono 
tre modi del giudizio: dire, produrre (making) e fare (doing) - o se si vuole, 
asserire, produrre e agire. Questa tripartizione si applica altrettanto bene al 
pensiero, perché, se vogliamo conoscere le componenti del pensiero di livello 
superiore, non dovremmo essere in errore rispondendo che esse sono pensiero 
logico, pensiero creativo e pensiero orientato al valore, in quanto modi di 
esprimere come pensiamo quando pensiamo bene. Allorché pensiamo criticamente, 
applichiamo al nostro pensiero regole, criteri, standards, ragioni e ordini che 
sono ragionevoli e appropriati. Allorché pensiamo creativamente, inventiamo i 
modi per esprimere noi stessi e/o il mondo che ci circonda; cerchiamo di 
oltrepassare i modi in cui abbiamo pensato precedentemente; immaginiamo dettagli 
di mondi possibili e proponiamo innovazioni senza precedenti. Quando pensiamo 
valorialmente, prestiamo attenzione a ciò che riteniamo importante, a ciò a cui 
badiamo, a ciò che domanda, richiede o ha bisogno di essere pensato da noi. Il 
pensiero di livello superiore, in altre parole, non è avalutativo. Possiede 
aspetti etici ed estetici dai quali è inseparabile. Pensare a ciò che si può 
fare nel mondo significa dover tenere in conto l'impatto ambientale dell'azione. 
Pensare agli anziani o ai bambini - persone incapaci di avere cura di se stessi 
- vuol dire prendere in considerazione il modo in cui prendersi cura di loro e 
assegnare questa priorità di pensiero sulla base della sua importanza. Il 
pensiero orientato al valore non si ferma alla semplice classificazione; deve 
costruire graduatorie, assegnare priorità, distinguere ciò che è urgente da 
quello che non lo è. Ciò che si nasconde dietro le valutazioni è sempre il 
proprio senso della proporzione, quella prospettiva idiosincratica rispetto alla 
quale alcune cose appaiono vicine ed enormi, mentre altre sembrano tanto lontane 
e di piccolissime dimensioni.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>Commentando la tripartizione del 
pensiero (come del giudizio) in dire, produrre (making) e fare (doing), 
equivalenti a pensiero logico, creativo e orientato al valore (caring), non 
intendo presentarli come altrettanti compartimenti stagno. Taluni contesti sono 
così inospitali rispetto alla riflessione che avvicinarli criticamente vuol dire 
essere creativi, e, in tali contesti, sia la razionalità che la creatività sono 
dei valori. Alcune forme di creatività del pensiero richiedono di essere 
rigorosamente organizzate e ragionate e, in tal caso, mostrano il valore di 
essere razionali ed inventive. Alcune forme di pensiero orientato al valore 
(caring) sono concettualmente forti tanto quanto stilisticamente innovative. 
Perciò, la tripartizione vale soltanto per i fini dell'analisi: non c'è alcuna 
pretesa di considerare il pensiero separato di fatto in queste tre 
regioni.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>Considerare il pensiero in 
termini di pluralismo, anche in questo modo limitato in cui sto facendo qui con 
razionalità, creatività e valutazione (caring), è, comunque, qualcosa di molto 
diverso dal considerarlo come unitario e indivisibile. Il concetto di unicità 
significa che il pensiero può anche non avere niente come oggetto, pur rimanendo 
uno e uguale a prescindere dai suoi oggetti. Io sto proponendo, invece, che il 
pensiero è sempre situato in un contesto: chi pensa storicamente pensa in modo 
diverso da chi pensa in termini matematici. Queste sono differenze disciplinari. 
Lo stesso si può dire delle differenze formali: chi pensa razionalmente pensa in 
modo diverso da chi pensa in modo valoriale.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>Rodin non pensava con parole 
mentre scolpiva Le Penseur: pensava col marmo o con gli strumenti della 
scultura. Ma egli pensava anche in modo valoriale, perché non avrebbe prodotto 
l'opera che ha prodotto se non avesse assegnato al pensiero un valore tanto 
alto, se non avesse preso il pensiero tanto sul serio. Le Penseur è un inno 
della scultura al pensiero, così come Leaves of Grass è un'ode poetica 
all'esperien-za umana. Ciascuna opera, a suo modo, esprime tecnica, invenzione e 
impegno.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman"><BIG></BIG></FONT>&nbsp;</P>
<P><FONT face="Times New Roman"><BIG><A name=E></A></BIG><FONT size=3><STRONG>4. 
Orientamento al valore come pensiero.</STRONG></FONT></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>Ho sottolineato che 
l'orientamento al valore non è una condizione causale del pensiero - o, in ogni 
caso, non deve essere - ma può, invece, essere un modo o una dimensione o un 
aspetto del pensiero stesso. Pertanto, l'orientamento al valore è un genere di 
pensiero quando dà luogo ad operazioni cognitive quali esaminare delle 
alternative, scoprire o inventare relazioni, istituire connessioni tra 
connessioni, valutare differenze. Inoltre, appartiene alla natura propria 
dell'orientamento al valore eliminare distinzioni e gradazioni quando esse 
tendono ad apparire sgradevoli e, in tal modo, a sopravvivere alla loro utilità 
[...] e, insieme, ricercare un equilibrio tra quella parità ontologica che 
colloca tutti gli esseri su uno stesso piano e le differenze prospettiche nelle 
proporzioni e nelle sfumature percettive che derivano dalle nostre 
discriminazioni emotive.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>Non ritengo, ad ogni modo, di 
essere nelle condizioni di offrire una definizione del pensiero orientato al 
valore nel senso di affermare che i criteri esposti per il pensiero logico 
possono essere combinati per formare una definizione di quell'aspetto della 
cognizione. Ciò che posso fornire, invece, è l'elenco non esaustivo di un certo 
numero di forme di pensiero orientato al valore. Si tratta, comunque, di 
requisiti importanti che vale la pena di considerare.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman"><BIG></BIG></FONT>&nbsp;</P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>(a) Pensiero 
valutativo</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman"><STRONG><FONT size=3>John Dewey ha precisato che 
è necessario distinguere tra "tenere in conto" (avere caro) e "giudicare" 
(assegnare un valore), tra "tenere in considerazione" e "stimare", tra 
"apprezzare" e "valutare" </FONT><FONT color=#0000ff size=3><A 
href="http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#F"><U>21</U></A></FONT><FONT 
size=3>. Apprezzare significa amare, avere caro; valutare significa calcolare il 
valore di. La differenza tra "tenere in conto" e "giudicare", come la differenza 
tra coppie di termini simili, è di grado: non c'è "tenere in conto" che non 
contenga almeno un germe di "giudicare" e non c'è "giudicare" che non contenga 
almeno un germe di "tenere in conto".</FONT></STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>In ogni caso, quando noi teniamo 
in conto, ammiriamo, amiamo e apprezziamo, siamo impegnati a valutare qualcosa 
per le relazioni che contiene. Valutare un regalo significa valutare l'oggetto 
donato per i sentimenti che esprime nei nostri confronti. Il regalo ha valore 
perché stabilisce un collegamento tra i nostri atteggiamenti, la nostra 
disposizione, i nostri sentimenti e quelli del donatore, collegamento che 
sarebbe difficile stabilire in qualche altro modo.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>Perciò, apprezzare un'opera 
d'arte significa provare la gioia di osservare le relazioni - tra le parti 
dell'opera tra loro e rispetto al tutto - di cui essa è costituita. Apprezzare 
un lavoro cinematografico significa gustare le relazioni tra le immagini che la 
cinepresa offre allo spettatore, come le relazioni tra le operazioni della 
cinepresa e la recitazione, la regìa, la musica e gli altri aspetti del 
film.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>Così pure, quando una faccia ci 
appare interessante è perché ammiriamo le relazioni tra le sue fattezze e le 
relazioni all'interno di esse. E, se qualcuno ce lo chiede, possiamo sempre 
indicare queste relazioni come la ragione dell'ammirazione che 
sperimentiamo.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman"><STRONG><FONT size=3>Apprezzare vuol dire 
prestare attenzione a ciò che importa. Né deve preoccupare l'apparente 
circolarità, ossia, che quello che importa è tale proprio perché noi vi 
prestiamo attenzione. Questo è vero solo in parte. Per sua natura, una cosa non 
è né migliore né peggiore delle altre, ma quando noi mettiamo a confronto le 
cose tra loro da un particolare punto di vista, allora prestiamo loro attenzione 
e, pertanto, prendiamo in considerazione le loro differenze e le loro 
somiglianze. In se stesso, un lago non è né migliore né peggiore di un oceano ed 
una collina non è né migliore né peggiore di una montagna. È soltanto in 
particolari contesti che abbiamo di essi un'esperienza relazionale e, perciò, 
valutativa. In questo senso il direttore di un museo si prende cura delle opere 
d'arte, un medico si prende cura della salute, un prete si prende cura delle 
anime: queste persone sono soggetti orientati al valore, nel senso che badano a 
ciò che per loro ha importanza e la loro azione non è una manifestazione 
"semplicemente emozionale", ma ha un autentico valore cognitivo </FONT><FONT 
color=#0000ff size=3><A 
href="http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#F"><U>22</U></A></FONT><FONT 
size=3>.</FONT></STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman"><BIG></BIG></FONT>&nbsp;</P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>(b) Pensiero 
affettivo</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman"><STRONG><FONT size=3>Gli psicologi hanno 
sviluppato tre modelli per interpretare la relazione tra affettività e 
cognizione. Il primo considera l'emozione come una conseguenza dei processi 
cognitivi, mentre il secondo vede la cognizione come l'effetto e l'affettività 
come una causa. Un terzo modello (della "fuga cognitivo-emotiva") si raffigura 
questa relazione come una "complessa azione reciproca di processi, simili ai 
temi di una fuga musicale che spesso scompaiono e riappaiono" </FONT><FONT 
color=#0000ff size=3><A 
href="http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#F"><U>23</U></A></FONT><FONT 
size=3>.</FONT></STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>Sebbene la teoria della "fuga" 
sia più vicina a quanto sostenuto qui - che l'emozione può essere una forma di 
pensiero - tuttavia le due posizioni non sono identiche. La divergenza riguarda 
la questione se le emozioni possono o no, almeno in alcuni casi, essere 
classificate come cognitive, come espressioni di pensiero.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>Consideriamo questo esempio. 
Sapete che qualcuno abusa di una bambina innocente e ne siete indignato. La 
vostra indignazione può essere qualificata come pensiero? Non c'è dubbio che la 
vostra indignazione implica la consapevolezza del fatto che abusare di un 
innocente è qualcosa di detestabile e anche l'ulteriore consapevolezza che 
l'indignazione che avvertite è giustificata. È improbabile che l'indignazione 
sia provocata da un evento isolato: essa ha bisogno di una ragione. La ragione 
potrà anche non essere forte e valida, ma è una ragione, non una causa, ed è, 
essa stessa, parte dell'indignazione.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>Allora, l'indignazione che 
sentite rappresenta lo sviluppo dell'iniziale consapevolezza che un innocente è 
stato danneggiato insieme con la consapevolezza che questo comportamento è 
deprecabile. Ciò che appare deprecabile in un dato contesto manca di garanzie, 
di giustificazioni. L'abuso è sentito come deprecabile; l'indignazione come 
appropriata. Ora l' "essere appropriato" è un criterio, tanto quanto, per 
esempio, la coerenza o la rilevanza.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>Questa è una questione la cui 
importanza, per l'educazione morale, non deve essere sottovalutata. Spesso le 
nostre azioni dipendono direttamente dalle nostre emozioni. Sentiamo odio e, 
allora, agiamo in modo distruttivo; nutriamo amore e, allora, ci comportiamo in 
modo amichevole, e così via. Di conseguenza, se riusciamo a mitigare le emozioni 
antisociali, con ogni probabilità riusciremo a temperare i comportamenti 
antisociali.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>È possibile insegnare ai bambini 
a considerare l'appropriatezza delle emozioni che sentono? La risposta sembra 
alquanto ovvia: nell'educazione dei bambini genitori, fratelli e sorelle 
contribuiscono a dare una certa forma al comportamento emotivo del bambino. Con 
premi e castighi, si fa capire al bambino quali espressioni emotive sono 
approvate in un certo contesto e quali no. (Il loro fondamento può essere 
abbastanza idiosincratico: ridere ad un funerale è per lo più biasimato, ma 
piangere ad un matrimonio è ammesso). Ora, se c'è un'educazione delle emozioni 
in famiglia, può anche esserci un'educazione delle emozioni a scuola e, in 
realtà, c'è già.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>(c) Pensiero 
attivo.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>Partendo da quanto abbiamo detto 
intorno alla natura cognitiva delle emozioni, non sorprenderà sentire che a 
volte le stesse azioni vengono descritte come cognitive. Esiste il linguaggio 
dei gesti e di altri movimenti del corpo, come l'espressione del viso e, anche 
un'azione che non ha un significato standardizzato, può assumerne uno quando è 
inserito in un contesto appropriato.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>Poche discussioni riguardanti 
l'orientamento al valore (caring) mancano di notare l'ambiguità tra l'uso del 
termine nel senso di "nutrire un sentimento di affetto per" (caring for/about) e 
nel senso di "prendersi cura di, badare a" (caring for). Qui vogliamo 
distinguere questi due significati attribuendo il primo all'ambito del pensiero 
affettivo e il secondo a quello del pensiero attivo.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman"><STRONG><FONT size=3>Così, un tipo di pensiero 
attivo è animato dalla cura - un conservare ciò che si ama. In questo senso si 
cura il proprio aspetto o la propria discendenza: ci si dà da fare per 
preservare dalla fauci del tempo ciò che rappresenta un valore. Altri cercano di 
conservare valori astratti, come i logici che cercano di conservare nelle 
conclusioni la verità delle premesse di un discorso o i traduttori che, passando 
da una lingua ad un'altra, cercano di conservare il significato di 
un'espressione. Un altro tipo di pensiero attivo è rappresentato da talune 
attività professionali come gli sport. Un gioco come il calcio, per esempio, è, 
per certi versi, meticolosamente regolato e, per altri, è aperto e guidato da 
criteri. Alcune situazioni richiedono comportamenti meccanici, come il rinvio 
del pallone da parte del portiere. Altre situazioni, invece, richiedono giudizi 
creativi, come la scelta del giocatore a cui passare il pallone. Questi 
comportamenti si possono considerare cognitivi perché, come la maggior parte 
delle attività professionali, vengono realizzate con giudizi. E questo richiede 
di dare una nuova occhiata alla nozione di giudizio, come quella fornita da 
Buchler. Ogni giudizio, secondo Buchler, è un'espressione della persona che lo 
formula ed è una valutazione del suo mondo </FONT><FONT color=#0000ff size=3><A 
href="http://lgxserver.uniba.it/lei/sfi/cf/cf3_lipman.htm#F"><U>24</U></A></FONT><FONT 
size=3>. [ ...] Ogni atto è un intervento che misura anche le 
circostanze.</FONT></STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>C'è, dunque, un linguaggio delle 
azioni come un linguaggio delle parole e, se il significato delle parole si deve 
cercare nelle loro relazioni con le proposizioni in cui si trovano, così il 
significato delle azioni si deve cercare nelle loro relazioni con i progetti e 
gli scenari che le includono: si devono, altresì, cercare nelle loro relazioni 
con le conseguenze che da esse derivano e nei riferimenti 
contestuali.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>Un'azione è, allora, pensiero 
protettivo e conservativo, nella misura in cui si preoccupa di mantenere la 
situazione esistente ed è operativo, nella misura in cui tende a cambiare la 
situazione esistente. In entrambi i casi rappresenta un orientamento al valore, 
perché coloro che ne sono privi non si preoccupano né di conservare le cose 
importanti, né cercano di produrre qualcosa di importante.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman"><BIG></BIG></FONT>&nbsp;</P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>(d) Pensiero 
normativo</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>Non è fuori luogo, a questo 
punto, un riferimento al pensiero "in tandem" che accomuna il pensiero su "ciò 
che è" col pensiero su "ciò che deve essere". In qualche misura, si tratta di 
una questione di educazione morale in famiglia e a scuola. Insisto sul fatto che 
il bambino consideri, per ogni espressione di desiderio, quello che deve essere 
desiderato e, quindi, colleghi sempre il desiderato col desiderabile. 
Quest'ultimo è un esempio del risultato della riflessione sulla pratica 
effettiva, giacché la ricerca su ciò che viene fatto dovrebbe poter approdare ad 
un abbozzo di ciò che deve essere fatto, se la ricerca è sufficientemente 
sostenuta.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>Questa congiunzione del normativo 
col reale rafforza gli elementi riflessivi sia dell'azione che dell'orientamento 
al valore. Colui che possiede tale orientamento è costantemente interessato alle 
possibilità ideali del suo comportamento, così che la riflessione su ciò che è 
ideale diventa parte integrante dell'attenzione che si presta a ciò che sta 
realmente accadendo. Dato che l'elemento normativo è in ogni caso cognitivo, la 
sua inseparabilità dagli altri aspetti dell'orientamento al valore, non fa altro 
che aggiungere ulteriori titoli per la sua inclusione nell'ambito 
cognitivo.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>La miseria dell'empirismo miope 
deriva dalla sua incapacità di prendere in considerazione nient'altro che ciò 
che è, mentre il fallimento del razionalismo miope deriva dalla sua incapacità 
di considerare nient'altro che il dover-essere. Gli studenti, tuttavia, non 
devono essere intrappolati in categorie così anguste. Quelli capaci di 
riflettere su ciò che sono, devono essere in grado di tener conto, anche, che 
tipo di persone vogliono essere e devono voler essere. Quelli capaci di 
riflettere su come è il mondo, devono essere aiutati a prendere in 
considerazione in che tipo di mondo vogliono vivere e in che tipo di mondo 
devono voler vivere. Questo impegno potrà tenerli occupati per gran parte della 
loro vita, ma sarà tempo speso bene.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>Nel delineare gli aspetti 
fondamentali del pensiero di livello superiore ho insistito sull'idea di 
aggiungere il pensiero orientato sul valore a quello logico e a quello creativo 
per due motivi principali:</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>a. L'orientamento al valore 
possiede ampie credenziali come attività cognitiva, sebbene consista di atti 
mentali quali vagliare, filtrare, calibrare, soppesare e così via, di più 
modesta visibilità se confrontati con atti quali inferire e definire. Tuttavia, 
l'ambito cognitivo non è circoscritto solo ad atti di alta visibilità, proprio 
come gli organi vitali del corpo non sono soltanto quelli impegnati nelle 
attività vistose del pompaggio come il cuore e i polmoni. Fegato e reni sono 
organi altrettanto vitali, poiché le discriminazioni che operano sono essenziali 
per la nostra vita.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>b. Senza orientamento al valore, 
il pensiero di livello superiore è privo della componente valoriale. Se esso non 
include il giudizio di valore, rischia di trattare i suoi contenuti in modo 
apatico, con indifferenza e senza impegno e questo implica che finirebbe anche 
per essere diffidente verso la stessa ricerca.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>Cercando di caratterizzare il 
pensiero orientato al valore, in nessun modo intendo sottovalutare l'attività 
logica e quella creativa. Allo stesso modo, caratterizzando il pensiero 
applicato, non intendo sottovalutare l'attività teoretica. So bene, tuttavia, 
che il dualismo quasi manicheo di razionalismo-irrazionalismo è qualcosa a cui 
molti sono profondamente legati, cosicché un riorientamento sarebbe, per loro, 
una cosa molto più facile da dire che da fare.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>Ho l'impressione che avvertiamo 
emozioni ogni volta che dobbiamo fare scelte e prendere decisioni, e queste 
scelte e decisioni sono i confini principali del giudizio. In realtà, il ruolo 
dell'emozione è così importante per il pensiero - sia per quello che conduce al 
giudizio che per quello che porta lontano da esso - che sarebbe difficile 
separare l'una dall'altro. Infatti, essi possono essere completamente 
indistinguibili; possono benissimo essere identici, nel qual caso sarebbe 
perfettamente sensato affermare che l'emozione è la scelta, è la decisione, è il 
giudizio. È questo tipo di pensiero che chiamiamo "orientamento al valore" 
(caring), quando esso ha a che fare con ciò che è 
importante.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman"><BIG></BIG></FONT>&nbsp;</P>
<P><FONT face="Times New Roman"><BIG><A name=F></A></BIG><FONT 
size=3><STRONG>NOTE</STRONG></FONT></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman"><BIG></BIG></FONT>&nbsp;</P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>(1) Si veda, ad esempio, Robert 
H. Ennis, "A taxonomy of critical thinking dispositions and abilities," in Joan 
Boykoff Baron and Robert J. Sternberg (a c. di), Teaching Thinking Skills, 
Theory and Practice (New York: Freeman, 1987), p. 10, e anche Robert Sternberg, 
"Critical thinking: its nature, measurement and improvement," in Frances R. Link 
(a c. di), Essays on the Intellect (Alexandria, VA: ASCD, 1985), p. 
46.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>(2) Cfr. Lauren B. Resnick, 
Education and Learning to Think (Washington, DC: National Academy Press, 1987), 
pp. 1-3, 44-50.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>(3) È opinione diffusa tra gli 
psicologi che le emozioni sono sentimenti espressi e che i sentimenti, o gli 
affetti, sono emozioni inespresse. Cfr. per esempio, Paul D. MacLean "Sensory 
and Perceptive Factors in Emotional Functions of the Triune Brain," in Amelie O. 
Rorty (a c. di), Explaining Emotions (Berkeley, CA: University of California 
Press, 1980), pp. 11-12.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>(4) In "Praise of the Cognitive 
Emotions," Teachers College Record.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>(5) "Reason and Passion," in R. 
F. Dearden, P. H. Hirst, e R. S. Peters (a c. di). Education and the Development 
of Reason. Londra: Routledge and Kegan Paul, 1972, pp. 208-229. 
</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>(6) Scheffler, 
ibid.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>(7) Robert C. Solomon, "Emotions 
as Judgments," in The Passions (Notre Dame, Indiana: University of Notre Dame 
Press, 1983), pp. 185-191.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>(8) Martha Nussbaum, "Emotions as 
Judgments of Value," The Yale Journal of Criticism, 1992, Vol. 5, No. 2, pp. 
201-212.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>(9) Kathleen Wallace, 
"Reconstructing Judgment: Emotion and Moral Judgment," Hypatia, Summer 1993, 
Vol. 8, No. 3, pp. 61-81.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>(10) Cfr. A. C. Lloyd, "Emotion 
and Decision in Stoic Psychology," in J. M. Rist (a c. di). Los Angeles: 
University of California Press, 1978, pp. 233-246.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>(11) Mi sono ampiamente basato su 
Josiah B. Gould's The Philosophy of Chrysippus (Albany: State University of New 
York Press, 1970).</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>(12) Op. cit., p. 
245.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>(13) Ibid., p. 
244.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>(14) Aristotele, Parti degli 
animali, Opere, vol. V, Laterza, Bari 1984.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>(15) Hans Friedrich August Von 
Arnim. Stoicorum Veterum Fragmenta. New York: Irvington, 1986, III, p. 
461.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>(16) Martha Nussbaum, "Emotions 
as Judgments of Value," The Yale Journal of Criticism, Vol. 5, No. 2, 1992, p. 
209.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>(17) Ibid p. 
210.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>(18) Benjamin S. Bloom, 
Tassonomia degli obiettivi educativi, trad. it., Giunti e Lisciani, Teramo 
1983.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>(19) Justus Buchler, Towards a 
General Theory of Human Judgment, New York: Columbia University Press, 1951, pp. 
46-54.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>(20) Si veda Elizabeth Anderson, 
Value in Ethics and Economics (Cambridge, Mass.: Harvard University Press, 
1993), pp. 4-5.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>(21) John Dewey, Theory of 
Valuation, International Encyclopedia of Unified Science (Chicago: University of 
Chicago Press, 1939), p. 5. Dewey afferma che "prizing" significa considerare 
prezioso o caro, mentre "appraising" significa attribuire valore a. Prizing ha 
un preciso riferimento personale e "una qualità estrinseca chiamata emozionale." 
Nell'appraising, d'altra parte, è predominante l'aspetto 
intellettivo.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>(22) Harry Frankfort scrive: 
"Come è possibile, allora, che qualcosa sia autentica-mente non-importante? Ciò 
può essere solo perché la differenza che essa fa non è im-portante. Pertanto, è 
chiaramente essenziale includere, nell'analisi del concetto di impor-tanza, una 
clausola condizionale col risultato che una cosa non è importante a meno che la 
differen-za che essa fa non sia importante". Da: The Importance of What We Care 
About, Cambridge University Press, New York, 1988. Io ho, comunque, qualche 
perplessità riguardo all'affermazione di Frankfort che il caring ha a che fare 
con ciò che interessa personalmente in opposizione a ciò che interessa in senso 
interpersonale e, quindi, in senso etico.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>(23) Michael Lewis e Linda 
Michalson hanno sviluppato questa teoria della "fuga" in Children's Emotions and 
Moods, Plenum Press, New York 1983, pp. 87-93.</STRONG></FONT></P>
<P><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>(24) Justus Buchler, Towards a 
General Theory of Human Judgment, cit.</STRONG></FONT></P></BODY></HTML>

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