date: Thu, 22 Jan 2009 12:28:02 +0100
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content=3D"La nozione eriugeniana di ordine inteso come regola interna al =
ragionamento e alla costruzione del discorso fondato rettamente."=20
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<P class=3Dauthor><A=20
href=3D"http://mondodomani.org/dialegesthai/autori.htm#arruzza">Cinzia=20
Arruzza</A></P>
<H1><A name=3Dtop></A>L'ordine dialettico e la legalit=E0 universale nel p=
ensiero=20
eriugeniano</H1>
<UL class=3Dindex>
  <LI>1. <A=20
  href=3D"http://mondodomani.org/dialegesthai/ca01.htm#par1">Introduzione<=
/A>=20
  <LI>2. <A href=3D"http://mondodomani.org/dialegesthai/ca01.htm#par2">La =
legalit=E0=20
  del discorso nel <CITE lang=3Dla>De praedestinatione</CITE></A>=20
  <LI>3. <A href=3D"http://mondodomani.org/dialegesthai/ca01.htm#par3">L'<=
I=20
  lang=3Dla>ordo</I> dialettico come struttura del trattato nel <CITE=20
  lang=3Dla>Periphyseon</CITE></A>=20
  <LI>4. <A href=3D"http://mondodomani.org/dialegesthai/ca01.htm#par4"><I=
=20
  lang=3Dla>Lex ierarchica</I> e <I lang=3Dla>lex ratiocinationis</I> nell=
e <CITE=20
  lang=3Dla>Expositiones</CITE></A>=20
  <LI>5. <A href=3D"http://mondodomani.org/dialegesthai/ca01.htm#par5">Not=
a=20
  bibliografica</A> </LI></UL>
<H2><A name=3Dpar1></A>1. Introduzione <A title=3DInizio=20
href=3D"http://mondodomani.org/dialegesthai/ca01.htm#top"><IMG height=3D10=
 alt=3D^=20
src=3D"mhtml:file://C:\Documents and Settings\UTENTE\Desktop\societa\pensi=
ero\pensiero logico_struttura.mht!http://mondodomani.org/dialegesthai/top.=
gif"=20
width=3D10></A></H2>
<P>Volendo tentare di mettere in luce la nozione eriugeniana di ordine int=
eso=20
come regola interna al ragionamento e alla costruzione del discorso fondat=
o=20
rettamente, abbiamo scelto di avviare la nostra analisi a partire dalla=20
considerazione di alcune occorrenze significative del termine <I=20
lang=3Dla>ordo</I>. Abbiamo, inoltre, ristretto il campo della nostra inda=
gine a=20
tre trattati di Giovanni Scoto, il <CITE lang=3Dla>De divina=20
praedestinatione</CITE>, il <CITE lang=3Dla>Periphyseon</CITE> e le <CITE=
=20
lang=3Dla>Expositiones super ierarchiam coelestem</CITE>, testi in cui si =
pu=F2=20
registrare la presenza pi=F9 significativa del termine ordo, tralasciando =
dunque=20
le opere eriugeniane di traduzione, che avrebbero comportato un confronto=
=20
serrato con gli originali greci.</P>
<P>Sulla base di un'analisi testuale delle occorrenze in cui <I lang=3Dla>=
ordo</I>=20
compare insieme a genitivi come <I lang=3Dla>verborum</I>, <I lang=3Dla>se=
rmonis</I>=20
o <I lang=3Dla>ratiocinationis</I> o in cui, in relazione al contesto dell=
a frase=20
esso assume l'accezione di ordine dell'argomentazione, abbiamo tentato di=
=20
giungere ad alcune conclusioni sulla funzione che questa nozione assume ne=
l=20
pensiero eriugeniano in relazione a una molteplicit=E0 di fattori: in prim=
o luogo=20
la concezione eiugeniana delle arti liberali e della dialettica, alcuni tr=
atti=20
sommari della concezione dell'ordine come <I lang=3Dla>ordo universalis</I=
> e=20
soprattutto come <I lang=3Dla>lex</I>, infine la relazione e il confronto =
con un=20
autore con cui Giovanni Scoto intrattiene un costante dialogo, lo=20
Pseudo-Dionigi.</P>
<P>Per favorire una maggiore fruibilit=E0 del nostro lavoro abbiamo fornit=
o una=20
nostra traduzione dei testi citati; per questi testi abbiamo impiegato le=
=20
edizioni critiche riportate nella piccola nota bibliografica: rimane apert=
a,=20
evidentemente, la questione del <CITE lang=3Dla>Periphyseon</CITE>, di cui=
 non=20
esiste tuttora un'edizione critica integrale. Nella consapevolezza dei pro=
blemi=20
che sorgono da quest'assenza, noi abbiamo scelto di basarci sull'edizione=
=20
Jeauneau contenuta nel <CITE lang=3Dla>Corpus Christianorum</CITE> per qua=
nto=20
riguarda i primi tre libri, e sull'edizione della Patrologia latina per gl=
i=20
ultimi due.</P>
<H2><A name=3Dpar2></A>2. La legalit=E0 del discorso nel <CITE lang=3Dla>D=
e=20
praedestinatione</CITE> <A title=3DInizio=20
href=3D"http://mondodomani.org/dialegesthai/ca01.htm#top"><IMG height=3D10=
 alt=3D^=20
src=3D"mhtml:file://C:\Documents and Settings\UTENTE\Desktop\societa\pensi=
ero\pensiero logico_struttura.mht!http://mondodomani.org/dialegesthai/top.=
gif"=20
width=3D10></A></H2>
<P>Il termine <I lang=3Dla>ordo</I> appare per la prima volta nel <CITE la=
ng=3Dla>De=20
divina praedestinatione</CITE> nel contesto di un richiamo all'ordine=20
dell'argomentazione, dopo una digressione sul libero arbitrio e la natura=
=20
dell'uomo:</P>
<BLOCKQUOTE>
  <P>Quae cum ita sint, ordo rerum quas exsequendas esse praesentis cause=
=20
  flagitat utilitas consequenter postulat ut, quoniam malorum omnium quoru=
m deus=20
  auctor non est eius quoque necessario effectivam causam non esse=20
  praedestinationem aperte rationis regulis, ut opinor, confectum, ex=20
  praescientia dei firmissima sumamus argumenta, ea scilicet monstraturi p=
rimo=20
  quemadmodum praescientia dei peccata quae prescit fieri non cogit, ita e=
ius=20
  praedestinatio peccata quae nunquam praedestinat fieri non efficit (De p=
raed.,=20
  5, 4-12).</P></BLOCKQUOTE>
<BLOCKQUOTE>
  <P>Stando cos=EC le cose, la successione delle questioni richieste dall'=
utilit=E0=20
  della nostra argomentazione impone che, poich=E9 si =E8 arrivati alla co=
nclusione,=20
  seguendo le regole del ragionamento, che la causa efficiente di tutti i =
mali=20
  di cui Dio non =E8 autore non =E8 la predestinazione, assumiamo argoment=
i=20
  saldissimi riguardo la prescienza divina, per mostrare, cio=E8, che come=
 la=20
  prescienza divina non costringe all'esistenza i peccati che preconosce, =
cos=EC=20
  la sua predestinazione non rende effettivi i peccati che=20
predestina.</P></BLOCKQUOTE>
<P>L'accezione di successione argomentativa che qui =E8 assunta da <I=20
lang=3Dla>ordo</I> =E8 accentuata ulteriormente dalla presenza di un richi=
amo forte=20
alle regole che presiedono al retto ragionamento, <I lang=3Dla>regulis=20
rationis</I>, e che sono state impiegate nel corso della trattazione per=20
giungere a delle conclusioni certe e fondate. Questa attenzione alla regol=
a, o=20
legge, del ragionamento costituisce come vedremo una preoccupazione costan=
te=20
nello sviluppo dell'opera eriugeniana, che va interpretata da un lato in=20
relazione alla concezione eriugeniana della filosofia come vera religione =
e=20
delle arti liberali come strumenti indispensabili della deificazione, dall=
'altro=20
in relazione alla nozione di ordine come legalit=E0 che percorre tutti e t=
re i=20
trattati che stiamo esaminando.</P>
<P>Proprio all'inizio del <CITE lang=3Dla>De praedestinatione</CITE>, nel =
primo=20
capitolo, si trova una definizione molto netta di filosofia, funzionale a=
=20
individuare gli strumenti e il metodo di dispiegamento del ragionamento=20
nell'ambito del trattato: la filosofia non =E8 diversa dalla vera religion=
e. =ABSi=20
conclude dunque che la vera filosofia =E8 vera religione, e reciprocamente=
 che la=20
vera religione =E8 vera filosofia=BB (<CITE lang=3Dla>De praed.</CITE>, 1,=
 1, 16-18).=20
L'amore della sapienza coincide con la vera religione, con cui la somma ca=
usa di=20
tutte le cose =E8 indagata razionalmente e resa oggetto di culto; le regol=
e=20
dell'uno sono le medesime regole dell'altra. In questo passo fondamentale,=
 Scoto=20
approfondisce e radicalizza l'affermazione agostiniana dell'identit=E0 di=
=20
filosofia e religione, mostrando una particolare attenzione da un lato=20
all'illustrazione delle parti di cui si compone lo studio della sapienza=20
(diairetica, euristica, apodittica, analitica), dall'altro alla giustifica=
zione=20
dell'impiego dell'arte della dialettica in ambito teologico.</P>
<P>=ABAffinch=E9 noi difensori della verit=E0 non diamo l'impressione di l=
ottare=20
inermi contro gli assertori del falso, non incongruamente faremo ricorso a=
lle=20
regole dell'arte della disputa=BB (De praed., 1, 3, 45-47): la conoscenza =
delle=20
leggi che presiedono all'articolazione di un retto discorso =E8 indispensa=
bile=20
strumento di smascheramento delle false argomentazioni, costruite attraver=
so un=20
impiego fraudolento della retorica. La prima giustificazione del ricorso a=
lla=20
filosofia si d=E0 come esigenza apologetica di fronte alle insidie dell'er=
etico,=20
il quale deve essere svelato come colui che costruisce false argomentazion=
i: nel=20
discorso dell'eretico =E8 contenuto un errore di natura logica, che va=20
individuato. Ma la pertinenza della dialettica alla teologia, quindi alla=
=20
ricerca della verit=E0, trova la sua pi=F9 compiuta fondazione nella sua=20
individuazione come dono divino, cio=E8 dato di creazione, originario e no=
n=20
prodotto artificialmente dall'uomo. Nel pensiero eriugeniano, dal <CITE=20
lang=3Dla>De praedestinatione</CITE> alle <CITE lang=3Dla>Expositiones</CI=
TE>, le=20
arti liberali rivestono un ruolo assolutamente cruciale: beneficio divino,=
 esse=20
sono facolt=E0 della mente, cui sono coeterne, necessarie al recupero di q=
uella=20
conoscenza di Dio innata nell'uomo, che =E8 stata compromessa dalla caduta=
.=20
L'insieme delle arti, archetipo eterno della perfetta conoscenza, e allo s=
tesso=20
tempo facolt=E0 interna alla mente umana, =E8 considerato nel <CITE lang=
=3Dla>De=20
praedestinatione</CITE>, ingrediente indispensabile lungo il percorso di=20
avvicinamento cognitivo a Dio, strumento senza il quale il rischio dell'er=
esia,=20
e della perdizione che ne consegue, diviene quasi inevitabile. Questa conc=
ezione=20
delle arti come dato di creazione, gi=E0 presente nel <CITE lang=3Dla>De=20
praedestinatione</CITE>, trover=E0 un ben pi=F9 ampio sviluppo successivam=
ente.</P>
<P>Se nelle arti liberali, e dunque nello studio della sapienza, si incont=
rano=20
regole certe e immutabili, garanti della rettitudine del ragionamento che =
si sta=20
dispiegando, =E8 a una nozione pi=F9 ampia di legalit=E0 che bisogna ricor=
rere per=20
motivare la fondatezza di un ordine argomentativo che si vuole infallibile=
. L'<I=20
lang=3Dla>ordo</I> della trattazione non =E8 cosa distinta da un ordine be=
n pi=F9=20
ampio, l'<I lang=3Dla>ordo rerum</I>, l'<I lang=3Dla>ordo</I> dell'intera =
realt=E0.=20
Nelle <I lang=3Dla>regulae</I> della dialettica si rispecchia una <I=20
lang=3Dla>lex</I> universale, di cui tenteremo di mettere in luce il=20
carattere.</P>
<P>In due accezioni differenti, ma correlate, riappare il termine <I=20
lang=3Dla>ordo</I> in 6, 3:</P>
<BLOCKQUOTE>
  <P>Quae quanquam in ordine suo recte locata sint et suam quandam=20
  pulchritudinem peragant, perversi tamen animi est et inordinati eis sequ=
endi=20
  subiici, quibus ad nutum suum ducendis potius divino ordine ac iure prae=
latus=20
  est (<CITE lang=3Dla>De praed.</CITE>, 6, 3, 78-81).</P></BLOCKQUOTE>
<BLOCKQUOTE>
  <P>Queste cose sono rettamente collocate nel proprio ordine e si ammanta=
no di=20
  una certa propria bellezza, tuttavia =E8 proprio di un animo perverso e=
=20
  disordinato sottomettersi ad esse, quando dovrebbe piuttosto ridurle al=
=20
  proprio comando, secondo l'ordine e il diritto divini.</P></BLOCKQUOTE>
<P>La duplicit=E0 di significato che qui si manifesta nell'uso del termine=
 <I=20
lang=3Dla>ordo</I>, ha la sua genesi nella parola greca <I lang=3Dla>t=E1x=
is</I>, che=20
sembra averla trasmessa alla sua corrispondenza latina: se da un lato <I=20
lang=3Dla>ordo</I> sta a indicare originariamente una schiera, una success=
ione=20
regolare, una fila, e in maniera pi=F9 ampia, quindi, una struttura ordina=
ta a=20
carattere spaziale, dall'altro esso allude anche al comando, al principio =
o=20
metodo, che conferisce un assetto ordinato, che trae cio=E8 il reale dal c=
aos e lo=20
muta in un insieme retto da una legge armonica. Il carattere spaziale dell=
a=20
prima accezione in cui viene impiegato il sostantivo =E8 accentuato dal ve=
rbo che=20
lo accompagna, <I lang=3Dla>locare in suo ordine</I>, che si riferisce all=
a=20
costituzione esterna dell'oggetto, al suo essere collocato all'interno di =
un=20
contesto strutturato verticalmente; se all'interno di tale contesto ogni r=
ealt=E0=20
possiede un rango differente dalle altre, il mantenersi nella propria posi=
zione,=20
adempiendo alla propria funzione stabilita dal comando divino, ammanta di=
=20
bellezza la creatura (<I lang=3Dla>et suam quandam pulchritudinem=20
peragant</I>).</P>
<P>Il disordine dell'animo umano consiste nel piegarsi di fronte alla bell=
ezza=20
del creato, nell'assoggettarvisi anzich=E9 ricondurla a gloria del creator=
e. Il=20
peccato =E8 infrazione dell'ordine nei due sensi del termine, disobbedienz=
a alla=20
legge divina che fonda l'ordine e conversione di una natura superiore ad=20
adorazione di ci=F2 che =E8 ordinato sotto di lei e che essa dovrebbe gove=
rnare. Si=20
potrebbe dire che la sregolatezza dell'animo consista proprio nella superb=
ia che=20
non ha rispetto dei gradi e delle differenti dignit=E0 secondo le quali =
=E8 stata=20
creata la totalit=E0, che osa tentare di sovvertire la scala gerarchica de=
gli=20
esseri e dei beni. Il disordine dell'animo umano consiste nel piegarsi di =
fronte=20
alla bellezza del creato, nell'assoggettarvisi anzich=E9 ricondurla a glor=
ia del=20
creatore. Il peccato non =E8 sostanza, non pu=F2 essere annoverato tra le =
realt=E0=20
perch=E9 ogni realt=E0 proviene da Dio, n=E9 =E8 un male l'oggetto desider=
ato dall'anima=20
peccatrice nell'insonnia della sua <I lang=3Dla>libido</I>, poich=E9 ogni =
creatura=20
ha la sua origine ultima in Dio. In questo movimento di conversione verso =
ci=F2=20
che =E8 ordinato al di sotto di s=E9, in questo movimento di umiliazione d=
ella=20
dignit=E0 dell'anima umana, creata perch=E9 permanesse nella contemplazion=
e delle=20
realt=E0 eterne, si consuma il peccato.</P>
<P>Il male =E8 dunque corruzione della bellezza, dell'onest=E0, dell'integ=
rit=E0, =E8=20
diminuzione e compromissione di tutto ci=F2 che concorre a dar vita all'or=
dine=20
armonico del creato, stabilito e costituito nella legge divina. Ma quale=20
funzione riveste tale legge nell'ambito del <CITE lang=3Dla>De=20
praedestinatione</CITE>? La predestinazione divina =E8 una <I lang=3Dla>le=
x</I>: in=20
questa definizione si ritrova, a conclusione del trattato, il filo di tutt=
o il=20
ragionamento eriugeniano. La predestinazione fonda un ordine universale, i=
l=20
quale costituisce il suo vero oggetto, in luogo dei destini individuali de=
i=20
reprobi e degli eletti; essa non =E8 l'intervento a carattere personale di=
 un=20
potere intollerante che qualcosa sfugga al suo controllo, persino la sorte=
 dei=20
malvagi. La diversificazione dei destini umani appartiene all'ambito della=
=20
responsabilit=E0 morale dell'uomo e si mantiene all'interno di una <I=20
lang=3Dla>lex</I> che costituisce la manifestazione propria, e mediata,=20
dell'onnipotente volont=E0 divina. Lo stesso rapporto tra Dio e l'uomo, qu=
i=20
chiamato in causa, non pu=F2 essere astratto dal contesto di una visione d=
ella=20
realt=E0 come cosmo, nel senso pregnante del temine: esso va ripensato sec=
ondo la=20
nozione di legge divina e di ordine.</P>
<P>Come ha sottolineato Gianluca Potest=E0, la concezione gotescalchiana=20
dell'onnipotenza divina comportava una svalutazione e relativizzazione=20
dell'autorit=E0 e delle gerarchie umane: la visione di un universo in cui =
non si=20
d=E0 alcuna mediazione tra il creatore e la creatura, sulla quale egli ese=
rcita un=20
potere illimitato, metteva evidentemente in crisi la funzione stessa della=
=20
Chiesa.</P>
<P>Non a caso la questione dei sacramenti e del loro ruolo ai fini della=20
salvezza del cristiano costituiva uno dei nodi centrali della controversia=
: uno=20
degli aspetti della dottrina di Gotescalco che destava nei suoi avversari =
le=20
maggiori preoccupazioni era l'affermazione che il sangue del Cristo avesse=
=20
redento tutti gli eletti una volta per sempre. In questo caso, infatti, no=
n solo=20
i reprobi, dannati per sempre alla perdizione, sarebbero risultati del tut=
to=20
esclusi dalla Chiesa, ma anche ai fini della salvezza degli eletti i sacra=
menti=20
avrebbero perso ogni reale funzione, e con essi i loro ministri.</P>
<P>Si comprende bene come ci=F2 che distanziava Gotescalco ed Eriugena non=
 era=20
soltanto una diversa concezione del rapporto tra Dio e l'uomo, ma anche de=
l=20
potere e dell'autorit=E0 umana.</P>
<P>A partire dal XVI capitolo si ha un incremento significativo dell'impie=
go del=20
termine <I lang=3Dla>ordo</I> e delle varie forme del verbo <I lang=3Dla>o=
rdino</I>:=20
negli ultimi tre capitoli <I lang=3Dla>ordo</I> appare in stretta relazion=
e con il=20
termine <I lang=3Dla>lex</I> per sei volte,<A class=3Dfnota=20
href=3D"http://mondodomani.org/dialegesthai/ca01.htm#nota1" name=3Drif1>1<=
/A> nel=20
solo capitolo XVII si incontrano in successione <I lang=3Dla>naturalem=20
ordinem</I>, <I lang=3Dla>ordine universitatis</I>, <I lang=3Dla>auctor et=
=20
ordinator</I>, <I lang=3Dla>iustissimus ordinator</I>, <I lang=3Dla>poenar=
um=20
ordinem</I>, <I lang=3Dla>pulchre ordinari</I>.<A class=3Dfnota=20
href=3D"http://mondodomani.org/dialegesthai/ca01.htm#nota2" name=3Drif2>2<=
/A></P>
<P>Questi esempi rafforzano l'ipotesi per cui al tentativo eriugeniano di=
=20
fondazione di un ordine universale =E8 strettamente legato il ripensamento=
 della=20
nozione di <I lang=3Dla>lex</I>. Se in particolare nel penultimo e nell'ul=
timo=20
capitolo il termine <I lang=3Dla>ordo</I> viene impiegato in un'accezione =
di=20
sapore fortemente giuridico, che ne sottolinea il suo avere origine nella =
<I=20
lang=3Dla>lex</I> e nello <I lang=3Dla>ius</I> divini, l'allusione frequen=
te al <I=20
lang=3Dla>disponere</I> o <I lang=3Dla>constituere in recto ordine</I> fa=
=20
riferimento anche a una visione complessiva della struttura ultima della n=
atura=20
e del creato, di cui il creatore =E8, come il demiurgo platonico, <I=20
lang=3Dla>l'ordinator iustissimus</I> nella misura in cui il progetto divi=
no della=20
creazione non si presenta come il prodotto di un arbitrio personale, in cu=
i =E8=20
impossibile rintracciare una legge unitaria, ma si media scandendosi secon=
do un=20
trama immutabile e universalmente riconoscibile.</P>
<P>Rimane il nodo principale della questione: la gerarchia, stabilita nell=
a lex=20
divina, =E8 definitivamente compromessa dal peccato dell'uomo, l'integrit=
=E0 della=20
natura violata, la coerenza del creato spezzata?</P>
<P>La risposta di Giovanni Scoto a questo quesito non pu=F2 che essere una=
 (<CITE=20
lang=3Dla>De praed.</CITE>, 8, 4, 67-70): i moti della volont=E0 perversa =
non=20
possono trascendere e superare la <I lang=3Dla>disciplina</I> del creatore=
, sono=20
ricondotti, anzi, entro <I lang=3Dla>congruis ordinibus</I>; la volont=E0 =
dei=20
malvagi =E8 una volont=E0 frustrata, che si scontra inesorabilmente con la=
 ferrea e=20
inflessibile legge che regge l'universo riconducendo a un insieme signific=
ante=20
un mondo pullulante di disarmonie apparenti, disarticolato e frammentato. =
Ogni=20
peccato, qualsiasi <I lang=3Dla>libido</I> agiti nel profondo la creatura,=
 nel suo=20
inevitabile fallimento, nel suo infrangersi contro l'invalicabile muro del=
la <I=20
lang=3Dla>lex</I> divina, =E8 destinata a tradursi in una delle innumerevo=
li voci=20
che partecipano al coro dell'universo, che dalle dissonanze produce l'armo=
nia=20
pi=F9 dolce. Il supplizio eterno, identificato come conato a vuoto della v=
olont=E0=20
malvagia si precisa meglio come il vano movimento di fuga dai confini natu=
rali=20
dell'universo definiti dalla <I lang=3Dla>lex</I>: la volont=E0 dannata do=
vr=E0=20
servire le leggi a cui aveva voluto ribellarsi, la sua ribellione sar=E0 c=
ostretta=20
a trasformarsi in servit=F9 eterna, la sua superbia in perenne umiliazione=
, la sua=20
<I lang=3Dla>libido</I> in frustrazione senza fine. In questo servire cont=
ro=20
voglia, in questo doversi piegare, si consuma il dramma pi=F9 crudele dell=
a=20
volont=E0 umana. In questo, che =E8 il peggior tormento che l'uomo avrebbe=
 potuto=20
guadagnarsi con la sua caduta, nemmeno paragonabile a quei supplizi del co=
rpo=20
partoriti dall'immaginazione, ogni turpitudine, ogni corruzione, viene=20
riassorbita nell'onnicomprensivo ordine divino.</P>
<P>Se l'ordine naturale =E8 stabilito dall'eternit=E0 dalla <I lang=3Dla>l=
ex</I>=20
divina, non c'=E8 distanza tra natura e volont=E0 divina che vengono a coi=
ncidere=20
nella struttura che regge e permea tutto il creato.</P>
<P>Quest'ampia digressione sulla nozione di legge che si delinea nel corso=
 del=20
De praedestinatione acquista senso nell'ambito della nostra ricerca solo s=
e la=20
questione della dialettica e del suo <I lang=3Dla>ordo</I> viene ricondott=
a=20
all'interno del quadro sin qui delineato, che oltretutto non investe solo =
il=20
primo trattato eriugeniano, bens=EC costituisce una vera e propria costant=
e nello=20
sviluppo successivo del suo pensiero.</P>
<P>Solo in relazione a questa attenzione cos=EC viva alla problematica del=
la lex e=20
della sua immutabilit=E0, si comprende pu=F2 comprendere a fondo tutta la =
portata=20
che assume l'argomentazione di Giovanni Scoto sulla natura umana e sul=20
mantenimento del libero arbitrio nell'uomo anche dopo il peccato originale=
:=20
ammettere che l'integrit=E0 della natura sia stata compromessa dal peccato=
=20
dell'uomo comporterebbe l'ammissione di una permanenza eterna del male=20
all'interno dell'universo e di una sconfitta perenne del bene. Ma soprattu=
tto=20
insinuerebbe un elemento di intrinseca debolezza nella volont=E0 divina, c=
he non=20
sarebbe pi=F9 in grado di garantire l'ordine naturale che con essa si iden=
tifica.=20
Il tema delle conseguenze della caduta, in rapporto alla necessit=E0 di ga=
rantire=20
la salvaguardia dell'ordine universale a dispetto del tentativo di suo=20
sovvertimento attuato dall'uomo, avr=E0 un lungo sviluppo nel <CITE=20
lang=3Dla>Periphyseon</CITE>: l'errore lascia una traccia nella natura del=
l'uomo,=20
basti pensare alla lunga riflessione eriugeniana, contenuta nel quarto lib=
ro del=20
<CITE lang=3Dla>Periphyseon</CITE>, sulla divisione in sessi come consegue=
nza del=20
peccato originale, sulla scorta del <CITE lang=3Dla>De hominis opificio</C=
ITE> di=20
Gregorio di Nissa. La capacit=E0 di conoscenza e dunque di partecipazione=
=20
all'illuminazione divina =E8 inevitabilmente compromessa dall'assunzione d=
i un=20
corpo corruttibile e soggetto al divenire, creato da Dio per l'uomo in=20
previsione della sua caduta; ma ci=F2 che non pu=F2 in nessun modo essere =
ammesso =E8=20
che la facolt=E0 di conoscenza, la volont=E0, il libero arbitrio siano sta=
ti=20
distrutti sin nella radice dal peccato: essi devono, infatti, mantenersi a=
nche=20
nell'uomo caduto, perdendo tuttavia la propria efficacia.</P>
<P>L'ordine dialettico, nelle cui strutture portanti si rispecchia l'ordin=
e=20
universale stesso stabilito dalla e nella invalicabile <I lang=3Dla>lex</I=
>=20
divina, in questo contesto appare pi=F9 chiaramente come lo strumento=20
indispensabile di recupero delle facolt=E0 cognitive dell'uomo, compromess=
e, ma=20
non distrutte dal peccato; la capacit=E0 di impiego delle arti liberali si=
=20
identifica con la capacit=E0 di lettura dell'ordine del reale, e dunque co=
n la=20
capacit=E0 di interpretazione e adeguazione al comando divino. La successi=
one=20
delle argomentazioni nella costruzione del retto ragionamento, nel suo=20
rispondere e rispecchiare una <I lang=3Dla>lex</I> ben pi=F9 ampia, scandi=
sce il=20
percorso interiore dell'uomo, che =E8 un percorso di purificazione e progr=
essivo=20
avvicinamento alla verit=E0, ma al contempo un intimo percorso di recupero=
 delle=20
facolt=E0 cognitive perdute nella caduta.</P>
<H2><A name=3Dpar3></A>3. L'<I lang=3Dla>ordo</I> dialettico come struttur=
a del=20
trattato nel <CITE lang=3Dla>Periphyseon</CITE> <A title=3DInizio=20
href=3D"http://mondodomani.org/dialegesthai/ca01.htm#top"><IMG height=3D10=
 alt=3D^=20
src=3D"mhtml:file://C:\Documents and Settings\UTENTE\Desktop\societa\pensi=
ero\pensiero logico_struttura.mht!http://mondodomani.org/dialegesthai/top.=
gif"=20
width=3D10></A></H2>
<P>La contestualizzazione della questione dell'<I lang=3Dla>ordo</I> diale=
ttico in=20
relazione alla nozione di <I lang=3Dla>lex uiversalis</I>, che abbiamo ten=
tato di=20
compiere nel caso del <CITE lang=3Dla>De praedestinatione</CITE>, mantiene=
 tutta=20
la sua validit=E0 anche per il <CITE lang=3Dla>Periphyseon</CITE>. I punti=
 di=20
contatto, infatti, tra il complesso di concezioni in merito alla legalit=
=E0 della=20
creazione, al peccato e alla pena, elaborato per la prima volta nel <CITE=
=20
lang=3Dla>De praedestinatione</CITE>, e il <CITE lang=3Dla>Periphyseon</CI=
TE> sono=20
numerosi: in particolar modo proficuo =E8, in questa direzione, il confron=
to tra=20
il primo trattato eriugeniano e la prospettiva escatologica espressa nel V=
 libro=20
del <CITE lang=3Dla>Periphyseon</CITE>. Ci=F2 che =E8 chiamato in gioco =
=E8, qui come=20
nel <CITE lang=3Dla>De praedestinatione</CITE>, la questione dell'origine =
del=20
male, che postula la formulazione di una dottrina del peccato e del castig=
o=20
escludente ogni responsabilit=E0 divina e idonea a garantire la sostanzial=
e=20
positivit=E0 del creato.</P>
<BLOCKQUOTE>
  <P>quis nisi amens dixerit, naturalia bona causarum peccandi acceptiva e=
sse=20
  posse, vel ab eis peccatum oriri? Si enim acceptiva sunt, naturalis in e=
is=20
  pulchritudo corrumpitur, dignitas minuitur, immutabilitas vacillat, ordo=
=20
  titubat (<CITE lang=3Dla>Periphyseon</CITE>, PL, V, 974.35-39).</P></BLO=
CKQUOTE>
<BLOCKQUOTE>
  <P>Chi, se non qualcuno privo di senno, potrebbe affermare che i beni na=
turali=20
  possano contenere in s=E9 le cause del peccato o che da essi il peccato =
abbia=20
  origine? Se infatti le contengono, la loro naturale bellezza ne =E8 corr=
otta, la=20
  dignit=E0 menomata, l'immutabilit=E0 vacilla e l'ordine barcolla.</P></B=
LOCKQUOTE>
<P>L'ammissione che il peccato dell'uomo abbia potuto in qualche modo comp=
ortare=20
una diminuzione o una corruzione nei beni naturali, o che dall'essere abbi=
a=20
potuto avere origine il peccato, metterebbe in crisi l'immutabilit=E0 del =
mondo,=20
la sua positivit=E0 originaria: l'ordine stesso della totalit=E0 del creat=
o sarebbe=20
messo in discussione. <I lang=3Dla>Ordo</I> =E8 accostato a <I=20
lang=3Dla>pulchritudo</I>, <I lang=3Dla>dignitas</I>, <I lang=3Dla>immutab=
ilitas</I>,=20
attributi indivisibili dell'essere.</P>
<P>Una precedente definizione della natura del peccato, che richiamava anc=
h'essa=20
la teoria espressa nel <CITE lang=3Dla>De Praedestinatione</CITE>, si trov=
a gi=E0=20
nel IV libro:</P>
<BLOCKQUOTE>
  <P>Ordo itaque divinae legis erat, primum Creatorem cognoscere ejusque=20
  ineffabilem pulchritudinem, deinde creaturam rationabili sensu mentis nu=
tibus=20
  obtemperante considerare, totamque ipsius pulchritudinem, sive interius =
in=20
  rationibus, sive exterius in formis sensibilibus, ad laudem Creatoris re=
ferre.=20
  Hunc autem divinae legis ordinem superbiendo spernens, Creatoris sui amo=
rem et=20
  cognitionem materialis creaturae exteriori pulchritudini postposuit, ac =
per=20
  hoc periculum divinae indignationis incurrit, mortemque corporis et anim=
ae=20
  totiusque naturae perditionem incidit, quia divinae legis justissimam=20
  pulcherrimam seriem servare neglexit (<CITE lang=3Dla>Periphyseon</CITE>=
, PL,=20
  IV, 843.32-45).</P></BLOCKQUOTE>
<BLOCKQUOTE>
  <P>Il comando della legge divina era, in primo luogo, di conoscere il Cr=
eatore=20
  e la sua ineffabile bellezza, poi di considerare la creatura con il sens=
o=20
  razionale sottomesso agli ordini della mente, e di ricondurre tutta la s=
ua=20
  bellezza, sia quella che si genera interiormente nei ragionamenti, sia=20
  esteriormente nelle forme sensibili, a lode del Creatore. L'uomo, dispre=
zzando=20
  nella sua superbia quest'ordine della legge divina, pose la conoscenza e=
=20
  l'amore del suo Creatore dopo la bellezza esteriore della creatura mater=
iale,=20
  e perci=F2 speriment=F2 l'indignazione divina e cadde nella morte del co=
rpo e=20
  nella perdizione dell'anima e dell'intera natura, poich=E9 non volle oss=
ervare=20
  il giustissimo e bellissimo ordine della legge divina.</P></BLOCKQUOTE>
<P>Il termine <I lang=3Dla>ordo</I> viene impiegato due volte con il signi=
ficato=20
di comando impartito dalla legge, ma in modo da sottolineare il contenuto=
=20
positivo della legge stessa nella prima occorrenza e invece il senso imper=
ativo,=20
in connessione con l'atto di disubbidienza, nella seconda. Nel primo caso=
=20
infatti esso regge una frase dichiarativa che precisa il precetto stabilit=
o=20
dalla e nella legge divina, nel secondo caso invece =E8 l'oggetto del verb=
o <I=20
lang=3Dla>sperno</I> (il cui soggetto =E8 l'uomo), che esprime l'atto estr=
emo di=20
disprezzo, appunto, compiuto dall'uomo nei confronti della successione=20
gerarchica stabilita nel comando divino.</P>
<P>Il peccato si configura, infatti, come un assoggettamento della volont=
=E0 alla=20
bellezza sensibile, un godimento cieco e fine a se stesso delle bellezze c=
reate=20
originariamente perch=E9 conducessero anagogicamente l'anima alla contempl=
azione=20
del Creatore. Il godimento per s=E9 del bello sensibile recide il legame=20
significante, che fa, nella prospettiva della teologia negativa, di ogni o=
ggetto=20
sensibile una teofania, e della bellezza sensibile una effusione del Bello=
=20
soprasostanziale di cui essa =E8 rimando e significazione. L'atto di dispr=
ezzo del=20
peccatore si traduce in tentativo sovversivo nella misura in cui esso =E8=
=20
sottrazione all'ordine che sottomette l'esteriore materiale all'interiore=
=20
intellettivo, ed =E8 mancato adempimento alla propria funzione e al propri=
o ordine=20
interiore stabiliti originariamente nella creazione.</P>
<P>L'oggetto della punizione divina non pu=F2 essere, dunque, un prodotto =
della=20
fecondit=E0 creatrice di Dio; al contrario, la pena, pur consumandosi entr=
o e non=20
al di fuori dei limiti della natura creata, avr=E0 come oggetto i moti del=
la=20
volont=E0 perversa, che non sono naturali e dunque non sono creati. La vol=
ont=E0=20
sar=E0 tormento a se stessa, i desideri libidinosi, concepiti in questa vi=
ta,=20
saranno fonte rinnovata di supplizio nell'altra.</P>
<P>Se tutto ci=F2 che =E8 stato prodotto dai moti irrazionali della creatu=
ra non =E8=20
riconducibile al creatore, e dunque non comporta una sua responsabilit=E0=
=20
nell'esistenza del male, allo stesso tempo non pu=F2 essere concepito al d=
i fuori=20
dei confini determinati dalla divina provvidenza: ritorna anche nel <CITE=
=20
lang=3Dla>Periphyseon</CITE> quello che pu=F2 essere considerato uno dei t=
emi=20
dominanti della prima opera eriugeniana, l'impossibilit=E0 di evasione dai=
 confini=20
stabiliti nella <I lang=3Dla>lex</I> universale.</P>
<BLOCKQUOTE>
  <P>Et jam, ni fallor, intelligis, non solum omne, quod ab uno Deo creatu=
m est,=20
  verum etiam omne, quod irrationabilis motus rationabilis et intellectual=
is=20
  creaturae supermachinatus est, et nunc intra ordinem divinae providentia=
e=20
  contineri, et tunc post universalis creaturae in suas causas reditum inq=
ue=20
  ipsum Deum ordinandum fore, quando totius universitatis conditae pleniss=
ima=20
  perficietur pulchritudo. Neque hoc mirum, dum nulla natura aliam naturam=
=20
  punire, nullum vitium virtutem, qua continetur, possit corrumpere; et no=
n=20
  solum hoc, sed ex his omnibus intra divinas leges ordinatis omnium pleni=
tudo=20
  naturarum et formositas complebitur, omnium visibilium et invisibilium c=
onsona=20
  absque ulla dissonante harmonia modulabitur (<CITE lang=3Dla>Periphyseon=
</CITE>,=20
  PL, V, 965.19-34).</P></BLOCKQUOTE>
<BLOCKQUOTE>
  <P>E gi=E0, se non mi sbaglio, comprendi come, non solo tutto ci=F2 che =
dall'unico=20
  Dio =E8 stato creato, ma anche tutto ci=F2 che il moto irrazionale della=
 creatura=20
  razionale e intellettuale ha artificialmente congegnato, =E8 ora contenu=
to entro=20
  l'ordine della divina provvidenza, e allora, dopo il ritorno dell'univer=
so=20
  creato nelle sue cause e in Dio stesso, sar=E0 ordinato, quando sar=E0 c=
ondotta a=20
  perfezione la pienissima bellezza della totalit=E0 creata. N=E9 questo =
=E8 strano,=20
  quando nessuna natura potrebbe punirne un'altra, nessun vizio corrompere=
 la=20
  virt=F9 dalla quale =E8 contenuto; e non solo, ma dall'insieme di tutto =
ci=F2 che =E8=20
  ordinato entro le leggi divine sar=E0 colmata la pienezza e la bellezza =
delle=20
  nature, sar=E0 modulata l'armonia concorde, priva di dissonanze, di tutt=
e le=20
  cose visibili e invisibili.</P></BLOCKQUOTE>
<P>I prodotti delle macchinazioni umane sono contenuti entro l'ordine dell=
a=20
provvidenza divina, come saranno ordinati dopo il <I lang=3Dla>reditus</I>=
=20
dell'intera natura: l'impiego del termine <I lang=3Dla>lex</I>, retto dal=
=20
participio perfetto del verbo <I lang=3Dla>ordino</I>, rafforza la sfumatu=
ra=20
giuridica assunta da <I lang=3Dla>ordo</I> e <I lang=3Dla>ordino</I>, acce=
ntuandone=20
l'aspetto cogente. La permanenza entro le <I lang=3Dla>divinas leges</I> =
=E8=20
garanzia, inoltre, della dimensione estetica della natura, poich=E9 fonda=
=20
l'armonica conciliazione delle creature visibili e invisibili e il=20
raggiungimento di una piena <I lang=3Dla>formositas</I>.</P>
<P>All'interno dell'onnicomprensivo disegno divino, infatti, tutto ci=F2 c=
he=20
appare malvagio, turpe o empio =E8 costretto a mutarsi nel proprio opposto=
 nella=20
prospettiva dell'universalit=E0 della natura, =E8 costretto a cozzare cont=
ro i=20
limiti della <I lang=3Dla>lex</I>, che obbliga ci=F2 che voleva scagliarsi=
 contro la=20
natura stessa a mutarsi in una delle disparate voci concorrenti a dar vita=
 al=20
coro dell'universo.</P>
<P>=C8 certamente significativo che si possa registrare un incremento sens=
ibile=20
dell'impiego del termine <I lang=3Dla>lex</I> proprio nel contesto della=20
trattazione sul destino dell'umanit=E0 dopo la morte; l'insistenza con cui=
=20
Giovanni Scoto sottolinea il nesso tra i supplizi riservati agli empi e le=
 leggi=20
divine che li regolamentano, testimonia la necessit=E0 di riassorbire entr=
o una=20
concezione legalitaria dell'universo, tutto ci=F2 che potrebbe comportare =
una=20
contraddizione nell'economia generale della creazione. Si tratta di un nuc=
leo=20
speculativo gi=E0 presente nel <CITE lang=3Dla>De praedestinatione</CITE>,=
 che non=20
investe soltanto la prospettiva escatologica dominante nel V libro del <CI=
TE=20
lang=3Dla>Periphyseon</CITE>, ma getta luce sulla pi=F9 generale concezion=
e=20
eriugeniana dell'ordine della natura e, conseguentemente, dell'ordine=20
dialettico.</P>
<P>Non solo in un numero di testi abbastanza consistente <I lang=3Dla>ordo=
</I>=20
compare per indicare l'ordine dell'argomentazione o della costruzione del=
=20
discorso, ma =E8 proprio in questa accezione, come nel <CITE lang=3Dla>De=
=20
praedestinatione</CITE>, che il termine fa la sua prima apparizione all'in=
terno=20
del <CITE lang=3Dla>Periphyseon</CITE>:</P>
<BLOCKQUOTE>
  <P>Recte aestimas. Sed quo ordine ratiocinationis via tenenda sit, hoc e=
st de=20
  qua specie naturae primo discutiendum, tuo arbitrio committo (<CITE=20
  lang=3Dla>Periphyseon</CITE>, I, 40-43).</P></BLOCKQUOTE>
<BLOCKQUOTE>
  <P>Giudichi rettamente. Ma secondo quale ordine del ragionamento sia da =
tenere=20
  la strada, cio=E8 di quale specie della natura si debba discutere prima,=
 lo=20
  affido al tuo giudizio.</P></BLOCKQUOTE>
<P>L'ordine del ragionamento segna la via da seguire nella scelta della=20
successione degli argomenti da trattare. I testi in cui il termine compare=
 in=20
contesti di richiamo all'ordine del discorso o di scelta degli argomenti d=
a=20
affrontare sono abbastanza numerosi. Se in alcuni di essi la scelta sembra=
=20
essere affidata all'arbitrio del maestro (<CITE lang=3Dla>Periphyseon</CIT=
E> I,=20
3062; I, 3240-3241; II, 575), e comunque interna a un rapporto pedagogico =
con il=20
discepolo, in diversi altri testi i verbi utilizzati, <I lang=3Dla>exigo</=
I>, <I=20
lang=3Dla>pono</I>, <I lang=3Dla>expeto</I>, presuppongono un ordine cogen=
te, che va=20
seguito nell'articolazione del trattato (<CITE>Ibidem</CITE>, I, 3476-3478=
; II,=20
40; II, 2324-2325; III, 2421). In alcune occorrenze, infine, la presenza d=
el=20
genitivo <I lang=3Dla>rerum</I>, retto da <I lang=3Dla>ordo</I>, testimoni=
a la=20
stretta corrispondenza tra l'articolazione del discorso e la struttura int=
ima=20
della realt=E0:</P>
<BLOCKQUOTE>
  <P>Non aliter ordo rerum exigit (<CITE lang=3Dla>Periphyseon</CITE>, II,=
=20
26).</P></BLOCKQUOTE>
<BLOCKQUOTE>
  <P>De his omnibus quae tibi, ut dicis, non clare patescunt alium dissere=
ndi=20
  locum ordo rerum expetit (<CITE lang=3Dla>Periphyseon</CITE>, II,=20
570-571).</P></BLOCKQUOTE>
<BLOCKQUOTE>
  <P>Riguardo a tutte queste cose che, come dici, non ti risultano chiare,=
=20
  l'ordine delle cose esige un altro luogo di discussione.</P></BLOCKQUOTE>
<BLOCKQUOTE>
  <P>Sed quia pars sensibilis mundi maxima est corpus humanum, non mole se=
d=20
  dignitate rationalis animae, qua formatur et vivificatur et regitur et=20
  continetur, de ipsius reditu tractare ordo rerum exigit et disputationis=
=20
  series, ni fallor (<CITE lang=3Dla>Periphyseon</CITE>, PL, V,=20
898.38-43).</P></BLOCKQUOTE>
<BLOCKQUOTE>
  <P>Ma poich=E9 la parte pi=F9 importante del mondo sensibile =E8 il corp=
o umano, non=20
  per la mole, ma per la dignit=E0 dell'anima razionale da cui =E8 formato=
,=20
  vivificato, retto e contenuto, l'ordine delle cose e la successione=20
  dell'argomentazione richiede che si tratti del suo <I lang=3Dla>reditus<=
/I>, se=20
  non sbaglio.</P></BLOCKQUOTE>
<P>Il richiamo all'ordine dell'argomentazione costituisce, come si =E8 vis=
to, una=20
preoccupazione sempre abbastanza presente in Eriugena, che sembra fare man=
o a=20
mano il punto della trattazione; questa frequenza pone evidentemente la=20
questione, lo avevamo gi=E0 detto, della struttura interna del <CITE=20
lang=3Dla>Periphyseon</CITE>.</P>
<P>Le interpretazioni degli studiosi in merito sono alquanto discordi; sec=
ondo=20
il Cappuyns, ad esempio, la divisione della natura in quattro specie mal s=
i=20
accorda con la dialettica ascendente e discendente che costituisce la nerv=
atura=20
del trattato, essendo troppo statica e costringendo l'autore a dare molto =
pi=F9=20
spazio alla divisione che al <I lang=3Dla>reditus</I>.<A class=3Dfnota=20
href=3D"http://mondodomani.org/dialegesthai/ca01.htm#nota3" name=3Drif3>3<=
/A></P>
<P>=C8 vero che l'assenza di una edizione critica integrale del testo rend=
e ancora=20
pi=F9 difficile la lettura di una struttura, gi=E0 complessa, ma in pi=F9 =
complicata=20
dalla stratificazione delle tre recensioni successive, derivate=20
dall'incorporazione nel testo primitivo di una serie di note marginali. Tu=
ttavia=20
il Jeauneau<A class=3Dfnota=20
href=3D"http://mondodomani.org/dialegesthai/ca01.htm#nota4" name=3Drif4>4<=
/A> legge=20
anche nelle numerose e lunghissime digressioni un piano coerente dell'oper=
a, che=20
rivelerebbe una traiettoria elicoidale, in cui a ogni tappa successiva si=
=20
incontrano i medesimi temi gi=E0 affrontati, ma in una prospettiva differe=
nte e=20
sempre pi=F9 approfondita. Giovanni Scoto, dunque, sembrerebbe voler ricre=
are=20
l'universo, non solo rimodellando, ma anche rifondando tutto il materiale=
=20
concettuale che egli giunge a toccare; una ricreazione che seguirebbe il d=
oppio=20
movimento di discesa e risalita entro i due poli metastorici rappresentati=
 dalle=20
cause primordiali e dalla riunificazione finale.</P>
<P>Ci sembra interessante riportare anche la chiave interpretativa propost=
a=20
dall'Allard,<A class=3Dfnota=20
href=3D"http://mondodomani.org/dialegesthai/ca01.htm#nota5" name=3Drif5>5<=
/A>=20
secondo il quale il <CITE lang=3Dla>Periphyseon</CITE> si presterebbe a tr=
e=20
differenti prospettive di lettura, tra di loro interconnesse, che egli def=
inisce=20
come ordine logico, pedagogico ed epistemologico. Secondo la prima prospet=
tiva =E8=20
possibile tracciare un metodo di articolazione dell'indagine che parte dal=
la=20
divisione dell'<I lang=3Dla>ousia in quae sunt et quae non sunt</I>, che=20
costituirebbe il momento statico dello sguardo all'essenza, per tornare al=
=20
momento dinamico della divisione in quattro, inquadrata nell'ulteriore div=
isione=20
della <I lang=3Dla>processio</I> e della <I lang=3Dla>reversio</I>. L'ordi=
ne=20
epistemologico si baserebbe, invece, sul presupposto che punto di partenza=
 del=20
ragionamento debba essere ci=F2 che presenta la maggiore oscurit=E0 e diff=
icolt=E0 di=20
comprensione: l'articolazione del ragionamento procede dunque dall'oscuro =
a ci=F2=20
che =E8 via via pi=F9 manifesto, dall'<I lang=3Dla>ousia</I> alle sue teof=
anie, gli=20
accidenti. Non a caso, prima di affrontare la quadripartizione della natur=
a e i=20
suoi momenti, il Maestro pone come prima e ineludibile divisione, quella d=
ell'<I=20
lang=3Dla>ousia in quae sunt e quae non sunt</I>, essere e non-essere; il =
motivo=20
di questa scelta della successione dell'argomentazione si fonda sulla magg=
iore=20
oscurit=E0 e difficolt=E0 di questa distinzione. Quest'ordine epistemologi=
co =E8=20
anch'esso rispecchiamento dell'ordine del reale, poich=E9 lo stesso movime=
nto=20
discendente e degradante dal principio creativo alla molteplicit=E0 si con=
figura=20
come un movimento di progressivo svelamento, di progressiva manifestazione=
 di=20
Colui che non =E8 manifestabile. In questo movimento tutto si tiene nell'e=
ssere=20
rimando significante al Principio, in cui il tutto si fonda; ma nella disc=
esa=20
verso il molteplice il grado di accessibilit=E0 del significato aumenta in=
=20
proporzione esattamente inversa al grado di complessit=E0, e dunque di vic=
inanza=20
al Creatore, della teofania.</P>
<P>L'ordine pedagogico comporterebbe, per concludere, una coerenza interna=
 al=20
rapporto tra maestro e discepolo, che spiegherebbe le frequenti ripetizion=
i e le=20
digressioni amplificanti, come strumenti finalizzati a consentire allo spi=
rito=20
di abituarsi progressivamente alla luce accecante della verit=E0.</P>
<P>La questione del rapporto tra il <I lang=3Dla>Nutritor</I> e l'<I=20
lang=3Dla>Alumnus</I> non ha importanza secondaria nella comprensione=20
dell'articolazione del trattato. In primo luogo la forma dialogica scelta=
=20
dall'Eriugena, se da un lato rimanda per analogia alla scrittura dei dialo=
ghi=20
platonici, dall'altro lato proprio in questo rimando segna una distanza e =
una=20
differenza che =E8 utile cercare di cogliere. Possiamo partire dalla=20
considerazione del fatto che il Discepolo del <CITE lang=3Dla>Periphyseon<=
/CITE> =E8=20
un soggetto attivo all'interno del dialogo: egli pone domande sempre pi=F9=
=20
roventi, definisce insieme al Maestro l'ordine della trattazione, chiede=20
chiarimenti, imponendo al Maestro digressioni continue, continui ritorni s=
ul gi=E0=20
detto, suscitando anche reazioni spazientite, contesta le affermazioni del=
=20
Maestro, impegnandolo in un costante sforzo di chiarimento, di argomentazi=
one,=20
giunge autonomamente ad alcune conclusioni, a volte errando a volte antici=
pando,=20
almeno apparentemente, il Maestro stesso. In questo senso quello che viene=
=20
definito da Allard come ordine pedagogico =E8 fortissimamente un ordine di=
alogico,=20
laddove il dialogo si impone come interlocuzione tra due soggetti distinti=
 e non=20
identificabili. L'andamento stesso del trattato sarebbe in parte largament=
e=20
incomprensibile se si prescindesse da queste considerazioni, e dalla=20
considerazione dell'intreccio che vive nel <CITE lang=3Dla>Periphyseon</CI=
TE> tra=20
un <I lang=3Dla>ordo</I> dialettico e un <I lang=3Dla>ordo</I> dialogico.<=
/P>
<P>Per tornare alla concezione eriugeniana della dialettica, che sembra as=
sumere=20
un carattere sempre pi=F9 definito, il D'Onofrio, in un intervento al conv=
egno di=20
Montr=E9al, ha messo in luce i diversi piani in cui va considerata la ques=
tione=20
della dialettica, (logico ontologico e metafisico) e il loro stretto legam=
e.<A=20
class=3Dfnota href=3D"http://mondodomani.org/dialegesthai/ca01.htm#nota6"=
=20
name=3Drif6>6</A></P>
<P>La dialettica, concepita come arte della definizione e della divisione,=
=20
strumento contro l'eresia, via di purificazione dell'anima e di ascesa all=
a=20
verit=E0 divina, riflette nei suoi momenti di divisione e riunificazione, =
l'ordine=20
stesso della natura. La stessa natura, o <I lang=3Dla>ousia</I>, corrispon=
de a=20
quei concetti noetici puri e immediatamente evidenti, che costituiscono i =
punti=20
di partenza della divisione dialettica: essa =E8 la categoria suprema conc=
epibile=20
dall'intelletto. Da essa inizia il tentativo di seguire una divisione dial=
ettica=20
che metta in luce l'articolazione propria dell'universo, attraverso la sua=
=20
quadripartizione che dovr=E0 essere poi essere riassorbita in unit=E0 nell=
'analisi.=20
La progressiva divisione della natura segna le tappe fondamentali di una=20
dialettica discendente che rappresenta la parte pi=F9 cospicua del trattat=
o; in=20
questo senso si pu=F2 dire che nella descrizione del rapporto tra Dio e mo=
ndo, che=20
costituisce la nervatura vera e propria del trattato, sia la problematica =
della=20
derivazione del molteplice dall'uno a dominare: la derivazione del sensibi=
le=20
dall'intelligibile, delle cause primordiali dalla semplicit=E0 del Verbo, =
della=20
molteplicit=E0 degli effetti dalle cause. L'andamento stesso del <CITE=20
lang=3Dla>Periphyseon</CITE> si sforza, dunque, di rispecchiare il movimen=
to di=20
produzione della realt=E0 a partire dal principio creativo, scandendosi ne=
i=20
momenti successivi della degradazione e della dispersione dell'essere nel=
=20
molteplice.</P>
<P>Il punto di partenza stesso della riunificazione =E8 la predicazione, l=
'unione=20
semantica di due termini: per questo motivo bisogner=E0 seguire le regole =
della=20
dimostrazione logica per individuare i passaggi necessari, che la ragione =
deve=20
compiere sulla via dell'unit=E0. Cos=EC trova giustificazione il gusto eri=
ugeniano=20
per le leggi della logica e l'uso dei suoi strumenti, dalla <I=20
lang=3Dla>conversio</I>, al <I lang=3Dla>quadratum oppositionis</I>, al=20
sillogismo.</P>
<P>Nella legalit=E0 del discorso costruito attraverso il ricorso alle arti=
=20
liberali, immagine pi=F9 immediata e vicina a Dio all'interno della natura=
, si=20
riconosce la traccia della legalit=E0 interna al processo creativo, che ne=
l=20
linguaggio =E8 svelata.</P>
<H2><A name=3Dpar4></A>4. <I lang=3Dla>Lex ierarchica</I> e <I lang=3Dla>l=
ex=20
ratiocinationis</I> nelle <CITE lang=3Dla>Expositiones</CITE> <A title=3DI=
nizio=20
href=3D"http://mondodomani.org/dialegesthai/ca01.htm#top"><IMG height=3D10=
 alt=3D^=20
src=3D"mhtml:file://C:\Documents and Settings\UTENTE\Desktop\societa\pensi=
ero\pensiero logico_struttura.mht!http://mondodomani.org/dialegesthai/top.=
gif"=20
width=3D10></A></H2>
<P>Nelle <CITE lang=3Dla>Expositiones</CITE>, l'impiego di <I lang=3Dla>or=
do</I> in=20
stretto nesso con la nozione di <I lang=3Dla>lex</I>, che, come abbiamo vi=
sto=20
rappresenta un filo conduttore a partire dalla prima opera eriugeniana e=20
attraverso l'intero suo pensiero, si arricchisce di ulteriori approfondime=
nti=20
alla luce del suo legame con l'ordinamento gerarchico, che riveste in=20
quest'opera un'importanza a dir poco centrale: in questo senso lo stesso=20
rapporto con il testo dionisiano dovette rivelarsi proficuo per Eriugena.=
=20
Infatti, se la gerarchia dionisiana pu=F2 essere definita come una costitu=
zione=20
ordinata in cui si incarna la <I lang=3Dla>lex</I> divina, sar=E0 utile ap=
profondire=20
come questo nodo speculativo venga assunto ed eventualmente approfondito d=
a=20
Giovanni Scoto, prima di affrontare pi=F9 da vicino il nodo dell'ordo=20
dialettico.</P>
<P>Il termine che Dionigi impiega per indicare la legge in riferimento all=
a=20
gerarchia celeste non =E8 <I lang=3Dla>n=F3mos</I>, termine profano, bens=
=EC <I=20
lang=3Dla>thesm=F3s</I>, che sottolinea la sua origine sacra: Giovanni Sco=
to traduce=20
abitualmente <I lang=3Dla>thesm=F3s</I> con <I lang=3Dla>lex</I>.</P>
<P>Ci=F2 che presiede alla effusione dell'illuminazione divina, =E8 una le=
gge di=20
origine sacra, una costituzione perfetta che determina la partecipazione d=
i=20
ordine in ordine alla scienza di Dio:</P>
<BLOCKQUOTE>
  <P>Propterea, inquit, divina agalmata, purgatissimi videlicet animi qui=
=20
  primitus et immediate divinam suscipiunt claritatem, non aliter eam=20
  inferioribus se ordinibus declarant nisi secundum divinas leges (<CITE=20
  lang=3Dla>Expos.</CITE>, III, 128-130).</P></BLOCKQUOTE>
<BLOCKQUOTE>
  <P>E le divine immagini, dice, sono riempite dapprima del glorioso splen=
dore=20
  della bellezza divina, e quella luce, di cui prima partecipano largament=
e, di=20
  nuovo manifestano ed effondono in quelle che seguono, cio=E8 negli ordin=
i che=20
  sono sotto di loro, secondo la distribuzione stabilita dalle leggi=20
divine.</P></BLOCKQUOTE>
<P>Le leggi che presiedono alla distribuzione dei doni divini sono i confi=
ni=20
stessi in cui si muove tutto ci=F2 che viene operato all'interno della ger=
archia;=20
si ritrova anche nelle <CITE lang=3Dla>Expositiones</CITE> il tema continu=
amente=20
ribadito dell'invalicabilit=E0 della <I lang=3Dla>lex</I> divina e univers=
ale,=20
dell'impossibilit=E0 che qualcosa venga agito al di fuori dei suoi confini=
,=20
dell'identit=E0 tra la trasgressione della legge, il tentativo di evasione =

dall'ordine gerarchico e il disprezzo del comando divino. Ma in quest'oper=
a =E8=20
possibile riconoscere in modo evidente la matrice dionisiana di questo nod=
o=20
speculativo fondamentale nel pensiero eriugeniano.</P>
<P>Lo splendore divino non consente il turbamento delle leggi divine, real=
izzate=20
nell'ordinamento gerarchico che esse governano e in cui si identificano. I=
n=20
questi testi il termine <I lang=3Dla>ordo</I> =E8 impiegato nel significat=
o di grado=20
o rango, cui ognuno deve adeguarsi per non violare la <I lang=3Dla>lex</I>=
, ma=20
troviamo anche un testo in cui ordine e legge appaiono connessi in maniera=
=20
ancora pi=F9 evidente, e si tratta di un testo dionisiano (CH, 180.46-181.=
4):</P>
<BLOCKQUOTE>
  <P>Docet autem et hoc sapienter theologia per angelos eam in nos proveni=
re,=20
  tamquam divino legali ordine illud legaliter ponente, hoc est per prima=
=20
  secunda in divinum reduci (<CITE lang=3Dla>Expos.</CITE>, IV,=20
500-503).</P></BLOCKQUOTE>
<BLOCKQUOTE>
  <P>La sapiente scrittura, dice, insegna che essa (la teofania) attravers=
o gli=20
  angeli giunge a noi, secondo il divino ordine della legge, che legalment=
e ha=20
  stabilito che i secondi siano ricondotti al divino attraverso i=20
primi.</P></BLOCKQUOTE>
<P><I lang=3Dla>Divino legali ordine</I>, traduce correttamente nel testo=
=20
eriugeniano il greco <I lang=3Dla>t=EAs theonomik=EAs t=E1xeos</I>, letter=
almente=20
appunto <I>ordine della legge proveniente da Dio</I>: questo testo conferm=
a ci=F2=20
che stavamo sostenendo, e cio=E8 che il nesso speculativo tra ordine e leg=
ge, che=20
=E8 presente nell'intero pensiero eriugeniano, trova nell'ordine gerarchic=
o la sua=20
incarnazione, ma al tempo stesso rivela, se non una matrice dionisiana,=20
certamente un significativo rispecchiamento in alcuni elementi fondamental=
i=20
della dottrina dionisiana della <I lang=3Dla>ierarchia universalis</I>.</P>
<P>Una certa distanza, invece, con il pensiero di Dionigi =E8 segnata dal=
=20
trasferimento di questo elemento fortemente legalitario sul piano=20
dell'organizzazione del discorso e del ragionamento. L'idea di una legalit=
=E0=20
interna al discorso, che si rispecchia anche nella scelta della succession=
e=20
dell'argomentazione nella stesura di un trattato, risale agli inizi stessi=
 del=20
pensiero dell'Eriugena. Gi=E0 nel <I lang=3Dla>De praedestinatione</I>, in=
fatti, si=20
trova un significativa e famosa definizione di dialettica, che porta addir=
ittura=20
all'identificazione tra la vera dialettica, cio=E8 la filosofia, e la vera=
=20
religione; questo elemento, come abbiamo visto, ripreso e ulteriormente=20
approfondito nel <CITE lang=3Dla>Periphyseon</CITE>, ricompare adesso anch=
e nelle=20
<CITE lang=3Dla>Expositiones</CITE>. La formula <I lang=3Dla>ordo verborum=
</I><A=20
class=3Dfnota href=3D"http://mondodomani.org/dialegesthai/ca01.htm#nota7"=
=20
name=3Drif7>7</A> ricorre ben 16 volte nel corso di quest'opera, e solitam=
ente=20
indica il metodo di traduzione o di esposizione adoperato; molto spesso,=20
infatti, precede le perifrasi utilizzate da Giovanni Scoto per chiarire de=
i=20
passaggi oscuri del testo dionisiano, o per adattare la struttura del peri=
odo=20
greco al periodare latino. Essa rivela dunque una grande attenzione alla l=
ettera=20
del testo, accentuata dalla consapevolezza delle difficolt=E0 insite nell'=
arte del=20
tradurre. Accanto a questa formula incontriamo, con la medesima funzione, =
due=20
volte <I lang=3Dla>ordo dictionum</I>;<A class=3Dfnota=20
href=3D"http://mondodomani.org/dialegesthai/ca01.htm#nota8" name=3Drif8>8<=
/A> una=20
volta, invece, si incontra <I lang=3Dla>ordo rerum</I> in riferimento all'=
ordine=20
dell'argomentazione:</P>
<BLOCKQUOTE>
  <P>Hoc est: ordo rerum exigit, ut arbitror, priusquam ad expositionem=20
  dissimilium symbolorum... primum explanare qualem speculationem, id est =
qualem=20
  diffinitionem, iudicamus esse omnis ierarchie, id est universalis ierarc=
hie=20
  (<CITE lang=3Dla>Expos.</CITE>, II, 25-30).</P></BLOCKQUOTE>
<BLOCKQUOTE>
  <P>L'ordine delle cose esige, come penso, che, prima di esporre i simbol=
i=20
  dissimili, attraverso i quali l'animo umano =E8 introdotto alla pura vis=
ione=20
  delle virt=F9 celesti, spieghiamo quale pensiamo sia la contemplazione, =
cio=E8=20
  definizione, di ogni gerarchia, vale a dire della gerarchia=20
universale.</P></BLOCKQUOTE>
<P>In questa glossa, Scoto sostituisce con la formula <I lang=3Dla>ordo re=
rum</I>,=20
che evidentemente reputa ancora pi=F9 esplicativa, l'<I lang=3Dla>oportet<=
/I> che=20
aveva utilizzato nella traduzione. Il contesto =E8 comunque quello della s=
celta=20
della successione degli argomenti da trattare, e l'impiego del genitivo <I=
=20
lang=3Dla>rerum</I> testimonia lo stretto legame che per Scoto sussiste tr=
a il=20
discorso costruito rettamente, secondo le leggi, e la struttura intima del=
=20
reale.</P>
<P>Infine, in una occorrenza si trova <I lang=3Dla>ordo</I>, accompagnato=
=20
dall'aggettivo <I lang=3Dla>naturalis</I>, a indicare l'andamento dell'ana=
lisi da=20
seguire:</P>
<BLOCKQUOTE>
  <P>Dum hec, inquit, que prediximus, consequenti naturalique ordine fueri=
nt=20
  considerata, oportet dicere quales divinas formationes sanctorum eloquio=
rum=20
  sacra descriptio, hoc est sancta formarum assimilatio ad celestes ordine=
s=20
  significandos figurant atque conformant... (<CITE lang=3Dla>Expos.</CITE=
>, II,=20
  48-52).</P></BLOCKQUOTE>
<BLOCKQUOTE>
  <P>Quando, ci=F2 che abbiamo detto prima sar=E0 stato considerato second=
o l'ordine=20
  conseguente e naturale, sar=E0 opportuno dire quali divine formazioni pl=
asmi e=20
  adegui alla rappresentazione degli ordini celesti la sacra descrizione, =
cio=E8=20
  la santa simulazione delle forme, delle sacre scritture...</P></BLOCKQUO=
TE>
<P>L'impiego dell'aggettivo <I lang=3Dla>naturalis</I> =E8 significativo d=
ella=20
convinzione eriugeniana che una corretta analisi debba rispecchiare l'anda=
mento=20
naturale della realt=E0, e che nella struttura del discorso sia possibile =
leggere=20
le leggi stesse del creato. Tale convinzione si fonda, come abbiamo gi=E0 =
detto,=20
sull'alta considerazione nutrita da Scoto per le arti liberali, riunite so=
tto il=20
nome di dialettica. Sull'incidenza di tale considerazione delle arti anche=
 nel=20
testo delle <CITE lang=3Dla>Expositiones</CITE> =E8 un saggio del Roques a=
 fornirci=20
alcuni elementi analitici importanti.<A class=3Dfnota=20
href=3D"http://mondodomani.org/dialegesthai/ca01.htm#nota9" name=3Drif9>9<=
/A></P>
<P>Egli prende l'avvio da una singolare traduzione di Scoto, il quale rend=
e=20
l'avverbio <I lang=3Dla>at=E9chnos</I>, che nel testo dionisiano =E8 rifer=
ito alla=20
semplicit=E0 delle Sacre Scritture, con il suo esatto opposto, <I lang=3Dl=
a>valde=20
artificialiter</I> (<CITE lang=3Dla>Expos.</CITE>, I, 124-128), trasforman=
do=20
l'alfa privativo in un rafforzativo. Questa scelta di traduzione non sareb=
be=20
sintomatica, secondo Roques, di un semplice errore di interpretazione, ma=
=20
sarebbe riconducibile all'impossibilit=E0, per Giovanni Scoto, di riconosc=
ersi in=20
un testo che nega chiaramente qualsiasi pertinenza delle arti liberali all=
a=20
Sacra Scrittura. Ora, un'opposizione di fatto tra Scrittura e arti =E8 per=
 Scoto=20
del tutto inconcepibile, in particolar modo se affermata da un testo che g=
odeva=20
all'epoca di un enorme prestigio e, soprattutto, di una grande autorit=E0.=
</P>
<P>Non solo per l'Eriugena la Scrittura si serve delle arti per guidare il=
=20
credente alla piena comprensione della verit=E0 divina: non sarebbe nemmen=
o=20
pensabile il darsi di una Scrittura che evada dalle arti liberali e non si=
a=20
contenuta nei loro confini: =ABNulla enim sacra scriptura est que regulis=
=20
liberalium careat disciplinarum=BB (<CITE lang=3Dla>Expos.</CITE>, I, 560-=
561).</P>
<P>Nella concezione eriugeniana, le arti liberali, essendo coeterne=20
all'intelligenza in cui sussistono in unit=E0, sussistendo eternamente nel=
le cause=20
primordiali, essendo un oggetto originario della creazione divina, sono=20
l'immagine pi=F9 elevata e pi=F9 perfetta di Dio entro la natura, e perci=
=F2=20
possiedono maggiore dignit=E0 sia della Scrittura che del mondo degli effe=
tti, i=20
due ambiti della rivelazione.</P>
<P>Sia la Scrittura che la natura sono due fonti insufficienti di conoscen=
za, se=20
non vi si immette la <I lang=3Dla>ratio naturalis</I> con cui esse vanno=20
interpretate. L'intelligenza umana non completamente decaduta, pu=F2 ancora=
=20
trovare la verit=E0 divina, nella misura in cui essa ritrova se stessa=20
nell'attivit=E0 del <I lang=3Dla>nous</I> e delle proprie arti.</P>
<P>=ABIl nostro animo illuminato con una sacra variet=E0 di simboli dalla =
stessa=20
disciplina, che dai Greci =E8 chiamata <I lang=3Dla>analytik=E9</I>, =E8 r=
icondotto=20
all'altezza della celeste deificazione. Due sono le parti della dialettica=
, di=20
cui una =E8 denominata <I lang=3Dla>diairetik=E9</I>, l'altra <I=20
lang=3Dla>analytik=E9</I>=BB (<CITE lang=3Dla>Expos.</CITE>, VII, 575-580)=
.</P>
<P>Si comprende bene, per concludere, come la questione dell'ordine del=20
ragionamento e del discorso, non solo rivesta ancora una volta un ruolo ce=
ntrale=20
nel pensiero eriugeniano, ma investa anche la possibilit=E0 stessa di un p=
ercorso=20
di avvicinamento al divino e di recupero della dignit=E0 perduta.</P>
<H2><A name=3Dpar5></A>5. Nota bibliografica <A title=3DInizio=20
href=3D"http://mondodomani.org/dialegesthai/ca01.htm#top"><IMG height=3D10=
 alt=3D^=20
src=3D"mhtml:file://C:\Documents and Settings\UTENTE\Desktop\societa\pensi=
ero\pensiero logico_struttura.mht!http://mondodomani.org/dialegesthai/top.=
gif"=20
width=3D10></A></H2>
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