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Tratto da "Volontà"
Rivista anarchica bimestrale gennaio-febbraio 1971
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L'ANARCHISMO(*)
QUEL CHE GLI ANARCHICI CREDONO
I primi anarchici furono persone che parteciparono alle rivoluzioni inglesi e francese nel diciassettesimo
e nel diciottesimo secolo,
Persone alle quali fu dato questo nome come un insulto, per significare che volevano l'anarchia nel senso di caos
o confusione. Ma dal 1840 in poi, gli anarchici accettarono quell'appellativo per significare che volevano l'anarchia
nel senso di mancanza di governo., La parola greca anarkia, come la parola inglese anarchy (e l'italiana anarchia")
ha entrambi i significati; coloro che non sono anarchici l'intendono come se volesse dire la stessa cosa; quelli
che sono anarchici, invece, insistono nel fare la distinzione. Da oltre un secolo gli anarchici sono persone che
credono non solo che la mancanza di governo non deve significare caos o confusione, bensì anche che una
società senza governo sarà in realtà migliore di quella in cui viviamo ora.
L'anarchismo è l'elaborazione politica della reazione psicologica all'esercizio dell'autorità che
si manifesta in tutte le convivenze umane. Tutti conoscono degli anarchici naturali che non fanno o non credono
una cosa unicamente perchè qualcun altro dice di farla o di crederla. Lungo il corso della storia la tendenza
pratica all'anarchismo si nota fra individui e gruppi che si ribellano a chi li governa. Anche l'idea teorica dell'anarchismo
è molto antica; la descrizione di una passata età dell'oro senza governo si può infatti trovare
nel pensiero dell'antica Cina e dell'India, dell'Egitto e della Mesopotamia, della Grecia e di Roma, così
come si può trovare il desiderio di una futura utopia senza governo nel pensiero di una quantità
di scrittori e di comunità religiose e politiche. Ma l'applicazione dell'anarchia alla situazione contemporanea
è più recente, e soltanto nel movimento anarchico del secolo passato troviamo noi la preconizzazione
di una società senza governo, qui da noi e nel tempo presente.
Altri aggruppamenti, tanto di destra che di sinistra, vogliono disfarsi del governo, in teoria, quando il mercato
è così libero da non aver bisogno di sorveglianza, oppure quando le popolazioni si trovano in condizioni
di uguaglianza tali da non aver bisogno di freni; ma i provvedimenti che costoro prendono sembrano fare il governo
sempre più forte. Gli anarchici sono i soli a volere in pratica l'abolizione del governo. Ciò non
significa che gli anarchici credano che tutti gli esseri umani sono buoni per natura, o identici, o -perfettibili,
o qualsiasi altra romantica nozione del genere. Significa che gli anar-chici pensano che quasi tutti gli esseri
umani sono socievoli, e consimili, e capaci di vivere la loro propria vita. Molta gente dice che il governo è
necessario perchè vi sono di quelli che non danno affidamento di essere in grado di prendersi cura di se
stessi; gli anarchici dicono, invece, che il governo è dannoso percbè nessun essere umano può
dare affidamento di essere in grado di prendersi cura di altri. Se tutti gli esseri umani sono così cattivi
da aver bisogno di essere governati da altri - domandano gli anarchici - com'è possibile che vi siano esseri
umani tanto buoni da governare altri? Il potere tende a corrompere, e il potere assoluto corrompe in modo assoluto.
Nello stesso tempo, la ricchezza della terra è prodotta dal lavoro del genere umano nel suo insieme, e tutti
gli umani hanno uguale diritto di partecipare alla continuità del lavoro ed al godimento dei suoi frutti.
L'anarchismo è un ideale che preconiza contemporaneamente la libertà totale e la totale uguaglianza.
LIBERALISMO E SOCIALISMO
L'anarchismo può essere considerato come uno sviluppo tanto del liberalismo che del socialismo, o del liberalismo
e del socialismo insieme.
Come i liberali, gli anarchici vogliono la libertà; come i socialisti, gli anarchici vogliono l'uguaglianza.
Ma il liberalismo da solo non li soddisfa, come non li soddisfa il socialismo da solo. La libertà senza
la uguaglianza vuoi dire che il povero e il debole sono meno liberi del ricco e del forte, e l'uguaglianza senza
libertà vuoi dire che siamo tutti schiavi insieme. Libertà ed uguaglianza non sono contradditorie,
sono complementari; invece della vecchia polarizzazione della libertà in opposizione all'uguaglianza - secondo
cui si vuoi dare a intendere che più libertà significa meno uguaglianza, e più uguaglianza
comporta meno libertà - gli anarchici sostengono che in pratica non si può avere l'una senza l'altra.
La libertà è una vana parola se vi sono individui troppo poveri o troppo deboli per goderne, e la
uguaglianza non avverrà se vi sono individui governati da altri. Il contributo decisivo portato dagli anarchici
alla teoria politica è proprio questa constatazione che la libertà e la uguaglianza sono, in ultima
analisi, inseparabili.
L'anarchismo si differenzia dal liberalismo e dal socialismo anche pcrchè concepisce il progresso in maniera
diversa. I liberali vedono la storia come uno sviluppo lineare dalla vita selvaggia, dalla superstizione, dalla
intolleranza e dalla tirannide alla civiltà, alla cultura, alla tolleranza e alla emancipazione. Vi sono
passi in avanti e passi indietro, ma il vero progresso dell'umanità procede da un cattivo passato ad un
buon avvenire. I socialisti vedono la storia come uno sviluppo dialettico dallo stato selvaggio, attraverso il
dispotismo, il feudalismo ed il capitalismo, fino al trionfo del proletariato e all'abolizione delle distinzioni
di classe. Vi sono rivoluzioni e reazioni, ma il vero progresso della umanità procede da un cattivo passato
verso un buon avvenire.
Gli anarchici vedono il progresso in una maniera del tutto diversa; tanto è vero che spesso non vedono nessun
progresso. Noi vediamo la storia non come sviluppo lineare o dialettico in una direzione unica, ma piuttosto come
processo dualistico. La storia di tutte le società umane è la storia di una lotta continua fra governanti
e governati, fra quelli che hanno e quelli che non hanno niente, fra coloro che vogliono governare ed essere governati
e coloro che vogliono liberare se stessi e gli altri; i principi di autorità e libertà, di dominio
e di rivolta, di Stato e società sono in perpetuo contrasto. Questa tensione non conosce soluzione di continuità;
il movimento dell'umanità procede talora in un senso, tal'altra in senso diverso. Il sorgere di un nuovo
regime o la caduta di un vecchio regime non costituisce una misteriosa rottura nello sviluppo od un'anche più
misteriosa parte di sviluppo, ma è esattamente quel che sembra essere. Gli avvenimenti storici sono benefici
solo nella misura in cui portano incremento alla libertà e alla uguaglianza per tutto il popolo; non v'è
nessuna occulta ragione per dir buona una cosa cattiva sol perché è inevitabile. Noi non abbiamo
la possibilità di fare utili previsioni per l'avvenire, e non abbiamo nessuna certezza che il mondo sarà
migliore. La nostra sola speranza è che a mano a mano che la conoscenza .e la consapevolezza aumentano,
gli esseri umani si renderanno di più in più conto della propria capacità di controllare se
stessi senza bisogno di autorità esteriori.
Ciò nonostante, l'anarchismo deriva dal liberalismo e dal socialismo tanto dal punto di vista storico che
dal punto di vista ideologico. Il liberalismo e il socialismo hanno preceduto l'anarchismo, e l'anarchismo è
sorto dalle loro contraddizioni: la maggior parte degli anarchici sono stati in precedenza liberali o socialisti,
o socialisti e liberali nello stesso tempo. Lo spirito di rivolta nasce raramente adulto, e per lo più cresce
con l'anarchismo anziché nell'anarchismo. In un certo senso gli anarchici rimangono sempre liberali e socialisti,
e quando ripudiano ciò che è buono nell'uno o nell'altro, essi tradiscono l'anarchismo stesso. Da
un lato noi contiamo sulla libertà di parola, di associazione, di condotta, e specialmente sulla libertà
di dissenso; dall'altro lato, noi contiamo sull'uguaglianza economica, sulla solidarietà umana, e specialmente
sul potere su noi stessi.
Tuttavia, l'anarchismo non è soltanto una mescolanza di liberalismo e di socialismo, cioè non è
la socialdemocrazia o il capitalismo d'abbondanza in cui vivono attualmente i cosiddetti paesi sviluppati. Quale
che sia il nostro debito verso i liberali e verso i socialisti, per quanto possiamo essere vicini ad essi, siamo
fondamentalmente diversi da essi - e dai socialdemocratici - perchè respingiamo l'istituzione governativa.
Tutti hanno assegnamento sul governo: i liberali dicono per preservare la libertà, ma in realtà per
perpetuare la disuguaglianza; i socialisti dicono per preservare l'uguaglianza, ma dì fatto per sopprimere
la libertà. Anche i liberali ed i socialisti più generosi non possono fare a meno del governo, dell'esercizio
dell'autorità da parte di certuni sopra gli altri. L'essenza dell'anarchismo, la cosa senza di cui cessa
di essere anarchismo, è la negazione dell'autorità da chiunque o su chiunque esercitata.
(*) E' la traduzione dall'inglese del saggio About Anarchism pubblicato nelle 32
pagine della Rivista Anarch-lOO del giugno 1969. Questo opuscolo ha già avuto una seconda edizione della
Freedom Press di Londra (84a Whitechapel High Street, Londori, E. 1. England)
DEMOCRAZIA E RAPPRESENTANZA
Molta gente avversa il governo non democratico, ma gli anarchici si distinguono da costoro
in quanto avversano anche il governo democratico. Vi sono anche altri che avversano il governo democratico, ma
gli anarchici si distinguono anche da questi in quanto la loro avversione non è determinata da paura o da
odio del governo del popolo, ma perchè sono convinti che la democrazia non è governo del popolo -che
la democrazia è in realtà una contraddizione logica, una fisica impossibilità. La democrazia
genuina è possibile soltanto in una piccola comunità dove tutti possono partecipare a tutte le decisioni:
e in tal caso è superflua. Ciò che si chiama democrazia e si pretende sia governo del popolo ad opera
di esso è in realtà governo del popolo ad opera di governanti eletti, e si dovrebbe più propriamente
chiamare " oligarchia consentita".
Un governo composto di governanti di nostra scelta è diverso e in generale migliore di un governo composto
di governanti che si sono scelti da sè, ma è ancora il governo di alcuni su altri. Anche nel più
democratico dei governi c'è sempre qualcuno che obbliga qualcun altro a fare una determinata cosa o ad astenersi
dal fare un'altra cosa. Anche quando siamo governati da rappresentanti nostri noi siamo governati, e non appena
incominciano a governarci contro la nostra volontà essi cessano di essere nostri rappresentanti. Ai nostri
giorni, la maggior parte della popolazione conviene che noi non abbiamo nessun dovere verso un governo che non
sia di nostra scelta; gli anarchici vanno oltre ed insistono che non abbiamo nessun dovere verso un governo scelto
da noi stessi. Noi possiamo ubbidirgli perchè siamo d'accordo con le sue decisioni o perché non siamo
forti abbastanza per disubbidirgli, ma non abbiamo nessun obbligo di ubbidirgli quando siamo in disaccordo e siamo
abbastanza forti da non farlo. La maggior parte dei nostri contemporanei è d'accordo sul fatto che coloro
i quali sono interessati a certi cambiamenti dovrebbero essere consultati prima che una decisione in merito sia
presa; gli anarchici vanno oltre ed insistono che essi stessi dovrebbero prendere le decisioni ed eseguirle.
Quindi gli anarchici ripudiano l'idea del contratto sociale ed anche l'idea della delegazione dei poteri. In pratica,
certamente, il più delle cose saranno sempre fatte da poche persone - da quelli, cioè, che sono interessati
ad un problema e sono capaci di risolverlo - ma essi non hanno bisogno di essere scelti od eletti per farlo. Essi
si faranno sempre avanti in ogni circostanza, ed è meglio per loro che lo facciano in modo naturale. L'importante
è che le guide e gli esperti non debbono essere dei capi e che iniziativa e competenza non sono necessariamente
legate all'autorità. Quando la rappresentanza è opportuna, essa è rappresentanza e null'altro;
il solo vero rappresentante è il delegato o incaricato che riceve il suo mandato da coloro che glielo affidano,
ed è soggetto a revoca istantanea da parte loro. Il governante che pretende di essere un rappresentante
è per molti versi peggiore dell'usurpatore dichiarato, e ciò perchè è più difficile
combattere contro l'autorità quando è avvolta in manto di belle parole e di argomenti astratti. Il
fatto che noi possiamo eleggere i nostri capi di quando in quando non significa che noi dobbiamo ubbidire ai loro
ordini per tutto il resto del tempo. Se ubbidiamo loro, ciò avviene per ragioni pratiche, non per ragioni
morali. Gli anarchici sono contrari ai governi qualunque sia la loro origine.
STATO E CLASSE
In tutti i tempi, gli anarchici hanno concentrato la loro opposi-zione all'autorità
dello Stato, cioè contro l'istituzione che pretende monopolizzare il potere entro i limiti di una data estensione
geografica. E questo perché lo Stato è il massimo esempio di autorità in una società
e nello stesso tempo la fonte o la conferma dell'uso del-l'autorità entro i suoi confini. Inoltre gli anarchici
hanno storicamen-te avversato tutte le forme di Stato - non solo l'ovvia tirannide di un re, di un dittatore o
di un conquistatore, bensì anche tutte le varia-zioni quali il dispotismo illuminato, la monarchia progressista,
le oligarchie feudali o commerciali, la democrazia parlamentare, il comunismo sovietico, e così via di seguito.
Gli anarchici sono sempre stati inclini a dichiarare che tutti gli Stati si equivalgono e che non vi è da
scegliere tra gli uni e gli altri.
Ora, questa è una semplificazione eccessiva. Tutti gli Stati sono certamente autoritari, ma vi sono Stati
più autoritari di altri Stati , ed ogni persona normale preferirà sempre vivere sotto uno Stato meno
autoritario piuttosto che sotto uno Stato più autoritario. Per dare un esempio, non sarebbe stato possibile
pubblicare questa esposizione dell'anarchismo sotto la maggior parte degli Stati del passato, ed oggi ancora non
potrebbe essere pubblicata sotto la maggior parte degli Stati di sinistra e di destra, sia nell'Oriente che nell'Occidente.
Io pre-ferisco vivere dove è possibile pubblicarla, e sono convinto che così la pensano anche la
maggior parte dei miei lettori.
Pochi sono gli anarchici che ancora prendono una posizione così semplicistica di fronte a quest'astrazione
chiamata "lo Stato"; e gli anarchici concentrano i loro attacchi contro il governo centrale e le istituzioni
che ne derivano non per la sola ragione che sono parte del-lo Stato, ma perchè sono gli esempi estremi dell'impiego
di autorità in seno alla società. Noi distinguiamo lo Stato e la società, ma non lo consideriamo
più estraneo alla società stessa, come una escrescenza artificiale; lo vediamo invece come parte
della società, come una for-mazione naturale. L'autorità è una forma naturale di condotta,
come lo è l'aggressione; ma è una forma di condotta che deve essere frenata e di cui bisogna liberarsi.
Il che non si potrà ottenere cercando di tro-vare vie e modi per istituzionalizzarla, ma soltanto cercando
vie e mo-di per farne a meno.
Gli anarchici trovano da dire contro quelle istituzioni governative che sono ovviamente oppressive: amministrazione,
leggi, polizia, tribu-nali, prigioni, eserciti, e così via, ed anche contro quelle che sono appa-rentemente
benefiche, come gli enti sussidiati ed i consigli locali, le in-dustrie nazionalizzate ed i servizi pubblici, le
banche e le società di assicurazioni, scuole ed università, stampa, radioemissioni, e tutto il resto.
Chiunque può vedere che le prime dipendono non dal consenso ma dalla coercizione e, in ultima analisi, dalla
forza; gli anarchici af-fermano che anche le seconde hanno lo stesso pugno di ferro, anche se nascosto sotto guanti
di velluto.
Ciò non ostante, le istituzioni che direttamente o indirettamente derivano dallo Stato non possono essere
ben comprese se considera-te come essenzialmente cattive. Esse possono infatti avere un lato buono sotto due punti
di vista. Hanno un'inutile funzione negativa quan-do si oppongono all'impiego di autorità da parte di altre
istituzioni, come, per esempio, i genitori crudeli, i proprietari di casa ingordi, i padroni brutali, i criminali
violenti; ed hanno una utile funzione posi-tiva quando promuovono attività sociali desiderabili, come lavori
pubblici, gli interventi in caso di disastro, i sistemi di comunicazioni e di trasporto, l'arte e la cultura, i
servizi medici, i piani di pensione, i sussidi agli indigenti, l'educazione e e le radioemissioni. Così
noi ab-biamo lo Stato liberatore e lo Stato provvidenziale, lo Stato che opera per la libertà e lo Stato
che opera per la eguaglianza.
La prima risposta anarchica a tutto questo è che noi abbiamo anche lo Stato oppressore - che la funzione
principale dello Stato è in linea di fatto di tenere sottomesso il popolo, di limitare la sua li-bertà
- e che le funzioni utili dello Stato possono essere eser-citate e spesso sono state esercitate da associazioni
volontarie. Da que-sto punto di vista lo Stato rassomiglia alla chiesa medioevale. Nel Medio Evo la chiesa si occupava
di tutte le attività di carattere socia-le ed era difficile credere che tali attività fossero possibili
senza di essa. Soltanto la chiesa poteva battezzare, sposare e seppellire la
gente; si doveva ancora imparare che in realtà essa non aveva alcun con-trollo sulla nascita, l'amore e
la morte. Ogni atto pubblico doveva avere una ufficiale benedizione religiosa - e molti l'hanno ancora -e la gente
aveva ancora da imparare che l'atto potesse avere la stessa efficacia senza la benedizione. La chiesa s'intrometteva
e spesso con-trollava tutti quegli aspetti della vita comunale che sono ora domi-nati dallo Stato. La gente ha
imparato a comprendere che la parteci-pazione della chiesa non è necessaria e può essere persino
dannosa; la gente deve ora imparare che il dominio dello Stato è egualmente pernicioso e superfluo. Noi
abbiamo bisogno dello Stato finché con-tinueremo a credere di averne bisogno, tutto quel che esso fa può
es-sere fatto altrettanto bene ed anche meglio senza la sanzione dell'autorità.
La seconda risposta anarchica è che la funzione essenziale dello Stato è di mantenere la disuguaglianza
esistente. Gli anarchici non sono d'accordo coi marxisti nel ritenere che l'unità fondamentale del-la società
è la classe, ma la maggior parte di essi convengono che lo Stato è l'espressione politica della struttura
economica, che esso rap-presenta quella parte del popolo che possiede e controlla la ricchezza della comunità
e l'oppressore del popolo che lavora a creare la ricchez-za stessa. Lo Stato non può ridistribuire la ricchezza
con equità perché esso è l'organo principale della distribuzione ingiusta. Gli anarchici concordano
con i marxisti che il presente regime deve essere distrut-to, ma non convengono che il regime che dovrà
succedergli possa es-sere istituito da uno Stato affidato a mani diverse; lo Stato è nello stesso tempo
causa ed effetto del regime di classe, e una società senza classi, istituita da uno Stato, sboccherà
immediatamente in una nuo-va società classista. Lo Stato non svanirà; esso deve essere delibera-tamente
abolito dal popolo risoluto a togliere ogni potere ai gover-nanti e la ricchezza ai ricchi: questi atti sono legati
l'uno all'altro, ed uno senza l'altro sarà sempre vano. L'anarchia nel suo più vero significato vuol
dire una società senza governi e senza ricchi.
ORGANIZZAZIONE E BUROCRAZIA
Questo non vuol dire che gli anarchici respingono l'organizzazio-ne, sebbene esista
su questo punto una delle maggiori prevenzioni ver-so l'anarchismo. La gente accetta che anarchia non voglia dire
pro-prio caos e confusione, e che gli anarchici vogliano non il disordine, ma ordine senza governo; ma tengono
per certo che anarchia vuoi dire l'ordine che nasce spontaneamente e che gli anarchici non voglio-no l'organizzazione.
Questo è tutto l'opposto del vero. Gli anarchici in realtà vogliono maggiore organizzazione, ma organizzazione
senza au-torità. La prevenzione nei confronti dell'anarchismo deriva dal pre-giudizio verso l'organizzazione;
la gente non vede che l'organizzazione non dipende dall'autorità, che in realtà essa funziona meglio
senza au-torità.
Basta un momento di riflessione per dimostrare che quando la coercizione è sostituita dal consenso deve
esservi più - e non meno - discussione e preparazione. Chiunque è interessato ad una decisio-ne avrà
la possibilità di partecipare alla sua elaborazione, e nes-suno avrà la possibilità di lasciarne
il compito a funzionari paga-ti od a rappresentanti eletti. In mancanza di regole da rispettare o di precedenti
da seguire, ogni decisione dovrà essere presa da capo. In mancanza di governanti da obbedire o di capi da
seguire, ognuno avrà la possibilità di farsi da sé la propria opinione. A tale scopo, la mol-teplicità
e la complessità dei vincoli tra individui e individui sarà au-mentata anzichè diminuita.
Siffatta organizzazione può essere disor-dinata e poco efficiente, in apparenza, ma molto più conforme
ai bisogni ed ai sentimenti della popolazione interessata. Se capita che una cosa non possa essere fatta senza
l'organizzazione di vecchio stam-po, cioè senza autorità e coercizione, vorrà probabilmente
dire che non merita di essere fatta e sarebbe meglio farne a meno.
Quei che gli anarchici ripudiano è l'istituzionalizzazione della or-ganizzazione, cioè la creazione
di uno speciale gruppo di persone avente la funzione di organizzare altre persone. L'organizzazione anarchi-ca
dovrebbe essere fluida ed aperta; non appena un'organizzazione si consolida e diviene fine a se stessa, cade nelle
mani di una buro-crazia, diventa lo strumento di una classe particolare e l'espressione dell'autorità e
non della coordinazione sociale. Ogni gruppo tende all'oli-garchia, il governo di pochi, ed ogni organizzazione
tende alla buro-crazia, cioè il governo dei professionali; gli anarchici devono sempre lottare contro queste
tendenze, nel futuro come nel presente, e fra loro stessi non meno che fra gli altri.
LA PROPRIETA'
Gli anarchici non rigettano la proprietà sebbene abbiano un'opi-nione particolare nei suoi confronti. In
un certo senso la proprietà è un furto - nel senso cioè di esclusiva appropriazione di una
cosa da parte di qualcuno ad esclusione di tutti gli altri. Ma questo non vuoi dire che siamo tutti comunisti;
vuoi dire che il diritto di una data persona su una data cosa non dipende dal fatto di averla tale persona fabbricata
o trovata o comprata o ricevuta in dono, o di farne uso o di volerla o di avere un diritto legale su quella cosa,
bensì dal fatto di averne bisogno - e, più precisamente che ne ha bisogno più di un al-tro.
Questa non .è una questione di giustizia astratta o di legge natura-le, è una questione di solidarietà
umana e di ovvio senso comune. Se io ho un pane e tu hai fame, il pane è tuo, non mio. Se io ho una giacca
e tu hai freddo, la giacca ti appartiene. Se io ho una casa e tu sei senza, tu hai diritto all'uso di almeno una
delle mie stanze. Ma in un altro senso la proprietà è libertà - vale a dire che il godimento
per-sonale di derrate e beni in quantità sufficiente è condizione essenzia-le ad una vita soddisfacente
per l'individuo.
Gli anarchici ammettono la proprietà privata di quelle cose che non possono essere usate da un individuo
per sfruttarne un altro -il possesso personale di quelle cose che andiamo accumulando fin dall'infanzia e che diventano
parte della nostra vita stessa. Noi sia-mo invece contrari a quella proprietà privata che non ha uso per
se stessa e può soltanto essere impiegata per sfruttare la gente: la terra e i fabbricati, gli strumenti
di produ4one e di distribuzione, le mate-rie grezze e i manufatti, il denaro e il capitale. Il principio in questio-ne
è che un individuo si può dire che abbia diritto a ciò che produce col proprio lavoro, ma
non a ciò che riceve dal lavoro di altri; ha di-ritto a ciò che gli abbisogna e di cui fa uso, ma
non a ciò che non gli abbisogna e di cui non può far uso. Quando un individuo ha più di quel
che gli basta, o egli sperpera oppure impedisce ad un altro di avere abbastanza.
Ciò vuoi dire che i ricchi non hanno nessun diritto alla loro pro-prietà, perché non sono
ricchi perché lavorano molto, ma perché mol-ta gente lavora per loro; ed i poveri hanno diritto alla
proprietà dei ricchi perchè sono poveri non perché lavorano poco ma perché lavo-rano
per conto di altri. I poveri lavorano anzi quasi sempre più ore in mestieri più pesanti ed in condizioni
peggiori dei ricchi. Nessuno si è mai arricchito o si è mantenuto ricco mediante il suo lavoro persona-le,
ma soltanto sfruttando il lavoro di altri. Un uomo può avere una casa ed un pezzo di terra, gli strumenti
del suo mestiere e buona sa-lute durante tutta la sua vita ,e può lavorare forte e a lungo finchè
può: produrrà abbastanza per la sua famiglia, ma poco di più; ed an-che in questo non sarà
veramente bastante a se stesso, perchè dovrà dipendere da altri perchè gli forniscano una
parte dei materiali che gli occorrono e per ricevere una parte dei suoi prodotti in cambio.
La proprietà pubblica non è soltanto una questione di possesso, ma anche di controllo. Non è
necessario possedere la proprietà per essere in grado di sfruttare altri. I ricchi si sono serviti sempre
di al-tre persone per amministrare la loro proprietà, e, ai nostri giorni, quando le società anonime
e le stesse imprese di stato prendono sem-pre più il posto dei proprietari privati, gli amministratori diventano
i principali sfruttatori del lavoro altrui. Tanto nei paesi più avanzati che nei più arretrati, negli
Stati capitalisti come negli Stati comuni-sti, una piccola minoranza della popolazione ancora possiede o co-munque
controlla la " proprietà " pubblica.
Ad onta delle apparenze, questo non è un problema economico o legale. Quel che conta non è la distribuzione
del denaro o la forma del possesso terriero o l'organizzazione tributaria o il sistema tributario o la legge di
eredità, bensì il fatto fondamentale che vi sono persone che lavorano per altre persone, così
come vi sono persone costrette ad ubbidire agli ordini di altre persone. Se noi rifiutassimo di lavo-rare per i
ricchi ed i potenti, la proprietà scomparirebbe (1) nello stesso modo che, se rifiutassimo di ubbidire ai
governanti, scompari-rebbe l'autorità. Per gli anarchici, la proprietà è basata sull'autorità
e non viceversa. Il nocciolo della questione non è come i contadini mettano le derrate in bocca ai proprietari
fondiari o come gli operai mettano il denaro nelle mani dei loro padroni, ma perchè lo fanno e questo è
un problema politico.
Taluni cercano di risolvere il problema della proprietà cambian-do la legge o il governo, mediante riforme
o mediante rivoluzioni. Gli anarchici non ripongono fiducia in tali soluzioni, ma non sono d'accor-do fra di loro
sulla soluzione migliore. Una parte di anarchici voglio-no la divisione di tutto fra tutti, sì da avere
ciascuno una parte equa della ricchezza mondiale e poi adottare un sistema libero di scambi con credito gratuito
in modo da evitare eccessive accumulazioni. Ma la maggioranza degli anarchici non ripone fiducia nemmeno in tale
sistema e preconizza l'espropriazione di tutta la proprietà pubblica (2) togliendola a coloro che hanno
più del necessario, sì che tutti abbia-no libero accesso alla ricchezza mondiale ed il controllo
sia nelle ma-ni di tutta la comunità. Però tutti sono d'accordo che il presente siste-ma della proprietà
deve essere abbattuto insieme all'esistente sistema di autorità.
(1) S'intende il diritto di proprietà.
(2) S'intende la proprietà avente funzione sociale (N.d.T.)
DIO E CHIESA
Per tradizione gli anarchici sono stati sempre anticlericali e atei. I primi anarchici furono avversi alla chiesa
non meno che allo Stato, ed i più erano avversi alla stessa credenza religiosa. Il motto "Né
Dio né padrone" è stato largamente usato quale sintesi dell'aspirazione a-narchica. Ancora oggi
molti fanno il primo passo verso l'anarchismo abbandonando la fede per diventare razionalisti od umanisti; il ripu-dio
dell'autorità divina incoraggia il ripudio dell'autorità umana. Quasi tutti gli anarchici ai nostri
giorni sono probabilmente atei o, per lo meno, agnostici.
Però vi sono stati degli anarchici religiosi, per quanto usualmente al di fuori della corrente maggiore
del movimento anarchico. Esem-pi furono le sette eretiche che precorsero certe idee anarchiche prima del diciannovesimo
secolo, e gruppi di pacifisti religiosi europei e nord-americani nel corso del diciannovesimo secolo e del vente-simo,
particolarmente Tolstoj e i suoi seguaci al principio del vente-simo secolo, e il movimento del Catholic Worker
negli Stati Uniti dal 1930 in poi.
In generale, l'odio anarchico per la religione è andato declinando col declinare del potere della chiesa,
e molti anarchici considerano la religione come una questione personale. Sarebbero contrari a scoraggiare la religione
per mezzo della forza, ma sarebbero contrari anche al rinascimento della religione per mezzo della forza. Sarebbero
incli-ni a lasciare che ognuno creda quel che vuole finché non riguarda che lui: ma non permetterebbero
che la chiesa aumentasse il proprio potere.
Frattanto, la storia della religione offre un modello per la storia dello Stato. Una volta si credeva impossibile
avere una società senza dio: ora dio è morto. Ancora si ritiene impossibile avere una società
senza Stato; tocca ora a noi liquidare lo Stato.
GUERRA E VIOLENZA
Gli anarchici sono sempre stati contrari alla guerra, ma non sem-pre tutti contrari alla violenza. Sono antimilitaristi,
ma non necessa-riamente pacifis
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