Il divenire della mente: introduzione

Considerazioni preliminari sul cucciolo umano

Premessa

Il bambino nasce provvisto esclusivamente di strutture e funzioni neuro-psicologiche elementari e basilari, appena sufficienti perchè egli possa esprimere istintivamente i suoi stati fisiologici e i suoi bisogni vitali di base. 

Per ciò che riguarda le sue possibilità di percezione dell'ambiente, egli nasce e rimane per tutto il primo bimestre di vita, circa, molto incapace di percezioni intese così come gli adulti poi sanno. 

Egli è sostanzialmente chiuso in se stesso, esprime in automatico segnali per ricevere nutrimento ed aiuto, percepisce fondamentalmente tutto in modo molto sfocato, potendo accendere la sua attenzione principalmente con ciò che ha a che fare con il nutrimento e il sollievo del suo dolore o dispiacere, per poi, una volta soddisfatto, riabbassare il livello della sua attenzione fino al sonno e fino a quando la spinta istintiva proveniente dai suoi bisogni non lo induce in automatico a riaccendersi nuovamente. 

Per tutto il resto, praticamente, il mondo per lui non esiste. 

Nel primo bimestre egli vive in una condizione in cui non può avere coscienza della distinzione fra sè e altro: dispiacere e piacere,  dolore e sollievo, sono esperienze che il cucciolo umano esperimenta esclusivamente nella propria soggettività, pur senza avere coscienza di sè, nè dell' altro. E', quella, una condizione primaria, dove tutto ciò che si esperimenta, nel bene e nel male, rimane inciso nella memoria fondamentale e nella memoria corporea. Per cui, in quell' epoca, l'esperienza entra a far parte dell' essere basale dell' individuo. 

Il neonato che esperimenta il dolore, memorizza una matrice di base non cosciente, che equivale ad un convincimento prototipale: " Io sono dolore ! ". Il neonato che esperimenta piacere, fa lo stesso: " Io sono piacere ! ". Egli non può ancora memorizzare qualcosa come: " Esiste il dolore e il piacere ". Oppure: " Qualcuno mi procura dolore o piacere ". Le esperienze dei primi mesi di vita entrano a far parte della memoria di base indelebile, cioè dell' essere stesso dell'individuo. 

Per tutta la vita l' individuo sentirà di essere, nel suo modo,  anche in funzione delle primarie esperienze dei primi mesi di vita, pur senza potere avere un ricordo cosciente delle radici del suo sentire d'essere. 

Il comportamento fondamentale del cucciolo umano, dipende da come è fatto il cervello del neonato, poichè il cervello è la sede della mente e quindi anche dei comportamenti. Il cervello, del resto,  è fatto così, perchè la natura e/o il Creatore, hanno voluto così, imponendo all'uomo la condizione di nascere completamente incapace di badare a se stesso e di rimanere così impotente per un tempo lunghissimo. Imponendogli, inoltre, che il suo divenire dipenda esclusivamente da due fattori: la predeterminazione genetica e le induzioni ambientali, togliendogli così qualsiasi responsabilità individuale sul suo divenire, poichè non può mai scegliere nulla per partecipare a decidere di essere se stesso.

Il cucciolo umano è l'unico sulla Terra a rimanere in rischio di morte quasi certa per un tempo lunghissimo dopo la nascita, se non viene adeguatamente accudito dagli adulti della sua specie, dai quali è e rimane dipendente:  dunque, nascendo, è automaticamente destinato ad una totale dipendenza dagli altri, adulti. Si comprende, quindi, l' importanza enorme che riveste l' adulto che alleva il cucciolo umano. 

Il modo di pensare, di sentire e di agire di quell' adulto, incideranno in modo profondo e indelebile a contribuire, interagendo con la sensibilità costituzionale predeterminata geneticamente, nella costituzione dell' essere di quel cucciolo, il quale, una volta adulto, sentirà se stesso anche in funzione di quelle matrici di memoria fondamentale. In seguito, da adulto, l' individuo le sentirà come profondamente proprie, facenti tutte parte del suo essere genetico, non potendo avere alcun ricordo o coscienza di averle, invece, ricevute e impresse da qualcun altro durante i primissimi tempi della sua vita. Tuttavia anche lui o lei, incolpevolmente, quando andrà ad allevare a sua volta un cucciolo umano, riverserà entro quel cucciolo i contenuti che possiede e che in parte aveva ricevuto quando era cucciolo a sua volta: ogni adulto è sempre incolpevolmente un bambino, con in più dell' altro che si è aggiunto casualmente nel tempo. Occorre non dimenticarlo mai. 

Su questo dovremmo sempre riflettere, prima di scagliarci in autoaccuse contro noi stessi, o accuse contro altri. Così come quando ci esaltiamo in trionfanti elogi verso noi stessi, o idealizzazioni ammirate verso altri: in realtà ciascuno di noi è un casuale e incolpevole portatore di se stesso, obbligato a convivere tutta la vita con sè, senza avere mai scelto di essere se stesso.

Segue un paragrafo tratto da una pubblicazione in corso del Dott. Sergio Angileri:

 

"La struttura del cervello si forma durante i mesi di vita intrauterina, prima della nascita. In quei mesi si formano anche alcune delle funzioni. Ciò vuol dire che alcune strutture iniziano a funzionare già ancora prima della nascita. Comprendiamo, quindi, che la formazione strutturale del cervello (mente, psiche), e una prima parte del suo funzionamento, avvenendo prima della nascita, sono determinati da fattori costituzionali e genetici, cioè indipendenti dalle influenze ambientali, tranne, forse, per le influenze ambientali relative all’utero materno dove si forma e sosta prima di nascere.

Alla nascita, dunque, il cervello è quasi del tutto formato dal punto di vista strutturale, mentre lo è molto di meno dal punto di vista funzionale. Questo significa che soltanto una minima parte delle strutture funzionano alla nascita, mentre le altre, pur essendo formate, non funzionano in modo significativo. Vedremo fra un pò, che in realtà la formazione strutturale del cervello continua dopo la nascita, ma in un modo molto diverso rispetto a quella che era stata la formazione pre-natale intrauterina. Le strutture che funzionano alla nascita, sono quelle più profonde e nucleari del cervello.

Esse sono la sede delle funzioni primarie della mente, cioè quelle relative agli istinti, ai bisogni, alle inclinazioni e tendenze connaturate. Sono la sede di quelle funzioni per mezzo delle quali l’individuo sente, per tutta la vita, quelli che sono i suoi impulsi più autentici, le sue attrazioni più profonde, i suoi ritmi e tempi più soggettivamente veri per se stesso. Chiamiamo sin da ora questo insieme di istinti, bisogni, impulsi, tendenze, sensazioni e modalità profondamente soggettive, il temperamento dell’individuo. Il temperamento, con tutto ciò che lo compone, è immodificabile per tutta la vita: esso è inattaccabile dall’ambiente e dalle esperienze che vengono fatte dalla nascita in poi. Ciò significa che l' ambiente con le sue convinzioni, leggi, modalità educative e a volte coercitive, non ha assolutamente nessun potere di cambiamento sulla natura dell' uomo, quindi nessun potere di produrre cambiamento negli istinti, nei bisogni, impulsi, tendenze, inclinazioni, sensazioni, ritmi e tempi individuali. Esso è stato così voluto per ciascuno dalla natura, dal caso o dal creatore ( noi qui non dissertiamo su questo enigma ), e così immodificabile esso si impone nella sua potenza, presentando all’individuo, per tutta la sua vita, una sfida senza alternative, fra sè così come è e si sente e il mondo, così come si impone e pretende, con le sue leggi e tradizioni, che l'individuo modifichi se stesso nella sua natura.

In pratica ciascuno di fronte alla propria stessa natura e quindi di fronte al proprio stesso temperamento, non ha facoltà di scelta o di contrattazione: deve prendere atto di essa e ad essa adeguare le proprie scelte e decisioni, se vorrà vivere in armonia con essa. In caso contrario accenderà una battaglia persa in partenza, con l’unico risultato di procacciarsi disarmonia e conflitto intrapsichico. Devo però subito dire che quest’ultima considerazione è un paradosso, perchè in realtà l’individuo non ha nessuna facoltà di scegliere se imboccare la via dell’armonia con il suo temperamento naturale, oppure imboccare la via del conflitto e della battaglia, pur se persa in partenza. Infatti, come già detto, l’individuo neonato viene al mondo possedendo soltanto le funzioni temperamentali. Egli, pur avendo le altre stutture già formate, quelle cioè che saranno poi sede del suo carattere e personalità, non possiede ancora le relative funzioni che invece si svilupperanno in seguito (in particolare le funzioni del pensiero logico e decisionale). Per cui il cucciolo umano, cioè l’individuo-bambino-piccolo, non può fare altro che quello che gli è stato dato in natura di fare: esprimersi, cioè, per mezzo delle funzioni del suo temperamento. Esprime i suoi istinti, i suoi bisogni, le sue inclinazioni e preferenze, si protende verso ciò che più lo attrae, lo fa a profusione egocentricamente e secondo le sue più immediate modalità soggettive incondizionate. Come tutti ben sappiamo, il bambino, così naturalmente spontaneo nelle sue soggettive manifestazioni temperamentali, viene immediatamente ‘gestito’ dagli adulti.

Gli adulti e l’ambiente in generale, attorno al bambino, rappresentano il secondo elemento da considerare, insieme al temperamento, per capire il ‘divenire della mente’. Gli adulti , diversamente rispetto al bambino, posseggono, in quanto ex-bambini, ormai una mente che già funziona globalmente e non soltanto con la funzione temperamentale. Essi, osservando, ascoltando e sentendo il bambino, nelle sue manifestazioni temperamentali, decidono di volta in volta le risposte da dargli, le cose da insegnargli, i permessi e i divieti da somministrargli. Normalmente essi fanno tutto ciò in buona fede, con l’ammirevole intento di far crescere quel bambino in grado di saper vivere in modo competente nell’ambiente reale che lo attende, sia dal punto di vista di ambiente in quanto società e sia dal punto di vista di ambiente in quanto elementi naturali. Ovviamente per fare quanto detto, essi non possono far altro che pescare nella propria mente le indicazioni su cosa fare e come farlo. Per cui a secondo di come funziona la mente dell’adulto che sta allevando il bambino, ne deriverà il tipo di allevamento e da questo ne deriverà il tipo di formazione successiva della mente del bambino. Tutto ciò implica una sorta di ereditarietà a cascata di gran parte delle funzioni mentali di tutti gli esseri umani, da non confondere con l'ereditarietà genetica e biologica, poichè l' eredità psichica culturale si sovrappone e si mescola all' eredità psichica di derivazione genetica. Quest' ultima infatti costituisce l' essere essenziale dell' individuo, cioè il suo temperamento naturale. Ciò che deriva dal mescolarsi di questo temperamento naturale con le induzioni ambientali, invece, va a costituire in parte un accrescimento dell' essere  e del temperamento stesso, contribuendo così a definire le strutture basilari e in altra gran parte a costituire progressivamente il carattere e la personalità. 

A questo punto dobbiamo imparare qualcosa sul seguente argomento: cosa accade e come accade nella mente del bambino, quando gli adulti interagiscono con le sue espressioni temperamentali.

Per capire questo argomento, occorre prima avere qualche nozione elementare su come avviene la percezione dell’ambiente attorno a noi e su come avviene che si forma la memoria delle cose. Infatti quel che accade nella mente del bambino, accade in seguito al fatto che le esperienze ambientali entrano nel cervello per mezzo della percezione e vi rimangono per mezzo della memoria."

 

Entro breve tempo sarà pubblicato il prossimo capitolo su:

Percezione e Memoria

 

 
 
 
 

-Dott. Sergio Angileri - aut. san. N.2573/95 , 7/8/95 - Ordine Psicologi Sicilia N°480-
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