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Propongo anzitutto delle domande ricorrenti, alle quali
diffusamente molti rispondono ricorrendo spesso a proprie opinioni personali. Qui io
presento alcune mie risposte.
Perchè la psicoterapia? Se si continua a parlare di
"malattie" psicologiche, queste, come tutte le malattie, non si devono curare
con le medicine? Cosa c'entra, allora, l'incontrarsi fra persone, il parlare, con la cura
di una malattia? Tanto si parla dappertutto, esaltandone l'effetto curativo e risolutivo,
dei farmaci antidepressivi e ansiolitici, spiegando che da qualche parte nel cervello una
certa serotonina o una certa noradrenalina sono carenti o eccessive. Non si fa in tempo ad
ascoltare, a questo proposito, grandi discorsi in una trasmissione televisiva ed ecco che
compare, sempre su questo argomento, l'articolo su quella certa rivista che si occupa di
salute, o in una pagina su quell' altro quotidiano.
Ci dicono che ormai con le pillole si guarisce
dall'impotenza, dall'obesità, dalla timidezza, dalla depressione, dalle paure e dalle
incertezze. Niente più insonnia, niente più ansia. In molti modi si può vendere,
esaltandolo, il modello dell'uomo "che non chiede mai", sereno, freddo, sicuro e
così via. Con tutte queste enfasi circa il fatto che i disturbi psichici possono essere
risolti con alcuni mesi di psicofarmaci, credo involontariamente e indirettamente, ma non
meno efficacemente, molti eminenti esponenti della salute psichica, trascorrendo così
tanto tempo sul palcolscenico delle televisioni e dei giornali, contribuiscono a gonfiare
questo pericolosissimo modello. Alcuni perfino e non so quanto ancora in buona fede,
addirittura continuano a dividere mente e corpo come se fossero due dimensioni
completamente diverse, come se cervello e psiche, cervello e mente fossero due entità
estranee fra loro. Questo è incredibilmente anacronistico e principalmente è
irriguardoso verso le più moderne acquisizioni scientifiche su cervello e psiche.
Allora, perchè la psicoterapia?
Essa non è risolutiva, esattamente come non lo sono gli
psicofarmaci. Nessuno può, ancora oggi, parlare onestamente di risoluzione o guarigione,
per ciò che riguarda i disturbi psichici. Non è ancora possibile affermarlo con
certezza, perchè risoluzione e guarigione sono concetti che implicano la conoscenza della
causa del male da guarire. Guarire, in senso stretto, significa infatti intervenire sulla
causa e debellarla. Negli altri casi, come talora si deve fare in medicina generale quando
si è impotenti ad intervenire sulla causa ignota o incerta, si deve onestamente parlare
di 'miglioramento', oppure di 'controllo dei sintomi', oppure di riuscita operazione
nell'installazione di una protesi affinchè il malato possa 'convivere meglio con il suo
male non guaribile'. Onestamente, questi sono i tre possibili esiti nelle cure dei
disturbi psichici e mentali: miglioramento, controllo dei sintomi, migliorata coabitazione
con se stesso. Devo subito dire che questi tre esiti non sono per nulla poca cosa, anzi,
rappresentano eccellenti risultati quando si riesce ad ottenerli. Infatti in questi casi
la persona disturbata vive indubbiamente una vita nettamente migliore rispetto a prima
della cura. Inoltre si riesce spesso ad evitare pericolosi deterioramenti e peggioramenti
involutivi. Infine tante volte si riesce a prevenire ed evitare il pericolo per la vita,
rappresentato dal suicidio, dall'abbandono di se stesso, dalla tossicodipendenza. Gli
psicofarmaci, specialmente adesso che in ultime generazioni possiamo disporne di sempre
più perfezionati, sono ottimi per il controllo dei sintomi e quindi sono ottimi per
indurre un miglioramento generalizzato nella persona disturbata.
Allora, perchè la psicoterapia?
Si dice che i sintomi psichici disturbanti, come
l'ansia, i disturbi umorali, le fobie, sono presenti in persone che hanno nel loro
cervello un disturbo nel metabolismo della serotonina, noradrenalina, GABA e così via. E'
vero. E si dice che somministrando gli psicofarmaci, queste sostanze, dopo alcune
settimane di regolare assunzione delle medicine, cominciano a 'circolare' più
regolarmente nei siti dove sono preposti, con corrispondente miglioramento dei sintomi. E'
vero. Si dice anche che vi sono diversi casi nei quali la persona disturbata, dopo un
adeguato e lungo periodo di assunzione degli psicofarmaci, non solo migliora notevolmente
nei sintomi e nelle sue condizioni generali, ma mantiene a lungo il miglioramento dopo la
cessazione dei farmaci, a volte mantiene il miglioramento indefinitamente. Per questo, in
questi casi, si dice che è guarito.
Ma allora, perchè mai la psicoterapia?
Ebbene, la psicoterapia perchè non si deve lasciare la
persona disturbata abbandonata al caso. Infatti molte volte, le persone curate
esclusivamente con gli psicofarmaci, non vanno oltre un transitorio miglioramento dei
sintomi e molte volte, cessando il periodo di trattamento farmacologico, dopo un
pò,
recrudescendo i sintomi, essi devono intraprendere un nuovo ciclo di copertura e questo
spesso ripetutamente per diversi anni, se non per tutta la loro vita. Questo accade
perchè gli psicofarmaci ( e in questo momento mi sto riferendo specificatamente agli
antidepressivi e agli ansiolitici ), intervengono egregiamente a normalizzare il
funzionamento delle monoamine ( serotonina, noradrenalina ecc. ), cui sono destinati nel
cervello, ma non possono intervenire sulle cause, ancora ignote o incerte,
dell'alterazione di queste sostanze, per cui, cessando il trattamento, le cause inducono
le monoamine a 'guastarsi' nuovamente. Si è notato che nei casi in cui il miglioramento
si è invece prolungato nel tempo, dopo la cessazione dei farmaci, ciò avveniva, con
molta probabilità, perchè il soggetto casualmente durante il miglioramento
sintomatico dovuto ad essi, riusciva a intraprendere attività gratificanti, oppure
incontrava una persona significativa con la quale riusciva a instaurare una buona
relazione amorosa, oppure altro ancora. In tutti questi casi, comunque, il soggetto
manteneva a lungo il benessere dopo i farmaci, non come effetto dei farmaci stessi, ma
come effetto di ciò che egli stesso era riuscito a fare per sè durante la vacanza
sintomatica artificiale data dai farmaci. E' evidente che questi risultati sono, dunque,
affidati alla casualità di opportunità che si presentano al soggetto durante quella che
io chiamo 'la vacanza sintomatica artificiale' data dai farmaci. Infatti da
sempre la psichiatria non riesce a spiegarsi perchè mai gli psicofarmaci ottengono
risultati sempre imprevedibili e sempre diversi, da una persona all'altra, pur in presenza
di una identica sindrome ( insieme di sintomi ), oppure nella stessa persona da un ciclo
di cura all'altro. La risposta è che nessuno, quando somministra gli psicofarmaci, può
prevedere la variabile ambientale e quindi in alcuni casi l'effetto benefico dei farmaci
è minimo, per il semplice fatto che gli psicofarmaci non possono fare più di tanto, se
non intervengono contemporaneamente fatti ambientali positivi: cioè un transitorio
effetto sintomatico, il quale, se non viene supportato da casuali eventi positivi e
benefici per il soggetto, cessa poco dopo la fine della cura. Talvolta, in assenza di
mutamenti e/o di supporti ambientali, neanche riescono a produrre un effetto significativo
durante la somministrazione. Per le stesse ragioni gli effetti collaterali sono tanto
diversi e imprevedibili, da persona a persona e spesso nella stessa persona da un periodo
all'altro, pur con lo stesso farmaco. Poichè dunque quello che sembra essere determinante
nella cosidetta guarigione, sono le cose che il soggetto riesce a fare e a mantenere di
bene per se stesso, è lecito supporre che un controllo sintomatico che non si voglia
cronicamente affidato agli psicofarmaci, dovrà fondarsi su qualche acquisizione endogena
e intrinseca al soggetto stesso. In pratica, quando durante 'la vacanza sintomatica
farmacologica' il soggetto riesce a esperimentare qualcosa di positivo e riesce a
trattenerla per sè come acquisita, ciò equivale al fatto che il soggetto ha acquisito
una nuova padronanza, una nuova esperienza e quindi un nuovo punto di vista, rispetto a
prima. Diciamo, ha acquisito un nuovo e diverso modo di pensare rispetto a se stesso, agli
altri e al mondo. Tolti i farmaci, quel nuovo modo di pensare resterà suo e sarà come il
vero antidepressivo installato in sè, spesso senza più necessità di assumerlo
dall'esterno.
La psicoterapia serve a questo: a non lasciare al caso
la variabile ambientale, almeno non del tutto. In pratica in psicoterapia si diagnostica e
si analizza l'organizzazione del pensiero del soggetto e lo si aiuta a rendersi conto di
come con quel tipo di organizzazione mentale che possiede, risulta praticamente 'normale'
che debba sentirsi male così come si sente. Si aiuta il soggetto a divenire consapevole
delle varie relazioni di causa-effetto che vi sono fra i suoi punti di vista, opinioni,
convinzioni e pensieri in generale, da una parte, e le risultanti emotive,
comportamentali, somatiche e sintomatiche, dall'altra. Nel frattempo lo si aiuta a
cominciare un ciclo di trattamento psicofarmacologico adeguato, sotto controllo medico,
spiegandogli che questo è necessario per alleviare rapidamente i sintomi, affinchè egli
possa lavorare più efficacemente sui suoi pensieri da modificare. Lo si informa
adeguatamente che dai farmaci non deve aspettarsi niente di più di un buon controllo e
miglioramento sintomatico e lo si incoraggia ad approfittare del periodo di vacanza
sintomatica artificiale, per cercare di ottenere il massimo possibile, in psicoterapia,
dal suo stesso sforzo ed applicazione, per modificare e guarire.
Nella mia attività, sia io che i miei colleghi medici (
neurologi, endocrinologi, cardiologi ecc. ), lavoriamo in pool, cioè interagendo
coordinati sullo stesso paziente, usando un linguaggio comune per non disorientarlo. Si
evita l'enfasi sia sui farmaci, i quali, come ho tentato di spiegare qui, hanno un
semplice ruolo circoscritto, sia sulla psicoterapia, la quale a volte rende di meno senza
gli psicofarmaci, poichè si avvale del servizio che le rendono, alleviando il sintomo. Si
mette in rilievo che la cosidetta guarigione, sarà un fattore di buon risultato ottenuto
insieme, paziente e psicoterapeuta, nella misura in cui la persona riuscirà ad utilizzare
lo strumento 'psicoterapia' secondo le istruzioni e la guida dello
psicoterapeuta, pazientemente e costantemente, per tutto il tempo della durata del
trattamento psicoterapeutico e nella misura in cui, laddove servano, assumerà
rigorosamente gli psicofarmaci.
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