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In questa pagina
sono descritte la prassi e i procedimenti usualmente
e genericamente applicate nella nostra attività clinica.

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Generalmente l'utente che si rivolge ad uno studio
privato di
psicoterapia, o ad un servizio pubblico di psicologia clinica, è una
persona che versa in una delle seguenti condizioni:
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una condizione acuta
sintomatologica |
sono
tutti i casi in cui la persona soffre acutamente dei sintomi che sorgono
dalla sua pregressa condizione di disturbo psicologico
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disagio psicologico e/o
situazionale |
sono
tutti i casi in cui la persona, spesso pur disturbata psicologicamente,
non accusa sintomi acuti, ma lievi o non stabilizzati e attribuisce il
proprio disagio a qualche situazione esterna a sè
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necessita di consigli,
pareri e indicazioni |
sono
tutti i casi in cui la persona, se disturbata, nega il disturbo e
trasforma la richiesta di aiuto sotto forma di consiglio, oppure
effettivamente non disturbata, necessita di semplice consulenza
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Conviene dunque distinguere fra
psicoterapia e consulenza psicologica.
Ecco alcuni chiarimenti preliminari sulle figure sanitarie adibite a
psicoterapia e consulenza psicologica:
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La psicoterapia
può e deve essere esercitata
soltanto da laureati in psicologia e/o medicina, qualificati o specializzati
in psicoterapia, di solito secondo un percorso che, dopo la laurea, è
costituito dalla
specializzazione in psicologia clinica e/o psichiatria e quindi anche in psicoterapia.
Chi
non possiede la laurea in psicologia o medicina e inoltre le suddette
specializzazioni o qualificazioni,
non è autorizzato a prendere in cura nessuno, praticando la psicoterapia
(
fanno ancora tuttora eccezione alcuni psicoterapeuti professionalmente
anziani, che iniziarono quando le attuali norme non erano in vigore e sono
stati autorizzati a continuare ad esercitare, anche se non in possesso dei
requisiti adesso obbligatori ).
Attualmente
invece, un
laureato in psicologia non specializzato, o un laureato in medicina non specializzato,
oppure se specializzati in altro, ma non in psicoterapia, non sono psicoterapeuti e non
devono curare con la psicoterapia. A questo proposito un equivoco frequente è dato, ad esempio, per gli
psichiatri e i neurologi, che pur essendo gli specialisti più contigui allo
psicoterapeuta, se non sono qualificati in psicoterapia, non sono psicoterapeuti.
Un utente informato, ha il
diritto di accertarsi delle specializzazioni e delle qualificazioni dello psicologo e del
medico, prima di affidarsi alle sue cure, assolutamente diffidando di qualunque altra
figura che non corrisponda alla descrizione suddetta.
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La consulenza psicologica
può e deve essere
esercitata soltanto dai laureati in psicologia, abilitati all'esercizio
della professione, a differenza della
psicoterapia che può essere praticata anche dai medici specializzati.
Nessun' altra figura può sostituirsi allo psicologo per le consulenze e i pareri
psicologici, per le psicodiagnosi, le valutazioni attitudinali, gli orientamenti e quanto
altro previsto dalle apposite leggi. Le figure contigue allo psicologo, come il medico, lo
psichiatra, il sociologo, l'assistente sociale, il filosofo, il giornalista, il sacerdote
e così via, non possono fornire consulenze, psicodiagnosi, orientamenti e pareri
psicologici. Anche se, ovviamente, ciascuno è libero di fornire la propria
opinione.
L'opinione personale,
tuttavia, anche se colta e derivante
dall'esperienza, non va confusa con il professionale
parere psicologico, nè con la vera e propria consulenza psicologica.
La maggior parte delle persone che accedono allo
specialista psicoterapeuta, sono persone che necessitano di cure e terapia e solo alcune
volte di consulenza.
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| La psicoterapia
è una cura specialistica per i disturbi psichici
e le malattie mentali, spesso somministrata in combinazione con psicofarmaci
adeguati
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La maggior parte degli utenti dello psicoterapeuta
sono persone che
soffrono di disagio psichico, o di vere e proprie malattie mentali, primari e a
volte anche secondari a vere malattie neurologiche. Altri utenti, invece,
non soffrono di veri disturbi psichici, o malattie mentali, ma si servono della
psicoterapia analitica come di un mezzo di ulteriore crescita personale.
Generalmente le persone accedono allo studio di psicoterapia per
mezzo di segnalazioni o indicazioni ricevute da altri pazienti trattati nello stesso
studio, o per mezzo di indicazioni e avviamenti attuati da altri specialisti che hanno in
cura la stessa persona, o per mezzo di conoscenze sugli specialisti dello studio ottenute
tramite pubblicazioni degli articoli scritti, o anche per mezzo di vie casuali come la
lettura di spazi informativi sugli elenchi telefonici, riviste specializzate, internet,
ecc. Questi ultimi mezzi casuali, sono usati abbastanza frequentemente, anche perchè spesso le
persone sentono la necessità, all'inizio, di accedere allo psicoterapeuta in modo molto
riservato e anonimo. Per cui, spesso, preferiscono non parlarne con nessuno e scelgono lo
psicoterapeuta casualmente, affidandosi ad una scelta individuale fondata sul
proprio intuito. Questo avviene anche per enormi pregiudizi e vergogne che
continuano a sussistere in molte persone, circa il disturbo psichico e circa la
cura psicoterapeutica. Nel meridione d'Italia, inoltre, è molto meno frequente
che altrove in Europa, che persone, anche se erudite ed informate, si servano
della psicoterapia analitica come strumento di crescita e perfezionamento
personale. Ciò dipende anche da una base culturale arcaica nel Sud, che impone
all'individuo la convinzione dell'autosufficienza e del "non aver mai
bisogno di nessun estraneo alla famiglia", pena l'essere etichettato un
debole, tarato, o traditore. Anche questa obsoleta contaminazione tradizionale
contribuisce, nel Sud, al fatto che giungono spesso in terapia persone, solo
quando sono ormai ad un punto estremo della loro condizione, anzichè andare in
terapia in tempo utile. In altri documenti sarà trattato estesamente l'argomento dei pregiudizi
sulla psicoterapia.
Una volta deciso,
infine, la persona di solito telefona per chiedere un
primo appuntamento, che otterrà al più presto concordandolo con la segreteria dello
studio.
(vedi
La psicoterapia:
definizione di psicoterapia)

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Il primo appuntamento
ovviamente ha lo scopo di dare
all'utente la possibilità di conoscere personalmente lo psicoterapeuta e di esporgli le
sue
- motivazioni
- disturbi
- aspettative
, circa la cura.
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Lo
psicoterapeuta a sua volta potrà ascoltare e osservare, in modo da poter iniziare a farsi
una prima idea diagnostica e potrà esporre all'utente le informazioni e
chiarificazioni preliminari circa la cura. Ci sono delle volte in cui l'utente telefona
per chiedere intenzionalmente il primo appuntamento con un altro degli specialisti dello
studio, come ad esempio il neurologo, o altri.
Se, come la maggior parte delle volte accade, il primo
appuntamento si richiede e si ottiene con lo psicoterapeuta, esso dunque consiste in un vero e proprio
colloquio, che si svolge nella studio personale dello psicoterapeuta, seduti
talvolta ai lati opposti di una
scrivania, o più frequentemente l'uno di fronte all'altro sui divani dello
studio, spesso in modo del tutto informale e invece molto paritetico e
confidenziale. Normalmente si tratta di un colloquio calmo e rassicurante, oltre che chiarificatore.
Spesso l'utente, già oberato dal suo disagio, prova anche una certa ansia per il fatto
che è ignaro di "come si svolge il colloquio e la psicoterapia".
Spesso è fuorviato e confuso da precedenti errate informazioni e pregiudizi sullo psicoterapeuta e la
psicoterapia, così come spesso la persona arriva al primo colloquio con una
gran confusione circa le figure professionali che lo possono aiutare (
psicologo? psichiatra? neurologo? altro medico? sacerdote? mago? ). Spesso è
anche confuso circa i metodi della cura ( psicoterapia o psicofarmaci? cure
private o ricovero ospedaliero? ). Altre volte pensa di poter risolvere tutto
con un viaggio, una vacanza, un incontro amoroso, una vincita di denaro, se non
addirittura la droga, la baldoria, la vita notturna, in un agitato e confuso
tentativo di farcela da solo, senza bisogno di cure: eppure, nel frattempo è
venuto a chiedere la prima visita.
Molte volte la responsabilità di questa
dilagante confusione nelle persone circa la psicoterapia, ma più in generale la
psicologia e la psichiatria, confuse con la neurologia, è causata dall' inflazione aumentata in questi ultimi
anni, di pubblicazioni di ogni sorta, sul cervello e la psiche e di apparizioni
continue sugli schermi televisivi, di personaggi, a volte anche professionisti accreditati in campo
accademico, che non sempre divulgano notizie scientificamente serie, sobrie e
contenute, contribuendo a fomentare illusioni sulla natura di ansia e
depressione e la loro cura, illudendo circa il miraggio che ansia e depressioni
siano equiparabili a normali malattie organiche e come tali curabili con
semplici somministrazioni farmacologiche. A questo proposito vedi quanto esposto
in:
Le cause
Di solito, i primi minuti del colloquio servono a far ambientare
l'utente, consentendogli di realizzare che " è tutto normale". L'utente
esporrà ciò che vuole liberamente e lo psicoterapeuta farà delle domande discrete, ma
tecnicamente specifiche, cioè finalizzate ad aiutare la persona ad organizzare e
completare ciò che vuole dire. Se l'utente vuole che lo psicoterapeuta si faccia anche
un'idea della sua storia clinica pregressa, di solito ha già portato con sè anche gli esiti di
analisi cliniche e tests fatti precedentemente.

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Conclusione
del primo colloquio |
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Alla conclusione di questo primo colloquio preliminare, di solito
l'utente "sente" già se vuole continuare con quello psicoterapeuta e iniziare così la
sua terapia. A sua volta lo psicoterapeuta può essere in grado di avere una valida
ipotesi diagnostica di quella persona, già durante quel primo colloquio e può fornire le prime indicazioni sulla terapia
proposta. A volte egli può anche convincersi che non è indicato, per quella persona e in
quel caso, un trattamento psicoterapeutico e, in questo caso, lo comunicherà
all'utente, consigliandogli vie alternative.
Nei casi in cui la persona era già venuta intenzionalmente a
chiedere soltanto un incontro di consulenza, ovviamente non si concluderà il colloquio
con un'ipotesi di progetto terapeutico e non vi sarà un seguito. Tuttavia, a volte, la persona viene al colloquio
convinta di necessitare esclusivamente di consigli, ma in realtà scopre e
capisce che vi è necessità di
cura. In questi casi è compito dello psicoterapeuta esprimere e spiegare il proprio
parere.
Nei casi in cui sia l'utente che lo psicoterapeuta concordano per
l'inizio della psicoterapia, l'utente, al termine del primo colloquio, andrà a concordare
e fissare i prossimi appuntamenti.
L'utente viene
informato che normalmente i
prossimi tre appuntamenti saranno destinati all'indagine più approfondita di tutto ciò
che lo riguarda e che durante il tempo dei prossimi tre appuntamenti probabilmente gli
verranno proposti uno o più tests psicologici, così come a volte può essere necessario
un controllo medico e, a secondo i casi, delle analisi cliniche. In pratica, il tempo
seguente il primo colloquio e in media corrispondente a tre sedute ( così si chiamano gli
incontri di psicoterapia ), è destinato all'indagine approfondita, agli accertamenti
clinici e dunque al perfezionamento della diagnosi.

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Di solito
Organizzazione
dopo il primo colloquio
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Le sedute,
nella maggior parte dei casi, hanno la cadenza di una volta alla
settimana.
Esse si programmano in anticipo e si pianificano esattamente nei giorni e negli orari.
Nella maggior parte dei casi non sarà poi facile cambiare e modificare giorni e
orari delle sedute prefissate: questa procedura contribuisce a stabilizzare il rapporto
formale con lo
psicoterapeuta. La stabilità del rapporto formale, che avviene anche con la
pianificazione anticipata delle sedute, fornisce un contenitore rassicurante e protettivo al
paziente ed è anche molto utile per l'organizzazione clinica dello
psicoterapeuta, a tutto vantaggio dei pazienti in trattamento, poichè
ovviamente il terapeuta dedica un numero di ore definito all'attività di
ricevimento dei pazienti in psicoterapia presso lo studio privato e
facilmente può accadere che a volte richieste urgenti non trovino spazi
per un consulto immediato.
Al termine delle
prime tre sedute diagnostiche che seguono il primo colloquio, sia l'utente che lo
psicoterapeuta sapranno, ovviamente, molto di più e a quel punto sarà molto più chiaro
il percorso da seguire. Vi sono dei casi che possono esitare in un risultato soddisfacente
in modo molto rapido e breve, anche, eccezionalmente, soltanto dopo queste prime sedute. In questo caso il
trattamento è concluso. Ma questi sono casi molto rari. La maggior parte delle volte
occorre proseguire. In questi casi il terapeuta dirà chiaramente, data la diagnosi
definita, quale tipologia di trattamento è indicata. Infatti le tecniche e i
metodi terapeutici sono diversi e si possono stabilire solo dopo che la diagnosi
iniziale è stata completata.
Statisticamente la maggior parte delle persone necessitano di essere trattate in
sedute di psicoterapia analitica e/o cognitiva, poichè questo rappresenta il mezzo più utile ed
efficace nella maggior parte delle condizioni di disturbi psicologici ansiosi e
ansioso-depressivi, disturbi di personalità, del comportamento alimentare e
disfunzioni sessuali psicogene.
In altri casi può essere indicato,
isolatamente o abbinati alla psicoterapia di base, un trattamento
ipnotico,
oppure psicosomatico ( training di rilassamento, biofeedback, ecc ), oppure
comportamentale come il decondizionamento. In altri casi è sufficiente soltanto il
trattamento psicofarmacologico. Tuttavia
a prescindere dal metodo psicoterapeutico necessario per la data persona, gli
psicofarmaci molto spesso devono essere somministrati in abbinamento alla
psicoterapia, poichè essi hanno lo specifico scopo di contenere e
controllare i sintomi, mentre con la psicoterapia si procede per il
miglioramento della funzione psicologica cognitiva, emotiva e
comportamentale.
vedi:
Psicoterapia e farmaci
E' necessario avere chiarezza circa il fatto che la maggior
parte delle volte le persone affette dai più comuni disturbi psicologici, quali
disturbi
d'ansia, depressione, fobie, ossessioni e compulsioni, disturbi psicosessuali, disturbi
della personalità, disturbi dell'alimentazione come anoressia e bulimia,
disturbi psicosomatici, disturbi sessuali psicogeni come
insufficienza erettiva, eiaculazione precoce, disturbi dell'orgasmo nella donna,
necessitano inderogabilmente della psicoterapia. In questi casi
occorre proseguire con sedute settimanali, dopo le prime tre di cui sopra. Ciò non
implica che coloro i quali necessitano di psicoterapia, non necessitino anche di altri
mezzi collaterali, come gli psicofarmaci, o tecniche di rilassamento,
o altro, ma la psicoterapia
rappresenta il corpo centrale e fondamentale della cura.
Per
continuare in psicoterapia, la persona seguirà la seguente prassi:
-
ascolterà
le informazioni e delucidazioni che il terapeuta gli fornirà al termine delle prime tre
sedute, che includeranno una previsione approssimativa sul trattamento futuro
-
chiederà
chiarimenti per derimere i suoi dubbi o incertezze
-
prenderà
atto delle informazioni sulle norme di rapporto, perchè dovrà chiaramente sapere come si
articolerà il rapporto terapeutico.
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1- si deve fare,
almeno, una seduta alla settimana ( quasi sempre va bene
così )
2- le sedute si devono
sempre pianificare
anticipatamente, ed è
consigliabile pianificarne più di una per volta
3- occorre rispettare esattamente gli orari prefissati di seduta
e qualora eccezionalmente si fosse impossibilitati a venire, occorre
avvisare, quando è possibile, entro il giorno precedente, in modo da tentare di recuperare quella seduta nella stessa
settimana
4- l'utente deve
accettare che in psicoterapia si assume la
responsabilità della gestione del rapporto, per quanto gli concerne e che ciò
serve a rendere impegnativa la relazione terapeutica: essere, anche praticamente,
responsabilizzati ed impegnati nel rapporto di psicoterapia, contribuisce a contrastare le
future ed inevitabili involontarie resistenze a perseverare nella terapia fino alla
conclusione
5- la seduta impegna l'utente per 60 minuti, dei quali i primi
dieci saranno trascorsi da solo per prepararsi all'incontro con il terapeuta,
ordinando le idee; altri quarantacinque saranno trascorsi in seduta congiunta con il terapeuta
e gli ultimi cinque da solo per fissare i contenuti di seduta
|
Vedi anche i seguenti
riferimenti:

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| La seduta
L'ambiente
della seduta di psicoterapia |
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La seduta di psicoterapia individuale si svolge in una sala
arredata con tendaggi, tappeti, divani e poltrone, confortevole e molto riservata ed ovattata. Il
paziente può sedersi dove vuole e può muoversi come vuole, anche se è consigliabile
rimanere seduto in una poltrona specifica che, essendo reclinabile, serve per
effettuare il rilassamento. Il terapeuta siede, di solito, di fronte, o lateralmente,
rispetto al paziente. Più spesso può posizionarsi anche fuori vista, cioè dietro il
paziente. Ciò dipende dalla fase della psicoterapia e da ciò che è necessario fare in
quella data seduta. Dipende anche dalla necessità di fornire al paziente
talvolta più
confrontazione colloquiale, oppure opportunità di concentrazione introspettiva. ( Per
sapere di più circa i procedimenti psicoterapici, vedi gli altri documenti di questo sito
su Psicoterapeuta, La psicoterapia,
La terapia).
Il paziente,
in studio, non incontrerà mai altre persone, oltre il terapeuta, gli altri
specialisti, (Psicologia medica) se necessario, e la segretaria, durante tutto il rapporto di psicoterapia.
La
seduta di psicoterapia si svolge in un salone arredato con tappeti, molti
cuscini, tendaggi e divani. L'utente può posizionarsi comodamente e
liberamente, affinchè per tutta la durata dell'incontro possa sentirsi
libero nell'espressione e nell'analisi che dovrà fare
con l'analista.

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| Alcune
volte Psicofarmaci
in psicoterapia |
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Alcune
volte, come già detto, può essere necessario il supporto
degli psicofarmaci, durante la terapia.
In questi casi il paziente è visitato da uno dei
medici dello staff, il neurologo o l'internista, prima di iniziare la copertura
farmacologica.
In tutti i casi, comunque, questa sarà preventivamente concordata e stabilita nelle
sedute di psicoterapia e molte volte sarà subordinata al consenso del paziente.
Per
approfondire questo fondamentale argomento, si consiglia di accedere ai
diversi articoli pubblicati in questo sito:

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| Molte volte
Dalla
seduta individuale al gruppo |
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Molte volte il decorso psicoterapeutico si evolve con il
cambiamento di assetto di seduta: dalla seduta
individuale, alla seduta di
gruppo. Ciò
avviene, quando indicato, in una fase avanzata della terapia, dopo avere analizzato il suo
significato nelle sedute individuali e sempre subordinatamente all'accettazione del
paziente.
Il
passaggio dalla psicoterapia in seduta individuale alla psicoterapia in
seduta di gruppo, rappresenta una evoluzione migliorativa. Infatti
raramente una persona può entrare in un gruppo già all'inizio del
trattamento, anzi, questo è spesso controindicato. Quando invece il
paziente ha conseguito nella terapia individuale un sufficiente controllo
cognitivo dei suoi processi mentali, di solito è pronto ad accedere alla
fase superiore della psicoterapia, effettuata in un gruppo. Nella
psicoterapia in gruppo, infatti, sarà molto di più, possibile trattare dal
vivo le difficoltà della persona, così come si esprimono nelle relazioni
sociali. Inoltre egli potrà condividere con altri pazienti in analisi, non tanto situazioni
simili, poichè ogni persona ha ovviamente una condizione situazionale
diversa dall'altra, ma i processi mentali che conducono alla
sintomatologia, che invece sono comuni e molto simili, in quasi tutte le
persone che soffrono di disturbi psichici. Il passaggio in gruppo dunque
incrementa la forza e l'efficacia della terapia. Inoltre è anche
vantaggiosa sul piano quantitativo, poichè un incontro di gruppo ha una
durata molto più elevata di una seduta individuale e nonostante ciò, la
parcella è più bassa, consentendo anche un risparmio economico.
La
psicoterapia in gruppo si svolge in un salone arredato con tappeti, molti
cuscini, tendaggi e divani. Le persone, incluso il terapeuta staranno
scalzi e potranno posizionarsi comodamente e
liberamente, affinchè per tutta la durata dell'incontro di gruppo,
possano sentirsi liberi nell'espressione e nell'analisi che dovranno fare
con l'analista e i compagni di gruppo.

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| La durata
Tempi medi di
durata della psicoterapia |
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La durata media di un buon trattamento psicoterapico, nelle
condizioni più diffuse di psicopatologia nevrotica, è di 20-30 sedute individuali, più
30-35 di gruppo.
Tuttavia
questa non è altro che una generica indicazione medio-statistica. Nella
pratica il decorso e la durata di un completo trattamento psicoterapeutico
dipende da una moltitudine di fattori, alcuni dei quali del tutto
imprevedibili all'inizio. Il che vuol dire che si vanno manifestando e
scoprendo durante il trattamento stesso. Alcuni di questi fattori sono
propri della patologia e possono presentarsi anche molto resistenti al
trattamento.
Tuttavia
nessuno che voglia seriamente usufruire del trattamento psicoterapeutico,
dovrebbe illudersi di potere ottenere uno stabile vantaggio definitivo,
prima di 50-70 sedute, le quali devono svolgersi il più possibile
regolarmente, cadenzate, di solito, una volta ogni settimana. Così come
nessuno dovrebbe illudersi di potere vedere ben presto dei veri vantaggi
di "guarigione", pur essendo vero che già sin dalle primissime
sedute, molti si sentono già meglio. Però è altrettanto vero che molti
devono aspettare ben oltre le prime dieci/quindici sedute, prima di
cominciare a sentire dei reali miglioramenti.
A
quanto sopra detto, tuttavia, corrispondono non poche eccezioni: persone
che possono concludere molto bene anche prima della durata media e altre
persone che per concludere bene, devono andare oltre la durata media.
In
tutti i casi la conclusione della psicoterapia, deve avvenire nel seguente
modo:
--
il paziente ad un certo punto del trattamento comincia a rendersi conto di
sentirsi nettamente meglio rispetto a prima e che questo miglioramento si
presenta stabile: lo dovrà comunicare al terapeuta, insieme alla sua
eventuale intenzione di prepararsi alla conclusione del trattamento.
--
il terapeuta, da parte sua, sarà già consapevole di diversi dati
osservati nel paziente, che gli daranno modo di giungere ad una sua
valutazione, indipendentemente da quanto gli comunica il paziente:
tuttavia è da tenere ben chiaro in mente, che molto difficilmente sarà
il terapeuta a comunicare al paziente che è giunto il momento di
concludere. Questo accade perchè il terapeuta non può stabilire in
proprio i tempi necessari al paziente, nè può decidere nulla sulla
volontà, il bisogno o il desiderio del paziente di usufruire della
psicoterapia.
--per
cui la fase conclusiva, che richiede un processo di graduale rallentamento
e cessazione, inizierà dopo che il paziente avrà comunicato la sua
volontà, sempre che anche lo psicoterapeuta sarà concorde
sull'opportunità della conclusione: il terapeuta comunicherà, se
richiesto, il suo parere sulla volontà di conclusione espressa dal
paziente.
E'
molto deleterio non concludere secondo i passaggi appena descritti. Quando
il paziente dovesse interrompere bruscamente il trattamento, senza
coordinarsi con il parere del terapeuta, o peggio senza tenerne conto, o
ancora molto peggio interrompendo bruscamente senza preavviso, egli
perderebbe la possibilità della cessazione gestita secondo le procedure
cliniche previste per la conclusione e in molti casi il paziente può
andare incontro a peggioramenti, o a perdite significative di quanto fino
a quel momento conseguito.

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