Psicoterapia: ambiente e procedure


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Prassi e procedimenti della cura psicoterapeutica

Sommario della pagina

Descrizione generale: consulenza psicologica e psicoterapia

Cosa è la psicoterapia. Scelta dello psicoterapia e dello psicoterapeuta

Il primo colloquio con lo psicoterapeuta

Conclusione del primo colloquio: che si fa?

Organizzazione del proseguimento nella relazione psicoterapeutica

Lo studio, l'ambiente, la stanza di analisi e terapia

Psicofarmaci durante la psicoterapia

Dalla psicoterapia individuale alla psicoterapia in gruppo

Durata complessiva della cura psicoterapeutica e sua conclusione

In questa pagina sono descritte la prassi e i procedimenti usualmente e genericamente applicate nella nostra attività clinica.

Descrizione generale

 

Generalmente l'utente che si rivolge ad uno studio privato di psicoterapia, o ad un servizio pubblico di psicologia clinica, è una persona che versa in una delle seguenti condizioni:

 

una condizione acuta sintomatologica

sono tutti i casi in cui la persona soffre acutamente dei sintomi che sorgono dalla sua pregressa condizione di disturbo psicologico

disagio psicologico e/o situazionale

sono tutti i casi in cui la persona, spesso pur disturbata psicologicamente, non accusa sintomi acuti, ma lievi o non stabilizzati e attribuisce il proprio disagio a qualche situazione esterna a sè

necessita di consigli, pareri e indicazioni

sono tutti i casi in cui la persona, se disturbata, nega il disturbo e trasforma la richiesta di aiuto sotto forma di consiglio, oppure effettivamente non disturbata, necessita di semplice consulenza

Conviene dunque distinguere fra psicoterapia e consulenza psicologica. Ecco alcuni chiarimenti preliminari sulle figure sanitarie adibite a psicoterapia e consulenza psicologica:

La psicoterapia può e deve essere esercitata soltanto da laureati in psicologia e/o medicina, qualificati o specializzati in psicoterapia, di solito secondo un percorso che, dopo la laurea, è costituito dalla specializzazione in psicologia clinica e/o psichiatria e quindi anche in psicoterapia. 

Chi non possiede la laurea in psicologia o medicina e inoltre le suddette specializzazioni o qualificazioni, non è autorizzato a prendere in cura nessuno, praticando la psicoterapia ( fanno ancora tuttora eccezione alcuni psicoterapeuti professionalmente anziani, che iniziarono quando le attuali norme non erano in vigore e sono stati autorizzati a continuare ad esercitare, anche se non in possesso dei requisiti adesso obbligatori ).

Attualmente invece, un laureato in psicologia non specializzato, o un laureato in medicina non specializzato, oppure se specializzati in altro, ma non in psicoterapia, non sono psicoterapeuti e non devono curare con la psicoterapia. A questo proposito un equivoco frequente è dato, ad esempio, per gli psichiatri e i neurologi, che pur essendo gli specialisti più contigui allo psicoterapeuta, se non sono qualificati in psicoterapia, non sono psicoterapeuti.

Un utente informato, ha il diritto di accertarsi delle specializzazioni e delle qualificazioni dello psicologo e del medico, prima di affidarsi alle sue cure, assolutamente diffidando di qualunque altra figura che non corrisponda alla descrizione suddetta.

 

La consulenza psicologica può e deve essere esercitata soltanto dai laureati in psicologia, abilitati all'esercizio della professione, a differenza della psicoterapia che può essere praticata anche dai medici specializzati. Nessun' altra figura può sostituirsi allo psicologo per le consulenze e i pareri psicologici, per le psicodiagnosi, le valutazioni attitudinali, gli orientamenti e quanto altro previsto dalle apposite leggi. Le figure contigue allo psicologo, come il medico, lo psichiatra, il sociologo, l'assistente sociale, il filosofo, il giornalista, il sacerdote e così via, non possono fornire consulenze, psicodiagnosi, orientamenti e pareri psicologici.  Anche se, ovviamente, ciascuno è libero di fornire la propria opinione

L'opinione personale, tuttavia, anche se colta e derivante dall'esperienza, non va confusa con il professionale parere psicologico, nè con la vera e propria consulenza psicologica.

La maggior parte delle persone che accedono allo specialista psicoterapeuta, sono persone che necessitano di cure e terapia e solo alcune volte di consulenza.

 

  La psicoterapia è una cura specialistica per i disturbi psichici e le malattie mentali, spesso somministrata in combinazione con psicofarmaci adeguati

 

La maggior parte degli utenti dello psicoterapeuta sono persone che soffrono di disagio psichico, o di vere e proprie malattie mentali, primari e a volte anche secondari a vere malattie neurologiche. Altri utenti, invece, non soffrono di veri disturbi psichici, o malattie mentali, ma si servono della psicoterapia analitica come di un mezzo di ulteriore crescita personale.

Generalmente le persone accedono allo studio di psicoterapia per mezzo di segnalazioni o indicazioni ricevute da altri pazienti trattati nello stesso studio, o per mezzo di indicazioni e avviamenti attuati da altri specialisti che hanno in cura la stessa persona, o per mezzo di conoscenze sugli specialisti dello studio ottenute tramite pubblicazioni degli articoli scritti, o anche per mezzo di vie casuali come la lettura di spazi informativi sugli elenchi telefonici, riviste specializzate, internet, ecc. Questi ultimi mezzi casuali, sono usati abbastanza frequentemente, anche perchè spesso le persone sentono la necessità, all'inizio, di accedere allo psicoterapeuta in modo molto riservato e anonimo. Per cui, spesso, preferiscono non parlarne con nessuno e scelgono lo psicoterapeuta casualmente, affidandosi ad una scelta individuale fondata sul proprio intuito. Questo avviene anche per enormi pregiudizi e vergogne che continuano a sussistere in molte persone, circa il disturbo psichico e circa la cura psicoterapeutica. Nel meridione d'Italia, inoltre, è molto meno frequente che altrove in Europa, che persone, anche se erudite ed informate, si servano della psicoterapia analitica come strumento di crescita e perfezionamento personale. Ciò dipende anche da una base culturale arcaica nel Sud, che impone all'individuo la convinzione dell'autosufficienza e del "non aver mai bisogno di nessun estraneo alla famiglia", pena l'essere etichettato un debole, tarato, o traditore. Anche questa obsoleta contaminazione tradizionale contribuisce, nel Sud, al fatto che giungono spesso in terapia persone, solo quando sono ormai ad un punto estremo della loro condizione, anzichè andare in terapia in tempo utile. In altri documenti sarà trattato estesamente l'argomento dei pregiudizi sulla psicoterapia.

Una volta deciso, infine, la persona di solito telefona per chiedere un primo appuntamento, che otterrà al più presto concordandolo con la segreteria dello studio.

(vedi    La psicoterapia:   definizione di psicoterapia)

 

Il primo appuntamento

Il primo appuntamento ovviamente ha lo scopo di dare all'utente la possibilità di conoscere personalmente lo psicoterapeuta e di esporgli le sue 
  • motivazioni
  • disturbi
  • aspettative , circa la cura. 

Lo psicoterapeuta a sua volta potrà ascoltare e osservare, in modo da poter iniziare a farsi una prima idea diagnostica e potrà esporre all'utente le informazioni e chiarificazioni preliminari circa la cura. Ci sono delle volte in cui l'utente telefona per chiedere intenzionalmente il primo appuntamento con un altro degli specialisti dello studio, come ad esempio il neurologo, o altri.

Se, come la maggior parte delle volte accade, il primo appuntamento si richiede e si ottiene con lo psicoterapeuta, esso dunque consiste in un vero e proprio colloquio, che si svolge nella studio personale dello psicoterapeuta, seduti talvolta ai lati opposti di una scrivania, o più frequentemente l'uno di fronte all'altro sui divani dello studio, spesso in modo del tutto informale e invece molto paritetico e confidenziale. Normalmente si tratta di un colloquio calmo e rassicurante, oltre che chiarificatore. Spesso l'utente, già oberato dal suo disagio, prova anche una certa ansia per il fatto che è ignaro di "come si svolge il colloquio e la psicoterapia". Spesso è fuorviato e confuso da precedenti errate informazioni e pregiudizi sullo psicoterapeuta e la psicoterapia, così come spesso la persona arriva al primo colloquio con una gran confusione circa le figure professionali che lo possono aiutare ( psicologo? psichiatra? neurologo? altro medico? sacerdote? mago? ). Spesso è anche confuso circa i metodi della cura ( psicoterapia o psicofarmaci? cure private o ricovero ospedaliero? ). Altre volte pensa di poter risolvere tutto con un viaggio, una vacanza, un incontro amoroso, una vincita di denaro, se non addirittura la droga, la baldoria, la vita notturna, in un agitato e confuso tentativo di farcela da solo, senza bisogno di cure: eppure, nel frattempo è venuto a chiedere la prima visita. 

Molte volte la responsabilità di questa dilagante confusione nelle persone circa la psicoterapia, ma più in generale la psicologia e la psichiatria, confuse con la neurologia, è causata dall' inflazione aumentata in questi ultimi anni, di pubblicazioni di ogni sorta, sul cervello e la psiche e di apparizioni continue sugli schermi televisivi, di personaggi, a volte anche professionisti accreditati in campo accademico, che non sempre divulgano notizie scientificamente serie, sobrie e contenute, contribuendo a fomentare illusioni sulla natura di ansia e depressione e la loro cura, illudendo circa il miraggio che ansia e depressioni siano equiparabili a normali malattie organiche e come tali curabili con semplici somministrazioni farmacologiche. A questo proposito vedi quanto esposto in: 

Le cause 

Di solito, i primi minuti del colloquio servono a far ambientare l'utente, consentendogli di realizzare che " è tutto normale". L'utente esporrà ciò che vuole liberamente e lo psicoterapeuta farà delle domande discrete, ma tecnicamente specifiche, cioè finalizzate ad aiutare la persona ad organizzare e completare ciò che vuole dire. Se l'utente vuole che lo psicoterapeuta si faccia anche un'idea della sua storia clinica pregressa, di solito ha già portato con sè anche gli esiti di analisi cliniche e tests fatti precedentemente.

 

Conclusione del primo colloquio

Alla conclusione di questo primo colloquio preliminare, di solito l'utente "sente" già se vuole continuare con quello psicoterapeuta e iniziare così la sua terapia. A sua volta lo psicoterapeuta può essere in grado di avere una valida ipotesi diagnostica di quella persona, già durante quel primo colloquio e può fornire le prime indicazioni sulla terapia proposta. A volte egli può anche convincersi che non è indicato, per quella persona e in quel caso, un trattamento psicoterapeutico e, in questo caso, lo comunicherà all'utente, consigliandogli vie alternative.

Nei casi in cui la persona era già venuta intenzionalmente a chiedere soltanto un incontro di consulenza, ovviamente non si concluderà il colloquio con un'ipotesi di progetto terapeutico e non vi sarà un seguito. Tuttavia, a volte, la persona viene al colloquio convinta di necessitare esclusivamente di consigli, ma in realtà scopre e capisce che vi è necessità di cura. In questi casi è compito dello psicoterapeuta esprimere e spiegare il proprio parere.

Nei casi in cui sia l'utente che lo psicoterapeuta concordano per l'inizio della psicoterapia, l'utente, al termine del primo colloquio, andrà a concordare e fissare i prossimi appuntamenti. 

L'utente viene informato che normalmente i prossimi tre appuntamenti saranno destinati all'indagine più approfondita di tutto ciò che lo riguarda e che durante il tempo dei prossimi tre appuntamenti probabilmente gli verranno proposti uno o più tests psicologici, così come a volte può essere necessario un controllo medico e, a secondo i casi, delle analisi cliniche. In pratica, il tempo seguente il primo colloquio e in media corrispondente a tre sedute ( così si chiamano gli incontri di psicoterapia ), è destinato all'indagine approfondita, agli accertamenti clinici e dunque al perfezionamento della diagnosi.

 

Di solito Organizzazione dopo il primo colloquio

 

Le sedute, nella maggior parte dei casi,  hanno la cadenza di una volta alla settimana.

 Esse si programmano in anticipo e si pianificano esattamente nei giorni e negli orari. Nella maggior parte dei casi non sarà poi facile cambiare e modificare giorni e orari delle sedute prefissate: questa procedura contribuisce a stabilizzare il rapporto formale con lo psicoterapeuta. La stabilità del rapporto formale, che avviene anche con la pianificazione anticipata delle sedute, fornisce un contenitore rassicurante e protettivo al paziente ed è anche molto utile per l'organizzazione clinica dello psicoterapeuta, a tutto vantaggio dei pazienti in trattamento, poichè ovviamente il terapeuta dedica un numero di ore definito all'attività di ricevimento dei pazienti in psicoterapia presso lo studio privato e facilmente può accadere che a volte richieste urgenti non trovino spazi per un consulto immediato.

Al termine delle prime tre sedute diagnostiche che seguono il primo colloquio, sia l'utente che lo psicoterapeuta sapranno, ovviamente, molto di più e a quel punto sarà molto più chiaro il percorso da seguire. Vi sono dei casi che possono esitare in un risultato soddisfacente in modo molto rapido e breve, anche, eccezionalmente, soltanto dopo queste prime sedute. In questo caso il trattamento è concluso. Ma questi sono casi molto rari. La maggior parte delle volte occorre proseguire. In questi casi il terapeuta dirà chiaramente, data la diagnosi definita, quale tipologia di trattamento è indicata. Infatti le tecniche e i metodi terapeutici sono diversi e si possono stabilire solo dopo che la diagnosi iniziale è stata completata.

Statisticamente la maggior parte delle persone necessitano di essere trattate in sedute di psicoterapia analitica e/o cognitiva, poichè questo rappresenta il mezzo più utile ed efficace nella maggior parte delle condizioni di disturbi psicologici ansiosi e ansioso-depressivi, disturbi di personalità, del comportamento alimentare e disfunzioni sessuali psicogene.

In altri casi può essere indicato, isolatamente o abbinati alla psicoterapia di base, un trattamento ipnotico, oppure psicosomatico ( training di rilassamento, biofeedback, ecc ), oppure comportamentale come il decondizionamento. In altri casi è sufficiente soltanto il trattamento psicofarmacologico. Tuttavia a prescindere dal metodo psicoterapeutico necessario per la data persona, gli psicofarmaci molto spesso devono essere somministrati in abbinamento alla psicoterapia, poichè essi hanno lo specifico scopo di contenere e controllare i sintomi, mentre con la psicoterapia si procede per il miglioramento della funzione psicologica cognitiva, emotiva e comportamentale.

vedi: Psicoterapia e farmaci

E' necessario avere chiarezza circa il fatto che la maggior parte delle volte le persone affette dai più comuni disturbi psicologici, quali disturbi d'ansia, depressione, fobie, ossessioni e compulsioni, disturbi psicosessuali, disturbi della personalità, disturbi dell'alimentazione come anoressia e bulimia, disturbi psicosomatici, disturbi sessuali psicogeni come insufficienza erettiva, eiaculazione precoce, disturbi dell'orgasmo nella donna, necessitano inderogabilmente della psicoterapia. In questi casi occorre proseguire con sedute settimanali, dopo le prime tre di cui sopra. Ciò non implica che coloro i quali necessitano di psicoterapia, non necessitino anche di altri mezzi collaterali, come gli psicofarmaci, o tecniche di rilassamento, o altro, ma la psicoterapia rappresenta il corpo centrale e fondamentale della cura.

Per continuare in psicoterapia, la persona seguirà la seguente prassi:

  • ascolterà le informazioni e delucidazioni che il terapeuta gli fornirà al termine delle prime tre sedute, che includeranno una previsione approssimativa sul trattamento futuro

  • chiederà chiarimenti per derimere i suoi dubbi o incertezze

  • prenderà atto delle informazioni sulle norme di rapporto, perchè dovrà chiaramente sapere come si articolerà il rapporto terapeutico. 

 

  • Le norme formali, nel rapporto psicoterapeutico, sono:

1- si deve fare, almeno, una seduta alla settimana ( quasi sempre va bene così )

2- le sedute si devono sempre pianificare anticipatamente, ed è consigliabile pianificarne più di una per volta

3- occorre rispettare esattamente gli orari prefissati di seduta e qualora eccezionalmente si fosse impossibilitati a venire, occorre avvisare, quando è possibile, entro il giorno precedente, in modo da tentare di recuperare quella seduta nella stessa settimana

4- l'utente deve accettare che in psicoterapia si assume la responsabilità della gestione del rapporto, per quanto gli concerne e che ciò serve a rendere impegnativa la relazione terapeutica: essere, anche praticamente, responsabilizzati ed impegnati nel rapporto di psicoterapia, contribuisce a contrastare le future ed inevitabili involontarie resistenze a perseverare nella terapia fino alla conclusione

5- la seduta impegna l'utente per 60 minuti, dei quali i primi dieci saranno trascorsi da solo per prepararsi all'incontro con il terapeuta, ordinando le idee; altri quarantacinque saranno trascorsi in seduta congiunta con il terapeuta e gli ultimi cinque da solo per fissare i contenuti di seduta

 

Vedi anche i seguenti riferimenti:

 

La seduta  L'ambiente della seduta di psicoterapia

La seduta di psicoterapia individuale si svolge in una sala arredata con tendaggi, tappeti, divani e poltrone, confortevole e molto riservata ed ovattata. Il paziente può sedersi dove vuole e può muoversi come vuole, anche se è consigliabile rimanere seduto in una poltrona specifica che, essendo reclinabile, serve per effettuare il rilassamento. Il terapeuta siede, di solito, di fronte, o lateralmente, rispetto al paziente. Più spesso può posizionarsi anche fuori vista, cioè dietro il paziente. Ciò dipende dalla fase della psicoterapia e da ciò che è necessario fare in quella data seduta. Dipende anche dalla necessità di fornire al paziente talvolta più confrontazione colloquiale, oppure opportunità di concentrazione introspettiva. ( Per sapere di più circa i procedimenti psicoterapici, vedi gli altri documenti di questo sito su Psicoterapeuta, La psicoterapia, La terapia).

Il paziente, in studio, non incontrerà mai altre persone, oltre il terapeuta, gli altri specialisti, (Psicologia medica) se necessario, e la segretaria, durante tutto il rapporto di psicoterapia.

La seduta di psicoterapia si svolge in un salone arredato con tappeti, molti cuscini, tendaggi e divani. L'utente può posizionarsi comodamente e liberamente, affinchè per tutta la durata dell'incontro possa sentirsi libero nell'espressione e nell'analisi che dovrà fare con l'analista. 

 

Alcune volte  Psicofarmaci in psicoterapia

 Alcune volte, come già detto, può essere necessario il supporto degli psicofarmaci, durante la terapia.  

In questi casi il paziente è visitato da uno dei medici dello staff, il neurologo o l'internista, prima di iniziare la copertura farmacologica. In tutti i casi, comunque, questa sarà preventivamente concordata e stabilita nelle sedute di psicoterapia e molte volte sarà subordinata al consenso del paziente.

Per approfondire questo fondamentale argomento, si consiglia di accedere ai diversi articoli pubblicati in questo sito: 

 

Molte volte  Dalla seduta individuale al gruppo

Molte volte il decorso psicoterapeutico si evolve con il cambiamento di assetto di seduta: dalla seduta individuale, alla seduta di gruppo. Ciò avviene, quando indicato, in una fase avanzata della terapia, dopo avere analizzato il suo significato nelle sedute individuali e sempre subordinatamente all'accettazione del paziente.

Il passaggio dalla psicoterapia in seduta individuale alla psicoterapia in seduta di gruppo, rappresenta una evoluzione migliorativa. Infatti raramente una persona può entrare in un gruppo già all'inizio del trattamento, anzi, questo è spesso controindicato. Quando invece il paziente ha conseguito nella terapia individuale un sufficiente controllo cognitivo dei suoi processi mentali, di solito è pronto ad accedere alla fase superiore della psicoterapia, effettuata in un gruppo. Nella psicoterapia in gruppo, infatti, sarà molto di più, possibile trattare dal vivo le difficoltà della persona, così come si esprimono nelle relazioni sociali. Inoltre egli potrà condividere con altri pazienti in analisi, non tanto situazioni simili, poichè ogni persona ha ovviamente una condizione situazionale diversa dall'altra, ma i processi mentali che conducono alla sintomatologia, che invece sono comuni e molto simili, in quasi tutte le persone che soffrono di disturbi psichici. Il passaggio in gruppo dunque incrementa la forza e l'efficacia della terapia. Inoltre è anche vantaggiosa sul piano quantitativo, poichè un incontro di gruppo ha una durata molto più elevata di una seduta individuale e nonostante ciò, la parcella è più bassa, consentendo anche un risparmio economico.

La psicoterapia in gruppo si svolge in un salone arredato con tappeti, molti cuscini, tendaggi e divani. Le persone, incluso il terapeuta staranno scalzi e potranno posizionarsi comodamente e liberamente, affinchè per tutta la durata dell'incontro di gruppo, possano sentirsi liberi nell'espressione e nell'analisi che dovranno fare con l'analista e i compagni di gruppo. 

 

La durata  Tempi medi di durata della psicoterapia

La durata media di un buon trattamento psicoterapico, nelle condizioni più diffuse di psicopatologia nevrotica, è di 20-30 sedute individuali, più 30-35 di gruppo.

Tuttavia questa non è altro che una generica indicazione medio-statistica. Nella pratica il decorso e la durata di un completo trattamento psicoterapeutico dipende da una moltitudine di fattori, alcuni dei quali del tutto imprevedibili all'inizio. Il che vuol dire che si vanno manifestando e scoprendo durante il trattamento stesso. Alcuni di questi fattori sono propri della patologia e possono presentarsi anche molto resistenti al trattamento.

Tuttavia nessuno che voglia seriamente usufruire del trattamento psicoterapeutico, dovrebbe illudersi di potere ottenere uno stabile vantaggio definitivo, prima di 50-70 sedute, le quali devono svolgersi il più possibile regolarmente, cadenzate, di solito, una volta ogni settimana. Così come nessuno dovrebbe illudersi di potere vedere ben presto dei veri vantaggi di "guarigione", pur essendo vero che già sin dalle primissime sedute, molti si sentono già meglio. Però è altrettanto vero che molti devono aspettare ben oltre le prime dieci/quindici sedute, prima di cominciare a sentire dei reali miglioramenti.

A quanto sopra detto, tuttavia, corrispondono non poche eccezioni: persone che possono concludere molto bene anche prima della durata media e altre persone che per concludere bene, devono andare oltre la durata media.

In tutti i casi la conclusione della psicoterapia, deve avvenire nel seguente modo:

-- il paziente ad un certo punto del trattamento comincia a rendersi conto di sentirsi nettamente meglio rispetto a prima e che questo miglioramento si presenta stabile: lo dovrà comunicare al terapeuta, insieme alla sua eventuale intenzione di prepararsi alla conclusione del trattamento.

-- il terapeuta, da parte sua, sarà già consapevole di diversi dati osservati nel paziente, che gli daranno modo di giungere ad una sua valutazione, indipendentemente da quanto gli comunica il paziente: tuttavia è da tenere ben chiaro in mente, che molto difficilmente sarà il terapeuta a comunicare al paziente che è giunto il momento di concludere. Questo accade perchè il terapeuta non può stabilire in proprio i tempi necessari al paziente, nè può decidere nulla sulla volontà, il bisogno o il desiderio del paziente di usufruire della psicoterapia.

--per cui la fase conclusiva, che richiede un processo di graduale rallentamento e cessazione, inizierà dopo che il paziente avrà comunicato la sua volontà, sempre che anche lo psicoterapeuta sarà concorde sull'opportunità della conclusione: il terapeuta comunicherà, se richiesto, il suo parere sulla volontà di conclusione espressa dal paziente.

E' molto deleterio non concludere secondo i passaggi appena descritti. Quando il paziente dovesse interrompere bruscamente il trattamento, senza coordinarsi con il parere del terapeuta, o peggio senza tenerne conto, o ancora molto peggio interrompendo bruscamente senza preavviso, egli perderebbe la possibilità della cessazione gestita secondo le procedure cliniche previste per la conclusione e in molti casi il paziente può andare incontro a peggioramenti, o a perdite significative di quanto fino a quel momento conseguito.

 

 
 
 

-Dott. Sergio Angileri - aut. san. N.2573/95 , 7/8/95 - Ordine Psicologi Sicilia N°480-
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