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"Gli disse Tommaso: « Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo
conoscere la via? ».
Gli
disse Gesù: « Io sono la via, la verità e la vita.
Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me ».
Il
vangelo di Giovanni, che contiene questo detto, è un libro notevole, che
molti gnostici rivendicavano a sé e usavano come fonte principale del
loro insegnamento. Eppure la chiesa emergente, nonostante qualche
opposizione ortodossa, lo incluse nel Nuovo Testamento. Cosa tendeva
Giovanni accettabile, « ortodosso »? Perché la chiesa accettò Giovanni,
pur rifiutando testi quali il Vangelo di Tommaso
o il Dialogo
del Salvatore? (ndr: contemporanei a quello di Giovanni, che fu
accettato).
Viaggiando
per gli Stati Uniti ci s'imbatte spesso in affissi che proclamano proprio
quel detto di Giovanni - affissi firmati da questa o quella chiesa locale.
L'intenzione è chiara: nel dire che si trova Dio solo per mezzo di Gesù
è implicito, ai nostri tempi, che si trova Gesù solo per mezzo della
chiesa: analogamente, nei primi secoli della nostra era i cristiani
preoccupati di rafforzare la chiesa istituzionale potevano trovare
appoggio in Giovanni.
Le
fonti gnostiche presentano un diverso punto di vista religioso. Secondo il
Dialogo del Salvatore, ad esempio, quando i discepoli pongono a Gesù la stessa domanda (« Qual è il luogo
in cui andremo? »), lui risponde « nel luogo cui potete giungere,
restate! » Il Vangelo di
Tommaso racconta che quando i discepoli chiesero a Gesù dove dovevano
andare, egli si limitò a rispondere:
«
Se la luce esiste in un essere luminoso, allora esso illumina l'universo
intero; ma se esso non brilla, vi sono le tenebre ».
Lungi
dal legittimare una qualunque istituzione, entrambi i detti dirigono
l'uomo verso se stesso - verso la singola capacità interiore di trovare
la propria strada, verso la « luce » interiore.
Il
contrasto così abbozzato è, naturalmente,semplicistico. Gli stessi
seguaci di Valentino dimostrano - e in modo convincente - che anche molti
detti e racconti di Giovanni potevano portare alla stessa interpretazione.
Ma cristiani quali Ireneo decisero, sembra, che in definitiva il vangelo
di Giovanni (specie, forse, se collocato dopo Matteo, Marco e Luca) poteva
servire ai bisogni dell'istituzione emergente.
Nel
corso del suo processo di organizzazione politica, la chiesa poteva
tollerare un gran numero di idee e pratiche contraddittorie, nella misura
in cui i punti di competizione facevano da supporto alla sua struttura
istituzionale chiave. Nel III e IV secolo, ad esempio, centinaia di
cristiani cattolici adottarono forme ascetiche di autodisciplina, cercando
la penetrazione religiosa nella solitudine, nelle visione e
nell'esperienza estatica. (I termini « monaco » e « monastico »
vengono dal greco monachos, « solitario » o « singolo », usato
di frequente dal Vangelo di Tommaso per definire lo gnostico.)
Piuttosto
che espellere il movimento monastico, nel IV secolo la chiesa si adoperò
per allineare i monaci all'autorità episcopale.
Lo
studioso Frederik Wisse ha avanzato l'ipotesi che i testi di Nag Hammadi
facessero parte della biblioteca cultuale dei monaci che abitarono il
monastero di S. Pacomio, vicino alla roccia dove furono trovati. Nel 367,
quando Atanasio, il potente arcivescovo di Alessandria, trasmise l'ordine
di epurare tutti i « libri apocrifi » di tendenza « eretica », uno (o
più) monaci potrebbero aver nascosto i preziosi manoscritti nella giara
per poi sotterrarla sul Jabal al-Tárif, dove Muhammad 'Alí li trovò
1600 anni dopo.
Inoltre,
mentre la chiesa, diversificata com'era al suo interno, diveniva sempre più,
tra il 1 50 e il 400, un'unità politica, i suoi capi tendevano a trattare
i loro oppositori - una gamma ancora più varia di gruppi - come se
costituissero anch'essi un'unità politica opposta. Quando Ireneo
denunciava gli eretici come « gnostici », non si riferiva tanto a
qualche specifico punto dottrinale che potevano avere in comune (anzi,
rimproverava loro spesso la varietà dei credi), quanto al fatto che si
rifiutavano tutti di accettare l'autorità del clero, il credo e il canone
del Nuovo Testamento.
Che
cosa, ammesso che ci fosse qualcosa, avevano in comune i vari gruppi che
Ireneo chiamava « gnostici »? 0, ponendo la domanda in altri termini,
che cosa hanno in comune i vari testi scoperti a Nag Hammadi? Nessuna
risposta semplice può coprire tutti i diversi gruppi che gli ortodossi
attaccavano, né tutti i diversi testi della biblioteca di Nag Hammadi. Ma
a mio parere il problema dello gnosticismo, per gli ortodossi, non stava
soltanto nel fatto che gli gnostici erano spesso in contrasto con la
maggioranza su punti specifici come quelli che abbiamo esaminato -
l'organizzazione dell'autorità, la partecipazione delle donne, il
martirio: gli ortodossi capivano che coloro che chiamavano « gnostici »
condividevano una prospettiva religiosa di base che restava antitetica
alle rivendicazioni della chiesa istituzionale.
Infatti
gli ortodossi sostenevano che, per avvicinarsi a Dio, l'umanità ha
bisogno d'una strada superiore ai propri
poteri - una strada indicata da Dio. Quella che la chiesa cattolica offre
a coloro che altrimenti sarebbero perduti- « Fuori della chiesa non c'è
salvezza ». La loro convinzione si fondava sulla premessa che Dio avesse
creato l'umanità. Come dice Ireneo: « A questo riguardo, Dio differisce
dall'umanità; Dio fa, mentre l'umanità è fatta ». Il primo è agente
creatore, la seconda ricevente passiva; quello è « veramente perfetto in
ogni cosa », onnipotente e infinito, questa è una creazione imperfetta e
finita. Il filosofo Giustino Martire dichiara che quando riconobbe la
grande differenza tra la mente umana e Dio, abbandonò Platone e divenne
un filosofo cristiano. Prima della sua conversione, racconta, un vecchio
mise in discussione il suo assunto di base chiedendogli: « Qual è
insomma l'affinità che abbiamo con Dio? L'anima è anch'essa divina e
immortale? è una parte dello spirito sovrano stesso? ». Come discepolo
di Platone, Giustino rispose senza esitare: « Esattamente ». Ma quando
con ulteriori domande il vecchio lo portò a dubitare di questa certezza,
capì che la mente umana non può trovare Dio in sé e ha bisogno d'essere
illuminata dalla rivelazione divina - tramite le Scritture e la fede
proclamata dalla chiesa.
Ma
alcuni cristiani gnostici si spingevano fino ad affermare che l'umanità
aveva creato Dio - scoprendo quindi da sé, con le proprie potenzialità
interiori, la rivelazione della verità. E' l'idea probabilmente sottesa
all'ironico commento del Vangelo di Filippo:
[All'inizio]
Dio creò l'umanità; ma ora gli uomini creano Dio. Nel mondo è proprio
così: uomini modellano divinità e venerano la loro creazione.
Sarebbe appropriato che le divinità venerassero gli uomini.
Lo
gnostico Valentino insegnava che la stessa umanità manifesta la vita e la
rivelazione divine. La chiesa, afferma, è costituita da quella parte di
umanità che riconosce e celebra la sua origine divina." Valentino
non usava però il termine umanità nel senso che ha attualmente, di
stirpe umana collettivamente presa. Lui e i suoi seguaci parlavano di
Anthropos (che traduciamo « umanità »), natura sottostante a
quell'entità collettiva, archetipo, o sostanza spirituale, dell'essere
umano. In questo senso alcuni seguaci di Valentino, « quelli...
considerati più bravi » " degli altri, condividevano le idee del
maestro Colorbaso secondo cui, quando Dio s'era rivelato, l'aveva fatto in
forma di Anthropos. Altri invece, riferisce Ireneo, sostenevano che
il primo padre del tutto, il primo inizio e il primo incomprensibile, è
detto Anthropos ... e che questo è il grande e recondito mistero,
cioè, che il potere che sta sopra tutti gli altri, e comprende tutti gli
altri nel suo abbraccio, è chiamato Anthropos.
Ecco
perché, spiegano questi gnostici, il Salvatore si definì « Figlio di
Uomo » (cioè, Figlio di Anthropos)." Gli gnostici seziani, che
chiamavano il creatore Ialdabaoth (un nome che sembra derivare dalla
mistica ebraica, ma che qui indica il suo status inferiore), dicevano che
per questa ragione, quando il creatore
Ialdabaoth,
divenendo arrogante in spirito, si gloriò sopra tutti coloro che erano
sotto di lui, e dichiarò, « lo sono padre, e Dio, e sopra di me non c'è
nessuno », sua madre, udendolo parlare così, gli gridò contro: « Non
mentire, Ialdabaoth; poiché il padre di tutto, il primo Anthropos, è
sopra di te; e così è
Anthropos, il figlio di Anthropos.
Secondo
un altro valentiniano, poiché gli esseri umani hanno creato tutto il
linguaggio dell'espressione religiosa,
l'umanità ha effettivamente creato il mondo divino-. « ...e questo Anthropos
è realmente lui che è Dio sopra tutto ».
Molti
gnostici si sarebbero trovati in linea di massima d'accordo con Ludwig
Feuerbach, lo psicologo del XIX secolo, sul fatto che « la teologia è in
realtà antropologia » (il termine viene naturalmente da anthropos, e
significa « studio dell'umanità »). Per gli gnostici esplorare la psyche
divenne esplicitamente ciò che è implicitamente per molti oggi: una
ricerca religiosa. Alcuni, come gli gnostici radicali, cercando la propria
strada interiore rifiutavano le istituzioni religiose come ostacoli al
loro progredire. Altri, come i valentiniani, vi partecipavano volentieri,
pur vedendo nella chiesa più uno strumento della propria scoperta di sé
che la necessaria « arca della salvezza ».
Oltre
a dare definizioni opposte di Dio, i cristiani gnostici e ortodossi
facevano una diagnosi ben diversa della condizione umana. Gli ortodossi
seguivano l'insegnamento ebraico tradizionale, per cui ciò che distingue
l'umanità da Dio, a parte la differenza di sostanza, è il peccato
umano. Il termine usato dal Nuovo Testamento per peccato, hamartia, deriva
dallo sport del tiro con l'arco; letteralmente significa « mancare il
bersaglio ».
Il
Nuovo Testamento insegna che noi soffriamo il dolore, mentale e fisico,
perché non riusciamo a raggiungere il traguardo morale cui
puntiamo: « tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio ».
Secondo il Vangelo di Marco, quando Gesù venne a riconciliare Dio con
l'umanità, annunciò: « Il tempo è compiuto e il regno di Dio è
vicino; convertitevi e credete al vangelo ». Solo Gesù, proclama Marco,
può offrire la guarigione e il perdono dei peccati; solo coloro che
ricevono il suo messaggio in fede fanno esperienza della liberazione. Il
Vangelo di Giovanni dichiara la disperata condizione dell'umanità
separata dal Salvatore:
Dio
... ha mandato il Figlio nel mondo ... perché il mondo si salvi
per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non
crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito
Figlio di Dio.
Molti
gnostici sostenevano invece che è l'ignoranza, non il peccato, a provocare
la sofferenza.
Il movimento gnostico ha delle affinità con i
metodi contemporanei di esplorazione dell'io per mezzo di tecniche
psicoterapeutiche.
Sia
lo gnosticismo che la psicoterapia mettono in primo piano la
conoscenza - la conoscenza di sé come penetrazione intuitiva. L'uno e
l'altra sostengono che, senza di essa la persona esperisce la sensazione
d'essere guidata da impulsi che non comprende. Valentino lo esprime con un
mito. Racconta che il mondo ebbe origine quando Sapienza, la Madre di ogni
essere, lo generò dalla propria sofferenza. I quattro elementi che
secondo i filosofi greci costituivano il mondo - terra, aria fuoco e acqua
- sono forme, concrete delle sue esperienze,
Così
la terra sorse dalla sua
confusione, l'acqua dal suo terrore; l'aria dal consolidarsi del suo
dolore; mentre il fuoco ... era inerente a tutti questi elementi ... come
l'ignoranza giace nascosta in queste tre sofferenze.
Insomma,
il mondo nacque dalla sofferenza. (La parola greca pathos, che
traduciamo « sofferenza », ha anche una altra connotazione: implica
essere ricevente passivo, non iniziatore, della propria esperienza.)
Valentino o uno dei suoi seguaci presenta un'altra versione del mito nel
Vangelo di Verità:
L'Ignoranza
... produsse angoscia e terrore. E l'angoscia divenne densa come nebbia,
tanto che nessuno poteva vedere. Per questo motivo l'errore divenne
potente ...
La
maggior parte degli uomini vivono quindi nell'oblio o - in termini
contemporanei - in stato di incoscienza. Restando inconsapevoli di loro
stessi, non hanno « radici ». Il Vangelo di Verità descrive tale
esistenza come un incubo. Quelli che vivono in esso provano « spavento,
confusione, dubbio e incertezza », presi in « molti inganni ». Secondo
il brano che gli studiosi chiamano « la parabola dell'incubo », « la
gente » vive come
se ... si fosse abbandonata al sonno e si trovasse in preda a sogni
agitati: o si presenta loro un luogo in cui essi trovano scampo o si
sentono senza forze, dopo essere stati inseguiti da qualcuno, o sono
coinvolti in risse o stanno essi stessi ricevendo colpi; o stanno cadendo
da grandi alture o volano per aria. sebbene
non abbiano ali. Altre volte ancora è come se qualcuno tentasse di
ucciderli, anche se nessuno li insegue, o come se essi stessi stessero
uccidendo i loro vicini, perché sono imbrattati del loro proprio sangue.
Fino al momento in cui colui che passa attraverso queste cose,
immerso in tutte queste confusioni, si ridesta e non
vede nulla, poiché esse sono nulla. Così è per coloro che hanno
allontanato da sé l'ignoranza, come un sonno cui essi non danno
alcun valore. Ugualmente non danno alcun valore alle sue opere, ma le
abbandonano, al pari di un sogno nella notte ... E' così che
ognuno ha agito da addormentato, nel tempo della sua ignoranza, ed è così
che conosce, come se si ridestasse.
Chi
resta ignorante, « creatura dell'oblio »," non può fare esperienza
della compiutezza. Una persona simile, dicono gli gnostici, « dimora
nella deficienza » (l'opposto di compiutezza). Infatti la deficienza
consiste nell'ignoranza.
...
Proprio come è dell'ignoranza di uno: appena egli viene a conoscenza,
la sua ignoranza si disperde da sola: come si dissipano le tenebre quando
appare la luce, così anche la deficienza svanisce nella
compiutezza.
L'ignoranza
di sé è anche una forma di distribuzione di sé. Secondo il Dialogo
del Salvatore, chi non comprende gli elementi dell'universo, e di se
stesso, è votato all'annichilimento:
...
Se uno non [capisce] com'è sorto il fuoco, brucerà in esso, poiché non
conosce la propria radice. Se uno non capisce prima l'acqua, non
conosce niente ... Se uno non capisce com'è sorto il vento che soffia,
andrà via con esso. Se uno non capisce com'è sorto il corpo che indossa,
perirà con esso ... Chi non capisce com'è venuto non capisce come andrà
...
Come
- o dove - si deve cercare la conoscenza di sé? Molti gnostici hanno in
comune con la psicoterapia, contro il cristianesimo ortodosso, una seconda
importante premessa: la psiche porta in sé le potenzialità di
liberazione o distruzione. Pochi psichiatri troverebbero da ridire sul
detto attribuito a Gesù dal Vangelo di Tommaso:
Se
mostrerete ciò,che è dentro di voi, ciò che mostrate vi salverà- Se
non mostrate ciò che è dentro di voi, ciò che non mostrate vi ucciderà
.
Questa
capacità di penetrazione viene gradualmente e richiede sforzo: « Conosci
ciò che sta davanti al tuo viso e ciò che ti è nascosto ti verrà
rivelato ».
Questi
gnostici riconoscevano che il perseguimento della gnosi impegna ogni
persona in un processo solitario e difficile, una lotta contro la
resistenza interna. E descrivevano questa resistenza alla gnosi come il
desiderio di dormire o ubriacarsi - di restare cioè nell'incoscienza. Così
Gesù (che altrove si definisce « la conoscenza della verità »)
dichiara che, al suo arrivo nel mondo,
...
li ho trovati tutti ubriachi-. non ho trovato in mezzo a loro nemmeno uno
che avesse sete. E l'anima mia si è addolorata per i figli dell'uomo,
perché essi sono ciechi nel cuore, e poiché sono venuti al mondo nudi,
essi cercano di uscire di nuovo nudi dal mondo. Ma ora essi sono ubriachi.
Il
maestro Silvano, i cui Insegnamenti " sono tra i testi
scoperti a Nag Hammadi, esorta i suoi seguaci a opporsi all'incoscienza:
...
poni termine al sonno che grava su di te. Lascia l'oblio che ti riempie di
oscurità ... Perché persegui l'oscurità, quando puoi ottenere la luce?
... La sapienza ti chiama, eppure tu desideri l'insensatezza. ... un uomo
insensato ... percorre le strade del desiderio d'ogni passione. Egli nuota
nei desideri della vita e viene sommerso. ... è come una nave che il
vento sbatte di qua e di là, e come un cavallo smarrito che non ha
cavaliere. Poiché quest'(uomo) aveva bisogno del cavaliere, che è
ragione. ... prima di ogni altra cosa, conosci te stesso ...
Anche
il Vangelo di Tommaso avverte che la scoperta di sé implica un
tumulto interiore:
Gesù
disse: « Colui che cerca non cessi dal cercare, finché non trova; quando
troverà sarà commosso; e quando sarà stato commosso contemplerà e
regnerà sul tutto ». Qual è la sorgente della « luce » che si
scopre dentro di sé? Al pari di Freud, che dichiarava di seguire la «
luce della ragione », la maggior parte delle fonti gnostiche dichiarano
che « il lume del corpo è la mente »
(una sentenza che il Dialogo del Salvatore attribuisce a
Gesù).
Silvano, il maestro, dice:
...
Fai entrare la tua guida e il tuo maestro. La mente è la
guida, ma
la ragione è il maestro ... Vivi secondo la tua mente ...
Acquista forza, poiché la mente è forte ... Illumina la tua
mente Accendi il lume dentro di te.
Per
far questo, Silvano prosegue:
Bussa
a te stesso come a una porta e cammina su te stesso come su
una strada diritta. Poiché se cammini sulla strada, è impossibile che tu
ne vada fuori ... Apri la porta per te stesso affinché tu possa sapere
cos'è ... Qualunque cosa aprirai per te stesso, aprirai.
Il
Vangelo di Verità esprime lo
stesso pensiero:
...
Se uno riceve la gnosi, riceve ciò che gli è proprio e l'attira in se
stesso ... Chi possiede così la gnosi sa di dove viene e dove va.
Il
Vangelo di Verità esprime
questo concetto anche con una metafora: ognuno deve ricevere « il proprio
nome » - non, naturalmente, un nome comune, ma la vera identità. Quelli
che sono « figli della conoscenza interiore » acquisiscono il potere di dire i propri nomi. A loro si rivolge il
maestro gnostico:
...
Parlate, dunque, dal vostro cuore, perché siete voi questo giorno
perfetto e in voi dimora la luce che non ha fine ... Voi siete la saggezza
che viene brandita ... Abbiate cura di voi stessi. Non vi preoccupate di
ciò che resta, che avete gettato via?
Così,
secondo il Vangelo di Tommaso, Gesù schernisce quelli che pensano
al « Regno di Dio » in termini letterali, come se fosse un luogo
specifico: « Se coloro che vi guidano vi dicono: Ecco! Il Regno è nel
cielo", allora gli uccelli del cielo vi saranno prima di voi. Se essi
vi dicono: "Il Regno è nel mare", allora i pesci vi saranno
prima di voi ». Si tratta invece d'una scoperta di sé:
Ma
il Regno è dentro di voi ed è fuori di voi. Quando conoscerete voi
stessi, sarete conosciuti e saprete che siete figli del Padre vivente. Ma
se non conoscerete voi stessi, allora sarete nella privazione e sarete voi
stessi privazione.
Ma
i discepoli fraintendono; prendendo il « Regno » per un evento a venire,
insistono nelle domande: I discepoli gli dissero, « Quando verrà ... il
nuovo mondo? » Ed egli disse loro, « Ciò che voi attendete è già
venuto, ma voi non lo riconoscete. » ... I suoi discepoli gli dissero, «
Quando verrà il Regno? » [Gesù disse,] « Verrà quando non lo si
aspetta. E non si dirà: 'Eccolo, è, qui!' o 'Eccolo, è là!' Ma il
Regno del Padre è sparso sopra la Terra e gli uomini non lo vedono. »
Il
« Regno » simboleggia quindi uno stato di trasformazione della
coscienza:
Gesù
vide dei bambini che stavano poppando. Egli disse ai suoi discepoli: «
Questi bambini che stanno poppando sono simili a coloro che entrano nel
Regno ». Essi allora gli domandarono: « Se saremo piccoli, entreremo
nel Regno? ». Gesù rispose loro: « Quando farete in modo che due
siano uno, e farete sì che l'interno sia come l'esterno e l'esterno come
l'interno, e l'alto come il basso e quando farete del maschio e della
femmina una cosa sola ... allora entrerete [nel Regno] ».
La
nozione di Regno di Dio come evento reale atteso nella storia, che « Gesù
il Vivente » di Tommaso respinge come ingenua, è quella più frequente
nei vangeli sinottici del Nuovo Testamento, dove è attribuita
all'insegnamento di Gesù. Secondo Matteo, Luca e Marco, Gesù ne proclamò
l'avvento- allora i prigionieri otterranno la libertà, i malati
guariranno, gli oppressi saranno liberati, e l'armonia prevarrà su tutta
la terra. Marco dice che i discepoli aspettavano la venuta del Regno come
un evento cataclismico che si sarebbe compiuto nel corso della loro vita,
perché Gesù aveva detto che alcuni di loro non sarebbero morti « senza
aver visto il regno di Dio venire con potenza »." Lo stesso Marco
afferma che prima di essere arrestato Gesù avvertì che, sebbene « non
sarà ancora la fìne », dovevano aspettarla a ogni momento. Tutti e tre
i vangeli sostengono che il Regno verrà nel prossimo futuro (pur
indicando anche, in molti passi, che è già presente). Luca fa dire
esplicitamente a Gesù: « il regno di Dio è in mezzo a voi ». Alcuni
cristiani gnostici, estendendo questa interpretazione, attendevano la
venuta della liberazione umana non dagli eventi della storia, ma dalla
trasformazione interiore.
Per
ragioni analoghe, i cristiani gnostici criticavano la visione ortodossa di
Gesù come esterno e superiore ai discepoli. Secondo Marco, quando i
discepoli riconobbero che era Gesù, pensarono a lui come al Re che
attendevano:
Poi
Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarea di
Filippo; e per via interrogava i suoi discepoli dicendo: Chi dice la gente
che io sia? ». Ed essi gli risposero: « Giovanni il Battista, altri
dicono Elia e altri uno dei profeti ». Ma egli replicò: « E voi chi
dite che io sia? ». Pietro gli rispose: « Tu sei il Cristo ».
A
questo episodio, Matteo aggiunge che Gesù benedisse Pietro per averlo
riconosciuto con tanta giustezza, e subito dichiarò che la chiesa sarebbe
stata edificata su Pietro, e sul suo riconoscimento di Gesù quale Messia.
Una delle
professioni cristiane più antiche recita semplicemente, « Gesù è
Signore! ». Ma Tommaso racconta la storia diversamente:
Gesù
disse ai suoi discepoli: « Fate un confronto con me e dite a chi
sono simile ». Gli disse Simone Pietro. « Tu sei simile a un angelo
giusto ». Gli disse Matteo: « Tu sei simile a un filosofo di grande
saggezza ». Gli disse Tommaso.- « Maestro, la mia bocca non è
assolutamente in grado di dire a chi tu sei simile ». Gesù disse:
« lo non sono più tuo maestro, perché tu sei ebbro: ti sei inebriato
alla copiosa sorgente che è emanata da me »
Qui
Gesù non nega il suo ruolo di Messia o di maestro, almeno in rapporto a
Pietro e Matteo. Ma essi - e le loro risposte - rappresentano un livello
di comprensione inferiore. Tommaso, che confessa di non poter assegnare
nessun ruolo specifico a Gesù, trascende, in questo momento di
riconoscimento, il rapporto allievo-maestro. Diviene simile a « Gesù il
Vivente », che dichiara: « Colui che berrà dalla mia bocca diventerà
come me, nello stesso modo che io diventerò come lui, e le cose nascoste
gli saranno rivelate ».
Le
fonti gnostiche rappresentano spesso Gesù che risponde a domande, nel
ruolo di maestro, rivelatore e guida spirituale. Ma anche in questo il
modello gnostico è affine a quello psicoterapeutico. Entrambi riconoscono
il bisogno di guida, ma solo come misura temporanea. Si accetta la autorità
per imparare a superarla. Divenuti maturi, non si ha più bisogno di
nessuna autorità esterna. Chi prima svolgeva il ruolo di discepolo, si
riconosce ora « fratello gemello » di Gesù. Chi è, allora, Gesù il
maestro? L'Atleta Tommaso lo definisce semplicemente « la
conoscenza della verità » Secondo il Vangelo di Tommaso, Gesù si
rifiuta di avallare l'esperienza che i discepoli devono scoprire da sé.
Essi
gli dissero: « Dicci chi sei tu, affinché noi possiamo credere in te ».
Egli rispose loro: « Voi scrutate il cielo e la terra, ma colui (o « ciò
») che vi sta davanti non lo avete conosciuto e ignorate come leggere
questo momento ».
E
quando, delusi, gli chiedono, « Chi sei tu che ci dici queste cose »
Gesù,
invece di rispondere, critica la domanda: « Da ciò che vi dico non
riconoscete chi sono? ». Abbiamo già visto che, secondo Tommaso, quando
i discepoli chiedono a Gesù di mostrar loro dove si trova, affinché
anch'essi possano raggiungere quel luogo, Gesù si rifiuta, e li indirizza
invece verso se stessi, verso la scoperta delle risorse nascoste dentro di
loro. Ritroviamo lo stesso tema nel Dialogo del Salvatore. Mentre
Gesù parla con i suoi tre discepoli eletti, Matteo gli chiede di
mostrargli il « luogo di vita », che è, dice, la « pura luce ». Gesù
risponde- « Ognuno [di voi] che ha conosciuto se stesso lo ha visto ».
Ancora una volta, devia la domanda, indirizzando invece il discepolo alla
scoperta di se stesso. Quando i discepoli, aspettandosi che Gesù riveli
loro i segreti, gli chiedono, « Chi è colui che cerca, [e chi è colui
che] rivela? »' ' Gesù risponde che quello che cerca la verità - il
discepolo - è lo stesso che la rivela. Poiché Matteo insiste a porgli
domande, dice che neppure lui conosce la risposta: « neanch'io ho sentito
parlare di ciò, se non da te ».'
Il
discepolo che raggiunge la conoscenza di sé può quindi scoprire ciò che
nemmeno Gesù è in grado di insegnare. Il Testimonio di Verità dice
che lo gnostico diviene un discepolo
della [propria] mente », scoprendo che essa
è il padre della verità ». Apprende da se stesso, nel silenzio
della meditazione, ciò che ha bisogno di conoscere. Perciò si considera
eguale a chiunque altro, conservando la propria indipendenza dall'autorità
di chiunque: « Ed è paziente con tutti. si fa eguale a tutti, e pure si
separa da loro ». Anche Silvano vede nella « tua mente... un principio
guida ». Chi segue la strada della propria mente non ha bisogno di
accettare il consiglio di nessuno:
Abbi
un gran numero di amici, ma nessun consigliere. ... Ma se acquisti [un
amico], non affidarti a lui. Affidati solo a Dio come padre e amico.
In
definitiva, gli gnostici che concepivano la gnosi come esperienza
soggettiva e diretta erano interessati soprattutto al significato
intrinseco degli eventi. In contrasto, anche qui, con la tradizione
ortodossa, secondo la quale il destino umano dipende dagli eventi della «
storia della salvezza » - la storia di Israele, in special modo le
predizioni di Cristo dei profeti, poi la sua reale venuta, vita, morte e
resurrezione. I vangeli del Nuovo Testamento, al di là delle loro
differenze, s'occupano tutti di Gesù come persona storica. E fanno tutti
perno sulle predizioni dei profeti per dimostrare la validità del
messaggio cristiano. Matteo, ad esempio, ripete come un ritornello: «perché
si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta ».
Anche Giustino, nel tentativo di persuadere l'imperatore della verità del
cristianesimo, porta come prova l'adempimento della profezia.- « E in
effetti ciò puoi vederlo da te, ed esserne convinto dai fatti »."
Ma secondo il Vangelo di Tommaso Gesù respinge come irrilevanti le
predizioni dei profeti:
I
discepoli gli dissero, « Ventiquattro profeti hanno parlato in Israele,
ed essi tutti hanno parlato di te ». Ed egli disse, « Voi avete
dimenticato colui che è vivo davanti a voi e avete parlato
di morti! »
Questi
cristiani gnostici consideravano gli eventi reali secondari rispetto alla
percezione del loro significato.
Questo
tipo di gnosticismo condivide con la psicoterapia il fascino del
significato non letterale dei linguaggio; entrambi vogliono comprendere
la qualità intrinseca della esperienza. Lo psicoanalista C. G. Jung ha
interpretato il mito della creazione di Valentino come una descrizione dei
processi psicologici. Valentino racconta che tutte le cose hanno avuto
origine dalla « profondità », dall'« abisso »
- in termini psicanalitici, dall'inconscio. Da questa « profondità
» emerge Mente e Verità, e da loro, in sequenza, la Parola (Logos) e
Vita. Ed è stata la parola a far nascere l'umanità. Si tratta, per Jung,
d'un racconto mitico della origine della coscienza umana.
Uno
psicanalista potrebbe trovare significativa anche la continuazione del
mito: Valentino racconta che Sapienza, figlia minore della prima Coppia,
fu colta dalla passione di conoscere il Padre, passione che interpretava
come amo- re. I suoi tentativi di conoscerlo l'avrebbero portata alla
autodistruzione, se non avesse incontrato un potere chiamato il Limite, «
un potere che sostiene tutte le cose e le preserva » che la liberò dal
tumulto emotivo e la riportò al suo posto originario.
Un
seguace di Valentino, l'autore del Vangelo di Filippo, indaga il
rapporto tra verità esperenziale e descrizione verbale. Dice che «
verità ha espresso dei nomi nel mondo a questo motivo- che non è
possibile apprendere senza nomi ».Ma la verità deve essere vestita di
simboli: « La verità non è venuta nel mondo nuda, ma è venuta in
simboli e immagini. Esso non la riceverà in altra maniera ». Questo
maestro gnostico critica coloro che prendono il linguaggio religioso per
un linguaggio letterale, professando la fede in Dio, in Cristo, nella
resurrezione o nella chiesa, come se fossero tutte « cose » esterne a
loro. Nel linguaggio ordinario, spiega, ogni parola si riferisce a un
fenomeno specifico ed esterno; una persona « vede il sole, senza essere
un sole, e vede il cielo e la terra e tutte le altre cose, senza essere
alcuna di queste cose ». Il linguaggio religioso è invece un linguaggio
di trasformazione interiore; chi percepisce la realtà divina diventa
quello che vede.
...
Tu hai visto lo Spirito e sei diventato Spirito. Tu hai visto Cristo e sei
diventato Cristo. Tu hai visto il Padre e diventerai il Padre ... Ma ti
vedrai nel Luogo, perché quello che tu vedi, lo diventerai.
Chi
raggiunge la gnosi, « non è più un cristiano, ma un Cristo ».
E'
evidente che un simile gnosticismo era qualcosa di più di un movimento di
protesta contro il cristianesimo ortodosso. Implicava una prospettiva
religiosa che si opponeva implicitamente allo sviluppo di quel genere di
istituzione che, divenne la chiesa cattolica primitiva. Era difficile che
chi si attendeva di « divenire Cristo » riconoscesse le strutture
istituzionali della chiesa - vescovi, preti, credo, canone o rito - come
portatrici dell'autorità definitiva.
Questa
prospettiva religiosa differenzia lo gnosticismo non solo dall'ortodossia,
ma anche, malgrado tutte le affinità, dalla psicoterapia: la maggioranza
dei membri della professione psicoterapeutica concordano infatti con Freud
nel negare esistenza reale alle invenzioni dell'immaginazione. Non
considerano il loro sforzo di scoprire cosa si nasconda nella psiche
equivalente alla scoperta dei segreti dell'universo. Molti gnostici
invece, come molti artisti, ricercano la conoscenza interiore di sé come
una chiave per comprendere le verità universali - « chi siamo, da dove
veniamo, dove andiamo ». Secondo il Libro dell'Atleta Tommaso, « difatti
colui che non si conosce, non ha conosciuto nulla. Chi però si è
conosciuto, è pure venuto a
conoscenza riguardo alla profondità del tutto »."
Questa
convinzione - che chi esplora l'esperienza umana scopra nello stesso tempo
la realtà divina - è uno degli elementi che fanno dello gnosticismo un
movimento chiaramente religioso. Simon Mago, riferisce Ippolito, sosteneva
che ogni essere umano è un luogo abitato, « e che in lui dimora un
potere infinito... la radice dell'universo »." Ma questo potere
infinito esiste in due modi, uno reale e l'altro potenziale; perciò «
esiste allo stato latente in ognuno », ma « potenzialmente, non
realmente »
Come
realizzare tale potenzialità? Molte delle fonti gnostiche citate finora
contengono solo aforismi che avviano il discepolo alla ricerca della
conoscenza, ma si astengono dal dire come cercare. Scoprirlo da sé è,
sembra, il primo
I
suoi discepoli lo interrogarono e gli dissero: « Vuoi tu che noi
digiuniamo? E come dobbiamo pregare e fare l'elemosina? E quale dieta
dobbiamo seguire? ». Gesù rispose: « Non dite menzogne; non fate ciò
che voi stessi odiate »
La
sua ironica risposta li riporta a loro stessi: chi altri può giudicare
quando mentono o quello che odiano? Simili risposte criptiche valsero agli
gnostici aspre critiche da parte di Plotino, filosofo neo-platonico, che
passò all'attacco quando il loro insegnamento iniziò ad allontanare
dalla filosofia alcuni dei suoi allievi. Plotino rimproverava agli
gnostici di non avere un programma di insegnamento: « Si limitano a dire
'Guarda a Dio!', ma non dicono a nessuno dove o come guardare ».'
Tuttavia,
diverse fonti scoperte a Nag Hammadi descrivono tecniche di disciplina
spirituale. Zostriano, il testo più lungo della biblioteca di Nag
Hammadi, racconta come un maestro spirituale raggiunse l'illuminazione,
esponendo implicitamente un programma valido anche per gli altri. Come
prima cosa, aveva dovuto allontanare da sé i desideri fisici,
probabilmente con pratiche ascetiche. Poi diminuire il « caos nella mente
»," placandola con la meditazione. Allora, dice, « quando ebbi
raggiunto la rettitudine, vidi il fanciullo perfetto » - un'apparizione
della presenza divina. Più tardi, continua, « stavo riflettendo su tali
questioni per comprenderle... non cessavo di cercare un luogo di riposo
degno del mio spirito... ».Quando, « profondamente turbato »,
scoraggiato dei progressi, si ritirò nel deserto, quasi desiderando
d'essere ucciso dagli animali feroci. Lì ebbe una visione del «
messaggero della conoscenza dell'eterna Luce », e dopo di questa molte
altre, che racconta per incoraggiare il lettore-, « Perché esiti? Cerca
quando sei cercato; quando sei invitato, ascolta... Guarda la Luce. Fuggi
il buio. Non farti portare fuori strada verso la tua distruzione ».
Altre
fonti gnostiche offrono orientamenti più specifici. Il Discorso
sull'otto e sul nove rivela un « ordine di tradizione » che dirige
l'ascesa alla conoscenza superiore. Scritto in forma di dialogo, si apre
con l'allievo che ricorda al suo maestro spirituale una promessa:
(Padre
mio), ieri mi promettesti [che avresti condotto la mia mente nell'otto e
poi mi avresti condotto nel nove. Dicesti che questo è l'ordine della
tradizione.
Il
maestro approva: « Figlio mio, in verità questo è l'ordine. Ma la
promessa era conforme alla natura umana »." E' lo stesso discepolo,
spiega, che deve produrre la comprensione che cerca: « Io inizio l'azione
per te. Ma la comprensione dimora in te. In me, (è) come se il potere
fosse pregno ». Il discepolo rimane stupefatto; allora il potere è
realmente dentro di lui? Devono pregare entrambi, suggerisce il maestro,
perché il discepolo possa raggiungere i livelli superiori, « l'otto e
il nove ». Spinto dallo sforzo e dall'abnegazione morali, ha già
percorso i primi sette livelli di conoscenza. Ma il discepolo confessa di
non avere ancora esperienza diretta della conoscenza divina: «Padre mio,
non comprendo altro che la bellezza che mi è giunta in libri ».
Ora
che è pronto ad andar oltre la conoscenza vicaria, i due pregano insieme
« il Dio perfetto e invisibile cui si parla in silenzio ». La preghiera
si muta in un canto di parole e vocali sacre: « Zoxathazo a òò ée
óòó èéé óóóó éé óóòóóóóó òò uuuuuu
òòóóóóóóóó óóó Zozazoth ». Dopo aver intonato il canto, il
maestro prega: « Signore... riconosci lo spirito che è in noi ». Poi
entra in estasi:
...
Vedo! Vedo profondità indescrivibili. Come dirti, figlio mio? ... Come
[descrivere] l'universo? [Sono mente e] vedo un'altra mente, quella che
[muove] l'anima! Vedo quella che mi muove dal puro oblio. Tu mi dai
potere! Vedo me stesso! Voglio parlare! Mi trattiene il timore. Ho trovato
il principio del potere che è sopra a tutti i poteri, quello che non ha
principio ... Ho detto, figlio mio, che sono Mente. Ho visto! li
linguaggio non è in grado di rivelare questo. Poiché tutto l'otto,
figlio mio, e le anime che sono in esso, e gli angeli, cantano un inno in
silenzio. Ed io, Mente, comprendo.
Mentre
guarda, lo stesso discepolo è preso in estasi- « Gioisco, padre mio,
poiché ti vedo sorridere. E l'universo gioisce ». Vedendo il suo maestro
e se stesso incorporare il divino, il discepolo lo supplica: « Non
lasciare che la mia anima venga privata della grande visione divina. Poiché
tutto ti è possibile come maestro dell'univérso ». Il maestro gli dice
di cantare in silenzio, e di « chiedere ciò che vuoi in silenzio »:
Quando
ebbe finito di glorificare gridò, « Padre Trismegisto! Cosa dirò?
Abbiamo ricevuto questa luce. Ed io stesso vedo la stessa visione in te.
Vedo l'otto e le anime che sono in esso e gli angeli cantare un inno al
nove e ai suoi poteri ... Prego la fine dell'universo e il principio del
principio, l'oggetto della ricerca dell'uomo, la scoperta immortale ...
Sono lo strumento del tuo spirito. La Mente è il tuo plettro. E il tuo
consiglio mi pizzica. Vedo me stesso! Ho ricevuto potere da te. Poiché il
tuo amore ci ha raggiunti.
Il
Discorso si chiude col maestro
che incarica l'allievo di scrivere le sue esperienze in un libro
(presumibilmente lo stesso Discorso), per guidare altri ad «
avanzare per stadi, e imboccare la strada dell'immortalità... della
comprensione dell'otto che rivela il nove. »
Un
altro testo straordinario, che porta il titolo di Allogeno, «
straniero » (letteralmente, « d'altra razza »), riferendosi alla
persona spiritualmente matura, che diviene « straniera » rispetto al
mondo, descrive anch'esso gli stadi che portano alla gnosi. Messo,
l'iniziato, al primo stadio, apprende « il potere che è dentro di te ».
Allogeno gli espone il proprio processo di sviluppo spirituale:
[Ero]
molto turbato, e mi volsi a me stesso ... Avendo visto la luce che mi
[circondava] e il bene che era dentro di me, divenni divino.
Poi
riceve la visione di un potere femminile, Youel, « colei
che appartiene a tutte le glorie »," che gli dice:
Poiché
la tua istruzione è ormai completa, e hai conosciuto il bene che
è dentro di te, ascolta riguardo al Triplice Potere le cose
che custodirai in gran silenzio e gran mistero ...
Paradossalmente,
questo potere è muto, ma emette un suono: zza zza zza. Un particolare che
suggerisce, come nel canto del Discorso, una tecnica meditativa che
implica l'intonazione d'un suono.
Dopo
aver scoperto « il bene... dentro di me », Allogeno passa al secondo
stadio. conoscere se stesso.
[E
allora] pregai che mi potesse accadere [la rivelazione] ... Non disperai
... Mi preparai in ciò, e mi consultai con me stesso per cento anni. E mi
rallegrai oltre misura, poiché ero in una grande luce e su una strada
benedetta …
Seguendola,
compie un'esperienza extra-corporea e vede dei « santi poteri » che gli
impartiscono una specifica istruzione:
O
Allogeno, contempla la tua beatitudine ... in silenzio, in cui conosci te
stesso come sei e, cercando te stesso, ascendi alla Vitalità che
vedrai in movimento. E se ti è impossibile restare non aver paura di
nulla; ma se desideri restare, ascendi all'Esistenza, e la troverai che è
ferma e si acquieta ... E quando ricevi una rivelazione ... e ti
coglie il timore in quel luogo, ritirati a causa delle energie. E
quando sei divenuto perfetto in quel luogo, placati.
Questo
discorso dei « santi poteri » era destinato a essere recitato in qualche
spettacolare rappresentazione
ordinata dai membri della setta gnostica a beneficio dell'iniziato nel
corso dell'istruzione rituale? li testo non lo dice, ma il candidato
prosegue descrivendo la sua reazione:
Ora
ascoltavo queste cose mentre i presenti le dicevano. C'era una
quiete di silenzio dentro di me, e sentii la beatitudine per cui conobbi
me stesso come [sono].
Seguendo
le istruzioni, dice l'iniziato, viene colmato di « rivelazione...
Ricevetti potere... Conobbi Colui che esiste in me, e il Triplice Potere,
e la rivelazione della sua incontenibilità ». Estasiato dalla scoperta,
Allogeno vuole andar oltre. « Cercavo il Dio ineffabile e Sconosciuto ».
Ma a questo punto i « poteri » gli dicono di cessare il suo futile
sforzo.
Contrariamente
a molte altre fonti gnostiche, l'Allogeno insegna che, per prima cosa, si
può arrivare a conoscere « il bene che è dentro », e poi se stesso e
« colui che esiste dentro », ma non si può raggiungere la conoscenza
del Dio sconosciuto. Ogni tentativo in questa direzione, di afferrare
l'incomprensibile, ostacola « la mancanza di sforzo che è dentro di te
». L'iniziato deve accontentarsi di ricevere una conoscenza di Dio «conforme
alla capacità procurata da una rivelazione primaria ».La proprio
esperienza e conoscenza, quindi, essenziale per lo sviluppo spirituale,
procura le basi per ricevere la comprensione di Dio in forma negativa. La
gnosi implica, alla fine, il riconoscimento dei limiti della conoscenza
umana:
...
Sia che uno veda (Dio) com'è sotto ogni aspetto, o dica che è qualcosa
di simile alla gnosi, ha peccato contro di lui ... perché non ha
conosciuto Dio.
I
poteri gli insegnano a « non cercare nient'altro, ma andare... Non
conviene dedicare altro tempo alla ricerca ». Allogeno dice di aver messo
per iscritto queste cose per « amore di quelli che saranno degni ».
L'esposizione dettagliata dell'esperienza dell'iniziato, che comprende
parti di preghiera, canto e insegnamento, costellate dal suo .
ritirarsi
nella meditazione, fa pensare che il testo registri tecniche reali di
iniziazione, volte al raggiungimento di quella conoscenza di sé che è
conoscenza del potere divino interno. Ma gran
parte dell'insegnamento gnostico riguardo alla disciplina
spirituale rimase, per principio, non scritta. Quello che è scritto,
infatti, può leggerlo chiunque - anche chi non è « maturo ». I maestri
gnostici tenevano in genere riservate le loro istruzioni segrete,
partecipandole solo verbalmente, per assicurarsi che ogni singolo
candidato fosse idoneo a riceverle. Queste istruzioni richiedevano che
ogni maestro si assumesse la responsabilità di un'attenzione selezionata
e individualizzata al massimo per ogni candidato. E che a sua volta il
candidato consacrasse al processo energia e tempo - spesso anni.
Tertulliano paragona sarcasticamente l'iniziazione valentiniana a quella
dei misteri eleusini:
prima
cingono tutti gli accessi al loro gruppo d'un supplizio di condizioni; e
chiedono una lunga iniziazione prima di arruolare i membri, fino a cinque
anni di insegnamento per i loro allievi adepti, affinché questa
sospensione della piena conoscenza possa affinare le, loro idee, e,
apparentemente, il valore dei loro misteri aumenta in proporzione
all'intenso desiderio di essi che creano. Poi viene il dovere del silenzio
...
Ovviamente,
un simile programma di disciplina, come i livelli superiori
dell'insegnamento buddista, attira solo una minoranza. Anche se i temi
fondamentali dell'insegnamento gnostico - come la scoperta del divino
dentro di sé - esercitarono una tale attrattiva da costituire una grande
minaccia per la dottrina cattolica, le prospettive religiose e i metodi
dello gnosticismo non si confacevano a una religione di massa. Sotto
questo aspetto non ci fu competizione col sistema organizzativo, di grande
efficacia, della chiesa cattolica, che esprimeva una prospettiva religiosa
unificata fondata sul canone del Nuovo Testamento, offriva un credo che si
limitava a chiedere all'iniziato di professare i più semplici fondamenti
della chiesa, e celebrava riti semplici e profondi come il battesimo e
l'eucaristia. La stessa struttura di base di dottrina, rito e
organizzazione regge oggi quasi tutte le chiese cristiane, dalla cattolica
romana all'ortodossa alle protestanti. E' quasi impossibile immaginare
come, senza questi elementi, la fede cristiana avrebbe potuto sopravvivere
e attrarre tanti milioni di aderenti in tutto il mondo, per venti secoli.
Le idee da sole non rendono una religione potente, anche se sono
necessarie al suo successo; altrettanto importanti sono le strutture
sociali e politiche che danno identità agli uomini in una comune
affiliazione.
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